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EDUCAZIONE GENDER

QUANDO IL GENDER BUSSA ALLA PORTA

INTERNET E GENERE

Metodo utilizzato: Qualitativo con

utilizzo di interviste semistrutturate

Soggetti delle interviste:

3 insegnanti della scuola primaria, 2 F - 1M

2 insegnanti scuola infanzia, F

4 genitori di bambini della scuola dell’infanzia

e primaria, 3F – 1M

5 ragazzi della scuola secondaria di secondo grado tra

18/19 anni, 3F-2M

Finalità:

Comprendere perche’ le agenzie educative, la scuola

e la famiglia, dovrebbero essere favorevoli o contrarie

all’introduzione dell’educazione di genere nei programmi

scolastici.

Capire se i ragazzi, durante il loro percorso

scolastico, hanno avuto un’educazione di genere

Motivo della scelta degli intervistati:

Era importante, al fine della nostra ricerca, avere un confronto con gli agenti educativi in contatto con bambini di eta’ prescolare e scolare.

Chiarire se i ragazzi, all’ultimo anno del loro percorso scolastico, hanno avuto un approccio con l’educazione di genere

Luogo interviste: Arezzo e Siena perchè ci interessava studiare una zona a noi familiare.

In Francia, in particolare, la Gender Theory è diventata uno degli argomenti principali delle riforme scolastiche dell’Education National. Per quanto riguarda l'Italia a livello istituzionale sono state realizzate diverse iniziative a sostegno della teoria gender.

La questione delle differenze e delle disuguaglianze di genere è stata fin dagli anni

Sessanta messa in evidenza dai movimenti femministi.

La scrittrice Elena Gianini Belotti, nel volume “Dalla parte delle bambine”, indaga sull’educazione delle bambine rispetto a quella dei bambini, nelle scuole e nelle famiglie dell’epoca.

Da allora si sono sviluppate teorie che si concentrano sulla differenza sessuale e di

genere.

Nel tempo si è dimostrato che sono poche le abilità in cui maschi e femmine sono costantemente diversi e non è possibile distinguere ciò che è innato da ciò che è appreso. La socializzazione e l’ambiente esterno intervengono in tutti i processi

biologici ed è difficile isolarne i singoli effetti.

Ciò che è importante è che la disuguaglianza non si giustifichi con la differenza

Januarti Roswitha Metholda Kolo

Solo nel 2011 la rivista “Friday Fax” segnala che i quarantasette Stati Membri del Consiglio

Europeo hanno definito il “Gender” come costruzione sociale piuttosto che come differenza biologica.

Un ruolo fondamentale per l’affermazione di questo pensiero è svolto dalle

agenzie educative.

Con educazione di genere si intende

l’insieme di comportamenti, azioni, attenzioni

messe in atto, in modo più o meno intenzionale,

da chi ha responsabilità educativa (gruppi sociali, culturali, religiosi e politici).

L’educazione di genere prevede strategie che sono in grado di eliminare sia gli stereotipi legati all’identità di genere e ai ruoli sia di promuovere la costruzione individuale del soggetto.

La pedagogia di genere è la riflessione sull’educazione di genere condotta da pedagogisti, coordinatori di servizi educativi ed esperti nei processi formativi che hanno come compito quello di anticipare le emergenze e le nuove questioni che si vanno prospettando nelle scuole e nei servizi.

Lo studio sul genere si può suddividere in tre fasi:

Nella prima fase troviamo gli studi che hanno indagato sull’immaginario legato alle bambine, ragazze e donne relativamente alla letteratura rivolta all’infanzia.

Si cerca cioè di abbattere le differenze che esistono tra ragazzi e ragazze nei percorsi formativi.

Nella seconda fase ci si sofferma sul fatto che ciò che accomuna le donne non dovrebbe essere solo il poter diventare madri ma di aver ricevuto un’educazione diversa rispetto a quella degli uomini.

Nella terza fase è presente un momento di transizione per il superamento del pensiero sulla differenza.

Carlone

Arianna

Parlare di “educazione gender” implica necessariamente la presenza di stereotipi e pregiudizi che ne criticano lo scopo.

STEREOTIPI E PREGIUDIZI

Questi due concetti diventano a questo punto fondamentali:

lo stereotipo ci permette di riconoscere gli stimoli che riteniamo rilevanti secondo criteri di somiglianza e affinità, di catalogarli entro routine di riconoscimento e di rimuovere quelli che non coincidono con il sistema

che abbiamo costruito.

Il pregiudizio invece rientra nella dimensione normativa del vivere sociale : è un giudizio di valore che

emettiamo prima della validazione della

conoscenza sulla base dei nostri stereotipi e

che guida i nostri atteggiamenti

verso gli altri.

Gli stereotipi di genere

rappresentano delle vere e proprie gabbie,

culturalmente costruite, entro le quali lo

sviluppo dei singoli viene forzato a plasmarsi

in base ad aspettative sociali stringenti,

che mirano a ricondurre la varietà delle differenze individuali in due macro-categorie:

- maschile

- femminile

Tali categorie non sono poste su un

piano di parità ma si strutturano invece in una relazione gerarchica che vede il polo

maschile dominare il femminile.

Le ricerche svolte in questo campo sono molteplici

ma hanno tutte in comune alcune considerazioni:

La dimensione estetica è ritenuta fondamentale

per le femmine, uno strumento necessario

nella vita di una donna, potenziale facilitatore di

successo e benessere mentre per l'uomo

sembra non essere così importante perchè sembra possedere

altre risorse grazie alle quali la sua riuscita sarà ugualmente garantita.

Per le figure femminili sono menzionati elementi legati allo status socio-

familiare. Sembra, pertanto, che la «realizzazione familiare» o comunque la

posizione e il ruolo entro una dimensione familiare, coronata o meno da

matrimonio e figli, abbia un peso maggiore per il femminile rispetto al

maschile.

Vengono attribuite diverse tipologie di mestieri tra uomini e donne.

Ad entrambi i generi sono attribuite professioni riguardanti

il «mondo dello spettacolo» e il campo della ristorazione.

Alla donna vengono attribuite

professioni come la casalinga/mamma mentre

le professioni tecnico- scientifiche vengono attribuite

soprattutto a soggetti maschili. Inoltre per le

donne sono preferite le professioni

mediche e per gli uomini le professioni

sportive.

Esistono giochi e giocattoli considerati

“da maschio” o “da femmina”, divisione affermata

ma anche messa in discussione ripetutamente

da più bambini.

Anche gli sport sembrano subire la

medesima divisione dei giochi.

I bambini, nell’elencare i motivi per cui sembrava loro più vantaggioso essere maschi – tra i quali il non avere il ciclo mestruale e non doversi “mettere il

mascara e farsi i capelli” – sostengono inoltre che questi ultimi non debbano occuparsi dei “lavori di casa”.

Molte ricerche continuano infatti ad evidenziare

che le donne si occupano dei lavori domestici più degli uomini anche se sembrano delinearsi, negli ultimi anni, alcune prospettive legate a un sempre

maggior coinvolgimento degli uomini nella dimensione domestica.

Le scelte dei giovani sono orientati verso

determinati percorsi a causa

delle aspettative di ruolo interiorizzate nell’infanzia

e confermate da figure significative.

Nonostante la continua crescita in termini assoluti

delle ragazze nei percorsi tipicamente maschili

nelle scelte dei corsi di studio le ragazze sembrano ancora

orientarsi verso materie di area letteraria,

sociale e/o di cura, mentre i ragazzi sono

inclini a optare per scienze ‘dure’ (ingegneria, fisica, matematica)

e/o tecnologiche, e questo contribuisce

a mantenere una relativa disuguaglianza tra i generi.

Iljazaj

Frens

Dagli studi sullo sviluppo

dell'identità di genere emerge che il

processo di acquisizione dei ruoli e degli stereotipi di genere è estremamente precoce: infatti i bambini già da i primi tre anni di vita considerano caratteristiche fisiche tipicamente maschili e caratteristiche fisiche tipicamente femminili.

Abbiamo a tal proposito chiesto ad alcuni bambini, di età tra i 6 e 10 anni, di disegnare il proprio sogno, quello cioè che volevano diventare da grandi.

LETTURA INFANTILE E GENERE

Come si può facilmente osservare i bambini si rappresentano in situazioni che tradizionalmente vengono attribuite alla figura maschile

DISEGNI BAMBINI MASCHI

Come si può facilmente osservare le bambine si rappresentano in situazioni che tradizionalmente vengono attribuite alla figura femminile

DISEGNI BAMBINE FEMMINE

ANALISI DEI TESTI SCOLASTICI E DEL MATERIALE DIDATTICO

La presenza di stereotipi di genere in letteratura è sempre esistita, nelle storie i protagonisti sono soprattutto personaggi maschili coinvolti in attività avventurose e vitali mentre i personaggi femminili sono assenti o di secondo piano, occupano quindi ruoli di vittime e in genere sono descritte come passive e deboli

Le storie che vengono presentate ai bambini quindi non sono innocue come crediamo ma anzi esercitano una grande influenza in quanto hanno una ricaduta determinante sulla concezione che il bambino crea su se stesso e sul mondo che lo circonda.

Il primo dato che emerge è un dato prevalentemente quantitativo: sia nei testi che nelle illustrazioni si ha una prevalenza numerica dei maschi sulle femmine.

I maschi vengono presentati in ruoli appassionanti e avventurosi, sono impegnati nelle più svariate attività di movimento e pretendono una maggiore indipendenza;

le femmine invece sono ritratte come passive, sedentarie e intente nello svolgere attività per lo più domestiche.

Proposte della McGraw-Hill per un trattamento non discriminante dei due sessi

Sottolineare le caratteristiche umane comuni;

Rappresentare le donne sia in famiglia sia al lavoro;

Rappresentare la donna in una molteplicità di professioni;

Rappresentare donne e uomini intenti nello svolgimento di attività domestiche;

Dovrebbe esserci la stessa percentuale di maschi

e femmine nei testi;

Esaltare la parità nelle descrizioni;

Uso paritario e non sessista della lingua.

Per superare questa situazione

è necessario agire su più fronti:

da un alto occorre rivisitare i programmi scolastici,

i libri di testo, le materie di insegnamento in

un'ottica di genere;

dall'altro lato è essenziale stimolare un ruolo attivo e consapevole degli e delle insegnanti, che dovrebbero stimolare un'interazione reciproca e continua tra gli alunni dei due sessi.

L'obiettivo non è quello di calare dall'alto pacchetti didattici e buone prassi da replicare nelle classi ma, al contrario, offrire spunti di riflessione che ciascun docente saprà elaborare in maniera originale, adattandoli ai propri alunni, nel proprio particolare contesto, nel modo più efficace.

Serena Papaianni

Ad oggi, il tema del gender è uno dei temi più discussi. L’impatto della segregazione di genere nel gioco, infatti, inizia a preoccupare l’opinione pubblica la quale

si interroga su tale discriminazione, con costruzioni e supereroi per i maschietti e bambole e cucine giocattolo per le femminucce. Non è però sempre stato così infatti la

separazione tra giocattoli rosa e blu nei negozi con bambole e camion in lati separati, è un fenomeno piuttosto recente.

GIOCO E GENERE

Nelle pubblicità degli anni 70, si vedono

bambini giocare con una grande varietà di giocattoli disponibili in allegre colorazioni che vanno dal rosso, al verde, al giallo. I nostri giocattoli invece esprimono un netto ritorno ai generi.

Le cose però sembrano cambiare di nuovo, infatti ad esempio in Gran Bretagna ci sono molte iniziative di “gender neutrality”.

Anni 70 e oggi

Esistono moltissime ricerche

che si sono occupate della relazione tra genere e gioco che sottolineano

i vantaggi di un approccio differente volto a rafforzare attitudini e

comportamenti proficui e costruttivi nei bambini di entrambi i sessi.

Jeffrey Trawick-Smith professore dell’università del Connecticut, ha

condotto un’analisi sull'impatto dei giocattoli specificatamente concepiti per un genere sull'attività ludica. Lo studio consiste nell'osservazione di bambini impegnati a giocare con giocattoli diversi proposti dai genitori. l’interesse di questa ricerca sta nel tentativo di codificare l’impiego di giocattoli in tre differenti aree di sviluppo

cognitivo-emotivo:

Università del Connecticut

pensare-imparare-problem solving

interazione sociale

creatività

I giocattoli che ricevono un maggior punteggio sommando il singolo punteggio ricavato

da queste tre aree di sviluppo, è dato dal fatto che essi promuovono sia nei ragazzi che nelle ragazze competenze nelle tre aree del problem solving, dell’interazione sociale e dell’espressione creativa. Un dato importante emerso da questa ricerca è che i giocattoli tradizionalmente considerati maschili hanno determinato la qualità di gioco

più alta tra le bambine.

Un’altra ricerca condotta da Judith Blakemore, professore di psicologia presso l’università dell'Indiana, mette in luce una segmentazione legata all'acquisizione di competenze specifiche nel gioco. Sono stati così identificati oltre 100 giocattoli e

classificati a seconda di quanto ciascuno fosse associato con un determinato genere. I ricercatori

hanno poi suddiviso i giocattoli in 5 categorie sulla base delle seguenti valutazioni: spiccatamente femminile, moderatamente femminile, neutro, moderatamente maschile, spiccatamente maschile.

Università dell'Indiana

I risultati della ricerca puntano sul fatto che i giochi per bambine tendono ad essere associati con la cura materna, competenze domestiche... mentre i giochi tipicamente associati con i maschi venivano valutati

come violenti, competitivi... In conclusione la ricerca mette in evidenza come giocattoli fortemente tipizzati per genere risultano meno

favorevoli ad uno sviluppo cognitivo e sociale del bambino rispetto a giocattoli neutri o moderatamente tipizzati.

Ad oggi notiamo come l'interazione

tra adulto e bambino/a è condizionata dalle attese sul ruolo di genere. Basta infatti recarsi in un qualsiasi negozio di giocattoli oppure guardare

con spirito critico le pubblicità dedicate, per scoprire un mondo nettamente suddiviso in

rosa e azzurro. L’oggetto venduto contribuisce a veicolare alcuni messaggi su ciò che è

normale desiderare o fare quando si è un maschio o quando si è un femmina.

La costruzione del genere nei messaggi

pubblicitari avvenga secondo una stratificazione complessa dei significati:

le bambine sono meno rappresentate, il colore dominante nelle pubblicità rivolte a loro è il rosa e le sue sfumature, la voce fuoricampo è prevalentemente dolce e femminile.

Se il giocattolo è per bambini, le musiche sono più ritmate, con cambi di immagine rapidi, il tono della voce è più incisivo-aggressivo, le ambientazioni sono più frequentemente esterne e le attività

sono più spesso competitive.

Riguardo il linguaggio, ci sono per lo più espressioni legate alla

competizione per i maschi (“prova!” “combatti!”) E espressioni rassicuranti e descrittive per

le bambine (“è facile!” “è fashion!”).

Le pubblicità di giochi neutrali,

come i puzzle e le carte da gioco, mostrano una certa ambivalenza, ma le loro

caratteristiche tendono a far confluire il neutro del maschile più che nel femminile.

Insomma, a fornire significati su cosa sia la femminilità o la maschilità non è solo l’oggetto

in vendita, ma un complesso di elementi che solo prestando attenzione potremmo notare.

Il gioco rappresenta un

modo di comunicare la propria “appartenenza”

e la sua scelta di gioco nasce dalla necessità di esprimere se stessi in ruoli sia maschili che femminili; Non necessariamente le sue preferenze sono dirette verso un orientamento sessuale piuttosto che un altro,

infatti il divertimento ha un valore simbolico in quanto la condivisione della “scena” di gioco è rappresentativa della propria interiorità e di un linguaggio

identificativo molto profondo.

Per l’adulto è indicato

accogliere le scelte di gioco del bambino senza punirlo o etichettarlo, inoltre bisognerebbe

considerare che i pregiudizi culturali e sociali tendono a reprimere i vissuti dei bambini e a

non farli sentire realmente loro stessi.

Asia

De Canonico

Oggi più che mai i media svolgono un ruolo importante: quello educativo. Gli individui nati dal 1996 al 2010 sono chiamati ‘generazione delle reti.’ ed etichettati in modo semplicistico ‘nativi digitali’.

Il 73.6% effettua accessi regolari sulla rete virtuale: 78% su smartphone 68% computer,laptop, notebook e 29% dal tablet. (Dati ISTAT 2018).

I mezzi digitali hanno un ruolo fondamentale sui processi di socializzazione; L’identià di genere ne è fortemente influenzata. Nell’era dalla postmodernità l’idea di identità emenge come indagine di ricerca. Non viene più vista come una ‘classificazione statica’ ma lascia spazio a una identificazione come processo.

Per quanto riguarda la situazione odierna educare al genere diviene indispensabile; non è più possibile pensare a una società che non riconosce la fluidità di genere e non rispetti l’orientamento sessuale;

Studi come quelli di Bennet et al (2008), Hargittai (2010), Helsper e Eynon (2010) , dimostrano l’esisistenza di diseguaglianze nell’uso di internet. I fattori principali sono la stratificazione sociale di genere, il capitale culturale e lo status socio-economico, inoltre, dipende dall’uso quotidiano dei mass digitali.

L’urgenza di una educazione al genere va di pari passo a quella dell’educazione ai media; L’educazione al genere significa aumentare i livelli di tollerenza e prendere atto di come l’identià al genere sia collegata al concetto di cultura, conseguentemente come la cultura influisca sulla società.

La rete è popolata di alterego digitali, la cui identità può essere analizzata in tre aspetti chiave:

Identità digitali

Identità di genere

Socializzazione digitale

L’identità digitale si riferisce a quelle che sono le credenziali di ognuno, esse permettono l’accesso a siti internet o social- network (es. Facebook);Da un lato le credenziali che ognuno possiede.La rete ha una sua fisicità e in base a questo potremmo affermare che l’identità digitale è l’estenzione dell’identità di genere.

Infatti grazie alla rete è possibile negoziare ulteriormente la propria identità sociale. La socializzazione digitale è multiforme ovvero riguarda: Chat, Social, e siti. È inutile negare che con l’evento di internet sono cambiati i rapporti. E le chat dimostrano questo: non è solo ‘isolamento’ come si potrebbe interpretare, né tanto meno una fuga in una dimensione priva di comportamento. Per i ragazzi è mettere in gioco l’identità e la voglia di confrontarsi con i pari con le nuove modalità di socializzazione.

Ad oggi i media sono strumenti di educazione, infatti le domande legate all’identità di genere non vengono affrontate in ambienti formativi e quindi i giovani possono trovare su internet uno spazio sicuro in cui parlare liberamente di sessualità. Spesso dato che certi temi non sono trattati nella quotidianità a causa di ostacoli culturali e stereotipi radicati, porta a far divenire internet una potenziale rete comunicativa. Ci accorgiamo pian piano che il concetto di uomo, donna, lesbica, gay sono concetti storici creati dalla società in evoluzione continua. Chi vive in piccole realtà dove non c’è dibattito a riguardo, i siti internet sono molto importanti. Educare al genere significa prendere atto di un cambiamento dovuto alle tecnologie dell’informazione che ci permettono di comprendere come il genere sia una categoria in gran parte imposta dall’esterno.

Alessia Abatangelo

INTERVISTE: GENITORI E MAESTRI

la Manif Pour Tous, associazione nata in Francia nel 2012 con l'obiettivo di promuovere il matrimonio e l'adozione da parte di famiglie eterosessuali.

Si presenta come apolitica e aconfessionale.

In stretto legame con quella francese in Italia l’associazione Generazione Famiglia ha preso forza in concomitanza con l’avvio del dibattito politico intorno alle proposte di

legge Scalfarotto e Cirinnà

(DDL 1052).

Il Comitato Difendiamo i Nostri Figli (Cdnf) si è presentato con lo slogan:

“Difendiamo i nostri figli. Stop gender nelle scuole”

(manifestazione del Family Day, 20 giugno 2015 e 2016)

L’associazione Scienza e Vita (di orientamento cattolico)

La Rete Sentinelle in Piedi, ha organizzato manifestazioni silenziosenelle piazze italiane contro l’approvazione del DDL Scalfarotto e l’introduzione nella scuola di volumi (realizzati dall’Istituto Beck di Roma) dal titolo “Educare alla diversità a scuola” e ”Linee guida per un insegnamento più accogliente e rispettoso delle differenze”.

“Ideologia del Gender” (Idg): espressione comparsa

nel 2000 in alcuni documenti vaticani con “l’intento di etichettare, deformare e delegittimare quanto prodotto nel campo degli studi di genere”

(Garbagnoli 2014, 250).

Presentazione in Senato del disegno legge 1680/2014, in cui vi era la proposta di “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università”.

Attraverso, una diffusione

sia cartacea che online si è trasmessa

una pressoché univoca visione e i

interpretazione del gender.

Il mensile Noi Genitori e Figli, allegato del quotidiano Avvenire, nel 2015 definisce il “gender” come “un insieme di teorie fatte proprie dall’attivismo gay e

femminista, per cui il sesso sarebbe solo una costruzione culturale”.

La convinzione di fondo che accomuna i vari movimenti e associazioni è quella secondo cui la cultura del “gender”:

Mette in crisi l’unione matrimoniale tra uomo e donna.

Sia un tentativo di sovvertire le “relazioni sociali su cui è basata ogni cultura, in primis la differenza sessuale” (generazione famiglia-Lmpt 201, 22)

Non permette ad ogni bambino di crescere e di essere educato nel rispetto e in coerenza con la propria identità sessuata

Essi s’impegnano:

Per denunciare i pericoli del “gender”

Per promuovere iniziative tese a denunciare

i danni provocati dall’introduzione del “gender” nell’educazione

Per difendere la libertà di educazione e il diritto di opporsi ad un insegnamento che non è armonico rispetto alle loro

convinzioni morali e religiose.

Nei testi dei manifesti e dei comunicati vengono adoperati loghi e simboli in cui si sottolinea l’esistenza di un solo modello familiare.

Si fa uso dei colori rosa e azzurro, che alludono tradizionalmente alle femmine e

ai maschi.

Viene utilizzato il termine inglese “Gender”

per denunciare l’estraneità dalla tradizionale cultura

italiana e per ricordare come l’ Ideologia del Gender

sia stata diffusa da istituzioni internazionali

(ONU, Oms, il parlamento Europeo).

“La campagna contro il gender combatte contro un nemico che non esiste.

Valorizziamo la ricchezza della differenza sessuale e nelle scuole educhiamo

ad accettare serenamente la diversità”

(Noi Siamo Chiesa)

Quesiti

rivolti a 4 insegnati e 5 genitori.

Sa che cos’è l’educazione di genere?

Introdurrebbe nella scuola un’educazione mirata al rispetto delle pari opportunità e della lotta alle disuguaglianze di genere?

Che cosa fa la scuola, oggi, riguardo questo tema?

Che cosa potrebbe migliorare o attuare la scuola per mettere in pratica l’educazione di genere?

Perché non esiste una legge che introduce, formalmente, l’educazione di genere nelle scuole?

Può esprimere suo punto di vista come padre/madre?

Essendoci, nelle scuole per l’infanzia, spazi

specifici per ogni attività, ha osservato

una differenza nell’utilizzo di questi da

parte

dei maschi o delle femmine?

Rapporto (curato dall’agenzia Eurydice 2010) pubblicato dalla Commissione europea sulle misure adottate dai vari paesi membri in tema di uguaglianza di genere in ambito educativo.

Giudizio sull’Italia un paese in cui sono assenti:

linee guida specifiche sul tema

sistemi di valutazione dei libri di testo

specifiche politiche organizzative.

Negli ultimi anni in Italia sono diverse le iniziative a sostegno della teoria gender.

“La scuola da qualche anno si sta

muovendo organizzando incontri. La scuola

non deve far finta di ignorare, nascondere

né tanto meno minimizzare i problemi di

comportamento che emergono nelle classi.

Inoltre è necessario informare anche le

famiglie e coinvolgerle in un processo di

risoluzione del problema, rendendole più

consapevoli attraverso incontri con esperti

e specialisti”. (I.F)

Alla domanda se introdurrebero

nella scuola un’educazione mirata al

rispetto delle pari opportunità e della lotta contro le disuguaglianze di genere.

“Questi stereotipi sono molto vivi e partono da

casa. Può capitare che nella sezione dei bambini

grandi ci siano bimbi con due genitori dello stesso

sesso o che abbiano solo la mamma, per cui delle

risposte gliele devi dare. Ci sono anche dei testi

che possono aiutare, che ovviamente l’educatore

non propone sempre; ma ci sono dei momenti,

nell’arco dell’anno, che possono servire. Quindi è

importante anche essere pronti a stare dentro

questo contesto. Ci sono dei bimbi che vivono

delle realtà diverse da quella che noi

consideriamo la famiglia naturale” (I.F)

“ Sì, penso che se i

bambini già da

piccoli,vengono

educati a non fare

differenze tra generi,

è un bagaglio che si

porteranno anche da

adulti” (G.F)

Insegnati e genitori sono d’accordo sul fatto che, sopratutto nella scuola dell’infanzia, si cercano di eliminare gli stereotipi di genere.

“Nelle attività che si

propongono si cerca di

mettere in atto strategie

che possono aiutare i

bambini ad identificarsi

in un genere o in un

altro ma lasciando la

libera scelta”. (I.F)

“Mio figlio gioca molto

con i giochi da femmina

(...); certo penso che,

come padre, se vedessi da

parte sua una confusione

nell’identificarsi cercherei

di far la mia parte per

indirizzarlo”. (I.M)

“Nell’età del nido non c’è

nessuna differenza. Comincia a

diventare un pochino diverso

dopo la scuola dell’infanzia.

Ma fino a 4/5 anni i bambini

utilizzano qualsiasi spazio nella

più totale e assoluta libertà.

Siamo noi adulti che poi gli

diamo le connotazioni” (I.F)

“Nella struttura con

la quale abbiamo a

che fare non ci sono

spazi di genere,

ogni bambino fa

quello che si sente e

lo trovo giusto”. (G.F)

Molti insegnanti e genitori temono che l’introduzione dell’educazione gender possa rappresentare un “pericolo” per i bambini in quanto non sempre concorda con le loro convinzioni morali e religiose.

“Perché fa un pò paura. Perché bisogna poi scontrarsi

con quelli che sono i nostri stereotipi, la nostra cultura

(...). Il genere non è solo femminile o maschile. Nelle

scuole arrivano bimbi che hanno genitori dello stesso

sesso oppure che hanno una sola mamma perché

scelgono di avere un figlio aldilà di avere o meno un

compagno. Per cui la famiglia sta cambiando e questi

cambiamenti così radicali in una cultura così cattolica,

così integralista com’è in Italia fa paura. Si fa fatica ad

accettare cambiamenti di questo tipo. Anche per la

scelta dei libri i genitori stanno molto attenti, non è così

semplice proporre un libro banale come “Piccolo giallo”

o “Gatto nero gatto bianco” . (I.F)

“Ancora non se ne

recepisce l'utilità e

l'importanza”. (G.F)

“Penso che sia un

tema sensibile da un

punto di vista

politico, sociale e

religioso” (G.M)

“Non ne vedo una necessità;

quella di cui si è parlato

ultimamente è un’educazione

di genere al contrario, è

un’educazione tesa ad

eliminare il genere, questo

non è compito della scuola e

non è negli intenti degli

insegnanti”(I.M).

“Mi auguro di no. Penso

che non sia una cosa

positiva, questo sarebbe un

modo di perdere la

conoscenza di chi sei,

diventiamo un numero non

più una persona”. (I.F)

Il ruolo degli uomini nelle professioni pedagogiche

La presenza di uomini nelle relazioni di cura è ancora guardata con una certa diffidenza, specie nei centri per i

bambini in età prescolare.

Questo è l’effetto di una formazione fortemente differenziata. (R.Ghigi, "Il Mulino", 2019)

Ricerche svolte in ambito europeo hanno dimostrato l’importanza di una presenza maschile nelle professioni educative e di cura nella riduzione degli stereotipi.

Secondo studi svolti nell’Università di Calgary (Canada) un ambiente eterogeneo nei servizi per l’infanzia, con personale maschile, promuove:

  • creatività
  • innovazione
  • empatia.

Cristina

Maffucci

INTERVISTE: GIOVANI

L’educazione di genere è un percorso che mira a contrastare le disuguaglianze e le discriminazioni e volto

alla creazione di una cittadinanza della pluralità, allo sviluppo di abilità relazionali, in un dialogo costante tra

le proprie aspirazioni e quelle altrui.

Essa non si limita solo a fornire conoscenze ma mira a sviluppare competenze per affrontare la complessità.

La riflessione e la ricerca sui contesti educativi in un’ottica attenta alla differenza di genere si concentra da decenni sull’importanza di creare un ambiente favorevole per lo

sviluppo delle potenzialità e dei talenti di ciascuno,

sia maschi sia femmine.

Adolescenza

Durante questa fase di sviluppo la sessualità è molto manifesta, i temi come il genere e appunto la sessualità, che fino ad allora erano rimasti fuori dall’aula scolastica, adesso riemergono. Acquistano un ruolo evidente nella riorganizzazione dell’assetto mentale e affettivo per chi appunto deve attraversare compiti evolutivi specifici, come ad esempio:

La pubertà

La sessualità e le relazioni affettive

La formazione di nuovi ideali e valori

La regolazione delle emozioni

L’assunzione di un ruolo nel gruppo.

Nei contesti di apprendimento

non formale e informale i giovani raccolgono informazioni su questi temi:

esse non sono sottoposte al controllo

di nessuna autorità pubblica ma solo a meccanismi di autoregolamentazione; per questo motivo sono permeate di stereotipi e spesso di visioni gerarchizzanti.

E' importante perciò

utilizzare un tipo di linguaggio che

legittimi la possibilità di vivere

la maschilità o la femminilità,

in modo da creare un ambiente inclusivo

in cui si possono sentire liberi

di esprimere i propri stati d’animo.

“Maschilità e femminilità non sono costruzioni rigide da assumere o rifiutare in toto, ma contenitori flessibili di una pluralità di esperienze” R. Ghigi (2019)

Quesiti

rivolti a 5 ragazzi, 3 femmine e 2 maschi

di un età compresa tra i 18 e 19 anni

Sai cosa è l’educazione di genere?

È un’educazione mirata al rispetto delle pari opportunità

e della lotta contro le disuguaglianze di genere,

tu la introdurresti nella scuola di ogni ordine e grado?

Potresti spiegare le tue motivazioni?

La scuola secondo te cosa potrebbe migliorare

per mettere in pratica l’educazione di genere?

Hai mai trovato durante la tua carriera scolastica

elementi mirati ad un’educazione di genere?

Pensi che se l’educazione di genere

fosse stata introdotta già a partire dalla tua infanzia

questa avrebbe influito sulle tue scelte o azioni?

Pensi che sia utile introdurre formalmente

l’educazione di genere nelle scuole?

Sai cosa è

l’educazione di genere?

4 ragazzi su 5 hanno affermato di non averne mai sentito parlare e solo una studentessa ha risposto:

«Penso sia la cosa per cui se tu nasci femmina allora

giochi con le Barbie e ti vesti di rosa e se nasci maschio

giochi con le macchinine e ti vesti di blu.»

(F, 19 anni)

La scuola secondo te cosa potrebbe migliorare per

mettere in pratica l’educazione di genere?

«Mostrare più modelli di entrambi i generi in più campi, sia da un punto di vista culturale sia sociale. Quando parlano delle poche donne che hanno ricevuto riconoscimenti ne parlano come se fosse eccezionale, invece

dovrebbe essere posto come qualcosa di normale.»

(F,19 anni)

«La scuola pubblica potrebbe invogliare le ragazze

a fare più lavori, facendole rendere conto che non

sono obbligate a fare materie umanistiche o cose da

ufficio. E potrebbero fare, soprattutto alle scuole

superiori, open day e sensibilizzazione a percorsi di

studio prettamente maschili invogliandole a questi

nuovi pensieri, loro possono fare qualsiasi cosa,

così come i maschi.»

(M, 18 anni)

«Alle superiori penso ci sia già, mentre alle elementari e all’asilo è necessario cercare di

far più attività miste, non cose che fanno solo i maschi o solo le femmine, fare cose che

vanno bene sia per gli uni sia per gli altri. Anche per quanto riguarda i vestiti, ora fanno

mettere il grembiule nelle scuole, o almeno fino a quando andavo a scuola io facevano

mettere il grembiule e lo fanno differenziato tra maschi e femmine, secondo me o lo togli a

tutti o lo metti a tutti uguali.»

(M, 19 anni)

Hai mai trovato durante la tua carriera scolastica

elementi mirati ad un’educazione di genere?

4 ragazzi su 5 hanno dato una risposta negativa,

solo 1 ha affermato:

“Personalmente nella mia scuola, durante le lezioni di italiano e storia c’è molta attenzione al ruolo della donna, in quanto i libri tendono ad oscurare quello che hanno fatto queste persone, ponendo la loro attenzione soprattutto su ciò che hanno fatto i maschi. Questo è giusto, solo che se fatto in modo sbagliato può dare un cattivo esempio ai ragazzi passando come pensiero troppo femminista.

Più che una voglia di far spiccare una donna, ci si incentra sulla sua superiorità, quindi dobbiamo stare attenti perché questa è una cosa giusta ma dobbiamo farla con moderazione.”

(M,18 anni)

È interessante notare come da una parte si

ritenga necessaria una maggior attenzione alla

storia femminile ma dall’altra si pensa che questa

debba essere proposta con moderazione.

Dalla risposta si evince che la scuola tenta di far riferimento ai moti femministi, al ruolo della donna nelle guerre mondiali o alla società dei consumi ma non sempre viene restituita complessità a questo soggetto della storia e alle sue iniziative. Per questo è importante "insegnare una storia di genere, ma con il genere." R.Ghigi (2019)

Altro compito fondamentale della scuola oltre a quello di insegnare ad apprendere è

quello di insegnare ad essere.

Pensi che se l’educazione di genere fosse stata

introdotta già a partire dalla tua infanzia questa

avrebbe influito sulle tue scelte o azioni?

Si può notare da subito una differenza di risposte fornite da maschi:

«Non credo, perché io ho scelto

sempre quello che mi piaceva fare,

forse anche sbagliando ma alla fine

non penso che sia stato questo a

influire.»

(M, 19 anni)

«No ho sempre agito in base a quelli

che erano i miei interessi, inoltre

come ho già detto durante le scuole

ho trovato professori e maestri

piuttosto neutrali che mi hanno

permesso di fare tutto.

(M,18 anni)

E quelle fornite dalle femmine:

« Probabilmente si, avrei

pensato di avere più possibilità in campo lavorativo.”

(F, 18 anni)

«Si, non avrei titubanza a fare

particolari tipi di lavori o ad

avere certe aspirazioni, perché

so che nella società questi

risultano come prettamente

maschili.»

(F, 18 anni)

Dopo un'attenta analisi delle risposte

si può giungere a capire che la scuola,

nonostante ponga sempre più il valore

dell'inclusione sociale come principio-guida

e obbiettivo a cui tendere, ancora

ha difficoltà ad educare al riconoscimento e

alla valorizzazione delle differenze.

L’organizzazione scolastica ha infatti

il compito di operare sulle opportunità

disponibili per ciascuno affinché

“Ognuno sia in grado di fare ed essere”

(Nussbaum, 2012).

"La sfida della scuola di oggi potrebbe essere quella di ripensarsi come agente promotrice di capabilities." C.Satta (2018)

Pensi che sia utile introdurre formalmente

l’educazione di genere nelle scuole?

“Secondo me deve essere una cosa naturale,

non c’è bisogno della legge, è una cosa che

dovrebbe essere ovvia, la legge alla fine non

verrebbe rispettata e quindi sarebbe inutile

metterla come legge, deve essere il buon

senso che fa fare certe cose, se non hai il

buon senso le leggi non servono a niente”

(F, 19 anni)

“Se si obbliga qualcuno ad avere questo punto

di vista penso che ci si allontanerebbe soltanto

dalla finalità al quale miriamo. Non è una

buona scelta secondo me introdurla

obbligatoriamente, è meglio far entrare le

persone in questo mondo piano piano e

volontariamente secondo il loro punto di

vista.”

(M, 18 anni)

Si vede come ci sia

consapevolezza del fatto che se l’educazione di genere venisse introdotta formalmente, questa, se non appresa con

profonda consapevolezza dalle agenzie educative che hanno il

compito di formare ed educare i ragazzi, non verrebbe rispettata.

Occorre infatti da parte del corpo docente, un’attitudine trasformativa

e la disponibilità a rileggere le proprie esperienze.

Mugnai

Linda

BUON PROGETTO SUL GENERE

Nonostante siano state prese diverse iniziative a sostegno delle teorie gender ancora, come abbiamo potuto vedere anche attraverso le interviste queste si ritrovano poco attuate nel con- testo educativo.

Questo forse dovuto alla poca conoscenza, confermata dalle risposte degli intervistati in quanto l’informazione su questi temi è scarsa ed estemporanea oppure al rifiuto dell’insegnamento delle teorie del genere e la paura che porta con se l’idea della sua possibile attuazione.

Sebbene non si abbia nulla di concretizzato occorre ugualmente sottolineare che intorno al genere ritroviamo stereotipi e pregiudizi che vengono trasmessi culturalmente.

In questo sia le scuole però come le famiglie hanno il dovere di fornire a tutti i bambini l'opportunità di scoprire la loro identità, i loro punti di forza e i loro interessi indipendentemente dalle aspettative tradizionali basate sul genere perché è l’adulto che quotidianamente applica sul bambino le aspettative sociali per far sì che piano piano arrivi a corrispondere all’immagine socialmente accettabile.

È importante quindi educare anche gli adulti in iniziative per l’educazione di genere. Bisognerebbe cambiare le pratiche didattiche nei contesi di apprendimento e i rigidi schemi mentali della società.

Un esempio che possa mostrare un’iniziativa su questo tema è il festival “Educare alle differenze”, svolto in varie città italiane e giunto nel 2018 alla sua quinta edizione. Questo crea una grande occasione di autoformazione e riflessione critica non solo per educatori ma per l’intera popolazione.

È fondamentale cercare di creare un punto di vista critico, riflettendo su se stessi, sulla propria biografia in quanto uomo e donna su quello che viene dato per scontato del maschile e femminile in base alla propria esperienza e conoscenza, ciò permetterebbe così di essere meno rigidi con le categorizzazioni.

Occorre quindi offrire alle giovani generazioni degli strumenti che li passano permettere di osservare e comprendere in modo critico la realtà, compresi quei condizionamenti culturali che influenzino le scelte sia scolastiche che professionali e che impediscono la realizzazione del loro progetto di vita. Permetterli di riconoscere il valore della differenza e che miri a far raggiungere a ogni soggetto il massimo grado di consapevolezza e libertà di realizzazione.

Far sì che i soggetti possano esercitare la loro libertà di scelta, di essere e di fare. L’educazione di genere infatti mira a rappresentare un processo più possibile trasformativo, in quanto i suoi effetti si riscontrano oltre che nei singoli partecipanti anche nel contesto in cui essi si trovano.

Far sì che i soggetti possano esercitare la loro libertà di scelta, di essere e di fare. L’educazione di genere infatti mira a rappresentare un processo più possibile trasformativo, in quanto i suoi effetti si riscontrano oltre che nei singoli partecipanti anche nel contesto in cui essi si trovano.

“Se si persegue quello di avere un mondo di persone con pari diritto a determinarsi, con pari carico di lavoro entro e fuori le mura domestiche, con pari dignità nella rappresentazione sociale, con pari opportunità a raggiungere i propri obiettivi, non è questione di natura o di cultura: si tratta di riconoscere la dignità di una pluralità di esperienze, senza prevaricazioni né

discriminazioni né violenze. In questo si, che l’educazione può ben fare la differenza”

(Rossella Ghigi)

Fusini

Marta

BIBLIOGRAFIA

SITOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA

  • A. Giddens, P. H. Sutton- Fondamenti di sociologia, Bologna, il Mulino, 2014

  • E.Besozzi, M.Colombo- Metodologia della ricerca sociale nei contesti socio-educativi, Milano, Guerini, 2014

  • F. Cambi- Media education tra formazione e scuola, principi, modelli, esperienze-Milano-Edizioni Ets-2010

  • I. Biemmi- Educazione sessista, stereotipi di genere nei libri delle elementari"-Torino-Rosenberg&Sellier- 2010

  • R.Ghigi-Fare la differenza, educazione di genere dalla prima infanzia all’età adulta-Bologna-il Mulino-Aprile 2019

SITOGRAFIA

  • C.Ottaviano, L.Mentasti- Differenti sguardi cattolici sull’educazione di genere nella scuola italiana: chiusure identitarie o aperture di nuove sfide?-2017

https://riviste.unige.it/aboutgender/article/view/456-

DOI: https://doi.org/10.15167/2279-5057/AG2017.6.12.456

  • C. Satta-Quando il genere bussa alla porta di scuola-la rivista il Mulino-27 luglio 2018

https://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:4445

  • G. Rossi, A.Scisci- Il dibattito sociologico sul gender e la gender theory-2017

https://www.academia.edu/29310430/Il_dibattito_sociologico_sul_gender_e_la_gender_theory

  • I.Biemmi, C. Satta- Infanzia, educazione e genere. La costruzione delle culture di genere tra contesti scolastici, extrascolastici e familiari- 2017

http://ww.aboutgender.unige.it

DOI: 10.15167/2279-5057/AG2017.6.12.491

  • Istat- Domanda e offerta dei servizi online e scenari di digitalizzazione-2018

https://www.istat.it/it/files/2018/06/Internet@Italia-2018.pdf

  • Istat- Generazioni in Rete come abitiamo l’era digitale-2018

https://www.istat.it/it/files//2018/06/Generazioni-in-Rete_ITA_pdf.pdf

  • L. Bernini- La teoria del gender, i negazionisti e la fine della differenza sessuale-2016

https://riviste.unige.it/aboutgender/article/view/338

DOI: https://doi.org/10.15167/2279-5057/ag.2016.5.10.338-

  • M.Cardellini- Il genere nelle parole di bambine e bambini di scuola primaria in Italia: tra stereotipi ed esperienze -2017

http://amsacta.unibo.it/5744/1/435-2531-1-PB.pdf

DOI: 10.15167/2279-5057/AG2017.6.12.435

  • M.P. Faggioni - L’ideologia del gender sfida all’antropologia e all’etica cristiana-2015

http://www.penitenzieria.va/content/dam/penitenzieriaapostolica/eventi/xxvii-corso-foro-interno/11%20-%20Faggioni.pdf

  • M.Scarcelli- Giovani sguardi alla media education- 2015

https://laboratoriocritico.uniroma1.it/index.php/mediascapes/article/viewFile/13256/13055

  • S.Leonelli- Pedagogia di genere in Italia: dall’uguaglianza alla complessificazione-2011

https://www.researchgate.netpublication/307660404_La_Pedagogia_di_genere_in_Italia_daLl'uguaglianza_alla_complessificazione

  • V. Guerrini-La relazione educativa a scuola, educare al valore della differenza di genere per una società inclusiva-Università degli Studi di Firenze-2013

https://ojs.pensamultimedia.it/index.php/siref/article/view/642/622

QUANDO IL GENDER BUSSA ALLA PORTA

Januarti Roswitha Metholda Kolo e Carlone Arianna

Iljazaj Frens

STEREOTIPI E PREGIUDIZI SULL'EDUCAZIONE GENDER

Papaianni Serena

LA LETTURA INFANTILE E IL GENERE

IL GIOCO E IL GENERE

De Canonico Asia

Abatangelo Alessia

INTERNET E IL GENERE

INTERVISTE AI GENITORI E AI MAESTRI

Maffucci Cristina

INTERVISTE AI GIOVANI

Mugnai Linda

UN BUON PROGETTO SUL GENERE

Fusini Marta

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