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Che cos'è il tempo? Per Nietzsche, Einstein, Bergson.

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by

Stefania Bolovan

on 30 June 2015

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Transcript of Che cos'è il tempo? Per Nietzsche, Einstein, Bergson.

Il concetto di tempo e le sue interpretazioni.
Di Raluca Stefania Bolovan
FONTS
Henri Bergson
Durée de la conscience
et temps scientifique
Albert Einstein
Time relativity
Bergson

Einstein

Friedrich Nietzsche
L'eterno ritorno
dell'uguale
Che cos'è il
TEMPO
?
VS
“Nell’estate del 1881 Nietzsche,
epoca in cui ha 37 anni, si trova a Silvaplana in Engadina, un luogo di montagna vicino a un bellissimo lago dove passeggia nel pomeriggio, mentre le sere scrive. Durante una passeggiata, Nietzsche ha questa immagine
del tempo che lo spaventa e lo attrae, l’immagine dell’eterno ritorno: visto che il mondo è composto da un numero infinito di elementi questi elementi non si creano e non si distruggono (poiché si parte dall’ipotesi che Dio non esista) e allora per
forza di cose questi elementi dovranno riaggregarsi nella stessa
maniera per un numero infinito di volte”.
(Maurizio Ferraris - Friedrich Nietzsche e l'eterno ritorno.
"Il Caffè Filosofico" LA REPUBBLICA - L'ESPRESSO).
« Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione [...]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!". Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: "Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina"?. »
Friedrich Wilhelm Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 341
Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così parlò Zarathustra, III, Della visione e dell'enigma, 2
« "[...] proprio dove ci eravamo fermati, era una porta carraia. "Guarda questa porta carraia! Nano! continuai: essa ha due volti. Due sentieri convengono qui: nessuno li ha mai percorsi fino alla fine. Questa lunga via fino alla porta e all'indietro: dura un'eternità. E quella lunga via fuori della porta e avanti è un'altra eternità. Si contraddicono a vicenda, questi sentieri; sbattono la testa l'un contro l'altro: e qui, a questa porta carraia, essi convengono. In alto sta scritto il nome della porta: "attimo". Ma, chi ne percorresse uno dei due sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno?". "Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo". [...] Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrà forse avere già percorso una volta questa via? Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta? E se tutto è già esistito: che pensi, o nano, di questo attimo? Non deve anche questa porta carraia esserci già stata? E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l'una all'altra, in modo tale che questo attìmo trae dietro di sé tutte le cose avvenire? Dunque anche se stesso? [...] E questo ragno che indugia strisciando al chiaro di luna, e persino questo chiaro di luna e io e tu bisbiglianti a questa porta, di cose eterne bisbiglianti non dobbiamo tutti esserci stati un'altra volta? e ritornare a camminare in quell'altra via al di fuori, davanti a noi, in questa lunga orrida via non dobbiamo ritornare in eterno? [...] Vidi un giovane pastore rotolarsi, soffocato, convulso, stravolto in viso, cui un greve serpente nero penzolava dalla bocca.[...] La mia mano tirò con forza il serpente, tirava e tirava invano! Non riusciva a strappare il serpente dalle fauci. Allora un grido mi sfuggì dalla bocca: "Mordi! Mordi! Staccagli il capo! Mordi!", così gridò da dentro di me: il mio orrore, il mio odio, il mio schifo, la mia pietà, tutto quanto in me buono o cattivo gridava da dentro di me, fuso in un sol grido. [...] Giacché era una visione e una previsione: che cosa vidi allora per similitudine? E chi è colui che un giorno non potrà non venire? Chi è il pastore, cui il serpente strisciò in tal modo entro le fauci? Chi è l'uomo, cui le più grevi e le più nere fra le cose strisceranno nelle fauci? Il pastore, poi, morse così come gli consigliava il mio grido: e morse bene! Lontano da sé sputò la testa del serpente; e balzò in piedi. Non più pastore, non più uomo, un trasformato, un circonfuso di luce, che rideva! Mai prima al mondo aveva riso un uomo, come lui rise!" »
Friedrich Wilhelm Nietzsche, Frammenti postumi
« La misura della forza del cosmo è determinata, non è “infinita”: guardiamoci da questi eccessi del concetto! Conseguentemente, il numero delle posizioni, dei mutamenti, delle combinazioni e degli sviluppi di questa forza è certamente immane e in sostanza “non misurabile”; ma in ogni caso è anche determinato e non infinito. È vero che il tempo nel quale il cosmo esercita la sua forza è infinito, cioè la forza è eternamente uguale ed eternamente attiva: fino a questo attimo, è già trascorsa un’infinità, cioè tutti i possibili sviluppi debbono già essere esistiti. Conseguentemente, lo sviluppo momentaneo deve essere una ripetizione, e così quello che lo ha generato e quello che da esso nasce, e così via: in avanti e all’indietro! Tutto è esistito innumerevoli volte, in quanto la condizione complessiva di tutte le forze ritorna sempre »
Tutto muore, tutto torna a fiorire, eternamente va la ruota dell'essere...
Nietzsche si ricollega alla concezione ciclica propria della cultura greca e indiana....
La concezione del tempo ciclico dei filosofi Greci implica la ripetizione delle stesse vicende umane, vede l'universo come un continuo prodursi e disfarsi, in sequenza eterna ed infinita.

Biografia di un distruttore
«Da quali stelle siam caduti per incontrarci qui?»
Nel 1882, il filosofo conosce Lou Salomè una ragazza russa, dotata di un grande fascino e intelligenza e della quale s'innamora, ma essa si rifiutò di sposarlo, perché era innamorata di Reè (amico di Nietzsche). Dopo questa grande delusione il filosofo si sente perso e abbandonato più che mai.
I biglietti della
follia
Nietzesche nacque a Rocken, vicino a Lipsia, il 15 ottobre 1844 dal pastore Karl Ludwig e Franzika Oehler.
La malattia e l'abbandono dell'insegnamento
La salute del filosofo in comincia ad indebolirsi, a causa delle forti emicranie, attacchi di vomito, e disturbi alla vista: decise di abbandonare l’insegnamento e compì numerosi viaggi in Italia, Svizzera, Francia.
Nel 1883 pubblicò una delle sue opere più significative"Così parlò Zarathustra"

5 gennaio 1889
"Caro signor professore, alla fine sarei stato molto più volentieri professore basileese che Dio; ma non ho osato spingere così lontano il mio egoismo privato, da tralasciare, per causa sua, la creazione del mondo."
Dopo la morte della madre, il filosofo fu affidato alla sorella, la quale fondò un archivio, allo scopo di gestire l’eredità letteraria del fratello.

Nietzasche morì a Weimar il 25 agosto del 1900.
Successivamente il filosofo si trasferì a Torino e cominciò a mostrare segni di instabilità mentale,dimostrati dalle lettere che scriveva ai suoi amici, a uomini di stato e a Cosima Wagner.

Il filosofo venne poi portato in clinica dal suo amico Overbeck dopo aver inviato una lettera al professor Burckhardt.
Nella cartella clinica si legge:
“Il paziente è difficile da contenere, risponde in modo improprio o non diretto alle domande, oppure continua nei suoi discorsi… Spesso si mette a cantare, anche «alla torinese»… Confonde gli eventi della vita passata, e i suoi pensieri si accavallano senza alcun nesso logico… Nonostante la somministrazione di sonniferi, non ha dormito tutta la notte, ha parlato senza sosta e si è alzato sovente per andarsi a pulire i denti… Mangia e beve molto, ha violenti mal di testa… La sera gli vengono praticate docce fredde. Il malato ci segue continuamente e continua a fare inchini; con passo maestoso, lo sguardo rivolto al soffitto, entra nella sua stanza e ringrazia per la fastosa accoglienza. Non si contano le volte che ha cercato di stringere la mano ai medici”.
Le crisi di follia indussero i medici a proibire le visite e a somministrargli dosi massicce di sedativi. Nel mese di settembre stette un po’ meglio, ma cominciò a chiamare l’infermiere “Principe Bismarck”.
Il padre era un pastore luterano che aveva dovuto optare per una parrocchia contadina abbandonando una promettente carriera a causa di certi disturbi “nervosi”, di forti emicranie, di frequenti esaurimenti e della continua irritabilità ‑ sperava di fare del futuro filosofo un musicista o un sacerdote… ma morì a soli 36 anni dopo aver passato l’ultimo anno in completo stato demenziale (probabilmente per il morbo di Alzheimer).
A Naumburg, Friedrich inizia gli studi di lettere classiche e religione. Entra nell'Università di Bonn e successivamente si iscrive all'Università di Lipsia, per continuare a seguire le lezioni di filologia classica di Friedrich Ritschl, già suo insegnante a Bonn.
Grazie all'appoggio di Ritschl, il 13 febbraio 1869 ottiene la cattedra di lingua e letteratura greca dell'Università di Basilea.
All'età di 25 anni Nietzsche chiede l'annullamento della sua precedente cittadinanza prussiana e diventa apolide.
Allo scoppio della guerra franco-prussiana partecipa come infermiere, ma viene presto congedato dopo essersi ammalato.
Si contrappone alla concezione bibblica di tempo lineare
A brilliant man who was passionately curious about the mysteries of science, Albert Einstein changed the world as the most influential physicist of the 20th century. He developed the general theory of relativity, now considered the cornerstone of modern physics. Einstein received the Nobel Prize in Physics. He wrote hundreds of books and articles and was also a great philosopher and moral leader.
A few interesting facts
1. He never failed math.
2. Einstein encouraged the development of the nuclear bomb.
3. He was a great musician.
4. He could have been the President of Israel.
5. He married his cousin.
6. He won the 1921 Nobel Prize for Physics.
7. He loved to sail.
8. He really didn’t like socks, and usually didn’t wear them.
9. He had an illegitimate daughter.
10. His brain was stolen.
Time relativity
A young patent examiner in Bern, Switzerland, named Albert Einstein published
a paper in 1905 that postulated two empirical principles that could not be denied:
the constancy of the speed of light, and a generalisation of Galileo’s.
Beginning with these two principles, and without recourse to the ether concept,
he proved that, for observers moving relative to each other at constant speeds, length and
time measurements are different, perhaps
drastically different if the speed is close to the speed
of light. For example, if a stationary observer watches
a clock moving at high speed he or she
sees it ticking more slowly than an observer travelling with the clock. In addition to this
“time dilation,” Einstein’s 1905 paper insisted that the length dimension of the clock,
or of anything else, is contracted in the direction of motion for the stationary observer.

Time dilation: Sometimes even the best watches run slow
The consideration of the measurement of elapsed time and simultaneity leads to an important relativistic effect: time dilation is the phenomenon of time passing slower for an observer who is moving relative to another observer.
Twins paradox
En 1900, il fut nommé professeur au collège de France (chaire de philosophie ancienne, puis de philosophie moderne).

Ses ouvrages le firent connaitre dans le monde entier, et après avoir séjourné aux Etats Unis, , il fut élu à l'Académie Française en 1914.

Il nacquit à Paris, en 1859.
Il fit des études à l'école
normale supérieure et
devint professeur dans
l'enseignement secondaire
après avoir obtint
l'agrégation de philosophie.
Il obtint le prix Nobel en 1928, de littérature.

Il mourrut en 1941.
La notion de temps selon Bergson
Au cœur de la pensée de Bergson il y la distinction
entre le temps et la durée. Le temps, c’est celui de l’observatoire, il est mesuré instantanément, il est objectif. La durée, c’est ce qui est perçu par l’individu, pour lui, il est le temps « réel », subjectif. Que les secondes sont parfois longues… Ce temps réel, c’est celui que mesure notre conscience, pas notre montre.. Il distingue le temps et la durée.
« Si tous les mouvements de l’univers étaient uniformément accélérés, bien mieux : si, à la limite, une rapidité infinie resserrait le successif dans l’instantané, aucune formule scientifique ne serait modifiée. Cette situation fictive fait bien sentir que le temps de la science n’est pas celui de l’existence. [...] Le temps de l’existence est donc radicalement différent de celui que la mécanique et la physique mathématique ont rendu mesurable par une abstraction qui le vide de tout devenir, concrètement incompressible et inextensible. »
Il tempo...
seme della discordia fra filosofia e scienza
La disputa sulla natura del
tempo e sull’interpretazione della teoria della relatività che ha avuto luogo tra Bergson ed Einstein dopo la pubblicazione di Durata e simultaneità (1922), il volume in cui Bergson critica la concezione
di Einstein. La tesi di Bergson suggerisce un nuovo
legame tra la dimensione qualitativa e quella quantitativa della temporalità, al di là di un’interpretazione psicologica.
The twin paradox is a thought
experiment in special relativity
involving identical twins, one of
whom makes a journey into space
in a high-speed rocket and returns home
to find that the twin who
remained on Earth has
aged more.
Dunque la concezione di Nietzsche si contrappone alla riflessione di SANT'AGOSTINO (4°-5° secolo d.C.), che introduce una dimensione psicologica nell’analisi del tempo: quest’ultimo non è più qualcosa di oggettivo che pesa dal di fuori sulla vita dell’uomo e alla cui morsa nessuno può sfuggire, ma è qualcosa di interiore, è la dimensione spirituale dell’anima nel suo sforzo di purificazione e di conquista della salvezza eterna. Agostino identifica il tempo con la «distensione dell’anima»: passato e futuro esistono e hanno senso solo nel presente della coscienza come ricordo del passato e attesa del futuro. Il tempo diventa così soggettività, una successione di stati psichici legati tra loro dalla memoria e dall’anticipazione.
Che cos'è il tempo? Se non me lo chiedi lo so, ma se invece mi chiedi che cosa sia il tempo, non so rispondere.
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