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QUANDO IL GENDER BUSSA ALLA PORTA
INTERNET E GENERE
Metodo utilizzato: Qualitativo con
utilizzo di interviste semistrutturate
Soggetti delle interviste:
3 insegnanti della scuola primaria, 2 F - 1M
2 insegnanti scuola infanzia, F
4 genitori di bambini della scuola dell’infanzia
e primaria, 3F – 1M
5 ragazzi della scuola secondaria di secondo grado tra
18/19 anni, 3F-2M
Finalità:
Comprendere perche’ le agenzie educative, la scuola
e la famiglia, dovrebbero essere favorevoli o contrarie
all’introduzione dell’educazione di genere nei programmi
scolastici.
Capire se i ragazzi, durante il loro percorso
scolastico, hanno avuto un’educazione di genere
Motivo della scelta degli intervistati:
Era importante, al fine della nostra ricerca, avere un confronto con gli agenti educativi in contatto con bambini di eta’ prescolare e scolare.
Chiarire se i ragazzi, all’ultimo anno del loro percorso scolastico, hanno avuto un approccio con l’educazione di genere
Luogo interviste: Arezzo e Siena perchè ci interessava studiare una zona a noi familiare.
In Francia, in particolare, la Gender Theory è diventata uno degli argomenti principali delle riforme scolastiche dell’Education National. Per quanto riguarda l'Italia a livello istituzionale sono state realizzate diverse iniziative a sostegno della teoria gender.
La questione delle differenze e delle disuguaglianze di genere è stata fin dagli anni
Sessanta messa in evidenza dai movimenti femministi.
La scrittrice Elena Gianini Belotti, nel volume “Dalla parte delle bambine”, indaga sull’educazione delle bambine rispetto a quella dei bambini, nelle scuole e nelle famiglie dell’epoca.
Da allora si sono sviluppate teorie che si concentrano sulla differenza sessuale e di
genere.
Nel tempo si è dimostrato che sono poche le abilità in cui maschi e femmine sono costantemente diversi e non è possibile distinguere ciò che è innato da ciò che è appreso. La socializzazione e l’ambiente esterno intervengono in tutti i processi
biologici ed è difficile isolarne i singoli effetti.
Ciò che è importante è che la disuguaglianza non si giustifichi con la differenza
Januarti Roswitha Metholda Kolo
Solo nel 2011 la rivista “Friday Fax” segnala che i quarantasette Stati Membri del Consiglio
Europeo hanno definito il “Gender” come costruzione sociale piuttosto che come differenza biologica.
Un ruolo fondamentale per l’affermazione di questo pensiero è svolto dalle
agenzie educative.
Con educazione di genere si intende
l’insieme di comportamenti, azioni, attenzioni
messe in atto, in modo più o meno intenzionale,
da chi ha responsabilità educativa (gruppi sociali, culturali, religiosi e politici).
L’educazione di genere prevede strategie che sono in grado di eliminare sia gli stereotipi legati all’identità di genere e ai ruoli sia di promuovere la costruzione individuale del soggetto.
Lo studio sul genere si può suddividere in tre fasi:
Nella prima fase troviamo gli studi che hanno indagato sull’immaginario legato alle bambine, ragazze e donne relativamente alla letteratura rivolta all’infanzia.
Si cerca cioè di abbattere le differenze che esistono tra ragazzi e ragazze nei percorsi formativi.
Nella seconda fase ci si sofferma sul fatto che ciò che accomuna le donne non dovrebbe essere solo il poter diventare madri ma di aver ricevuto un’educazione diversa rispetto a quella degli uomini.
Nella terza fase è presente un momento di transizione per il superamento del pensiero sulla differenza.
Carlone
Arianna
Parlare di “educazione gender” implica necessariamente la presenza di stereotipi e pregiudizi che ne criticano lo scopo.
Questi due concetti diventano a questo punto fondamentali:
lo stereotipo ci permette di riconoscere gli stimoli che riteniamo rilevanti secondo criteri di somiglianza e affinità, di catalogarli entro routine di riconoscimento e di rimuovere quelli che non coincidono con il sistema
che abbiamo costruito.
Il pregiudizio invece rientra nella dimensione normativa del vivere sociale : è un giudizio di valore che
emettiamo prima della validazione della
conoscenza sulla base dei nostri stereotipi e
che guida i nostri atteggiamenti
verso gli altri.
Gli stereotipi di genere
rappresentano delle vere e proprie gabbie,
culturalmente costruite, entro le quali lo
sviluppo dei singoli viene forzato a plasmarsi
in base ad aspettative sociali stringenti,
che mirano a ricondurre la varietà delle differenze individuali in due macro-categorie:
- maschile
- femminile
Tali categorie non sono poste su un
piano di parità ma si strutturano invece in una relazione gerarchica che vede il polo
maschile dominare il femminile.
Le ricerche svolte in questo campo sono molteplici
ma hanno tutte in comune alcune considerazioni:
La dimensione estetica è ritenuta fondamentale
per le femmine, uno strumento necessario
nella vita di una donna, potenziale facilitatore di
successo e benessere mentre per l'uomo
sembra non essere così importante perchè sembra possedere
altre risorse grazie alle quali la sua riuscita sarà ugualmente garantita.
Per le figure femminili sono menzionati elementi legati allo status socio-
familiare. Sembra, pertanto, che la «realizzazione familiare» o comunque la
posizione e il ruolo entro una dimensione familiare, coronata o meno da
matrimonio e figli, abbia un peso maggiore per il femminile rispetto al
maschile.
Vengono attribuite diverse tipologie di mestieri tra uomini e donne.
Ad entrambi i generi sono attribuite professioni riguardanti
il «mondo dello spettacolo» e il campo della ristorazione.
Alla donna vengono attribuite
professioni come la casalinga/mamma mentre
le professioni tecnico- scientifiche vengono attribuite
soprattutto a soggetti maschili. Inoltre per le
donne sono preferite le professioni
mediche e per gli uomini le professioni
sportive.
Esistono giochi e giocattoli considerati
“da maschio” o “da femmina”, divisione affermata
ma anche messa in discussione ripetutamente
da più bambini.
Anche gli sport sembrano subire la
medesima divisione dei giochi.
I bambini, nell’elencare i motivi per cui sembrava loro più vantaggioso essere maschi – tra i quali il non avere il ciclo mestruale e non doversi “mettere il
mascara e farsi i capelli” – sostengono inoltre che questi ultimi non debbano occuparsi dei “lavori di casa”.
Molte ricerche continuano infatti ad evidenziare
che le donne si occupano dei lavori domestici più degli uomini anche se sembrano delinearsi, negli ultimi anni, alcune prospettive legate a un sempre
maggior coinvolgimento degli uomini nella dimensione domestica.
Le scelte dei giovani sono orientati verso
determinati percorsi a causa
delle aspettative di ruolo interiorizzate nell’infanzia
e confermate da figure significative.
Nonostante la continua crescita in termini assoluti
delle ragazze nei percorsi tipicamente maschili
nelle scelte dei corsi di studio le ragazze sembrano ancora
orientarsi verso materie di area letteraria,
sociale e/o di cura, mentre i ragazzi sono
inclini a optare per scienze ‘dure’ (ingegneria, fisica, matematica)
e/o tecnologiche, e questo contribuisce
a mantenere una relativa disuguaglianza tra i generi.
Iljazaj
Frens
Dagli studi sullo sviluppo
dell'identità di genere emerge che il
processo di acquisizione dei ruoli e degli stereotipi di genere è estremamente precoce: infatti i bambini già da i primi tre anni di vita considerano caratteristiche fisiche tipicamente maschili e caratteristiche fisiche tipicamente femminili.
Abbiamo a tal proposito chiesto ad alcuni bambini, di età tra i 6 e 10 anni, di disegnare il proprio sogno, quello cioè che volevano diventare da grandi.
Come si può facilmente osservare i bambini si rappresentano in situazioni che tradizionalmente vengono attribuite alla figura maschile
Come si può facilmente osservare le bambine si rappresentano in situazioni che tradizionalmente vengono attribuite alla figura femminile
La presenza di stereotipi di genere in letteratura è sempre esistita, nelle storie i protagonisti sono soprattutto personaggi maschili coinvolti in attività avventurose e vitali mentre i personaggi femminili sono assenti o di secondo piano, occupano quindi ruoli di vittime e in genere sono descritte come passive e deboli
Le storie che vengono presentate ai bambini quindi non sono innocue come crediamo ma anzi esercitano una grande influenza in quanto hanno una ricaduta determinante sulla concezione che il bambino crea su se stesso e sul mondo che lo circonda.
Il primo dato che emerge è un dato prevalentemente quantitativo: sia nei testi che nelle illustrazioni si ha una prevalenza numerica dei maschi sulle femmine.
I maschi vengono presentati in ruoli appassionanti e avventurosi, sono impegnati nelle più svariate attività di movimento e pretendono una maggiore indipendenza;
le femmine invece sono ritratte come passive, sedentarie e intente nello svolgere attività per lo più domestiche.
Sottolineare le caratteristiche umane comuni;
Rappresentare le donne sia in famiglia sia al lavoro;
Rappresentare la donna in una molteplicità di professioni;
Rappresentare donne e uomini intenti nello svolgimento di attività domestiche;
Dovrebbe esserci la stessa percentuale di maschi
e femmine nei testi;
Esaltare la parità nelle descrizioni;
Uso paritario e non sessista della lingua.
Per superare questa situazione
è necessario agire su più fronti:
da un alto occorre rivisitare i programmi scolastici,
i libri di testo, le materie di insegnamento in
un'ottica di genere;
dall'altro lato è essenziale stimolare un ruolo attivo e consapevole degli e delle insegnanti, che dovrebbero stimolare un'interazione reciproca e continua tra gli alunni dei due sessi.
L'obiettivo non è quello di calare dall'alto pacchetti didattici e buone prassi da replicare nelle classi ma, al contrario, offrire spunti di riflessione che ciascun docente saprà elaborare in maniera originale, adattandoli ai propri alunni, nel proprio particolare contesto, nel modo più efficace.
Serena Papaianni
Ad oggi, il tema del gender è uno dei temi più discussi. L’impatto della segregazione di genere nel gioco, infatti, inizia a preoccupare l’opinione pubblica la quale
si interroga su tale discriminazione, con costruzioni e supereroi per i maschietti e bambole e cucine giocattolo per le femminucce. Non è però sempre stato così infatti la
separazione tra giocattoli rosa e blu nei negozi con bambole e camion in lati separati, è un fenomeno piuttosto recente.
Nelle pubblicità degli anni 70, si vedono
bambini giocare con una grande varietà di giocattoli disponibili in allegre colorazioni che vanno dal rosso, al verde, al giallo. I nostri giocattoli invece esprimono un netto ritorno ai generi.
Le cose però sembrano cambiare di nuovo, infatti ad esempio in Gran Bretagna ci sono molte iniziative di “gender neutrality”.
Esistono moltissime ricerche
che si sono occupate della relazione tra genere e gioco che sottolineano
i vantaggi di un approccio differente volto a rafforzare attitudini e
comportamenti proficui e costruttivi nei bambini di entrambi i sessi.
Jeffrey Trawick-Smith professore dell’università del Connecticut, ha
condotto un’analisi sull'impatto dei giocattoli specificatamente concepiti per un genere sull'attività ludica. Lo studio consiste nell'osservazione di bambini impegnati a giocare con giocattoli diversi proposti dai genitori. l’interesse di questa ricerca sta nel tentativo di codificare l’impiego di giocattoli in tre differenti aree di sviluppo
cognitivo-emotivo:
pensare-imparare-problem solving
interazione sociale
creatività
I giocattoli che ricevono un maggior punteggio sommando il singolo punteggio ricavato
da queste tre aree di sviluppo, è dato dal fatto che essi promuovono sia nei ragazzi che nelle ragazze competenze nelle tre aree del problem solving, dell’interazione sociale e dell’espressione creativa. Un dato importante emerso da questa ricerca è che i giocattoli tradizionalmente considerati maschili hanno determinato la qualità di gioco
più alta tra le bambine.
Un’altra ricerca condotta da Judith Blakemore, professore di psicologia presso l’università dell'Indiana, mette in luce una segmentazione legata all'acquisizione di competenze specifiche nel gioco. Sono stati così identificati oltre 100 giocattoli e
classificati a seconda di quanto ciascuno fosse associato con un determinato genere. I ricercatori
hanno poi suddiviso i giocattoli in 5 categorie sulla base delle seguenti valutazioni: spiccatamente femminile, moderatamente femminile, neutro, moderatamente maschile, spiccatamente maschile.
I risultati della ricerca puntano sul fatto che i giochi per bambine tendono ad essere associati con la cura materna, competenze domestiche... mentre i giochi tipicamente associati con i maschi venivano valutati
come violenti, competitivi... In conclusione la ricerca mette in evidenza come giocattoli fortemente tipizzati per genere risultano meno
favorevoli ad uno sviluppo cognitivo e sociale del bambino rispetto a giocattoli neutri o moderatamente tipizzati.
Ad oggi notiamo come l'interazione
tra adulto e bambino/a è condizionata dalle attese sul ruolo di genere. Basta infatti recarsi in un qualsiasi negozio di giocattoli oppure guardare
con spirito critico le pubblicità dedicate, per scoprire un mondo nettamente suddiviso in
rosa e azzurro. L’oggetto venduto contribuisce a veicolare alcuni messaggi su ciò che è
normale desiderare o fare quando si è un maschio o quando si è un femmina.
La costruzione del genere nei messaggi
pubblicitari avvenga secondo una stratificazione complessa dei significati:
le bambine sono meno rappresentate, il colore dominante nelle pubblicità rivolte a loro è il rosa e le sue sfumature, la voce fuoricampo è prevalentemente dolce e femminile.
Se il giocattolo è per bambini, le musiche sono più ritmate, con cambi di immagine rapidi, il tono della voce è più incisivo-aggressivo, le ambientazioni sono più frequentemente esterne e le attività
sono più spesso competitive.
Riguardo il linguaggio, ci sono per lo più espressioni legate alla
competizione per i maschi (“prova!” “combatti!”) E espressioni rassicuranti e descrittive per
le bambine (“è facile!” “è fashion!”).
Le pubblicità di giochi neutrali,
come i puzzle e le carte da gioco, mostrano una certa ambivalenza, ma le loro
caratteristiche tendono a far confluire il neutro del maschile più che nel femminile.
Insomma, a fornire significati su cosa sia la femminilità o la maschilità non è solo l’oggetto
in vendita, ma un complesso di elementi che solo prestando attenzione potremmo notare.
Il gioco rappresenta un
modo di comunicare la propria “appartenenza”
e la sua scelta di gioco nasce dalla necessità di esprimere se stessi in ruoli sia maschili che femminili; Non necessariamente le sue preferenze sono dirette verso un orientamento sessuale piuttosto che un altro,
infatti il divertimento ha un valore simbolico in quanto la condivisione della “scena” di gioco è rappresentativa della propria interiorità e di un linguaggio
identificativo molto profondo.
Per l’adulto è indicato
accogliere le scelte di gioco del bambino senza punirlo o etichettarlo, inoltre bisognerebbe
considerare che i pregiudizi culturali e sociali tendono a reprimere i vissuti dei bambini e a
non farli sentire realmente loro stessi.
Asia
De Canonico
Oggi più che mai i media svolgono un ruolo importante: quello educativo. Gli individui nati dal 1996 al 2010 sono chiamati ‘generazione delle reti.’ ed etichettati in modo semplicistico ‘nativi digitali’.
Il 73.6% effettua accessi regolari sulla rete virtuale: 78% su smartphone 68% computer,laptop, notebook e 29% dal tablet. (Dati ISTAT 2018).
I mezzi digitali hanno un ruolo fondamentale sui processi di socializzazione; L’identià di genere ne è fortemente influenzata. Nell’era dalla postmodernità l’idea di identità emenge come indagine di ricerca. Non viene più vista come una ‘classificazione statica’ ma lascia spazio a una identificazione come processo.
Per quanto riguarda la situazione odierna educare al genere diviene indispensabile; non è più possibile pensare a una società che non riconosce la fluidità di genere e non rispetti l’orientamento sessuale;
Studi come quelli di Bennet et al (2008), Hargittai (2010), Helsper e Eynon (2010) , dimostrano l’esisistenza di diseguaglianze nell’uso di internet. I fattori principali sono la stratificazione sociale di genere, il capitale culturale e lo status socio-economico, inoltre, dipende dall’uso quotidiano dei mass digitali.
L’urgenza di una educazione al genere va di pari passo a quella dell’educazione ai media; L’educazione al genere significa aumentare i livelli di tollerenza e prendere atto di come l’identià al genere sia collegata al concetto di cultura, conseguentemente come la cultura influisca sulla società.
La rete è popolata di alterego digitali, la cui identità può essere analizzata in tre aspetti chiave:
Identità digitali
Identità di genere
Socializzazione digitale
L’identità digitale si riferisce a quelle che sono le credenziali di ognuno, esse permettono l’accesso a siti internet o social- network (es. Facebook);Da un lato le credenziali che ognuno possiede.La rete ha una sua fisicità e in base a questo potremmo affermare che l’identità digitale è l’estenzione dell’identità di genere.
Infatti grazie alla rete è possibile negoziare ulteriormente la propria identità sociale. La socializzazione digitale è multiforme ovvero riguarda: Chat, Social, e siti. È inutile negare che con l’evento di internet sono cambiati i rapporti. E le chat dimostrano questo: non è solo ‘isolamento’ come si potrebbe interpretare, né tanto meno una fuga in una dimensione priva di comportamento. Per i ragazzi è mettere in gioco l’identità e la voglia di confrontarsi con i pari con le nuove modalità di socializzazione.
Ad oggi i media sono strumenti di educazione, infatti le domande legate all’identità di genere non vengono affrontate in ambienti formativi e quindi i giovani possono trovare su internet uno spazio sicuro in cui parlare liberamente di sessualità. Spesso dato che certi temi non sono trattati nella quotidianità a causa di ostacoli culturali e stereotipi radicati, porta a far divenire internet una potenziale rete comunicativa. Ci accorgiamo pian piano che il concetto di uomo, donna, lesbica, gay sono concetti storici creati dalla società in evoluzione continua. Chi vive in piccole realtà dove non c’è dibattito a riguardo, i siti internet sono molto importanti. Educare al genere significa prendere atto di un cambiamento dovuto alle tecnologie dell’informazione che ci permettono di comprendere come il genere sia una categoria in gran parte imposta dall’esterno.
Alessia Abatangelo
la Manif Pour Tous, associazione nata in Francia nel 2012 con l'obiettivo di promuovere il matrimonio e l'adozione da parte di famiglie eterosessuali.
Si presenta come apolitica e aconfessionale.
Il Comitato Difendiamo i Nostri Figli (Cdnf) si è presentato con lo slogan:
“Difendiamo i nostri figli. Stop gender nelle scuole”
(manifestazione del Family Day, 20 giugno 2015 e 2016)
L’associazione Scienza e Vita (di orientamento cattolico)
La Rete Sentinelle in Piedi, ha organizzato manifestazioni silenziosenelle piazze italiane contro l’approvazione del DDL Scalfarotto e l’introduzione nella scuola di volumi (realizzati dall’Istituto Beck di Roma) dal titolo “Educare alla diversità a scuola” e ”Linee guida per un insegnamento più accogliente e rispettoso delle differenze”.
“Ideologia del Gender” (Idg): espressione comparsa
nel 2000 in alcuni documenti vaticani con “l’intento di etichettare, deformare e delegittimare quanto prodotto nel campo degli studi di genere”
(Garbagnoli 2014, 250).
Presentazione in Senato del disegno legge 1680/2014, in cui vi era la proposta di “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università”.
Attraverso, una diffusione
sia cartacea che online si è trasmessa
una pressoché univoca visione e i
interpretazione del gender.
Il mensile Noi Genitori e Figli, allegato del quotidiano Avvenire, nel 2015 definisce il “gender” come “un insieme di teorie fatte proprie dall’attivismo gay e
femminista, per cui il sesso sarebbe solo una costruzione culturale”.
La convinzione di fondo che accomuna i vari movimenti e associazioni è quella secondo cui la cultura del “gender”:
Mette in crisi l’unione matrimoniale tra uomo e donna.
Sia un tentativo di sovvertire le “relazioni sociali su cui è basata ogni cultura, in primis la differenza sessuale” (generazione famiglia-Lmpt 201, 22)
Non permette ad ogni bambino di crescere e di essere educato nel rispetto e in coerenza con la propria identità sessuata
Essi s’impegnano:
Per denunciare i pericoli del “gender”
Per promuovere iniziative tese a denunciare
i danni provocati dall’introduzione del “gender” nell’educazione
Per difendere la libertà di educazione e il diritto di opporsi ad un insegnamento che non è armonico rispetto alle loro
convinzioni morali e religiose.
Nei testi dei manifesti e dei comunicati vengono adoperati loghi e simboli in cui si sottolinea l’esistenza di un solo modello familiare.
Si fa uso dei colori rosa e azzurro, che alludono tradizionalmente alle femmine e
ai maschi.
Viene utilizzato il termine inglese “Gender”
per denunciare l’estraneità dalla tradizionale cultura
italiana e per ricordare come l’ Ideologia del Gender
sia stata diffusa da istituzioni internazionali
(ONU, Oms, il parlamento Europeo).
“La campagna contro il gender combatte contro un nemico che non esiste.
Valorizziamo la ricchezza della differenza sessuale e nelle scuole educhiamo
ad accettare serenamente la diversità”
(Noi Siamo Chiesa)
rivolti a 4 insegnati e 5 genitori.
Sa che cos’è l’educazione di genere?
Introdurrebbe nella scuola un’educazione mirata al rispetto delle pari opportunità e della lotta alle disuguaglianze di genere?
Che cosa fa la scuola, oggi, riguardo questo tema?
Che cosa potrebbe migliorare o attuare la scuola per mettere in pratica l’educazione di genere?
Perché non esiste una legge che introduce, formalmente, l’educazione di genere nelle scuole?
Può esprimere suo punto di vista come padre/madre?
Essendoci, nelle scuole per l’infanzia, spazi
specifici per ogni attività, ha osservato
una differenza nell’utilizzo di questi da
parte
dei maschi o delle femmine?
Rapporto (curato dall’agenzia Eurydice 2010) pubblicato dalla Commissione europea sulle misure adottate dai vari paesi membri in tema di uguaglianza di genere in ambito educativo.
Giudizio sull’Italia un paese in cui sono assenti:
linee guida specifiche sul tema
sistemi di valutazione dei libri di testo
specifiche politiche organizzative.
Negli ultimi anni in Italia sono diverse le iniziative a sostegno della teoria gender.
“La scuola da qualche anno si sta
muovendo organizzando incontri. La scuola
non deve far finta di ignorare, nascondere
né tanto meno minimizzare i problemi di
comportamento che emergono nelle classi.
Inoltre è necessario informare anche le
famiglie e coinvolgerle in un processo di
risoluzione del problema, rendendole più
consapevoli attraverso incontri con esperti
e specialisti”. (I.F)
Alla domanda se introdurrebero
nella scuola un’educazione mirata al
rispetto delle pari opportunità e della lotta contro le disuguaglianze di genere.
“Questi stereotipi sono molto vivi e partono da
casa. Può capitare che nella sezione dei bambini
grandi ci siano bimbi con due genitori dello stesso
sesso o che abbiano solo la mamma, per cui delle
risposte gliele devi dare. Ci sono anche dei testi
che possono aiutare, che ovviamente l’educatore
non propone sempre; ma ci sono dei momenti,
nell’arco dell’anno, che possono servire. Quindi è
importante anche essere pronti a stare dentro
questo contesto. Ci sono dei bimbi che vivono
delle realtà diverse da quella che noi
consideriamo la famiglia naturale” (I.F)
“ Sì, penso che se i
bambini già da
piccoli,vengono
educati a non fare
differenze tra generi,
è un bagaglio che si
porteranno anche da
adulti” (G.F)
Insegnati e genitori sono d’accordo sul fatto che, sopratutto nella scuola dell’infanzia, si cercano di eliminare gli stereotipi di genere.
“Nelle attività che si
propongono si cerca di
mettere in atto strategie
che possono aiutare i
bambini ad identificarsi
in un genere o in un
altro ma lasciando la
libera scelta”. (I.F)
“Mio figlio gioca molto
con i giochi da femmina
(...); certo penso che,
come padre, se vedessi da
parte sua una confusione
nell’identificarsi cercherei
di far la mia parte per
indirizzarlo”. (I.M)
“Nell’età del nido non c’è
nessuna differenza. Comincia a
diventare un pochino diverso
dopo la scuola dell’infanzia.
Ma fino a 4/5 anni i bambini
utilizzano qualsiasi spazio nella
più totale e assoluta libertà.
Siamo noi adulti che poi gli
diamo le connotazioni” (I.F)
“Nella struttura con
la quale abbiamo a
che fare non ci sono
spazi di genere,
ogni bambino fa
quello che si sente e
lo trovo giusto”. (G.F)
“Perché fa un pò paura. Perché bisogna poi scontrarsi
con quelli che sono i nostri stereotipi, la nostra cultura
(...). Il genere non è solo femminile o maschile. Nelle
scuole arrivano bimbi che hanno genitori dello stesso
sesso oppure che hanno una sola mamma perché
scelgono di avere un figlio aldilà di avere o meno un
compagno. Per cui la famiglia sta cambiando e questi
cambiamenti così radicali in una cultura così cattolica,
così integralista com’è in Italia fa paura. Si fa fatica ad
accettare cambiamenti di questo tipo. Anche per la
scelta dei libri i genitori stanno molto attenti, non è così
semplice proporre un libro banale come “Piccolo giallo”
o “Gatto nero gatto bianco” . (I.F)
“Ancora non se ne
recepisce l'utilità e
l'importanza”. (G.F)
“Penso che sia un
tema sensibile da un
punto di vista
politico, sociale e
religioso” (G.M)
“Non ne vedo una necessità;
quella di cui si è parlato
ultimamente è un’educazione
di genere al contrario, è
un’educazione tesa ad
eliminare il genere, questo
non è compito della scuola e
non è negli intenti degli
insegnanti”(I.M).
“Mi auguro di no. Penso
che non sia una cosa
positiva, questo sarebbe un
modo di perdere la
conoscenza di chi sei,
diventiamo un numero non
più una persona”. (I.F)
Il ruolo degli uomini nelle professioni pedagogiche
La presenza di uomini nelle relazioni di cura è ancora guardata con una certa diffidenza, specie nei centri per i
bambini in età prescolare.
Questo è l’effetto di una formazione fortemente differenziata. (R.Ghigi, "Il Mulino", 2019)
Ricerche svolte in ambito europeo hanno dimostrato l’importanza di una presenza maschile nelle professioni educative e di cura nella riduzione degli stereotipi.
Secondo studi svolti nell’Università di Calgary (Canada) un ambiente eterogeneo nei servizi per l’infanzia, con personale maschile, promuove:
Cristina
Maffucci
L’educazione di genere è un percorso che mira a contrastare le disuguaglianze e le discriminazioni e volto
alla creazione di una cittadinanza della pluralità, allo sviluppo di abilità relazionali, in un dialogo costante tra
le proprie aspirazioni e quelle altrui.
Essa non si limita solo a fornire conoscenze ma mira a sviluppare competenze per affrontare la complessità.
La riflessione e la ricerca sui contesti educativi in un’ottica attenta alla differenza di genere si concentra da decenni sull’importanza di creare un ambiente favorevole per lo
sviluppo delle potenzialità e dei talenti di ciascuno,
sia maschi sia femmine.
Durante questa fase di sviluppo la sessualità è molto manifesta, i temi come il genere e appunto la sessualità, che fino ad allora erano rimasti fuori dall’aula scolastica, adesso riemergono. Acquistano un ruolo evidente nella riorganizzazione dell’assetto mentale e affettivo per chi appunto deve attraversare compiti evolutivi specifici, come ad esempio:
La pubertà
La sessualità e le relazioni affettive
La formazione di nuovi ideali e valori
La regolazione delle emozioni
L’assunzione di un ruolo nel gruppo.
Nei contesti di apprendimento
non formale e informale i giovani raccolgono informazioni su questi temi:
esse non sono sottoposte al controllo
di nessuna autorità pubblica ma solo a meccanismi di autoregolamentazione; per questo motivo sono permeate di stereotipi e spesso di visioni gerarchizzanti.
E' importante perciò
utilizzare un tipo di linguaggio che
legittimi la possibilità di vivere
la maschilità o la femminilità,
in modo da creare un ambiente inclusivo
in cui si possono sentire liberi
di esprimere i propri stati d’animo.
“Maschilità e femminilità non sono costruzioni rigide da assumere o rifiutare in toto, ma contenitori flessibili di una pluralità di esperienze” R. Ghigi (2019)
rivolti a 5 ragazzi, 3 femmine e 2 maschi
di un età compresa tra i 18 e 19 anni
Sai cosa è l’educazione di genere?
È un’educazione mirata al rispetto delle pari opportunità
e della lotta contro le disuguaglianze di genere,
tu la introdurresti nella scuola di ogni ordine e grado?
Potresti spiegare le tue motivazioni?
La scuola secondo te cosa potrebbe migliorare
per mettere in pratica l’educazione di genere?
Hai mai trovato durante la tua carriera scolastica
elementi mirati ad un’educazione di genere?
Pensi che se l’educazione di genere
fosse stata introdotta già a partire dalla tua infanzia
questa avrebbe influito sulle tue scelte o azioni?
Pensi che sia utile introdurre formalmente
l’educazione di genere nelle scuole?
4 ragazzi su 5 hanno affermato di non averne mai sentito parlare e solo una studentessa ha risposto:
«Penso sia la cosa per cui se tu nasci femmina allora
giochi con le Barbie e ti vesti di rosa e se nasci maschio
giochi con le macchinine e ti vesti di blu.»
(F, 19 anni)
«Mostrare più modelli di entrambi i generi in più campi, sia da un punto di vista culturale sia sociale. Quando parlano delle poche donne che hanno ricevuto riconoscimenti ne parlano come se fosse eccezionale, invece
dovrebbe essere posto come qualcosa di normale.»
(F,19 anni)
«La scuola pubblica potrebbe invogliare le ragazze
a fare più lavori, facendole rendere conto che non
sono obbligate a fare materie umanistiche o cose da
ufficio. E potrebbero fare, soprattutto alle scuole
superiori, open day e sensibilizzazione a percorsi di
studio prettamente maschili invogliandole a questi
nuovi pensieri, loro possono fare qualsiasi cosa,
così come i maschi.»
(M, 18 anni)
«Alle superiori penso ci sia già, mentre alle elementari e all’asilo è necessario cercare di
far più attività miste, non cose che fanno solo i maschi o solo le femmine, fare cose che
vanno bene sia per gli uni sia per gli altri. Anche per quanto riguarda i vestiti, ora fanno
mettere il grembiule nelle scuole, o almeno fino a quando andavo a scuola io facevano
mettere il grembiule e lo fanno differenziato tra maschi e femmine, secondo me o lo togli a
tutti o lo metti a tutti uguali.»
(M, 19 anni)
4 ragazzi su 5 hanno dato una risposta negativa,
solo 1 ha affermato:
“Personalmente nella mia scuola, durante le lezioni di italiano e storia c’è molta attenzione al ruolo della donna, in quanto i libri tendono ad oscurare quello che hanno fatto queste persone, ponendo la loro attenzione soprattutto su ciò che hanno fatto i maschi. Questo è giusto, solo che se fatto in modo sbagliato può dare un cattivo esempio ai ragazzi passando come pensiero troppo femminista.
Più che una voglia di far spiccare una donna, ci si incentra sulla sua superiorità, quindi dobbiamo stare attenti perché questa è una cosa giusta ma dobbiamo farla con moderazione.”
(M,18 anni)
È interessante notare come da una parte si
ritenga necessaria una maggior attenzione alla
storia femminile ma dall’altra si pensa che questa
debba essere proposta con moderazione.
Dalla risposta si evince che la scuola tenta di far riferimento ai moti femministi, al ruolo della donna nelle guerre mondiali o alla società dei consumi ma non sempre viene restituita complessità a questo soggetto della storia e alle sue iniziative. Per questo è importante "insegnare una storia di genere, ma con il genere." R.Ghigi (2019)
Altro compito fondamentale della scuola oltre a quello di insegnare ad apprendere è
quello di insegnare ad essere.
Pensi che se l’educazione di genere fosse stata
introdotta già a partire dalla tua infanzia questa
avrebbe influito sulle tue scelte o azioni?
Si può notare da subito una differenza di risposte fornite da maschi:
«Non credo, perché io ho scelto
sempre quello che mi piaceva fare,
forse anche sbagliando ma alla fine
non penso che sia stato questo a
influire.»
(M, 19 anni)
«No ho sempre agito in base a quelli
che erano i miei interessi, inoltre
come ho già detto durante le scuole
ho trovato professori e maestri
piuttosto neutrali che mi hanno
permesso di fare tutto.
(M,18 anni)
E quelle fornite dalle femmine:
« Probabilmente si, avrei
pensato di avere più possibilità in campo lavorativo.”
(F, 18 anni)
«Si, non avrei titubanza a fare
particolari tipi di lavori o ad
avere certe aspirazioni, perché
so che nella società questi
risultano come prettamente
maschili.»
(F, 18 anni)
Dopo un'attenta analisi delle risposte
si può giungere a capire che la scuola,
nonostante ponga sempre più il valore
dell'inclusione sociale come principio-guida
e obbiettivo a cui tendere, ancora
ha difficoltà ad educare al riconoscimento e
alla valorizzazione delle differenze.
L’organizzazione scolastica ha infatti
il compito di operare sulle opportunità
disponibili per ciascuno affinché
“Ognuno sia in grado di fare ed essere”
(Nussbaum, 2012).
"La sfida della scuola di oggi potrebbe essere quella di ripensarsi come agente promotrice di capabilities." C.Satta (2018)
“Secondo me deve essere una cosa naturale,
non c’è bisogno della legge, è una cosa che
dovrebbe essere ovvia, la legge alla fine non
verrebbe rispettata e quindi sarebbe inutile
metterla come legge, deve essere il buon
senso che fa fare certe cose, se non hai il
buon senso le leggi non servono a niente”
(F, 19 anni)
“Se si obbliga qualcuno ad avere questo punto
di vista penso che ci si allontanerebbe soltanto
dalla finalità al quale miriamo. Non è una
buona scelta secondo me introdurla
obbligatoriamente, è meglio far entrare le
persone in questo mondo piano piano e
volontariamente secondo il loro punto di
vista.”
(M, 18 anni)
Si vede come ci sia
consapevolezza del fatto che se l’educazione di genere venisse introdotta formalmente, questa, se non appresa con
profonda consapevolezza dalle agenzie educative che hanno il
compito di formare ed educare i ragazzi, non verrebbe rispettata.
Occorre infatti da parte del corpo docente, un’attitudine trasformativa
e la disponibilità a rileggere le proprie esperienze.
Mugnai
Linda
Nonostante siano state prese diverse iniziative a sostegno delle teorie gender ancora, come abbiamo potuto vedere anche attraverso le interviste queste si ritrovano poco attuate nel con- testo educativo.
Questo forse dovuto alla poca conoscenza, confermata dalle risposte degli intervistati in quanto l’informazione su questi temi è scarsa ed estemporanea oppure al rifiuto dell’insegnamento delle teorie del genere e la paura che porta con se l’idea della sua possibile attuazione.
Sebbene non si abbia nulla di concretizzato occorre ugualmente sottolineare che intorno al genere ritroviamo stereotipi e pregiudizi che vengono trasmessi culturalmente.
In questo sia le scuole però come le famiglie hanno il dovere di fornire a tutti i bambini l'opportunità di scoprire la loro identità, i loro punti di forza e i loro interessi indipendentemente dalle aspettative tradizionali basate sul genere perché è l’adulto che quotidianamente applica sul bambino le aspettative sociali per far sì che piano piano arrivi a corrispondere all’immagine socialmente accettabile.
È importante quindi educare anche gli adulti in iniziative per l’educazione di genere. Bisognerebbe cambiare le pratiche didattiche nei contesi di apprendimento e i rigidi schemi mentali della società.
Un esempio che possa mostrare un’iniziativa su questo tema è il festival “Educare alle differenze”, svolto in varie città italiane e giunto nel 2018 alla sua quinta edizione. Questo crea una grande occasione di autoformazione e riflessione critica non solo per educatori ma per l’intera popolazione.
È fondamentale cercare di creare un punto di vista critico, riflettendo su se stessi, sulla propria biografia in quanto uomo e donna su quello che viene dato per scontato del maschile e femminile in base alla propria esperienza e conoscenza, ciò permetterebbe così di essere meno rigidi con le categorizzazioni.
Far sì che i soggetti possano esercitare la loro libertà di scelta, di essere e di fare. L’educazione di genere infatti mira a rappresentare un processo più possibile trasformativo, in quanto i suoi effetti si riscontrano oltre che nei singoli partecipanti anche nel contesto in cui essi si trovano.
Far sì che i soggetti possano esercitare la loro libertà di scelta, di essere e di fare. L’educazione di genere infatti mira a rappresentare un processo più possibile trasformativo, in quanto i suoi effetti si riscontrano oltre che nei singoli partecipanti anche nel contesto in cui essi si trovano.
“Se si persegue quello di avere un mondo di persone con pari diritto a determinarsi, con pari carico di lavoro entro e fuori le mura domestiche, con pari dignità nella rappresentazione sociale, con pari opportunità a raggiungere i propri obiettivi, non è questione di natura o di cultura: si tratta di riconoscere la dignità di una pluralità di esperienze, senza prevaricazioni né
discriminazioni né violenze. In questo si, che l’educazione può ben fare la differenza”
(Rossella Ghigi)
Fusini
Marta
BIBLIOGRAFIA
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DOI: https://doi.org/10.15167/2279-5057/AG2017.6.12.456
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https://laboratoriocritico.uniroma1.it/index.php/mediascapes/article/viewFile/13256/13055
https://www.researchgate.netpublication/307660404_La_Pedagogia_di_genere_in_Italia_daLl'uguaglianza_alla_complessificazione
https://ojs.pensamultimedia.it/index.php/siref/article/view/642/622
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