Loading presentation...

Present Remotely

Send the link below via email or IM

Copy

Present to your audience

Start remote presentation

  • Invited audience members will follow you as you navigate and present
  • People invited to a presentation do not need a Prezi account
  • This link expires 10 minutes after you close the presentation
  • A maximum of 30 users can follow your presentation
  • Learn more about this feature in our knowledge base article

Do you really want to delete this prezi?

Neither you, nor the coeditors you shared it with will be able to recover it again.

DeleteCancel

IL MITO DI CRONO E DEI SUOI FIGLI

No description
by

Andrea Faggiano

on 22 September 2014

Comments (0)

Please log in to add your comment.

Report abuse

Transcript of IL MITO DI CRONO E DEI SUOI FIGLI

Il posto di Urano fu occupato dallo stesso Crono, dominatore del tempo, il quale prese in moglie sua sorella Rea. Dalla loro unione nacque la prima generazione degli dei dell’Olimpo: Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone e in ultimo Zeus. Un giorno però un oracolo predisse a Crono che avrebbe avuto la stessa sorte del padre, e allora decise di imprigionare i suoi figli nel suo stomaco divorandoli. Rea, prima di partorire Zeus, chiese aiuto ai suoi genitori che le consigliarono di avvolgere una pietra con delle fasce e consegnarla a Crono. Questi, che non distingueva il masso dalla carne, lo divorò senza accorgersi di nulla. Nel frattempo Rea aveva partorito il suo ultimo figlio a Creta e aveva affidato alle ninfe del mare il compito di crescerlo e badare a lui per i suoi primi anni di vita.
Una volta cresciuto, Zeus tornò in Grecia e riuscì a far risputare al padre tutti i figli che aveva trangugiato, e insieme a loro gli mosse guerra. L’aspro conflitto tra dèi e titani durò dieci anni ed ebbe fine solo quando il dio del tuono liberò dall’Ade i giganti e gli ecantonchiri, preziosi alleati per le fila degli dei. Terminata la guerra, Zeus pose il suo trono sull’Olimpo e condannò Crono e gli altri titani alle prigioni del Tartaro.
GOAL!
Thank you!
Crono trascorse un lungo periodo di isolamento e tristezza, al termine del quale, secondo un’antichissima tradizione orfica, padre e figlio si riconciliarono ed egli pose la sua sede nell’isola dei Beati. Qui si trasformò in un re buono, dedito alla prosperità del suo regno, un dio dell’agricoltura che governa con saggezza.
“Saturno che divora i suoi figli” è un dipinto del pittore spagnolo Francisco Goya, realizzato negli anni tra il 1819 e il 1823, conservato nel museo del Prado a Madrid. L'opera fa parte della serie detta delle "Pitture nere", serie di tredici dipinti realizzati da Goya sulle pareti della propria casa.
Sono state offerte varie interpretazioni del significato del dipinto: il conflitto tra vecchiaia e gioventù, il tempo come divoratore di ogni cosa, la Spagna che divorava i suoi figli migliori in guerre e rivoluzioni, o, più in generale, la condizione umana nei tempi moderni. Un'altra interpretazione identifica la figura di Crono con quella di Ferdinando VII, che dopo la restaurazione e il ritorno sul trono di Spagna attuò il ripristino dell'assolutismo e la repressione di qualsiasi fermento d'ispirazione liberale.
IL MITO DI CRONO E DEI SUOI FIGLI
Il mito racconta di come Urano, Dio del cielo, ogni notte si univa alla sua sposa Gea, la terra, la quale subito dopo generava un figlio. Urano però, non sopportando l’idea che uno di loro avrebbe potuto sottrargli il trono, decise di confinarli negli antri più bui di tutta la Grecia. Gaia, ferita nella maternità e desiderosa di vendetta nei confronti del marito, liberò i suoi figli e ordinò a Crono, il più giovane tra di loro, di evirare suo padre durante il suo prossimo rapporto con la madre. Il piano andò a buon fine e, secondo la leggenda, dal sangue perso da Urano nacquero le Erinni, i Giganti e le Ninfe.
Full transcript