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Virgilio e l'amore infelice

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Ilaria Lo Nardo

on 5 February 2014

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Transcript of Virgilio e l'amore infelice

Le ecloghe accomunate dal tema dell'amore sono tre:
-la II, è un'appassionato canto d'amore del pastore Coridone per Alessi ;
-l'VIII, è dedicata ad Asinio Pollione presenta una gara poetica fra i pastori Damone e Alfesibeo;
-la X, è dedicata all'amico Cornelio Gallo, egli è rappresentato in preda alla disperazione per l'infedeltà dell'amante.
II ecloga
VIII ecloga
L'amore infelice
Un tema spesso ricorrente nelle ecloghe è quello dell'amore, un'amore spesso infelice vissuto come forza irrazionale.
L'amore è presentato come una forma di pazzia, infatti, la passione amorosa priva chi ama del suo equilibrio interiore e lo condanna a una tormentosa inquietudine.
X ecloga
È un canto consolatorio che i pastori, il dio Pan e tutta la natura elevano per alleviare il dolore di Gallo, abbandonato dalla sua Licoride. Il poeta si illude inutilmente di trovare la pace nei paesaggi d'Arcadia; fuori di metafora egli non lascia l'elegia d'amore per la poesia bucolica.
Il personaggio viene trasferito da Virgilio nel mondo bucolico ed assume i tratti di un personaggio teocriteo, dafni, il pastore che aveva preferito morire pur di non cedere alla passione amorosa. Gallo esprime in un monologo l'intenzione di abbandonare l'elegia per volgersi alla poesia pastorale, ma nel finale egli si arrende all'invincibile Dio dell'amore.
Le bucoliche
Le bucoliche sono un'opera costituita da dieci ecloghe in esametri con struttura dialogica, nelle quali i pastori dialogano fra loro.
Per comprendere il significato di quest'opera dobbiamo considerare gli anni in cui fu composta: anni drammatici per la società romana successivi allo scontro di Filippi (42 a.C.).
Virgilio e l'amore infelice
Virgilio e l'amore
Nelle bucoliche l'amore segue il ritmo regolare e ciclico della natura. Il pastore confida la pena d'amore ad essa, ma per quanto dolorose possano essere le esperienze dei pastori, il mondo bucolico offre una possibilità di consolazione: la contemplazione della natura, la sua partecipazione alla sofferenza umana è capace di neutralizzare gli effetti distruttivi della passione.
Sithoniasque nives hiemis subeamus aquosae,
nec si, cum moriens alta liber aret in ulmo,
Aethiopum versemus ovis sub sidere Cancri.
omnia vincit Amor; et nos cedamus Amori".
I due pastori Damone e Alfesibeo, gareggiano nel canto: il primo si lamenta per l'infedeltà della bella Nisa e dichiara di voler morire, il secondo narra le pratiche magiche di una donna per riconquistare il suo amante.
Dalla lettura dell'ecloga emerge una concezione dolorosa della passione amorosa a tal punto che alla fine Damone appare pronto per suicidarsi per amore.
Coridone, innamorato senza speranza del giovane Alessi, schiavo di un ricco cittadino, grida il suo disperato canto d'amore alla natura. Si convince infine che Alessi non è adatto alla vita agreste.
In questa ecloga toviamo il tema della passione amorosa come follia, forza irrazionale e incontrollabile, che travolge l'uomo irresistibilmente e dolorosamente.
«O crudelis Alexi, nihil mea carmina curas?
nil nostri miserere? mori me denique coges.
Nunc etiam pecdues umbras et frigora captant,
nunc virides etiam occultant spineta lacertos;
Thestylis et rapido fessis messoribus aestu
allia serpyllumque herbas contundit olentis:
at me cum raucis, tua, dum vestigia lustro,
sole sub ardenti resonant arbusta cicadis.
O crudele Alessi, per nulla tu curi i miei canti?
Per nulla tu hai pietà di me? Infine costringerai me a morire.
Ora anche gli animali stanno a godere le fresche ombre,
ora anche i rovi nascondono i verdi ramarri,
anche Testilide pesta con serpillo ed aglio,
erbe odorose, per i mietitori sfiniti dalla saettante calura.
Ma sotto il sole ardente gli arbusti risuonano di me
E delle rauche cicale, mentre percorro le tue orme.
DAMON
«Hascere, praeque diem veniens age, Lucifer, almum,
coniugis indigno Nisae deceptus amore
dum queror, et divos (quamquam nil testibus illis
profeci) extrema moriens tamen adloquor hora.
Incipe Meanalios mecum, mea tibia, versus.
Damone
Sorgi, Lucifero, e porta l'almo giorno precedendolo,
mentre mi dolgo deluso da indegno amore per Nisa
come uno sposo, e sebbene non mi giovarono come testimoni,
tuttavia nell'ora estrema, morendo, invoco gli Dei.
ALPHESIBOEUS
«Effer aquam, et molli cinge haec altaria vitta,
verbenasque adole pinguis et mascula tura,
coniugis ut magicis sanos avertere sacris
experiar sensus : nihil hic nisi carmina desunt.
Alfesibeo
Porta acqua, e cingi gli altari di una molle benda,
brucia le pingui verbene e il muschio incenso,
affinché con le magie tolga il senno al mio amante:
qui non mancano che le formule magiche.
I nostri affanni non possono mutare il Dio,
neanche se nel colmo del freddo bevessi le acque dell'Ebro
o affrontassi le nevi e l'acqua dell'inverno sitonio,
o quando morendo inaridisce la corteccia sull'alto olmo
pascolassi le pecore degli Etiopi sotto la costellazione del Cancro.
Tutto vince l'Amore, e noi cediamo all'Amore ".
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