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Italo Svevo e James Joyce: analogie e differenze

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Alessandra Barelli

on 26 May 2016

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Transcript of Italo Svevo e James Joyce: analogie e differenze

Italo Svevo e James Joyce: analogie e differenze
Lo stretto rapporto nato fra i due e il confronto di idee non deve far pensare che Svevo fosse il “Joyce italiano”, ovvero che la Coscienza di Zeno e Dubliners non siano altro che due realizzazioni della stessa tecnica letteraria. L’elemento che accomuna i due è appunto il monologo interiore presente in entrambi i romanzi, ma diversa è la tecnica che viene usata per descrivere le coscienze dei protagonisti.
Joyce utilizza nelle sue descrizioni lo stream of consciousness (flusso di coscienza) in cui i pensieri dei Dubliners (abitanti della città di Dublino) sono colti nel loro nascere ma riportati senza alcun controllo da parte della ragione. I pensieri di Zeno Cosini, invece, nascono sotto il rigido controllo della coscienza che censura, cambia e riordina gli avvenimenti in modo che possano risultare il più possibile favorevoli al protagonista. Inoltre, Zeno non scrive per se stesso ma per il Dottor S.: ciò lo obbliga a filtrare il suo racconto e ad erigere barriere che impediscano il libero fluire dei pensieri.

Differenze tra il monologo di Joyce e quello sveviano
Una caratteristica tipica della letteratura del Novecento che riscontriamo quindi in questi due romanzi è la nascita del protagonista "inetto", legato ad un continuo fallimento dei due protagonisti.
Zeno racconta, per esempio nel secondo capitolo intitolato "Il fumo" i motivi per cui ha cominciato e non è mai riuscito a smettere di fumare elencando diverse date ritenute da lui significative di un nuovo inizio, che non ha saputo crearsi.
Eveline, l'abitante della città di Dublino dove "regna" la paralisi non riesce ad abbandonare quella città che la opprime nonostante ne abbia la possibilità.
Inettitudine in Zeno Cosini ed Eveline
Il rapporto nato tra i due ha rivelato diverse caratteristiche simili ed opposte che possiamo notare nei rispettivi romanzi "La coscienza di Zeno" e "Dubliners"
Svevo e Joyce si conobbero a Triste nel 1906 e nacque tra loro una stretta amicizia, che era anche scambio di esperienze letterarie. L'amicizia tra Svevo e Joyce nacque da circostanze del tutto casuali. Infatti Joyce, esule dalla sua Irlanda, insegnava a Trieste presso la Berlitz School, e Svevo prese da lui lezioni di inglese. Per Joyce "fu un sollievo immenso, nella noia mortale dell'insegnamento, trovare almeno un alunno con cui poter conversare". Quelle lezioni si trasformarono ben presto in discussioni letterarie. Pertanto, durante le visite a casa di Svevo, lo scrittore irlandese non disdegnò di parlare dei suoi progetti letterari e Svevo ben presto potè così leggere e ammirare alcune sue opere. In quello stesso autunno anche Svevo sottopose al giudizio di Joyce i suoi primi due romanzi Una vita e Senilità, pubblicati senza successo alcuni anni prima. Joyce li apprezzò tanto da incitare il triestino a proseguire nella scrittura letteraria.
Il rapporto fra i due
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