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Giovanni Boccaccio s.l.

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by

susanne lenz

on 17 April 2018

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Transcript of Giovanni Boccaccio s.l.


1313: Giovanni Boccaccio nasce a Firenze (o a Certaldo), figlio illegittimo di Boccaccino di Chellino, mercante certaldese dipendente e poi socio della compagnia commerciale “ Banco dei Bardi”.
1325-1328: È inviato dal padre a fare pratica mercantile presso la succursale dei Bardi a Napoli, in questa città scopre la sua vocazione letteraria frequentando la corte angioina, dove incontra numerosi artisti, scrittori, poeti, musicisti, etc.. Si innamora della figlia illegittima del re Roberto d’Angiò, Maria d’Aquino da lui chiamata Fiammetta, che gli ispira diverse opere: Rime, la Caccia di Diana, il Filocolo (1336), il Filostrato.
1340: Ritorna a Firenze, richiamato dal padre in seguito al fallimento dei Bardi. Qui scrive il Ninfale d'Ameto (1341-1342), l'Amorosa visione (1342-1343), l'Elegia di madonna Fiammetta (1343-1344), piena di nostalgia per Napoli e per l'amore perduto, il Ninfale fiesolano (1344-1346).
1345-1347: Lavora presso i signori di alcune corti italiane.
1348: Torna a Firenze dove assiste alla tragedia della peste bubbonica che rievocherà all'inizio del Decameron.
1363: È ospite del Petrarca a Venezia.
1373-1374: Accoglie l'invito a commentare pubblicamente la Commedia di Dante nella chiesa di Santo Stefano di Badia a Firenze, scriverà a tale scopo “Trattatello in laude di Dante”, dove definirà il poema dantesco “ opera divina”.
1375: Muore il 21 dicembre a Certaldo, un anno e mezzo dopo l'amico Petrarca. Da molto tempo soffriva di scabbia e di idropisia.


Romanzo in prosa suddiviso in nove capitoli che racconta di una dama napoletana abbandonata e dimenticata dal giovane fiorentino Panfilo. La lontananza di Panfilo le crea grande tormento accresciuto dal fatto che Fiammetta è sposata e deve nascondere al marito il motivo della sua infelicità.

- La caccia di Diana
-Il Filostrato
- Il Filocolo  
- Il Teseida

Le opere minori scritte a Firenze

Narra la storia di Ameto un rozzo pastore che un giorno incontra delle ninfe devote a Venere e si innamora di una di esse, Lia. Nel giorno della festa di Venere le ninfe si raccolgono intorno al pastore e gli raccontano le loro storie d'amore.  

Ninfale fiesolano -
È un poemetto in cui si raccontano le origini di Fiesole e Firenze

La composizione dell’opera
La peste bubbonica del 1348 offre a Boccaccio un pretesto per iniziare la stesura del Decameron.
L’opera è stata molto probabilmente iniziata nel 1349 e completata nel 1351.
Il Proemio
Si rivela prezioso per capire il significato dell’opera.
In esso l’autore, esprimendosi in prima persona, espone gli intenti che lo spingono a scrivere e indica il pubblico a cui si rivolge.

Che opera è il Decameron?
Il Decameron è una raccolta di cento novelle, racchiuse da una cornice narrativa.
Le novelle vengono raccontate in un arco di tempo 14 giorni da un gruppo di 10 ragazzi, composto da 7 fanciulle e 3 giovani di elevata condizione sociale, che si sono ritirati in campagna per sfuggire alla peste bubbonica presente a Firenze. Qui, trascorrono il tempo tra banchetti, canti, balli e giochi, per passare ancora più piacevolmente il tempo decidono di raccontare ciascuno, ogni giorno, una novella.
Il racconto contenuto nella cornice
La narrazione, nell’introduzione alla prima giornata, ha inizio con una lunga descrizione della peste che devasta Firenze, per trovare scampo alla quale dieci giovani si rifugiano in campagna. L’atteggiamento fondamentale di Boccaccio di fronte al flagello è una forma di disgusto misto ad angoscia per la perdita di quelle norme sociali, di quei civili e raffinati costumi per i quali egli ha un vero e proprio culto. L’iniziativa dei dieci giovani, che trovano scampo dalla peste trascorrendo lietamente in campagna 14 giorni, secondo norme precise che tutti e dieci rispettano, ha proprio la funzione di ricomporre la socialità sconvolta dal flagello della terribile epidemia.

Il Proemio funge da introduzione al libro ed è di fondamentale importanza in quanto ci fa comprendere quali sono le principali finalità dell'opera e a quali destinatari si rivolge:
alleviare le pene delle donne che amano;
dare utili suggerimenti;
intrattenere piacevolmente un pubblico composto non da letterati di professione ma comunque raffinato ed elegante.
I 10 novellatori
Il racconto di cornice del
Decameron
narra di un gruppo di giovani (sette ragazze e tre ragazzi) che, durante la peste del 1348, si rifugiano sulle colline presso Firenze. Per due settimane, l'«onesta brigata» si intrattiene serenamente con passatempi vari e, in particolare, raccontando a turno delle novelle. Poiché il venerdì e il sabato non si narrano novelle, queste, disposte in un periodo di dieci giorni sono in totale cento. I nomi dei dieci giovani protagonisti sono: Fiammetta, Filomena, Emilia, Elissa, Lauretta, Neìfile, Pampìnea, Dioneo, Filòstrato e Pànfilo. Ogni giornata ha un re o una regina che stabilisce il tema delle novelle; due giornate però, la prima e la nona, sono a tema libero.
Il re o la regina, quotidianamente eletti dall'allegra brigata, fissano il tema a cui i narratori dovranno ispirarsi; tuttavia ad uno di essi,
Dioneo
, è concesso di non rispettare il tema generale ed è sempre l'ultimo a raccontare la sua novella.
Due giornate, la prima e la nona, hanno un tema libero. Nell'introduzione ad ogni giornata viene descritta la gioiosa vita della brigata.
I narratori non hanno caratteri e psicologie definite che li rendano autentici personaggi. I loro nomi richiamano personaggi delle opere precedenti di Boccaccio o personaggi letterari.
I narratori
Significato dei nomi dei giovani novellatori
Dioneo evoca un temperamento licenzioso.
Panfilo vuol dire “tutto amore”.
Neifile “nuova innamorata”.
Filomena “colei che è amata”.
Filostrato” l’innamorato infelice”.
(Fiammetta e Panfilo sono anche i protagonisti dell’Elegia di madonna Fiammetta”).
Emilia è un personaggio del Teseida.
Lauretta è un'evocazione della Laura amata da Petrarca.
Elissa rievoca la Didone virgiliana.
Pampinea
Fiammetta


Il rapporto giornata / tema
I temi contenuti nel Decameron
La fortuna
La descrizione della realtà Cittadina borghese
La nostalgia dei valori cortesi
L’amore
La simpatia per le donne
L’intelligenza
Il gusto per la beffa
La morale dell’opera
Il Decameron ha una morale laica per cui i personaggi non devono per forza seguire una vita religiosa, bensì una vita di svago e divertimento. I valori proposti non sono quelli della Chiesa ma quelli tipicamente umani che esaltano invece la contrapposizione tra Fortuna e Natura; in alcune novelle troviamo ancora esaltati i valori feudali, in altre predomina la nuova mentalità mercantile borghese.
Perché il Decameron è un’opera importante
L’importanza del Decameron e la grande originalità di Boccaccio consistono nel saper rappresentare in modo realistico la società del 1300: un mondo in cui la borghesia stava diventando sempre più forte e desiderava avere un ruolo politico e culturale nella società.
Una classe sociale che poneva al centro del mondo non più Dio ma l’uomo e che alle qualità cavalleresche del coraggio, della forza e della fedeltà all'imperatore preferiva e riteneva più importanti l’ingegno, l’astuzia e la capacità dell'uomo di “sapersela cavare” nel mondo.


Le date da ricordare
Le opere minori scritte a Napoli
Commedia delle ninfe fiorentine
Giovanni Boccaccio
Elegia di madonna Fiammetta

L'opera più importante e famosa scritta da Giovanni Boccaccio è il Decameron

Che cos'è una cornice narrativa ?
Per cornice narrativa si intende una parte di testo all'interno del quale l'autore s'inserisce. Si ha in questo modo un racconto nel racconto.
Cosa significa la parola Decameron
Dèka + hēmeròn
la parola deriva dal greco antico
δέκα
, déka, "dieci", ed
ἡμερών
, hēmeròn, "giorni", con questa parola Boccaccio ha inteso indicare che la sua era "un' opera di dieci giorni".
Giornata
Re o regina
Tema della novella
Prima giornata

Pampinea

Novelle a tema libero

Seconda giornata

Filomena

Imprese inizialmente ostacolate dalla fortuna che poi hanno esito felice.
Terza giornata


Neifile

Vicende in cui il protagonista è riuscito a conseguire il suo obiettivo per mezzo dell'abilità.
Quarta giornata

Filostrato

Storie d'amore infelici
Quinta giornata

Fiammetta

Storie di amori a lieto fine dopo vicende sfavorevoli.
Sesta giornata

Elissa

Motti arguti a trovate intelligenti usate da qualcuno per cavarsi d'impaccio.
Settima giornata

Dioneo

Beffe fatte dalle donne ai mariti.
Ottava giornata

Lauretta

Beffe in genere
Nona giornata

Emilia

Novelle a tema libero.
Decima giornata

Panfilo

Azioni nobili e generose compiute in vicende amorose e d'altro genere

Breve narrazione, per lo più in prosa, di un fatto, sia esso storico, reale, o del tutto immaginario. Oltre che per la brevità, la novella si caratterizza in origine per lo stretto legame con la narrazione orale e per la tendenza a una rappresentazione concreta della realtà; anche quando ha per tema avvenimenti fantastici o soprannaturali, la novella, contrariamente alla fiaba, li inserisce in genere in una cornice realistica e credibile.
Caratteristiche della novella
Alcune novelle del Decameron
Chichibio e la gru
Nella sesta giornata la narratrice Neifile racconta la novella di Chichibìo con cui intende dimostrare come la fortuna possa essere importante, accanto alla battuta intelligente, per risolvere una situazione difficile. E veramente difficile è la situazione in cui si è messo il cuoco Chichibìo per accontentare Brunetta, la giovane di cui si è innamorato.

Currado Gianfigliazzi, nobile fiorentino, dopo una battuta di caccia consegna a Chichibio, cuoco veneziano al suo servizio, una gru da cucinare per cena.
Il cuoco cucina a perfezione il volatile e il profumino arriva fino al naso di Brunetta, la ragazza di cui è innamorato. Brunetta gli domanda una coscia della gru, il cuoco inizialmente rifiuta, ma, stuzzicato e provocato dalla donna, alla fine cede e le dona una coscia.
Durante il servizio, Currado si accorge che alla gru manca una gamba e accusa il cuoco di averla rubata. Chichibio si difende dicendo che le gru hanno una gamba sola e i due uomini si mettono d’accordo per andare a verificarlo di persona.
Una volta giunti lì, i due uomini scorgono diverse gru su una zampa sola, nella posizione in cui questi uccelli sono soliti dormire.
Currado quindi, gridando “oh, oh”, corre verso gli uccelli, che spaventati volano via, tirando fuori anche la seconda zampa.
A questo punto Chichibio si rivolge al padrone dicendogli che se la sera precedente avesse gridato “oh, oh”, la gru avrebbe tirato fuori l’altra gamba.
Currado, a quest’uscita, scoppia a ridere e perdona il servo.
Lisabetta da Messina
Lisabetta da Messina è la protagonista di una novella, narrata da Filomena nella quarta giornata.
La trama
Lisabetta da Messina è una ragazza che vive a Messina con i tre fratelli, arricchitisi dopo la morte del padre e per i loro affari. La giovane si innamora di un ragazzo pisano, Lorenzo, che si occupava degli affari economici dei fratelli di Lisabetta.
I fratelli, però, venuti a sapere dell'amore di Lisabetta nei confronti di Lorenzo, decidono di portarlo con loro fuori città in occasione di un affare e lo uccidono. Al ritorno dei fratelli, Lorenzo non è più con loro, e questi spargono la voce di averlo mandato in qualche luogo per fare loro un servizio; ciò viene creduto, in quanto non è la prima volta che viene mandato lontano per far loro delle commissioni.
Nonostante questo, trascorrono troppi giorni e la ragazza comincia a disperarsi; in sogno, però, le appare Lorenzo che le rivela di essere stato ucciso dai suoi fratelli e le indica il luogo in cui è stato sepolto e il perché. Lisabetta si reca con la serva nel luogo indicato e, giuntavi, trova il corpo dell'amato. Non potendogli dare degna sepoltura, prende un coltello e gli taglia la testa, portandola a casa per avere qualcosa che le ricordi il giovane e il loro breve amore.
Una volta a casa, mette la testa del ragazzo in un vaso nel quale coltiva poi una pianta di basilico. Ogni giorno la giovane piange sulla pianta, annaffiandola con le sue lacrime. I fratelli, accortisi dello strano comportamento della sorella, le rubano il vaso e trovataci dentro la testa di Lorenzo, se ne disfano e fuggono a Napoli. Trasferiscono qui i loro affari, per paura che i messinesi vengano a conoscenza della storia della sorella. Lisabetta si ammala e muore invocando il suo vaso, nel quale era seppellito il suo amore.
Il tema trattato in Lisabetta da Messina è quello prediletto da Boccaccio, l’amore, una forza naturale, travolgente e invincibile. Mentre però altrove presenta questo sentimento gioioso e invincibile, qui lo rappresenta come passione profonda e sconvolgente, che porta alla tragedia, alla follia e alla morte.
Federigo degli Alberighi
Federigo degli Alberighi è la nona novella della quinta giornata del Decameron e viene raccontata da Fiammetta, regina della giornata dedicata alla narrazione di amori che, "dopo alcuni fieri o sventurati accidenti", si concludono in lieto fine.
Tema della quinta giornata è la forza dell'amore che vince la sventura. La regina della giornata, Fiammetta, prende parola per narrare l'amore generoso di Federigo degli Alberighi, pronto a donare tutto, anche il falcone, ultimo suo prezioso bene, alla donna che ha saputo suscitare in lui quel sentimento così grande e prezioso che già da solo è una ricompensa per chi lo prova.
Sintesi della novella
Federigo degli Alberighi si innamora di monna Giovanna e spende vanamente ogni suo avere per conquistarla.
Rimasto senza alcun podere, Federigo si ritira in una piccola casa di campagna con la sua ultima ricchezza: un bellissimo esemplare di falcone, con il quale cacciava.
Monna Giovanna, rimasta vedova e con un figlio ormai già grandicello, va, come di consueto, a passare l’estate in una casa vicino a quella di Federigo.
Intanto nel giovane figliolo cresce il desiderio di avere il falcone di Federigo, tanto da ammalarsi.
La madre, che ama il proprio figlio più di qualunque altra cosa, tenta di accontentarlo nella speranza che guarisca.
Il giorno seguente si reca, in compagnia di un’altra donna, dal buon Federigo che gentilmente l’accoglie. Trovandosi, però, sprovveduto di ogni pietanza degna di una tal donna, pensa di far cucinare il suo falcone a cui teneva tanto.
Finito il pranzo, monna Giovanna fa la sua richiesta e il povero Federigo cade in disperazione non potendo accontentare la donna.
Monna Giovanna, dopo alcuni giorni, si trova a dover piangere il proprio figlio e, rimasta sola, pensa bene di maritarsi con Federigo degli Alberighi dal quale poteva aspettarsi solo tanto amore.

Il tema della novella
Tema principale della novella è la Fortuna i cui effetti devono essere colti al volo da chi è dotato dell’intelligenza.
La trama
Buono studio dalla vostra prof. Loche
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