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Copy of TAMBORRINO_14GENNAIO

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Claudia Natalini

on 29 January 2013

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1561
Il duca Emanuele Filiberto conferma, approva e ratifica le franchigie, i privilegi, gli statuti della comunità di Brosso, obbliga però i coltivatori di miniere a riconoscere nella potestà ducale i diritti di sovranità. 1602
Vengono emanati degli Statuti come tentativo di razionalizzazione delle attività. Ci si preoccupa del mantenimento nell'ambito della comunità delle professionalità indispensabili alla sopravvivenza dell'industra. Si cerca inotre di controllare la penetrazione di commercianti forestieri all'interno della comunità brossasca. 1660/70
Si tratta di una fase di intenso sviluppo con una crescita esponenziale dell'estrazione mineraria. Il ferro grossolano di Brosso, in accordo con il Regio Arsenale di Torino, viene utilizzato per carraggi e strumenti ausiliari ai corpi di artiglieria. 1750: Avvento Pirite
L'industria metallurgica dell'alto forno soppianta la produzione del ferro. L'orizzonte economico della penetrazione capitalistica del Canavese, provoca il decadimento delle miniere di ferro. Il conte Giuseppe Ignazio Valperga, proprietario delle miniere, inizia lo sfruttamento della pirite. La pirite in natura si trovava con l'oligisto (ematite pura). L'estrazione della stessa permetteva la produzione di vetriolo verde di ottima qualità, utilizzato nell'industria tessile per le tinture.
Nel 1786 la produzione di vetriolo verde è tale da soddisfare le richieste di un mercato nazionale. Per questo motivo vengono aumentate le tasse sull'esportazione del vetriolo. MINIERE FUNICOLARE TERRE BALLERINE BROSSO MONTALTO DORA STORIA RIFUNZIONALIZZAZIONE PERCORSI FUCINA AGRITURISMO INQUADRAMENTO CALEA DI LESSOLO SALASSI FERRO PIRITE VETRIOLO VERDE OLIVETTI BIBLIOGRAFIA Nel corso della prima metà del I millennio a.C le migrazioni dei Celti coinvolgono i Liguri ed i Taurini che fino ad allora vivevano in Piemonte. Nascono così le popolazioni Salasse che occupano la Valle d'Aosta ed il Canavese. La popolazione dei Salassi, secondo Catone, è la prima a stanziarsi in questa zona ed a sviluppare l'attività mineraria. II SECOLO A.C. 5 GENNAIO 1244
Viene rinvenuto un documento di proprietà dei Conti Martino di Castellamonte, signori della Valle di Brosso, i quali esprimono per la prima volta il loro legame con le miniere I CONTI MARTINO DI CASTELLAMONTE 1386 : Rivolta dei Tuchini
Gli abitanti della valle ottengono il libero passaggio dalla Valle di Chy, che preludeva il transito verso le miniere di ferro.
Il Tuhinaggio avrà ripercussioni su tutto il canavese, ma la miccia si accende in Valchiusella. RIVOLTE DEL 1300 STATUTI 1497: Primo Statuto
Questo primo statuto garantisce agli abitanti della comunità di Brosso, di estrarre liberamente il ferro.
Le prescrizioni prevedono che:
lo scavo nelle miniere è possibile solo nei mesi di gennaio e febbraio, e solo di giorno;
le buche o crosi, devono distare sei tese;
chi scava deve risarcire i danni al possessore del fondo;
il minerale estratto deve essere fuso nelle fucine appartenenti agli uomini di Brosso;
il ferro prodotto può essere venduto fuori dai confini comunali solo con il consenso e al prezzo stabilito dal console e dai credendari;
ai trasgressori è sequestrato il materiale, è posto l'obbligo di pagare una multa, ed è vietato per il futuro lo scavo.
Gli statuti pongono divieti allo svolgimento dell'attività mineraria volti ad armonizzarla con gli altri lavori agricoli; essa non è pertanto considerata l'attività preminente, anzi le limitazioni servono a garantire che non siano trascurati gli altri lavori, reputati indispensabili alla sopravvivenza della comunità. PRIMA CRISI E PESTE SVILUPPO E
RAZIONALIZZAZIONE SECONDA CRISI ED
AVVENTO PIRITE 1720/30
In un tentativo di riorganizzazione, emergono le famiglie dei Presbiterio, dei Gin, dei Vola e dei Brunetto. Gli ostacoli che si trovano davanti sono diversi:
l'incapacità di accumulare capitali in tempi brevi
lo scarso interesse nei confronti del ferro di bassa qualità
Vengono quindi realizzati i primi altiforni per lo sfruttamento della magnesite di Traversella. La prima struttura è installata a Meugliano da Giuseppe Triverio. EPOCA
NAPOLEONICA 1809
Viene realizzato il tratto di maggiore pendenza a monte di Valcava, con un miglioramento delle opere portanti ed una pendenza costante, ad opera di Napoleone.
Il tratto di strada così costituito attraversa opere realizzate durante l'epoca di coltivazione della pirite. La data 1809 è incisa sulle lastre della pavimentazione. 1812
Censimento voluto dal governo napoleonico. Si esegue un'opera colossale di razionalizzazione dei percorsi alle miniere. Gli ingegneri francesi realizzano dei rilievi molto dettagliati e calcolano e realizzano delle strade ad inclinazione costante che conducono all'imbocco delle gallerie. 1839: gli Sclopis arrivano a Torino
Giuseppe, Ignazio e Camillo Sclopis, alla morte del padre Vittorio Felice e soprattutto allo scioglimento della società con i Carignani, acquistano da Luigi Ballauri le Miniere di Brosso con i suoi 700 ettari di terreno. GLI SCLOPIS 1869
Alla morte di Ignazio e Camillo Sclopis, la direzione delle miniere passa a Vittorio, figlio di Giuseppe. Questi, laureato in ingegneria alla Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Torino, si dedica ai lavori di ristrutturazione della miniera. 1885
Entra in scena Giacomo Gnech, che rimarrà alla guida delle miniere per 34 anni, dupplicando la produzione. 1869
Prolungamento della ferrovia fino a Montalto Dora per portare il materiale estratto dalle Miniere, fino agli stabilimenti Sclopis di Torino. LA FUNICOLARE 1896 : la funicolare aerea
Viene realizzata una teleferica per il trasporto del minerale dalla Stazione di Valcava alla Stazione di Montalto Dora, con un dislivello di circa 110 m, una lunghezza di 3500 m ed una portata giornaliera di 100 tonnellate.
Vengono inoltre costruiti la laveria, il centro di raccolta e selezione del materiale, in località Valcava. Nello stesso luogo vengono localizzati gli uffici, gli stabilimenti per la costruzione e la manutenzione delle attrezzature minerarie, i laboratori ed i generatori di energia. 1884
Alcuni operai fondano la Società Operaia di Mutuo Soccorso. La Società possedeva 3 classi di soci:
effettivi: dai 15 ai 50 anni di età che pagavano regolarmente i contributi
onorari: quelli che non usufruendo sussidi o pensioni, versavano ogni tanto delle somme a favore della società
benemeriti: avevano contribuito in modo evidente allo sviluppo della società
Nel 1950 la Società si sciolse dopo 66 anni di attività. LA SOCIETA' OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO 1904
Un inversione di rotta del mercato e l'accumulo di materiale, provoca il licenziamento di molti minatori, con conseguente ripercussione sulle condizioni economiche di Brosso. Molti minatori decidono di emigrare verso i siti minerari canadesi ed australiani. TERZA CRISI:
ESODO DEI
MINATORI 1915
Le dimissioni di Gnech nel 1914 costringono Vittorio Sclopis, attento alle condizioni di vita della popolazione, a consentire un'intensificazione della coltura delle patate, mettendo a disposizione i terreni della zona mineralogica adatti alla coltivazione e fornendo gratuitamente patate da semina a chi ne fa richiesta. 1916
La produzione di minerale diminuisce a causa dell'impoverimento di alcuni giacimenti e per la mancanza di personale da destinare a nuove ricerche. Nel dicembre 1916 si esauriscono completamente i cantieri e la produzione entra in crisi.
Vittorio Sclopis riesce quindi a far legare la produzione delle miniere all'industria bellica, permettendo quindi ai minatori di essere esonerati dal servizio di leva. Inoltre personale militare viene destinato ai lavori minerari. 1927
La Società Anonima Montecatini acquista buona parte delle azioni della Società degli Sclopis.

1929
La Società degli Sclopis viene assorbita dalla Montecatini. LA MONTECATINI 1964
La Montecatini chiude definitivamente le miniere per esaurimento del materiale. Vengono fatti esplodere e sigillati tutti gli imbocchi delle gallerie. 1995
Nasce l'Azienda Forestale Agrituristica "La Miniera". La piccola costruzione adibita a mensa diventa una casa indipendente. La casa del direttore diventa bed & breakfast, mentre la palazzina uffici è adibita alla ristorazione. L'AZIENDA FORESTALE AGRITURISTICA 1585/86
La guerra e la peste ad Ivrea frenano bruscamente il commercio e la crescita demografica. Ciò appare rilevante in quanto fino al XVI secolo il luogo di riferimento per la produzione mettallurgica è Ivrea. Brosso riuscirà a superare egregiamente questa prima crisi dell'economia metallurgica. in alto: la funicolare Valcava-Montalto Dora; in basso a sinistra: vista dall'arrivo inferiore del piano inclinato; in basso a destra: minatori e la stazione ferroviaria di Montalto Dora 1894: Antico piano di Bore con carrelli in legno trainati da catene. In primo piano Giuseppe Sclopis (1) e Alessandro Sclopis (2). Foto ricordo della festa di Santa Barbara, protettrice dei minatori, sul piazzale di Valcava il 4 dicembre 1938. in alto: Bore, 1896; minatori e carpentieri in attesa del segnale d'ingresso nel cantiere esterno all'imbocco della galleria S.Giuseppe.
in basso: Piazzale di Valcava, 1912. I festeggiamenti a Giacomo Gnech per il suo ventiseiesimo anno alla direzione delle miniere. Fig. - Le miniere di pirite in Brosso, Concessioni Scoplis, scala 1:50 000, in “Le Miniere di Brosso nel Canavesano”, di A. Minozzi ed E. Colonna, Tip. Lit. Camilla e Bertolero di N: Bertolero, 1901. Fino al periodo di costruzione dei primi altiforni per la fusione della ghisa, il ferro di Brosso, grossolano e scadente, rimane per tutto il Piemonte settentrionale e la Valle d'Aosta il punto di riferimento d'obbligo. Una foto d'epoca di inizio Novecento con alcuni operai fuori dalla Galleria Tamietto in posa per una foto di gruppo. A fine aprile, la chiamata alle armi e la requisizione dei cavalli, danno adito a nuovi crolli economici. Sclopis, per far fronte alla crisi, si vede costretto a riassumere i reduci ed assegnare sussidi (1/3 della paga per i reduci e le vedove senza figli; 1/2 per i reduci con prole). La Società Anonima Montecatini mirava da tempo all'assorbimento progressivo delle industrie chimiche e minerarie esistenti in Italia per poter raggiungere gli "scopi supremi della produzione e dell'autarchia". Secondo quanto riportato in un manoscritto di Giuseppe Sclopis, figlio di Vittorio, la Montecatini pretende di entrare nella ditta con voto preferenziale tale da consentire il controllo delle decisioni. Dopo due anni di gestione comune infatti, gli antichi proprietari furono liquidati e definitivamente estromessi.
Negli anni che seguono le maestranze delle miniere continuarono a diminuire di numero. 1940
Viene redatta una nota riassuntiva preparata in occasione della visita dell'ispettore del Reale Corpo delle Miniere, dall'allora direttore ing. Alessandro Vecchiotti.
Il quadro che ne risulta è il seguente:
le strutture erano rimaste nello stesso stato in cui erano vent'anni prima
il minerale estratto proveniva da mineralizzazioni miste e doveva essere trattato
la percentuale di zolfo nel prodotto finale era più bassa della percentuale di ferro
le coltivazioni avvenivano a mezzo di pilastri abbandonati negli avanzamenti precedenti I pilastri non erano stati lasciati a caso, ma avevano la funzione di sostegni dei soffitti. I minatori, nelle testimonianze reperite, affermano di aver asportato i pilastri con ansia e con il timore di crolli improvvisi. 1945
I dipendenti sono ridotti a 26 e l'anno successivo si verifica l'allagamento della galleria dell'Assa che arriva fino al ribasso del Trouvetto. Sono necessari otto mesi per rifare le strutture e liberare le gallerie dal fango. Panoramica zenitale degli stabilimenti di Valcava, effettuata ad inizio degli anni Novanta Gli edifici vengono riadattati a nuove destinazioni d'uso:
la piccola costruzione adibita a bagni e mensa, diventa una casetta isolata in mezzo ai giardini ed ai boschi
la villetta che ospitava il direttore della miniera e la sua famiglia, viene adibita ad ospitare 10 persone
il piano terreno della costruzione principale, dedicata a tecnici, impiegati e lavoratori, viene dedicata alla ristorazione A partire dalla metà del XIV secolo, in seguito a una serie di lotte intestine tra le diverse famiglie comitali canavesane, il conte di Savoia riesce a farsi riconoscere come signore feudale dalle stesse. La rivolta fu causa di non poche difficoltà per i principi sabaudi, e si protrasse, con fasi alternate di calma e di aperta ribellione per circa un centinaio di anni.
Nella seconda fase di ripresa violenta dei conflitti, verso la metà del XV secolo, il duca di Savoia Ludovico cercò di mediare il conflitto ponendo sotto la sua giurisdizione diretta la Valle di Brosso, tenendo per sé i minerali d'oro e argento e lasciando ai valligiani libertà di scavo per quelli di ferro. In questa fase storica le miniere e le fucine di Brosso sono di chiaro possesso feudale e sottoposte alla giurisdizione dei conti Martino di Castellamonte.
Un secolo più tardi le cose non sono cambiate di molto e ciò è confermato dal De Bello Canepiciano, una cronaca trecentesca che narra le vicende della guerra che divise i conti canavesani tra parti guelfa e ghibellina dal 1339 fino alla spontanea dedizione ad Amedeo VI di Savoia. I loro sforzi però, degni di interesse nel microcosmo brossese, trovano seri ostacoli nel confronto con la concorrenza, a causa del regime vincolistico dell'organizzazione produttiva della comunità di Brosso, che non permetteva rapide possibilità di accumulazione di capitali. Attorno agli anni Venti del XVIII secolo possiamo collocare un'importante fase di ripresa economica che investe gran parte del Canavese. Questo processo coinvolge la metallurgia brossese e ciò che emerge è un tentativo di numerosi manifatturieri di uscire dal regime vincolistico e corporativo. La produzione subisce una brusca fase di arresto durante la prima fase dell'occupazione francese in Piemonte, ma dal periodo imperiale riprende un nuovo e più esaltante ciclo di espansione. A riprova di ciò è la presenza, nel solo Canavese, di ben 15 altiforni in attività nel 1815. L'organizzazione delle miniere era molto complessa. Innanzitutto la possibilità di estrarre il minerale era consentita solo a coloro che abitavano stabilmente nel comune. La proprietà poteva essere di tipo consortile o comunitario oppure legata al soggetto proprietario.
La condizione economica e finanziaria delle singole strutture produttive era regolamentata dall'assemblea di tutti i consorti che decidevano in comune come operare.
Il complesso tessuto proprietario di Brosso era però il frutto dell'intreccio di entrambe le dinamiche proprietarie. 1769
Si costituisce una società tra il conte Valperga ed il maggiore di fanteria Francesco Chiumino, per la produzione di vetriolo nella Valle di Brosso ed in quella di Pont. 1781
Un decreto di Vittorio Amedeo III accorda a Chiumino il privilegio di fabbricare per 15 anni vetriolo, olio, spirito, acqua forte, allume di rocca ed altre sostanze per la formazione dei colori. Alla morte del conte Valperga, l'esercizio delle miniere passa ai suoi creditori e nel 1820 è indotta una prima asta, che rimane infruttuosa; in una seconda, indetta nel 1824, la proprietà delle miniere è aggiudicata al principale creditore del conte, l'avvocato Carlo Ballauri, che la dona al figlio. Per aumentare la produzione era necessario individuare i nuovi giacimenti da coltivare e mettere a punto sistemi più moderni, sia per la perforazione, sia per il trasporto a valle dei minerali.
A tale fine Vittorio Sclopis si avvale della collaborazione di tecnici specializzati e di geologi di chiara fama, quale Alessandro Bonacossa, professore di Metallurgia nel Regio Museo Industriale di Torino. Disegno del 1812 che rappresenta in pianta il sito produttivo di una forgia "alla catalana" appartenente a Francois Brunello & C., situato nel territorio di Brosso in località Drovino di Valcava. Bore, Villa Sclopis, 1894. L'antica fabbrica di vetriolo diventa residenza della famiglia Sclopis. Oggi della costruzione rimangono solo alcuni ruderi. Il costante aumento della produzione avvenuto tra il 1885 ed il 1900 è accompagnato dalla crescita del numero dei dipendenti.
Tra il 1900 ed il 1903 si verifica però un'inversione di tendenza. Per quanto dura fosse la scelta di emigrare, il fenomeno continua anche quando le miniere riprendono a lavorare a pieno ritmo. La situazione infatti non è migliorata, perchè in Italia le paghe sono stabilizzate ai livelli più bassi, nonostante i prezzi dei generi alimentari continuino ad aumentare.
All'estero gli italiani vengono invece assunti con buoni salari, poichè sono apprezzati per le capacità tecniche e lo spirito di adattamento. 1906
Per iniziativa di Vittorio Sclopis e su progetto dell'Ing. Bonamino della Società Elettrotecnica di Torino, è realizzata a Valcava la prima centrale elettrica della zona. Con l'entrata in funzione della centrale è possibile installare nuovi motori elettrici negli stabilimenti della miniera e portare elettricità alle case di Brosso Vittorio Sclopis, prevedendo le difficoltà che l'imminente entrata in guerra dell'Italia avrebbe determinato, respinge le dimissioni di Gnech, che non osa rifiutare e ritira le sue dimissioni. Questa soluzione non risolve però i problemi, poichè poco lontano da Brosso, in Val d'Aosta, altre officine ausiliarie (come la ditta Breda & C.) offrono una paga giornaliera doppia rispetto a quella percepita in Valchiusella (6-7 lire al giorno contro le 3,5-4,5 di un minatore di Brosso).
Per tale motivo Gnech decise di scrivere una lettera alla proprietà, per chiedere un aumento dei salari dei minatori, che cominciano a licenziarsi per lavorare in Val d'Aosta. Sclopis decise di concedere un aumento della paga pari al 10%, ma la situazione continua a peggiorare e diventa sempre più difficile procurarsi i beni di prima necessità. Viene quindi concessa ai minatori, che svolgevano un'attività fisica pesante, una razione di pane leggermente superiore, ma senza risultato. Si aggiunge poi la siccità del torrente Assa che diminuisce la produzione di energià elettrica e causa disagi nel lavoro in miniera. Durante tutto il periodo di guerra la situazione va peggiorando e Gnech, ancora una volta, chiede agli Sclopis l'invio di viveri da distribuire ai minatori. 1918
Gnech lascia definitivamente le miniere, chiudendo un periodo di gestione paternalistica, non più adatta ai nuovi tempi, ma della quale, ancora oggi, i discendenti dei minatori parlano con affettuoso rispetto. LA DIREZIONE DI MAFFEO 1920
Il nuovo direttore Francesco Maffeo entra in servizio alle Miniere di Brosso. Non mancano ad arrivare i primi scioperi dei minatori, a cui risponde ritoccando le paghe e riducendo le ore di lavoro. Non si fa però scrupoli a ripristinare l'uso della cheddite, un esplosivo a basso prezzo, escluso da Gnech, poichè pericoloso. 1922
Gli scontri tra i minatori e Maffeo diventano più gravi ed egli reagisce con durezza licenziando 21 operai a fine dicembre e 25 operai nei tre mesi successivi. 1927
Da Roma giunge voce che è stato raggiunto l'accordo "tra federazione industriale fascista e federazione operaia fascista, per le maestranze della miniera di Brosso". Tale accordo prevede una riduzione delle paghe del 10%, esclusion fatta per la categoria impiegatizia. 1941
Si assiste ad un rallentamento dei lavori di avanzamento del cantiere, dovuto in parte alla riduzione di personale, in parte ad un'alluvione. L'imponenza dell'alluvione e i danni riportati dalla miniera sono documentati in una lettera del direttore Vecchiotti. VIA DELLE MINIERE La toponomastica ci svela che questa strada è stata a lungo legata alle Miniere di Brosso. La prosecuzione dell'odierna via delle Miniere, che termina nel tracciato della cosiddetta Strada delle Vote, è stata per lungo tempo l'unico accesso alla città di Ivrea da parte di tutte la popolazione della Valchiusella e quindi l'unico collegamento con le Miniere di Brosso. Questa strada ha fornito un contributo evidente al commercio del materiale estratto dalle Miniere di Brosso. La situazione è mutata con l'avvento della funicolare, che ha permesso al sito estrattivo di collegarsi direttamente con la stazione ferroviaria di Montalto Dora e quindi con gli stabilimenti Sclopis di Torino. OGGI Le Miniere di Brosso, così come tutte le strutture legate alla produzione, si trovano al giorno d'oggi in uno stato di abbandono e fatiscenza. via delle Miniere Strada delle Vote Il pericolo più grande che queste aree si trovano ad affrontare è di venir dimenticate, dopo aver giocato un ruolo fondamentale nella storia del Canavese. 1602
Vengono emanati degli statuti come tentativo di razionalizzazione delle attività. Ci si preoccupa del mantenimento nell'ambito della comunità delle professionalità indispensabili alla sopravvivenza dell'industria. Si cerca inoltre di controllare la penetrazione di commercianti forestieri all'interno della comunità brossasca. 1839:gli Sclopis arrivano a Brosso
Giuseppe, Ignazio e Camillo Sclopis, alla morte del padre Vittorio Felice e soprattutto allo scioglimento della società con i Carignani, acquistano da Luigi Ballauri le Miniere di Brosso con i suoi 700 ettari di terreno. 1386: Rivolta dei Tuchini
Gli abitanti della valle ottengono il libero passaggio dalla Valle di Chy, che preludeva il transito verso le miniere di ferro.
Il Tuchinaggio avrà ripercussioni su tutto il canavese, anche se la miccia si accende però in Valchiusella. Brosso. Sezione "ripassi" dell'impianto di trattamento della pirite: operaie al lavoro, 1944. Brosso. Sezione "recupero" dell'impianto di trattamento della pirite: operaie al lavoro. Su una trave sono apposti alcuni cartelli di incitamento al lavoro, 1940 Lettera di commento alla produzione della ditta Sclopis, datata 1909. Una raffigurazione del De Bello Canepiciano della lavorazione del ferro "alla brossasca". Molte delle informazioni riguardanti le miniere di Brosso sono andate distrutte durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
E' stato possibile ricostruire una cronologia degli eventi, grazie ai documenti conservati negli archivi di Ivrea e Torino, che parlano indirettamente delle miniere. Alcuni ruderi dei siti produttivi delle miniere ai giorni nostri La lavorazione del ferro in una rievocazione storica nel paese di Brosso Le fucine Gattino a Meugliano agli inizi degli anni Ottanta del Novecento Impianti per il trattamento della pirite Lavorazione della pirite all'interno degli stabilimenti Un blocco di pirite estratta dalla miniere Vetriolo verde Un tratto della Strada delle Vote, ricostruita in epoca napoleonica, con un forno di arrostimento sul fianco sinistro Interno della centrale elettrica di Valcava Minatori all'imbocco di una galleria della Ditta Breda Granuli di cheddite La stazione di Valcava, in prossimità delle Miniere di Brosso L'arrivo della funicolare a Valcava Uno dei due piani inclinati per il trasporto dei materiali Alcuni resti di luoghi di lavorazione del minerale Alcune istantanee del lavoro in miniera
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