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Transcript

Dante e la decadenza degli uomini e della Chiesa

Introduzione al tema

1

Accettare o correggere il mondo? Sottoporlo a critica o accoglierne con rassegnazione le istanze pulsionali? Impegnarsi nel dirigerlo alla luce di principî razionali o godere astutamente del suo effervescente disordine?

Purgatorio, VI

vv. 118-120

«E se licito m'è, o sommo Giove

che fosti in terra per noi crucifisso,

son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?»

Canto XI

2

vv. 1-12

vv. 1-72

O insensata cura de' mortali,

quanto son difettivi silogismo

quei che ti fanno in basso batter l'ali!

Chi dietro a iura, e chi ad amforismi

sen giva, e chi seguendo sacerdozio,

e chi regnar per forza o per sofismi,

e chi rubare e chi civil negozio,

chi nel diletto de la carne involto

s'affaticava e chi si dava a l'ozio,

quando, da tutte queste cose sciolto,

con Beatrice m'era suso in cielo

cotanto gloriosamente accolto.

vv. 73-81

Ma perch’ io non proceda troppo chiuso,

Francesco e Povertà per questi amanti

prendi oramai nel mio parlar diffuso.

vv. 73-81

La lor concordia e i lor lieti sembianti,

amore e maraviglia e dolce sguardo

facieno esser cagion di pensier santi;

tanto che ’l venerabile Bernardo

si scalzò prima, e dietro a tanta pace

corse e, correndo, li parve esser tardo.

Canto XV

3

vv. 37-42

vv. 1-108

Poi procedetter le parole sue

con voce tanto da sé trasmutata,

che la sembianza non si mutò piùe:

«Non fu la sposa di Cristo allevata

del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,

per essere ad acquisto d’oro usata;

vv. 97-99

vv. 97-99

E la virtù che lo sguardo m’indulse,

del bel nido di Leda mi divelse,

e nel ciel velocissimo m’impulse.

vv. 109-111

Non era vinto ancora Montemalo

dal vostro Uccellatoio, che, com’è vinto

nel montar sù, così sarà nel calo.

vv. 109-148

vv. 118-120

Oh fortunate! ciascuna era certa

de la sua sepultura, e ancor nulla

era per Francia nel letto diserta.

vv. 121-126

vv. 121-126

L’una vegghiava a studio de la culla,

e, consolando, usava l’idioma

che prima i padri e le madri trastulla;

l’altra, traendo a la rocca la chioma,

favoleggiava con la sua famiglia

d’i Troiani, di Fiesole e di Roma.

Canto XVII

4

vv. 22-27

vv. 1-66

"Quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,

il luogo mio, il luogo mio, che vaca

ne la presenza del Figliuol di Dio,

fatt’ha del cimitero mio cloaca

del sangue e de la puzza; onde ’l perverso

che cadde di qua sù, là giù si placa".

vv. 46-54

vv. 46-54

"Non fu nostra intenzion ch’a destra mano

d’i nostri successor parte sedesse,

parte da l’altra del popol cristiano;

né che le chiavi che mi fuor concesse,

divenisser signaculo in vessillo

che contra battezzati combattesse;

né ch’io fossi figura di sigillo

a privilegi venduti e mendaci,

ond’io sovente arrosso e disfavillo."

vv. 100 - 102

vv. 79 - 81

Le parti sue vivissime ed eccelse

sì uniforme son, ch’i’ non so dire

qual Beatrice per loco mi scelse.

Da l’ora ch’io avea guardato prima

i’ vidi mosso me per tutto l’arco

che fa dal mezzo al fine il primo clima;

vv. 79 - 81

vv. 124-126

Ben fiorisce ne li uomini il volere;

ma la pioggia continua converte

in bozzacchioni le sosine vere.

vv. 102-148

vv. 139-141

Tu, perché non ti facci maraviglia,

pensa che ’n terra non è chi governi;

onde sì svia l’umana famiglia.

vv. 142-148

vv. 142-148

Ma prima che gennaio tutto si sverni

per la centesma ch’è là giù negletta,

raggeran sì questi cerchi superni,

che la fortuna che tanto s’aspetta,

le poppe volgerà u’ son le prore,

sì che la classe correrà diretta;

e vero frutto verrà dopo ’l fiore».

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