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I LOVE MAGAZINE

www.ilovemagazine.com

INTERVISTA AD UNO SCRITTORE

24 MARZO 2021

PARTE 1

Il percorso PCTO che mi ha maggiormente interessato è stato quello dell'anno scorso durante il quale abbiamo avuto la possibilità di fare le ore di alternanza con un giornalista.

CARLO FERRAJUOLO

CARLO FERRAJUOLO

Direttore e responsabile della rivista online "I LOVE MAGAZINE"

I LOVE MAGAZINE

Rivista online per il quale abbiamo scritto degli articoli

PARTE 2

Second topic

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Mi ha colpito particolarmente perchè mi ha consentito di capire quanto lavoro e attenzione si cela dietro un articolo che, a prima vista, sembra risolversi solo in qualche minuto di lettura sullo smatphone.

Subtopic 1

Subtopic 1

PARTE 3

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Third topic

Durante questo progetto abbiamo imparato a scrivere degli articoli di giornale.

Io stessa in prima persona ho redatto un articolo contenente l'intervista ad uno scrittore che ha deciso di raccontare con la poesia ed i racconti l'esperienza di cui ha avuto conoscenza nell'ambito del suo lavoro come ispettore di polizia penitenziaria del carcere di Rebibbia.

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PARTE 4

Fourth topic

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passando al contenuto dell'intervista che ho redatto voglio precisare che mi sono impegnata nel seguire lo schema tipico di questo tipo di scrittura.

Quindi dopo una breve introduzione sulla vita e sullo stile di scrittura di mio nonno, ho riportato le risposte che lui mi ha fornito sulle domande postagli.

Mi ha raccontato il motivo per il quale negli anni ‘90 decise di iniziare a scrivere. Infatti, essendo Ispettore Superiore di Polizia Penitenziaria presso il carcere di Rebibbia, egli quotidianamente viveva in prima persona le esperienze delle persone con le quali si interfacciava. Esperienze a volte connotate da violenza ed altre volte dall'abbandono.

Però, ora che il progetto è finito, posso dirvi con certezza che il mio racconto preferito è il Velo di Maya, soprattutto perché mi ha detto che l'ha scritto pensando a me perché parla di un nonno che racconta questa storia alla propria nipotina.

In questo articolo ho fatto riferimento a due poesie, posto che il mio obiettivo era quello di essere professionale e distaccata come un vero e proprio giornalista.

IL VELO DI MAYA

Questo libro, l’ennesimo nel suo genere, ha un titolo particolare “IL VELO DI MAYA”. Qualcuno domanderà il perché. Ebbene, dalla traduzione letteraria, fedele, tratta dai libri sacri dell’antica sapienza indiana, la frase suddetta intende: “Impossibilità di afferrare l'essenza intima della realtà...". Nel libro si potrà comprendere appieno il significato di tale filosofia indiana, infatti le realtà che noi tutti vorremmo afferrare concretamente, non si manifestano mai ed allora, ricorriamo ai sogni, i quali ci portano su mondi irreali, lontani, concedendoci per pochi istanti a notte, di poter afferrare l’essenza intima di quella realtà che nella realtà medesima ci è negata.

E’ in questa condizione che non ci sentiamo più soli, ma è anche in questa medesima realtà, che continuiamo ad esistere ed a vivere in compagnia della nostra solitudine. Come scritto dall’autore che si leggerà al termine del racconto, i sogni, la vita, sono larghi nel concedere amarezze di ogni genere, anche perché, ogni volta che ti accorgi di avere fallito, di aver smarrito la tua ragione d’esistere o di aver veduto i tuoi sogni frantumarsi senza apparente motivo, c’è sempre qualcuno che nella sua incoscienza, ti incita ipocritamente ad avere ancora forza, volontà di continuare la tua esistenza come se nulla fosse accaduto e a ricominciare tutto da zero e tu, poi, ricominci speranzoso, con una nuova illusione, ma in seguito, altre amarezze, delusioni e ti accorgi di avere nuovamente fallito, per l’ennesimo dolorosissimo crollo della tua ragione di vita e che ancora una volta il tuo sogno si è infranto spietatamente, cozzando contro la cruda, ipocrita realtà. Poi ancora una volta qualcuno tenta di infonderti nuovo coraggio, forza, volontà e voglia di continuare a vivere. E così via per altre dieci, cento, mille volte… Un giorno però, quando si riuscirà ad aprire finalmente gli occhi e a vedere al di la delle cose, al di la dei sogni, delle speranze e delle illusioni, ci accorgiamo di non avere mai avuto una ben precisa ragione di vita. Di esistere per qualcosa di veramente reale, anzi, in quel momento comprendiamo che il nostro stesso esistere era solo un sogno, una illusione, perché noi stessi siamo il frutto di un sogno… Il frutto di una illusione… Quando crediamo di avere afferrata la realtà, in realtà (mi si perdoni il gioco di parole) abbiamo afferrato solo dei sogni effimeri. E allora? Certamente mi si domanderà… Allora non ci resta che convivere con i nostri sogni, perché sono l’unica realtà che esiste in noi, con noi fino al nostro tramonto, perché, sono l’unica realtà che nasce in noi, vive per noi e muore con noi e nessuno riuscirà mai a separarcene… I sogni esisteranno sempre fino a quando esisteremo noi, così come questo racconto esisterà finché ci sarà qualcuno che lo leggerà come fosse parte integrante della propria storia.

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