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L'ARTE GRECA_ZanottiDaniela

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daniela zanotti

on 11 November 2013

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L'ARTE GRECA
LA GRECIA ARCAICA
LA GRECIA CLASSICA
L'ETA' ELLENISTICA
CONFRONTI
La popolazione greca era formata da tre stirpi differenti, i dori, gli ioni e gli eoli. Nonostante fossero diverse avevano la stessa lingua e riconoscevano gli stessi dei. I primi secoli di questa storia sono per noi difficili da seguire per la scomparsa della scrittura, perciò i secoli che vanno dal 1200 all'800 a.C. sono chiamati Medioevo ellenico.
La Grecia è un territorio solcato da montagne, dove le pianure sono poche e isolate; in compenso il mare è ovunque vicinissimo. Questi fattori uniti al desiderio di creare una rete di basi commerciali determinano due ondate migratorie. La prima ondata si verificò durante il Medioevo ellenico e si diresse verso le coste dell'Asia Minore. L'altra ondata ebbe inizio a partire dalla metà dell'VIII secolo a.C. e portò i greci in Nord Africa, in Sardegna, ma soprattutto in Sicilia e in Italia meridionale.
UN PO' DI STORIA
La novità più straordinaria è sicuramente la nascita della polis, un termine greco con cui si indica la città-stato. La polis è una struttura urbana di varia grandezza, spesso cinta da mura e dotata di un porto, alle cui dipendenze si trova un territorio agricolo. La città-stato ha un suo sistema di governo: solitamente si tratta di una monarchia che sfocia in un regime aristocratico, in cui a governare sono i grandi proprietari terrieri. Solo in alcune aree, e solo molto più tardi, nascono regimi democratici, in cui le decisioni sono prese da un'assemblea cui partecipano tutti i cittadini.
La città è uno spazio condiviso tra uomini e dei: questi ultimi hanno a loro disposizione templi e recinti sacri concentrati soprattutto nell'acropoli, la "città alta". Accanto all'acropoli importanza crescente va acquistando l'agorà: uno spazio urbano centrale, spesso circolare, che è insieme zona di mercato, piazza, sede degli edifici civili più importanti e, a volte, luogo di riunione per l'assemblea dei cittadini. Infine la polis ha una dimensione militare.
LA POLIS
La fine della civiltà micenea determinò una fase di arretramento culturale; solo nel XI secolo a.C. riprese il commercio a lunga distanza. Contemporaneamente ricominciò la produzione di ceramica fine, nota come protogeometrica, lavorata al tornio e ornata da motivi geometrici dipinti. Il periodo successivo è detto "geometrico" proprio per il tipo di decorazione dei vasi.
In questo stesso periodo sorsero i santuari panellenici e si sviluppò il tempio.
Anche la scultura e la lavorazione dei metalli conobbero una certa diffusione, si tratta però di oggetti di piccole dimensioni. Solo la ceramica si sviluppò in senso monumentale, in questo campo si utilizzarono decorazioni figurate.
LO STILE GEOMETRICO
L'età successiva è definita orientalizzante poichè si diffusero temi e soggetti orientali e nuove tecniche di lavorazione della pietra e del bronzo.
I ceramisti greci presero spunto dalle nuove iconografie e crearono nuove tecniche: la tecnica policroma, tipica dello stile protocorinzio e la tecnica a figure nere, caratteristica dello stile protoattico.
In ambito architettonico la pietra sostituisce il legno. A Creta si sviluppa la scultura dedalica, le caratteristiche sono la frontalità e una certa fissità negli atteggiamenti,i visi triangolari, le chiome spesse e le vesti aderenti.
LO STILE ORIENTALIZZANTE
Nel mondo greco il culto prevedeva un luogo privilegiato di incontro tra uomo e divinità rappresentato dal tempio. Il tempio greco è una tipologia edilizia piuttosto semplice che rimase stabile dall'età arcaica alla conclusione della storia greca. Sorgeva su fondamenta in pietra che sostenevano un basamento orizzontale su cui era posta una gradinata, il crepidoma. Sulla parte superiore del basamento, lo stilobate, poggiavano colonne o pareti che sostenevano una trabeazione orizzontale conclusa da tetto e frontone. Il corpo centrale dell'edificio era formato di solito da cella, pronao e opistodomo e corrispondeva al naos. La cella ospitava la statua della divinità.
IL TEMPIO
TIPOLOGIE DI PIANTA
Forma originaria del tempio, corrisponde alla casa del dio ed è costituito da un ambiente rettangolare al quale si accede da un lato corto.
TEMPIO A OIKOS
Tempio in cui vengono prolungati i due lati maggiori e sono inserite due colonne all'ingresso, tra le ante, per reggere la trabeazione.
TEMPIO IN ANTIS
Tempio con una fila di colonne davanti all'ingresso.
TEMPIO PROSTILO
Tempio con una fila di colonne davanti all'ingresso e una sul retro.
TEMPIO ANFIPROSTILO
Tempio con una fila di colonne lungo tutto il perimetro a formare un porticato.
TEMPIO PERITTERO
TEMPIO DITTERO
Tempio con due file di colonne
THOLOS
Tempio a pianta circolare, con peristasi.
GLI ORDINI ARCHITETTONICI
L'ordine dorico fu il primo a raggiungere una forma definita. La solennità che caratterizzava le società doriche si tradusse in un'architettura rigorosa e massiccia, che amava la semplicità di forme e proporzioni e rifiutava il lusso e l'esuberanza decorativa.
Il tempio dorico nella sua forma canonica adotta una colonna piuttosto tozza appoggiata direttamente sul crepidoma con stilobate, senza base. La colonna è sormontata dal capitello, sono formati da echino e abaco sovrapposti e sorreggono la trabeazione, composta da architrave liscio, dal fregio e dalla cornice. Il fregio alterna pannelli dipinti o scolpiti e lastre scnalate (metope e triglifi). Sopra la trabeazione, sui lati brevi, si trovano i frontoni triangolari decorati.
L'ORDINE DORICO
L'ordine ebbe probabilmente origine dalla tendenza decorativa affermatasi nell'ambiente ionico.
Il tempio ionico poggia su un elevato crepidoma con stilobate e ha colonne slanciate. Le colonne hanno una base sagomata che alterna concavità a convessità, il fusto è dotato di numerose scanalature e il capitello è formato da volute laterali a spirale, separate da una cornice a ovuli. La trabeazione è formata da un architrave sagomato, da un fregio continuo e una cornice a dentelli. La pianta è ariosa.
L'ORDINE IONICO
Il capitello corinzio era molto ornamentale, era identico da ogni lato: ha un corpo decorato da due grandi giri di foglie d'acanto su cui si innestano i cauliculi dai quali nascono due volute minori rivolte verso l'interno, dette elici, e due grandi volute rivolte verso l'esterno, sormontate dall'abaco, decorato al centro da un fiorone.
L'ORDINE CORINZIO
LA CERAMICA...
Nel dipingere la ceramica non si usano nè la policromia nè il chiaroscuro. In compenso i ceramisti eccellevano nel disegno e nella composizione.
...A FIGURE NERE
Le figure erano dipinte integralmente con una "vernice" che, dopo la cottura, diventava nera e risaltava sullo sfondo rosso-bruno della ceramica.
...A FIGURE ROSSE
Per realizzare questa tecnica il vaso veniva dipinto con la "vernice" risparmiando le figure, che restavano rosse.
LA SCULTURA
Le sculture rappresentavano soprattutto kouroi e korai, i quali assumono pose codificate. Queste statue erano spesso usate come segnacoli tombali, oppure erano offerte agli dei. Rappresentavano gli ideali del tempo; i kouroi forza e fierezza, le korai ricchezza e prosperità.
UN PO' DI STORIA
L'età di Pericle, ad Atene, fu una storia straordinaria. La città era stata governata da re, poi da aristocratici, infine aveva avuto il suo tiranno. Anche dal punto di vista economico l'Attica si distingueva poco dal resto della Grecia: la terra era avara e insufficiente per sfamare una popolazione in crescita.
Il grande secolo di Atene va dal 490 al 404 a.C.. L'ascesa della città è legata alle vittorie contro i persiani. Nel 477 viene costituita la lega delio-attica, la quale si trasforma in un vero e proprio impero di cui Atene occupa il vertice. Dal 460, per trent'anni, la guida di Atene è tenuta da Pericle, il quale vara un programma edilizio e culturale.
Nel 480 le truppe del re persiano Serse I distrussero l'acropoli di Atene. Sulle macerie iniziò la costruzione di una nuova acropoli, secondo un progetto grandioso.
Nell'età di Pericle il primato culturale di Atene assume anche altri aspetti. Le rappresentazioni teatrali erano divenute un genere letterario indipendente. Nasceva la filosofia, la ricerca sull'uomo, grazie a Socrate. I sofisti sostenevano che l'essere umano è misura di tutte le cose. La medicina venne differenziata dalla magia e Ippocrate descrisse le ragioni, tutte filosofiche e laiche, che determinavano le patologie.
Nel 431 l'impero di Atene era al culmine della sua potenza. La guerra del peloponneso fu il primo conflitto panellenico e quando terminò, nel 404, le sue conseguenze per Atene furono devastanti.
LA CITTA'
Nel V secolo a.C. lo sviluppo di una vita pubblica rese necessario definire meglio gli spazi delle città. Vengono applicati principi costruttivi razionali:
-pianta ortogonale in cui le strade si incrociavano perpendicolarmente
-uso di un modulo
-suddivisione delle aree in base alla loro funzione
-orientamento più favorevole
All'interno delle città si procedette alla regolarizzazione e alla trasformazione monumentale dell'agorà. Furono edificati porticati, fu ricostruito il bouleuterion, furono realizzati edifici come la sede del tribunale, la tholos del pritaneo e alcune fontane.

IL TEMPIO
La seconda metà del V secolo segnò l'irruzione del pensiero razionale e matematico.
Aprì la strada il tempio dorico di Zeus con due soluzioni fondamentali:
-la costruzione della pianta a partire da un modulo
-la maggiore autonomia attribuita allo spazio interno della cella.
L'intervento più libero e originale degli architetti nella realizzazione dei templi avveniva nel momento della progettazione, quando si definivano la pianta e le proporzioni del tempio secondo rapporti aritmetici e geometrici.
La prima operazione era stabilire il modulo, si progettava il tempio in modo tale che tutte le altre misure corrispondessero a multipli o a frazioni semplici dell'unità base.
Un tempio così progettato rispettava le regole della simmetria, ritenuta indispensabile come le proporzioni armoniche.
Il progetto era poi integrato da alcuni accorgimenti estetici, noti come correzioni ottiche, mediante i quali la perfezione geometrica era alterata per migliorarne la percezione visiva. Alcune di queste correzioni erano:
-una leggera incurvatura degli elementi orizzontali,in particolare dello stilobate, inarcato verso l'alto, che evitava l'impressione di concavità
-una lieve inclinazione delle colonne angolari verso l'interno dell'edificio che evitava l'effetto ottico di apertura verso l'esterno
-il rigonfiamento del fusto delle colonne -entasis-, che evitava l'impressione che queste si assottigliassero nella zona centrale.
GLI ORDINI
Nel momento in cui l'architettura dorica giungeva alla piena maturità, diventò più visibile l'influenza della tradizione ionica, evidentemente anche nella ricchezza decorativa del tempio e nella scelta di proporzioni più agili per le colonne della peristasi esterna.
Nel Partenone, di impianto dorico, fu impiegato l'ordine ionico.
I Propilei adottarono l'ordine dorico all'esterno e colonne ioniche all'interno.
Nel IV secolo si valorizzarono gli elementi decorativi e l'organizzazione degli spazi interni. Le novità furono:
-l'invenzione degli ordini applicati, ossia l'uso delle semicolonne e pilastri applicati alle pareti con funzione decorativa
-il perfezionamento del capitello corinzio
la trasformazione dell'ordine dorico con colonne più slanciate e decorazioni più ricche
-la riscoperta della tholos.
Nel IV secolo il decorativismo architettonico fu adottato anche in edifici dorici.
L'esterno del tempio conservava il rigore dell'ordine dorico, mentre all'interno dell'edificio era racchiusa una peristasi corinzia: la variazione dell'ordine architettonico tra esterno e interno era diventata una pratica ormai consolidata. Al dorico esterno fu però aggiunta una esuberante decorazione fitomorfa. Il severo ordine dorico risultava così completamente trasformato.
LO STILE SEVERO
La critica d'arte antica individuò un carattere comune nelle opere di scultura che venne definito stile severo.
Questo nuovo linguaggio formale si sviluppò subito dopo la distruzione dell'acropoli di Atene, anche se alcune opere di poco anteriori mostrano come già da qualche anno gli scultori fossero alla ricerca di novità espressive.
La scultura di stile severo rinunciò alla raffinatezza tipica del tardo arcaismo e ricercò una maggiore espressività. Innanzitutto gli artisti si allontanarono dai canoni tradizionali per rappresentare con precisione il corpo umano, del quale avevano piena padronanza anatomica.
Il linguaggio stilistico divenne più uniforme.
Le novità maggiori si osservano nella resa del movimento: la fusione a cera persa consentì la costruzione di figure capaci di muoversi nello spazio.
LA SCULTURA
Durante il periodo classico continuò per le figure scolpite il percorso verso la piena conquista dello spazio, proseguì l'analisi dettagliata di movimenti sempre più complessi e soprattutto si sviluppò il tema della ponderazione. La soluzione elaborata da Policleto con il cosiddetto chiasmo policleteo consentì una rappresentazione più armonica e organica della figura umana.
Questa eccezionale libertà creativa si collocava fra due estremi:
-il precedente stile severo
-il successivo stile ricco.
La scultura classica consente di conoscere alcune personalità di artisti e di seguirne l'evoluzione artistica.
Nel corso del V secolo comparvero le prime statue che cercavano di attribuire ai personaggi rappresentati un aspetto individuale, sono i primi esempi di ritratto.
MIRONE
Originario di Eleutere, in Beozia, e specializzato nella lavorazione del bronzo, viene vagamente indicato dalle fonti come allievo di Agelada di Argo, stabilendo un collegamento con la scuola peloponnesiaca effettivamente riscontrabile nel Discobolo, ossia nell'opera più antica tra quelle identificate. Visse ad Atene dove ottenne la cittadinanza ed eseguì i suoi capolavori, destinati a varie città, negli anni tra il 460 e il 440 a.C. I riferimenti cronologici più sicuri per l'attività di Mirone sono dati dalle statue degli atleti vittoriosi ai giochi olimpici, ricordate da Plinio e da Pausania.
Nessuna sua opera è giunta fino a noi in forma diretta, ma possiamo avere idea dell'arte di Mirone attraverso copie romane in marmo, che dimostrano la popolarità di cui godeva sin dai tempi antichi. Citato da Luciano e Cicerone, venne ricordato da quest'ultimo come capace di eseguire opere belle ma non ancora abbastanza vicine alla realtà, sottintendendo un giudizio che riconosceva alla sua opera ancora molti elementi dell'arte arcaica. Il Discobolo è un'opera indiscutibilmente nuova, ma è possibile collegare l'atteggiamento di Mirone verso il movimento a simili tentativi tardo arcaici esemplificati nelle figure dei frontoni di Egina inserendolo in quella linea di ricerca, percorsa anche da Pitagora di Reggio, che sarà abbandonata in favore di una più naturale e piana ricerca ritmica. Oltre alle due opere principali identificate nelle copie di età romana, il Discobolo e il gruppo di Atena e Marsia, altre e numerose sono quelle menzionate dalle fonti.
IL DISCOBOLO
La sua opera più nota è il Discobolo le cui copie di età romana furono identificate grazie alla descrizione fornita da Luciano. L'originale bronzeo, forse fuso per Sparta, viene datato verso il 460 a.C. per la vicinanza stilistica con le teste dei Lapiti nel frontone occidentale del tempio di Zeus in Olimpia.[3] Rappresenta l'atleta nudo nel momento del massimo sforzo e della massima concentrazione, quando raccoglie tutte le sue energie prima di lanciare il disco. Con il suo perfetto congegno di moti, il Discobolo appare immobile, in una posa fuori del tempo. L'interesse per il naturalismo e la contingenza che domineranno l'arte greca in età ellenistica sono esclusi non appena si considerino i rapporti geometrici che governano l'intera composizione: l'artista non ha voluto rappresentare il movimento di un singolo uomo in un dato attimo, ma l'idea stessa di movimento. Le proporzioni geometriche non collimano con quelle del corpo umano, creando delle impercettibili imprecisioni.
FIDIA
Fidia è stato uno scultore e architetto ateniese, attivo dal 470 a.C. circa ad Atene, Pellene, Platea, Tebe e Olimpia.
Fu l'artista che meglio riuscì ad interpretare gli ideali dell'Atene periclea, i quali raggiunsero e informarono di sé il mondo greco di epoca classica anche grazie e sulla scorta delle forme fidiache. Il cantiere del Partenone, per il quale Fidia lavorò come sovrintendente, fu un grande laboratorio nel quale si formò la scuola degli scultori ateniesi attivi nella seconda metà del V secolo a.C., e tra i quali occorre almeno ricordare Agoracrito, Alcamene e Kolotes. L'importanza di Fidia nella storia dell'arte greca, mai messa in discussione, ha tuttavia oscurato la realtà di ciò che realmente di Fidia si conosce. Molte delle date cruciali relative alla sua attività restano controverse, le numerose fonti letterarie ne restituiscono un'immagine quasi leggendaria e le conoscenze che si hanno sulla sua opera si basano prevalentemente sulle copie rinvenute di alcune sculture, sulla descrizione di scrittori antichi e sui rinvii iconografici alle sue opere desumibili da ceramiche, rilievi, monete e gemme.
POLICLETO
Policleto (Argo, V secolo a.C.) è stato uno scultore, bronzista e teorico greco antico, attivo tra il 460 e il 420 a.C. circa.
Fu una delle massime figure della scultura greca del periodo classico, dalla quale dipende gran parte della scultura greca del secolo successivo. Nessuna delle sue opere originali ci è giunta e i suoi lavori sono conosciuti attraverso le numerose copie di età romana che testimoniano della fama e della fortuna che essi ebbero presso gli antichi. Nel Doriforo Policleto ha portato alle ultime conseguenze la secolare tradizione scultorea che lo aveva preceduto, portando a soluzione in particolar modo i problemi impostati nell'Efebo di Crizio e dagli scultori protoclassici, trasformandoli in una dottrina di valenza universale. Di questo lavoro di selezione e approfondimento di problematiche relative al movimento, al volume e all'equilibrio, Policleto ha voluto lasciare testimonianza scritta, attraverso un commento chiamato Canone, di cui ci sono giunti due frammenti, in cui rendeva sistematiche le proporzioni e i rapporti numerici ideali del corpo umano.
IL DORIFORO
Al Doriforo le fonti si riferiscono come al "canone": in quest'opera Policleto sembra avesse trasferito il sistema di proporzioni descritto nel trattato. Il soggetto dell'opera non è stato riconosciuto con certezza; la figura che Policleto ha commentato nel trattato poteva essere in origine un guerriero, un atleta o un eroe, mentre la possibilità che l'opera fosse un modello astratto, atto a rappresentare unicamente i principi artistici del suo creatore, in base a quanto affermato da Plinio, ossia che Policleto aveva voluto rappresentare l'arte stessa, implica la consapevole rappresentazione di un concetto astratto o di una figura simbolica, una tipologia ancora rara nel V secolo a.C., che sembra invece adattarsi alla mentalità ellenistica propria delle fonti di Plinio.
La replica ritenuta più aderente al ritmo generale della composizione, anche per la sua completezza, è quella del museo archeologico nazionale di Napoli ; un'altra replica presumibilmente fedele è il torso in basalto degli Uffizi che permette una chiara lettura dei piani muscolari. Lo squilibrio derivante dall'unica gamba di carico determina il riequilibrarsi della figura in una serie di contrapposti e ritmi chiastici. Le accentuazioni muscolari con il loro alternarsi di tensione e rilassatezza concorrono nel suggerire il movimento fornendo allo stesso tempo una struttura ordinata e di impianto monumentale.
PRASSITELE
Prassitele (Atene, 400/395 a.C. – 326 a.C.) fu uno scultore greco antico vissuto nell'età classica ed attivo dal 375 a.C. alla sua morte. Fu uno dei grandi maestri della scultura greca del IV secolo a.C. insieme a Skopas e Lisippo.
Le fonti più antiche relative a Prassitele sono di età ellenistica. Esse riferiscono di opere variamente diffuse nel territorio greco e in Asia Minore. Benché lavorasse anche il bronzo era conosciuto soprattutto per i suoi lavori in marmo
La peculiarità attribuite da una tradizione critica ormai secolare all'arte prassitelica vengono indicate solitamente nella dolcezza del modellato delle statue marmoree, caratterizzate da una sorta di languore, spossatezza ed abbandono. Queste caratteristiche in realtà sono proprie dell'Hermes di Olimpia e le attribuzioni a Prassitele delle tipologie scultoree diffuse in epoca romana sono state effettuate in base a collegamenti stilistici con questa statua; solo in alcuni casi sono supportate dai riferimenti letterari. Tra queste attribuzioni si possono citare quasi tutte le figure maschili, gli eroti, i satiri, l'Apollo sauroctono e l'Apollo Liceo.
In queste opere il baricentro della figura si sposta su un lato, rendendo necessaria nelle opere marmoree la presenza del sostegno. Rispetto al Doriforo di Policleto (V secolo a.C.), maestro d'equilibrio, si è di fronte ad un mutamento essenziale, che caratterizza la nuova tendenza artistica; allo stesso tempo l'espansione della figura nello spazio sembra mantenersi nell'ambito della frontalità senza coinvolgere approfondimenti tridimensionali.
SCOPA
Skopas, italianizzato Scopa (390 a.C. circa – 330 a.C. circa), è stato uno scultore e architetto greco antico. Fu tra i grandi maestri della scultura greca classica e di quella occidentale in generale, che ebbe il merito di aprire alla dimensione dell'emotività umana, fino a quel momento solo limitatamente esplorata.
Le radici dello stile di Skopas risiedono nello studio dell'arte classica di Fidia e di Policleto muovendosi in una direzione opposta rispetto a quella di Lisippo. Skopas condivide con gli scultori del IV secolo a.C. la volontà di creare un rapporto più stretto tra l'opera e l'osservatore, ma anche sotto questo aspetto, se paragonata con le innovazioni introdotte da Prassitele, l'arte di Skopas resta classica nell'evitare ogni rottura con la tradizione.
La sua opera si sviluppa a partire dal manierismo postfidiaco, dalla decorazione scultorea dell'Heraion di Argo e dall'arte ateniese che giunge a noi riflessa nella ceramografia della fine del V secolo a.C. dove si accentuano le pose di tre quarti e le figure si costruiscono attraverso una torsione inorganica dei fianchi rispetto al busto. La tendenza ad una maggiore coerenza nella composizione, come nelle singole figure appartiene già alla prima generazione del nuovo secolo, ma fu Skopas a risolvere i problemi posti, forse a partire dal tempio di Asclepio a Epidauro, mentre per quanto riguarda la statuaria a tutto tondo nel periodo tra il 400 e il 370 a.C. i presupposti più significativi sono riscontrabili nel discoforo di Naucide, e nella Atena Rospigliosi, forse di Timoteo.
Differentemente da Fidia, la scultura di Skopas manca della grandezza nata dall'incrollabile fiducia nell'umanità e negli dei, vi è in compenso la tragicità del vivere la condizione umana con tutta la drammaticità del dolore e della sofferenza. Un esempio di questa particolare interpretazione è visibile nella Menade danzante, dove tutto è movimento, proiezione, dinamicità. Anche in opere meno rivoluzionarie, come il Pothos, dove il movimento è meno accentuato, sono i giochi di luce, i chiaroscuri, che danno vita a una sensazione di movimento statico, una continua ricerca dell'andare oltre.
Un'altra caratteristica di Skopas era quella di non rifinire mai le proprie opere. Le sue sculture, pervenute a oggi solo tramite copie romane dell'epoca imperiale, non erano mai completamente sgrezzate, mantenendo sempre forti contrasti di luce e di ombra. Si potrebbe quasi dire fossero le antesignane dei Prigioni michelangioleschi dove la vita, l'anima delle opere, vive già all'interno del blocco di marmo; anche se appena sbozzata, la figura, il personaggio, la vitalità dell'opera esce fuori lo stesso in tutta la sua energia, la sua vitalità.
Indici particolarmente significativi dello stile e dell'interpretazione emotiva della scultura di Skopas sono le teste di Tegea, con i tratti somatici leggermente deformati, ma con una grande carica espressiva, nella postura della bocca semiaperta, con i segni delle rughe che inarcano la fronte, lo sguardo, rivolto verso il cielo, la profondità dello sguardo accentuata ancor più dalle orbite incavate che contrastano con la sporgenza eccessiva delle sopracciglia.
PITTURA
Nel corso del V secolo la pittura greca raggiunse importanti conquiste nell'uso della prospettiva, del disegno e del colore. Allo stesso tempo si diffuse sempre di più la pittura su tavola.
I pittori più importanti fra il 480 e il 450 furono Polignoto e Micone.
Polignoto fu il primo ad usare la mimica per esprimere il carattere dei personaggi.
Il IV secolo vide affiancarsi agli affreschi il grande sviluppo dell apittura su tavola. La pittura greca su tavola è andata persa, ma ne sopravvivono molte copie negli affreschi romani.
LA CERAMICA
Nel corso del V secolo una produzione ceramica dalle nuove caratteristiche affiancò quella tradizionale a figure rosse: la pittura policroma su fondo bianco. Essa riguardò esclusivamente un tipo di vaso funerario usato per contenere l'olio con cui si ungevano i morti.
Nel IV secolo nel settore della ceramica la produzione attica si spense e molte botteghe si trasferirono verso la Magna Grecia. Nacque così una nuova, grande scuola ceramica, detta apula.
UN PO' DI STORIA
L'ellenismo è quel periodo storico-culturale della storia del Mondo Antico «che segue le imprese di Alessandro [spedizione contro il regno persiano nel 334 a.C.] e arriva fino alla formale nascita dell'Impero Romano» con la morte di Cleopatra e con l'annessione dell'ultimo regno ellenistico, il Regno tolemaico d'Egitto, nel 30 a.C. con Ottaviano vincitore a Azio nel 31 a.C.
Il suo tratto caratterizzante è la diffusione della civiltà greca nel mondo mediterraneo, eurasiatico e orientale, e la sua fusione con le culture dell'Asia Minore, dell'Asia Centrale, della Siria e della Fenicia, dell'Africa del Nord, della Mesopotamia, dell'Iran e dell'India, e la conseguente nascita di una civiltà, detta appunto «ellenistica», che fu modello per altre culture relativamente alla filosofia, economia, religione, scienza e arte.
Geograficamente, il mondo ellenistico comprendeva una vasta area che andava dalla Sicilia e dall'Italia meridionale (Magna Grecia) all'India (Regno indo-greco) e dal Mar Nero (Regno del Bosforo Cimmerio) all'Egitto, zone in cui una versione della lingua greca antica, la koinè, divenne la lingua franca della politica, dell'economia e della cultura.
Per lungo tempo l'ellenismo è stato considerato un periodo di transizione tra la magnificenza della Grecia classica e l'ascesa della potenza romana. Tuttavia, lo splendore di città come Alessandria, Antiochia e Pergamo, l'importanza della cooperazione economica, la fusione delle culture e il ruolo dominante della lingua greca e la sua diffusione, sono fattori che modificarono profondamente l'antico Medio Oriente.
L'evento cruciale dell'avvento della nuova cultura ellenistica fu la crisi della polis, che non fu affatto improvvisa. L'esasperazione dei cittadini nei confronti delle interminabili guerre tra le città portò alla convinzione che la pace e l'unità potessero essere raggiunte solo attraverso l'intervento di un principe straniero. Così Filippo II di Macedonia, la cui casa reale si era ellenizzata dai tempi delle guerre persiane, riuscì ad entrare nelle discordie tra i greci e ad imporre la sua talassocrazia.
Con le imprese di Alessandro, che seguì Filippo, cessarono tutte le libertà delle polis greche. I successi del principe macedone furono visti però come il coronamento di un sogno: la grande vittoria della Grecia unita contro il popolo persiano. A rafforzare il sostegno verso Alessandro, fu l'ambizione stessa del giovane condottiero, che intendeva varcare l'Ellesponto, per conquistare il mondo e creare un regno universale, coeso dalla cultura greca. La spedizione di Alessandro Magno (334-323 a.C.) può, per importanza e conseguenze, essere considerata uno degli eventi epocali nella storia del mondo antico. La portata di quella che è stata chiamata la rivoluzione alessandrina fu talmente rilevante per le implicazioni politiche e per i mutamenti culturali che ingenerò da determinare la fine dell'era classica e l'inizio dell'era cosiddetta ellenistica.
Dopo la morte di Alessandro, ci fu un'accesa lotta fra i suoi successori, i Diadochi ("successori" in greco). Nel 323 a.C. il generale Perdicca regge l'Impero in nome del figlio di Alessandro; Antipatro ottiene il controllo della Macedonia e della Grecia, mentre Antigono controlla la Frigia e la Lidia, Tolomeo l'Egitto e Lisimaco la Tracia.
Ma dopo la morte di Antipatro (319 a.C.) e l'assassinio dei familiari di Alessandro, cominciano le dispute; infatti Antigono condanna a morte Eumene di Cardia e mira a diventare unico signore ma gli altri non vogliono lasciare i loro domini, si arriva così alla Guerra dei Diadochi (315 a.C.-301 a.C.). La Battaglia di Ipso decreta la sconfitta di Antigono e la creazione di quattro regni:, alla fine della quale, nel 281 a.C., il suo enorme impero fu smembrato in tre grandi regni:
la dinastia tolemaica in Egitto;
la dinastia seleucide in Siria, Mesopotamia e Persia;
la dinastia antigonide in Macedonia e Grecia.
Dopo la battaglia di Corupedio, si formeranno i Regni di Macedonia, di Asia Anteriore e d'Egitto.
Solamente nel 263 a.C. sorse il regno indipendente di Pergamo sotto la dinastia degli Attalidi. In questo periodo, durato circa un secolo, fino all'inizio della conquista del mondo mediterraneo ed orientale da parte degli eserciti romani, la civiltà ellenistica raggiunse il massimo sviluppo.
LA METROPOLI
L'architettura ellenistica porta alla fine del primato del tempio come unica tipologia edilizia degna di assumere forme monumentali.
Si affermò l'esigenza di vivere in città più funzionali. Il reticolo viario ortogonale venne utilizzato su larga scala lasciando spazio alle grandi piazze monumentali e prevedendo alcuni assi viari privilegiati.
Il teatro divenne un punto privilegiato, posto in una posizione dominante. Iniziò il processo di trasformazione del teatro in una struttura stabile.
L'architettura templare continuò a basarsi sui canoni stabiliti in età classica: fu aumentato il numero di gradini nel crepidoma e fu impiegato il capitello corinzio anche nelle peristasi.
Con la nascita dei regni ellenistici comparve anche una nuova tipologia nell'architettura greca: il palazzo reale, che svolgeva una funzione pubblica di rappresentanza, ma costituiva anche la residenza privata del sovrano.
Il bouleuterion, ossia la sede del consiglio cittadino, rappresentava il simbolo dell'identità civica della polis ellenistica. Acquistò una tipologia definita e un carattere monumentale. Era uno spazio coperto a pianta quadrangolare, dotato di muri con finestre, provvisto di gradinate con sedili e costruito in parte su sostruzioni o su un pendio naturale. Spesso le dimensioni erano maggiori del necessario, quindi aveva anche altre funzioni.
Il ginnasio era l'edificio in cui i greci coltivavano la propria identità culturale, rappresentata dalla paideia, che prevedeva l'esercizio intellettuale e fisico. L'edificio non aveva una tipologia fissa: si articolava in cortili a peristilio; abbelliti da propilei d'accesso, absidi ed esedre, con una ricca decorazione scultorea; sui cortili si aprivano sale destinate ad attività sportive al coperto o a pratiche intellettualio e di culto; naturalmente non mancavano ambienti di servizio.
IL TEATRO
Il teatro greco svolgeva un ruolo fondamentale nella vita culturale, religiosa e politica della polis. Gli spettacoli teatrali costituivano una componente essenziale dell'educazione dei cittadini.
In Grecia i primi teatri comparvero all'inizio del VI secolo ed erano costituiti da strutture provvisorie, con gradinate in legno e una tenda che fungeva da scena (o fondale).
Nel corso del V secolo la scena divenne una struttura lignea e nel secolo successivo furono costriuti i primi teatri con orchestra e cavea in pietra e con un bìvero e proprio edificio scenico per gli attori.
A partire dal IV secolo l'orchestra assunse forma circolare e la cavea forma di conchiglia, migliorando anche l'acustica. La scena aumenta in altezza mentre le colonne del frontescena servono da quinte scenografiche.
Il teatro è formato da:
Scena: struttura che serviva da fondale, di fronte alla cavea; costituita da skené,proscenio,pinakes,parodoi;
Skené: l'edificio che costituiva il fondale del proscenio e ospitava le attrezzature e i costumi teatrali;
Thyroma: porte in cui era suddivisa la skené; quella centrale era chiamata regia;
Proscenio: palcoscenico rialzato rispetto all'orchestra;
Pinakes: fondali costituiti da tende di pelle o tavole di legno dipinte;
Parodos: passaggio tra l'orchestra e la skene, da cui entravano il coro e gli attori;
Kerkides: parte della cavea a forma di cuneo, compresa tra due scale radiali;
Cavea: spazio semicircolare dove erano collocate le gradinate per gli spettatori;
Diazomata: corridoi usati per l'afflusso e il deflusso degli spettatori;
Klimakes: scale radiali usate per l'afflusso e il deflusso degli spettatori;
Analemma: muro di sostegno;
Proedria: prima fila di sedili, riservata a personaggi importanti;
Orchestra: spazio in cui si esibiva il coro, cioè il gruppo di danzatori e cantanti.
SCULTURA
LISIPPO
Lisippo è stato uno scultore e bronzista greco antico. Ultimo tra i grandi maestri della scultura greca classica.
Plinio il Vecchio espresse su Lisippo un giudizio che racchiude molto dell'opinione di cui esso godeva nel mondo antico ed è ancora oggi in massima parte valido: «È fama che Lisippo abbia contribuito molto al progresso dell'arte statuaria, dando una particolare espressione alla capigliatura, impicciolendo la testa rispetto agli antichi, e riproducendo il corpo più snello e più asciutto; onde la statua sembra più alta. Non c'è parola latina per rendere il greco symmetria, che egli osservò con grandissima diligenza sostituendo un sistema di proporzioni nuovo e mai usato alle statue "quadrate" degli antichi. E soleva dire comunemente che essi riproducevano gli uomini come erano, ed egli invece come all'occhio appaiono essere. Una sua caratteristica è di aver osservato e figurato i particolari e le minuzie anche nelle cose più piccole».
Lisippo andò oltre il canone di Policleto introducendo in scultura quegli accorgimenti prospettici che già venivano usati in architettura. Per i Greci infatti la visione si materializzava attraverso sfere successive che si propagavano dalla forma dell'occhio e che influenzavano la percezione degli oggetti stessi, deformandoli. In questo senso va motivata la riduzione della testa, rispetto alla misura tradizionale di 1/8 del corpo, e accentuando lo slancio dei corpi snelli e longilinei. Il nuovo canone introdotto da Lisippo ci è stato trasmesso da Vitruvio.
L'Apoxyómenos, con la sua proiezione delle braccia in avanti, è considerata la prima scultura pienamente tridimensionale dell'arte greca, che per essere apprezzata appieno richiede che lo spettatore vi faccia il giro attorno.
Inoltre, in qualità di ritrattista del sovrano, Lisippo è considerato il fondatore del ritratto individuale che, riproducendo l'aspetto esteriore del soggetto, ne suggeriva anche le implicazioni psicologiche ed emotive. Fino ad allora il particolare senso collettivo delle città greche aveva frenato l'interesse verso la rappresentazione dell'individuo e tutti i ritratti dei secoli precedenti (come quelli di Pericle, di Socrate, di Eschilo...) sono da considerarsi dei puri "tipi" ideali (l'eroe, il filosofo, il letterato). All'interno della bottega tuttavia, chi condurrà alle ultime conseguenze tali premesse sarà Lisistrato, mentre in Lisippo l'allontanamento dalla tradizione significò, per quanto possibile, assoggettamento del vero alla libertà del soggetto creatore.
APOXYOMENOS
L'Apoxyómenos raffigura un giovane atleta nell'atto di detergersi il corpo con un raschietto di metallo. Era uno strumento dell'epoca, di metallo, ferro o bronzo, che era usato solo dagli uomini e, principalmente, dagli atleti per pulirsi dalla polvere, dal sudore e dall'olio in eccesso che veniva spalmato sulla pelle prima delle gare di lotta. L'atleta è quindi raffigurato in un momento successivo alla competizione, in un atto che accomuna vincitore e vinto.
La versione dei Musei Vaticani si presume sia stata eseguita in una officina romana di buona qualità, pure se, ad una più attenta analisi, resta qualche piccola imperfezione e decadimento di livello; ne è un particolare esempio la resa della zona interna del braccio sinistro. La statua risulta nella sua totalità sostanzialmente completa e tuttora in condizioni molto buone. Piccoli particolari rovinati si possono riscontrare nella punta del naso, mancante, diverse scheggiature relative all'orecchio sinistro, ai capelli, a una delle mascelle ed anche allo zigomo sinistro. Esistono due fratture sul braccio destro; una è situata alla metà circa del bicipite ed una seconda sopra il polso. Il braccio sinistro riporta una frattura alla spalla, dove si possono anche notare piccole perdite di materiale ed una seconda frattura al polso.
Su una vasta zona dell'avambraccio destro sono evidenti le tracce di leggere corrosioni e di un'antica azione del fuoco. In una delle mani mancano tutte le dita e si notano fori di perni che risalgono ad un precedente restauro.
Mancano anche il pene ed una parte dei genitali nella zona inferiore. La gamba sinistra rivela una frattura sotto l'anca. La gamba destra rivela due fratture; sotto la caviglia e sotto il ginocchio.
Col gesto di portare in avanti le braccia (tesa la destra e piegata la sinistra), la figura segnò una rottura definitiva con la tradizionale frontalità dell'arte greca: le statue precedenti avevano infatti il punto di vista ottimale davanti (un retaggio delle collocazioni dei simulacri nelle celle dei templi), mentre in questo caso per godere appieno del soggetto si deve girargli intorno. Con tale innovazione l'opera è considerata la prima scultura pienamente a tutto tondo dell'arte greca.
La figura si muove ormai nello spazio con una grande naturalezza, con una posizione a contrapposto che deriva dal Doriforo di Policleto; in questo caso però entrambe le gambe sostengono l'atleta e la sua figura è leggermente inarcata verso la sua sinistra, seguendo quel gusto per la dinamica e l'instabilità maturato da Skopas qualche anno prima. Esso si protende nello spazio con audacia, col peso caricato sulla gamba sinistra (aiutata da un sostegno a forma di tronco d'albero) e con una lieve torsione del busto, che spezza irrimediabilmente la razionalità del chiasmo policleteo, cosicché i pesi non sono più distribuiti con simmetria sull'asse mediano. Il corpo dell'opera è percorso da una linea di forza ondulata e sinuosa, che dà l'impressione allo spettatore che l'opera possa in qualche modo andargli incontro.
Il corpo è snello, con una testa più piccola del tradizionale 1/8 dell'altezza del canone di Policleto, in modo da assecondare un'innovativa visione prospettica, che tiene conto del punto di vista dello spettatore piuttosto che della reale antropometria della figura.
VARIETA' DI STILI
Durante l'età ellenistica si interruppe la linea evolutiva unitaria che aveva caratterizzato la scultura classica e si affermarono contemporaneamente correntoi artistiche molto diverse. Si diffuse infatti l'idea che fosse possibile scegliere lo stile in funzione del soggetto da rappresentare.
Nella fase iniziale lo stile di Lisippo ha influenzato la scultura del tempo.
Una corrente è improntata sul pathos e lavora sulla resa anatomica del corpo e nella ricerca della rappresentazione del dolore. Le scene belliche diventarono sempre più drammatiche.
Una tendenza affine è costituita dalla rappresentazione veristica. Questo gusto si affermò nella scelta di popolani, contadini e pescatori come soggetti.
Nel contempo si affermarono tradizioni autonome, legate al luogo d'origine degli scultori.
Comuni a tutta l'arte ellenistica sono i soggetti dionisiaci. Spesso si trattava di scene fantasiose, raffiguranti un mondo felice e senza tempo.
Ugualmente protagonista dell'arte ellenistica è Afrodite.
POLICROMIA
Le sculture e le statue greche e romane erano quasi sempre policrome. L'effetto cromatico aveva nell'insieme un grande impatto visivo. I colori servivano ad aggiungere particolari o a enfatizzare dettagli.
Per colorare la statua si potevano usare anche materiali diversi. Anche l'uso di marmi differenti, di solito colorati, poteva servire a ottenere la pilocromia.
§Nella bronzistica la policromia si otteneva attraverso la doratura oppure mediante l'inserimento di parti in materiali diversi dal bronzo.
La soluzione più semplice per ottenere la policromia era però dipingere le sculture realizzate in marmo bianco.
In età ellenistica e romana la policromia si diffuse anche nei ritratti fisionomici, fedeli alle fattezze del personaggio raffigurato.
IL RITRATTO
Il ritratto ellenistico è uno dei maggiori traguardi dell'arte greca, nel quale si riuscì, in maniera definitivamente incontrovertibile, a realizzare ritratti fisionomici (cioè riproducenti le reali fattezze delle persone), dotati anche di valenze psicologiche.
Fino al IV secolo a.C. infatti la creazione di effigie si era valsa di tratti somatici prettamente idealizzati, i cosiddetti ritratti "tipologici" (dove si riconoscevano alcuni attributi della categoria degli individui). In ciò pesava la funzione collettiva dell'arte, a servizio della polis piuttosto che del singolo, che arrivava a vietare l'esposizione di immagini "private" in luoghi pubblici e a vagliare attentamente quelle degli uomini illustri.
Fino a tutto il tardo ellenismo la statuaria greca usò solo figure intere o tutt'al più, in epoca tarda o area periferica, la mezza figura, soprattutto in ambito funerario. Le teste che conosciamo oggi sono frutto delle copie romane (presso i romani e gli italici in genere era infatti diffusa questa tipologia). Anche le teste su erme furono copiate dai romani a partire da sculture intere.
La grande personalità di Lisippo e le mutate condizioni sociali e culturali fecero sì che venissero superate le ultime reticenze verso il ritratto fisiognomico e si arrivasse a rappresentazioni fedeli dei tratti somatici e del contenuto spirituale degli individui. Nel realizzare il ritratto di Alessandro Magno trasformò il difetto fisico che obbligava il condottiero, secondo le fonti, a tenere la testa sensibilmente reclinata su una spalla in un atteggiamento verso l'alto che sembra alludere a un certo rapimento celeste, "un muto colloquio con la divinità". Questa opera fu alla base del ritratto del sovrano "ispirato", che ebbe una duratura influenza nei ritratti ufficiali ben oltre l'età ellenistica.
Dopo Lisippo, tra i secoli II e I a.C., si ebbe uno sviluppo amplissimo del ritratto fisiognomico greco, e non riguardò più solo i sovrani e gli uomini particolarmente illustri, ma anche i semplici privati: nell'ellenismo infatti l'arte era ormai a disposizione del singolo e non più esclusivamente della comunità. Si diffusero inoltre il ritratto onorario e il ritratto funerario.
Lysistratos, fratello di Lisippo, secondo le fonti prendeva un calco in gesso dei volti dal quale creava un modello in cera che usava per la fusione in bronzo, creando, secondo Plinio, opere veritiere anche a scapito della correttezza formale e della piacevolezza compositiva: dopotutto faceva parte del gusto ellenistico il godimento verso gli aspetti caratteristici e anche deformi della realtà.
Nei ritratti ufficiali, al posto della tendenza più prettamente "verista", si privilegiava dare una valenza più nobile e degna, con espressioni più ieratiche e distaccate, che riflettesse la loro ascendenza divina.
PITTURA
A differenza dell'età classica esistono testimonianze della pittura ellenistica, ma la nostra conoscenza è affidata quasi esclusivamente alla pittura funeraria.
Queste testimonianze consentono di ricostruire in modo convincente la fase di passaggio tra età classica ed ellenismo, in cui furono raggiunte conquiste importanti nell'uso della luce e del colore. L'incidenza della luce sui corpi era studiata attentamente in modo da riprodurre i volumi sulle figure.
Il maestro di transizione tra l'età classica e quella ellenistica fu Apelle, le cuio opere risultano perdute. Dipinse soprattutto quadri a cavalletto eccellendo nel chiaroscuro. A lui attribuiscono un mosaico nel quale l'uso accorto della luce suggerisce il volume dei corpi e i passaggi cromatici. Nella scena l'ambiente geografico scompare per concedere spazio al dinamismo dell'azione e allo scontro personale tra il re e il suo avversario. Il pittore ha trasformato la narrazione di una battaglia in un confronto tra caratteri.
Dal III secolo si affermarono alcune scuole, la maggiore delle quali fu quella alessandrina, caratterizzata dal frequente inserimento di didascalie nei quadri. Ad Alessandria nacque la cosiddetta pittura topografica, dedicata alla rappresentazione di luoghi endenzialmente esotici, accompagnati dalle immagini degli animali e dei popoli abitanti le regioni illustrate.
L'interesse per il paesaggio si affermò anche nella tradizione pittorica dei grandi cicli dedicati a soggetti mitologici. Nel frattempo si affermava una nuova tecnica, la pittura a macchia, che voleva riprodurre la realtà non in maniera calligrafica, ma attraverso una serie di impressioni.
La pittura ellenistica produsse per la prima volta anche dipinti autonomi in cui acquistarono dignità le raffigurazioni di animali e i soggetti gastronomici. Nasce così la natura morta.
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