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strage

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Manuel Purita

on 27 May 2016

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Transcript of strage

Quando il ricordo è radice
Milano, Venerdì 12 dicembre 1969, Banca Nazionale dell’Agricoltura, 16:30. Un uomo entra in banca portando con sé una borsa Mosbach & Grüber, si siede a un tavolo nella stanza della “rotonda” e appoggia la borsa sotto il tavolo, dopo qualche minuto si alza e se ne va, ma la borsa rimane lì. Passa ancora qualche minuto. Poi l’esplosione. È partita proprio dal centro della rotonda, proprio da sotto al tavolo ottagonale. 57 morti e 86 feriti.

Quella non era l’unica Mosbach & Grüber pronta ad esplodere quel giorno: ce n’era una poco distante alla banca commerciale di Piazza della Scala, che però non esplode. Tre invece ne esplodono a Roma: una nel passaggio sotterraneo che collega l’entrata di via Veneto della banca nazionale del lavoro con quella di via San Basilio, un’altra davanti all’altare della patria, l’ultima all’ingresso del museo centrale del risorgimento. Chi è stato?
La prima pista che la polizia segue è quella degli anarchici (di solito sono loro a mettere le bombe, il fatto che siano state messe in luoghi di potere fa ricadere le ipotesi su di loro). A capo delle indagini il questore di Milano Marcello Guida, che restringe il campo agli anarchici del Ponte della Ghisolfa, il loro capo è Giuseppe Pinelli, che viene trattenuto e interrogato in questura; durante l’interrogatorio Pino Pinelli precipita fatalmente dalla finestra, ufficialmente si dirà che ciò accadde a causa di un “malore attivo”.
Le indagini ricadono allora su un altro anarchico, Pietro Valpreda, membro del gruppo 22 Marzo: a inchiodarlo è la testimonianza di un tassista che dice di aver caricato il colpevole della strage di Piazza Fontana il venerdì precedente, ma Valpreda nega.
Il processo da Roma si sposta a Milano nel marzo del 1972, dove ai magistrati viene l’idea di rintracciare i venditori del particolare modello di borsa usato nelle stragi del 1969. Restringono il campo a un negozio di Padova, dal quale era già arrivata la segnalazione sulle borse tre anni prima, poco dopo la strage. Ai magistrati di Milano sorge il dubbio che parti dello stato stiano lavorando contro le indagini.
Nel frattempo le indagini si indirizzano verso i gruppi neofascisti. Viene indagato Giovanni Ventura, un estremista di destra che pubblica libri di ispirazione neonazista a favore della violenza. Si apre un’inchiesta su Ventura e il suo gruppo, di cui fa parte anche Franco Freda. I due vengono arrestati nel 1971.



Nell’Ottobre del
1972
la Cassazione decide di trasferire il processo a Catanzaro per motivi di ordine pubblico e di legittimo sospetto.

Nel febbraio
1979
c’è la prima sentenza: la corte d’Assise di Catanzaro condanna all’ergastolo per la strage di Piazza Fontana Freda e Ventura.

Il 20 marzo
1981
vengono assolti per assenza di prove Freda e Ventura per il reato di strage. Vengono però condannati a 15 anni di reclusione per associazione sovversiva continuata.


Il 10 giugno
1982
la corte di Cassazione annulla la sentenza di secondo grado e il processo viene rinviato alla corte d’Assisi di bari.

L’1 Agosto
1985
vengono confermate le assoluzioni per insufficienza di prove per il delitto di strage di Freda, Valpreda e Ventura.

Il 5 Luglio
1991
le assoluzioni divengono definitive per la scadenza del termine utile al ricorso in cassazione.

Per la strage di Piazza Fontana non ci sono colpevoli.

Nel novembre del ’71 un muratore sfonda per caso il tetto di una casa a Castelfranco veneto scoprendo armi ed esplosivi appartenenti a Ventura. Nelle indagini i magistrati arrivano al nome di Marco Pozzon, amico di Freda che parla di una riunione del ’69, a cui parteciparono Pino Rauti e un giornalista dei servizi segreti. E’ il marzo 1972 quando vengono arrestati Ventura, Freda e Rauti, che verrà scarcerato il mese dopo.



Piazza Fontana
Strategia della tensione:

Strategia politico militare, che nacque come reazione agli sbilanciamenti verso sinistra in ambito politico-culturale delle società appartenenti alla NATO, negli ultimi anni 60 del secolo scorso. Attuata dagli Stati Uniti d’America, con l’appoggio, all’interno degli stati, di frange politiche o militari di estrema destra, coinvolgeva anche elementi della società civile con simpatie neofasciste.
L’intento della strategia della tensione era quello di destabilizzare l’equilibrio politico, aumentando lo scontro tra le forze sociali e generando, attraverso una serie di atti terroristici, una situazione tesa ad orientare in senso autoritario i governi democratici dell’area mediterranea.
Sul suolo italiano, sono riconducibili a questa strategia alcuni degli attentati più sconvolgenti della storia repubblicana:
12/12/1969
Strage di Piazza Fontana, Milano
22/07/1970
Strage del “treno del Sole”, Gioia Tauro (RC)
31/05/1971
Strage di Peteano
17/05/1973
Attentato alla Questura di Milano
28/05/1974
Strage di piazza della Loggia, Brescia
04/08/1974
Italicus
02/08/1980
Strage alla Stazione di Bologna
23/12/1984
Attentato al Rapido 904
Inoltre sono ascrivibili a questo contesto una serie di tentativi di Golpe, come ad esempio, il cosiddetto “Golpe Borghese” e la creazione di una organizzazione militare segreta, chiamata “Gladio”
Contesto internazionale
CINA
GIAPPONE
COREA
VIETNAM
CUBA
GERMANIA
SPAGNA
PORTOGALLO
GRECIA
USA
URSS
UNGHERIA
"CORDONE DI SICUREZZA"
CECOSLOVACCHIA
Al termine della seconda guerra mondiale, le due potenze che si contendevano la supremazia internazionale erano USA e URSS, le quali si spartirono zone di influenza che divisero il mondo in due blocchi. L’espressione “guerra fredda” fu coniata nel 1947 da Walter Lippman a indicare lo scontro politico, sociale, tecnologico e ideologico tra il capitalismo americano e il comunismo sovietico
“Dottrina Truman” e “piano Marshall”
4 aprile 1949: stipulazione del Patto atlantico che sancisce l'istituzione della NATO
Dittatura di Batista rovesciata dalla rivoluzione castrista
1962: crisi missilistica cubana
Creazione del Cominform
Regime di Francisco Franco
1933:Salazar instaura l’Estado Novo
1974: Rivoluzione dei Garofani
1967: dittatura dei colonnelli
"Primavera di Praga"
1956: Insurrezione popolare (Imre Nagy)
2 luglio 1976: proclamazione Repubblica socialista del Vietnam
Corea del Nord (regime comunista di Kim Il Sung)
Corea del Sud (sistema capitalista)
38° parallelo
1950-53: Guerra di Corea
modello capitalistico
Mao Zedong, “grande balzo in avanti"
(RFT e RDT)
13 agosto 1961: muro di Berlino
La
massoneria
(definita anche Arte Reale) è un'associazione iniziatica e di fratellanza che si propone come patto etico-morale tra uomini liberi, le cui radici vengono fatte risalire nel corso del Seicento. La massoneria ufficiale dichiara di non avere barriere etniche, religiose e politiche. Le caratteristiche della massoneria sono una generale segretezza, riti di iniziazione, suddivisione in gerarchie, ma soprattutto questi condividono come scopo ultimo il miglioramento dell’uomo e della realtà.
In Italia la massoneria è molto frammentata e divisa in varie obbedienze. Le prime testimonianze risalgono al 1723, anno in cui venne fondata la prima loggia a Girifalco, in Calabria, col nome di Fidelitas. In seguito il fenomeno riguardò anche le città di Firenze, Roma, Napoli, mentre la loggia più importante, il Grande Oriente, venne fondata a Milano (1805).
Massoneria
In Italia la massoneria è molto frammentata e divisa in varie obbedienze. Le prime testimonianze risalgono al 1723, anno in cui venne fondata la prima loggia a Girifalco, in Calabria, col nome di Fidelitas. In seguito il fenomeno riguardò anche le città di Firenze, Roma, Napoli, mentre la loggia più importante, il Grande Oriente, venne fondata a Milano (1805).
La
P2
è stata una loggia storica aderente al Grande Oriente d’Italia, fondata nel 1877 con il nome di Propaganda Massonica. La sua caratteristica principale era quella di garantire un’adeguata copertura e segretezza agli iniziati di maggiore importanza. Per tale motivo la loggia, ribattezzata Propaganda 2, fu sempre alla dipendenza diretta del gran maestro del GOI, sino all’avvento di Licio Gelli, che si impadronì del suo controllo e si pensa sia riuscito a riunire almeno un migliaio di personalità di primo piano. La lista degli appartenenti alla loggia fu rinvenuta il 17 Marzo 1981 durante una perquisizione della residenza di Gelli, villa Wanda, e di una sua fabbrica. La lista includeva 962 nomi, tre i più celebri Gaetano Stammati e Paolo Foschi (Servizi Segreti Italiani), Silvio Berlusconi, Michele Sindona e Roberto Calvi (magistrati), e anche editori e giornalisti tra cui Roberto Gervaso e Maurizio Costanzo.
Il progetto della loggia P2 fu esplicitato nel Piano di rinascita democratica sequestrato alla figlia di Licio Gelli nel luglio 1982. Fu immediatamente intuito che i documenti sequestrati testimoniavano dell'esistenza di un'organizzazione che mirava a prendere il possesso delle leve del potere in Italia: il "piano di rinascita democratica", un elaborato a mezza via fra un manifesto ed uno studio di fattibilità, conteneva una sorta di tabella di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l'avvio di opere di selezionato proselitismo e, opportunamente, anche un preventivo dei costi per l'acquisizione delle funzioni vitali del potere. A chiare lettere si indicavano come fini primari il riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un'impostazione selettiva (forse classista) dei percorsi sociali, insomma - secondo molti - una svolta autoritaria.
Tra i vari crimini attribuiti alla P2, oltre al cospirazionismo politico per assumere il controllo dell'Italia, si possono citare il presunto coinvolgimento nella strage dell’Italicus, il depistaggio sulla strage di Bologna, lo scandalo del Banco Ambrosiano, l’assassinio di Roberto Calvi, il depistaggio sul rapimento di Aldo Moro l'assassinio di Carmine Pecorelli, velleità golpiste (es. il cosiddetto golpe bianco) e alcune affiliazioni con lo scandalo di Tangentopoli.
Un'apposita legge, la numero 17 del 25 gennaio 1982, sciolse definitivamente la P2 e rese illegale il funzionamento di associazioni segrete con analoghe finalità, in attuazione del secondo comma dell'articolo 18 della Costituzione italiana.
Era una calda giornata il 2 agosto 1980 nel centro di Bologna. Molte persone e molte famiglie stavano partendo, chi per andare in vacanza, chi per raggiungere i parenti lontani.
La sala d'aspetto di seconda classe era molto affollata e il treno Ancona-Basel fermo al binario 1 schermava i raggi del sole. Una sala d'aspetto come tante, persone che leggono, bambini che giocano rincorrendosi e adulti che parlano fra loro, sedie e tavoli disposti a linee regolari.
Appoggiato al muro portante dell'ala ovest che separava la sala dalla banchina del primo binario era posto un tavolino a 40 cm da terra. I treni arrivavano e partivano, c'era un via vai frequente, persone che si spostavano trascinando con sé le proprie valigie. Una di quelle fu appoggiata sul tavolino e abbandonata. L'orologio quel giorno si fermò mentre batteva le 10:25 di mattina.
Si dice che l'errore degli attentatori sia stato quella di aver agito a Bologna: nel più totale caos, tra urla, polvere e macerie, tutta la città si mobilitò immediatamente per aiutare passanti, ferrovieri e tassisti. Si formarono lunghe ed estenuanti catene umane in cui venivano trasportati calcinacci e mattoni tentando di liberare la zona dell'esplosione, sperando di trovare persone ancora vive sotto le macerie.
In attesa dei vigili del fuoco e delle ambulanze i cittadini aiutarono con le loro automobili e l'autobus della linea 37 si trasformò in un carro funebre, con i vetri oscurati con lenzuoli bianchi: è lì che vennero deposti i primi corpi estratti dalle macerie e l'autista lo guidò per oltre 20 ore rinunciando a qualsiasi cambio turno. Nella notte del 2 agosto terminò lo sgombero delle macerie, tutti i feriti erano stati soccorsi ed i morti ricomposti nelle tre camere mortuarie dell'Ospedale Maggiore di Bologna.
La sera stessa furono in migliaia a scendere in piazza a manifestare, come anche il 4 agosto. La cerimonia funebre si svolse il 6 agosto nella basilica di San Petronio, davanti a una piazza gremita all’inverosimile e ad una città bloccata. Non tutte le vittime ebbero, però, il funerale di Stato: solo sette furono le bare presenti in chiesa.
Alle 17,30 intanto era arrivato in elicottero il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Per poche ore era circolata l'ipotesi che la strage fosse stata provocata dall'esplosione di una caldaia ma, quando il presidente arrivò a Bologna, era già stato trovato il cratere provocato da una bomba. "Signori, non ho parole, siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia".
Le vittime furono 85, la più giovane di 3 anni (Angela Fresu) e la più vecchia di 86 anni (Antonio Montanari); 77 furono italiane, 3 della Germania dell'Ovest, 2 del regno unito, 1 rispettivamente da Francia, Giappone e Spagna. I feriti furono invece 200, di questi moltissimi rimasero mutilati e ancora oggi convivono con danni psicologi tali da interferire con la loro vita quotidiana.
Storie di vita
Torquato Secci
Sergio Secci, un ragazzo di 24 anni, si stava recando a Bolzano per motivi di lavoro con la compagnia del "Teatro di Ventura"; a Bologna perde la coincidenza e aspetta nella sala d'attesa il convoglio successivo, che sarebbe partito alle 10:50.
La terrificante esplosione non lo uccide subito: ferito in modo che lasciava poche speranze, viene trasportato al "Maggiore". Per ricostruire la sua identità, i medici gli mostrano uno dopo l'altro foglietti di carta con lettere dell'alfabeto: quando vede la lettera giusta, lui fa un leggero cenno del capo e comunica in quel modo le generalità. La sua agonia dura cinque giorni: muore al reparto di rianimazione il 7 agosto.
Il padre Torquato reagisce al dolore impegnandosi a fondo, fino al giorno della sua morte, con l'Associazione dei familiari delle vittime della strage, di cui è stato fondatore e Presidente.
È un impegno che affronta con tenace ostinazione, che lo porta a lottare "da partigiano della verità e della giustizia facendosi interprete di una città, di una comunità colpita come non era mai avvenuto in tempo di pace". Così lo ricorda Renzo Imbeni, ex sindaco di Bologna, mentre il magistrato Claudio Nunziata aggiunge che "dovrà essere ricordato come colui che in questo paese, tra i primi, ha esercitato il diritto dei cittadini a chiedere trasparenza e coerenza nel funzionamento della giustizia in nome della verità".

Marina Gamberini
Marina al momento dello scoppio della bomba stava lavorando nel suo ufficio collocato sopra la sala d'aspetto di seconda classe. Non ha ricordi di quell’ attimo. Quando riprese conoscenza ciò che vide fu il buio ... Immersa nel buio, l'unica sensazione che la manteneva legata alla vita era il sentire il peso della trave sul proprio corpo. Tra la polvere, i cadaveri, le macerie, le grida di Marina attirarono l'attenzione dei volontari.
"La mia è veramente una vita sospesa. Dopo quella bomba, tutto è cambiato. Con le mie colleghe del ristorante c'era un'amicizia profonda, una complicità forte. Eravamo anche giovani, del resto. Non è facile dimenticarle. Volevo fare le cose che loro non potevano più realizzare. Mi sentivo addosso la responsabilità di vivere al posto loro. E sono iniziati i sensi di colpa. Mi chiedevo. “Perché loro e non io?". Sensi di colpa che ho risolto da pochi anni. Anche se non ho un ricordo diretto della bomba, mi prende il panico quando sento scoppiare i fuochi d'artificio o la sirena di un'autoambulanza. Sono cose irrazionali, meccanismi della mia mente. Soffro di crisi isteriche, non ho più sicurezze, ho paura, perdo il controllo di me stessa. Mi capita di avere le vertigini. Questo mi ha lasciato dentro la strage."
Lo aveva bloccato una grossa onda d'urto scaturita dall'esplosione di un mix di 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta "Compound B", potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina a uso civile). La violenza dell'esplosione fece crollare l'intera ala ovest della stazione, gli uffici dell'azienda di ristorazione Cigar e 30 metri di pensilina, mentre il muro portante investì in pieno il treno in sosta e il parcheggio dei taxi antistante l'edificio.
Le indagini
Prima ipotesi:
lo scoppio è dovuto all'esplosione di una caldaia
il ritrovamento di tracce di un esplosivo militare molto potente dimostra che si è trattata di una
DEFLAGRAZIONE
DOLOSA
Chi ha fatto esplodere la bomba alla stazione di Bologna?
Le indagini furono indirizzate nell’ambiente della destra neofascista:
il 28 agosto la procura di Bologna emette 50 mandati d’arresto verso gli estremisti neofascisti dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), tra cui
Giuseppe Valerio Fioravanti
Francesca Mambro
Con l'accusa di
-> associazione sovversiva

-> banda armata

-> eversione dell’ordine democratico
Contemporaneamente cominciano i DEPISTAGGI
Prima, su suggerimenti della DIGOS (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali) viene fatto il nome di
Franco Freda
, esponente politico dell’ordine nuovo già accusato per l’attentato di Piazza Fontana e successivamente assolto per mancanza di prove.
Poi si comincia a sostenere la matrice internazionale della strage:
Andrea Barbieri
, giornalista di Panorama, scrive un articolo, “la grande ragnatela”, in cui indica come esecutori due neonazisti tedeschi del gruppo segreto Hoffmann
Pietro Musumeci, generale del SISMI affiliato alla loggia P2 di Licio Gelli, e il colonnello dei carabinieri Giuseppe Belmonte, fanno porre nel gennaio del 1981 in un treno a Bologna da un sottufficiale dei carabinieri una valigia piena di esplosivo (dello stesso tipo che fece esplodere la stazione) e di oggetti personali di due estremisti di destra, un francese e un tedesco.
Musumeci produce anche un
dossier fasullo
, denominato "Terrore sui treni", in cui riportava gli intenti stragisti dei due terroristi internazionali in relazione con altri esponenti dell'eversione neofascista, tutti legati allo spontaneismo armato, senza legami politici, quindi autori e allo stesso tempo mandanti della strage.
15 SETTEMBRE 1981:

Il tribunale di Bologna vuole archiviare processo, ma la città di Bologna e l’Associazione dei familiari delle vittime fondata da Torquato Secci (padre di una delle vittime) nel giugno di quello stesso anno, si oppongono per avere giustizia.
11 Dicembre 1985
: mandati di cattura per Gelli, Musumeci, Belmonte,che vengono rinviati a giudizio il 14 Giugno 1986 per associazione sovversiva con l’accusa
di aver organizzato i neofascisti
.
Dopo tutti questi
depistaggi
si ritorna a Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti, i quali, pur avendo confessato la loro responsabilità in numerosi omicidi e rapine
si dichiarano
INNOCENTI
per quanto riguarda la strage.
19 GENNAIO 1987:

inizio del processo di primo grado.
11 LUGLIO 1988:

sentenza di primo grado: i condannati per strage sono Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, mentre per il depistaggio delle indagini, i massoni Licio Gelli, Francesco Pazienza, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte.
18 LUGLIO 1990:
sentenza del processo d’appello: gli imputati sono TUTTI ASSOLTI dall'accusa di strage.
12 febbraio 1992:

le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione dichiarano che il processo d'Appello DEVE ESSERE RIFATTO poiché, dichiarano che:
-> la sentenza è
illogica

-> priva di
coerenza
->
immotivata
o scarsamente motivata,
-> non ha valutato in termini corretti
prove e indizi

-> non ha tenuto conto dei
fatti
che precedettero e seguirono l'evento
-> in alcune parti i giudici hanno sostenuto
tesi inverosimili
che nemmeno la difesa aveva portato avanti;
OTTOBRE 1993:


inizia il secondo processo d'appello.
16 maggio 1994:

pronuncia della sentenza che conferma l'impianto accusatorio del processo di primo grado.
23 novembre 1995:

pronuncia della sentenza della Corte di Cassazione che conferma quella del secondo processo d'Appello.


La verità giudiziaria dice quindi che


--> fu una strage di matrice
neofascista

--> la loggia segreta
P2
e alcuni settori del
SISMI
(servizio segreto militare italiano)
hanno depistato
le indagini

-->
Giuseppe Fioravanti
e
Francesca Mambro
sono stati gli esecutori materiali, mentre nulla si dice dei mandanti.
Processo di primo grado:
Costituisce la tutela normale del nostro sistema giurisdizionale, ovvero quella forma di tutela destinata di norma a concludersi con provvedimento avente forza di sentenza.

Processo d’appello
(o di secondo grado): deve svolgersi davanti ad un giudice diverso da quello che ha definito la sentenza del processo di primo grado e può concludersi con una sentenza differente da quest’ultimo, in quanto le parti possono fornire nuovi argomenti al magistrato.

Corte di cassazione
: ha sede a Roma, può giudicare, in materia sia civile che penale, sui ricorsi contro le sentenze di secondo grado. Deve verificare che il giudice di secondo grado abbia applicato correttamente la legge sia nello svolgimento del processo sia nella sentenza. In caso contrario la Cassazione provvede ad annullare la sentenza d’appello e stabilisce qual è la giusta interpretazione da dare alla norma.
Corte d’appello
: è un organo giurisdizionale istituito per giudicare in grado di appello le cause decise dal tribunale. La Corte d’appello è istituita nel capoluogo di ogni distretto giudiziario, giudica in composizione collegiale con la presenza di un presidente e due consiglieri.
Articolo 422 del Codice Penale
:"Chiunque, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità è punito, se dal fatto deriva la morte di più persone, con l'ergastolo.
Se è cagionata la morte di una sola persona, si applica l'ergastolo. In ogni altro caso si applica la reclusione non inferiore a quindici anni".

L’
ergastolo
è regolamentato dall’art 22 del Codice Penale. Prevede lo scontare della pena durante tutto l’arco di vita del carcerato e, inoltre, il regime di isolamento durante le ore notturne. L’ergastolo non è ammissibile per i minori, perché, secondo quanto previsto dalla Corte Costituzionale, risulta incompatibile con lo scopo rieducativo previsto per le pene ai minorenni. Il detenuto potrà inoltre ottenere la libertà condizionata dopo aver scontato ventisei anni e per buona condotta.


Classe 5Bc

Coordinatrice: Lucia Bazzocchi

Liceo V. Monti, Cesena
E io sono Maria
mia piccola bimba,
e non sono scomparsa.
Mi cerchino pure,
io sono nel cuore
nel tuo piccolo cuore.
Non sono scomparsa
e nemmeno dispersa,
non sono fuggita.
Io sono la brezza leggera
del marinaio che rientra,
mia piccola bimba,
sono diventata coscienza
che non si può toccare.
Per chi mi vuole
io sono libertà,
per chi mi cerca
io sono giustizia.
Nessuno m’ha ucciso,
mia piccola bimba,
io sono un’idea,
un’umile idea
che fa grande
il lungo cammino dei giusti.

"Antologia per una strage" di Gian Pietro Testi
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