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Tesina Donne Arianna & Elisa ok

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Arianna & Elisa

on 3 July 2013

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Transcript of Tesina Donne Arianna & Elisa ok

Sfruttamento della prostituzione
Il termine femminicidio si riferisce alle violenze che vengono compiute da uomini ai danni delle donne in quanto appartenenti al genere femminile. Il femminicidio comprende inoltre tutti quei casi di omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi relativi alla sua identità di genere.
Le Grandi Donne
L'emancipazione femminile nasce in Inghilterra nel XVIII secolo grazie alle rivendicazioni politiche di parità per le donne che si ispiravano all' Illuminismo. Nel secolo successivo, con le Suffragette, le donne hanno iniziato a protestare per il
DIRITTO DI VOTO e per la PARTECIPAZIONE AL LAVORO.
Nel Novecento la situazione si è rovesciata notevolmente: il diritto di voto è stato raggiunto ma anche la partecipazione lavoritiva è cambiata. Nonostante tutto, l'emancipazione è ancora incompiuta.
I compiti familiari non sono distribuiti allo stesso modo tra i due sessi: alla donna vengono date più responsabilità nei lavori domestici e nella cura dei figli rispetto all'uomo.

Oggi il "sesso debole" ha preso coscienza delle sue vere capacità e le donne diventano dottoresse, manager, scienziate, addirittura capi di stato, anche con figli.
" EMANCIPAZIONE FEMMINILE: liberazione della donna dalla condizione di inferiorità, di costrizione e riscatto nei confronti dell'uomo, sul piano sociale, giuridico e sessuale "
"Appare fin d'ora chiaro che l'emancipazione della donna e la sua equiparazione all'uomo sono e restano
impossibili finché la donna sarà
esclusa dal lavoro sociale produttivo e rimarrà limitata al lavoro
domestico privato. [...]"
Friedrich Engels (1820-1895)
"L'origine della Famiglia"
La donna e lo sport, ecco una nuova COMBINAZIONE PER IL SUCCESSO!

Alle Olimpiadi di Parigi del 1900, alle quali parteciparono circa mille atleti provenienti da 28 nazioni, poterono gareggiare, PER LA PRIMA VOLTA nella storia dei Giochi olimpici, le DONNE. Si iscrissero alle gare di golf, di tennis e tiro con l’arco, ma il loro ingresso ufficiale avvenne nel 1912 a Stoccolma. A Parigi Charlotte Cooper, tennista inglese di ventinove anni, divenne la prima campionessa olimpionica vincendo l’oro ai singolari femminili.
Charlotte Reinagle Cooper (Ealing, 22 settembre 1870 – Helensburgh, 10 ottobre 1966)
Oggi, la donna può praticare tutti gli sport che vuole, ma in certi Stati, come per esempio in Oriente, la donna non ha gli stessi diritti dell’uomo,
essendo obbligata a portare ancora
il velo, e gli si vieta anche di partecipare alle competizioni sportive.
L'America è sempre stata il motore principale nel campo del femminismo e non ha cessato mai di lottare per l'uguaglianza totale nelle condizioni professionali tra l'uomo e la donna.
Numerose donne hanno dimostrato che TUTTO E' POSSIBILE NELLO SPORT. E' vero che gli uomini hanno delle prestazioni assolutamente notevoli nello sport, prestazioni difficili da superare per una donna, ma NON IMPOSSIBILI. Un esempio in questo senso è la formidabile
NADIA COMANECI
, la più conosciuta ginnasta rumena di tutti i tempi. A 14 anni è riuscita a prendere il primo 10 alle Olimpiadi di Montreal, Canada.
Nadia Comaneci
Carolina Kostner
(Bolzano, 8 febbraio 1987) ha iniziato a pattinare all’età 4 anni. E’ una pattinatrice artistica su ghiaccio, medaglia di bronzo ai Campionati mondiali juniores del 2003.Campionessa mondiale 2012, premiata altre quattro volte ai Campionati del mondo (2008 e 2013 argento, 2011 e 2005 bronzo), cinque volte campionessa europea (2007, 2008, 2010, 2012, 2013), ai Campionati europei ha vinto altre tre volte (argento nel 2009 e nel 2011, bronzo nel 2006), vincitrice della Finale del Grand Prix di pattinaggio di figura 2011, e sette volte campionessa italiana, Carolina Kostner ha anche concluso le stagioni 2010-2011 e 2011-2012 come prima al mondo nella classifica dell'ISU (International Skating Union).
Mondiale 2009
Maria Valentina Vezzali
(Jesi, 14 febbraio 1974), è una schermitrice italiana. All'età di 15 anni ha cominciato a portarsi a casa i primi successi. Prima schermitrice (fioretto) al mondo ad essersi aggiudicata tre medaglie d'oro olimpiche in tre consecutive edizioni, più altri tre ori olimpici in squadra; è stata vincitrice anche di sei titoli mondiali e di cinque titoli europei (individuali).In carriera ha vinto 11 volte la Coppa del mondo (78 prove vinte) e 14 volte il titolo nazionale assoluto individuale, a cui si aggiungono i 12 conquistati a squadre. È l'azzurra più premiata di tutti i tempi ed è, secondo molti degli addetti ai lavori, LA PIU’ GRANDE SCERMATRICE DI TUTTI I TEMPI.
Londra 2012
La donna è capace di lavorare e fare la mamma nello stesso momento...
In Italia il 60% DEI LAUREATI E' DONNA e solo il 40% uomo, però le laureate che lavorano sono pagate meno dei loro colleghi maschi

La maternità si associa a una caduta dell'occupazione femminile. Soprattutto nel nostro paese il tasso d'occupazione delle donne senza figli è pari al 66% e scende al 60% per le madri con un figlio e al 53% in presenza di due figli.

Molte donne lasciano il lavoro alla nascita dei figli. Per quelle che rimangono la carriera è spesso rallentata o bloccata. Quando i bambini diventano grandi le difficoltà di conciliazione diminuiscono e le donne potrebbero tornare a lavoro, ma spesso è troppo tardi, soprattutto se l'età è avanzata.
Il Financial Times ha lanciato una provocazione: assumere le donne over 50 perchè sono istruite più degli uomini. C'è da dire però di non aspettare troppo a fare figli, soprattutto per le laureate, che rimandano pensando di far seguire la nascita dei figli alla fase più critica della carriera professionale.

Uno studio dell’istituto della ricerca di mercato TNS Infratest prova che il

27% delle rappresentanti del gruppo “donna in carriera” ha almeno un figlio al di sotto dei 14 anni, mentre solo il 24% delle donne in generale tra i 30 e i 49 anni sono madri di figli sotto i 14 anni.
" MA COME FA A FAR TUTTO? "
Kate Reddy è una moglie, una madre, una donna in carriera ed evidentemente è dotata di abilità paranormali per come riesce a tenere tutto in equilibrio. La sua vita è frenetica, ma ha un marito fantastico, Richard, un architetto che di recente si è messo in proprio, due figli adorabili, Emily, che sta per compiere sei anni, e Ben, un bambino che la adora.
Kate è anche una donna che ama il suo lavoro. È la responsabile degli investimenti nella filiale di Boston di una società finanziaria di New York, lavoro che spesso la porta a viaggiare, cosa che le complica non poco la sua vita familiare. I colleghi, gli amici e i parenti dicono tutti la stessa cosa quando parlano dell'abilità di Kate di conciliare ogni aspetto della sua vita: Ma come fa a far tutto?

ANNO:
2011
GENERE:
Commedia
REGIA:
Douglas McGrath
SCENEGGIATURA:
Aline Brosh McKenna
ATTORI:
Sarah Jessica Parker, Greg Kinnear, Pierce Brosnan, Olivia Munn, Seth Meyers, Kelsey Grammer,Christina Hendricks, Jane Curtin, Jessica Szohr, Emma Rayne Lyle

Le ragioni per cui le donne, e soprattutto le madri, hanno maggiore difficoltà a entrare e rimanere nel mercato del lavoro sono tante, in primis la MANCANZA DI ASILI NIDO e altre strutture per l’accoglienza dei bambini. Per questo le mamme sono costrette a fare le acrobate per far fronte alla necessità di lavorare senza sacrificare o rinunciare del tutto alla famiglia.

I firmatari della Carta per la parità fra donne e uomini nella vita locale, riconoscono alla base delle loro azioni i seguenti principi fondamentali:

1. La parità delle donne e degli uomini rappresenta un diritto fondamentale
Questo diritto deve essere attuato dagli esecutivi locali e regionali in tutti gli ambiti dove essi esercitano le proprie responsabilità, ciò include l'obbligo di eliminare ogni forma di discriminazione, sia diretta che indiretta.

2. Per assicurare la parità tra donne e uomini, occorre tenere conto delle discriminazioni multiple e degli ostacoli

Per affrontare la parità tra donne e uomini devono essere prese in considerazione le discriminazioni multiple e i pregiudizi, oltre a quelli in base al sesso, fondati sulla razza, il colore, le origini etniche e sociali, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o altre convinzioni, le opinioni politiche e ogni altro genere di opinioni, l'appartenenza aduna minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, l'handicap, l'età, l'orientamento sessuale o lo stato economico e sociale.

3. La partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini alle decisioni è una “condicio sine qua non “ della società democratica
Il diritto alla parità tra donne e uomini richiede alle autorità locali e regionali di prendere tutte le misure e adottare tutte le strategie appropriate per promuovere una rappresentanza e una partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini in tutti gli ambiti delle decisioni.

4. L'eliminazione degli stereotipi sessuali è indispensabile per l'avvio dellaparità tra donne e uomini
Le autorità locali e regionali devono eliminare gli stereotipi e gli ostacoli sui quali si basano le disparità di status e di condizione delle donne, e che conducono alla valutazione impari dei ruoli delle donne e degli uomini in campo politico, economico, sociale e culturale.

5. Per far progredire la parità tra donne e uomini, è indispensabile integrare la dimensione di genere in tutte le attività degli enti locali e regionali
La dimensione di genere deve essere presa in considerazione nell'elaborazione delle politiche, dei metodi e degli strumenti che riguardano la vita quotidiana della popolazione locale - per esempio attraverso tecniche d'integrazione di genere in tutte le politiche (mainstreaming)¹ e l’assunzione del parametro di genere nell'elaborazione e nell'analisi dei bilanci (gender budgeting)². A tal fine, deve essere analizzata e presa in considerazione l'esperienza di vita delle donne in ambito locale, comprese le loro condizioni di esistenza e di lavoro.

6.Piani d'azione e programmi adeguatamente finanziati come strumenti necessari per far progredire la parità fra donne e uomini
Gli esecutivi locali e regionali devono elaborare piani d'azione e programmi dotati di risorse, sia finanziarie che umane, necessari alla loro messa in pratica. Questi principi sono le fondamenta sulle quali vertono gli Articoli nella Terza Parte della Carta.
LA CARTA EUROPEA PER L’UGUAGLIANZA E LE PARITA’ DELLE DONNE E DEGLI UOMINI NELLA VITA LOCALE
Afghanistan : 1963
Albania: 1909
Algeria: 1962
Arabia Saudita: 2015
Australia: 1902
Austria: 1918
Belgio: 1919
Bielorussia: 1919
Brasile: 1932
Canada: 1917
Cina: 1949
Colombia: 1954
Corea del Nord: 1946
Corea del Sud: 1948
Croazia: 1945
Cuba: 1934
Danimarca: 1915
Ecuador: 1929
Egitto: 1956
Etiopia: 1915
Finlandia: 1906
Filippine: 1937
Francia: 1944
Germania: 1918
Giappone: 1945
Grecia: 1952
Haiti: 1950
India: 1947
Iran: 1963
Iraq: 1980
ITALIA: 1946
Kenya: 1963
Kosovo: 1945
Lettonia: 1918
Libia: 1964
Lussemburgo: 1919
Macedonia: 1947
Marocco: 1963
Messico: 1947
Nepal: 1951
Nuova Zelanda: 1893
Norvegia: 1913
Oman: 2003
Paesi Bassi: 1919
Perù: 1955
Polonia: 1918
Qatar: 1997
Regno Unito: 1918
Romania: 1929
Russia: 1918
S. Marino: 1959
Serbia: 1945
Spagna: 1931
Stati Uniti d'America: 1920
Sudan: 1964
Svezia: 1919
Svizzera: 1971
Tailandia: 1932
Tanzania: 1959
Tunisia: 1959
Turchia: 1930
Ucraina: 1919
Uganda: 1962
Ungheria: 1918
Uruguay: 1927
Venezuela: 1946
Vietnam: 1946
Yemen: 1967
Zambia: 1962
Zimbabwe: 1957
N.B.
La data indica l'anno in cui per la prima volta alle donne fu concesso di partecipare (come votanti) alle elezioni
Elenco del suffragio femminile paese per paese
Il termine suffragio femminile indica un movimento di riforma economico e politico che aveva come obiettivo quello di estendere il suffragio, cioè il diritto di voto, anche alle donne. La Nuova Zelanda, tra i Paesi attualmente indipendenti, fu la prima a riconoscere alle donne il diritto di voto e ciò avvenne nel 1893, anche se non era una nazione ma una colonia.
Una candidata a prima nazione indipendente a concedere il diritto di voto fu la Svezia, dove ad alcune donne fu concesso il diritto di voto durante l'età della libertà (1718-1771), anche se questo diritto fu lontano dall'essere concesso a tutte le donne.
Il diritto di voto alle donne fu introdotto nella legislazione internazionale nel 1948 quando le Nazioni Unite adottarono la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Come stabilito dall'articolo 21: “Chiunque ha il diritto di prendere parte al governo del proprio paese, direttamente o attraverso rappresentanti liberamente scelti. La volontà del popolo dovrà costituire la base dell'autorità di governo; questa sarà espressa mediante elezioni periodiche e genuine che si svolgeranno a suffragio universale e paritario e che saranno tenute mediante voto segreto o mediante procedure libere di voto equivalenti.”
Il suffragio femminile viene anche esplicitamente considerato un diritto sotto la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna, adottata dalle Nazioni Unite nel 1979.
Primo Paese nel quale le donne hanno votato per la prima volta
Paese nel quale le donne ancora devono votare
Il 25 settembre 2011 il monarca dell’Arabia Saudita ha fatto una prima concessione: il diritto di voto alle donne, ma a partire dall'anno successivo.
Le prossime elezioni si terranno solo nel 2015. Le donne potranno votare, presentarsi come candidate nei Consigli Comunali ed entrare a far parte della Shura, il Consiglio consultivo che fornisce suggerimenti al sovrano. Ma la parità dei sessi è ancora molto lontana.
Dal 2005 sono state organizzate le prime elezioni municipali per eleggere i rappresentanti locali per i comuni, ma le donne erano escluse.

Anche se in futuro potranno votare, le donne continueranno ad essere discriminate.
Arabia: 29 settembre 2011, le ultime elezioni senza donne
Le tappe dell' emancipazione
Olimpiadi di Londra 2012: atlete arabe per
la prima volta ai Giochi Olimpici
Una delle novità che ha rappresentato queste Olimpiadi è la partecipazione per la prima volta delle atlete saudite, un punto di svolta, e si spera in un cambiamento positivo. I paesi arabi estremisti sono sempre stati contrari alla partecipazione delle donne a qualsiasi tipo di sport.
Il ruolo delle donne nella Resistenza
L’ ingresso delle donne nelle forze armate è iniziato nel 2000. Nell’ Esercito Italiano oggi la presenza delle donne è una realtà. Infatti i numeri parlano da soli, oggi

un 7 % dei militari sono donne, ovvero 7.200 unità
,
mentre qualche anno fa questa cifra era impensabile. Se si vuole approfondire, nell’esercito italiano ci sono

250 donne ufficiali, fra cui 3 maggiori, 89 capitani e 105 tenenti, con una cinquantina di sottotenenti. Sono 110 i sottufficiali, fra i quali 22 marescialli, mentre le soldatesse sono circa settemila, con 150 donne inserite nella brigata paracadutisti “Folgore”
.
Sul totale della presenza femminile nell’Esercito
oltre il 70% assolve incarichi operativi.
Si tratta però di una percentuale leggermente più bassa rispetto ad altri paesi d’ Europa. L’inserimento delle donne nel mondo militare produce un profondo cambiamento per il quale non tutti sono d’accordo. A che punto si trova l’accettazione della donna in uniforme? Qual è l’atteggiamento dei militari italiani?
L’ ingresso delle donne è maggiormente temuto da coloro che detengono posizioni di minor potere nell’organizzazione, per i quali le colleghe possono diventare concorrenti e minacce per la loro carriera.
Le ragioni che sostengono i militari contrari all’accettazione delle donne nell’Esercito sono di due tipi:
- DIFFERENZE FISICHE:
alcune questioni di tipo biologico come il ciclo mestruale o la gravidanza sono viste come un impedimento per realizzare il lavoro militare;
-

DIFFERENZE PSICOLOGICHE:
alcuni militari sostengono che le donne sono meno inclini alla violenza e ad uccidere; in più molti soldati si sentono in imbarazzo quando devono obbedire ad un superiore donna.
Queste differenze, viste da tanti uomini militari, hanno provocato che tante soldatessei siano state assegnate solo a mansioni di supporto, d’ufficio, ecc….per cui bisogna concludere che nel contesto delle Forze Armate,

LE RELAZIONI DI GENERE SONO ANCORA MOLTO SQUILIBRATE.
Le staffette partigiane
Nasce a Roma nel 1922 da famiglia piccolo-borghese e antifascista, di origine marchigiana. È stata una partigiana e politica italiana. Alla morte del padre (1940) è costretta ad abbandonare gli studi di giurisprudenza e ad impiegarsi, per contribuire al bilancio familiare.
Il 19 luglio 1943, subito dopo il bombardamento di San Lorenzo, Carla accorre al Policlinico in cerca della madre e vi rimane come volontaria; successivamente consente che nel suo appartamento di fronte al Foro di Traiano si riuniscano clandestinamente attivisti comunisti. In una di queste riunioni le viene presentato Rosario Bentivegna, partigiano e scrittore. Muore nel 2000 a Zagarolo, Roma.
Carla Capponi
Alcune stime della partecipazione femminile alla Resistenza:
70000 donne organizzate nei Gruppi di Difesa della Donna;
35000 donne partigiane, che operavano come combattenti;
20000 donne con funzioni di supporto;
4563 arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti;
2900 giustiziate o uccise in combattimento;
2750 deportate in Germania nei lager nazisti;
1700 donne ferite
623 fucilate e cadute;
512 commissarie di guerra;
Le Suffragette
"LA DONNA DEVE OBBEDIRE.
NEL NOSTRO STATO NON
DEVE CONTARE”.
Negli ultimi anni del diciannovesimo secolo sorge in America il cosiddetto "MOVIMENTO FEMMINILE" per il diritto di voto.
La prima guerra mondiale è stata di grande aiuto per l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro
.
Infatti, nei paesi impegnati nel conflitto, le donne sostituirono per quattro anni gli uomini partiti per il fronte in tutte le professioni, comprese quelle più faticose. Le donne, anche quelle appartenenti ai ceti medi, incominciarono a diventare rappresentanti di commercio, conduttrici di tram, garzoni nei caffè.
Dopo la prima guerra mondiale, in 21 nazioni fu concesso il diritto di voto alle donne, ma la parità con gli uomini era ancora lontana.
Negli stessi anni la condizione delle donne peggiorò in Italia, in Spagna e in Germania, perché il fascismo e il nazionalismo ripresero molti aspetti della cultura maschilista e antifemminista.
Anche nella storia le donne SI SONO FATTE SENTIRE!
Per tutto l'800, le femministe statunitensi lottarono con la stessa tenacia di quelle inglesi, senza ricorrere, ad azioni violente: le loro manifestazioni furono parate, cortei con fiaccole e striscioni, comizi e marce di protesta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica. Non ottenendo i risultati sperati, le suffragette inglesi passarono a forme di protesta più violente: nel 1912 proclamarono la "Guerra delle vetrine" prendendo a sassate ogni negozio londinese.
Nel 1913 il movimento suffragista ebbe anche la sua prima martire: una giovane inglese, Emily Davinson, che si gettò sotto la carrozza reale durante un affollato derby e rimase uccisa.
Un gruppo di donne si incatenò alle inferriate di Westminster, altre fecero scioperi della fame, della sete e del sonno, incendiando persino le chiese.
Il fascismo volle occuparsi anche della COSTRUZIONE DEL MODELLO DI DONNA IDEALE,
ma rimaneva comunque un essere inferiore. Il regime fascista fu soprattutto “virile”, maschilista: le manifestazioni culturali dell’epoca erano interamente dominate dagli uomini. Secondo questa società la donna ideale doveva essere: “CUSTODE DELLA CASA E DEGLI AFFETTI, INCITATRICE ALLE NOBILI IMPRESE, CONSOLATRICE NEL DOLORE, MADRE DEI NOSTRI FIGLI”. E il duce ribadiva:
“LA DONNA DEVE OBBEDIRE. NEL NOSTRO STATO, NON DEVE CONTARE”.
Inoltre il regime si occupava anche del modo di truccare e vestire delle donne, come per esempio era vietato indossare pantaloni. Il tipo di donna italiana e fascista doveva essere una moglie fedele e una madre premurosa.
Il loro slogan
con cui promuovono numerose riunioni pubbliche era
“FATTI NON PAROLE”
. Il movimento femminista aveva fatto molta strada non solo in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma anche in quasi tutti i paesi d'Europa, dove le donne riuscirono ad eguagliare l'uomo in tutti i campi e ad ottenere, persino, il diritto di voto. Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e durante, le proteste si interruppero per poi riprendere nel 1918 a guerra conclusa. Le donne sopra i trent'anni riuscirono a farsi ammettere al voto politico e nel 1928 il suffragio fu esteso a tutte le donne.
Negli Stati Uniti il suffragio fu raggiunto nel 1920
. Il movimento statunitense diede vita anche all'Alleanza internazionale per il suffragio della donna.
“ Attività di chi offre prestazioni sessuali, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro. L'attività può avere carattere autonomo, professionale, abituale o saltuario. “
La prostituzione antica aveva una caratteristica più sacrale-rituale in quasi tutte le antiche civiltà del pianeta. Le donne offrivano il loro corpo come sacrificio alla divinità. Nella antica Babilonia le prostitute si concedevano sessualmente per la dea Militta, mentre il cliente, come atto simbolico, doveva offrire del denaro gettandolo sul ventre o sulle ginocchia della prostituta stessa. È forse in questi antichi rituali che il sesso si sarebbe poi trasformato formalmente a pagamento, ritenuto sacro, spesso legalizzato. Ad esempio, ad Eliopoli, ogni vergine doveva, secondo l'uso, prostituirsi a uno straniero nel tempio di Astarte.
Successivamente, all'incirca al tempo della legge ebraica la prostituzione divenne un atto lussurioso e peccaminoso.

Un aspetto della prostituzione è il suo sfruttamento, praticato per trarre profitto dall'attività di chi offre il servizio, da parte di persone che generalmente si presentano come protettori. Ci sono anche altre figure legate al fenomeno della prostituzione per cui può verificarsi, al posto dello sfruttamento vero e proprio, il reato di favoreggiamento.
La prostituzione nel mondo è regolamentata giuridicamente in modo estremamente variegato: passando da società che contemplano una legalizzazione completa, ad altre che la reprimono con la pena di morte.
Nel 1949, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la
“Convenzione per la soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui”
, affermando che la prostituzione forzata è incompatibile con la dignità umana, richiedendo a tutte le parti coinvolte di punire i protettori, i proprietari dei bordelli, gli operatori e di abolire tutti i trattamenti speciali o la registrazione delle prostitute. La convenzione fu ratificata da 89 paesi ma la Germania, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti non parteciparono.
È molto comune la prostituzione di strada dove si offrono i servizi sulla strada, o camminando o attendendo, generalmente, con vestiti appariscenti. La prestazione sessuale è normalmente consumata in auto o in stanze in affitto in motel. Le prostitute di strada sono chiamate anche "lavoratrici di strada", meretrici, lucciole.
Generalmente l'offerta di prostituzione di strada si concentra in vie ad alta percorrenza o in quartieri periferici. In alcuni Stati vi sono zone dedicate all'esercizio della prostituzione, i cosiddetti “quartieri a luci rosse”. La prostituzione in alcuni paesi è esercitata in luoghi chiamati bordelli, oppure in case di appuntamento.
È molto sviluppato il turismo sessuale.
La situazione in Italia ...
Nello stesso modo, aumenta il numero anche delle prostitute “consapevoli”: ragazze straniere che “sanno cosa vorranno fare una volta arrivate nel nostro paese”. Ci sono addirittura “paesi scuola”, cioè nazioni che si stanno impegnando per preparare le giovani donne all’attività che svolgeranno non appena arrivate nel bel paese. Una specie di stage per testarne il valore di mercato. L’ultima frontiera del dominio dei trafficanti di donne vede nell’applicazione di un microchip sotto la loro pelle per evitarne la fuga.

Le organizzazioni criminali specializzate nello sfruttamento della prostituzione si adattano alle richieste del mercato, dai nuovi ambienti del sesso alle ordinanze comunali: la fabbrica delle lucciole non si ferma mai.
Le ultime stime del “Gruppo Abele” parlano di 70mila prostitute (non tutte vittime di sfruttamento) – per metà straniere e per il 20% minorenni – per nove milioni di clienti: un business che frutta cinque miliardi di euro l’anno. Dati in linea con quelli di “Escort Italia” che si batte per la regolarizzazione del mercato del sesso.

Ma quante siano davvero le prostitute in Italia, nessuno lo sa: è un flusso in continua evoluzione, cambiano le destinazioni, i soggetti protagonisti, i mezzi e, di conseguenza, il volume d’affari, spesso collegato al traffico di armi e droga. Gli analisti, in realtà, distinguono tra la prostituzione da marciapiede e quella che si consuma tra le quattro mura. Come spiega Vincenzo Castelli, presidente di “On the road” – associazione a sostegno delle vittime della tratta -: “le ordinanze approvate dai Comuni a partire dal 2008 hanno indotto le organizzazioni criminali a spostare le ragazze dalle strade agli appartamenti”. Tanto da far aumentare il boom degli annunci sessuali su Internet e sugli opuscoli allegati in fondo alle riviste immobiliari o di offerte di lavoro.
I centri benessere sono una realtà ormai consolidata di luogo chiuso per la prostituzione cui fanno da capofila quelli a marchio cinese e thailandese.
Le donne che parteciparono alla Resistenza, facevano parte di organizzazioni come i
Gruppi di Azione Patriottica (GAP)
e le
Squadre di Azione Patriottica (SAP)
, e inoltre,
fondarono dei Gruppi di Difesa della Donna, "aperti a tutte le donne di ogni ceto sociale e di ogni fede politica o religiosa, che volessero partecipare all'opera di liberazione della patria e lottare per la propria emancipazione",
per garantire i diritti delle donne, diventate capifamiglia, al posto dei mariti arruolati nell'esercito. All'interno delle fabbriche (dove avevano preso il posto degli uomini impegnati in guerra), organizzarono scioperi e manifestazioni contro il fascismo.
Le donne nella Resistenza Italiana rappresentarono una
componente fondamentale per il movimento partigiano nella lotta contro il nazifascismo
. Esse lasciarono i loro ruoli di donne e di madri e lottarono per riconquistare la libertà e la giustizia del proprio paese ricoprendo funzioni di primaria importanza.
In tutte le città le donne partigiane lottavano quotidianamente per recuperare beni di massima necessità per il sostentamento dei compagni. Vi erano gruppi organizzati di donne che svolgevano propaganda antifascista, raccoglievano fondi ed organizzavano assistenza ai detenuti politici ed erano impegnate anche nel mantenimento delle comunicazioni oltre che nelle operazioni militari.
I compiti ricoperti dalle donne nella Resistenza furono diversi:
fondarono squadre di primo soccorso per aiutare i feriti e gli ammalati, contribuirono nella raccolta di indumenti, cibo e medicinali, si occuparono dell'identificazione dei cadaveri e dell'assistenza ai familiari dei caduti.
Si sono inoltre rese indispensabili alla collettività partigiana: oltre che cucinare, lavare, cucire e assistere i feriti, partecipavano alle riunioni portando il loro contributo politico ed organizzativo e all'occasione sapevano anche cimentarsi con le armi. Particolarmente prezioso era il loro compito di comunicazione.
Con astuzia riuscivano a passare dai posti di blocco nemici raggiungendo la meta prefissata:
prendevano contatto con i militari e li informavano dei nuovi movimenti.
In questi settori spesso, organizzavano manifestazioni, al grido di slogan come
"Vogliamo vivere in pace"
oppure
"Vogliamo pane, basta con gli speculatori"
. Nelle campagne, mettevano a disposizione le loro case, rischiando anche la vita, per aiutare i feriti, i convalescenti e dare rifugio alle persone in fuga. Molto importante era anche l'attività che le donne svolgevano nella
raccolta di fondi
, finalizzata a dare aiuto ai parenti degli arrestati, delle vittime dei nazifascisti e anche alle famiglie dei partigiani particolarmente bisognosi. Inoltre fu intensa la loro attività di propaganda politica, gli atti di sabotaggio e di occupazione dei depositi alimentari tedeschi.
Alcune partigiane combattevano al fianco degli uomini imbracciando le armi.
Le loro azioni erano soggette a rischio quanto quelle degli uomini e quando cadevano in mano nemica subivano le più atroci torture. Erano brave nel camuffare armi e munizioni: quando venivano fermate dai tedeschi con addosso qualcosa di compromettente, riuscivano spesso ad evitare la perquisizione, dichiarando compiti importanti da svolgere, familiari ammalati, bambini affamati da accudire. Parlando della sfera familiare,
LE DONNE PARLAVANO UNA LINGUA UNIVERSALE CAPACE DI SUSCITARE SENTIMENTI E SENSIBILITA’ NASCOSTE.
Anche nel periodo della Seconda Guerra Mondiale le donne acquisirono un ruolo importante persino a livello economico-produttivo. Mentre gli uomini venivano richiamati alle armi, esse dovettero sostituirli nell'industria e nell'agricoltura. Le donne lavoravano soprattutto nel settore tessile e alimentare, ma erano presenti anche in larga misura nella catena di montaggio, nei pubblici impieghi e nei campi, dove affrontavano le attività più faticose,di solito riservate agli uomini.
Il ruolo della Staffetta era spesso ricoperto da giovani donne tra i 16 e i 18 anni, per il semplice fatto che si pensava destassero meno sospetti e che non venissero sottoposte a perquisizione.
Le Staffette avevano
il compito di garantire i collegamenti tra le città e le montagne e di mantenere i contatti fra i partigiani e le loro famiglie.
Senza questi collegamenti tutto si sarebbe fermato ed ogni cosa sarebbe stata più difficile.
All'interno della brigata, la staffetta aveva spesso anche il ruolo fondamentale di infermiera. Le Staffette non erano armate e per questo
IL LORO COMPITO ERA MOLTO PERICOLOSO.
Il loro obiettivo era quello di passare inosservate: erano vestite in modo comune, ma con una borsa con doppio fondo, per nascondere tutto ciò che dovevano trasportare. Specie nei momenti più difficili, le staffette recuperavano e mettevano in salvo molti feriti e sbandati e ripristinavano quasi tutti i collegamenti interrotti dai nemici.
Percorrevano chilometri in bicicletta, a piedi, talvolta in corriera e in camion, pigiate in un treno insieme al bestiame, per portare notizie, trasportare armi e munizioni, sotto la pioggia e il vento, tra i bombardamenti e i mitragliamenti, con il pericolo ogni volta di cadere nelle mani dei nazifascisti.
Durante gli spostamenti,
ERANO SEMPRE IN PRIMA LINEA
: quando l'unità partigiana arrivava in prossimità di un centro abitato, era la staffetta che per prima entrava in paese per assicurarsi che non vi fossero nemici e dare il via libera ai partigiani, per proseguire nella loro avanzata.
LA FIGURA DELLA STAFFETTA FU MOLTO RISPETTATA E FU IL RUOLO PIU’ RICONOSCIUTO PER PERICOLOSITA’ E IMPORTANZA
. Una delle staffette a cui è stata conferita la Medaglia d'oro al valor militare è Carla Capponi.
Le Partigiane...
Nel 1869 le donne sono riuscite ad ottenere il diritto di voto municipale e di contea nel 1880 ma pretendevano di più. Successivamente il loro obiettivo divenne la conquista del voto per il parlamento. Nel 1897 il movimento si trasformò nel "National Union of Women's Suffrage Societies". Il rifiuto di concedere l'estensione del voto femminile portò Emmeline Pankhurst a fondare nel 1903 un movimento che venne definito "militante": l'Unione nazionale sociale e politica delle donne. Questo portò a numerosi arresti. Tale movimento fu definito delle
"SUFFRAGETTE"
o dette anche “le furie criminali di Londra” in contrapposizione a quello delle "suffragiste" che perseguiva lo stesso obiettivo con metodi più moderati. Per fare breccia nella resistenza della società britannica, esse ricorsero, alla lotta aperta. Disturbarono i comizi dei deputati, incendiarono negozi, edifici pubblici, fino ad ottenere, nel
1918, il DIRITTO DI VOTO.
Si è passati dalla segregazione in casa delle donne all’imprigionamento nella figura di oggetto. L’oggetto-donna si è trasformato in questi ultimi tempi secondo il desiderio maschile e la sua fantasia erotica come oggetto di piacere.
BAMBOLE DI GOMMA FATTE DI CARNE UMANA.
Certamente, nessuno obbliga nessuno. Le donne sono ispirate verso modelli di successo, plasmate secondo certi schemi televisivi perdendo l’identità estetica, ma anche spesso quella interiore e profonda per ottenere un diritto solo attraverso l’aspetto fisico.
Il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, per esempio, ha denunciato e commentato ore di trasmissioni realizzando una maratona- tv da cui la donna esce umiliata e plastificata dipendente dalla volontà maschile per renderla prodotto di consumo. Da qui nasce la frase l’ ”utilizzatore finale” che esprime completamente la mercificazione del corpo delle donne.
Chi tratta così le donne NON LE AMA di certo, ma le OGGETTIVIZZA perché ne teme l’autonomia, e avendo compreso che non è troppo lontano il momento in cui le donne entreranno nei luoghi di potere.
Le donne sanno e accettano il gioco, sono ragazze scaltre e consapevoli che altre strade non sono percorribili. Evitano a se stesse esperimenti di difficili percorsi pieni di ostacoli e muri invalicabili. Scelgono scorciatoie puntando su un azzardo di sesso e intimità con l’uomo potente che concederà loro un ruolo istituzionale, imprenditoriale o politico come ringraziamento per le belle ore passate insieme.
Donne viste come cibo, merce, o oggetto del desiderio
Si intende una

serie di comportamenti persecutori che si ripetono nel tempo e fanno vivere la vittima in un costante stato di ansia e di pericolo.
I comportamenti, se vengono ripetuti nel tempo, sono l’essere seguiti per strada, le continue telefonate, o gli sms, di minaccia od oscene, danneggiamenti delle proprie cose, scritte o biglietti diffamanti, minacce ai propri familiari o alle proprie conoscenze.
A diventare

“STALKER” può essere una persona conosciuta con cui si aveva qualche tipo di relazione o perfino uno sconosciuto con cui ci si è scontrati anche solo per caso, magari per motivi di lavoro.
Le tre caratteristiche più importanti di una molestia perché si possa definire “stalking”:
1.
l’autore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è vittima a causa di un legame ideo-affettivo, basato su una

SITUAZIONE RELAZIONALE REALE oppure PARZIALMENTE O TOTALMENTE IMMAGINARIA;
2.
lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso caratterizzati dalla ripetizione, insistenza e intrusività;
3.
la pressione psicologica legata alla violenza comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima stalkizzata, definita anche “
stalking victim
”, in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.
Percentuali Stalking
attuato da superiori e/o colleghi di lavoro.
Tra gli aspetti che possono far parte del mobbing ci sono eccessivi e ripetuti rimproveri, isolamento, maldicenze, ridicolizzazioni, umiliazioni, discriminazioni, molestie sessuali.
Il mobbing è un insieme di continue prepotenze che viene creato sul posto di lavoro con lo scopo di isolare la vittima, portandola all'esasperazione e, talvolta, all’allontanamento. Una sorta di terrore psicologico
Approvata la legge contro lo stalking
Nel 2009 la Camera ha approvato la legge anti-stalking che istituisce il reato di atti persecutori, reato che prevede il carcere da 6 mesi a 4 anni e aggravanti di pena nel caso in cui il reato sia commesso ai danni di minori, disabili, o donne incinte.
1911
Aumento iscritte alla scuola media
Tutti al mare con braccia e gambe scoperte
Nobel per la letteratura
a Grazia Deledda
1927
1919
MODA: si accetta abbronzatura, leggero trucco e gonne un palmo sopra al ginocchio
1930
1946
Prima chiamata al voto
1950
Legge Merlin
1958
Contestazione: rivalutazione ruolo donna
Maria Grazia Cosima Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936) è stata una scrittrice e traduttrice italiana
1968
E' approvata dal Parlamento, una legge, proposta dalla senatrice Lina Merlin (socialista), in cui si sancisce la chiusura dei bordelli, la legge che aveva lo scopo di eliminare dal Paese la piaga della prostituzione, mostra subito i suoi limiti, infatti la prostituzione dalle famose "case chiuse", si riversa nelle strade, non diminuendo affatto il giro di affari.
Minigonna e hot pant
1971
1975
Divorzio
Legge aborto
1974
NILDE JOTTI: Prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati
1979
Antonella Celletti primo pilota Alitalia
La Regione Campania vara la legge elettorale bisex: le liste devono contenere almeno un terzo dell'altro genere
2009
1907
Entra in vigore la prima legge sulla tutela del lavoro femminile e minorile. La prima donna italiana, la torinese Ernestina Prola, ottiene la patente per la guida automobilistica.
1931
Viene emanata la prima legge che garantisce la conservazione del posto di lavoro per la lavoratrice madre.
Angela Cingolani, democristiana, è la prima donna sottosegretario d'Italia.
1951
Le donne possono intraprendere senza più ostacoli la carriera della magistratura e della diplomazia
1961
1963
Alle casalinghe viene riconosciuto il diritto alla pensione di invalidità e vecchiaia.
1976
1985
Lotta partigiana
1944-45
Maria Montessori fonda, nel quartiere popolare di S. Lorenzo, a Roma, la prima "casa del bambino".
Le donne devono coprire i lavori degli uomini. L'apporto dato dalla donna alla Resistenza è stato spesso insostituibile.

Solo negli ultimi anni è nata una certa attenzione soprattutto nei mass-media con trasmissioni televisive come Amore criminale e uno spettacolo teatrale sull'omicidio di donne Ferite a morte, di Serena Dandini.
I Centri antiviolenza ma anche molti Comuni e altri Enti pubblici per il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza alle donne e 8 marzo, Giornata internazionale della donna, organizzano flash mob, convegni, seminari, eventi pubblici di sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne e il femminicidio.
L'EU.R.ES (Commissione Europea), che da diversi anni svolge ricerche sugli omicidi volontari in Italia, solo nel 2012 ha pubblicato la prima ricerca specifica sul femminicidio dal titolo "Il femminicidio in Italia nell'ultimo decennio".
Da pochi anni in Italia si parla di questo problema ed esiste una percezione sociale di questo problema.
Il fenomeno in Italia
Esiste una difficoltà di rilevare il fenomeno e la sua diffusione anche perché a livello istituzionale non vengono raccolti i dati in modo sistematico. Dal 2005 i Centri antviolenza raccolgono i dati delle donne uccise dai casi riportati dalla stampa.
Solo nel 2012, secondo l'indagine svolta dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna i femminicidi in Italia sono stati 124, i tentati omicidi di donne 47. Il 70% circa delle donne sono state uccise da uomini con cui avevano o hanno avuto una relazione sentimentale (mariti, compagni, ex mariti, ex compagni etc.); la maggior parte degli omicidi vengono compiuti nella casa delle coppia, della vittime o dell'autore, circa 80% delle donne sono italiane, come anche gli autori sono italiani; la maggior parte di loro vive nelle Regioni del Nord.
Via tacchi alti e rossetto: la soluzione di Oliviero Toscani contro il femminicidio
8 MAGGIO 2013
In questi ultimi giorni si è molto parlato, purtroppo, dell’allarme femminicidio, della violenza sulle donne soprattutto nell’ambiente domestico e da parte di quelli che, in teoria, avrebbero dovuto difenderle. Ci sono stati casi di violenza sul web ma ancor di più di maltrattamenti reali, fisici, il più delle volte finiti male.
Negli ultimi anni il numero di femminicidi nel mondo è aumentato sproporzionatamente, senza controllo, e nonostante si è cercato di frenare questo “massacro” attraverso leggi e campagne di sensibilizzazione, non si è ancora trovata la giusta direzione per porre un limite, anzi una fine alla violenza sulle donne.
A cercare una soluzione al problema è nientepopodimeno che Oliviero Toscani, il fotografo milanese che ha fatto della provocazione il suo cavallo di battaglia.
Secondo Toscani se le donne vengono violentate o molestate la colpa non è dell’uomo ma della donna insultata e, per evitare che le donne diventino un“chiaro” strumento di richiamo per maniaci e uomini violenti, sostiene che “non si devono truccare, mettersi il rossetto, devono volersi bene per quello che sono. Devono essere più sobrie, dare importanza all’essere più che al sembrare”
.
Ok, si potrebbe anche essere d’accordo sul fatto che conti più l’essenza che l’estetica, anche se suona strano sentirlo dire da un uomo che ha accumulato un ricco patrimonio e ha guadagnato fama proprio vendendo l’estetica. Il vero problema è che per Oliverio Toscani la soluzione al femminicidio non sta nel portare rispetto verso l’essere femminile ma sta nella sobrietà dei costumi.
Infatti, come ha ben esplicato nell’intervista rilasciata all’agenzia Adnkronos:
“Serve un ruolo più serio delle donne. La smettano di dover sempre sedurre, altrimenti finiranno per sedurre solo maniaci e i violenti
.
Ormai i tacchi sono inversamente proporzionali all’intelligenza, è un vero disastro. Sono tutte rifatte, con labbra che sembrano canotti e nasini tutti uguali. Se avessi una moglie come quelle donne lì sarei molto in crisi”.
Un punto di vista, quello del fotografo, estremamente maschilista, vecchio e insulso e che di intelligente ha ben poco. Un insieme di parole superficiali buttate a caso che però potrebbero trovare un forte seguito e diverse condivisioni da parte del maschio-medio-idiota.
In ogni caso, Toscani non è nuovo ad affermazioni del genere. Già qualche tempo fa, in un’intervista aveva rilasciato pesanti dichiarazioni sulla donna in merito a un cartellone pubblicitario del marchio Silvian Heach, ad opera del fotografo Terry Richardson, in cui compare una ragazza di schiena che alzando la gonna mostra il sedere. Quella volta al giornalista de Il secolo XIX aveva sentenziato: “Sono le donne le prime a fare schifo!”. Un’altra volta ancora, invece, per sottolineare il fatto che le donne puntano più alla bellezza che all’intelligenza, aveva attaccato i contenuti delle riviste femminili, la futilità degli argomenti trattati, molto spesso sesso – centrici, commentando: “Siete bestie da sesso” e aggiungendo “Mi fate schifo. Siete tutte troie”.
La cosa “curiosa” è che a parlare è lo stesso Toscani autore della storica pubblicità dei jeans Jesus, quella con un sedere stretto nei mini-jeans che invitava il consumatore con un morboso: “Chi mi ama mi segua”. Lo stesso che nel 2012 ha realizzato un calendario incentrato sulle foto in primo piano della vulva. Il Toscani che sulle immagini, artistiche ma anche provocatorie, del corpo femminile ci ha praticamente campato.
Ah ma che c’entra, la sua è provocazione intelligente mica voyeurismo pubblicitario.
Maria Antonietta Vadalà
Gio, 27/12/2012
Polemica nel comune ligure di Lerici per un manifesto affisso sul portone della chiesa dal parroco don Piero Corsi.
Il parroco di San Terenzo di Lerici, don Piero Corsi
Sono bastate poche righe per scatenare una vera e propria bagarre: in un editoriale dal titolo "Donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?" viene infatti data alle donne parte della colpa dei femminicidi. Un'accusa pesantissima che ha gettato nello sconcerto il paese in provincia di La Spezia.L’estratto dalla lettera apostolica Mulieres dignitatem commentata dall’editorialista del sito Pontifex intitolato
"Donne e il femminicidio facciano sana autocritica. Quante volte provocano?"
affisso sulle porte della chiesa di San Terenzo ha scatenato la polemica tra i parrocchiani. Il volantino comincia con "l’analisi del fenomeno che i soliti tromboni di giornali e tv chiamano appunto femminicidi" e
"accusa" le donne di meritarsi il peggio per essersi allontanate dalla virtù e dalla famiglia.

"Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti?
- si legge sul volantino -
costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale
(lo ribadiamo. roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?". La presidente di Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli ha subito chiesto alle massime autorità civili e religiose che si attivino perché il manifesto venga immediatamente rimosso. "È una gravissima offesa alla dignità delle donne", ha commentato bollando il messaggio come "una vera e propria istigazione a un comportamento violento". L'Italia è, infatti, il Paese con il maggior numero di femminicidi d’Europa e ha un altissimo numero di violenze consumate all’interno delle mura domestiche.
Don Piero Corsi, che ha curato l’affissione del manifesto, non è nuovo a polemiche di questi genere. Negli anni passati era, infatti, già noto alle cronache per la sua passione al "tatsebao" avendo già dedicato fogliettoni satirici contro l’Islam e contro gli immigrati appesi alla porta della chiesa. Dopo le polemiche, il parroco ha rimosso il manifesto e ha chiesto scusa: "Voglio scusarmi con tutti per quella che voleva essere soltanto una imprudente provocazione. In particolare mi voglio scusare con tutte quelle donne che si siano sentite offese in qualche modo dalle mie parole". Domani inconterà il vescovo: "Affronterò con serenità le decisioni della Curia. Chiedo ai giornalisti un po' di silenzio", conclude.
Sergio Rame -
Femminicidio, il parroco: "È colpa delle donne"
Lenuta Lazar, 31 anni
2 gennaio 2012
Prostituta romena, accoltellata a Chiesuol del Fosso (Fe). Il killer ha tentato il suicidio poi ha confessato.

Yuezhu Chen, 20 anni
3 gennaio 2012
Prostituta, strangolata a Milano da un egiziano, suo cliente abituale.

Antonella Riotino, 21 anni
6 gennaio 2012
È stata soffocata a Putignano (Ba) dal fidanzato 19enne geloso.

Antonia Azzolini, 66 anni
7 gennaio 2012
Uccisa dal marito in un hotel di Bari. L’uomo poi si è suicidato. Avevano problemi economici.

Fabiola Speranza, 45 anni
9 gennaio 2012
Dopo l’ennesima lite, il marito le ha sparato fino a scaricare la pistola. Era di Atripalda (Av).

Nunzia Rindinella, 78 anni Stefania Mighali, 39 anni Daniela, 8 anni
12 gennaio 2012
Pietro Fiorentino, 40 anni, non accettava la fine della storia con la moglie Stefania, così ha ucciso tutti: la donna, sua figlia Daniela, sua madre Nunzia e il cognato Hans, di 55 anni. L’uomo ha dato fuoco ai corpi poi si è suicidato. È accaduto a Trapani.

Rosetta Trovato, 38 anni
14 gennaio 2012
È stata strangolata dal marito a Scicli, nel Ragusano. L’uomo, un violento, la picchiava abitualmente.

Grazyna Tarkowska, 46 anni
14 gennaio 2012
Polacca, uccisa a Civitanova Marche (MC). A dicembre aveva subìto una prima aggressione dal marito al quale, però, non era stato revocato il porto d’armi.

Enzina Cappuccio, 34 anni
15 gennaio 2012
Madre di sei bambini, disabile, è stata uccisa a pugni dal marito a Marano (Na). L’uomo si è difeso: “Ero ubriaco”.
Sharna Gafur, 18 anni
15 gennaio 2012
Bengalese, strangolata con una sciarpa a Monza dal fidanzato geloso.

Maura Carta, 58 anni
24 gennaio 2012
Picchiata a morte a Mandas (Ca) dal figlio, depresso per la morte del fratello. Un anno prima lui era stato allontanato da casa.

Cristina Marian, 23 anni
27 gennaio 2012
Ballerina ungherese di night, è stata trovata col cranio fracassato e un sacchetto in testa a Porto
Leda Corbelli, 65 anni

Potenza Picena (MC).
4 febbraio 2012
È morta a Novate Milanese (Mi) dopo due mesi di agonia: il 17 dicembre il convivente le aveva dato fuoco.
Domenica Menna, 24 anni

4 febbraio 2012
Uccisa a Fognano (Pr) dall’ex fidanzato, una guardia giurata che non accettava la fine della loro relazione.
Elda Tiberio, 93 anni

4 febbraio 2012
Picchiata a morte dal figlio 69enne a Lanciano (Ch). L’uomo ha problemi psichici.
Loveth Eward, 22 anni

5 febbraio 2012
Prostituta nigeriana trovata morta tra la spazzatura non lontano dal Tribunale di Palermo.
Ave Ferraguti, 72 anni

5 febbraio 2012
Parmense, soffriva di una malattia degenerativa. Il marito non la sopportava più e l’ha strangolata.
Rosanna Siciliano, 37 anni

7 febbraio 2012
“Papà ha ucciso la mamma e si è suicidato” ha detto la figlia undicenne al 118. Vivevano a Palermo.
Immigrata africana, 25 anni8 febbraio 2012Trovata strangolata nella sua auto nei pressi della stazione di Napoli. Le cronache non riportano neanche il suo nome.

Antonia Bianco, 43 anni
13 febbraio 2012
Uccisa per strada dall’ex compagno a San Giuliano Milanese con una stilettata al cuore. “Mi ha picchiato ancora”, le sue ultime parole.
Nike Adekunle, 20 anni
15 febbraio 2012
Prostituta nigeriana, bruciata viva a Palermo. Si era ribellata ai suoi aguzzini, voleva scappare a Roma col fidanzato.

Edyta Kozakiewicz, 39 anni
15 febbraio 2012
Polacca, picchiata e soffocata a Modena dal convivente italiano. Trovata nuda in casa.

Tommasina Ugolotti, 77 anni
17 febbraio 2012
Uccisa a Latiano (Br) dal figlio. I carabinieri erano intervenuti più volte in passato.

Wally Urbini, 88 anni
22 febbraio 2012
Uccisa per rapina a Cesena dalla vicina di casa marocchina.

Fernanda Frati, 70 anni
24 febbraio 2012
Accoltellata dal figlio con cui viveva a Maniago (Pn).

Elisabeth Sacchiano, 73 anni
24 febbraio 2012
Soffocata dal marito 79enne a Siracusa. “Era depressa”, ha detto l’uomo.

Qiaoli Hu, 39 anni
25 febbraio 2012
Cinese, accoltellata a Cavriana (Bs) da un ex dipendente che le aveva chiesto soldi.

Brunella Cock, 30 anni
28 febbraio 2012
Trans trovata morta davanti al canile. Un uomo fermato mentre sotterra una pistola.

Patrizia Klear, 31 anni
1 marzo 2012
Tedesca, sgozzata a Grottaminarda (Av). È stata trovata nel vialetto di casa dei suoceri.

Gabriella Lanza, 49 anni
2 marzo 2012
Uccisa a Napoli dal marito, che poi si è sparato. All’origine del gesto, motivi economici.
Gabriella Falzoni, 51 anni
4 marzo 2012Il marito scopre un sms sul suo cellulare e la strangola. È accaduto a Roverbella (Mn).

Francesca Alleruzzo, 45 anni Chiara Matalone, 19 anni
4 marzo 2012
Mario Albanese, un camionista originario del Barese, non accetta la fine del matrimonio e uccide a Brescia l’ex moglie, la figlia di lei e il fidanzato di quest’ultima.

Anna Cappilli, 81 anni
5 marzo 2012
Picchiata e soffocata a Torino dal vicino di casa, che secondo la donna non pagava l’affitto.

Esmeralda Encalada, 49 anni
5 marzo 2012
Ecuadoregna, uccisa a Piacenza dall’ex fidanzato, un muratore siciliano, che non accettava la fine della relazione.

Maria Diviccaro, 62 anni Maria Strafile, 65 anni
15 marzo 2012
Trovate morte soffocate in casa a Barletta. La seconda era la badante della prima. L’omicidio sembra legato a questioni patrimoniali.

Rita Pullara, 64 anni
19 marzo 2012
Soffocata dal marito a Caselle (To) per motivi legati alla gestione economica dei figli.

Concetta Milone, 77 anni
19 marzo 2012
Uccisa dal marito a Mesagne (Br), convinto che “fosse posseduta dal demonio”.

Annamaria Pinto, 50 anni
23 marzo 2012
Il marito, ex carabiniere, le ha sparato a Ladispoli (Rm). Ha detto che la donna era ossessionata dal diavolo.

Hane Gjelaj, 46 anni
26 marzo 2012
Accoltellata per strada a Noale (Ve) dal marito disoccupato. Era lei a mantenere la famiglia.

Carmela Iamundi, 52 anni
26 marzo 2012
“Non ce l’ho fatta a puntare l’arma verso di me, così ho ucciso lei”, ha detto il marito. Successo a Prata Sannita (Ce).
Alfina Grande, 44 anni
28 marzo 2012
Precipitata dal balcone a Torino. Era tornata da poco con l’ex marito, che in passato aveva denunciato per maltrattamenti.

Camilla Auciello, 35 anni
2 aprile 2012
Presa a martellate dall’ex compagno a Baricella (Bo). Lui non accettava la fine della relazione.

Gianna Toni, 50 anni
12 aprile 2012
Colpita da due proiettili sparati dal compagno a Calenzano (Fi). L’uomo, che ha ferito di striscio una delle figlie, ha tentato il suicidio.

Giacomina Zanchetta, 67 anni
19 aprile 2012
Uccisa dal marito a Vittorio Veneto (Tv). “Prima o poi mi ammazza, ho i giorni contati”, aveva confidato alle amiche.
Tiziana Olivieri, 40 anni
20 aprile 2012
Il compagno, 26 anni, la strangola e dà fuoco alla casa. Poi è costretto a confessare.

Rosa Genovese, 26 anni
27 aprile 2012
Uccisa a Villapiana (Cs) dalla madre che ammazza pure il marito e tenta il suicidio.

Vanessa Scialfa, 20 anni
27 aprile 2012
Strangolata dal fidanzato che poi ha avvolto il corpo in un lenzuolo e lo ha gettato da un cavalcavia nell’Ennese.

Antonietta Giarrusso, 65 anni
30 aprile 2012
Uccisa con 27 fendenti fuori dal suo negozio di parrucche a Palermo.

Pierina Baudino, 82 anni
30 aprile 2012
Strangolata a Cuneo dal marito 76enne. Lei lo accusava di averla tradita.

Matilde Balestra, 63 anni
2 maggio 2012
Uccisa dal marito che poi si è tolto la vita. L’uomo soffriva di depressione.
Carmela Russi, 36 anni
5 maggio 2012
Fermato a Santeramo (Ba) e poi scarcerato lo zio. L’omicidio forse legato all’eredità.

Rosa Amoroso, 80 anni
5 maggio 2012
Uccisa insieme col marito ad Aci S. Antonio (Ct) dal figlio che poi si è suicidato.

Mariana Marku, 30 anni
6 maggio 2012
Albanese, lavorava in un night a Cese (Pg). Colpita alla testa forse da un cliente.

Giovanna Sfoglietta, 82 anni
6 maggio 2012
Paralizzata da 8 anni. Uccisa nel sonno dal marito a Pegli (Ge). L’uomo si è sparato.

Julissa Feliciano, 26 anni
6 maggio 2012
Dominicana, lo aveva denunciato sei volte per stalking : il suo ex fidanzato l’ha accoltellata a Vicenza. Il 17 maggio il pm chiede di sentirla per le denunce, ma lei è già morta.

Alessandra Cubeddo, 36 anni
7 maggio 2012
Uccisa a mani nude dal compagno, poliziotto in pensione a Villaricca (Na).

Donna dominicana, 31 anni
13 maggio 2012
Uccisa a coltellate ad Alessandria dal convivente venezuelano. I vicini sentivano spesso le loro liti.

Maria Enza Anicito, 42 anni
17 maggio 2012
Si erano lasciati da poco. Lui l’ha uccisa per strada a Paternò (Ct) poi si è sparato in chiesa.

Kaur Balwinde, 27 anni
28 maggio 2012
Indiana, incinta di tre mesi, uccisa dal marito a Piacenza e poi gettata nel Po. “Vestiva troppo all’occidentale”.

Sabrina Blotti, 44 anni
31 maggio 2012
Uccisa a Cesena da un uomo con cui aveva avuto una breve storia e che poi aveva denunciato per stalking. L’uomo si è poi barricato nel duomo di Cervia e si è sparato.
Claudia Benca, 23 anni
1 giugno 2012
Sgozzata davanti al figlio di due anni dall’ex compagno. Lei lo aveva lasciato da poco.

Rosina Lavrencic, 60 anni
7 giugno 2012
Avrebbero dovuto sposarsi quattro giorni dopo. Lui l’ha uccisa a Staranzano (Go).

Marika Sjakste, 29 anni
11 giugno 2012
Modella lettone, sognava di fare la stilista in Italia. Aveva una relazione con un ricco notaio milanese, che però aveva anche una famiglia.

Alena Tyutyunikova,
12 giugno 2012
Moldava, era la badante di un uomo di 71 anni che, invaghito di lei, l’ha uccisa a Campegine, nel Reggiano. L’anziano ha sparato anche a quello che credeva il compagno della donna.

Franca Lo Iacono, 61 anni
17 giugno 2012
Trovata sgozzata in auto a Desio, nel Milanese. Era consuocera di un imprenditore ucciso il 14 novembre.

Erna Pirpamer, 32 anni
19 giugno 2012
Parrucchiera di Merano (Ve). Uccisa dall’ex compagno tunisino, che non accettava di essere stato lasciato.

Jasvyr, 32 anni Jaspreet, 7 anni
19 giugno 2012
Madre e figlia, uccise a Solofra (Av) dal marito che poi si è suicidato. Salva per miracolo un’altra figlia.

Raachida Lakhdimi, 37 anni
21 giugno 2012
Marocchina, soffocata e nascosta in un sacco dell’immondizia a Consandolo (Fe). Il marito si è costituito in Francia.

Stefania Cancelliere, 39 anni
Legnano, 28 giugno 2012
Uccisa dall'ex marito, medico, che le ha fracassato il cranio con un mattarello

Anna Gombia, 75 anni
Formica (Mo), 30 giugno 2012
Alessandra Sorrentino, 26 anni
Palma Campania (Na), 2 luglio 2012
uccisa dal marito

Antonina Nieli, 26 anni
San Donato Milanese (Mi), 2 luglio 2012
uccisa dall'ex convivente

Donna 80enne
Massa Carrara, 2 luglio 2012
uccisa dal figlio. La cronaca locale non ha riportato il suo nome.

Maria Anastasi, 39 anni
Trapani, 5 luglio 2012
Uccisa dal marito forse in combutta con l'amante che viveva ormai stabilmente in casa.

Lyzbeth Zambrano, 30 anni
Trigolo (Cr), 11 luglio 2012
Donna ecuadoriana, uccisa dal convivente

Clara Comellini, 88 anni
Marzabotto (Bo), 12 luglio 2012
uccisa dal figlio

Mariangela Panarotto, 61 anni
San Mauro Torinese, 12 luglio
Uccisa dal figlio 32enne esasperato perché la madre lo sollecitava a cercare un lavoro.

Francesca Scarano, 41 anni
Casamassima (Ba), 16 luglio 2012
Uccisa a colpi di pistola dal marito, guardia giurata che ha chiamato la polizia: “Ho fatto un macello”. Poi si è sparato.

Samantha Comelli, 30 anni
Visco (Ud), 20 luglio 2012Uccisa dall'ex cognato che la ossessionava perché “innamorato”. L'uomo si è poi suicidato.

Sandra Lunardini, 47 anni
Milano Marittina (Ra), 24 luglio 2012Parrucchiera, uccisa dall'ex compagno
Anna Iozzino, età imprecisata
Torre del Greco (Na), 30 luglio 2012
Direttrice delle Poste, uccisa da un dipendente scontento perché era stato trasferito

Lisetta Bardini, 74 anni
Castello d'Annone (Asti), 9 agosto 2012
uccisa dal figlio

Iolanda di Natale, 73 anni
Gela (Cl), 23 agosto 2012
uccisa dal figlio adottivo

Loredana Vanoi, 60 anni
Sondrio, 24 agosto 2012
Uccisa dal compagno 65enne con il quale aveva una relazione da cinque anni.

Bruna Giannotti, 80 anni
Lucca, 26 agosto 2012
uccisa dal figlio

Mariola Hoxha, 32 anni
Fano, 2 settembre 2012
Donna albanese uccisa dal marito. La coppia aveva quattro figli.

Laila Mastari, 24 anni
Torino, 2 settembre 2012
marocchina, uccisa dal fidanzato

Sebastiana Corpora, 68 anni
Terranuova Bracciolini (Ar), 6 settembre 2012
Uccisa con un fucile dal marito che soffriva di depressione, e che poi si è tolto la vita.

Pasquina di Mascio, 65 anni
Chivasso (To), 7 settembre 2012
Bidella in pensione uccisa a colpi di pistola dal marito ex cuoco, depresso perché aveva perso il lavoro.

Svetla Fileva, 30 anni
Bolzano, 9 settembre
Prostituta bulgara uccisa da un cliente che si è presentato dalle forze dell'ordine per denunciare un'aggressione e infine ha confessato: “È stato uno scatto d'ira”
Maria Teresa Campora, 40 anni
Tagliacozzo (Aq), 9 settembre
Proprietaria di un negozio di alimentari, trovata morta in mezzo alla campagna. Non è ancora chiaro chi l'abbia uccisa

Alessia Francesca Simonetta, 25 anni
Milano, 15 settembre 2012
Accoltellata a morte dal compagno dopo una furiosa lite. L'uomo si è poi buttato dal settimo piano. La coppia aveva un figlio di un anno.

Carmela Popolato, 79 anni
Amantea (Cz), 24 settembre 2012
uccisa dal figlio

Erica Ferrazza, 29 anni
Padova, 7 ottobre 2012
uccisa dal compagno

Donna nigeriana, 30 anni
Roma, 10 ottobre 2012

Vincenzina Scorzo, 56 anni
Collegno (To), 11 ottobre 2012
Il marito, impie
gato amministrativo, l'ha accoltellata davanti al figlio sedicenne perché “non mi lasciava parlare durante la lite”.

Carmela Petrucci, 17 anni
Palermo, 17 ottobre 2012
Accoltellata a morte dall'ex fidanzato della sorella

Cindy Vanessa Candela Arroyo, 25 anni
Agrigento, 18 ottobre
Non è ancora chiaro chi l'abbia uccisa

Antonietta Paparo, 36 anni
San Sebastiano al Vesuvio (Na), 11 novembre 2012
Il marito ha simulato una aggressione da parte di ignoti, poi ha confessato di essere l'assassino.
Per la prima volta in Italia una donna, la democristiana Tina Anselmi, assume la carica di Ministro di un settore piuttosto difficile: quello del Lavoro.
IN ITALIA: Secondo i dati dell’Istat elaborati con quelli degli archivi della Polizia, 1 donna ogni 4, subisce una violenza durante la sua vita. Purtroppo solo una percentuale esigua di donne vittime denuncia.
OGNI FORMA DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE, IL SUO CORPO E LE SUE PROPRIETA’.
Le aggressioni possono essere evidenti (spinte, calci, pugni…), ma a volte sono più sottili, si rivolgono a qualcosa a cui la vittima tiene (animali, oggetti, i suoi vestiti…), ai mobili della casa, a qualcosa che è necessario (documenti..). SONO DIMOSTRAZIONI DI FORZA E CRUDELTA’.
Violenza fisica
Violenza psicologica
Violenza economica
OGNI FORMA DI CONTROLLO SULLA SUA AUTONOMIA ECONOMICA.
Sabota tutti i suoi tentativi di lavorare o trovare un lavoro, non permette alla donna di avere un conto corrente, la tiene all’oscuro delle entrate familiari, le chiede di firmare documenti senza darle spiegazioni, si appropria dei suoi averi.
OGNI FORMA DI COINVOLGIMENTO IN ATTIVITA’ SESSUALI SENZA IL CONSENSO DELLA DONNA.

Contrariamente a quanto si pensa la maggior parte delle violenze sessuali è opera di persone conosciute. EX APRTENER, AMICI, VICINI DI CASA, COLLEGHI CON I QUALI ESISTE UN RAPPORTO E SI SENTONO AUTORIZZATI A NON RIPSETTARE I “NO” DATI DALLE VITTIME, in qualunque momento essi vengano pronunciati. Anche nella coppia, la legge ormai riconosce come atto violento un rapporto sessuale senza il tuo consenso. Perché ci sia abuso non è necessario che avvenga un rapporto fisico: anche essere forzata ad assistere è violenza.
Violenza sessuale
Christabel Harriette Pankhurst (Manchester, 22 settembre 1880 – Los Angeles, 13 febbraio 1958) è stata un'attivista britannica militante nel movimento per il suffragio femminile.
Tra 1912 e 1913 guidò le file del movimento suffragista dal suo esilio in Francia. Nel 1914 rientrò in patria e sostenne con ardore l'entrata in guerra del proprio paese contro la Germania. Nel 1917 istituì, assieme alla madre, il Partito delle donne (Women's Party), il cui programma includeva l'ottenimento della parità di salario fra uomini e donne che svolgevano lo stesso lavoro, la parità di diritti per quanto concerneva il matrimonio, il divorzio ed i figli, pari diritti ed opportunità di impiego nella pubblica amministrazione, ed un sistema di assistenza alla maternità.
Christabel si trasferì negli Stati Uniti nel 1921, dove divenne membro di spicco del movimento protestante avventista. Negli anni trenta fece brevemente ritorno in Gran Bretagna, ma allo scoppio della seconda guerra mondiale rientrò negli Stati Uniti, dove visse fino alla morte nel 1958.

Christabel Harriette Pankhurst
Si può considerare violenza ogni abuso di potere e controllo che si manifesta attraverso il sopruso fisico, sessuale, psicologico, economico. Questi diversi tipi di violenza possono presentarsi isolatamente, ma spesso sono combinati insieme, in modo che una forma di controllo apra le porte all’altra. Ciò accade soprattutto quando si conosce chi usa violenza e sono legate a lui da un rapporto affettivo (è il loro partner, loro padre, l’amico di famiglia…). Anche nelle aggressioni subite da estranei tuttavia la violenza fisica si può accompagnare a minacce, umiliazioni, limitazione della libertà di movimento.
La violenza contro le donne è un fenomeno esteso, anche se ancora sommerso e sottostimato. Sono moltissime le donne che hanno alle spalle storie di maltrattamenti ripetuti.
Per il manifestarsi di questo fenomeno la casa e gli ambienti familiari sono i luoghi più pericolosi. Gli aggressori sono spesso partner, ex partner o altri uomini conosciuti: amici, familiari, colleghi, insegnanti, vicini di casa.
Cos’è violenza ?
OGNI MANCANZA DI RISPETTO CHE OFFENDE E MORTIFICA LA DIGNITA’.

LA VIOLENZA PSICOLOGICA ACCOMPAGNA SEMPRE LA VIOLENZA FISICA ED IN MOLTI CASI LA PRECEDE. L’ uomo critica costantemente la donna, la umilia, la rende ridicola davanti agli altri, la insulta… La segue, controlla i suoi spostamenti… Le impedisce di vedere i suoi amici o i suoi familiari… Minaccia di fare del male a lei o alla sua famiglia… A volte minaccia di fare del male a se stesso, o di uccidersi, se le cose non vanno come vuole. Chi la subisce si sente una persona priva di valore e questo può essere la premessa alla successiva accettazione di altri comportamenti violenti.
Anche il NOSTRO VOTO CONTA !
Nasce il Corpo di Polizia femminile
1959
Tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG (Organizzazione Non Governativa) ad organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno.
L'Assemblea Generale dell'ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, che si erano riunite nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà (Colombia) nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.
In Italia solo dal 2005 alcuni Centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrare questa giornata. Ma negli ultimi anni anche istituzioni e vari enti come Amnesty International festeggiano questa giornata attraverso iniziative politiche e culturali. Nel 2007 100 000 donne (40 000 secondo la questura) hanno manifestato a Roma "Contro la violenza sulle donne", senza alcun patrocinio politico. È stata la prima manifestazione su questo argomento che ha ricevuto una forte attenzione mediatica.
Dal 2006 la "Casa delle donne per non subire violenza" di Bologna promuove annualmente il Festival La Violenza Illustrata, unico festival nel panorama internazionale interamente dedicato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Ormai centinaia di iniziative in tutta Italia vengono organizzate in occasione del 25 novembre per dire no alla violenza di genere in tutte le sue forme.
Il 25 novembre
Basta premere un pulsante per attivare l'allarme collegato al sistema di Gps.

Un orologio anti-stupro potrebbe essere sperimentato in India, per tentare di bloccare gli episodi di violenza sessuale ai danni delle giovani donne che sono vittime di stupri di massa.Questo dispositivo dovrebbe essere tenuto sempre al polso, per poter allertare sia la polizia che i familiari in caso di situazioni di pericolo, inviando un sms con la geolocalizzazione. Il ministro dell’Innovazione Kapil Sibal ha infatti annunciato che l’oggetto in questione sarà pronto per fine anno e con prezzi differenti: due versioni, una da 20 dollari e l’altra da 50. Comunque economiche.
L’idea nasce dopo le numerose proteste che stanno attraversando a seguito dello stupro di Damini, la giovane studentessa di 23 anni, violentata da un branco di 6 persone. Dopo quell’episodio ne sono seguiti altri purtroppo. La notizia dell’orologio anti-stupro è stata data in anteprima dal Wall Street Journal. Grazie al sistema Gps si potrà conoscere esattamente la posizione di chi indossa l’orologio e una videocamera registrerà per 30 minuti una volta dato l’allarme. Il tutto con un solo click.
I movimenti femministi non sono entusiasti della novità, e così commenta l’attivista di Nuova Delhi, Sehba Farooqui: “I poliziotti sono riluttanti anche a registrare le denunce di stupro figuriamoci se si precipiterebbero in aiuto di una vittima potenziale sulla base di un sms”.

IN ARRIVO L’OROLOGIO ANTI-STUPRO.
27 maggio 2013
Il nostro Parlamento non perde mai occasione per dimostrare quanto poco sia sentito come urgente ed importante, il tema della violenza nei confronti delle donne.
Era settembre 2012 quando, in vista della firma della Convenzione di Istanbul,
documentai gli scandalosi eventi al Senato
che chiuse per mancanza del Presidente dell’Aula, quando si sarebbe dovuto votare sulle mozioni presentate sulla Convenzione stessa.
Oggi, mentre tutta Italia piange la morte della giovane Fabiana, uccisa in modo barbaro dal suo ex ragazzo, dopo che,
il 24 maggio u.s., in una sola giornata, sono state ammazzate 3 donne
, dopo che anche
lo scorso week-end si era caratterizzato per i numerosi episodi di violenza
, in Parlamento,
alla Camera dei Deputati, ha avuto luogo la discussione sulla ratifica della Convenzione di Istanbul
, sulla quale di voterà domani, in diretta televisiva.
Negli ultimi mesi, durante la campagna elettorale, il tema del contrasto alla violenza di genere era stato spesso sulle labbra dei nostri politici, strumentalizzato, “usato” come cavallo di battaglia, perché “di moda”.
La violenza di genere, il sessismo nel web, nelle pubblicità, nelle trasmissioni TV sono sempre più materia di discussione nel media. Le acque si stanno muovendo. Se ne parla di più, spesso in modo non corretto, ma comunque si sta formando una maggiore consapevolezza, l’opinione pubblica sta iniziando ad interessarsene.
Le decine di donne uccise ogni anno, per il nostro Parlamento non sono abbastanza importanti
Abbiamo finalmente,
una Presidentessa della Camera sensibile a queste tamatiche.
Una Presidentessa che rileva e denuncia il sessismo nel web, per esempio, denunciando l’utilizzo del corpo delle donne in pubblicità, mercificato, svilito. Che dice chiaramente che il femminicidio rappresenta una piaga del nostro Paese.
Una Presidentessa che, nel giorno del suo insediamento alla Camera, indica come prioritaria l’urgenza della violenza contro le donne.
In passato, le occasioni perse per i nostri politici di fare qualcosa di concreto nei confronti di questo fenomeno, figlio del patriarcato, sono state molte. Voglio ricordare, insieme all’episodio già citato in apertura,
i tagli operati ai fondi per i Centri antiviolenza dalla Presidentessa della Regione Lazio, Polverini e il suo appoggio alla legge che, di fatto, smantella i Consultori (l. Tarzia).
Oggi abbiamo dei politici che hanno sbandierato la violenza contro le donne durante la loro campagna elettorale, come tema cruciale. Abbiamo una Presidentessa della Camera attenta e sensibile… dunque, la Camera, nel momento della discussione preliminare sulla Convenzione di Istanbul sarà stata al completo. Deputate e deputati presenti, pronti a fare, finalmente, il primo passo fondamentale per aprire la strada ad una legislazione che ponga in atto misure adatte per fermare la violenza di genere sempre più diffusa.
Invece no.
La Camera era mezza vuota e LAURA BOLDRINI lo fa notare, con disappunto.

Forte, Laura Boldrini: “Spiace solo vedere che quest’aula sia così vuota”, dice.Brava Boldrini.

Falle notare queste cose. Mostrale ai tuoi colleghi. Fa’ vedere al Paese itero come poco interessi questo tema ai nostri rappresentanti.
Tutti lo devono sapere.
Al nostro Parlamento non importa niente se Fabiana, Silvana, Angelica e molte altre muoiono ogni due, tre giorni
, uccise da uomini che non accettavano la loro autodeterminazione.
Al nostro Parlamento non importa niente se, con la scandalosa assenza di molti dei suoi membri, le donne si sentono lasciate sempre più sole. Al Parlamento non importa nulla se ci sta comunicando, con la sua aula desolatamente mezza vuota, che il problema non è cruciale, anche se riguarda metà dei cittadini che rappresenta.
Se i femminicidi aumentano, se i fenomeni di violenza crescono è anche a causa dell‘
assoluta e totale mancanza di interesse da parte delle forze politiche che operano in Italia.Le Istituzioni dovrebbero essere in prima linea quando si tratta di fatti sociali così gravi. E la violenza contro le donne lo è.
Riguarda tutti. Riguarda il nostro futuro. Siamo stufe di assistere ad episodi di disinteresse sconfortante come questo nei confronti della violenza di genere.
Violenza che sale agli onori della cronaca solo quando già avvenuta, agita.
Violenza che sarebbe ora di contrastare in modo efficace e capillare, continuo e mirato.
E' il movimento politico, sociale e culturale, nato nell'Ottocento in Europa e negli Stati Uniti, volto a ottenere la parità giuridica e sociale tra i sessi.
Anche se diviso in diverse correnti,
le sue iniziative hanno contribuito a modificare in senso progressista la legislazione di molti paesi,
con iniziative nel campo dell’assistenza alla maternità e all'infanzia, con il riconoscimento del divorzio, del controllo delle nascite e dell'aborto, sulla repressione del mobbing e degli abusi sul lavoro, sulle molestie sessuali, sullo stupro e sull'omofobia
Emma Goldman (1869-1940), anarchica e femminista
Uno dei simboli del movimento delle donne in Germania degli anni '70
Negli anni "Settanta" il movimento femminista spostò i propri obiettivi da una questione facilmente soggettiva ad un ambito sociale, lottando per la conquista di diritti civili, che portarono, per esempio
in Italia, all'introduzione del divorzio, alla modifica del diritto di famiglia nel 1975, all'istituzione dei consultori familiari, alla legge sulle "pari opportunità", alla liberalizzazione dei contraccettivi e all'approvazione delle leggi che regolano l'aborto, alla costituzione dei Centri antiviolenza ecc.
In quegli anni le femministe si dedicarono anche alla
creazione di una coscienza dello stato di oppressione in cui versavano le donne
, da cui sarebbe dovuta scaturire la liberazione da quesa oppressione. Per questo intorno al 1975 i gruppi autonomi di donne iniziarono a trasformarsi da gruppi di parola in gruppi che si dedicarono alla realizzazione di qualcosa, come librerie, biblioteche, case editrici, luoghi di ritrovo. Nasce in sostanza la cosiddetta pratica del "
FARE TRA DONNE
”.
Nel 1983 in Iran 10 donne furono condannate a morte. Tra queste, Tahita, in punto di morte, disse:
«Mi potete uccidere quando volete ma non potete fermare l’emancipazione delle donne»
, segno evidente che il femminismo non è una questione esclusivamente occidentale.
anche sui mezzi e sui fini del femminismo.
La minigonna è sulla breccia dell'onda da oltre 40 anni
Data di nascita:
1963
Nome:
MINIGONNA
Altezza
: minima
Padre:

sconosciuto
Madre:

la stilista inglese Mary Quant
Sta tutta qui la carta d`identità di una piccola-grande rivoluzione che ha scandalizzato il mondo. La minigonna festeggia le sue quaranta primavere ma sembra lontano anni luce il tempo delle sue prime apparizioni in pubblico.
Altri tempi. Altri costumi. All`epoca gli sguardi di uomini e donne scendevano, come avrebbero fatto davanti a un marziano, lungo quel tessuto ridotto ai minimi termini fino ad essere scandaloso, sfrontato, senza vergogna. E le «avanguardie» di quelle
gonne minimaliste non hanno avuto certo vita facile.
Inizia la guerra in Vietnam, esplode la Pop Art, Martin Luther King riceve il premio Nobel per la pace e
Mary Quant inventa la minigonna.
A indossarla è
Twiggy
: prima top model-teenager.
Dopo il 1964 l `abbigliamento femminile non sarà più lo stesso.
Le gonne corte detteranno il modo di vestire: stivali alti di vernice, nuove calze dette collant e una rivoluzione della biancheria.
Twiggy,
la prima top model
FEMEN: un tipo di femminismo estremo
FEMEN è un movimento di protesta ucraino fondato a Kiev nel 2008. Il movimento è divenuto famoso, su scala internazionale, per la pratica di manifestare in topless contro il turismo sessuale, il sessismo e altre discriminazioni sociali. Alcuni degli obiettivi del movimento sono

"incrementare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina", "ricostruire l'immagine dell'Ucraina, un paese dalle ricche opportunità per le donne"
e
modificare l'immagine dell'Ucraina all'estero da meta di turismo sessuale a paese democratico. Già dall'aprile del 2010 il movimento stava considerando l'idea di diventare un partito politico per partecipare attivamente alle elezioni parlamentari.
Anna Hutsol
L'organizzazione
“Amina, 19 anni, tunisina, studentessa di scuola superiore.
Ha conosciuto Femen dal web e ha preso contatti per fondare il gruppo tunisino. Così ha fatto alcune foto di se a petto nudo con scritto addosso messaggi come “si fotta il vostro moralismo”, “il mio corpo è mio”, e cose del genere. A quel punto: “scandalo”. Lei a rischio arresto per 8 mesi, un imam chiede ai musulmani di darle 10 frustate e poi lapidarla finchè morte non sopraggiunga. A quel punto lei va anche ospite su un programma tv tunisino abbastanza conosciuto e pronuncia parole importanti! Credetemi: l’ho ascoltata in lingua originale ed è stata una grande, dopodichè nel giro di un paio di giorni, la sua pagina fb viene chiusa, quella di femen tunisia piratata da islamisti e lei scompare e per 2 o 3 giorni non se ne è saputo nulla. Ora pare si sia capito che è ostaggio della famiglia che l’ha messa a psicofarmaci perchè ritiene abbia problemi psichici (?!!??), insomma un disastro. Le hanno tolto telefono, internet, e non la mandano più a scuola. E’ sorvegliata a vista! Così Femen ha lanciato una campagna per la raccolta di foto in suo sostegno e sta cercando di organizzare delle manifestazioni. Se ne parla su tutte le pagine facebook di Femen ne parlano, quella italiana, francese, brasiliana, tedesca, olandese, sud americana. "
Amina, la Femen tunisina che non può mostrare il seno
Avviato dalla mini,
il processo di liberalizzazione dell`abbigliamento procede rapidissimo.
Nel `66 viene inventato il nude look e contemporaneamente nascono i primi hippies che faranno moda dal `68 con il "
Flower Power
". Cosi l`esplosione del `68 con i movimenti di liberazione della donna, forniscono l`ambiente ideale per spingere al massimo la scoperta del corpo femminile.
Ci sono volute migliaia e migliaia di gambe al vento, di fischi irriverenti, di commenti insolenti e di donne perseveranti prima che il comune senso del pudore digerisse l`idea della minigonna. Ma da lì in poi è stato un trionfo:
le
castigate gonne sotto il ginocchio sono uscite «stracciate» dal confronto con le «sorelline». Che ancora oggi reggono decisamente bene.
Dalle prime mini, colorate e svasate, guardate con più di un sospetto da borghesi e benpensanti, si passa a quelle trasparenti e lunari della fine degli anni `60, alle micro gonne di pelle nera dei punk, al boom dei tessuti sintetici degli anni `80, alle varianti «maschili» della mini, ovvero i micro calzoncini elastici con cui viene fotografata Madonna mentre fa jogging, alla fine del decennio.
Negli anni `90 le passerelle vengono invase dalle top model, la minigonna riappare con gli stilisti Dolce e Gabbana e Prada.
La colonna portante del movimento è costituita da studentesse universitarie tra 18 e 20 anni. A Kiev ci sono circa 300 manifestanti attive che fanno capo al movimento. Non mancano attivisti maschi interessati alla causa e attivamente coinvolti. Alle manifestazioni del gruppo partecipano circa 20 volontarie in topless insieme agli oltre 300 membri completamente vestiti. La maggior parte delle manifestazioni si è svolta a Kiev, ma FEMEN ha anche manifestato in altre città, tra le quali anche Roma.
L'obiettivo del movimento è
"smuovere le donne in Ucraina, rendendole socialmente attive; organizzare entro il 2017 una rivoluzione femminista."
FEMEN ha giustificato i suoi metodi provocatori affermando "
che è l'unico modo per essere ascoltati in questo paese. Se avessimo manifestato con il solo ausilio di cartelloni le nostre richieste non sarebbero state nemmeno notate".
Riguardo all'utilizzo del corpo femminile come mezzo per attirare l'attenzione mediatica, la fondatrice dell'organizzazione,
Anna Hutsol, ha affermato: "Mi sono resa conto che il femminismo tradizionale qui in Ucraina non avrebbe attecchito, né con le donne né con la stampa, né tanto meno con la società. E allora perché non adattare il femminismo al modello ucraino?".
L'organizzazione pianifica di diventare il più grande ed il più influente movimento femminista in Europa.
La fondatrice del movimento FEMEN è Anna Hutsol, nata il 16 ottobre 1984 in Russia, da una famiglia ucraina ed è un'economista con un background nell'ambito del teatro e usa questa esperienza per far guadagnare attenzione mediatica alla sua causa.
... Sempre in PRIMA FILA !
Simbolo del movimento
Mary Quant
Doppia Difesa nasce da un incontro casuale fra due donne, Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno, che non potrebbero essere più diverse per storia personale, attività, provenienza. Scoprono invece, quasi subito, di avere in comune molti tratti caratteriali: una incontenibile voglia di fare, un entusiasmo contagioso, una tenacia ferrea.
Il 29 settembre 2008 si è costituita l’Associazione Nazionale D.i.Re. “Donne in Rete contro la violenza”;
la prima associazione italiana a carattere nazionale
di centri antiviolenza non istituzionali e gestiti da associazioni di donne che affronta il tema della violenza maschile sulle donne secondo l’ottica della differenza di genere, collocando le radici di tale violenza nella storica, ma ancora attuale, disparità di potere tra uomini e donne nei diversi ambiti sociali.
La Casa delle Donne è un gruppo di lavoro che offre aiuto e sostegno alle donne che decidono di riprendere in mano la propria vita uscendo dalla violenza. Nasce nel 2007 ed è un gruppo di volontarie che offrono aiuto alle donne vittime di violenza ed abusi, sia italiane che straniere. Ciò avviene tramite l’offerta di servizi quali il sostegno psicologico, la consulenza legale, l’attivazione di rete e di interventi d’emergenza, l’accompagnamento in strutture sanitarie, tribunali, polizia…
Date queste premesse, era naturale che si stabilisse un rapporto di amicizia e di stima. Giulia e Michelle parlano, scambiano idee, opinioni, e da queste conversazioni emerge che entrambe hanno lo stesso sogno nel cassetto: aiutare tutti coloro che hanno subito sul lavoro o fra le pareti domestiche discriminazioni, violenze e abusi ma non hanno il coraggio, o le capacità, di intraprendere un percorso di denuncia. Giulia e Michelle capiscono che, insieme, possono svolgere un’attività di sostegno e assistenza attraverso un percorso non convenzionale; possono, forti della notorietà e della credibilità acquisite negli anni, usare la loro immagine per sensibilizzare l’opinione pubblica e portare alla ribalta le problematiche che spesso queste donne-vittime si trovano ad affrontare da sole, in un clima di isolamento ideologico e sociale. Comprendono insomma l’importanza di accendere i riflettori su quelle migliaia di casi che, nel silenzio e nell’indifferenza generali, crescono sino a diventare una vera e propria emergenza sociale.
Ecco come è nato il desiderio di dar vita alla Fondazione Doppia Difesa, la cui prima finalità è quella di aiutare le vittime a uscire dal silenzio.
In Italia sono moltissime le donne che decidono di non denunciare discriminazioni, violenze e abusi: questa scelta è dovuta in parte alla mancanza di strumenti e alla impossibilità materiale di procedere alla denuncia stessa, ma in parte anche alla mancanza di consapevolezza del proprio status di vittime. In molti casi gioca, inoltre, un ruolo determinante la paura di affrontare da sole il giudizio della comunità di cui si fa parte. Ultime, ma non meno importanti, i tempi lunghi della macchina giudiziaria, che impone tempi di attesa tali da rendere la denuncia inutile, quando non addirittura controproducente.
Consapevoli che la soluzione di un problema passa attraverso la sua conoscenza e che il primo passo per vincere la battaglia contro discriminazioni, violenze
TUTTE
le donne devono
ESSERE AIUTATE
La Casa delle Donne garantisce: riservatezza ed anonimato, ascolto telefonico, colloqui con assistenti sociali e psicologi, consulenza legale con esperti interni, realizzazione di percorsi individuali. Tutto ciò nell’assoluto rispetto delle scelte e dei bisogni della donna.
Donne al Sicuro è un corso DEDICATO E STUDIATO ESCLUSIVAMENTE PER LE DONNE.
Semplice, efficace e reale, il corso insegna come ottenere una vera e propria Mentalità Difensiva. Non un banale corso di difesa personale, Donne al Sicuro insegna a conoscere e prevenire i fenomeni di violenza e a gestire psicologicamente e fisicamente un’aggressione.
Il Programma, suddiviso in tre livelli, è studiato per essere appreso indipendentemente dall’età e dalle condizioni fisiche.
Tutte le tecniche insegnate vengono messe in pratica riproponendo scenari e aggressioni sotto l’effetto adrenalinico.
Verranno illustrate inoltre tecniche di difesa con oggetti di uso quotidiano (una penna – delle chiavi), occasionali (una rivista) o attraverso strumenti di auto protezione (Spray O.C.).
Nell’anno 2008 la I.P.T.S. in collaborazione con la S.J.J.A. e l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Napoli diedero vita ad un corso di difesa personale per sole donne. Il riscontro fu sorprendente. Oltre 250 donne dai 13 ai 67 anni parteciparono a tale iniziativa. Purtroppo vi fu un dato che sorprese in maniera negativa, alcune delle partecipanti rivelarono di aver subito una violenza fisica. Nel 2011 nasce il progetto Donne al Sicuro (Women First) realizzato da professionisti nel campo della sicurezza e della self defense in sinergia con le Associazioni che tutelano i diritti delle donne,
Elsa Morante
Elsa Morante (Roma, 18 agosto 1912 – Roma, 25 novembre 1985) è stata una scrittrice, saggista, poetessa e traduttrice italiana. È considerata da alcuni critici una tra le più importanti autrici di romanzi del secondo dopoguerra.
A Roma, devastata dalla guerra, vive Ida Ramundo una maestra ebrea di trentasette anni, vedova e madre di Nino. Una sera di gennaio del 1941 Ida viene violentata da un soldato tedesco ubriaco. Frutto della violenza è Useppe, un bambino allegro e vivace. Nel 1943 un bombardamento distrugge la casa di Ida che con i figli si trasferisce in un ricovero per sfollati a Pietralata. Tra stenti, disperazione e umana solidarietà trascorrono gli anni della guerra. Nino si arruola prima nelle camicie nere, poi partecipa alla lotta partigiana. Conosce l'ebreo e anarchico umanitario Davide Segre con cui ritorna a casa. Nel 1945 alla fine del conflitto per Ida continuano le difficoltà e le sofferenze. Mentre Davide tenta l'inserimento con il lavoro in fabbrica al Nord, Nino non riesce a trovare una sua strada, si da al contrabbando e resta ucciso in uno scontro con la polizia. Solo la presenza di Useppe consente a Ida di superare il dolore. Anche Davide fallito il suo tentativo torna a Roma e diventa amico di Useppe. Un giorno viene trovato morto nella baracca in cui vive, ucciso dalla droga. Intanto si manifesta l'epilessia, finora latente, di Useppe, di fronte alla quale Ida non può nulla. Una violenta crisi epilettica uccide il bambino. Ida non regge al dolore e perde la ragione. Ricoverata in manicomio muore nove anni più tardi.
Renata Viganò (Bologna, 16 giugno 1900 – Bologna, 23 aprile 1976) è stata una scrittrice e partigiana italiana.
Scrittrice precoce, a soli 13 anni riuscì a far pubblicare, nel 1913, la sua prima raccolta di poesie, Ginestra in fiore, seguita nel 1916 da Piccola Fiamma, ma raggiunse una certa notorietà solamente nel 1949 con L'Agnese va a morire, romanzo d'impianto neorealistico tra i più intensi della narrativa ispirata alla Resistenza, , forse di ispirazione autobiografica, giacché Renata Viganò fu con il marito una partigiana della resistenza italiana.
Renata Viganò
La lavandaia Agnese vive con il marito Palita, un uomo reso debole da una malattia avuta da bambino, che lo costringe a stare in casa senza compiere sforzi fisici: il suo unico lavoro è intrecciare ceste di vimini. Questa situazione costringe Agnese a lavorare il doppio per mantenere se stessa ed il marito. Palita, per quanto debole, è tuttavia un uomo politicamente impegnato, un comunista.Un giorno Palita viene catturato dai nazisti per motivi non chiari; forse perché in contatto con i partigiani, o a causa di una soffiata dei vicini di casa, in quanto la sera prima aveva ospitato un disertore italiano.Qualche giorno dopo la cattura di Palita, un suo amico, riuscito a fuggire dalla camionetta tedesca, annuncia ad Agnese la morte del marito. Ella aveva presentito la morte del marito, perché sapeva che egli era bisognoso di cure costanti. L'Agnese quindi resta sola con l'unica compagnia della gatta di Palita, tutto ciò che gli resta di lui, ed un odio profondo nei confronti dei nazisti.A non darle sicuramente una mano sono la vicina di casa e le figlie che amoreggiano coi soldati nemici. Una sera, dopo aver bevuto, uno di loro (Kurt) spara per divertimento alla gatta. Agnese allora lo colpisce in testa col fucile, e credendolo morto, fugge nascondendosi presso una famiglia di partigiani.Da questo momento Agnese diventa l'organizzatrice delle staffette, e la "mamma" della compagnia partigiana.Ma proprio quando gli alleati inglesi stanno per prendere il sopravvento sui nemici, Agnese viene trattenuta dai soldati tedeschi e, riconosciuta da Kurt, viene uccisa.
L' Agnese va a morire
La Storia
Le donne nella letteratura sono state spesso le protagoniste sia come SCRITTRICI sia come MUSE...
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Eugenio Montale

È la poesia n.5 di Xenia II di Eugenio Montale, poi all'interno della raccolta Satura. È una delle più note liriche scritte in memoria della moglie Drusilla Tanzi, ed è stata composta nel novembre del 1967.
Ho sceso, dandoti il braccio
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni….
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!!!


Madre Teresa di Calcutta
Donna
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e gli occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per gli occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova.

e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d'amore, che va dicendo a l'anima: Sospira.
Dante
Tanto gentile e tanto onesta pare è un sonetto di Dante contenuto nel XXVI capitolo della Vita Nova.
Questo sonetto fu composto prima del presagio che Dante ebbe sulla morte di Beatrice.
Tanto gentile e tanto onesta pare
Benito Mussolini
Le donne a volte mostrano il loro corpo per secondi fini... Come ad esempio per vendere auto, profumi
o per aumentare lo share degli ascolti
All' uso del corpo femminile come se fosse un oggetto da vendere!
Forze di Polizia, psicologi, criminologi ed esperti del settore. Il progetto prevede corsi di autotutela (corsi di antiaggressione femminile) presso Associazioni ONLUS, istituti scolastici, atenei universitari, centri sportivi ed enti pubblici e privati. Inoltre, grazie alla fitta rete di collaborazioni sul territorio nazionale, il progetto garantisce la diffusione delle attività istituzionali che forniscono molteplici forme di assistenza e promuove lo studio dei fenomeni di violenza con particolare attenzione alle metodologie di prevenzione di tali atti criminosi.
Donne al Sicuro – Women First aderisce alle iniziative proposte in Italia dal Ministero per le Pari Opportunità e a tutte quelle che hanno come primario scopo la diffusione delle attività a tutela dei diritti delle donne e contro la violenza di genere.
Nacque il 31 agosto del 1870 a Chiaravalle, un paese in provincia di Ancona. Quando aveva tre anni, la famiglia si trasferì a Firenze e pochi anni dopo a Roma sempre per motivi lavorativi del padre.
Le cose, scolasticamente, iniziarono ad andare meglio a partire ad undici anni, quando mostrò una certa inclinazione per le materie scientifiche. Frequentò la Regia scuola tecnica, da poco aperta a Roma, e si diplomò con 137/160. Si iscrisse alla facoltà di Medicina della Sapienza e
DIVENNE UNA DELLE PRIME DONNE A LAUREARSI NELL’AMBITO MEDICO
, nel 1896. Durante il periodo universitario concentrò i propri studi e le ricerche in pediatria, psichiatria e igiene, argomenti di cui si sarebbe occupata a lungo anche dopo l’università.Una volta laureata, divenne assistente alla clinica psichiatrica universitaria di Roma e si dedicò ai bambini con problemi psichici; attraverso convegni e conferenze in giro per l’Europa ebbe modo di conoscere e approfondire metodi e teorie sul recupero dei “bambini anormali”, come venivano definiti all’epoca. Portando avanti in parallelo il proprio impegno per l’emancipazione femminile, nel 1898 presentò a Torino, nel corso di un congresso pedagogico, i risultati delle proprie ricerche sui bambini, ottenendo la direzione della scuola magistrale ortofrenica di Roma.

Nel 1907 aprì nella zona di San Lorenzo la sua prima “Casa dei Bambini”, in cui applicò un innovativo sistema per la scuola dell’infanzia, raccontato poi nel libro "Il metodo della pedagogia scientifica". Tutto l’arredamento fu progettato per essere proporzionato alle possibilità e alle esigenze dei bambini. Al suo interno c’erano anche strumenti e soluzioni didattiche tese ad attivare la creatività e l’apprendimento attraverso il gioco e la possibilità di sperimentare.
Negli anni Venti, intorno a Montessori nacque il movimento montessoriano, da cui ebbero origine la scuola magistrale Montessori e l’Opera nazionale Montessori. Nei primi anni il regime fascista incentivò e promosse l’apertura di nuove “Case dei Bambini”: da un lato Mussolini aveva l’esigenza di ridurre il forte tasso di analfabetismo in alcune aree d’Italia e, dall’altro, pensava di poter sfruttare il lustro internazionale di Montessori a proprio favore. Durante il fascismo Maria fu emarginate e costretta ad abbandonare l’ Italia nel 1933. Dopo l’abbandono, viaggiò per il mondo, India compresa e continuò a lavorare alle proprie teorie sulla pedagogia. Nel 1947 rientrò in Italia per proseguire i suoi progetti. Trasferitasi nei Paesi Bassi morì il 6 maggio 1952.
Maria Montessori viene principalmente ricordata per il METODO DI INSEGNAMENTO CHE IDEO’ PER I BAMBINI. Il metodo Montessori si basa principalmente su un assunto: l’allievo deve essere libero di sperimentare per conto proprio, perché solamente attraverso la libertà si possono favorire la creatività e altre doti presenti nella natura dei bambini. Attraverso questo processo, il metodo deve far emergere e far comprendere l’importanza della disciplina, dando agli allievi le risorse per imparare a regolarsi da soli e a seguire quando necessario le regole. Montessori puntò principalmente sulla pedagogia scientifica, sostenendo che fosse necessario un nuovo approccio scientifico nel campo dell’educazione.
E il metodo, usato ancora oggi in centinaia di scuole in giro per il mondo, ne è la dimostrazione: oggetto dell’osservazione scientifica non deve essere semplicemente il bambino in sé, ma tutte quelle dinamiche che lo portano a compiere scoperte e che si basano sulla sua spontaneità. Per poter scoprire le cose, e imparare, il bambino deve inoltre avere un mondo a portata di mano. Montessori introdusse il concetto di UNA SCUOLA A MISURA DI BAMBINO, e non di adulto come accadeva nei primi del Novecento. Un ambiente più amichevole e meno ostile divenne l’elemento necessario per mettere a proprio agio i bambini e consentire loro di interagire con più naturalità, primo passo verso l’apprendimento.
" Una piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa. "
Primo Levi
Rita Levi-Montalcini è nata a Torino nel 22 aprile 1909, da una famiglia ebrea.
Nonostante l'opinione del padre, decise nell'autunno del 1930 di studiare medicina all'Università di Torino; la scelta di medicina fu determinata dal fatto che in quell'anno si ammalò e morì di cancro la sua amata governante.
Nel 1936 si laureò con 110 e lode in Medicina e Chirurgia e successivamente si specializzò in neurologia e psichiatria.
Nel 1938 Benito Mussolini pubblicò il “Manifesto per la difesa della razza” firmato da dieci scienziati italiani che portò poi alla promulgazione di leggi razziali di blocco delle carriere accademiche e professionali a cittadini italiani non ariani. In quanto ebrea, Rita fu costretta a emigrare in Belgio con il padre, dove però continuò i suoi studi a Bruxelles.
Il pesante bombardamento di Torino a opera delle forze aeree angloamericane nel 1941 costrinse ad abbandonare la città e la Montalcini si rifugiò nelle campagne di un paese dell'Astigiano, dove ricostruì il suo mini laboratorio e riprese gli esperimenti. Nel 1943 l'invasione dell'Italia da parte delle forze armate tedesche la costrinse di nuovo ad abbandonare il loro rifugio ormai pericoloso. Tutta la famiglia si trasferì fino a rimanere a Firenze. Qui, Rita fu in contatto con le forze partigiane del Partito d'Azione e nel 1944 entrò come medico nelle forze alleate.
Negli anni cinquanta le sue ricerche la portarono alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o NGF, scoperta la quale ha ricevuto nel 1986 IL PREMIO NOBEL PER LA MEDICINA. La scienziata devolse una parte dell'ammontare del premio alla comunità ebraica, per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma. Nel 1987 ricevette dal Presidente Ronald Reagan la National Medal of Science, l'onorificenza più alta del mondo scientifico statunitense. FU ANCHE LA PRIMA DONNA AD ESSERE AMMESSA ALLA PONTIFICA ACCADEMIA DELLE SCIENZE. Il 1º agosto 2001 è stata nominata senatrice a vita, per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale. La Montalcini muore il 30 dicembre 2012, all'età di 103 anni, nella sua abitazione romana di viale di Villa Massimo.
Levi-Montalcini ha sempre affermato di sentirsi una donna libera. Cresciuta in «un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità», ha dichiarato d'averne «risentito, poiché sapevo che le nostre capacità mentali - uomo e donna - son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio». Ha rinunciato per scelta a un marito e a una famiglia per dedicarsi interamente alla scienza.
Riguardo alla propria esperienza di donna nell'ambito scientifico, ha descritto i rapporti coi collaboratori e studiosi sempre amichevoli e paritari, sostenendo che le donne costituiscono al pari degli uomini un immenso serbatoio di potenzialità, sebbene ancora lontane dal raggiungimento di una piena parità sociale.
La prima metà degli anni settanta l'ha vista partecipe dell'attività del Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto.
Nel Medioevo la donna spesso era considerata come fonte di tentazione e di peccato, però nei più grandi poeti italiani di quel tempo, veniva ad assumere una connotazione decisamente positiva. E’ questo il caso della donna stilnovista, dove troviamo Beatrice di Dante Alighieri, considerata “DONNA ANGELICA”, in grado di nobilitare l’animo dell’uomo e di operare da tramite fra questo e Dio.
La donna nel Petrarca è anche essa una donna angelo, però diventa più reale, più "in carne", cioè si nominano altri aspetti del suo fisico, ella possiede un seno, un grembo, ma soprattutto una donna che invecchia di età.
Qualche anno più tardi, Boccaccio nel suo “Decameron” descriverà la donna in modo diverso, rivoluzionandone ulteriormente la figura. Nelle sue novelle, il poeta respinge l’idea della donna “divina”, rendendola più naturale ed umana.
L'Angelica di Ariosto è una donna più moderna, traspare anche la misoginia dell'Ariosto, una donna che fugge davanti alle difficoltà, alle scelte alla vita quindi è UNA DONNA CON PREGI, MA ANCHE DIFETTI.
La figura femminile nel Romanticismo, viene esaltata e celebrata, molto spesso essa incarna le aspirazioni o illusioni dei poeti stessi. La letteratura del '900 non si occupa in modo adeguato del ruolo che la donna stava faticosamente conquistando, basti pensare all’emancipazione. Accade ciò perché in quel periodo vi erano le limitazioni e censure del Fascismo. Infine, nei tempi moderni, la figura femminile ha finalmente ottenuto la giusta posizione nella società, e partecipa attivamente alla vita politica e letteraria del nostro Paese.
Franca Rame (1929 – 2013) è stata un'attrice teatrale, drammaturga e politica italiana. Nata a Villastanza, frazione di Parabiago, in una famiglia con antiche tradizioni teatrali. Debuttò nel mondo dello spettacolo appena nata.
Il 24 giugno 1954 sposò l'attore Dario Fo. Dall'unione il 31 marzo 1955 nacque il figlio Jacopo. Nel 1958, insieme al marito, fondò la Compagnia Dario Fo-Franca Rame che, negli anni seguenti, avrebbe ottenuto grandissimo successo commerciale nel circuito dei teatri cittadini istituzionali.
Sempre insieme al marito sostenne l'organizzazione Soccorso Rosso Militante. A partire dalla fine degli anni settanta
LA RAME PARTECIPO’ AL MOVIMENTO FEMMINISTA
: iniziò a interpretare testi di propria composizione come “Tutta casa, letto e chiesa”, !”Grasso è bello!”, “La madre”.
Il 9 marzo 1973, Franca Rame fu costretta a salire su un furgoncino da cinque uomini appartenenti all'area dell'estrema destra, dai quali fu poi stuprata a turno e malmenata. La vicenda fu ricordata a distanza di tempo nell'opera “Lo stupro”, del 1981.
Nel 1999 ricevette la laurea honoris causa da parte dell'Università di Wolverhampton insieme al marito.
Nelle elezioni politiche del 2006 si candidò capolista al Senato in molte regioni. Venne eletta senatrice in Piemonte e Antonio Di Pietro la propose come Presidente della Repubblica: raccolse ventiquattro voti. Lasciò il Senato nel 2008.
Il 19 aprile 2012 venne colpita da un ictus e ricoverata d'urgenza al policlinico di Milano. È morta il 29 maggio 2013, nella sua abitazione di Porta Romana a Milano, all'età di 83 anni.

Con il marito Dario Fo
La nascita del figlio Jacopo
Lady Diana:
La Principessa del Popolo
Marilyn Monroe: la bionda più famosa della storia
Margherita Hack: una vita per la scienza
Grace Kelly:
la diva che divenne una principessa
Coco Chanel: una grande donna, un grande stile
Le sorelle Fontana:
Le icone della moda italiana
Madre Teresa di Calcutta: Un dono di Dio
Audrey Hepburn: un’ anima elegante
Maria Callas:
la Regina della lirica
Margaret Thatcher: la Lady di Ferro
La discriminazione sessuale a discapito del mondo femminile è un capitolo ancora aperto in tre quarti del pianeta. Una discriminazione che si configura addirittura come crimine, in molti Paesi dove il passare del tempo non ha aperto le porte al progresso della civiltà e della democrazia. Dove la rivendicazione dei diritti da parte delle donne può costare la libertà, l'incolumità fisica o la vita stessa.
Le donne nel mondo, tra discriminazioni e potere al femminile
Divorzio all'Egiziana
India le donne dimenticate
Paradossale, assurda, incomprensibile e piena di contraddizioni. Così si potrebbe riassumere la condizione femminile in India,
in cui le donne sono formalmente uguali agli uomini, con gli stessi diritti politici e le stesse opportunità sociali e di lavoro. Un paese in cui la discriminazione sessuale è addirittura vietata dalla Costituzione indiana. Un paese in cui ai vertici della vita economica e sociale si affermano sempre di più nomi femminili.
Ma anche un paese negato alle donne. Un paese in cui la discriminazione di massa resta una realtà, che affonda le sue radici in tradizioni arcaiche, che le statistiche generali mettono bene in evidenza. Su una popolazione di circa un miliardo di individui, infatti, le donne, a differenza di quel che avviene in quasi tutto il mondo, sono in minoranza: il 48 per cento.
E le storie? Quelle delle donne indiane,
raccontano casi strazianti di sfruttamento, di spose bambine vendute per un sacco di riso, di ripudi e prepotenze, di eliminazioni fisiche per questioni di dote.
Il rifiuto preconcetto di un figlia, considerata come un peso per la famiglia. La discriminazione tra uomini e donne nasce e si perpetua nella famiglia, secondo antiche convenzioni.
La donna è destinata fin dalla nascita a stare in cucina, ad occuparsi della casa, sostenendone tutto il peso
. È difficile cambiare la mentalità. È così nei villaggi, è così ancora in molti ambienti della città.
Dal 1993 un emendamento della Costituzione riserva il 33 per cento dei posti nei consigli locali alle donne.
Di fatto, anche quando vengono elette, molte sono convinte a lasciare la delega al marito, perché non hanno il tempo o la capacità di seguire i lavori. Così la forma è rispettata e la sostanza non cambia. Forse ha ragione chi dice che:
"Per cambiare le donne dell'India, c'è un solo modo: cambiare gli uomini".
Strano universo quello delle donne egiziane. Belle, spesso bellissime, come la regina Nefertari, una donna coraggiosa e determinata, ma inevitabilmente sovrastata dalla figura prepotente del marito, il faraone Ramses II. Come lei limitate in molti aspetti della loro vita da una legge, quella coranica, che tuttora rende loro difficile trovare un posto nella società. Le si vedono per le strade:
di alcune non si riesce a scorgere neanche un centimetro di pelle tanto sono coperte; sono sempre un passo dietro al marito.
Le più giovani hanno un'aria più spensierata, alcune vestono in modo moderno e in nulla diverso dalle coetanee occidentali, se non per il fatto che hanno la testa coperta da un chador. Nero per le già maritate, colorato per tutte le altre.
Ma in questo paese, dove la vita sembra essersi fermata a decenni fa, qualcosa sta lentamente cambiando. Proprio per le donne.
L'alta Corte egiziana ha finalmente sancito che anche loro hanno il diritto di ottenere un passaporto.
Nessuno, e tanto meno il marito, potrà più impedire loro di viaggiare all'estero. Ma, in questa società maschilista, e per la maggior parte islamica, il divieto era ormai una consuetudine molto semplice da applicare. Per il marito, infatti, era sufficiente recarsi al Ministero degli Interni e far inserire il nome della propria moglie in una sorta di lista nera, così da impedirle di ottenere il passaporto. Purtroppo gli uomini potranno ancora impedire alle loro mogli di varcare i confini nazionali, anche se la prassi sarà un po' più complicata: dovranno presentare un'apposita petizione alla Corte che valuterà caso per caso, e non più di ufficio, se la donna può viaggiare o meno.
Anche perché arriva solo alcuni mesi dopo un'altra importante e controversa decisione: quella di facilitare alle donne la richiesta di divorzio dai loro mariti. Mentre gli uomini possono divorziare all'istante e senza particolari giustificazioni, per una donna egiziana, lasciare il marito, era praticamente impossibile.
Adesso, invece, potrà chiedere il divorzio anche per incompatibilità.
Ma, anche in questo caso, attenzione: la donna otterrà sì il divorzio, ma dovrà rinunciare a ogni pretesa finanziaria e, quindi a ogni forma di alimento e, in più, dovrà restituire al marito la dote ricevuta. Dunque, per le donne un altro successo a metà: di fatto le uniche che potranno usufruire di questo diritto saranno le donne benestanti e comunque coloro che hanno i mezzi per restituire la dote e per mantenersi senza usufruire degli alimenti del marito. Inoltre, sarà comunque difficile per una donna ottenere il divorzio, in un paese in cui non un solo giudice è di sesso femminile.
Israele: donne di proprietà
Cosa pensereste di un marito che preferisce aggiustare la sua macchina, piuttosto che portare la moglie, che sta per partorire, in ospedale? E se vi dicessimo anche che il risultato di tanto egoismo è che il bambino è nato morto? Terribile. Eppure sono cose che capitano. Capitano ad esempio in Israele. Sorvolando dall'alto questo fazzoletto del mondo, si notano tante piccole oasi abitate: sono i villaggi dei beduini.
Non vivono in case, ma in grosse tende e dormono su materassi sparsi sulla sabbia all'ombra di larghe tele.
Intorno alle tende corrono sempre dozzine di bambini, spesso figli dello stesso padre, ma non della stessa madre.
E dentro le tende, vivono rinchiuse le donne beduine.
Donne che, neanche a dirlo, sono considerate proprietà del marito. Già, una proprietà. E questa è la somma di una triplice forma di discriminazione:
• innanzi tutto, queste donne sono musulmane, e all'interno della società ebraica israeliana, rappresentano una minoranza;
• in secondo luogo, sono donne che vivono in una società fortemente patriarcale, dove mariti e padri hanno il completo controllo su di loro;
• infine, vivono nel Neghev, una zona periferica, rispetto al centro di Israele, e lontana dalle zone industrializzate.
La donna beduina è la vittima di una tradizione molto forte, in cui la religione è mal interpretata.
Tra queste donne, ci sono molte vittime di stupri e incesti. Vittime che non hanno nessuno a cui rivolgersi, all'interno della comunità, e sicuramente non possono presentare denunce alla polizia, perché rischierebbero di essere uccise. Non deve stupire, quindi, che le donne beduine siano molto chiuse, difficilmente facciano capire le loro sensazioni e i loro stati d'animo: non sono abituate a parlare con stranieri, e quindi è difficile capire cosa le faccia star male.
Sveliamo le donne afgane
È molto difficile comprendere come ci si sente ad essere donna a Kabul. Sicuramente molto difficile per le donne occidentali. Quel che accade in Afghanistan è fuori dalla portata della nostra immaginazione e fa gelare il sangue, solo a pensarci.
Le donne sotto il regime dei talebani non possono lavorare, non possono uscire da casa, se non accompagnate dal marito, padre o fratello, non possono andare a scuola (i talebani sostengono che “le donne hanno il cervello più piccolo degli uomini, e quindi non ne vale la pena"); non possono parlare o dare la mano a uomini che non siano parenti; non possono apparire in tv, né partecipare a riunioni; non possono ridere forte, né indossare abiti dai colori vivaci; devono usare autobus riservati; le finestre delle loro case devono essere oscurate, affinché non possano essere viste dall'esterno.
Una donna che non indossa il burqa (o lascia, per esempio, le caviglie scoperte) rischia la fustigazione pubblica, e se ha le unghie dipinte l'amputazione delle dita.
Certo, l'oppressione e la discriminazione nei confronti delle donne è un fenomeno diffuso in tutto il mondo. Così come lo è la lotta della donna per i propri diritti, ma
in Afganistan la battaglia delle donne per l'uguaglianza dei propri diritti, è un'idea troppo stravagante, per poter essere anche solo concepita.
In Afganistan, sotto il regime fondamentalista, le donne dovevano lottare, per essere riconosciute come esseri umani. L'odio nei confronti della donna, come essere subumano, è uno dei principi del fondamentalismo islamico. La situazione delle donne afgane non era mai stata una situazione felice, ma nell'ultima metà del secolo, le cose stavano iniziando a migliorare, soprattutto grazie all'educazione e ai rapidi cambiamenti che stavano avvenendo in tutte le parti del mondo. La consapevolezza che le donne avessero delle potenzialità e fossero capaci di altro, oltre che ad avere figli, stava iniziando ad illuminare le menti degli strati più bassi di questa società, conservatrice e tradizionalista. Ma, con l'avvento dei fondamentalisti, la ruota della storia è stata rimandata indietro di centinaia di anni.
Per tutto il periodo, dal 1996 al 2001, nel quale i Talibani sono stati i padroni di Kabul, le donne di ogni età, anche bambine, sono state vittime di un assurdo regime di segregazione, instaurato per legge. Senza diritti. Da esseri invisibili. Ed anche oggi, nonostante il ritorno della democrazia, la strada per l'emancipazione sembra ancora molto lunga, per le donne afgane.

Anna Hutsol
L’associazione D.i.R.e è nata allo scopo di costruire un azione politica nazionale che, partendo dall’esperienza maturata nelle diverse realtà locali, promuova azioni volte ad innescare un cambiamento culturale di trasformazione della società italiana nei riguardi del fenomeno della violenza maschile sulle donne.Nel 2006, dopo due anni di lavoro, 57 Associazioni hanno redatto la " Carta della Rete Nazionale dei Centri antiviolenza e delle Case delle donne" documento politico che ha preceduto l'elaborazione dello statuto. L’associazione nazionale D.i.R.e. raccoglie dentro un unico progetto politico 54 Centri Antiviolenza e le Case delle Donne che in vent’anni di attività hanno dato voce, sul territorio nazionale, a studi sul tema della violenza alle donne e supportando migliaia di donne ad uscire insieme ai propri figli/e dalla violenza e a conquistare la libertà.
D.i.R.e intende dare visibilità alla metodologia e all’attività dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne presenti sul territorio nazionale,
iniziative volte alla conoscenza del fenomeno della violenza, elaborare progetti di ricerca, in un’ottica di riflessione sulle esperienze e di formazione continua e diffusa per i Centri e per il territorio. L’obiettivo fondamentale diventa così far conoscere e mutare nella società la percezione dell’entità e della gravità della violenza sulle donne, la sua collocazione nei crimini contro l’umanità, a prescindere dal colore e dalla nazionalità dell’uomo che la esercita e della donna che la subisce. L’associazione nazionale D.i.R.e. si pone come interlocutrice delle istituzioni nazionali e internazionali, anche attraverso l’elaborazione e/o la modifica della normativa relativa ai diritti delle donne, forte del proprio patrimonio di saperi, di elaborazioni ed esperienze professionali acquisite in tanti anni dai Centri antiviolenza, anche al fine di individuare, valorizzare e diffondere esempi di buone pratiche di contrasto alla violenza messi a punto a livello locale, nazionale ed internazionale, rafforzando l’attività dei Centri e delle Case delle donne già esistenti e favorendo la costituzione di una capillare rete di nuovi centri antiviolenza.
Dante
Petrarca
Boccaccio
Ariosto
Video: Volantino shock in chiesa: "Femminicidio? Colpa delle donne"
Video: Sessualità e identità di genere
Dal punto di vista MASCHILE
"Essere maschi", una nuova identità
per farla finita con le "gabbie"
Uno stralcio di articolo tratto da Repubblica.it di SILVANA MAZZOCCHI
Violenza contro le donne, lei giustamente parla di spostare l'ottica sui maschi violenti, è così?
"Sì. Tutte le campagne contro la violenza sulle donne hanno due caratteristiche: di rado compaiono gli uomini e le donne rappresentate sono sempre schiacciate nel ruolo di vittime. Ritratte in un angolo, sovrastate da un'ombra minacciosa. Per non parlare delle strumentalizzazioni che alimentano ingiustificate campagne di paura dei migranti. Una percezione distorta. Le donne vengono rappresentate come soggetti deboli che necessitano di tutela e protezione (e sappiamo quanto spesso, questa tutela, esercitata da un uomo, diventa controllo) mentre gli uomini restano invisibili. Più enfatizziamo l'emergenza, più la allontaniamo da noi: l'attribuiamo agli stranieri, ai maniaci. Eppure è noto ormai che la stragrande maggioranza dei casi di violenza avviene nelle famiglie, nelle coppie, nelle relazioni di lavoro, nei gruppi di amici. E' qualcosa che riguarda la nostra normalità, ma che non vogliamo riconoscere. Noi crediamo che questa violenza non sia un dato naturale ma riveli una miseria delle relazioni, delle forme della sessualità maschile dominante. Questa miseria non è un destino e tanto meno una radice naturale originaria da civilizzare. Il controllo e il dominio sui propri istinti, sulle proprie emozioni, sulle espressioni della corporeità è il modello su cui è edificata la virilità e la gerarchia
tra i sessi. Da quando ci dicono di non piangere per dimostrare di non essere delle femminucce a quando ironizziamo sull'emotività femminile. Scoprire che tutto questo è il segno lasciato da una cultura basata sul controllo, sul dominio e la gerarchia tra i sessi è un modo non per colpevolizzare gli uomini ma, al contrario, per aprire uno spazio di cambiamento basato non sul volontarismo né sul senso di colpa, ma sul desiderio di libertà.
Patente a punti compie 10 anni: si tirano le somme su come guidano gli italiani. Buone notizie per le donne: al volante sono le migliori.

Sfatiamo il mito:
"Donna al volante, pericolo costante!

La patente a punti festeggia i suoi primi 10 anni.
Con questa storica data si può trarre un bilancio attendibile di quali siano i comportamenti degli italiani al volante. Le donne sono molto più disciplinate: hanno il 43,7% delle patenti ma si sono viste sottrarre punti solo nel 25,4% dei casi.
Le infrazioni più popolari sono il superamento dei limiti di velocità, mancato uso delle cinture di sicurezza e il passaggio con il semaforo rosso.
Grazie alla patente a punti, le vittime degli incidenti stradali si sono dimezzate in 10 anni, e agli italiani sono stati sottratti 85milioni di punti

One Bilion Rising
è una campagna globale per le donne. Il movimento chiede la fine della violenza, la giustizia e l'uguaglianza di genere. L'evento, della durata di un giorno, si è tenuto il 14 febbraio 2013, un invito a un miliardo di donne in tutto il mondo ad unirsi a ballare in dimostrazione di una forza collettiva.
Italia
Germania
Australia
Congo
Congo
India
Luciana Littizzetto e il monologo contro il femminicidio. One Bilion Rising San Remo
Nanì
Lucio Dalla feat Pierdavide Carone, San Remo 2012

Nanì, Nanì, Nanì...
Ti ho scovato dentro ad un sentiero
ma non sono stato mai sincero.
Nanì, Nanì, Nanì...
Prima e dopo tanti come me,
a cercare il mondo che non c'è.

Nanì, Nanì...
Questo bosco ormai ha il tuo stesso odore,
Di una bocca senza il suo sapore.
Nanì, Nanì, Nanì...
Venti euro di verginità,
quelli al padrone, la mia che resta qua.

Dimmi perché tu ami sempre gli altri
ed io amo solo te
Dimmi perché mi hai chiesto di andar via
quando ti ho detto "Vieni via con me"

Nanì, Nanì, Nanì...
Piove ma non ti puoi riparare,
C'è un camionista da accontentare



Nanì, Nanì, Nanì...
Anche lui è solo come noi
Siamo dentro a un mondo senza eroi Dimmi perché tu ami sempre gli altri
ed io amo solo te
Dimmi perché mi hai chiesto di andar via
quando ti ho detto "Vieni via con me"

Potrei stare giorni ad annusare
il tuo mestiere anche con me,
Potrai sposarmi anche se non mi amassi
e capirei il perché

Dimmi perché tu ami sempre gli altri
ed io amo solo te
Dimmi perché mi hai chiesto di andar via
quando ti ho detto "Vieni via con me"

Vieni via con me,
vieni via con me...

Mary - Gemelli Diversi 2002
Non c'è giorno in cui un corpo di donna, uccisa, strangolata, deturpata, resa irriconoscibile, viene trovato in una casa, in riva ad un fiume, a margine di una strada di periferia. Spesso è un corpo nudo, spogliato di abiti che restano strappati a testimoniare un abuso da parte di un uomo che considerava quel corpo solo un oggetto da usare e poi buttare via. Le donne sono bersagli umani della violenza maschile. E questo a noi non piace. Contro questo lotteremo sempre perchè le donne un giorno abbiano libertà di vivere senza dover pagare il prezzo della loro stessa esistenza.

"Una foto al giorno nell'anno più brutto della mia vita"
La festa della donna è una festività internazionale nata per ricordare i sacrifici, le difficoltà e
gli abusi che le donne hanno subito nel corso dei secoli per riuscire ad affermare, riscattare,
libertà, dignità, ed emancipazione insomma, vere conquiste sociali, politiche ed economiche, ma la motivazione principale della scelta di questa data è da ricercare nel terribile incendio avvenuto nel 1908. Morirono 129 donne: la loro unica colpa era stata quella di unirsi in una lotta sociale
per ottenere delle condizioni di vita più umane e dignitose. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l' 8 marzo il proprietario Mr. Johnson decise di rinchiuderle nella fabbrica e ci fu il tragico evento.
Col passare degli anni il vero significato di questa ricorrenza è andato via-via un po' sfumando,
lasciando posto a una ricorrenza caratterizzata dal consumismo, dall’allegria e dal divertimento
perdendone così il vero significato della festa.

La Mimosa: simbolo della festa
Twiggy
Stefano Ciccone
è fondatore dell’associazione e rete nazionale Maschile Plurale, che riunisce gruppi di uomini interessati a pensare sulla propria identità e sui modelli maschili. E’ stato promotore della manifestazione nazionale di uomini contro la violenza alle donne tenuta a Roma nel 2009.
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