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Agata Di Ciò
Per educazione motoria abbiamo letto un interessante articolo di Gianluca Mercuri dal titolo "Come tenersi in forma durante la quarantena, spiegato da Nelson Mandela" (Corriere della Sera) che racconta di come fare esercizio fisico lo abbia aiutato a sopravvivere in carcere per ventisette anni.
Nel corso di questi mesi, anch'io ho sentito il bisogno di dedicare ogni giorno un'ora del mio tempo per fare esercizi fisici (un esempio di video-allenamento che svolgevo quotidianamente è inserito nel portfolio).
L'esperienza di Mandela mi ha fatto capire che bisogna trovare delle strategie per resistere alla privazione di libertà.
Fare movimento significa allenare dei muscoli, per questo ho sviluppato un approfondimento su muscoli e movimento per scienze.
Link all'articolo
https://www.corriere.it/sport/20_aprile_13/come-tenersi-forma-la-quarantena-spiegato-nelson-mandela-bf5a2084-7d50-11ea-bfaa-e40a2751f63b.shtml
Grazie ai muscoli noi possiamo sorridere, saltare, respirare, parlare, correre, masticare...
Durante la quarantena nel fare degli esercizi mirati ho sollecitato soprattutto i muscoli addominali attraverso movimenti di flessione. La flessione si ha quando avviciniamo fra di loro due ossa di un'articolazione. I muscoli che rendono possibili le flessioni si chiamano muscoli flessori.
I muscoli si collegano alle ossa per mezzo dei tendini.
Nel nostro corpo ci sono muscoli che funzionano indipendentemente dalla nostra volontà, come ad esempio il cuore, per questo i muscoli si possono dividere in muscoli volontari e involontari.
Noi abbiamo più di seicentocinquanta muscoli e costituiscono quasi metà del nostro peso.
I muscoli si possono classificare in tre tipi, in base alla struttura delle cellule:
La Résistance est la lutte contre les forces nazi-fasciste pendant la deuxième guerre mondiale en Europe.
La Résistance en France commence en juin 1940, date du début de l’occupation naziste, jusqu’à la Libération en 1944.
Parmi les résistants on retrouve toutes les catégories sociales : des enseignants, des journalistes, des intellectuelles, des militaires, des universitaires, des ouvriers, des artisans.
Ainsi que différents orientations politiques: communiste, socialistes, libérales, anarchiste.
La Résistance prend différentes formes: publication des journaux clandestins ; lutte armée ; sabotage ; sauvetage des juifs.
Des écrivains et des poètes s'engagent aussi avec leurs ouvres dans la Résistance, comme par exemple Paul Eluard et Louis Aragon.
En 1942, le poème "Liberté" de Paul Éluard (1895-1952) sera parachuté à des milliers d’exemplaires par des avions anglais.
Derniers versets du poème :
......Et par le pouvoir d'un mot
Je recommence ma vie
Je suis né pour te connaître
Pour te nommer
Liberté.
J'ai aimée cet hymne à la vie et à la liberté.
J'ai apprecie et j'ai reflechi aussi au geste du poete, d'envoyer ces mots aux combattants comme forme de résistance d'un peuple pour la liberté de tous.
Louis Aragon (1897-1982) a été un des principaux organisateurs de la résistance intellectuelle en France. Il crée un journal littéraire "Les Lettres Françaises", puis il s'engage dans l'action clandestine et sera consacré "poète national".
Ida and Louise Cook were two sisters, living in south London.
In the 1930s they were around 30 years old and unmarried.
Louise was a secretary for the civil service, and Ida, the youngest, was writing novels.
They both were fans of Opera.
When they understood what was happening in Germany to Jewish people, they started traveling repeatedly to Germany, and visiting opera houses became the pretext to offer a safe passage to England, to people who would have died in the Holocaust.
They saved 29 people: jews and also political opponents to the nazi regime.
They counted on important people they knew at Opera concerts like artist that wanted to save people in need.
They were honored by Yad Vashem as examples of Righteous Among the Nations in July 1964.
Ida died in 1986 and Louise in 1991.
Riporto un gesto di coraggio che mi ha colpito molto perché è stato realizzato dal celebre direttore d'orchestra Arturo Toscanini durante la dittatura fascista, dove opporsi anche solo idealmente era severamente punito.
Il 14 maggio 1931, trovandosi a Bologna per dirigere un concerto, Toscanini si rifiutò di eseguire come introduzione l’inno fascista Giovinezza. Al suo arrivo a teatro, venne aggredito da un gruppo di fascisti e violentemente schiaffeggiato sulla guancia sinistra. L'autista di Toscanini mise fine alla rissa e lo riportò in albergo. Alle due di notte dopo aver dettato un durissimo telegramma di protesta a Mussolini in persona in cui denunciava l’aggressione di «una masnada inqualificabile» (il telegramma non avrà risposta) Toscanini partì per Milano.
Gli organi fascisti si attivarono per nascondere la notizia sia sulla stampa italiana (facile con la censura) che su quella estera.
Toscanini prese la decisione di abbandonare l’Italia. Si trasferì a New York.
Tornò ancora diverse volte in Europa per dirigere, ma mai in Italia. Qui tornò solo alla fine del fascismo.
Prima rappresentazione della Bohème diretta da Toscanini il 1 febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino
Arturo Toscanini nacque a Parma il 25 marzo 1867 e morì a New York il 16 gennaio 1957.
Viene considerato uno dei più grandi direttori d'orchestra di ogni epoca per l'omogeneità e la brillante intensità del suono, la grande cura dei dettagli, il perfezionismo e il dirigere senza partitura grazie a un'ottima memoria fotografica.
Diresse le prime mondiali di molte opere come per esempio: I Pagliacci, La Bohème, La fanciulla del West e La Turandot.
Prima rappresentazione della Turandot diretta da Toscanini al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926
In Spagna nel luglio del 1936 scoppia la guerra civile tra nazionalisti e repubblicani.
La sera del 26 aprile 1937, con lo scopo di intimidire la resistenza spagnola, degli aerei tedeschi bombardano la città di Guernica, la quale viene completamente distrutta e vengono uccise duemila persone. Questa notizia ha un'eco pazzesca in tutto il mondo, ma nessun governo democratico prende posizione.
In questo periodo Picasso si trovava a Parigi a lavorare per il padiglione spagnolo dell'Esposizione Universale. Decide di abbandonare il lavoro che stava facendo per disegnare il quadro Guernica, perché come dichiarò: "Gli artisti non possono e non devono rimanere indifferenti".
Il quadro fu terminato in solo due mesi.
Guernica era stata donata al popolo Spagnolo, ma per volere di Picasso, finché in Spagna ci sarebbe stato il Franchismo, il quadro non poteva essere esposto.
Finalmente nel 1982 viene esposto al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía a Madrid.
A quasi settant'anni dalla sua creazione, Guernica contiene ancora un messaggio molto potente, tanto che il 5 febbraio 2003 il Segretario di Stato americano, Colin Powell, fece visita alle Nazioni Unite per presentare il famoso atto d'accusa contro l'Iraq al Consiglio di Sicurezza, si rifiutò di parlare davanti alla riproduzione di Guernica, dicendo che non poteva dichiarare guerra davanti a un simbolo di pace.
4 m x 8m
La frase di Picasso "Gli artisti non possono e non devono rimanere indifferenti" mi ha ricordato un esperienza vissuta quest'anno, quando ci siamo recati al Memoriale della Shoah di Milano: entrando nell'atrio del Museo si nota un lungo muro, lacerato al centro, sul quale vi è incisa la scritta "INDIFFERENZA", che secondo Liliana Segre è ciò che ha reso possibile la Shoah.
L'indifferenza infatti non è solo un comportamento individuale di chi si dimostra incapace di ascoltare l'altro, ma può essere anche un pericoloso fenomeno collettivo che permette il diffondersi di idee e movimenti dannosi per la nostra società.
Ragazzi e ragazze che si opponevano al regime militare in Argentina scomparvero tra il 1976 e il 1983, da qui il nome "desaparecidos".
Le loro madri ogni giovedì si riunivano in Placa de Mayo, a Buenos Aires, per rivendicare la scomparsa dei loro figli e ottenerne la restituzione, nessuno dava loro retta, trovavano solo porte chiuse: dai tribunali, dalle chiese e dallo stato.
Seppero soltanto in seguito che i militari avevano sequestrato trentamila oppositori politici, li avevano torturati, mandati in campi di concentramento clandestini presenti in tutto il paese e gettati in mare con i "voli della morte".
Il simbolo di protesta delle Madri era un fazzoletto bianco annodato sulla testa, che in origine era costituito dal primo pannolino, di tela, utilizzato per i loro figli neonati.
Ancora oggi ogni giovedì le "Madri di Plaza de Mayo" si riuniscono in quella piazza e fanno una marcia che è un esempio di resistenza: la resistenza della vita sulla morte. Sono diventate note in tutto il mondo, non come madri di singoli figli ma simbolicamente di tutti i trentamila desaparecidos.