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Mission to Moon

Analisi del canto terzo del Paradiso
by

on 3 April 2014

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Transcript of Mission to Moon

DESTINAZIONE
Cielo della Luna (I cielo)
CHI?
Il segno stilistico è la MUSICALITA'
Canto III
Canto III
Quel sol che pria d’amor mi scaldò ‘l petto,
di bella verità m’avea scoverto,
provando e riprovando, il dolce aspetto; 3

e io, per confessar corretto e certo
me stesso, tanto quanto si convenne
leva’ il capo a proferer più erto; 6

ma visione apparve che ritenne
a sé me tanto stretto, per vedersi,
che di mia confession non mi sovvenne. 9

Quali per vetri trasparenti e tersi,
o ver per acque nitide e tranquille,
non sì profonde che i fondi sien persi, 12

tornan d’i nostri visi le postille
debili sì, che perla in bianca fronte
non vien men forte a le nostre pupille; 15

tali vid’io più facce a parlar pronte;
per ch’io dentro a l’error contrario corsi
a quel ch’accese amor tra l’omo e ‘l fonte. 18

Sùbito sì com’io di lor m’accorsi,
quelle stimando specchiati sembianti,
per veder di cui fosser, li occhi torsi; 21

e nulla vidi, e ritorsili avanti
dritti nel lume de la dolce guida,
che, sorridendo, ardea ne li occhi santi. 24

«Non ti maravigliar perch’io sorrida»,
mi disse, «appresso il tuo pueril coto,
poi sopra ‘l vero ancor lo piè non fida, 27

ma te rivolve, come suole, a vòto:
vere sustanze son ciò che tu vedi,
qui rilegate per manco di voto. 30

Però parla con esse e odi e credi;
ché la verace luce che li appaga
da sé non lascia lor torcer li piedi». 33
E io a l’ombra che parea più vaga
di ragionar, drizza’mi, e cominciai,
quasi com’uom cui troppa voglia smaga: 36

«O ben creato spirito, che a’ rai
di vita etterna la dolcezza senti
che, non gustata, non s’intende mai, 39

grazioso mi fia se mi contenti
del nome tuo e de la vostra sorte».
Ond’ella, pronta e con occhi ridenti: 42

«La nostra carità non serra porte
a giusta voglia, se non come quella
che vuol simile a sé tutta sua corte. 45

I’ fui nel mondo vergine sorella;
e se la mente tua ben sé riguarda,
non mi ti celerà l’esser più bella, 48

ma riconoscerai ch’i’ son Piccarda,
che, posta qui con questi altri beati,
beata sono in la spera più tarda. 51

Li nostri affetti, che solo infiammati
son nel piacer de lo Spirito Santo,
letizian del suo ordine formati. 54

E questa sorte che par giù cotanto,
però n’è data, perché fuor negletti
li nostri voti, e vòti in alcun canto». 57

Ond’io a lei: «Ne’ mirabili aspetti
vostri risplende non so che divino
che vi trasmuta da’ primi concetti: 60

però non fui a rimembrar festino;
ma or m’aiuta ciò che tu mi dici,
sì che raffigurar m’è più latino. 63

Ma dimmi: voi che siete qui felici,
disiderate voi più alto loco
per più vedere e per più farvi amici?». 66
Ma dimmi: voi che siete qui felici,
disiderate voi più alto loco
per più vedere e per più farvi
amici
?». 66

Con quelle altr’ombre pria sorrise un poco;
da indi mi rispuose tanto lieta,
ch’arder parea d’amor nel primo foco: 69

«Frate, la nostra volontà quieta
virtù di
carità
, che fa volerne
sol quel ch’avemo, e d’altro non ci asseta. 72

Se disiassimo esser più superne,
foran discordi li nostri disiri
dal voler di colui che qui ne cerne; 75

che vedrai non capere in questi giri,
s’essere in carità è qui necesse,
e se la sua natura ben rimiri. 78

Anzi è formale ad esto beato esse
tenersi dentro a la divina voglia,
per ch’una fansi nostre voglie stesse; 81

sì che, come noi sem di soglia in soglia
per questo regno, a tutto il regno piace
com’a lo re che ‘n suo voler ne ‘nvoglia. 84

E ‘n la sua volontade è nostra pace:
ell’è quel mare al qual tutto si move
ciò ch’ella cria o che natura face». 87

Chiaro mi fu allor come ogne dove
in cielo è
paradiso
, etsi la grazia
del sommo ben d’un modo non vi piove. 90
Ma dimmi: voi che siete qui felici,
disiderate voi più alto loco
per più vedere e per più farvi amici?». 66

Con quelle altr’ombre pria sorrise un poco;
da indi mi rispuose tanto lieta,
ch’arder parea d’amor nel primo foco: 69

«Frate, la nostra volontà quieta
virtù di carità, che fa volerne
sol quel ch’avemo, e d’altro non ci asseta. 72

Se disiassimo esser più superne,
foran discordi li nostri disiri
dal voler di colui che qui ne cerne; 75

che vedrai non capere in questi giri,
s’essere in carità è qui necesse,
e se la sua natura ben rimiri. 78

Anzi è formale ad esto beato esse
tenersi dentro a la divina voglia,
per ch’una fansi nostre voglie stesse; 81

sì che, come noi sem di soglia in soglia
per questo regno, a tutto il regno piace
com’a lo re che ‘n suo voler ne ‘nvoglia. 84

E ‘n la sua volontade è nostra pace:
ell’è quel mare al qual tutto si move
ciò ch’ella cria o che natura face». 87

Chiaro mi fu allor come ogne dove
in cielo è paradiso, etsi la grazia
del sommo ben d’un modo non vi piove. 90

Ma sì com’elli avvien, s’un cibo sazia
e d’un altro rimane ancor la gola,
che quel si chere e di quel si ringrazia, 93

così fec’io con atto e con parola,
per apprender da lei qual fu la tela
onde non trasse infino a co la spuola. 96

«Perfetta vita e alto merto inciela
donna più sù», mi disse, «a la cui norma
nel vostro mondo giù si veste e vela, 99
perché fino al morir si vegghi e dorma
con quello sposo ch’ogne voto accetta
che caritate a suo piacer conforma. 102

Dal mondo, per seguirla, giovinetta
fuggi’mi, e nel suo abito mi chiusi
e promisi la via de la sua setta. 105

Uomini poi, a mal più ch’a bene usi,
fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
Iddio si sa qual poi mia vita fusi. 108

E quest’altro splendor che ti si mostra
da la mia destra parte e che s’accende
di tutto il lume de la spera nostra, 111

ciò ch’io dico di me, di sé intende;
sorella fu, e così le fu tolta
di capo l’ombra de le sacre bende. 114

Ma poi che pur al mondo fu rivolta
contra suo grado e contra buona usanza,
non fu dal vel del cor già mai disciolta. 117

Quest’è la luce de la gran Costanza
che del secondo vento di Soave
generò ‘l terzo e l’ultima possanza». 120

Così parlommi, e poi cominciò ‘Ave,
Maria’ cantando, e cantando vanio
come per acqua cupa cosa grave. 123

La vista mia, che tanto lei seguio
quanto possibil fu, poi che la perse,
volsesi al segno di maggior disio, 126

e a Beatrice tutta si converse;
ma quella folgorò nel mio sguardo
sì che da prima il viso non sofferse;

e ciò mi fece a dimandar più tardo. 130
DUBBIO TEOLOGICO, che mostra la VIVACITA' INTELLETTUALE di Dante
Amare più intensamente Dio ma anche ricevere più intensamente il suo amore è l'appagemento della volontà
PREMESSA
MAGGIORE
PREMESSA
MINORE
RAGIONAMENTO
SILLOGISTICO
Termine della FILOSOFIA SCOLASTICA e indica una necessità per deduzione logica quindi rappresenta la conclusione delle due premesse
La natura della carità è la totale uniformità tra il volere delle anime e il volere di Dio.
L'assunzione della volontà di Dio non significa perdità della libertà, ma mancanza di condizionamento dal male e dal peccato.
Secondo Dante Dio crea DIRETTAMENTE le SOSTANZE IMMORTALI mentre fa generale dalla NATURA le SOSTANZE "BIOLOGICHE", mortali.
BEATRICE
Quel sol che pria d’amor mi scaldò ‘l petto,
di bella verità m’avea scoverto,
provando e riprovando, il dolce aspetto; 3

e a Beatrice tutta si converse;
ma quella folgorò nel mio
sguardo

sì che da prima il viso non sofferse;

e ciò mi fece a dimandar più tardo. 130
[...]
RING COMPOSITION
BEATRICE= SOLE= LUCE= VERITA'
Amore giovanile
(
Dolce Stil Novo
)
DANTE
Ma visione apparve che ritenne
a sé me tanto stretto, per vedersi,
che di mia confession non mi sovvenne. 9

Quali per vetri trasparenti e tersi,
o ver per acque nitide e tranquille,
non sì profonde che i fondi sien persi, 12

tornan d’i nostri visi le postille
debili sì, che
perla
in bianca fronte
non vien men forte a le nostre pupille; 15

tali vid’io più facce a parlar pronte;
per ch’io dentro a l’error contrario corsi
a quel ch’accese amor tra l’omo e ‘l fonte.
18

Sùbito sì com’io di lor m’accorsi,
quelle stimando specchiati sembianti,
per veder di cui fosser, li occhi torsi; 21

e nulla vidi, e ritorsili avanti
dritti nel lume de la dolce guida,
che, sorridendo,
ardea
ne li occhi santi. 24

«Non ti maravigliar perch’io sorrida»,
mi disse, «appresso il tuo pueril coto,
poi sopra ‘l vero ancor lo piè non fida, 27

ma te rivolve, come suole, a vòto:
vere sustanze son ciò che tu vedi,
qui
rilegate
per manco di voto. 30

Davanti alle prime anime del Paradiso Dante cade infatti in un
errore
, ovvero quello di scambiare le vere sustenza che ha difronte a sè per immagini riflesse.
Emerge l'
ineguatezza intellettuale
di Dante -ancora disorientato nel suo approccio al Paradiso- e la
debolezza della sua mente
, ancora legata a criteri di giudizi terreni.
Indica un colore molto scuro, tra il rosso scuro e il grigio nerastro...
.... ma può anche significare "perduti alla vista", cioè resi invisibili alla profondità.
Era nella moda del tempo che le donne portassero una perla sulla fronte, segno di ELEGANZA E SIGNORILITA'.
L'errore commesso da Dante è opposto a quello commesso da Narciso.
Infatti specchiandosi in una fonte si innamorò della propria immagine scambiandola per una figura reale.

Riprende Ovidio
Lo
SGUARDO
che governa l'AMORE è ancora un tema stilnovistico.
COSTANZA d'ALTAVILLA
E quest’altro splendor che ti si mostra
da la mia destra parte e che s’accende
di tutto il lume de la spera nostra, 111

ciò ch’io dico di me, di sé intende;
sorella fu, e così le fu tolta
di capo l’ombra de le sacre bende. 114

Ma poi che pur al mondo fu rivolta
contra suo grado e contra buona usanza,
non fu dal vel del cor già mai disciolta. 117

Quest’è la luce de la gran Costanza
che del secondo vento di Soave
generò ‘l terzo e l’ultima possanza». 120

E' una metafora per indicare il voto fatto, dal quale quindi mai si sciolse, cioè continuò a essere religiosa.
I toni dell'episodio rimangono
sfumati e delicati, l'INTERRUZIONE della vita CLAUSTRALE è accennata con una suggestiva PERIFRASI, che sta a indicare la pudicizia violata.
Dante accoglie parzailmente una leggenda, secondo la quale Costanza, monaca di un monastero di Palermo, a 52 anni fu fatta sposare a Enrico VI, figlio di Federico I il Barbarossa, affinchè recasse in dote la Sicilia alla casa di Svevia. Da tale matrimonio nacque poi Federico II.


La realtà storica è ben differente: Costanza, che non fu mai suora, sposò Enrico all'età di 31 anni e a 44 anni ebbe da lui un figlio, Federico II per l'appunto.
La leggenda
di Costanza
Dante pensa che le figure reali siano alle sue spalle
Sintomo di carità, dell'indulgente affetto di Beatrice verso Dante e la sua debolezza conoscitiva
Beatrice riflette in sè la luce di Dio
"Qui" significa "destinate a un grado di beatitudine corrispondente a questo cielo", cioè il più basso nell'ordinamento celeste.

RIMA EQUIVOCA
PICCARDA DONATI
Poi sorridendo disse: "Io son Manfredi,
nepote di Costanza imperadrice;
versi 112-113
Canto III Purgatorio
La figura di Costanza a la funzione di ricordare, e quindi di celebrare in un epoca priva di guida imperiale, l'impero nell'ultima dinastia, quella Sveva.
RING COMPOSITION
...Cantando vanio
come per acqua cupa cosa grave.

versi 122-123

Secondo quanto raccontano alcuni cronisti Piccarda sorella di Forese e di Corso, era una giovinetta bellissima e molto religiosa, tanto da decidere di farsi monaca.
La storia di Piccarda
E io a l’ombra che parea più vaga
di ragionar, drizza’mi, e cominciai,
quasi com’uom cui troppa voglia smaga: 36

«
O ben creato spirito,
che a’ rai
di vita etterna la dolcezza senti
che, non gustata, non s’intende mai, 39

grazioso mi fia se mi contenti
del nome tuo e de la vostra sorte».
Ond’ella, pronta e con occhi ridenti: 42

«
La nostra carità non serra porte
a giusta voglia, se non come quella
che vuol simile a sé tutta sua corte. 45

I’ fui nel mondo vergine sorella;
e se la mente tua ben sé riguarda,
non mi ti celerà l’esser più bella, 48

ma riconoscerai ch’i’ son Piccarda,
che, posta qui con questi altri beati,
beata sono in la
spera più tarda
. 51

Li nostri affetti, che solo infiammati
son nel piacer de lo Spirito Santo,
letizian del suo ordine formati. 54

E questa sorte che par giù cotanto,
però n’è data, perché fuor negletti
li nostri voti, e vòti in alcun canto». 57

E' quasi parafrasi del sonetto
"Tanto gentile e onesta pare"
CAPTATIO BENEVOLENTIAE
CLARITAS o LUMINOSITA' splendore di origine divina che proviene dai corpi del Paradiso
Ma , il fratello Corso, violeto e rissoso capo dei Guelfi neri, la tolse dal convento con la forza e la fece sposare ad un nobiluomo violento seguace del suo stesso partito, a cui era stata precedentemente promessa. Piccarda si ammalò di li a poco morì.

Dal mondo, per seguirla, giovinetta
fuggi’mi, e nel suo abito mi chiusi
e promisi la via de la sua setta. 105

Uomini poi, a mal più ch’a bene usi,
fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
Iddio si sa qual poi mia vita fusi. 108

LE FORME DEL CANTO
LA CARITA'
TEMPO

13 Aprile 1300
mercoledì dopo Pasqua
MISSION TO MOON
condizione propria di tutti i beati
purezza della donna
L'esspressione indica che Piccarda e i beati lunari godono di un grado di beatitudine pù basso rispetto agli altri.
ordine gerarchico del Paradiso
paronomasia
Piccarda sarà la prima "SUPPLENTE" di Beatrice nel risolvere il dubbio teologico di Dante
PICCARDA è riconoscibile come ALTER EGO di BEATRICE
Il suo DISCORSO è incentrato sulla
CARITA'
, principio esssenziale del Paradiso.
LA CARITA' è la TOTALE IDENTITA' tra la volontà dell'anima e quella di Dio.
"... in tutti e inseparabile in ciascuno..."
Sant'Agostino
De civitate Dei XXII, 30
Essa appaga pienamente la volontà delle anime , che non desiderano altro se non ciò che hanno perchè ciò che hanno è decreto di Dio.
CURIOSITA'
La morte di Piccarda è avvolata nella leggenda che testimonia la verginità della Santa anche dopo l'uscita dal convento.
Alcuni affermano che sia
morta
lo stesso
giorno del matrimonio
, altri che, per volontà divina, si sia ammalata di
lebbra
perchè non fosse contaminata carnalmente dal marito.
Il Regno celeste non richiede più alcun tipo di purificazione: esige una diversa ritualità, quella del DIALOGO TEOLOGICO, con cui Dante sarà liberato dal dubbio e dall'errore.
Nell'affermare che la carità è il presupposto della beatitudine, Piccarda rivela che essa può essere perfetta felicità, totale concordia delle anime con Dio e tra loro, solo in quanto è assoluta
LA PACE DEI BEATI è ABBANDONO A DIO
"E ‘n la sua volontade è nostra pace..."
verso 85
Calco quasi leterario dell'agostiniano:

"Nella nostra volontà del bene c'è per noi la pace"
Confessioni XIII, 9
Sintassi fluida e lineare

Ritmo pacato e lento nelle parti dialogate
Figure di suono:
ALLITTERAZIONI
v. 10-11
REPLICAZIONI
ENJAMBEMENT
v. 120-123
beati-beata
voglia-voglie
regno-regno
cantando - cantando
Duplicazione
verbale
Le aree SEMANTICHE dominanti sono:
CALORE
Simbolo dell'amore e della carità
STILNOVISMO
LUCE
Simbolo della verità
FILOSOFIA
Fine
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