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Machiavelli

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by

Paolo Poggi

on 2 October 2014

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Transcript of Machiavelli

Commento ai primi dieci libri dell’Ab urbe condita di T. Livio = nascita e consolidamento della res publica = per M. forma di stato migliore
Tre libri
primi due = questioni nate “per publico consiglio” (del Senato e del popolo romano
I. = politica interna
II. = politica estera (formazione dell’imperio del popolo romano
terzo libro = politica interna e eventi bellici - azioni dei grandi eroi dello stato romano
Discorsi sulla prima decade di Tito Livio
la tradizione storiografica classica

Cicerone, De oratore = “Historia magistra vitae”

T. Livio (v. i Discorsi)
la lezione degli antichi
immutabilità della natura umana

visione pessimistica dell’uomo
Perché Machiavelli scrive Il PRINCIPE
La risposta è nei suoi testi che precedono o accompagnano la stesura del trattato (Lettera al Vettori - Dedica del Principe)
Esperienza delle cose moderne
M. protagonista della vita politica di FIRENZE fra 1498 e 1512
segretario della Seconda Cancelleria nel periodo della Repubblica Fiorentina

ambasceria in Francia presso Luigi XII (1500)

ambasceria presso Cesare Borgia, duca di Romagna (v. cap. VII del Principe)
Perché Machiavelli scrive Il PRINCIPE
a SAGGIO = autore sostiene e dimostra una sua verità individuale con adeguate argomentazioni non riconducibili necessariamente a un sistema di pensiero precostituito
Natura / storia / lettura dei classici
Da TRATTATO = dissertazione filosofico -scientifica fondata su un preesistente “sistema” di pensiero - impianto eminentemente espositivo
Cos’è IL PRINCIPE
Signorie e Principati (ma v. Firenze -> alternanza tra forma repubblicana e signoria)
frammentazione politica dell'Italia => Ricerca di unità
afferm
azione di stati nazionali (v. Francia -
Germa
nia) - loro presenza in Italia
CONTESTO STORICO
dignitas hominis = rivalutazione di capacità e potenzialità dell'uomo
empiria = sperimentalismo applicato alla
natura / all'uomo / alla realtà sociale e politica

laicità = separazione della politica dalla morale religiosa
IL CONTESTO POLITICO E CULTURALE
I. metà del 1500 = Firenze fra Repubblica e signoria dei Medici - M. partecipe della vita politica fiorentina
NICCOLO' MACHIAVELLI e
IL PRINCIPE (1513)

IV.) Cap. XXV - XVI = le forze in campo che possono determinare il successo o meno di un principe = virtù / fortuna
III.) Cap. XV - XXIV = figura ideale del principe, quale egli dovrebbe essere per poter giungere alla costituzione di uno stato forte
II.) Cap. XII - XIV = funzione fondamentale delle armi - necessita' di un esercito cittadino e non mercenario.
I.) Cap. I - XI = esame dei diversi tipi di principati e dei loro modi di formarsi
26 capitoli / 4 sezioni
I temi del Principe
Gli aspetti formali = uso della sintassi / del lessico / del linguaggio figurato
Il rigore nel procedimento dell’argomentazione =
procedimento dilemmatico
Il realismo nell’analisi politica
La qualità della riflessione politica di M.= politica come scienza autonoma
Che cosa osservare del PRINCIPE
Umanesimo = Specula principum -
Giovanni Pontano De Principe liber
Medio Evo = Specula principum / Monarchia di Dante
Mondo classico = Cicerone - Seneca

Politica come scienza autonoma da considerazioni di carattere morale
Ideale vs. reale
--> v. lettera a Francesco Vettori / Dedica del Principe a Lorenzo de’Medici
I PRECEDENTI de IL PRINCIPE
Cap. centrali del testo
Cap. iniziali del testo
LA RISPOSTA
Principato
Repubblica
La figura del principe "ideale"
Uno stato "ideale"
IL PROBLEMA
La "minorità italiana” nell'organizzazione politica
Perché IL PRINCIPE
IL PRINCIPE - Dedica

NICOLAUS MACLAVELLUS AD MAGNIFICUM LAURENTIUM MEDICEM.

[Nicolò Machiavelli al Magnifico Lorenzo de’ Medici]

Sogliono, el più delle volte, coloro che desiderano acquistare grazia appresso uno Principe, farseli incontro con quelle cose che infra le loro abbino più care, o delle quali vegghino lui più delettarsi; donde si vede molte volte essere loro presentati cavalli, arme, drappi d'oro, prete preziose e simili ornamenti, degni della grandezza di quelli. Desiderando io adunque, offerirmi, alla vostra Magnificenzia con qualche testimone della servitù mia verso di quella, non ho trovato intra la mia suppellettile cosa, quale io abbia più cara o tanto esístimi quanto la cognizione delle azioni delli uomini grandi, imparata con una lunga esperienzia delle cose moderne et una continua lezione delle antique: le quali avendo io con gran diligenzia lungamente escogitate et esaminate, et ora in uno piccolo volume ridotte, mando alla Magnificenzia Vostra. E benché io iudichi questa opera indegna della presenzia di quella, tamen confido assai che per sua umanità li debba essere accetta, considerato come da me non li possa esser fatto maggiore dono, che darle facultà di potere in brevissimo tempo intendere tutto quello che io in tanti anni e con tanti mia disagi e periculi ho conosciuto. La quale opera io non ho ornata né ripiena di clausule ample, o di parole ampullose e magnifiche, o di qualunque altro lenocinio o ornamento estrinseco con li quali molti sogliono le loro cose descrivere et ornare; perché io ho voluto, o che veruna cosa la onori, o che solamente la varietà della materia e la gravità del subietto la facci grata. Né voglio sia reputata presunzione se uno uomo di basso et infimo stato ardisce discorrere e regolare e' governi de' principi; perché, cosí come coloro che disegnono e' paesi si pongano bassi nel piano a considerare la natura de' monti e de' luoghi alti, e per considerare quella de' bassi si pongano alto sopra monti, similmente, a conoscere bene la natura de' populi, bisogna essere principe, et a conoscere bene quella de' principi, bisogna essere populare.
Pigli, adunque, Vostra Magnificenzia questo piccolo dono con quello animo che io lo mando; il quale se da quella fia diligentemente considerato e letto, vi conoscerà drento uno estremo mio desiderio, che Lei pervenga a quella grandezza che la fortuna e le altre sue qualità li promettano. E, se Vostra Magnificenzia dallo apice della sua altezza qualche volta volgerà li occhi in questi luoghi bassi, conoscerà quanto io indegnamente sopporti una grande e continua malignità di fortuna.
L’occasione della stesura de
Il Principe
fu data dalle voci che circolavano sulle intenzioni di papa Leone X di creare uno Stato per i nipoti
Giuliano e Lorenzo de’ Medici
: voci che spinsero Machiavelli a
interrompere la stesura
dei
Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio
e a scrivere un più breve trattato dove esporre le convinzioni maturate in tanti anni di frequentazioni ed esperienze politiche.
Al trattato egli premise una dedica a Lorenzo de’ Medici, anche se solo nel 1516, sempre nella speranza di poter tornare protagonista delle vicende sia fiorentine sia italiane. Ma non sarà così.
Carlo VIII
Luigi XII di Francia
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