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confronti

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by

Alessandra Tacchini

on 30 March 2015

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confronti
il rituale
punti di attenzione
in Eschilo, Elettra era "la memoria vivente di ciò che la crudeltà di Clitemnestra ed Egisto hanno prodotto" Rosenmeyer 1982
in Sofocle Elettra è memoria irriducubile ad ogni sviluppo, intensificazione del carattere eschileo
la tragedia inizia all'alba, in Eur. inizia con un notturno
l'ambiente è l'agorà di Micene in cui entrano Oreste e Pilade, forti del responso di Apollo, il piano è già elaborato, prescinde da Elettra
l'eroina entra sola, la sorella rimane dinanzi al palazzo ; "Io non smetterò mai /i miei canti di lutto e i miei cupi lamenti, /finchè vedrò le luminose scie/ degli astri e questa luce che fa il giorno " vv. 103-106
Elettra centrale, marginale la tomba di Agamennone
le donne del coro intonano entrando il threnos, Elettra rivendica il diritto al delirio "lasciate che io sia pazza, così vi prego" v. 135
condizione di assoluta solitudine, mentre Oreste "vive felice la sua giovinezza, celata ad ogni dolore" v.159, incomprensibile alle sorelle Crisotemi ed Ifianassa
Elettra, Sofocle
demitizzare Elettra
rinnegare Eschilo
comprendere Clitemnestra
Euripide, Elettra
la luttuosa parodo chiarisce ai due spettatori lo scopo della
cerimonia
la ordina Clitemnestra
dystheos gynà
il corale sintetizza le immagini che scandiscono la trilogia : buio, grida, certezza di rovina>
ritorno del rimosso
(Goldhill 1992)
la
cerimonia è un rito di riparazione
a cui le Coefore sono costrette , una
grazia ingrata

chàrin achàriton
v. 44
Elettra emerge dal coro> sorta di iniziazione> prospetta tre possibili forme di esecuzione del rito: doni della sposa cara; contraccambio; libare in silenzio "come fa chi getta le scorie di un sacrificio" v. 98 > replica del delitto e sua memoria> richiamo alla vendetta
prende consistenza l'identità di Elettra
Eschilo, Coefore
agnizione probabilmente desunta da Stesicoro
riconoscimento modulato con ambiguità> speranza- presentimento di catastrofe
ricciolo (vv. 164-181); impronta (vv. 205-211)
il riconoscimento di Oreste> l'autoriconoscimento di Elettra
fin dal prologo marcata la distanza tra presente scenico ed antefatti, anonimo Contadino
non più condizione servile nella reggia, Clitemnestra con questa trovata ha salvato la figlia dalla morte
Elettra: egocentrismo dell'orgogliosa ereditiera defraudata
primo incontro tra i fratelli, casuale, Oreste si cela , richiamo ad Eschilo
il riconoscimento avviene dopo una lunga sticomitia che sostituisce l'aperta agnizione delle Coefore
strudente contrasto non solo tra l'attuale condizione e quella passata, ma anche in modo più sottile tra l'elogio dei valori del Contadino e l'abbrutimento scelto ed ostentato da Elettra
contrasto tra la generosa accoglienza agli ospiti offerta dal contadino e la reazione dei fratelli di nobile padre, rigidi nel loro ruolo, autoesclusi dal reale, che invece tocca il Contadino, di cui Oreste tesse le lodi, esplicitando la critica dell'eroismo e la critica sociologica
rinnegare Eschilo
(ferocia delle critiche euripidee ad Eschilo, eco in Ar. Rane)> esplicito intento nella convocazione e arrivo del Pedagogo, che riprende i motivi dell'agnizione delle Coefore
non parodia ma
demistificazione
consapevole e razionalista di ogni riconosciuto standard di eroismo
il ricongiungimento avviene solo al v. 567> non è l'eroe ma il Vecchio a svelare l'arcano
al nome di Oreste, rimprovero duro: " E io sempre lo attendo, qui, instancabile; e senza figli, senza/ sposo , mi aggiro, misera, per sempre/intrisa nel mio pianto, io e la mia sorte/ di mali interminabile. (...)/ "Vuole tornare" sempre "vuole", lui/ ma non si degna d'apparire mai." vv, 164-172
ribaltamento dell'evoluzione del personaggio presente in Coefore, non c'è spazio per una maturazione dell'eroina, nè per una presa di coscienza guidata dal Coro come in Coefore, nè per una assimilazione tra fratelli. Qui il Coro invita alla moderazione ed Elettra ed Oreste appaiono lontani
il dolore di Elettra nasce da una forma di
ate
, acettata e rivendicata


diversamente da Elettra di Coefore che pregava di essere più onesta della madre, la preghiera di questa Elettra è ben diversa. "Per chi fa questa vita, amiche mie, nè conservarsi onesti/nè nutrire riguardi è più possibile. chi vive in mezzo ai mali/non ha altra scelta: dovrà fare il male" vv. 307-309
emblema di eccezionalità praticata da una donna nobile eugenès, nobiltà guadagnata in contenuto morale a riprendere ciò che ha perduto sul piano sociale /gentilizio, rispetto alla madre, ma anche alle sorelle e all'assente Oreste
funzionale il confronto con Crisotemi che esercita funzione di contrasto analogo ad Ismene in Antigone


solitudine dell'eroina
dialogo lirico vv. 306-478; Elettra, Oreste , Coro > traducono la comune volontà in piano d'azione
momento di scelta (Dodds 1973) di Oreste, congiunzione tra motivazioni esteriori ed interiori assunzioni di responsabilità
Oreste accetta come propria volontà l'idea del matricidio ordinato da Apollo
"il lutto diviene vendetta" Reinhardt 1949, il processo simbolico finora delineato trova compimento
ad Elettra tocca la proma menzione della madre , vv. 418-422: "Che cosa posso dire per convinverti? Tutti i mali subiti/per mano-sì- di chi ci ha generati?/ Adulare è possibile, ma il male/ non si medica: il cuore è come un lupo/ selvaggio, non si placa; abbiamo il cuore/ di nostra madre"
si tratta di un lamento funebre di doppia prole, ma Elettra invoca giustizia dopo tane ingiustizie, Oreste esprime il conflitto dei valori "Ares contro Ares, Giustizia lotterà contro Giustizia" v.461
incompiuta simmetria tra i fratelli> Oreste sviluppa i propositi di vendetta con la complicità del coro e di Elettra, supera il dissidio tragico ma l'indecisione rimane la cifra del dramma
a questo punto Elettra può scomparire
ha contribuito, iniziata da Coro, all'iniziazione di Oreste
il rito di Elettra ha ripetuto il rito con cui Oreste ha inziato la tragedia, segnando la propria emncipazione dai desideri della madre, l'agnizione ha individuato la figura del vendicatore
esce di scena al v. 584, diversa dalla madre "donna dal cuore maschio" (Ag.v.11), lascia l'esecuzione della vendetta al fratello maschio
ma si è riconosciuta come doppio del fratello e potenziale erede della madre assassina
Elettra scompare
alla fine l'eroe è riconosciuto dal marchio, la cicatrice cfr. Od XIX, 428-466
mezzo eroe>< mezzo riconoscimento
coerente l'indecisione di Oreste vv. 597-604
il Vecchio richiama la necessità della vendetta v. 613; organizza il piano dell'agguato ad Egisto vv. 621-648
Oreste> estenuazione del modello eschileo
Elettra> estremizzazione del modello , piano per uccidere Clitemnestra, esaltazione
Elettra sofoclea> tragedia di incontri
incontro mancato: prologo-Oreste/ poi -Coro, Crisotemi, Clitemnestra
regina doppio di Elettra, trama la morte della figlia, gioisce di quella del figlio, festeggia quella del marito, negazione di ogni attributo di maternità
però> si appella alle ragioni della Dike ed estremizza la giustizia di Elettra, che demolisce radicalmente le argomentazioni della madre
affermazione della propria sovvertita e per questo eccezionale moralità :" Tu proclamalo a tutti. se ti va, che io sono malvagia,/ o tutta piena di sfrontatezza-ebbene, se di tanti/ crimini sono esperta, certo non disonoro la tua stirpe" vv. 606-609
non demitizza Oreste, ma l' inganno protratto magnifica Oreste e ribadisce la solitudine di Elettra
inscena non la parodia dell' agnizione eschilea ma la sua preterizione
Crisotemi irrompe sulla scena e svela l'inganno
Elettra si rivela ad Oreste, non il contrario, ed incarna l'isolamento assoluto dell'eroe sofocleo vv. 1174-1226

ormai dopo il riconoscimento l'azione è destinata al compimento, E.prega Apollo, mentre in casa il matricidio di consuma, Elettra ne commenta lo svolgimento. Poi attrae Egisto all'imboscata
"seme d' Atreo, con quante sofferenze/ ti sei aperto una via alla libertà/ tu che tocchi, con questo ultimo slancio, la tua fine" vv. 1508-1510
il riconoscimento
il matricidio
esordio perduto
Ar.
Rane,
vv. 1126-1128; 1172 ss. > preghiera di Oreste sulla tomba
altre citazioni restituiscono versi 6; 8
Oreste estraneo> parodo scena maestosa e spettacolare>
straniamento


Oreste:


Che cosa sto vedendo? Chi sono queste donne in lunga fila/ che procedono, splendide nei loro/neri mantelli? Cosa sta accadendo? Cosa devo pensare?/ Tocca un altro dolore alle mie case?/ O è giusto ciò che penso, e queste donne/portano libagioni per mio padre, a placare chi è morto?/Deve essere così. Ecco Elettra, credo/ che viene avanti: mia sorella, splendida/ nel suo cupo dolore


vv. 10-17
bibl. F.Condello, Elettra, Roma 2010
CORO
Io devota - è un altare - alla pietra del padre, ti dirò - insisti - il pensiero che mi viene da dentro.
ELETTRA
Di', dunque, come ti detta la devozione per la fossa paterna.
CORO
Versa, ed esclama preghiera solenne per chi gli è leale.
ELETTRA
A chi della famiglia do questo titolo?
CORO
Primo, a te stessa. E a chiunque abbia orrore d'Egisto.
ELETTRA
Per me, ma anche per te dirò questa supplica. Vero?
CORO
Tu stessa lo sveli: ormai l'hai compreso!
ELETTRA
Certo! Chi altro iscrivo alla nostra rivolta?
CORO
ORESTE! Pensa a lui: non importa se è via dalla casa.
ELETTRA
Avviso felice, questo. Non m'hai consigliato male.
CORO
Agli autori dell'assassinio, ora. Fissati in mente...
ELETTRA
Che parola, da dire? Indica, scortami fuori dall'incertezza.
CORO
Che qualcuno li assalga, spirito o uomo.
ELETTRA
A giudicare, vuoi dire, o a fare giustizia?
CORO
Pronuncialo schietto: a restituire la morte.
ELETTRA
Che preghiera, la mia, agli dèi! Sarà religiosa?
CORO
Di compensare chi ti odia col male? Dubiti?
trasformazione
dell'idea di giustizia nell'idea di fare giustizia
> invocazione

Elettra: Io chiamo, io invoco il padre: abbi pietà di me, / e fa' che Oreste-nuova luce- splenda/per queste case. Ora noi siamo come schiavi erranti, venduti dalla donna/ che ci ha dato la vita; e in cambio ha avuto un uomo/- Egisto-, che del tuo assassinio è complice. / Ora io vivo la vita di una serva: e dai suoi beni è esule/ Oreste: e loro due , senza più freni, / godono il frutto delle tue fatiche./ Tu fa' che Oreste arrivi qui, ti prego/ che la sorte lo assista; padre, ascoltami :/ tu fa' che io sia più onesta di mia madre, / che abbia mano più pura. / Questo prego per noi. Per i nemici/ chiedo che appaia, padre, chi ti vendichi, / e che uccida chi ha ucciso, come è giusto.

vv. 130-144
vv. 106-121
El-:Ecco, mio padre ha le sue libagioni. La terra le ha bevute./ Ma, adesso, dividete insieme a me , la mia sorpresa.
Co.: .....
El.: Io vedo un ricciolo reciso, qui, offerto sulla tomba/ (.....)

El. : E questa ciocca, poi, a guardarla bene, è uguale, è proprio come.....

Co.: Come quali capelli? Questo voglio capire

El.: Come i miei, proprio simile a guardarla

dubbio su Oreste; sconfortato presagio del coro
Ma ecco un secondo indizio, queste impronte, / ....e proprio uguali ai miei. / E i profili dei passi, qui, li vedo, appartengono a due/ uomini: lui in persona e qualcun altro che viaggia insieme a lui!/ (....)/ e i calcagni e i contorni dei talloni, se provi a misurarli, / corrispondono in tutto alle mie impronte!/ L'angoscia è qui, con me, e la mente crolla......
agnizione bipartita: ricciolo> ignoto offerente, ipotesi di Oreste è remota; impronta> nella sottolineatura delle due impronte diverse > esclusione del dono
in absentia

Se Elettra prospetta il ritorno di Oreste è solo perchè ogni altro congiunto risulta escluso
conferma in Sofocle
Aristotele afferma che questa scena ha carattere sillogistico , Ar. Poetica 16, 1455a, 4-6
Dopo che Oreste si è rivelato (vv. 212-234)> il dialogo sottolinea il carattere irrazionale della condotta sin qui tenuta da Elettra e, al tempo stesso, ne realizza i desideri

comunanza tra fratelli< logica conseguenza del processo simbolico e psicologico compiuto dall'eroina
vv. 238-243
Tu, dolcissimo amore per le case/del padre, tu speranza sospirata/ di un seme salvatore: credi in te stesso, e presto riavrai indietro/ la casa di tuo padre. Caro volto/ quattro nomi hai per me: io mi rivolgo a te come ad un padre, / non ho altra scelta; a te corre l'amore/ per mia madre- per lei non ho che odio: giusto odio- e per mia/sorella, che fu offerta in sacrificio, senza pietà; e tu sei/ il fratello di cui posso fidarmi: colui che mi rispetta.
Oreste può ora sciogliere la sua preghiera a Zeus compiangendo " la stirpe orfana dl padre aquila/ che è morto tra le spire e le volute della vipera orrenda" vv. 247-249
AZIONE RITUALE < imagerie animalesca
Oreste si allontana e l'assassinio di Egisto avviene fuori dalla scena, Elettra esclusa sente le grida e poi ne è informata dal messaggero non riconosciuto dall'eroina > separazione -esito conflittuale dell'agnizione . Non tirannicidio eroico
sterile e vuoto trionfalismo dei fratelli, che prepara l'arrivo di Clitemnestra, Oreste lascia la scena
l'ingresso della regina ricalca l'arrivo di Agamennone in Esch. Ag.
regina tormentata, mentre Elettra si offre come serva alla madre, ricorda gli antefatti
puntualmente presentati con logica diversa dalla figlia
Clitemnestra personaggio complesso nè omicida pentita nè eoina riabilitata
Elettra nella sua rigidità non può condannarla senza pena
infatti dopo l'assassinio il corpo viene coperto, come Oreste si era coperto gli occhi, rimane solo la desolazione
deus ex machina> carattere metateatrale della tragedia, preannuncio dell'assoluzione di Oreste> deliberata cancellazione di ogni valenza politico-comunitaria, confermato nella dissoluzione del mito dal riferimento al mito di Elena
vv. 254-281:" Io, mi vergogno, donne, se con tutti/questi canti di lutto, ai vostro occhi, il mio dolore eccede./ ma una forza violenta mi costringe:/capitemi, vi prego. una donna che sia davvero nobile/cosa dovrebbe fare, di fronte alle disgrazie di suo padre?/Disgrazie che-lo vedo-non finiscono/ma crescono più forti, ogni giorno e ogni notte./ Quello che fa mia madre, innanzitutto-lei che mia ha generato-/ha suscitato in me tutto il mio odio. E poi io vivo qui/nella mia casa, insieme agli assassini/di mio padre.Devo obbedire a loro. A loro devo tutto/ ciò che posso ottenere o che non posso/E immagina che giorni posso vivere, quando vedo che Egisto/ siede sul trono ch'era di mio padre/quando lo vedo uscire con i suoi/abiti addosso, e offrire libagioni/ al focolare dove lo ha ammazzato./ E poi l'ultima infamia, la più grande:/l'assassino nel letto di mio padre,/ al fianco di mia madre, maledetta- se madre è il nome giusto/per la donna che dorme insieme a lui. / Lei è tanto spudorata che osa vivere/ accanto a quell'impuro, e non c'è Erinni/ che possa spaventarla. No, al contrario: lei quasi se la ride deioi atti,/ e fa un giorno di festa di quel giorno/ in cui ha ucciso mio padre con l'inganno, / ne fa un giorno di danze, e scanna bestie/ per offrirle agli dei della salvezza."
vv. 341-346
"Figlia di un padre quale fu mio padre/ tu ti scordi di lui. A tua madre pensi. E' una cosa tremenda./E tutti i bei consigli che mi dai/ è quella donna che te li ha insegnati: nemmeno una parola che sia tua./ O l'uno o l'altro scegli: o tu sai rinunciare ad ogni saggezza/ o resti saggia, sì, ma perdi ogni memoria dei tuoi cari"
" se eroi come Edipo, Antigone, Aiace sono vittoriosi nella sconfitta....il paradosso dell' Elettra è che la sua protagonista è, in un certo senso, sconfitta nella sua vittoria: la sua vittoria è la sua tragedia" Segal 1966

"Il finale silenzio di Elettra- protagonista ben più pratica di Oreste- fa tutt'uno con il silenzio di Sofocle sul senso, sulla sensatezza stessa, della tragedia vissuta" Condello 2010
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