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La poesia

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by

simona malfatti

on 24 May 2015

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Transcript of La poesia

Assaporare la bellezza
La poesia, la bellezza, l'amore
sono queste le cose
che ci tengono in vita
spot i-pad
Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino:
noi leggiamo e scriviamo poesie perché
siamo membri della razza umana,
e la razza umana è piena di passione.
Medicina, legge, economia, ingegneria
sono nobili professioni,
necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore,
sono queste le cose che ci tengono in vita.
Citando Walt Whitman, «
O me o vita, domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti.
Che v'è di nuovo in tutto questo, o me o vita? Risposta. Che tu sei qui,
che la vita esiste,
e l'identità, che il potente spettacolo continua
e che tu puoi contribuire con un verso.
Che il potente spettacolo continua
e che tu puoi contribuire con un verso.
Quale sarà il tuo verso?
Poesia:
la bellezza di scegliere le parole
La poesia

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
VERSO
STROFA
Che cos'è la poesia?
Poesia è
SCEGLIERE LE PAROLE
PER IL LORO
SUONO
E CREARE
RITMO
poesia è ....
dal verbo greco
che significa
CREARE, INVENTARE
quindi
CREARE CON LE PAROLE
POESIA è
SUSCITARE ED ESPRIMERE
CIO' CHE CI TIENE IN VITA:
I
SENTIMENTI
, LE
EMOZIONI
,
I SOGNI, LE FANTASIE,
L'AMORE, LA BELLEZZA ...
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Eugenio Montale
Mattina

M'illumino d'immenso.

Giuseppe Ungaretti
e caddi come corpo morto cade
Dante Alighieri
dolce e chiara è la notte e senza vento
Giacomo Leopardi
Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscio che fan le foglie

Gabriele D'annunzio
VERSO
è la riga di parole
in una poesia
è un gruppo
di versi
POESIA
Natale
PROSA
CANTO DI NATALE

Marley, prima di tutto, era morto. Niente dubbi su questo. Il registro mortuario portava le firme del prete, del segretario della parrocchia, del becchino e di un parente. Scrooge vi aveva apposto la sua e il nome di Scrooge, su qualunque fogliaccio fosse scritto, valeva tanto quanto l'oro. Il vecchio Marley era proprio morto per quanto è morto, come diciamo noi, un chiodo di porta.
paragrafo
ha una forma diversa dalla prosa
LA RIMA
Nel mezzo del cammin di nostra v
ita A
mi ritrovai per una selva osc
ura B
ché la diritta via era smarr
ita. A
Ahi quanto a dir qual era è cosa d
ura B
esta selva selvaggia e aspra e f
orte C
che nel pensier rinova la pa
ura
!
B
Tant'è amara che poco è più m
orte; C
ma per trattar del ben ch'i' vi tro
vai
,
D
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho sc
orte. C
IL RITMO
Per / me / si / va / ne / la / cit / tà / do / len / te
per / me / si / va / ne /l'et/ ter/no / do / lo / re,
per / me / si / va /tra /la / per / du / ta / gen/ te.

Giu / sti / zia / mos /se il/ mio / al / to / fat / to / re;
fe/ce/mi /la /di/vi/na /po/des/ta/te,
la /som/ma /sa/pï/en/za e 'l /pri/mo a/mo/re.

Di/nan/zi a/ me /non /fuor /co/se /cre/a/te
se /non /et/ter/ne, e /io /et/ter/no /du/ro.
La/scia/te o/gne /spe/ran/za, /voi /ch'in/tra/te".
è l'identità di suono
tra due o più parole
dall'accento tonico in poi.
SINALEFE
DIALEFE
DIERESI
ENDECASSILLABO
è UN VERSO
IN CUI L'ULTIMA SILLABA TONICA
è LA DECIMA.
DANTE ALIGHIERI
fiorentino 1265-1321
il "papà" della nostra lingua
Canto VI
III Cerchio - I golosi e Ciacco
Canto XXIII
Il conte Ugolino
La pena dei golosi: Cerbero e la pioggia incessante
Io sono al
terzo cerchio
, de
la piova

etterna, maladetta, fredda e greve;
regola e qualità mai non l’è nova.
Grandine grossa, acqua tinta e neve
per l’aere tenebroso si riversa;
pute la terra che questo riceve.
Cerbero
, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.
Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e ’l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti, ed iscoia ed isquatra.
Urlar li fa la pioggia come cani;
de l’un de’ lati fanno a l’altro schermo;
volgonsi spesso i miseri profani.
Elle giacean per terra tutte quante,
fuor d’una ch’a seder si levò, ratto
ch’ella ci vide passarsi davante.
"O tu che se’ per questo ’nferno tratto"
(...)
Ed elli a me: "La tua città, ch’è piena
d’invidia sì che già trabocca il sacco,
seco mi tenne in la vita serena.
Voi cittadini
mi chiamaste Ciacco
:
per la dannosa colpa de la gola,
come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.
E io anima trista non son sola,
ché tutte queste a simil pena stanno
per simil colpa". E più non fé parola.
La divina Commedia
Inferno
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