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SAGGIO BREVE

Testo espositivo-argomentativo documentato
by aldo acerbi on 5 November 2012

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Transcript of SAGGIO BREVE

Tzvetan Todorov Identità. A che cosa apparteniamo? come analizzarlo e come produrlo Il saggio breve Il saggio (breve) è un testo in prosa che tratta di un argomento scientifico, filosofico,letterario, artistico, storico, sociale, di costume, economico ecc. sul quale l'autore esprime le proprie opinioni basandosi su informazioni e documentazioni oggettive Il saggio breve scolastico TIPOLOGIA B - REDAZIONE DI UN "SAGGIO BREVE" O DI UN "ARTICOLO DI GIORNALE"

(puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)

CONSEGNE

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», utilizzando, in tutto o in parte, e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti.

Se scegli la forma del «saggio breve» argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi.

Se scegli la forma dell’«articolo di giornale», indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul quale pensi che l’articolo debba essere pubblicato.

Per entrambe le forme di scrittura non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo. Come procedere Preproduzione
1) leggere attentamente le Consegne e avere ben chiaro l'ordine di lavoro
2) leggere l'Argomento (si può già ipotizzare una tesi)
3) Analizzare i Documenti (e relativa schematizzazione)
4) Definire la destinazione editoriale, delineare l'area tematica di lavoro, la tesi + il titolo (provvisorio) + la scaletta
Produzione
5) Stendere la brutta copia
6) Stendere la bella copia
Revisione
7) Rivedere la correttezza grammaticale e ortografica Non sono ovviamente il primo a interrogarmi sui tratti caratteristici dell' identità europea.
All' indomani della prima guerra mondiale, il poeta e saggista francese Paul Valéry ne aveva proposto un' interpretazione che aveva conosciuto una grande notorietà. Io chiamo europei, diceva in sostanza Valéry, i popoli che nel corso della loro storia hanno subito tre grandi influenze: quelle che possono essere simbolizzate dai nomi di Roma, Gerusalemme e Atene.
Da Roma vengono l' impero con il potere statale organizzato, il diritto e le istituzioni, lo status di cittadino. Da Gerusalemme, o per meglio dire dal cristianesimo, gli europei hanno ereditato la morale soggettiva, l' esame di coscienza, la giustizia universale. Atene, infine, aveva lasciato in eredità il gusto della conoscenza razionale, l' ideale di armonia, l' idea dell' uomo come misura di tutte le cose. Chiunque possa fregiarsi di questa tripla eredità, concludeva Valéry, può a giusto titolo essere definito europeo.
Il cristianesimo ci ha lasciato in eredità non soltanto le idee di individuo e di universalità, o il gusto della conoscenza del mondo, ma anche, per quanto possa apparire paradossale, l' idea di laicità. è con le frasi del Cristo, «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22, 21), oppure «Il mio regno non è di questo mondo» (Gv 18, 36), che la necessità di separare terra e cielo, gli affari dello Stato e quelli della Chiesa, compare per la prima volta. Il teologico non conduce al politico, la trascendenza è vissuta in modo individuale.
La tradizione greca, a sua volta, ci trasmette anche un' idea politica importante, quella di democrazia. La comunità di tutti i cittadini è ormai responsabile del destino politico dello Stato nel suo insieme. Il potere assoluto del tiranno, del re o degli aristocratici, vale a dire di una minoranza, è messo in discussione. La democrazia greca, ovviamente, è imperfetta rispetto alla forma che hanno assunto oggi le nostre esigenze democratiche, perché più della metà della popolazione, all' epoca, ne era esclusa: le donne, gli stranieri, gli schiavi. Ma resta comunque il fatto che quella è stata la prima apparizione del concetto di sovranità popolare.

Potremmo anche aggiungere altre fonti dell' identità europea, oltre a quelle scelte da Valéry , potremmo in particolare insistere sui contributi dell' epoca moderna, che ci sembrano altrettanto essenziali per l' identità culturale del nostro continente. Il secolo dei Lumi, che sintetizza e sistematizza il pensiero europeo dei secoli precedenti, occuperebbe in questo caso un posto di primo piano. L' idea di autonomia, messa in risalto da Kant, consiste nell' affermare che ogni essere umano è in grado di conoscere il mondo autonomamente, e di decidere del proprio destino.
Proprio come il popolo è sovrano in una democrazia, l' individuo lo può diventare nel proprio ambito personale. Il XVIII secolo vede inoltre l' avvento dell' umanesimo, vale a dire della scelta che consiste nel fare dell' uomo stesso la finalità dell' azione umana. Lo scopo dell' esistenza umana sulla terra non è più cercare la salvezza della propria anima nell' aldilà, ma raggiungere la felicità sulla Terra. Il riconoscimento di una pluralità legittima, che sia quella delle religioni, quella delle culture o quella dei poteri in seno a uno Stato, va ad aggiungersi anch' esso all' eredità che l' Illuminismo ha lasciato all' identità europea: essa incorpora il concetto di pluralismo.
Arrivati a questo punto, non possiamo fare a meno di provare un certo orgoglio - come ci sembra bella l' Europa, come coincide felicemente con i valori che ricevono oggi unanime approvazione! - e allo stesso tempo un certo disagio. [...]
L' idea di uguaglianza fra tutti gli esseri umani ci viene dalla storia europea, ma anche quella di schiavitù non le è certo estranea. La tolleranza è europea, ma il fanatismo e le guerre di religione lo sono altrettanto. Il rispetto dell' autonomia di ognuno è una conquista europea, ma anche conquiste molto più materiali, la sottomissione dei popoli stranieri alla volontà del più forte, l' imperialismo stesso, appartengono al patrimonio europeo. Scegliendo nel passato unicamente ciò che conviene al presente, tradiamo la storia reale sostituendola con una storia pia, conforme alle esigenze del "politicamente corretto" del momento. Per uscire dall' impasse in cui ci troviamo, mi vedo obbligato a modificare il mio quadro concettuale iniziale. E, per cominciare, a ricordare che l' identità collettiva di cui l' individuo è parte non è mai unica. Gli esseri umani non hanno alcuna difficoltà ad assumere più identità alla volta, e dunque a provare molteplici solidarietà. Questa pluralità è la regola, non l' eccezione.



Oltre che, per fare un esempio, "francese", io mi riconosco anche come originario di una certa regione, come uomo o donna, come un adolescente o un pensionato, come un individuo appartenente a un determinato ambiente, che esercita una determinata professione, che professa una determinata religione. Per fortuna, non dobbiamo preoccuparci di insegnare alle persone come convivere con molteplici identità: ognuno, come un giocoliere, maneggia questa pluralità con la massima facilità!
Lascio per il momento da parte la mia identità sessuale, o professionale, o generazionale, concentrandomi sulle entità geografiche.
Come situare adesso, di fronte alle identità locali, nazionali e universali, a cui nessuno vuole rinunciare, un' identità spirituale europea? C' è ancora spazio per essa? Io credo di sì, ma a condizione di darle un contenuto preciso. L' unità della cultura europea risiede nella sua capacità di gestire le diverse identità regionali, nazionali, religiose, culturali che la costituiscono, e di trarne profitto. I pensatori del XVIII secolo introducono il pluralismo come valore all' interno dello Stato: Montesquieu interpreta la contrapposizione fondamentale tra Stati moderati e Stati tirannici come quella tra la ripartizione dei poteri tra più soggetti o la loro concentrazione nelle mani di uno solo; solo gli Stati moderati favoriscono la libertà; e, parallelamente, affermano i benefici del pluralismo su scala internazionale: l' equilibrio è meglio dell' unificazione. Noi abbiamo seguito i loro precetti. Oggi, l' Unione Europea ha voltato le spalle ai tentativi di unificazione attraverso la forza, come quelli perpetrati da Carlo Magno e da Carlo V, da Napoleone e da Hitler, per ispirarsi al modello pluralista eredità dell' epoca dei Lumi. Il suo progetto non è mettere una nazione europea al posto delle nazioni che compongono l' Unione, ma organizzare la loro coabitazione in maniera che tutti traggano profitto dall' apprendimento a cui conduce la pluralità: l' apprendimento della tolleranza, dello spirito critico, del distacco da sé. Il cammino unico che ha condotto alla creazione dell' Unione Europea a partire da una pluralità di Stati autonomi e consenzienti ha prodotto anche quell' identità unica e allo stesso tempo aperta che distingue l' Europa da altri grandi insiemi presenti sulla scena mondiale, come la Cina, l' India, la Russia o gli Stati Uniti.
Gli europei, il cui motto ufficiale è «uniti nella diversità», sembrano essersi ispirati alla massima di Leibniz: «La varietà del mondo è meravigliosa, soprattutto quando è ricondotta a unità». Non sono al termine delle loro fatiche, ma la strada intrapresa è quella giusta. (Tzetan Todorov, "Diario di Repubblica", 30 giugno 2006, traduzione di Fabio Galimberti) una definizione autori destinazione editoriale destinatari obiettivo dimostrare la propria tesi testo espositivo
argomentativo argomentativo: si affronta un problema a proposito del quale si esprime una tesi, per provare la quale si usano argomenti espostivo: la tesi deve essere spiegata e parimenti gli argomenti richiedono spesso l'esposizione di fatti e fenomeni un testo espositivo-argomentativo documentato 1. AMBITO ARTISTICO - LETTERARIO

ARGOMENTO: Il labirinto.

2. AMBITO SOCIO - ECONOMICO

ARGOMENTO: I giovani e la crisi.

3. AMBITO STORICO - POLITICO

ARGOMENTO: Bene individuale e bene comune.

4. AMBITO TECNICO - SCIENTIFICO

ARGOMENTO: Le responsabilità della scienza e della tecnologia. Destinazione editoriale
Destinatari 2. AMBITO SOCIO - ECONOMICO

ARGOMENTO: I giovani e la crisi.

DOCUMENTI

«La crisi dell’economia ha lasciato per strada, negli ultimi tre anni, più di un milione di giovani lavoratori di età compresa tra i 15 ed i 34 anni. E sono stati soprattutto loro a pagare il conto della turbolenza economica e finanziaria che da anni investe l’Europa e l’Italia, fiaccandone la crescita. Tra il 2008 ed il 2011, infatti, l’occupazione complessiva in Italia è scesa di 438 mila unità, il che significa che senza il crollo dell’occupazione giovanile ci sarebbe stata addirittura una crescita dei posti di lavoro. Tra il 2008 e il 2011, secondo i dati dell’Istat sull’occupazione media, i lavoratori di età compresa tra i 15 e i 34 anni sono passati da 7 milioni e 110 mila a 6 milioni e 56 mila. La diminuzione dei giovani occupati, pari a 1 milione 54 mila unità, ha riguardato sia gli uomini che le donne, più o meno nella stessa proporzione (meno 622 mila posti di lavoro tra gli uomini, meno 432 mila tra le giovani donne), ed in modo più intenso il Nord ed il Sud del Paese che non il Centro.»

Mario SENSINI, Crolla l’occupazione tra i 15 e i 35 anni, "Corriere della Sera" - 8/04/2012

«Giovani al centro della crisi. In Italia l’11,2% dei giovani di 15-24 anni, e addirittura il 16,7% di quelli tra 25 e 29 anni, non è interessato né a lavorare né a studiare, mentre la media europea è pari rispettivamente al 3,4% e all’8,5%. Di contro, da noi risulta decisamente più bassa la percentuale di quanti lavorano: il 20,5% tra i 15-24enni (la media Ue è del 34,1%) e il 58,8% tra i 25-29enni (la media Ue è del 72,2%). A ciò si aggiunga che tra le nuove generazioni sta progressivamente perdendo appeal una delle figure centrali del nostro tessuto economico, quella dell’imprenditore. Solo il 32,5% dei giovani di 15-35 anni dichiara di voler mettere su un’attività in proprio, meno che in Spagna (56,3%), Francia (48,4%), Regno Unito (46,5%) e Germania (35,2%).

La mobilità che non c’è, questione di cultura e non di regole. I giovani sono oggi i lavoratori su cui grava di più il costo della mobilità in uscita. Nel 2010, su 100 licenziamenti che hanno determinato una condizione di inoccupazione, 38 hanno riguardato giovani con meno di 35 anni e 30 soggetti con 35-44 anni. Solo in 32 casi si è trattato di persone con 45 anni o più. L’Italia presenta un tasso di anzianità aziendale ben superiore a quello dei principali Paesi europei. Lavora nella stessa azienda da più di dieci anni il 50,7% dei lavoratori italiani, il 44,6% dei tedeschi, il 43,3% dei francesi, il 34,5% degli spagnoli e il 32,3% degli inglesi. Tuttavia, solo il 23,4% dei giovani risulta disponibile a trasferirsi in altre regioni o all’estero per trovare lavoro.»

45° RAPPORTO CENSIS, Lavoro, professionalità, rappresentanze, Comunicato stampa 2/12/2011

«Il lavoro che si riesce a ottenere con un titolo di studio elevato non sempre corrisponde al percorso formativo intrapreso. La coerenza tra il titolo posseduto e quello richiesto per lavorare è, seppur in lieve misura, più elevata tra i laureati in corsi lunghi piuttosto che tra quanti hanno concluso corsi di durata triennale. Infatti, i laureati in corsi lunghi dichiarano di svolgere un lavoro per il quale era richiesto il titolo posseduto nel 69% dei casi mentre tra i laureati triennali tale percentuale scende al 65,8%. D’altra parte a valutare la formazione universitaria effettivamente necessaria all’attività lavorativa svolta è circa il 69% dei laureati sia dei corsi lunghi sia di quelli triennali. Una completa coerenza tra titolo posseduto e lavoro svolto – la laurea, cioè, come requisito di accesso ed effettiva utilizzazione delle competenze acquisite per lo svolgimento dell’attività lavorativa – è dichiarata solo dal 58,1% dei laureati nei corsi lunghi e dal 56,1% dei laureati triennali. All’opposto, affermano di essere inquadrati in posizioni che non richiedono la laurea sotto il profilo né formale, né sostanziale il 20% dei laureati in corsi lunghi e il 21,4% di quelli triennali.»

ISTAT – Università e lavoro: orientarsi con la statistica - http://www.istat.it/it/files/2011/03/seconda_parte.pdf

«Che storia, e che vita incredibile, quella di Steve Jobs. […] Mollò gli studi pagati dai genitori adottivi al college di Portland, in Oregon, dopo pochissimi mesi di frequenza. Se ne partì per un viaggio in India, tornò, e si mise a frequentare soltanto le lezioni che gli interessavano. Ovvero, pensate un po’, i corsi di calligrafia. […] Era fuori dagli standard in ogni dettaglio, dalla scelta di presentare personalmente i suoi prodotti da palchi teatrali, al look ultra minimal, con i suoi jeans e i suoi girocollo neri alla Jean Paul Sartre. "Il vostro tempo è limitato - disse l’inventore dell’iPod, l’iPhone e l’iPad agli studenti di Stanford nel 2005 -. Non buttatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere con i risultati dei pensieri degli altri. E non lasciate che il rumore delle opinioni degli altri affoghi la vostra voce interiore. Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno già cosa voi volete davvero diventare. Tutto il resto è secondario". »

Giovanna FAVRO, Steve Jobs, un folle geniale, "La Stampa" - 6/10/2011 4) Tesi e scaletta Scaletta: L'intertestualità nella "Regula monachorum" Definizione in presenza di un termine tecnico nell'argomento
usando termini specialistici, MA SENZA IL TECNICISMO DISTACCATO E ASTRATTO DEL DIZIONARIO Esposizione della tesi 1
(di partenza) Delimitazioni di campo, taglio, strumenti se si intende circoscrivere o definire l'area di indagine
se sintende adottare un punto di vista determinato
se si adottano strumenti di indagine determinati 1° paragrafo (2 capoversi max)
LEAD Struttura di base (Problema)
Ipotesi frase topica
- argomento 1 1 paragrafo
- argomento 2 "
- argomento 3 "
Conclusione (tesi) " Sviluppo Ipotesi 1
- argomento 1
- argomento 2
- argomento 3
conclusione provvisioria Ipotesi 2 (sviluppo: logico: conseguenze; cronologico; tema: approfondimento + contestualizzazione)
- argomento 1
- argomento 2
- argomento 3
Conclusione Tesi-antitesi 1 Ipotesi
- argomento 1
- argomento 2
- argomento 3
conclusione provvisioria Antitesi
- argomento 1
- argomento 2
- confutazione
Conclusione Tesi-antitesi 2 Ipotesi
- argomento 1
- argomento 2
- argomento 3
conclusione provvisioria Antitesi
- argomento 1
- argomento 2
Revisione della tesi

Nuova tesi
- argomento 1
- argomento 2
Conclusione Articolazione Sottotema 1
- sottoipotesi 1
- argomento 1
- argomento 2
- argomento 3
conclusione provvisioria Sottotema 2
- sottipotesi 2
- argomento 1
- argomento 2
- argomento 3
Conclusione Nella "Regula" l'intertestualità è un fenomeno onnipervasivo. argomento 1 spiegazione
esempio dal testo
dati (frequenze) argomento 2 i modelli (citazione del documento) Scoprire e individuare i punti di contatto tra diversi testi – a livello di ispirazione, fonti, rimandi più o meno espliciti – è uno degli aspetti più importanti della ricerca letteraria. Problematizzazione dell'argomento per definire l'area di indagine
in forma assertiva
in forma interrogativa Ipotesi generale
- argomenti http://www.treccani.it/scuola/lezioni/in_aula/lingua_e_letteratura/intertestualita/carnero.html Ciò vale anche per la Regula monachorum? E se sì
quale è il ruolo dell'intertestualità nella "Regula"? Che funzione ha? Quali sono le opere a cui rimanda? ecc. 2° paragrafo (2 capoversi max) Generalità dell'opera Conclusione il modello più ricorrente L'intertestualità riguarda regole precedenti, abitudini delle prime comunità cristiane In particolare il testo più citato sono le Sacre Scritture, principalmente i Vangeli . 3° paragrafo (2 capoversi max) Esposizione della tesi 2 Citazione: i precetti concernono l'organizzazione della vita del cenobio, ma sono soprattutto norme di vita spirituale argomento 1 Gli atti e le parole di Gesù sono il modello implicito di perfezione spirituale (santità) spiegazione
esempio dal testo
dati (frequenze) Conclusione Esposizione della tesi 3 Delle Scritture si sottolineano in particolare i precetti sul dualismo anima-corpo argomento 1 spiegazione
esempio dal testo 3° paragrafo (2 capoversi max) argomento 2 contestualizzazione: la spiritualità altomedievale Conclusione Nella "Regula" il rimando alla Sacre Scritture, più ancora che un atto di legittimazione, è il corrispettivo formale della "sequela Christi", che declina però con senso spiccato del dualismo tra anima e corpo. 4° paragrafo (1 capoverso) CORPO Analisi dei documenti Letteratura primaria Letteratura secondaria come testo da analizzare per ricavare la tesi
come esemplificazione da citare
come dati da citare tesi
sottotesi/antitesi/conclusioni argomentazione/spiegazione
citazioni frase topica citata o riassunta frase topica o argomentazioni Schematizzazione Tabella di confronto per categorie e documenti Titolo Citazioni
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