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FRANCESCO PETRARCA: La vita fugge e non s’arresta una hora

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elisa g

on 7 May 2014

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Transcript of FRANCESCO PETRARCA: La vita fugge e non s’arresta una hora

FRANCESCO PETRARCA:
La vita fugge e non s’arresta una hora

FRANCESCO PETRARCA
Francesco Petrarca nacque nel 1304, ad Arezzo.
Fu poeta, scrittore e studioso dei classici greci e latini e, da essi, teorizzò pensieri umanistici.
Petrarca si fece interprete dei pensieri e dell’interiorità dell’uomo del Trecento, elaborando in modo del tutto personale il contrasto tra la coscienza religiosa e la nuova mentalità laica che si stava diffondendo .
Tema centrale del Canzoniere, considerato la massima opera di Petrarca, è l'amore del poeta per Laura. Tale amore è vissuto in una continua contrapposizione tra anima e corpo, peccato e redenzione, impulso ad inseguire le gioie terrene ed aspirazione ad una salvezza eterna.
Il tema che, come abbiamo detto, accompagna tutta l'opera, la divide tuttavia in due parti: rime "in vita” e rime "in morte" di Laura; pur essendo il tema centrale, l'amore lascia spazio ad altri motivi, come ad esempio la meditazione sul tempo, sulla morte e sulla precarietà della vita.

ASPETTI GRAMMATICALI
Il sonetto "La vita fugge e non s’arresta una hora" appartiene ad una delle opere più celebri di Francesco Petrarca: il Canzoniere.
Lo schema delle rime è il seguente: incrociate nelle quartine (ABBA, ABBA) e ripetute nelle terzine (CDE, CDE).
Per quanto riguarda l’aspetto retorico di questo sonetto, sono presenti numerose figure retoriche, tra le quali le più importanti ritroviamo il
polisindeto
(et...et…et…et), esso conferisce ai versi un ritmo affannoso, che corrisponde perfettamente allo stato d’animo del poeta, ed esprime molto bene la sua condizione di crisi esistenziale; la
metafora
nella quale, la barca colpita dalla tempesta simboleggia la vita del poeta, che come accade all'imbarcazione è stata ed è anche negli ultimi anni della sua vita tormentata da preoccupazioni e angosce. Anche la morte, raffigurata con il porto, non rappresenta per il poeta un rifugio tranquillo dal caos della vita, poichè la tempesta lo segue anche lì..
Un’
anafora
ai versi (11-12) rappresentata dai termini “veggio…veggio”; un
iperbato
, ovvero l'allontanamento di una parola da un'altra alla quale dovrebbe essere vicina, al verso 14, rappresentato dai termini “i lumi bei”, cioè i begli occhi di Laura, la donna amata da Petrarca. Inoltre, sono presenti degli
enjambement
, ai versi 3-4, 9-10 e 12-13. Questa figura retorica consiste nell'interruzione di un'unità sintattica causata dalla fine del verso.
Nel testo prevale la paratassi, cioè periodi semplici.
In questo sonetto emerge chiaramente la considerazione di Petrarca nei riguardi del latino, come lingua perfetta della cultura. Quindi, Petrarca utilizza il latino nei suoi scritti proprio perché lo ritiene una lingua perfetta.

PARAFRASI E TEMATICHE DEL SONETTO
Nell'opera petrarchesca è presente in modo evidente il tema della “
fuga del tempo
”. Ne abbiamo un esempio nel sonetto intitolato
“La vita fugge, et non si arresta una hora”.
Il sonetto è percorso da un ritmo rotto ed agitato, messo in luce dai numerosi enjambement.
Petrarca lo compone in un momento di profondo turbamento: la morte di Laura. Il poeta avverte la fugacità della vita, sente dietro di sé il passo affrettato della morte, e non sa più riconoscere alcun motivo di conforto nei ricordi del passato.
Comincia la composizione tentando di esternare i
propri sentimenti
e le proprie angosce, non solo pensando al futuro incerto, ma anche riguardando il passato e analizzando il presente, descrivendo la vita e la morte, quest’ ultima va a seguire la prima forzatamente, poiché non può essere altrimenti.
Nella seconda quartina il
ricordo di Laura
e della sua morte, toglie ogni speranza al poeta, che allude per una lunga perifrasi anche al suicidio, negato, però, dalla “pietà che ha per se stesso”. Infatti, il tempo, pur così ostile, appartiene a Dio e l’uomo non può disporne.


APPROFONDIMENTO: L'IO LIRICO

L’io lirico è la tendenza a raccontare se stessi, le proprie vicende, e gli eventi particolari che hanno condizionato la propria vita. Questo aspetto è presente in tutte le poesie di Petrarca, esso infatti, per primo, mette in evidenza, nei suoi componimenti le emozioni che suscitano il lui il pensiero della vita e dell’amore e il dolore della morte, estendendo la sua riflessione sui temi del passato del presente e del futuro.
L'io lirico è un luogo in cui il poeta si richiudeva per ricordare la sua amata Laura.
Petrarca, infatti, usa un tempo “imperfetto” nelle sue poesie che portano ad un'immagine malinconica, solitaria di un amore non corrisposto, quindi, per l’autore l’io lirico piange la disperazione dell’amata.
Mentre Dante esprime chiaramente, attraverso i canti della Comedia, l'immagine di Beatrice che porta esso ad una salvezza spirituale. Infatti, la donna-angelo è un tramite che permette al poeta il contatto con il divino. La bellezza femminile è simbolo di verità e virtù ed è un mezzo di ascesa spirituale.
In Petrarca l’immagine della donna-angelo è presente, ma in modo più ambiguo che in Dante: Laura è simbolo della perfezione divina, ma anche portatrice di una bellezza terrena che attrae il poeta e accende il suo desiderio, allontanandolo così dall’amore per Dio.

APPROFONDIMENTO: IL TEMPO CHE FUGGE
“...e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco egli si strugge".

I componenti del gruppo (Favretto Serena, Giacomini Elisa, Molnar Andreea e Tomasini Andrea) hanno partecipato attivamente alla realizzazione del lavoro assegnato.
Andrea ed Elisa si sono occupati dell'intoduzione. Serena di ricercare gli aspetti retorici del sonetto e Andreea della parafrasi e dei temi trattati nell'opera.
Gli approfondimenti sono stati realizzati da Serena e Andreea, che hanno approfondito l'aspetto e l'importanza dell' "io lirico" nella poesia e da Elisa, che si è occupata di trattare il tema della fugacità del tempo.
La grafica è stata curata da Elisa.
BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA


Libro di testo: Testi e scenari, B. Panebianco, C. Pisoni, L. Reggiani e M.Malpensa.

Dizionario: "lo Zingarelli"

Enciclopedia: Treccani, www.treccani.it
(e intanto questo tempo infelice passa velocemente e se ne vanno via insieme a lui le grandi quantità di preoccupazioni, a causa delle quali insieme me anche il tempo presente si consuma)
La vita fugge,
et
non s'arresta una hora,

et
la morte vien dietro a gran giornate,

et
le cose presenti
et
le passate
mi dànno guerra,
et
le future anchora;

e 'l rimembrare
et
l'aspettar m'accora,
or quinci or quindi, sì che 'n veritate,
se non ch'ì ò di me stesso pietate,
ì sarei già di questi penser'fòra.

Tornami avanti, s'alcun dolce mai
ebbe 'l cor tristo; et poi da l'altra parte

veggio
al mio navigar turbati i vènti;


veggio
fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i
lumi bei
che mirar soglio, spenti.
Il tema del tempo che fugge e, di conseguenza, della morte che si avvicina non venne trattato solo da Petrarca, anche la poesia di Ugo Foscolo “Alla sera” richiama il motivo del tempo che scorre inesorabilmente, nel verso:
Direttore responsabile: Francesco Tatò
Nella prima terzina il poeta ricorda ciò che ha fatto in passato, si interroga sulla
felicità
e si chiede se in vita sua l’abbia mai provata. Qui, troviamo una metafora: Egli vede anche gli ultimi anni della sua vita come una violenta tempesta, che solo la morte può far cessare. La vecchiaia rappresenta dunque, per Petrarca, tutt’altro che un rifugio tranquillo.
Nell’ultima terzina, il poeta "vede la tempesta persino nel porto, il suo timoniere è già stanco ,e abbattuti gli alberi e le sartie della nave, gli occhi belli di Laura, che era abituato a guardare, non gli indicano più che strada debba percorrere.”
L'ultimo terzina, infatti, addensa una tragica oscurità, poiché mostra un
naufragio esistenziale
.
Sembra non lasciare speranze: ora gli occhi belli di Laura, stelle che gli indicavano la rotta, si sono spenti, tutto è vano, ogni ragione di vita è perduta. Privato, con la morte di Laura, di ogni speranza, il poeta medita sulla brevità della vita e sul tempo che fugge.
Anche nelle “Operette morali” di Giacomo Leopardi, in particolare nel "Dialogo della moda e della morte”, ma anche ne “L’Infinito”, il poeta richiama il tema del tempo e dell’eternità:
“E mi sovvien l’eterno. E le morte stagioni,
e la presente e viva e il suon di lei”.
Allo stesso modo, Giuseppe Ungaretti, nella sua raccolta di poesie “Sentimento del tempo”, in particolare nella frase :
"Si passa la vita a rimpiangere ciò che si ha avuto fretta di perdere,
e, non avendo imparato nulla dal passato, noi non cessiamo
di sperare che l’avvenire ricominci”
mette in luce la fragilità della vita, ma in un’ottica malinconica.
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