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Una delle meraviglie naturali e straordinarie è sicuramente la barriera corallina, una formazione rocciosa presente in molti mari e oceani. Sono così chiamate perché costituiscono delle lunghe fasce che separano il mare profondo dalla laguna costiera smorzando le onde e gli eventuali tsunami. Le barriere sono costituite interamente dagli scheletri sedimentati dei coralli, degli animali appartenenti alla classe degli Antozoi, conosciuti anche come i polpi. Questi organismi hanno sviluppato la capacità di creare una struttura n carbonato di calcio all’interno dei loro tessuti che, una volta morti i polpi, va a formare il comune corallo. Le barriere sono diffuse in tutto il mondo dove il fondale marino o oceanico è piuttosto basso, al massimo 5 metri di profondità, questo perché necessitano di ricevere molta luce solare che serve per la proliferazione delle alghe utili alla costruzione degli scheletri dei polpi.
Queste formazioni sono famose per la varietà di esseri viventi che ospitano al loro internoo che vi trovano rifugio e nutrimenti. Sono popolate da un’infinità di specie di pesci come il pesce pagliaccio ma anche molluschi, microrganismi, crostacei e tartarughe tutti riccamente colorati e dalle forme più stravaganti. Tutti gli animali che vi abitano partecipano al mantenimento dell’ecosistema aiutando la crescita dei coralli e l’aumento conseguente delle dimensioni della barriera.
Il problema principale della barriera corallina è l’uomo e, per la precisione, la sua attitudine ad inquinare gli ambienti, in primis quello marino. Tralasciando le isole galleggianti di spazzatura che circolano nei nostri oceani, la causa maggiore della riduzione e della progressiva scomparsa dei coralli è l’effetto serra. Da molti anni si sente parlare dello sbiancamento dei coralli, un fenomeno terrificante che porta alla morte dei polipi i quali, espellono le alghe da cui traggono nutrimento e in pochi giorni muoiono perdendo i caratteristici colori sgargianti.
Studi dimostrano che le barriere coralline sono in via di estinzione in tempi brevi, circa 50 anni, un dato certamente credibile se si pensa che, in seguito agli effetti dell’El Niño nel 1998, il riscaldamento dell’Oceano Pacifico portò alla morte del 90% di un tipo di corallo.
è una foresta pluviale tropicale nel Bacino dell'Amazzonia in Sudamerica. L'area conosciuta dell'Amazzonia supera i 7 milioni di km² (circa 1,75 miliardi di acri), anche se la zona boschiva ne occupa circa 5,5 milioni. La foresta è situata per circa il 65% del territorio in Brasile, ma si estende anche in Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese.
I ghiacciai sono enormi masse di ghiaccio che si formano nelle regioni fredde ed in alta montagna a causa della compattazione e
ricristallizzazione della neve: i fiocchi di neve si ammassano e si comprimono, espellendo l'aria tra di loro, per fondere e
ricristallizzare formando il ghiaccio
Si pensa che 20.000 anni fa i ghiacciai ricoprissero circa il 32% delle terre emerse. Sotto questo punto di vista i ghiacciai attuali possono essere visti come il residuo delle precedenti ere glaciali. Attualmente occupano il 10% della superficie terrestre e costituiscono di gran lunga il più grande serbatoio d'acqua dolce sulla Terra. Le più grandi distese di ghiaccio sono le calotte glaciali della Groenlandia e dell'Antartide seguite dai ghiacci continentali.
Si pensa che 20.000 anni fa i ghiacciai ricoprissero circa il 32% delle terre emerse. Sotto questo punto di vista i ghiacciai attuali possono essere visti come il residuo delle precedenti ere glaciali. Attualmente occupano il 10% della superficie terrestre e costituiscono di gran lunga il più grande serbatoio d'acqua dolce sulla Terra. Le più grandi distese di ghiaccio sono le calotte glaciali di Groenlandia e Antartide seguite dai ghiacci continentali.
Ma le conseguenze più grandi saranno: l'innalzamento dell'acqua del mare e la fine delle scorte d'acqua dolce
La sopravvivenza degli animali dipende da alcuni fattori fondamentali come temperatura, cibo e habitat, minacciati direttamente dal surriscaldamento del nostro pianeta.Si parla spesso dell’inarrestabile scioglimento dei poli: questo fenomeno riduce il terreno di caccia degli orsi polari, portandoli lentamente a morire di fame. Ma innalzamento delle temperature significa pericolo anche per molte specie acquatiche.L’effetto serra sta mettendo a rischio molte specie migratorie: al loro arrivo gli uccelli non trovano da mangiare, perché gli insetti, i semi e le piante dei quali si nutrono non ci sono più. Gli inverni troppo caldi inoltre rovinano le riserve di cibo che alcuni animali utilizzano per superare l’inverno.Purtroppo, ancora una volta, i primi a pagare le conseguenze del nostro comportamento sono gli animali. Ma questo non deve farci pensare che il problema non ci riguardi: tutto ciò che accade alla terra e ad ogni suo singolo abitante ha delle conseguenze anche su di noi.
recentemente sono stati dichiarati estinti il koala e il pappagallo blu di Rio
La desertificazione è un fenomeno di degrado del suolo delle zone aride, semi aride e subumide, dovuto a una combinazione di fattori climatici e antropici, che consiste sostanzialmente in una progressiva riduzione della capacità degli ecosistemi di sostenere la vita animale e vegetale.Essa è il risultato di una serie di processi che interessa tutte le zone, aride e non solo aride, del pianeta e che comprende l'erosione eolica e idraulica, la sedimentazione dei materiali erosi, la progressiva riduzione del numero di specie vegetali presenti in una data area, la salinizzazione del suolo e la mineralizzazione dell'humus.
E provoca una progressiva riduzione dello strato superficiale del suolo e della sua capacità produttiva.
Secondo le Nazioni Unite, sono circa 110 i Paesi affetti da desertificazione. Il fenomeno viene spesso associato all'idea di dune sabbiose che avanzano, divorando aree verdi e fertili. In realtà riguarda anche aree fortemente irrigate o situate a latitudini ben lontane dalle regioni desertiche. Il problema è particolarmente grave in Africa e nei Paesi in via di sviluppo di Asia,in Cina, America Latina e Caraibi, Stati Uniti, Australia, Europa meridionale e orientale sono direttamente interessati al fenomeno. In Europa in particolare interessa con intensità ed estensione diverse i paesi europei che si affacciano sul bacino del Mediterraneo tra cui le regioni dell'Italia meridionale ed insulare. In Italia e nei paesi sviluppati in genere, il contesto della lotta alla desertificazione è naturalmente molto diverso da quello dei Paesi in via di sviluppo ove il problema si pone in termini di sopravvivenza e si cerca di trovare una soluzione che sia un'alternativa all'emigrazione ed all'abbandono del territorio.
Le piogge acide sono delle precipitazioni piovose (che possono però avvenire anche sotto forma di neve o grandine) ricche di particelle e molecole acide che solitamente si trovano nell’atmosfera ma per via di questo fenomeno si depositano al suolo.Nelle piogge acide troviamo principalmente acido solforico (70%) e ossidi di azoto (30%): questi composti rendono il ph dell’acqua minore di 5 e proprio per tale ragione le piogge si possono definire appunto acide. In condizioni normali, invece, la pioggia ha un ph compreso tra 5 e 6,5 perchè composta esclusivamente da acqua distillata e pulviscolo atmosferico.
QUALI SONO LE CAUSE DELLE PIOGGE ACIDE?
Il formarsi delle piogge acide è dovuto ad un aumento, nell’atmosfera, di anidride carbonica (CO2), ossidi di zolfo e ossidi d’azoto . Tale aumento può essere determinato da cause naturali ma anche e soprattutto dall’attività umana, che abbiamo già visto essere responsabile anche dell’Effetto Serra e del Surriscaldamento Globale. Il massiccio utilizzo di combustibili fossili da parte dell’uomo non farà che peggiorare questa situazione, provocando sempre più quantità di piogge acide, se non si arriva ad una risoluzione del problema.
Le piogge acide ed il loro progressivo intensificarsi ha delle conseguenze devastanti, non solo per la nostra salute ma anche per la sopravvivenza dell’ecosistema stesso.
I DANNI ALLA SALUTE UMANA
La pioggia acida va ad intaccare e alzare i livelli di tossicità degli alimenti che vengono coltivati: questo ha effetti gravi sulla nostra salute, che possono manifestarsi con patologie circolatorie, problemi respiratori ma anche con forme tumorali, specialmente ai polmoni.
I DANNI ALL'AMBIENTE
Naturalmente, anche l’ambiente naturale è esposto ad un alto rischio per via dell’intensificarsi della pioggia acida: questa infatti va ad intaccare la crescita e le capacità riprodduttive delle piante, riducendole drasticamente.
I DANNI ALLE STRUTTURE
La pioggia acida provoca, a lungo andare, anche gravi danni alle strutture: l’acido solforico tende infatti a corrodere i materiale accelerandone il decadimento. Questo vale per la maggior parte dei materiali utilizzati per la costruzione di edifici, compreso il cemento armato.
L'EFFETTO SERRA
L'effetto serra è il fenomeno di riscaldamento globale del nostro pianeta dovuto alla presenza di alcuni gas nell'atmosfera terrestre. In particolar modo, anidride carbonica (CO2), metano e vapore acqueo. Grazie all'effetto serra naturale il clima sulla Terra è ospitale per la vita e la temperatura media si attesta intorno ai 15°C. Se non ci fosse l'effetto serra, la temperatura media del nostro pianeta sarebbe pari a -15°C, molto inferiore al punto di congelamento dell'acqua, e le condizioni di vita sarebbero proibitive per gran parte delle specie viventi.I gas serra presenti nell'atmosfera terrestre filtrano le razioni solari più nocive per la salute umana e ostacolano l'uscita delle radiazioni infrarosse. I raggi solari sono in parte riflessi verso l'alto dalla crosta terreste, in parte sono assorbiti dalla Terra e riemessi verso l'alto sotto forma di raggi infrarossi (IF) ossia di calore. Nella rappresentazione di ecoage sono i raggi di colore arancione. Successivamente una parte dei raggi infrarossi rimbalza di nuovo verso il basso, grazie alla presenza dei gas serra in atmosfera. In questo modo il calore del pianeta non si disperde del tutto nello spazio e la temperatura media sulla Terra è più alta.
Per cercare di rallentare gli effetti catastrofici che stanno per cambiare radicalmente il clima, si potrebbero applicare diverse strategie. Una di queste sarebbe convertire tutta la produzione di energia elettrica da non rinnovabile a rinnovabile. Al giorno d'oggi sono ancora troppe le centrali elettriche che utilizzano i combustibili fossili come carbone e petrolio. Sarebbe ottimale trasformarle in centrali idroelettriche, eoliche o fotovoltaiche.
Un altro modo sarebbe aumentare le linee di trasporti pubblici come treni, metropolitane e mezzi a impatto zero, in modo tale da diminuire l'utilizzo delle macchine private . Anche le auto elettriche potrebbe essere un'ottima soluzione, ma solo se l'energia utilizzata viene prodotta a sua volta in maniera ecosostenibile, altrimenti invece di risolvere il problema lo si incrementa. Bisognerebbe anche fare dei corsi di formazione per insegnanti ed educatori, per insegnare loro ad educare gli studenti a come comportarsi in materia d'ambiente. Bisognerebbe spostarsi di più in bici o a piedi quando possibile, sfruttare i mezzi pubblici, condurre una vita che limita gli sprechi e gli abusi. Bisognerebbe quindi cambiare radicalmente mentalità.