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Novara 12 giugno (finale)

by

maurizio maggi

on 12 June 2017

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Transcript of Novara 12 giugno (finale)

ABC
.
IL QUADRANTE NORD-EST
1° Rapporto di Quadrante
A COSA SERVE?
// a cosa serve il Progetto Antenne?
Permanenze e fratture
: importanza delle caratteristiche di un territorio
Piemonte al plurale
, quattro Piemonti, una regione di regioni
Che tipo di analisi serve?
Continuità, profondità e pluralità di analisi con un approccio diacronico, strumenti di analisi quali-quantitativi, adeguato apparato concettuale
Anno base 2008-2007
: ultime analisi per quadrante e spartiacque nella storia economica mondiale, europea, italiana e regionale. Particolare intensità degli effetti su regioni e aree export-led come Piemonte e quadrante NE

LIMITI
4 assi di analisi
IMMAGINI DEL NORDEST
1
2
3
4
// domande non poste e risposte non date
I CARATTERI DEL NORDEST
SWOT NORDEST
Describe a Location:
"Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur
sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo"
COME PROSEGUIRE
Antenne è un progetto con una prospettiva pluri-annuale
PROGETTO ANTENNE
Cosa emergeva nove anni fa
Scenario autocentrato

Logistica integrata
Rilancio specializzazioni produttive radicate
Valorizzazione territorio e creazione area turistica competitiva (arcipelago turistico)
Sviluppo delle strutture della conoscenza e loro integrazione con il sistema produttivo (creatività diffusa)
Integrato in MITO


Scenario satellite

Logistica disintegrata
Selezione naturale distruttiva con desertificazione patrimonio di competenze locali
Isole turistiche senza valorizzazione aree di minor pregio e sfruttamento diversi segmenti di domanda
Dispersione dl potenziale creativo e di innovazione del quadrante
Schiacciato in MITO
Esempio di
domanda non posta
: leggere i territori oltre i confini regionali e con prospettiva sovraregionale: interagire di più con Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria (almeno)

Esempio di
risposte non date
: interpretazioni più dettagliate rispetto ai principali megatrend (rivoluzione digitale, scenario demografico e nuove politiche sanitarie, urbanizzazione, domanda di sostenibilità, ecc.).
«la diminuzione del numero delle imprese è un bene o un male?»
«quanto pesa il problema dell’immigrazione?»
«emerge qualche forma di reshoring?»
«quali strumenti e incentivi per governare la frammentazione istituzionale?»

//domande non poste e risposte non date
Posizione strategica
del quadrante: incrocio di due assi di comunicazione europei (5 e 24 TEN) e aeroporto di Malpensa
Vocazione manifatturiera
in trasformazione, distretti (tessile, chimica, casalinghi, rubinetterie, valvolame,ecc.)
Piccole medie imprese

diffuse
diversificate con propensione all’export
Struttura sociale coerente
con la struttura produttiva imprenditore proprietario, imprese familiari, operai imprenditori….modello NEC/terza Italia?
Settori innovativi
(chimica verde, tessile avanzato, casalinghi/design su brand- Italia, agroindustria di qualità), e crescita turismo
Dotazione infrastrutture squilibrata nel quuadarnte, ma
piattaforma logistica
potenzialmente strategica (modello Verona-Brennero)
Gli scenari di allora
1
La crisi è
solo in parte
in via di superamento, (consumi, disoccupazione, ma non PIL…) il sistema produttivo ha retto e in parte si è consolidato, soprattutto nella componente manifatturiera votata all’export, ma il numero di imprese è diminuito…
2

Diversità territoriale
come specificità/patrimonio del quadrante: policentrismo differenziato, che garantisce la vitalità della società locale (istituzioni, terzo settore, associazioni…)
3
Peculiarità e identità che rimangono nella quattro province con
livelli diversi di interazione
tra di loro e con l’esterno che andrebbero meglio governate per evitare giochi competitivi a somma negativa
4
Ma anche
omogeneità
con alcuni problemi «nazionali»: invecchiamento della popolazione e suoi effetti, bassa disponibilità a investire e minore imprenditorialità, polverizzazione imprese
5
Esigenza di
politiche di area vasta
che è chiaramente emersa nelle voci del territorio, che emerge con più nettezza rispetto al 2008
6
L’esigenza di politiche di area vasta si percepisce molto meno nei documenti programmatici (DUP, programmi strategici) delle amministrazioni locali analizzate. Perché non pensare a
un piano strategico di quadrante?
7
Tra gli attori strategici del territorio con una visione di area vasta di quadrante è emersa con nettezza l’
UPO
e in qualche misura anche le
Fondazioni di origine bancaria
8
Vi è un limite conoscitivo rilevante legato al fatto che l’analisi prospettica risulta di tipo essenzialmente qualitativo senza informazioni adeguate su
costi e tempi di attuazione

delle progettazioni in corso e/o prevedibili. Ruolo auspicabile dei DUP e del PTR in via di aggiornamento
9
La lenta transizione istituzionale delle
Province
costituisce un problema in quanto ha indebolito la loro azione sul fronte del coordinamento e dell’indirizzo strategico. Disponibilità positiva degli amministratori intervistati
10

Esigenze di ricerca
: scenari tecnologici e per il settore logistico e esigenze formative, effetti dell’invecchiamento
10 cose sul Nord-Est
su cosa fare ricerca: temi da approfondire

come farla: qualitativo, quantitativi...

con chi farla: advisory board?
ddwwdd
Stato (Ministeri)
Regione
Comuni medio-grandi
Comuni piccoli (< 5000 ab.)
Unioni Comuni
Province
Camere di Commercio
Università P.O
Fondazioni di origine bancaria
Associazioni di interessi e professionali
Interessi diffusi
Singole imprese pubbliche e private
Altri soggetti locali
Esperti
Stampa locale
Presenza degli stakeholder nell'indagine

5 settori strategici
: manifattura-agroalimentare (riso) -servizi logistici-turismo e cultura, ma diminuiscono le imprese con una prevalenza delle piccole
Si conferma l’atout della
logistica
(anche in termini di consapevolezza diffusa) con l’emersione di un approccio macro regionale meno presente nel 2008: le politiche sono emerse a livello intergovernativo (orizzontale e verticale) con obiettivi chiari anche se sempre con un problema di tempi…
Rimane «
la trappola del localismo
» e della frammentazione che può generare declino e spreco ambientale (consumo suolo, congestionamento attrattori turistici)
Come vanno i servizi?
Non solo distretti industriali
ma agricoltura e servizi legati alla logistica, al turismo (non solo internazionale), alla filiera sanitaria e ai servizi pubblici locali. Però, «processo di terziarizzazione non sempre idoneo a supportare le piccole imprese».

il dibattito sul «
declinismo
» legato anche all’invecchiamento che indebolisce le capacità produttive e può generare crisi dell’imprenditorialità: più rentiers che imprenditori con scarsa disponibilità a investire in alternativa al credito bancario.
Piovene, Viaggio in Italia, 1956
: « Vercelli provincia ricca…come in quasi tutta l’Italia è una ricchezza troppo pavida, risparmio, titoli di Stato, libretto postale»
La reazione alla crisi è stata migliore di altre regioni, ma anche qui si è
basata molto sulle esportazioni
,. L’assorbimento delle disoccupazione non può però avvenire solo con le esportazioni
Permanenza e cambiamento, path dependancy. Certo non si può pensare a una reindustrializzazione ma
mix variabile
di manifatturiero di qualità, conoscenza, servizi.
Politiche regionali
(es.: stati generali della cultura)che possono stimolare trasformazioni
Politiche urbane
delle città medie di ricupero di aree dismesse (Vercelli, Biella, Novara), ma nodo finanziamenti
E oggi dopo la crisi?…Cosa emerge dalle «nuove voci del territorio»?
Guardiamo anche al di là del quadrante e del Piemonte…
Posizione di
cerniera
inter-metropolitana che si colloca tra gli assi europei TEN5 e TEN24
Vocazione manifatturiera ampiamente diversificata con presenza nell’area di
distretti industriali
di grandi tradizioni
Turismo
lacuale e invernale a livello internazionale con segmenti alti di domanda
Fragilità
demografica
(specie nelle aree meno accessibili) con possibili effetti negativi sullo sviluppo
Dotazione infrastrutturale
squilibrata
tra Novara e il resto del quadrante
Nanismo aziendale
con imprese piccolissime con scarsa innovazione ricerca e internazionalizzazione
PUNTI DI FORZA
PUNTI DI DEBOLEZZA
MINACCE
OPPORTUNITA'
Vantaggio della posizione per lo sviluppo ed espansione della
logistica avanzata
indirizzata all’ inter-modalità e ad attività ad alto valore aggiunto
Diversificazione e ristrutturazione dell’
offerta turistica
con pacchetti integrati (laghi, convegni, beni culturali, natura, sport, città…)
Possibili
trasformazioni urbane
(Novara, Vercelli, Biella) legate a insediamenti produttivi innovativi.
Dipendenza dalle aree metropolitane di Milano e Torino con trasformazione in
area satellite
con attività a basso valore aggiunto (specie nei servizi)
Concorrenza negativa
tra aree urbane intermedie (Novara, Vercelli, Biella)
Insufficienti investimenti pubblici infrastrutturali per contrastare le «
perifericità
» all’interno dell’area e le strozzature nelle connessioni interne
Quadro demografico debole (declino, invecchiamento, immigrazione) e molto disomogeneo (Novara vs Biella)
Performance economiche nella media (dimensioni, produttività, reddito), ma minore resilienza (tranne per i consumi) e livellamento al ribasso della ricchezza
Segnali positivi dalla formazione per adulti, soprattutto a Biella e Novara, che però non colmano il gap cognitivo (competenze e titoli di studio)
Divari nel quadro sanitario (Novara vs Vercelli) e nei livelli di sicurezza (VCO vs Novara)
In diversi contesti cresce il disagio abitativo nonostante la buona disponibilità di abitazioni a prezzi modesti
Clima di opinione allineato a quello medio regionale
Profili di mobilità eterogenei: auto contenuti a Biella; proiettati verso l’esterno a Borgosesia, Vercelli e Novara; attrattivi a Borgomanero
ASSE 1
ASSE 1
ASSE 2
Novara emerge per la dotazione di funzioni e servizi “rari” (ospedalieri, culturali, grandi reti viarie e di trasporto, infrastrutture telematiche e servizi ambientali)
Al contrario, nei servizi più generici (commercio di prossimità, istruzione, assistenza anziani) emergono le province meno popolose e infrastrutturate (es. VCO)
La capacità di attrazione turistica è cresciuta molto (+ 19,6% presenze dal 2000 al 2015 di cui +54% a Vercelli, +17% nel VCO, +32% nel novarese; +10% nel biellese) ma con una forte stagionalità
Buona la ricettività del distretto dei laghi, nonostante il congestionamento e la proliferazione delle seconde case
L’offerta e la domanda alberghiera rimangono modeste nei centri principali (Biella, Novara e Vercelli) e nei comuni meno accessibili
Discreta dotazione storico-paesaggistica, più limitata a Biella e Novara.
Scollamento tra dispersione insediativa e urbanizzazione, per cui la provincia di Novara ha il tasso di dispersione più basso ma la più alta % di consumo di suolo
L’urbanizzazione in particolare è cresciuta nelle province più naturali (il VCO) senza però stravolgerne la connotazione
I livelli contenuti di pressione e rischio ambientale e l’elevata naturalità di molta parte del quadrante si scontrano con modelli non “green” di mobilità e produzione: il mezzo a motore resta la scelta privilegiata e soprattutto in provincia di Novara è elevato il tasso di inquinamento di aria e suolo
Il consumo di acqua è invece diminuito in tutto il NE, virtuoso anche nella raccolta differenziata
ASSE 3
I Comuni si autofinanziano con tributi e tariffe per sopperire ai minori trasferimenti statali (pari al solo 10%)
Complessa trasformazione istituzionale delle Amministrazioni provinciali
Diminuisce lo stock del debito, ma crollano anche gli investimenti locali per l’irrigidirsi delle regole del patto di stabilità interno. Il fenomeno è comunque meno marcato che nel resto della regione
ASSE 4

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Il peso del quadrante in termini di investimenti è il secondo dopo quello della CM di Torino
Nella provincie di Biella e VCO vi è una maggiore disponibilità a cooperare e formare unioni/fusioni di Comuni
La partecipazione ai progetti FESR è meno intensa rispetto a cuneese e torinese, anche se con valori superiori alla media negli AIT Vercelli e Verbania Laghi.
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