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Crisi dell'Antico regime in Francia
Alla fine del Settecento l'economia francese era ancora essenzialmente agricola.
I nobili imponevano ai contadini pesanti oneri feudali.
In alcune regioni esistevano ancora forme di schiavitù e la nobiltà ed il clero erano esenti dal pagare le tasse.
Il problema più grave che la Francia dovette affrontare fu la crisi finanziaria dello Stato. Il bilancio era in deficit a causa delle spese militari e per il mantenimento della corte e delle rendite dei nobili.
La direzione delle finanze fu affidata a Jaques Necker, che nel 1781 pubblicò il Rendiconto al Re: era la prima volta che il bilancio della nazione veniva diffuso e fatto conoscere ai sudditi.
I successori di Necker compresero che era necessaria una riforma radicale, ovvero occorreva estendere la tassazione ai ceti privilegiati.
Tale proposta suscitò la resistenza dei suddetti.
La crisi francese sfociò in una violenta rivoluzione che coinvolse tutti i ceti sociali, con l'intento di cancellare i privilegi e gli abusi, soprattutto di carattere fiscale. I motori ideali della rivoluzione furono i valori di libertà, uguaglianza e rappresentanza.
cause finanziarie
Crescita del debito pubblico = fallimento dei tentativi di riforma
cause economiche
Crisi dell'agricoltura e del settore manifatturiero = carovita, disoccupazione
cause sociali
Incompatibilità dell'Antico Regime con le nuove spinte al cambiamento =
malcontento della borghesia, priva di diritti politici
cause politiche
Debolezza e impopolarità della monarchia =
opposizione di tutti e tre gli ordini sociali
World War II, also known as the Second World War, was a global war that lasted
Nella primavera del 1789 il re permise ai sudditi di poter esprimere esigenze e lamentele attraverso dei quaderni (cahiers de doléances).
Le richieste più frequenti riguardavano l'abolizione dei privilegi nobiliari, l'emanazione di una costituzione, l'uguaglianza fiscale e la salvaguardia delle industrie tessili nazionali in contrasto con quelle inglesi.
Ne scaturirono tre rivoluzioni parallele:
Gli Stati Generali furono convocati da Luigi XVI il 5 maggio 1789. La prima questione che dovette affrontare fu il sistema di votazione.
Gli aristocratici volevano che si votasse per ordine, cioè che ciascun ordine esprimesse un solo voto.
Il Terzo stato invece chiedeva che si votasse per testa, in modo da ottenere la maggioranza.
Di fronte al rifiuto di votare per testa, il Terza stato si proclamò unico, vero rappresentante della nazione e si definì Assemblea Nazionale.
Luigi XVI reagì facendo chiudere la sala in cui si riunivano gli Stati Generali, ma i rappresentanti del Terzo stato fecero irruzione e giurarono solennemente di non sciogliersi finchè non fosse stata promulgata una costituzione (giuramento della pallacorda, 20 giugno).
Di fornte all'accaduto il re riconobbe l'assemblea e invitò i rappresentanti di clero e nobiltà a prendervi parte. Il nuovo organismo prese il nome di Assemblea Nazionale Costituente.
Nel luglio 1789 a Parigi si diffuse l'idea di un complotto aristocratico contro l'Assemblea Nazionale e si temeva un assalto da parte delle truppe.
Il 13 luglio L'Hotel de Ville ( il municipio) venne preso d'assalto da rivoltosi che chiedevano le armi.
Il giorno dopo il popolo assalì e distrusse la Bastiglia, carcere politico e simbolo dell'Antico regime.
I soldati spararono sulla folla e restarono uccise circa 100 persone.
L'episodio segnò l'incontro della rivolta popolare con quella parlamentare.
A Parigi un comitato di insorti assunse il controllo del municipio.
Venne organizzata una milizia volontaria, la Guardia Nazionale.
L'esempio di Parigi si diffuse in tutto il Paese; nelle campagne i contadini si ribellarono senza una guida e assalirono i castelli dei signori per bruciare le carte che sancivano i privilegi.
La mobilitazione contadina preoccupava nobili e borghesi.
Di fronte al pericolo di una radicalizzazione delle richieste dei contadini, l'Assemblea Costituente cercò una soluzione di compromesso.
Il 4 agosto 1789 venne decisa l'abolizione delle corvées e degli altri obblighi feudali dei contadini, dietro pagamento di un riscatto in denaro.
Molti contadini, però non avevano la possibilità economica di pagare il riscatto, per cui estesero le rivolte ancora per 3 anni, fino a quando i privilegi feudali non vennero aboliti senza indennità.
L'atto più famoso dell'Assemblea Costituente fu l'approvazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (26 agosto 1789) e divenne il preambolo della Costituzione (1791).
Alle libertà individuali venne posto l'unico limite della tutela dell'ordine pubblico; per questo motivo ai cittadini fu riconosciuto il diritto di professare qualsiasi religione, ma solo al cristianesimo cattolico fu consentita la celebrazione pubblica del culto.
Anche la libertà di stampa fu riconosciuta, ma limitata dalla possibilità del legislatore di viettare pubblicazione turbatrici dell'ordine pubblico.
Il potere di Luigi XVI non fu mai messo seriamente in discussione, tuttavia, quando si rifiutò di ratificare i decreti che abolivano i privilegi feudali e la Dichiarazione dei diritti provocò una forte reazione da parte del popolo.
Il 5 ottobre 1789 un corteo si recò a versailles per protestare. I manifestani pretendevano dal re che accetasse i decreti, che garantisse approvvigionamenti alla capitale e che si trasferisse a parigi dove sarebbe stato più facilmente controllato.
Il 10 ottobre Luigi XVI fu proclamato "per grazia di Dio e per la costituzione dello stato, re dei francesi", per sottolineare la natura costituzionale della nuova monarchia.
Uno dei problemi più pressanti della Francia era il deficit del bilancio statale.
L'Assemblea Costituente intervenne in questo settore decidendo la requisizione dei beni del clero
(2 novembre).
Lo Stato si fece carico del mantenimento degli ordini religiosi, utili nell'educazione dei giovani e nell'assistenza ai malati.
Per risanare le casse dello Stato, i cittadini potevano acquistare gli assegnati, cioè una sorta di buoni del tesoro il cui valore era garantito da quello dei beni requisiti alla Chiesa.
L'operazione non funzionò, poichè i cittadini erano contrari all'idea di impiegare il denaro nell'acquisto degli assegnati.
Vi fu il conseguente aumento dell'inflazione e del carovita.
L'Assemblea Costituente promulgò nel 1790 la Costituzione cicle del clero. Essa stabiliva che parroci e vescovi diventassero dipendenti stipendiari dello Stato, che fossero eletti dai cittadini e che giurassero fedeltà alla Costituzione.
Il cattolicesimo cessava di essere di essere religione di Stato, ma restava l'unica religione autorizzata a celebrare pubblicamente.
In questo modo il clero diventava un organo dello Stato e perdeva la sua autonomia.
Papa Pio VI non poteva accettare queste condizioni e così si venne a creare una delle fratture più laceranti all'interno della Francia rivoluzionaria: quella tra clero costituzionale e il clero refrattario.