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Andromaca

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by

Silvia Torchio

on 16 January 2014

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Transcript of Andromaca

Il personaggio di Andromaca
Andromaca - figlia di Eezione, re di Tebe Ipoplacia, nonchè moglie dell'eroe Ettore- è uno dei personaggi femminilii più profondi, commoventi e toccanti della mitologia greca.
Figura di donna rappresentata nei suoi aspetti più tragici, ha assunto una funzione quasi atemporale, priva di vincoli generazionali e di costume (benchè profondamente ancdromaca compare nella letteratura latina e ha, inoltre, costituito fonte di ispirazione persino per poeti più vicini a noi. E' poi rappresentata in numerosi dipinti, sia dell'antichità (vasi greci, domus aurea di Nerone), sia dei secoli successivi.
Significato del nome?
Andromaca è personaggio interessante già a partire dal significato del nome. Andromaca, dal greco "colei che combatte gli uomini".
Nell'antica grecia la donna veniva esclusa dalla vita pubblica della polis, essendole riservato il titolo di padrona della domus, dove però, in assenza di leggi, era sempre l'uomo a governare.
Ma quanto è rilevante una tale definizione in un mondo maschilista come quello greco?
"Nè consigliera, nè consolatrice,
la donna greca era solo lo strumento
della riproduzione e della
conservazione del gruppo
famigliare".
La condizione della donna nell'antica grecia
Perchè, secondo il pensiero greco,
il "femminile", soprattutto al di fuori
della domus, non poteva avere
una voce?
All'interno dell'opera omerica le donne
sembrerebbero dare più spazio al SENTIMENTO rispetto alla ragione, più cura agli AFFARI DEL PRIVATO rispetto a quelli della sfera pubblico-politica. Il maschio è invece colui che, per natura, è in grado di comandare.
...ma, è vero?
Nel canto VI dell'Iliade, che racconta di quando Ettore decide e riferisce ad Andromaca l'intenzione di andare in guerra, ella effetivamente sembra in un primo tempo incapace di uno sguardo distaccato della situazione.
"Misero, il tuo coraggio t'ucciderà, tu non hai compassione del figlio così piccino, di me siagurata, che vedova presto sarò, presto t'uccideranno gli Achei, balzandosi contro tutti: oh, meglio per me scendere sotto terra, priva di te; perchè nessun'altra dolcezza, se tu soccombi al destino, avrò mai, solo pene! Il padre non l'ho, non ho la nobile madre. Il padre mio Achille l'ha ucciso e la città ben fatta dei Cicili ha atterrato, Tebe alte porte; [...] Ettore, tu sei per me padre e nobile madre e fratello, tu sei il mio sposo fiorente; ah dunque, abbi pietà, rimani qui sulla torre, non fare orfano il figlio, vedova la sposa."
Tali parole rivelano
il carattere tenero
e la disperazione
di Andromaca,
che vede minacciate le persone amate. Prevalgono
l'altruismo, la preoccupazione per l'altro, i sentimenti e le ragioni del cuore di cui, tuttavia, Andromaca è la sola interprete...
Come reagisce Ettore?
Egli conserva fino in fondo la propria razionalità, spinto da un severo senso di dovere e responsabilità. E' un uomo obbligato, come tutti gli eroi omerici, ad anteporre la difesa della patria e dell'onore agli effetti privati e ai sentimenti, nonostante comunque il suo cuore sia vicino alle sorti del figlio e della moglie.

E' allora che Andromaca azzarda: si intromette nella sfera puramente maschile della guerra, consigliando una diversa tecnica militare al marito. Sembra qui che Omero indichi con ciò una possibile, diversa lettura delle "cose del mondo", ma l'equilibrio tra i sessi presto si ricompone. Egli risponde:
"Su, torna a casa, e pensa all'opere tue, telaio e fuso; e alle ancelle comanda di badare al lavoro; alla guerra penseran gli uomini tutti e io sopra tutti, quanti nacquero ad Ilio".
Andromaca, così, non insiste: rientra nel suo ruolo e - donna greca per eccellenza - accetta e riconosce l'aretè dell'uomo guarriero, di colui che, giustamente, sacrifica anche la propria vita e quella dei propri cari in onore della patria.
I lamenti di Andromaca
e la sua presunta....PAZZIA?

Andromaca vede atrocemente morire Ettore per mano di Achille in un ultimo duello decisivo sotto le mura di Troia.
Nel XXII libro dell'Iliade si racconta che "l'infelice" corre fuori di casa "come una pazza", priva di ritegno e autocontrollo e che quando vede il corpo senza vita del marito, sviene.
Ella è assimilata ad
una folle,
un'invasata, una menade.
Il verbo greco "mainomai", solitamente ultilizzato da Omero a riguardo del furor che incendia l'animo dei combattenti, indica uno stato di assoluta irrazionalità, di perdita di autocontrollo.
!
Nel XXIV canto così si rivolge, piangente, al defunto marito:
"Marito mio, giovane hai perso la vita, mi lasci vedova in casa: è così piccolo ancora il bambino che abbiamo messo al mondo, io e te sciagurati, e non credo che giunga al fiore degli anni; sarà prima distrutta del tutto la nostra città; perchè sei morto tu, il custode vigile, che la proteggevi, difendevi le spose fedeli e i bambini, che se ne andranno ormai sulle navi ricurve, ed anche io con loro."
Andromaca - posseduta e dominata non da
Dioniso, ma dal dolore per la perdita della
persona cara - ricorda una menade
e, da menade, "sragiona" arrivando
anche a criticare l'eccessivo eroismo
del marito che lo ha condotto alla morte. La donna, che in qualche modo pretende di affermare un'etica privata, lo fa da invasata, priva di ragione.
Andromaca riacquista la
fierezza della sposa omerica
nel momenti in cui, nonostante
tutto, si mostra orgogliosa
del valore del defunto marito.
Le troiane di Euripide
L'Andromaca delle Troiane di Euripide è personaggio simbolo della donna seprata dai suoi cari, umiliata, strappata alla sua casa, alle sue origini, ridotta alla sorte di un qualsiasi bottino di guerra spartito brutalmente tra i vincitori. Una donna disperata, una madre costretta ad assistere alla morte del piccolo Astianatte per mano del nemico. Struggente il discorso che rivolge al piccolo:
"Oh figliolo adorato, mio conforto dei giorni estremi, solo la tua mamma devi lasciare. Muori, che tuo padre era tra i più forti. Quella stessa forza che per altri fu vita, per te è morte. [...] Ti getteranno a capofitto, giù dalle torri, ti getteranno via senza pietà. Tenero bimbo mio, mille volte cullato, accarezzato, stretto al seno, dolcissimo profumo tenero corpicino, che inutilmente ho trattenuto al petto quand'eri in fasce, vale le fatiche, le pene logoranti, sopportate con tanta gioia. Per l'estrema volta saluta la tua mamma..."
Una donna piegata dunque, spezzata da un destino crudele che, ancora, si esprime in lamenti di autocommiserazione ed evoca la morte, piuttosto che vivere una vita così misera:
"A me nemmeno la speranza resta, conforto estremo ai miseri mortali. Nè m'illudo - è sollievo l'illusione - d'aver pausa al dolore".
e dopo la guerra di Troia?
Vi sono versioni differenti su cosa
accadde dopo la guerra di Troia.
Sappiamo però che gli Achei si
spartiscono le donne della casa reale
e che Andromaca viene vinta da Pirro,
colui che le ha ucciso il marito.
L'"Andromaca" di Euripide
L'Andromaca di Euripide, che si colloca in una parentesi dell'Eneide di Virgilio, narra la vita della donna successivamente alle vicende infauste della guerra di Troia.
Andromaca, dopo aver dato alla
luce un figlio a Pirro, è qui costretta a subire l'ira di Ermione che, gelosa del suo sposo, convinta che Andromaca stessa l'abbia resa sterile con l'intento di sabotare il suo matrimonio, chiede l'aiuto del padre Menelao per uccidere la rivale e il piccolo figlio illegittimo Molosso. E si rivolge alla donna in tono sprezzante:
"Tu, che schiava sei, che preda sei guerra, da questa casa vuoi scacciarmi, ed esserne tu la signora, e pei tuoi filtri in odio son venuta al mio sposo, ed il mio grembo fatto è, per colpa tua, sterile e vizzo: chè delle donne d'Asia a tal bisogno scaltrissimo è l'ingegno. Io, però, fine saprò porre a tue mene; ed a te nulla la casa gioverà della Nereide, nè l'altare nè il tempop, e tu morrai".
l'Andromaca di Euripide è però figura scaltra e fiera: considerando tutti i versi in cui ella prende parola, credo proprio che il poeta abbia inteso celebrarne l'intelligenza e la furbizia. Andromaca, infatti, risponde a tono alle assurde accuse di Ermione e, nonostante sia sempre la sessa donna disperata dell'Iliade e delle Troiane, allo stremo delle forze, si schiera con determinazione in difesa del figlio, rischiando la morte, e distruggendo con la dialettica la rivale. Tra le tante battute che ho trovato potenti e al contempo spiritose, ella dice:
"No, lo sposo non t'odia pei miei farmaci, ma perchè non sei una donna piacevole con cui vivere"
Andromaca si rifiuta quindi di uscire dal tempio in cui si è rifugiata per non essere uccisa da Ermione, ma al sopraggiungere di Menelao con Molosso, è costretta ad uscire dal recinto sacro per difendere il figlio minacciato di morte. Sarà l'anziano Peleo, nonno di Pirro, a risolvere la situazione salvando entrambi. Mentre Ermione si dispera temendo l'ira del marito per aver tramato contro Andromaca, appare sulla scena Oreste, il quale ha aizzato gli abitanti di Delfi contro il rivale spargendo voce che egli avesse depredato il santuario dei tesori offerti dei devoti. Pirro verrà ucciso. Appare infine Teti che ordina, tra l'altro, ad Andromaca di trasferirsi nella terra dei Molossi e sposare Eleno.
Come si svolge la vicenda?
L' Eneide di Virgilio
Nell'Eneide virgiliana è raccontato l'incontro tra Enea, Andromaca e il suo nuovo marito Eleno. L'eroe giunge, infatti, in Epiro dove, incontrando i due troiani, rivive i ricordi della città fondada dal figlio di Priamo. Assistiamo qui ad una scena struggente che vede come protagonista Andromaca, ancora straziata dal dolore e incapace di superare la morte crudele del marito Ettore:
"Dopo l'incendio di Pergamo io, trasportata per mari lontana, ho partorito in schiavitù, ho sopportato la sdegnosa superbia di Pirro, figlio di Achille. Pirro, volendo sposare la lacedemone Ermione, nipote di Leda, diede me schiava al suo schiavo Eleno".
Andromaca sembra continuare a vivere
tra presente e passato, sembra non riuscire
a superare il muro di dolore che la divide
dalla vita vera. E' diventata, ormai, paradigma
del dolore vedovile. Una donna per cui il tempo si è
fermato; un fantasma che vaga ancora tra i resti della sua amata città. E' persino convinta che Enea sia irreale e che reale sia, invece, il mondo che da sola si è creata. All'apparire dell'eroe grida
"Se più non brilla per te questa luce, allora dov'è Ettore?"
Nell'abbraccare il piccolo Ascanio, figlio di Enea e Creusa, rivede- poi - con immuto dolore, Astianatte
"Tu, del mio Astianatte per me unica immagine: come te lui muoveva lo sguardo, e il viso e le mani, ed ora con te fiorirebbe, a te lui eguale di anni"
E' ancora la moglie di Ettore
e la madre di Astianatte e così, dopo aver fatto libagioni ai cari morti in memoria del proprio amore per il marito e per il figlio, saluta così Enea che si allontana per ripartire:
"Allora Andromaca, triste per quell'estremo addio, porta al piccolo Ascanio i suoi doni, vestiti ricamati con fili d'oro, e un mantello frigo. Prendi questi regali, o fanciullo, in ricordo delle mie mani, in memoria dell'amore di Andromaca, moglie di Ettore".
...E l'Andromaca di oggi?
Charles Baudelaire (1821-1867) nella bellissima poesia intitolata "Il cigno" richiama la figura di Andromaca con versi struggenti e commoventi, che celebrano ancora una volta la donna nella sua dimensione di guerra, esiliata e sola. In una Parigi che viene distrutta dalla nuova urbanistica, davanti alla vista del poeta, appare un cigno, che è intento a cercare disperatamente un corso d'acqua degno del suo corpo maestoso tra gli asporchi rigagnoli che scorrono tra le rovine delle demolizioni della città.
"E' a te che penso, Andromaca! (e insieme a te) A chiunque abbia perduto, ciò che non si ritrova mai, mai a quelli che si abbeverano di lacrime, e succhiano il latte di quella buona lupa che è il dolore!"
Andromaca è ormai figura emblematica del dolore, dello smarrimento, del senso di impotenza che ciascuno di noi prova per la perdita di ciò che ci è caro (nel caso di Baudelaire, gli amanti luoghi dell'infanzia). In questo senso, come ho detto all'inizio, è ormai figura atemporale; personaggio che conserva nei secoli il proprio significato e la propria forza. Probabilmente ben oltre le intenzioni del suo primo narratore, diventa, ad ogno nuova lettura, sempre più interessante e intrigante.
Una curiosità...
La fragile forza di Andromaca colpì anche Heinrich Schiliemann che col suo nome chiamò la propria figlia.
Jaques Luois David
XVIII secolo
Ettore e Andromaca

Giorgio De Chirico

XX secolo
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