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Leopardiano e il suo pensiero

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Arianna Deserio

on 23 November 2015

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Transcript of Leopardiano e il suo pensiero

Un poeta illuminista

Il pensiero di Leopardi
Il Pensiero...
La poetica leopardiana
È ritenuto il maggior poeta dell'Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché una delle principali del romanticismo letterario; la profondità della sua riflessione sull'esistenza e sulla condizione umana – di ispirazione sensista e materialista – ne fa anche un filosofo di notevole spessore. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca.
Giacomo Leopardi
Progetto "Didattica capovolta"
Istituto M. Bassi Seregno
Classe 4^-Q
Il conte Giacomo Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837), è stato un poeta, filosofo, scrittore, filologo e glottologo italiano.
Il pensiero di Leopardi è caratterizzato, attraverso le fasi del suo pessimismo, dall'ambivalenza tra l'aspetto lirico-ascetico della sua poetica, che lo spinge a credere nelle «illusioni» e lusinghe della natura, e la razionalità speculativo-teorica presente nelle sue riflessioni filosofiche, che invece considera vane quelle illusioni, negando ad esse qualunque contenuto ontologico.
Per definire la poetica leopardiana possiamo individuare delle coppie di parole chiave:
Desiderio/Noia
Finito/Infinito
Dolore/Piacere
Natura/Antropocentrismo
Il pensiero di Leopardi, è basato sul pessimismo il quale si divide in tre fasi:
Pessimismo individuale
Pessimismo storico
Pessimismo cosmico
L'uomo è destinato all'angoscia e all'infelicità, unico conforto è la contemplazione della natura, il destino del singolo è il destino di tutta l'umanità.
L'uomo è la causa della propria infelicità, perchè confida troppo nella ragione, si allontana dallo stato di natura primitivo, ingenuo e fantasioso in cui si trovava originariamente, non ha fiducia nella modernità.
Durante questa fase Leopardi cambia la sua visione della natura, improvisamente la vede come la causa di tutti i mali dell'essere umano chimdola Matrigna. Nel periodo del pessimismo cosmico Leopardi sostiene, che l'uomo è destinato a soffrire per tutta la vita e troverà la felicità solo nella morte.
Ora vediamo ognuna di esse in dettaglio:
Desiderio/Noia
Desiderio - per Leopardi ogni essere è stimolato per natura da un continuo desiderio di piacere
Desiderio del piacere - questo desiderio incessante potrebbe essere appagato solo da un piacere infinito. Ma i piaceri che ci offre la realtà sono insufficienti a soddisfare la nostra natura che ci spinge a volete sempre di più senza mai trovare soddisfazione. La Natura non ci ha solamente dato il desiderio della felicità, ma il bisogno; vero bisogno come quel di cibarsi. Perché chi non possiede la felicità è infelice come chi non ha di che cibarsi, patisce la fame. Or questo bisogno ella ci ha dato senza la possibilità di soddisfarlo
L'infelicità umana - deriva appunto dall’ insuperabile distanza tra l’ infinità del desiderio e la finitezza della realtà. Nella seconda fase del suo pensiero, l’infelicità dell' uomo non dipende da questa o quella situazione storica ma dalla contraddizione tra ciò che egli percepisce come il suo fine personale, il piacere, il graduale deperimento, annullamento e riciclaggio a cui la Natura lo destina insieme a tutte le altre parti dell’ universo.
Noia - non è altro che il desiderio puro della felicità non soddisfatto dal piacere, e non offeso apertamente dal dispiacere.
La Noia, per Leopardi, è definibile come l'assenza contemporanea di piacere e di dolore. La noia corre sempre a riempire tutti i vuoti che il dolore ed il piacere lasciano nell'animo umano.
Finito/Infinito
Natura/Antropocentrismo
Natura
Secondo Leopardi gli antichi erano felici perchè più vicini alla Natura.
La Natura conduce costantemente l’uomo innanzi a difficoltà o eventi che causano unicamente sofferenza ma essa ha dotato il genere umano di immaginazione, facoltà peculiari é fondamentale per l’essere umano che, facendone uso, evade dalla realtà infelice della vita abbandonandosi ad un mondo interiore.
La natura del pessimismo storico leopardiano, benigna con i propri figli, si trasformerà presto in natura maligna, con l’accentuarsi nel poeta della concezione meccanicistica del mondo.
Benigna
Matrigna
La Natura è vista come la sola colpevole dei mali dell’uomo; essa è ora un organismo che non si preoccupa della sofferenza dei singoli, ma svolge incessante e noncurante il suo compito di prosecuzione della specie e di conservazione del mondo: è un meccanismo indifferente e crudele che fa nascere l’uomo per destinarlo alla sofferenza. Infatti la natura, mettendoci al mondo, ha fatto sì che in noi nascesse il desiderio del piacere infinito, senza però darci i mezzi per raggiungerlo.
Antropocentrismo
Secondo Leopardi l'uomo è insignificante di fronte al cosmo e fa una critica all'antropocentrismo illuminista: si tratta di un antropocentrismo fanatico, al quale egli si oppone con forza, affermando che la storia non è progresso, ma regresso dal primitivo stato di natura, buono e felice, allo stato di civiltà, corrotto e decadente.
Dolore/Piacere
Il piacere, secondo Leopardi, è la mancanza del dolore, ma non il contrario.
Attraverso il dolore, la superficie della conoscenza si rompe e si apre l'abisso della profondità delle cose, ci appare la loro possibile insensatezza.
Fine
Il motivo dell' infinito, in Leopardi, come processo mentale che si muove su due elementi fondamentali: quello spaziale (interminabili spazi) quello temporale (l' eterno e le morte stagioni..) è un tema ricorrente e il rapporto tra finito ed infinito, come dimensione dell' immaginazione è legato, nel poeta, al piacere e al sentimento. Il poeta infatti ama “naufragar” nell' infinito e nell' eterno come processo immaginativo e consolatorio che, pur se dominato dalla ragione, esprime un processo conoscitivo (Sapegno) che comporta una eliminazione dei dati reali e concreti (l' eclusione determinata dalla siepe; lo stormire delle piante determinato dal vento;…) per “abbracciare” l' infinito come superamento dei limiti posti all' uomo.
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tante parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra queste
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.
Infinito
Finito deriva dal latino fines cioe confini , qualcosa che è determinato , che è finito , che ha dei margini . Finito è qualcosa di razionale qualcosa che riesci a vedere . Per Leopardi la realtà finita delle cose costringe sempre ad andare di là , a vedere cosa c 'è di la dalla realtà perchè la realtà quanto sia bella lo costringe a superarla. Questo concetto è legato alla concezione di materialismo. In tal senso, la materia è l’unica realtà e tutto ciò che accade nell’universo deriva dai movimenti e combinazioni di essa, volendosi con ciò intendere che ogni attività spirituale (compresa l’attività pensante) e ogni manifestazione di energia o di vitalità sono riconducibili alla struttura e all’organizzazione della materia. La materia indica tutto ciò che ha estensione, occupa uno spazio, possiede massa, peso e movimento, inerzia, resistenza, impenetrabilità, attrazione e repulsione. Essa è il costituente primordiale dell’universo nel quale sono reali soltanto gli enti e i processi sensibili, mentre gli eventi o processi mentali e spirituali sono determinati unicamente dai processi materiali.
La concezione materialistica dell’essere sostiene, dunque, la realtà dei soli enti materiali e nega le entità immateriali, come l’anima, lo spirito, ecc.
L’infinito leopardiano è una testimonianza di quel dissidio tra finito ed infinito, tra realtà e ideale, che caratterizza l’uomo romantico.
Il tema della poesia è la contrapposizione tra il finito e l'infinito, tra il temporale e l'atemporale, tra il materiale e l'immateriale, tra il presente e il passato.
La poesia descrive il poeta solo sul monte Tabor a Recanati. Una siepe impedisce a Leopardi la vista di buona parte dell’orizzonte e questo ostacolo suscita in lui una riflessione su ciò che trascende il reale e fa spaziare nell’immensità. La siepe rappresenta dunque una barriera tra il mondo esterno e i pensieri del poeta. Essa è il simbolo di tutto ciò che è limitante e limitato e quindi stimola l’immaginazione e l’istintivo bisogno, proprio di ogni uomo, di infinito. Stando seduto ad osservare, egli immagina spazi interminabili oltre la siepe, silenzi che superano ogni possibilità di comprensione da parte dell’uomo e una quiete assoluta dove il cuore prova quasi smarrimento.
L’improvviso stormire delle foglie lo riporta alla realtà ma come la siepe gli aveva suggerito l’idea dell’infinito spaziale così il rumore del vento gli suggerisce l’idea dell’eternità, cioè dell’infinito temporale.
Le sue riflessioni perdono ogni definizione logica in questo infinito che si estende senza confini nello spazio e nel tempo. Egli si abbandona dolcemente in questa nuova dimensione annullando la propria identità.
L’uso dei dimostrativi permette al poeta di giocare tra il finito e l’indefinito, creando una dialettica tra realtà e immaginazione (questo indica vicinanza, quello lontananza).
Dissidio Finito/Infinito
Per chi volesse scoprire un pò di più...
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