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Marilisa Di Francesco
Nel corso del Novecento la poesia è caratterizzata dalla rottura delle forme chiuse.
La poesia diventa libera, non ci sono più vincoli relativi al ritmo o alla scansione del verso.
Non ci sono più regole a cui obbedire.
Corrente letteraria che deve il suo nome al giudizio negativo del critico letterario Francesco Flora, che in un suo saggio definiva "ermetica", cioè difficilmente comprensibile, la poesia italiana degli anni trenta.
Si rivolge a un pubblico ristretto
Poesia pura
(estranea all'impegno sociale)
Linguaggio difficile
Letteratura come vita
(poesia esistenziale, indaga l'io del soggetto)
Nasce ad Alessandria d'Egitto nel 1888, dove i genitori, di origine toscana, gestivano un forno.
Nel 1912 si trasferisce a Parigi, dove frequenta la Sorbona e conosce la poesia futurista, ma anche quella simbolista di Baudelaire e Mallarmè.
Nel 1914 si arruola come volontario in un reggimento di fanteria ed è inviato a combattere sul Carso.
La drammatica esperienza della guerra ispirerà le liriche pubblicate alla fine del 1916, con il titolo di "Porto sepolto".
Nel 1921 si trasferisce a Roma e aderisce al fascismo, pensando che la dittatura fascista potesse rafforzare la solidarietà nazionale.
Nel 1936 è chiamato ad insegnare all'Università
di San Paolo in Brasile. Sono anni segnati
da gravi lutti: la morte del fratello e del figlio di 9 anni.
Questi lutti gli ispireranno
le liriche di "Il dolore"
Rientrato in Italia , insegna Letteratura all'Università di Roma e a partire dal 1969 raccoglie tutte le sue poesie in una raccolta dal titolo Vita d'un uomo.
Muore a Milano nel 1970.
Per Ungaretti il poeta è un sacerdote, un essere privilegiato che coglie i nessi segreti delle cose.
Uso frequente dell'analogia:
SOLDATI
"Si sta come
d'autunno sugli alberi
le foglie"
Legami con il simbolismo decadente
Il mistero della vita non può essere spiegato dalla ragione o dalla scienza. Può solo essere "illuminato" dall'intuizione poetica.
Rimozione del superfluo.
Il verso tradizionale è frantumato e ridotto a forme brevissime.
MATTINO
M'illumino
d'immenso.
Componente autobiografica
Si tratta di un'autobiografia trasfigurata perchè quello che egli sente riflette la condizione di tutti gli uomini
"Vita d'un uomo"
E' possibile dividere le opere di Ungaretti in tre fasi:
(che più si avvicina all'Ermetismo)
Il titolo "Soldati"
è parte integrante del testo
ed è essenziale per comprendere il significato della poesia.
Alla base c'è l'analogia che crea un rapporto di somiglianza tra la fragilità della vita del soldato e quella della foglia d'autunno.
Il paragone rende la sensazione di precarietà e angoscia dovuta a qualcosa che potrebbe accadere in qualunque momento.
Anche la spezzatura dei versi, così isolati e intervallati da pause, riflette questo senso di sospensione tra la vita e la morte.
Questa poesia, legata ad un ricordo di guerra, nasce da una domanda che qualcuno rivolge al poeta e ai suoi commilitoni.
Chi parla si rivolge ai suoi interlocutori chiamandoli "fratelli", ancora prima di sapere a quale reggimento essi appartengano.
Le divisioni e le gerarchie militari su cui si basa la guerra vengono cancellate da questa sola parola, che rivela al poeta la verità più grande: la fratellanza di tutti gli uomini.
Attraverso l'analogia "come foglia appena nata" il poeta paragona questa parola ad una speranza che germoglia nella distruzione seminata dalla guerra.
Nasce a Modica (RG) nel 1901.
Si trasferisce a Roma dove comincia a pubblicare le sue poesie sulla rivista "Solaria".
E' l'esponente più importante dell'Ermetismo.
Riceve il Nobel per la letteratura nel 1960.
Morì a Napoli nel 1968.
Tra le raccolte poetiche ricordiamo:
La poesia nasce dal profondo sconvolgimento interiore generatosi nell’autore in seguito agli orrori della Seconda guerra mondiale.
Il tema centrale della poesia è che la natura umana sia rimasta, nonostante millenni di evoluzione, quella dell’uomo della pietra. Istinti, sentimenti, pulsioni ed egoismo sono la chiave del modo di agire che, ancora in tempi moderni, spinge l’uomo a fare la guerra. La scienza ha fatto grandi passi, ma l’uomo utilizza le conoscenza acquisite per portare distruzione e morte.
La mente di Quasimodo va a Caino e Abele, quando il fratello tradiva l’altro fratello e lo uccideva. Così come allora, anche oggi l’uomo tradisce l’altro uomo e pone fine alla sua vita.
Quasimodo lancia, nella parte finale del componimento, un appello, invitando i giovani, i figli di oggi, a discostarsi da ciò che hanno fatto i padri.