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Poliarte - Tesina di Storia della Moda e del Costume - L'Epoca Vittoriana

Analisi dei vari aspetti della società, della cultura e dell'evoluzione del costume durante il regno della regina Vittoria (1837-1901).
by

Sara Fiore

on 12 March 2013

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Transcript of Poliarte - Tesina di Storia della Moda e del Costume - L'Epoca Vittoriana

L' Epoca Vittoriana 1837 - 1901 La società vittoriana
tra riforme e compromessi Evoluzione del costume COSTUME FEMMINILE Lo stile vittoriano oggi L'era vittoriana ebbe inizio nel 1837, anno in cui la regina Vittoria salì al potere, dando inizio ad un'epoca caratterizzata da stabilità economica, riforme, espansione commerciale e coloniale, ma anche da un profondo divario tra le classi benestanti e quelle meno abbienti.
L'Inghilterra attraversò un periodo ricco di contraddizioni, compromessi ed ipocrisia, un periodo che ancora oggi viene ricordato, nonostante ciò, come uno dei più prosperosi e solidi, oltre che longevi, della storia inglese. Grazie allo sviluppo dell'agricoltura e alla conseguente Rivoluzione Industriale di inizio secolo, gli anni del regno della regina Vittoria furono caratterizzati da una veloce crescita demografica e da un rapido spostamento della popolazione dalle campagne alle aree industrializzate.
Venne presto a crearsi un profondo divario tra le benestanti classi che potevano usufruire dei benefici del progresso e quelle che, invece, lo rendevano possibile senza conoscerne i vantaggi. Il benessere di pochi era basato sul disagio di molti: è questo l'aspetto caratterizzante della società dell'epoca.
Nonostante le riforme e i sani principi apparentemente condivisi dai rispettabili cittadini vittoriani, questa doppia facciata non scomparve con il tempo, ma rimase sempre un tratto distintivo del XIX secolo. Dal punto di vista della moda, l'epoca vittoriana costituisce un periodo da analizzare di fondamentale importanza, in quanto assistette e contribuì in maniera significativa all'evoluzione del costume di quasi tutto l'800.
Mentre l'abbigliamento maschile non subì cambiamenti particolarmente significativi, quello femminile fu protagonista di un progressiva ma continua metamorfosi, molto simile a quella avvenuta nel secolo precedente in Francia, durante gli anni del Rococò.
Grazie alla Rivoluzione Industriale di inizio secolo e al forte impatto che questa ebbe sull'economia, sulla società e sulla cultura, l'Inghilterra prevalse presto sulle altre potenze europee e si vide in parte assegnare quel ruolo che per secoli era stato occupato quasi esclusivamente dalla Francia: divenne la nuova patria dello stile, il fulcro dell'industria della moda, ideatrice e giudice delle nuove tendenze. Il costume vittoriano nel cinema Letteratura e arte nell'epoca vittoriana Periodo romantico (1830-1840) Biedermeier (1840-1850) Crinolina (1850-1860) Haute Couture (1860-1870) Prima tournure (1870-1878) Emancipazione (1878-1883) Seconda tournure (1883-1890) Fine secolo (1890-1900) COSTUME MASCHILE LA REGINA VITTORIA COLONIALISMO LA CLASSE OPERAIA LA CLASSE BORGHESE STEAMPUNK NEO-VITTORIANO DELLA MODA GOTICO John Galliano
P/E 2011 Alexander McQueen
P/E 2011 Alexander McQueen
P/E 2007 Alexander McQueen
P/E 2013 Christian Dior
Alta Moda A/I 2005-2006 Kinder Aggugini
P/E 2010 Alexander McQueen
A/I 2009-2010 LETTERATURA PITTURA ILLUSTRAZIONE Fu durante questo periodo che si consolidò quel cambiamento, iniziato con il Romanticismo, riguardante non solo il significato di arte e cultura, ma della concezione di artista in generale.
La comparsa dell'industria, non più intesa come artigianato, determinò un'importante distinzione tra intelletto e materia: la produzione, ormai avviata verso quella di massa, si impoverì di creatività e per arte si iniziò ad intendere solo l'attività dell'intellettuale.
L'artista venne conseguentemente declassato e si isolò dalla nascente società borghese dei consumi, da cui si sentiva diverso ma dalla quale dipendeva economicamente. Non era più considerato un personaggio di valore da tutelare, come invece accadeva nelle corti dei secoli precedenti, ma un qualsiasi lavoratore che per vivere necessitava di vendere le proprie opere. La letteratura vittoriana entrò nella logica del mercato editoriale moderno. Per la prima volta si ebbe inoltre uno scambio di interessi ed opinioni tra scrittore e lettore.
Ciò avvenne anche grazie alla diminuzione dell'analfabetizzazione e alla crescita della benestante classe borghese. Il numero di lettori aumentò sensibilmente, riscontrando un pubblico ideale nelle donne, le quali, imprigionate nel loro ruolo di mogli, madri e casalinghe, trovarono nella lettura un metodo per allontanarsi momentaneamente dalla loro condizione reale e - in alcuni casi - un lavoro da svolgere spesso sotto pseudonimi maschili.
Le persone potevano usufruire delle biblioteche ambulanti per affittare libri oppure comprare periodici, sempre più diffusi, in cui gli autori pubblicavano le loro opere a puntate, cambiando la trama se il pubblico dava segni di preferire un diverso sviluppo degli eventi narrati.
Il romanzo divenne la più popolare forma di letteratura ed intrattenimento e gli scrittori, sentendo di avere una responsabilità sociale e morale nei confronti dei ceti più umili, lo adottarono come mezzo per descrivere la società del tempo così com'era veramente, denunciandone l'ipocrisia e gli aspetti negativi che le classi più agiate tentavano invece di nascondere. Tra i principali autori del periodo vittoriano va nominato Charles Dickens, scrittore di umili origini che durante l'infanzia sperimentò i disagi legati alla povertà.
Viene considerato il fondatore del romanzo sociale, ovvero quel genere letterario orientato verso la descrizione realistica o caricaturale dei soprusi e delle ingiustizie della società, contemporaneamente mezzo di denuncia e tentativo di sensibilizzare le coscienze della popolazione più benestante.
Molti dei suoi romanzi, come "Le avventure di Oliver Twist" e "David Copperfield", hanno come protagonisti bambini orfani e persone appartenenti ai ceti meno abbienti della società, le cui vicissitudini terminano comunque con un lieto fine: l'intento di Dickens consisteva infatti non solo nello spronare i ricchi ad aiutare i bisognosi, ma anche nel trasmettere messaggi di speranza a chi, come lui, fosse nato in una situazione di povertà e avesse poche speranze di migliorare le proprie condizioni di vita. Risale al 1859 la pubblicazione de "L'origine delle Specie" di Charles Darwin, un'opera che scosse profondamente sia la società e l'ideologia del tempo sia le convinzioni morali e religiose su cui queste si basavano: con la sua teoria dell'evoluzionismo, Darwin mise ulteriormente in crisi le certezze vittoriane - già minate dai disastrosi effetti dell'industrializzazione e delle nuove tecnologie sulle condizioni di vita della popolazione - proprio tramite la scienza, al tempo considerata invece un punto di forza. Il cittadino vittoriano, legato alle idee di rispettabilità e moralità, venne sconvolto dalla teoria secondo cui l'uomo discenderebbe dai primati.
Da questo orrore per una presunta componente animale nei geni umani, trassero spunto diversi autori, tra cui spicca R.L. Stevenson con il thriller "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde", storia che racchiude tutte le paure e le insicurezze dell'uomo di fine Ottocento. Per esorcizzare i nuovi fantasmi dell'epoca moderna si ricorse alla psicoanalisi, grazie alla quale desideri inconfessabili e paure represse dell'inconscio risalirono improvvisamente in superficie.
Da questa crisi non poterono restare incolumi il Cristianesimo e l'Utilitarismo: la scienza sembrò scardinare l'effettiva esistenza di una presenza provvidenziale nel mondo, mentre la convinzione - ormai ritenuta erronea - che tramite la ragione ogni problema possa essere risolto trascinò la popolazione verso un periodo buio di pessimismo, caratterizzato da un tumulto di coscienze e dalla distruzione della fede nel progresso e nel materialismo.
In questo ambiente saturo di preoccupazioni ed incertezze, si assistette ad un recupero dei temi cari al gotico settecentesco, come il soprannaturale e l'orrore fisico, i quali vennero però tradotti in un gotico più moderno, in cui l'orrore diventa di tipo psicologico, incarnando le nevrosi dell'età industriale e il disorientamento della civiltà moderna.
Sfruttando questo clima di tensione, lo statunitense Edgar Allan Poe divenne il pioniere del genere poliziesco, della letteratura dell'orrore, del giallo psicologico: ancora oggi viene ricordato come uno dei maggiori rappresentanti del romanzo gotico. Tra i vari generi letterari, va ricordato anche quello appartenente alla corrente artistica e culturale dell'estetismo, movimento che trova il suo maggior esponente in Oscar Wilde, autore del famoso romanzio "Il ritratto di Dorian Gray".
Gli esteti sostenevano il principio dell'"Art for Art's Sake", ovvero dell'arte fine a se stessa, non assertiva alla morale e alle ideologie, ma una semplice e pura ricerca della bellezza, espressione del genio e contemporaneamente superiore ad esso.
L'estetismo presenta anche un continuo invito a godere della giovinezza fuggente, un edonismo nuovo in cui l'esaltazione del piacere è morbosamente collegata alla corruzione della decadenza. È l'artista che vuole trasformare la sua vita in opera d'arte, sostituendo alle leggi morali quelle del bello, andando continuamente alla ricerca di piaceri raffinati ed effimeri.
L'esteta ha orrore della vita comune, dei ceti inferiori, della volgarità borghese, di una società dominata dall'interesse materiale e dal profitto, e si isola in una sdegnosa solitudine, circondato solo da arte e bellezza. Altra caratteristica del periodo vittoriano fu il patriottismo, influenzato dalle idee di superiorità razziale dell'uomo bianco, convinto di avere il compito di educare le popolazioni sottomesse dell'Impero Britannico.
La politica estera imperialistica affrontò diverse guerre, permettendo così al potere inglese di estendersi fino alle regioni di Africa, Asia, America centrale ed Oceania, dove vennero fondate numerose colonie.
Venne chiamato Gingoismo l'attitudine dei cittadini inglesi ad essere estremamente orgogliosi dell'Impero e della loro missione di espansione coloniale, una missione che tuttavia li condusse verso un'involuzione dell'era industriale, in quanto i capitali fino ad allora accumulati vennero investiti soprattutto all'estero, in quei paesi la cui natura selvaggia ed esotica influì non poco sulla mentalità e sulle usanze del tempo.
L'apogeo e contemporaneamente il declino della civiltà vittoriana sono segnati dall'Esposizione Universale del 1851, promossa dal principe Alberto e dai membri della Royal Society of Arts: per l'occasione venne edificato in Hyde Park il famoso Crystal Palace, l'edificio in ferro e vetro destinato a riunire e celebrare le meraviglie del glorioso Impero britannico. L'atmosfera misteriosa, carica di ipocrisia e morbosamente affascinante dell'epoca vittoriana, continua ancora oggi ad influenzare l'arte in generale e, soprattutto, la moda.
Nel tempo sono nate e si sono diffuse diverse correnti culturali ed artistiche la cui ispirazione, più o meno evidente, è da ricercare nei vari aspetti caratteristici del regno della regina Vittoria. Alcuni esempi di come, ancora oggi, l'età vittoriana rappresenti un periodo storico non solo importante, ma di potente fascino ed indiscutibile attrazione.
Ispirandosi alle grandi opere del tempo, numerosi registi si sono impegnati nel dare vita a personaggi e luoghi di un'epoca non così lontana dalla nostra, dando origine a quello che nella cinematografia è conosciuto ed apprezzato come dramma storico. "Come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima".
E' questo il motto del movimento Steampunk, filone di narrativa poi diffusosi nella moda e nel cinema.
Figlio del Cyberpunk degli americani William Gibson e Bruce Sterling, lo Steampunk trova nella Londra vittoriana la sua ambientazione ideale, nel trado Ottocento in cui i neonati macchinari a vapore sono affiancati da armi e strumenti scientifici e futuristici.
Oggetti simbolo sono le rotelle dentate degli ingranaggi, i goggles da esploratore, solitamente accompagnati dai caratteristici bustini di pelle e dai cappelli a cilindro di fine XIX secolo.
Soprannominato "fantascienza da salotto", lo Steampunk si basa fondamentalmente sul meccanismo dell'anacronismo: costituisce la sintesi di un'ipotetica fusione tra passato e futuro. Nel XIX secolo la Gran Bretagna dovette affrontare un'enorme incremento della popolazione accompagnato da una rapida e caotica urbanizzazione stimolata dalla Rivoluzione Industriale. Si assistette di conseguenza ad un trasferimento di massa della popolazione dalle zone rurali alle città, dove era possibile trovare lavoro nelle fabbriche, sempre più numerose.
Ben presto si ingigantì la classe operaia, costituita dai ceti più bassi della società. I poveri vennero segregati nelle slums, ovvero i bassifondi delle città industrializzate, in cui squallore, malattie e criminalità caratterizzavano la vita di tutti i giorni. I salari erano miseri e lo sfruttamento di donne e bambini rientrava nella normalità: più piccoli di corporatura, venivano impiegati per aggiustare i macchinari o nelle miniere di carbone. La mortalità, soprattutto quella infantile, registrava cifre elevatissime, in gran parte dovute all'inesistenza di adeguati servizi igienico-sanitari e alla scarsa e scorretta alimentazione. La prostituzione divenne un fenomeno dilagante e presto prese il nome di "Grande Male Sociale".
Si avvertì allora la necessità di contenere gli effetti devastanti dell'industrializzazione e vennero attuate diverse riforme e campagne atte alla pulizia degli edifici, anneriti dal fumo e dalle ceneri delle fabbriche, ed introdotti nuovi servizi, istituzioni e luoghi di intrattenimento. Fra le classi più abbienti si diffuse presto la moda di contribuire al miglioramento della vita dei poveri tramite la beneficenza. La filantropia rientrava infatti tra le caratteristiche che, secondo l'immaginario collettivo, ogni famiglia rispettabile dell'epoca doveva avere.
La moralità dei ceti medio-alti della società vittoriana prevedeva e promuoveva un codice di valori, conosciuto come victorian compromise, basato sul dovere personale, il duro lavoro, la reputazione e la carità.
La famiglia vittoriana era rigorosamente patriarcale: il marito rappresentava l'autorità, l'asse portante del nucleo familiare, e suo era il compito di provvedere al benessere economico e al mantenimento di una buona reputazione della famiglia. Alla donna, ritenuta inferiore, erano affidate la direzione della casa e della servitù e la crescita dei figli, così come la loro educazione.
La sessualità e tutto ciò che ad essa era connesso erano severamente repressi, sia pubblicamente che nella vita privata, soprattutto per le donne, per le quali castità e pudore rappresentavano le migliori virtù, capaci di influenzare in maniera decisiva la loro reputazione. Il termine gotico deriva dall'architettura del XII e XIV secolo, architettura che venne riproposta, sotto certi aspetti, durante il periodo vittoriano.
Il movimento gotico racchiude diversi sottoinsiemi appartenenti ai più diversi campi artistici e culturali, i quali presentano tuttavia caratteristiche simili: comune è l'atmosfera di paura, suspense, mistero e angoscia, spesso associata alla presenza di esseri soprannaturali e terrificanti. Oscurità, incertezza, atrocità e senso di oppressione sono elementi chiave dello stile gotico, la cui ambientazione ideale viene identificata in paesaggi antichi, isolati ed immersi nelle tenebre della notte.
Nel campo della moda, la tendenza di carattere gotico viene generalmente espressa tramite colori cupi, tra i quali spiccano il nero, il viola ed il rosso. Accessori e linee tipicamente vittoriani, come bustini decorati con pizzo, girocolli con cammeo e gonne formate da più strati di stoffa, rimandano ad una Londra misteriosa ed elusiva, in cui il superficiale costituisce solamente una facciata della realtà che nasconde, una realtà carica di segreti ed enigmi. Alexandrina Victoria del Regno Unito, conosciuta più semplicemente come regina Vittoria, nacque a Londra il 24 maggio 1819.
Salita al trono appena maggiorenne, fu Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda dal 20 giugno 1837, mentre nel 1876 si incoronò Imperatrice d'India: mantenne entrambe le cariche fino alla sua morte, avvenuta nell'Isola di Wight il 22 gennaio 1901.
Il suo regno durò più di 63 anni ed è ancora oggi il più longevo della storia del Regno Unito. Durante la sua carica di sovrana, Vittoria - affiancata dal marito Alberto di Sassonia - si impegnò in diverse riforme per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, senza escludere le classi operaie e contadine: vennero approvate leggi per la regolamentazione del lavoro minorile e delle donne, per l'istruzione, per la pulizia dei quartieri poveri e per i diritti a favore dei cittadini. Questo periodo fu segnato da una vasta espansione dell'Impero Britannico, grazie alla tenace politica imperialista, e fu preceduto dalla Prima Rivoluzione Industriale, evento che apportò grandi cambiamenti sociali, economici e tecnologici nel Regno Unito, dando inizio ad una nuova epoca. Le problematiche e le contraddizioni dell'epoca vittoriana, messe a nudo dalla fenomenologia dell'industrializzazione, si riflettono e vengono esaltate dalle arti visive, oltre che decorative, concretizzandosi in varie e distinte correnti.
Uno dei principali movimenti sviluppatisi durante questo periodo fu quello della Confraternita dei Preraffaeliti, ascrivibile alla corrente simbolista e guidato da artisti come Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais, William Morris ed il tardivo John William Waterhouse. L'intento, come viene suggerito dal nome, era quello di riproporre una pittura precedente a Raffaello, più genuina e spontanea, libera da ogni accademicità. I temi spaziavano da scene tratte dalla Bibbia a soggetti nazionalisti, dalle trame shakespeariane a tematiche ispirate alla vita medievale.
Di grande ispirazione furono anche le mete esotiche delle colonie: i pittori vittoriani diressero frequentemente la loro attenzione verso ambientazioni come quella dell'harem, raffigurando scene di vita orientale permeate da sensualità, indolenza e una certa dose di lascività ad incrementarne il fascino.
Altri invece, come il francese James Jaques Joseph Tissot, poi trasferitosi in Inghilterra, si dedicarono alla rappresentazione dei vari momenti della vita quotidiana della classe borghese. Il fairy painting, ovvero "pittura di fate", fu un particolare genere della pittura e dell'illustrazione vittoriana che si concentrava sulla raffigurazione di fate e mondi incantati, con grande attenzione all'atmosfera e al dettaglio. Generalmente considerata una forma di escapismo, la corrente fece da corona al revival tipicamente vittoriano del fantastico, vero e proprio fenomeno culturale legato ad alcune opere di Shakespeare, alle fiabe tradizionali e ad una certa letteratura per l'infanzia, rappresentata in particolare dall'opera di Lewis Carroll.
L'avvento della Rivoluzione Industriale, secondo alcuni critici, aveva lasciato nel pubblico un forte senso di disorientamento e sradicamento, che la mitologia e il fantastico colmavano con raffigurazioni di antichi mondi e tradizioni perdute, come quelle proposte dagli illustratori Richard Dadd e John Anster Fitzgerald.
Quest'ultimo debuttò nel genere con una serie di illustrazioni a tema natalizio, fondando un importante filone dell'illustrazione vittoriana noto come Christmas treasury, il quale univa il fascino fiabesco del Natale ad un chiaro valore pedagogico. John Callcott Horsley, Richard Doyle e Randolph Caldecott furono i maggiori esponenti di questo filone ed introdussero elementi della mitologia natalizia che permangono ancora oggi. Prosegue in questo periodo quel processo, iniziato con la Rivoluzione Francese del 1789, di un relativo disimpegno dell'uomo dalla moda.
Nell'Ottocento, fattore determinante di eleganza era la perfezione del taglio dell'abito, il cui modello di riferimento era quello inglese, ormai eletto come esempio di indiscutibili eleganza e buongusto. Nei primi decenni dell'Ottocento si assistette ad un graduale passaggio dallo stile impero tipicamente neoclassico ad una linea a clessidra: la vita scese, tornando quasi alla posizione naturale, si rese nuovamente necessario il corsetto e la gonna si accorciò fino a lasciare intravedere le caviglie. Le maniche, in contrasto con la vita sottile, si fecero sempre più ampie e presto vennero introdotte delle sottomaniche inamidate per sorreggerle. Ai piedi, scarpe minute, con tacco basso e allacciatura alla greca spuntavano da sotto la gonna ampia, ricca di ogni genere di ornamento. Di uso comune erano accessori come gli scialli in seta, lana o cachemire, orlati di ricami e frange, i cappelli a calotta, gli ampi e decorati copricapi da allacciare sotto il mento, il ventaglio e il manicotto per l'inverno.
L'acconciatura più comune era quella detta "alla giraffa", composta da una ciocca di capelli disposta a ventaglio sul capo, trattenuta da spilloni e guarnizioni varie, con riccioli - anche posticci - ai lati. Altra pettinatura molto in voga era quella formata da trecce di capelli fissate sulla sommità del capo, sempre accompagnate da vaporosi boccoli. Questo termine sta ad indicare quell'espressione artistica, di carattere tipicamente borghese, che si sviluppò con l'avanzare del XIX secolo: si trattò di una trasposizione della mentalità salottiera ed eccessiva nell'ostentazione della crescente società della piccola e media borghesia, molto legata alle idee di pudore, decoro familiare, comodità ed economia.
Nella moda si avvertirono i primi cambiamenti verso i decenni della crinolina: la linea a clessidra scomparve nel momento in cui le maniche tornarono aderenti alle braccia, dando alla figura femminile una caratteristica forma conica. Il volume della gonna, tornata lunga, aumentò sensibilmente, pur non utilizzando strutture rigide da indossare sotto. Il suo primo utilizzo venne datato intorno al 1840 circa, ma raggiunse le sue massime dimensioni solo nel 1860, decennio in cui iniziò la sua involuzione. La crinolina consisteva in una struttura, inizialmente costruita con crine di cavallo, necessaria a sostenere le ampie gonne di gran moda verso la metà del secolo. Man mano che le gonne da sovrapporre si fecero sempre più numerose e ampie e i tessuti più pesanti, le crinoline vennero fabbricate con nuovi materiali, come il giungo e l'acciaio.
Le maniche erano sia aderenti che a imbuto, le scollature ampie ma spesso nascoste da scialli e mantelli di linea sciolta. Le calzature venivano confezionate in seta o raso, mentre i cappelli, sempre trattenuti da nastri legati sotto il mento, erano adorni di fiori e piume. Nel 1883 fece la sua riapparizione la tournure, differente tuttavia dalla precedente: i drappeggi, anche se presenti, erano concentrati sul davanti e decisamente più modesti rispetto a quelli del 1870; lunghe file di bottoni partivano dal collo e scendevano sul davanti dell'abito, mentre lo stretto corsetto conferiva una certa rigidità alla figura, più sobria di quelle antecedenti. Le maniche, attillate, mostravano un accenno di rigonfiamento alla loro sommità, anticipando quelle più voluminose dei primi anni del Novecento. Per la sera gli abiti sfoggiavano scollature quadrate o a trapezio, bordate di pizzo, corte maniche e lunghi guanti a coprire le braccia nude. Di gran moda erano i tessuti a righe e i copricapi alti e stretti, la cui forma ricordava vagamente i cappelli a cilindro maschili o quelli adottati nella tenuta da amazzone di metà Ottocento. Si impose anche l’uso della veletta, sovrapposta al cappello e fermata con un nodo o uno spillone sul dietro. Questi sono anche gli anni dell'abito da lutto, moda ispirata alla regina Vittoria a partire dal 1861, quando morì il marito Alberto. L'abito da vedovanza, obbligatoriamente nero, doveva essere disadorno durante tutto l'anno successivo, in tessuto crèpe, con polsini in mussolina bianca e colletto o girocollo di foggia molto semplice ed essensiale, il tutto accompagnato dalla cuffia con velo.
Verso il 1890, la tournure scomparve definitivamente, mentre fece di nuovo una breve apparizione la linea a clessidra del Romanticismo, la quale lasciò quasi subito il posto alla linea caratteristica del primo Novecento. In questi anni si assistette ad una momentanea e progressiva scomparsa della tournure: l'abito femminile si restrinse, dando alla figura una linea più esile e slanciata, conosciuta come princesse. Il corpetto era simile ad una stretta guaina e si allungava fino alle anche, sagomando ed alterando la naturale conformazione del corpo. Il volume della gonna era dato da una semplice e modesta imbottitura o dalle sottogonne, necessarie a far cadere bene la stoffa. Inoltre si diffuse nuovamente lo strascico e prese campo il tailleur, ovvero il completo formato da giacca, camicia e gonna.
Si iniziarono ad avvertire le prime proteste di donne che, stanche di essere imprigionate in corpetti e gabbie, desideravano maggiori libertà e comodità: tra di esse spiccava il nome di Amelia Bloomer, americana sulle cui idee si basò la Rational Dress Society, nata a Londra nel 1881: composta da donne che sostenevano il concetto di abbigliamento razionale, pratico e confortevole, la società si impegnò nel rompere i tabù dell'epoca, ma solo dopo la morte della signora Bloomer - avvenuta nel 1894 - si assistete ad una accettazione dello stile da lei proposto, ispirato ai pantaloni indossati dalle donne turche. La fama di primo vero stilista appartiene a Charles Frederick Worth, sarto inglese che nel 1845 si trasferì a Parigi, dando origine alla moderna concezione di moda. Innovatore sotto molti aspetti, Worth abbandonò presto la figura di semplice sarto per indossare i panni del couturier, dando un'impronta personale ad ogni sua creazione e manipolando la propria immagine personale per dare vita e notorietà alla firma. Il suo nome fece il giro del mondo ed egli potè presto annoverare tra la sua clientela tutte le maggiori esponenti della classe aristocratica e regale europea, tra cui l'Imperatrice Eugenia di Francia e la regina Elisabetta di Baviera.
In questo periodo, il volume della crinolina raggiunse i massimi valori: la forma delle enormi gonne tendeva ad assumere un aspetto ovale, con i cerchi della struttura inclinati verso il dietro cosicchè sembravano scivolare verso il basso. Iniziarono a circolare, inoltre, capi di abbigliamento concepiti per lo sport e la stagione estiva: si trattava di un timido tentativo di rendere la persona più libera dalle costrizioni del vestiario allora in voga. Antesignana della tournure fu la cosiddetta demi-crinoline inventata da Worth: si trattava di una crinolina asimmetrica piatta sulla parte anteriore e gonfia su quella posteriore, tenuta rigida da una mezza gabbia balenata. Intorno al 1870, la crinolina scomparve definitivamente per evolversi nella vera e propria tournure, una sottostruttura che concentrava il volume della gonna sul dietro, inizialmente costituita da un cuscinetto di crine o da una balza di tela inamidata.
A differenza della demi-crinoline, la struttura di sostegno era rotondeggiante e non a mezza campana. La forma venne poi data da una sola stecca o cinghia circolare, che sosteneva il davanti e terminava nel retro, e da alcune stecche semicircolari presenti soltanto sul retro. La loro funzione era quella di sostenere i ricchi drappeggi posteriori degli abiti, direttamente ispirati alla robe à la polonaise dell'epoca di Maria Antonietta.
La nascita delle tinte sintetiche permise la diffusione di stoffe dalle intense colorazioni, abbinate fra loro per creare forti contrasti. Accessori sempre presenti erano l'ombrellino, solitamente decorato con pizzi e merletti, il ventaglio, i guanti e i cappelli piccoli ma riccamente ornati. Nell'ultimo decennio del regno della regina Vittoria, la moda si orientò verso quelle che saranno le tipicità del costume Liberty, un costume simbolo delle prime avvisaglie di emancipazione e della maggiore confidenza che le donne iniziarono a provare verso se stesse.
Un anno dopo la morte di Amelia Bloomer, nel 1895, la moda rivalutò le sue proposte di abbigliamento razionale, applicandole soprattutto ai completi sportivi: ottennero parecchio successo gli ampi pantaloni, lunghi fin sotto il ginocchio - che da lei presero il nome di bloomers - e sormontati spesso da una corta gonna, abbinata ad alti stivali stringati o ghette.
La figura sottile e slanciata del decennio precedente, pur lasciando il punto fermo della vita sottilissima, tese ad allargarsi agli estremi. Le maniche si gonfiarono e assunsero quella che viene definita forma a prosciutto, allargandosi sulle spalle per poi scendere strette a partire dal gomito. Diffusa era anche la forma a palloncino. Gli orli delle gonne si fecero più ampi e dal 1893 queste assunsero una forma a campana, con il definitivo abbandono di tournure e sellini. La biancheria intima si impreziosì e alleggerì allo stesso tempo, acquistando sempre più importanza. Il collo era fasciato da un colletto alto e montante, mentre i gonfi capelli venivano raccolti in discreti chignon. Irrinunciabili erano gli ombrelli minuziosamente decorati e le borsette. Tra i principali stilisti che si ispirano apertamente al costume di epoca vittoriana vanno citati Alexander McQueen, le cui collezioni mostrano un gusto prevalentemente gotico e di forte impronta storica, e Christian Dior, stilista che nel 1947 propose la famosa linea a corolla, caratterizzata dalle spalle piccole e arrotondate, la vita stretta e obbligata nuovamente nel corsetto in contrasto con l'ampia gonna a ruota. Nei primi decenni del secolo la linea prediletta era quella a petto d'anatra, per ottenere la quale veniva indossato un corpetto che rendesse la vita stretta e donasse una tipica rotondità al busto, spinto all'infuori. Redingote e frac, ormai considerati dei classici, erano preferibilmente di colore scuro, attillati e con spalle cadenti, spesso lasciati aperti sul davanti per mettere in mostra il sottostante gilè, in damasco o broccato dalle tinte più vivaci, e la camicia bianca, decorata da volantini di pizzo detti jabot. Sopra il colletto inamidato veniva indossata la cravatta, annodata a seconda dell'occasione. I pantaloni si fecero lunghi e piuttosto aderenti, con staffe da agganciare sotto le scarpe per mantenerli tesi e disegnare la forma delle gambe. Per il passeggio erano di moda anche quelli a zampa d'elefante oppure ampi di bacino, per accentuare la forma delle anche, mentre per l'equitazione si preferivano più stretti e con una lunga abbottonatura esterna che correva dal ginocchio alla caviglia, seminascosta dagli stivali alti. Le culottes venivano indossate solo con le uniformi da parata o da cerimonia. Il cilindro o la tuba erano accessori obbligatori, ampi e solitamente confezionati in feltro. La pettinatura favorita dell'uomo del XIX secolo era composta da capelli ondulati o ricci, generalmente accompagnati da baffi, barba e basette. Con l'avanzare del periodo, la linea si fece più slanciata e aderente al corpo.
La tradizionale redingote venne affiancata da cappotti e cappe dal taglio vario, tra cui il paletot, di linea ampia e avvolgente. E' in questo periodo che nacque il raglan, un soprabito largo e cascante dal quale ebbe poi origine la tipologia di maniche. La camicia, solitamente inamidata e con qualche piega, era arricchita da volants e piegoline dai più ricercati, mentre sopra il colletto inamidato ma leggermente più basso si portava una cravatta più modesta, spesso a farfalla.
Nell'ultimo trentennio del secolo, fece la sua apparizione anche il tight o velanda, una giacca preferibilmente da sera che aderiva al busto per poi prolungarsi in ampie falde sul dietro. Oltre ad una forma più bassa di cilindro, iniziò a prendere campo anche la paglietta, altrimenti detta cappello alla canottiere o più semplicemente canottiera. Di fondamentale importanza, perchè particolarmente influente sia nell'arte che nella moda, fu il movimento dandy o dandismo, avviato da un gruppo di talentuosi artisti, scrittori, poeti ed attori anche noti come esteti.
L'estetismo nacque come rifiuto e risposta alla meccanizzazione dell'attività produttiva, allo scarso valore estetico e creativo dell'oggetto seriale, prodotto però ricercato dalla società piccolo-borghese, che desiderava imitare le mode delle classi più elevate tramite l'acquisto di beni a minor prezzo. Da qui l'allontanamento del dandy dalla volgarità dei ceti medio-bassi e dai loro valori, a favore invece della ricerca di una vita più eccentrica, di quell'eleganza e quella raffinatezza capaci di differenziare l'esteta dalla comune e banale società conformista dell'epoca. Il dandismo si caratterizzò per la comune volontà dei suoi seguaci di trasgredire e stupire il pubblico.
Nella moda, l'ideologia dell'estetismo si tradusse in una polemica verso ogni genere di costrizione dell'abbigliamento. Linee sciolte ed eleganti, sempre improntate alla massima raffinatezza e genuinità, e colori naturali, spesso ottenuti tramite tintura naturale: queste erano le principali caratteristiche del modo di vestire del dandy, il quale tuttavia non seguiva una precisa etichetta, ma si basava sul proprio gusto personale e sulla propria concezione di estetica, dando vita ad uno stile unico. Fiore Sara

Centro Sperimentale di Design Poliarte
Storia della Moda e del Costume
Anno 2012-2013
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