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VITTORIO ALFIERI

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by

Carlo Golini

on 22 January 2015

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Transcript of VITTORIO ALFIERI

1749
VITTORIO ALFIERI
I RAPPORTI CON L'ILLUMINISMO
SAUL
LE IDEE POLITICHE
Le Opere Politiche
Mirra
Titanismo e Pessimismo
La libertà astratta
L'odio contro la tirannide e il potere
L'individualismo alfieriano
1758
Studia nella Reale
Accademia di Torino
Nasce ad Asti da una
nobile famiglia
Della tirannide
Matrice illuministica(Montesquieu,Voltaire,Rousseau).
Distacco dalla cultura dei "lumi".
Collocazione su posizioni personali e peculiari.
Sfruttamento della lettura dei
philosophe per organizzare formalmente un groviglio di impulsi profondi.
Scontro con la situazione storica e politica dell'epoca causato dall'individualismo e dall'egocentrismo.
Produzione di avversione ed insofferenza insanabili.
La Vita scritta da esso
Le Rime
Fuga dal mondo assolutistico verso l'Europa
Scontro con con l'assolutismo monarchico in Europa
Scontro con la mentalità pratica,utilitaristica e razionale borghese.
Sdradicamento dal suo tempo, spaesamento totale,senso di solitudine.
Rifiuto del potere in assoluto e in astratto interpretato come "facoltà illimitata di nuocere".
-basi illuministiche, sensistiche, materialistiche.
-il rifiuto del culto della scienza: il freddo razionalismo
soffoca la violenza emotiva e passionale ("forte sentire").
-si ribella al controllo razionale illuminista ed esalta la dismisura, la passionalità sfrenata che innalza l'uomo.
-spirito religioso bisognoso di assoluto e infinito.
-senso dell'ignoto e del mistero che avvolge le ragioni dell'essere: inquietudine e impotenza contrastate dall'ottimismo illuminista del tempo.
-rifiuto dello spirito borghese teso all'interesse materiale.
-l'estensione della cultura non serve a "mutare gli schiavi in uomini liberi": solo le passioni e l'entusiasmo contagiano.
-ostile verso cosmopolitismo e filantropismo.
Iniziata nel 1790, pubblicata definitivamente nel 1803
La
Parte prima
è divisa in quattro epoche (
Puerizia, Adolescenza, Giovinezza, Virilità
), la
Parte seconda
è il seguito della quarta epoca
Lo stile è semplice e il lessico a volte inusuale
Il suo scopo è ricostruire il delinearsi della vocazione poetica di Alfieri, vista come il centro attorno a cui ruota tutta la sua esistenza
Alfieri mette in risalto la Tensione Eroica
Distacco dai Mémoires goldoniani
Alfieri riconosce l'impossibilità dell'eroico
Rapporto complesso tra Alfieri agens ed Alfieri auctor
INSOFFERENZA
"Diario segreto" del poeta
Prima parte
pubblicata nel 1789,
Seconda parte
nel 1804
Modello petrarchesco e lontananza del petrarchismo settecentesco
Il tema principale è l'amore lontano e irragiungibile, usato come mezzo per descrivere l'animo tormentato di Alfieri in perenne conflitto con ciò che lo circonda
E' presente anche il tema politico, Alfieri riprende la polemica all'Illuminismo e idealizza il passato contrapponendolo al presente mediocre
Alfieri presenta il suo animo come un insieme di "ira" e "malinconia"
La morte come liberazione e come prova (<<Uom, se' tu grande o vil? Muori, e il saprai>>)
L'animo del poeta si rispecchia in paesaggi aspri e selvaggi
1767
1772
Grand tour in Italia e in Europa
1775
Conversione
letteraria
1776
1780
Soggiorno in Toscana
Soggiorno a Parigi
1785
1792
Scappa da Parigi e
si stabilisce a Firenze
1803
Muore a Firenze
Evoluzione del sistema tragico
Crisi definitiva dell'individualismo eroico (1782-1788)
Prime tragedie (1775-1777)
Fase di sperimentazione (1778-1782)
Le tragedie sono accomunate da un solo motivo : la lotta, lo scontro durissimo che oppone un individuo eroico a una realtà ostile rappresentata da un altro uomo o da una forza interiore. Questo schema generale si approfondisce e si arricchisce di sfumature nel corso degli anni.
In esse vi sono eroi sovrumani, chiusi nella loro individualistica solitudine come si nota nelle tragedie del Filippo II, di Polinice e della tirannide in cui predomina in varie forme la volontà eroica.
In seguito l eroe cederà gradualmente posto a personaggi intimamente deboli come avviene nella tragedia dell' Agamennone.
Infine vi sarà una prima crisi dell'individualismo eroico che verrà superato con la tragedia della Virginia dove l'ideologia eroica assume qui vesti politiche.
Si impegna in un lavoro di revisione dei suoi miti
Nella Congiura dei Pazzi una tragedia ambientata nella Firenze di Lorenzo de Medici vi è l'abbandono del mito classico per parlare della materia Rinascimentale.
Compone tragedie che presentano intrecci complessi e una sensibilità melodrammatica(Don Garzia, Maria Stuarda, Rosmunda).
Nell'Ottavia vi sono nuovi temi trattati come l'intenerita contemplazione della debolezza umana.
L'invidualismo e la sovrumana grandezza eroica entrano definitivamente in crisi nella tragedia del Saul dove l'eroe è già cosciente dell'inevitabile sconfitta
Entra definitivamente in crisi l'ideale eroico
Si apre a una tematica nuova, attenta alla sfera privata degli aspetti intimi, che trova la sua massima espressione nella Mirra dove il conflitto si trasferisce dall'esterno all'interno dei personaggi da un'umanità dolente lacerata da sentimenti contrastanti in cui si rivela la miseria universale del vivere.
Trama
Genesi dell'opera
é una tragedia divisa in 5 atti in versi, ideata e composta nel 1784 e versificata nel 1786.
La libertà non ha connotazioni politiche, economiche, giuridiche.
Resta un concetto astratto e indeterminato.
Non puo coicidere con nessuna forma definita di ordinamento politico.
Alfieri si scaglia contro le forme concrete assunte dal potere rivoluzionario francese che egli etichetta come nuova e più infame tirannide.
titanismo
: ansia infinita di grandezza e di infinita libertà che si scontra con tutto ciò che la limita e la ostacola(come la tirannide);conflitto con una politica sociale mediocre,volontà tesa verso un ideale di grandezza quasi sovrumana. Riconducibile anche a scrittori piu recenti come Foscolo ("Ultime lettere di Jacopo Ortis") e Leopardi ("Ad Angelo Mai").
Pessimismo :
tormenti, angosce ,incubi che minano la saldezza della volontà ,consapevolezza dell'effettiva miseria e insufficienza umana.

Tra le opere politiche di Alfieri figurano: Della tirannide(1777) , Il pangirico di Plinio a Traiano(1785), Della virtù sconosciuta(1786),Del principe e delle lettere(compiuti nel 1786) ed Il Misogallo 1793-99).
Analisi del protagonista: Mirra
Breve trattato steso di getto in concomitanza con gli inizi della produzione tragica.
Suddivisa in due libri.
Identificazione della Tirannide come la monarchia che pone il sovrano al di sopra delle leggi
critica veemente contro il dispotismo illuminato.
Alfieri esamina le basi su cui poggia il potere del tiranno identificandole nella casta nobiliare, in quella militare e in quella sacerdotale.Delineazione del "tiranno" e del "liber'uomo".
Schema interno molto simile a quello delle tragedie.
critica l'assolutismo, il riformismo, la nobiltail clero, l'esercito.
Rappresenta il momento giovanile.
Da quest'opera si definisce il carattere anarchico di Alfieri.
Le Satire
Le Commedie
TRAMA
Alfieri muove una critica verso le
classi sociali di fine Settecento:

1)
I grandi
--> Condanna l'ozio e la
frivolezza dell'aristocrazia, ma ribadisce
la sua superiorità.
2)
La sesquiplebe
--> Non riconosce
alcun merito o valore alla borghesia e
condanna la democrazia rappresentativa.
3)
Commercio
--> Condanna gli aspetti
materialistici attribuiti ai commercianti.
4)
La plebe
--> Accusa il popolo di
volubilità, ferocia e ignoranza.
Primo libro
capitolo primo
-composto nel 1782 e pubblicato nel 1789.
-struttura di 5 atti, versi endecasillabi sciolti.
-è poesia della solitudine (quasi un monologo): Saul è solo e le figure di contorno sono troppo inferiori al protagonista. Tale solitudine potenzia l'umanità di Saul e ne fa un personaggio completo e delineato.
-temi e argomenti: conflitti tra le forze del profondo (eroe lacerato), sensi di colpa e maledizioni,inquietudine ribelle, assolutismo, scontro con il trascendente (sfida a Dio).
-la vicenda si svolge nell'arco di un giorno presso l'accampamento israelita sulla pianura di Gelboè.
-i personaggi principali sono David, il re Saul, i suoi figli Gionata e Micol (moglie di David), il consigliere Abner, il sacerdote Achimelech.

ATTO I: Si apre con una discussione tra Cecri e la nutrice di Mirra Euriclea, che discutono preoccupate per la sofferenza di Mirra. Cecri teme che la causa del dolore di sua figlia da un suo atto di superbia nei confronti della dea Venere (aveva affermato che Mirra fosse più bella di Venere). In seguito Ciniro re di Cipro e padre di Mirra affranto per la tristezza di sua figlia, In un dialogo con la moglie sarà disposto ad accettare di sciogliere la promessa di matrimonio tra sua figlia con Pereo temendo che la sua tristezza derivasse da questo legame.
ATTO II: Vi è un colloquio tra Pereo e Ciniro, in cui Pereo ammette di vedere nell'atteggiamento di Mirra paura e repulsione verso le nozze. Sembra che Mirra non ami Pereo. Tale aspetto viene reso esplicito in cui Mirra ammette che il matrimonio le procurerà un dolore infinito per l'allontanamento dai genitori. Pereo, Pereo ascolta tristemente queste parole, è disposto a chiedere ai genitori di Mirra l'annullamento del matrimonio. Mirra disperata si sfoga con la nutrice, che intuisce un altro amore inconfessabile in lei. Mirra chiede a Euriclea di aiutarla a morire, ma di fronte al dolore della vecchia decide di accettare lo stesso il matrimonio con Pereo.
ATTO III: In un colloquio con i genitori Mirra dice come scusa per il suo comportamento incubi e fantasmi tremendi che la tormentano nel sonno. Nonostante ammetta tutta la sua sofferenza e il suo desiderio di morte, Mirra convince i genitori a portare a termine il matrimonio: questa è l'unica soluzione per salvare se stessa e l a famiglia .
ATTO IV: Mirra saluta la nutrice e inizia la celebrazione dele nozze. Un attimo dopo Mirra si sente oppressa da forze misteriose che la spingono a rivelare il suo dolore mortale e il suo orrore per quelle nozze che significano per lei morte. La cerimonia viene così interrotta: Pereo si allontana disperato. Ciniro infuriato decide di trattare severamente la figlia che l'ha pubblicamente disonorato, ma si ritirerà impietosito dalla disperazione di lei. Subito dopo Mirra tratterà malamente la madre vedendola come una rivae in amore, ma Cecri non capisce ancora l'atroce verità.
ATTO V: Ciniro annuncia che Pereo si è ucciso per il dolore. Nel seguente colloquio con Mirra, Ciniro interroga la figlia convinto che la causa del suo doloresi un amore incoffessabile. Mirra tenta di nascondere il suo insano amore per il padre ma alla fine glielo confesserà. Ciniro rimane impietrito mentre Mirra si lancia verso di lui strappandogli la spada con la quale si trafiggerà. Poco dopo accorrono la madre e e la nutrice, che riescono che sentono a sentire solo le ultime tragiche parole di Mirra:
SECONDO ATTO
PRIMO ATTO
David compare nel campo degli Israeliti a Gelboè; egli non vuole più vivere fuggendo da Saul e desidera combattere i Filistei. Giunge Gionata, felice di rivedere l'amico. Gionata racconta a David che Saul, preda di uno spirito malvagio («un rio demon, che fero gl’invasa il cor»), è pericolosamente avvinto dalle lusinghe del perfido Abner e che Micol vive tristemente per la sua assenza. Quest'ultimo chiede a Gionata quando potrà rivederla ma lei appare annunciando al padre che si vuole mettere in cerca del marito; David, che si era fatto da parte, si unisce a lei e i due si ritrovano uniti. Decidono che si dovrà cercare il momento propizio per presentarsi a Saul e cercare una buona riconciliazione.
QUARTO ATTO
Gionata e Micol si lamentano dello stato di Saul. Quest'ultimo giunge, chiedendo a Micol di condurgli David. Rimasto solo con Gionata, Saul gli racconta i suoi contrastanti sentimenti di odio e amore per David, che Gionata attribuisce alla volontà celeste. Giunge Abner, dicendo che nel momento della battaglia imminente David è scomparso, e che il sacerdote Achimelech, che conduce con sé, è stato scoperto nel campo. Achimelech ammette la propria identità, e Saul lo accusa di avere aiutato David consegnandoli la spada di Golia.
Achimelech difende David, predice a Saul la prossima sventura e indica in Abner un malvagio consigliere.
Saul comanda che Achimelech venga messo a morte, nonostante le suppliche di Gionata, e ordina ad Abner di cambiare i piani di battaglia decisi da David: egli vuole che si combatta al mattino e non al pomeriggio, come invece David e Abner avevano stabilito, per avere il sole alle spalle e in faccia al nemico. Rientra Micol senza David, e monta ancora la furia di Saul, il quale ordina che le armi siano rivolte contro David se questo si presenterà in battaglia.
Saul inizia a pensare di potersi fidare solo di se stesso...
QUINTO ATTO
David e Micol si separano teneramente: Micol ha riferito al marito le intenzioni di Saul, e questo a malincuore decide di fuggire, ma non vuole che la moglie l'accompagni, perché prevede di andare incontro a dure avversità. Micol resta sola e sente inattesi suoni di battaglia in lontananza, e presso di lei Saul che si lamenta gemendo. Saul entra in preda al delirio: vede la morte incombere su sé e i suoi figli, si rimprovera per l'assassinio di Achimelec e vorrebbe richiamare David per donargli il trono. Accorre Abner accompagnato da alcuni soldati in fuga, dicendo che c'è stato un improvviso attacco dei Filistei, che hanno sconfitto le forze di Saul e ora sono sul punto di minacciare Saul stesso. Saul non ascolta le suppliche di Abner di fuggire, ma gli chiede di portare in salvo Micol, l'unica figlia che gli resta poiché anche Gionata è stato ucciso. Saul, ritrovati dignità e lucidità, dopo avere riconosciuto che l'ira divina lo ha portato alla disfatta, si trafigge con la propria spada.
TERZO ATTO
« TIRANNO, era il nome con cui i Greci (quei veri uomini) chiamavano coloro che appelliamo noi re. E quanti, o per forza, o per frode, o per volontà pur anche del popolo o dei grandi, otteneano le redini assolute del governo, e maggiori credeansi ed erano delle leggi, tutti indistintamente a vicenda o re o tiranni venivano appellati dagli antichi.
Divenne un tal nome, coll'andar del tempo, esecrabile; e tale necessariamente farsi dovea. Quindi ai tempi nostri, quei principi stessi che la tirannide esercitano, gravemente pure si offendono di essere nominati tiranni ….Tra le moderne nazioni non si dà dunque il titolo di tiranno, se non se (sommessamente e tremando) a quei soli principi, che tolgono senza formalità nessuna ai lor sudditi le vite, gli averi, e l'onore... »
« "...Tirannide indistintamente appellare si deve ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto eluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono o tristo, uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammetta, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo". »

Abner espone a David il proprio piano di battaglia, che viene lodato; Abner avrà il comando della parte principale dell'esercito, mentre David e Gionata combatteranno nei pressi della tenda di Saul. David rimane solo, poi lo raggiunge Micol, dicendogli che Abner ha ancora cercato di destare la rabbia di Saul contro di lui e mostrandosi preoccupata per la sua sicurezza. Giungono anche Gionata e Saul, e quest'ultimo è visibilmente in preda a uno degli attacchi di follia che negli ultimi tempi lo hanno colpito. Ma alla fine Saul scoppia in lacrime, e Gionata chiede a David di aiutarlo a ritrovare la calma cantando uno dei carmi celesti in cui eccelle e con cui spesso in passato ha allietato il re. David accetta il consiglio, ricorrendo a poemi lirici. I versi finali di tono guerresco, però, in cui David vanta le proprie doti («due spade ha nel campo il popol nostro») risvegliano ancora la follia di Saul, che cerca di afferrare la spada per abbattere David; Gionata e Micol glielo impediscono e David fugge.

tiranno è qualunque governo che può manovrare a proprio piacimento le leggi o anche raggirarle: quindi in generale ogni forma di organizzazione statale.
"liberi uomini",coloro che si ribellano al tiranno difendendo la loro libertà.
Secondo libro
Il secondo libro tratta di come si possa sopravvivere alla tirannide, come si può rimediare, se un popolo la possa meritare o meno.
« ...Alla eroica morte di Trasea, di Seneca, di Cremuzio Cordo, e di molti altri Romani proscritti dai loro primi tiranni, altro in fatti non mancava, che una più spontanea cagione, per agguagliar la virtù di costoro a quella dei Curzj, dei Decj, e dei Regoli. E siccome, là dove ci è patria e libertà, la virtù in sommo grado sta nel difenderla e morire per essa, così nella immobilmente radicata tirannide non vi può essere maggior gloria, che di generosamente morire per non viver servo... »

capitolo quarto
Alfieri critica le principali forme di governo:

1)
L'uno
--> Condanna la monarchia assoluta. La nomina del re non viene scelta per base meritocratica (Dario di Persia viene eletto grazie al nitrito di un cavallo).
2)
I pochi
--> Condanna l'oligarchia. I pochi potenti scelgono infatti di scatenare o frenare a proprio piacimento le proteste dell'«infida, iniqua e mobile» plebe.
3)
I troppi
--> Condanna la democrazia. Il potere nelle mani del popolo rozzo e ignorante non porta nulla di concreto.
4)
L'antidoto
--> Esalta la monarchia parlamentare costituzionale, la fusione tra i tre «veleni» trattati precedentemente (la figlia di Pigliatutto).
Saul sta conversando con Abner, rimpiangendo la propria passata grandezza e dispiacendosi per l'attuale disgrazia, che Abner attribuisce a David. Saul racconta un recente sogno, nel quale l'ombra di Samuele gli ha tolto la corona dal capo per posarla su quello di David, ma David non l'ha accettata, dicendo a Samuele di restituirla a Saul. Giungono Gionata e Micol; essi con tono persuasivo preparano Saul all'arrivo di David, che in seguito giunge e umilmente chiede a Saul di permettergli di combattere ancora contro i loro nemici. Saul sembra accettare le suppliche di David, ma interviene Abner, accusando David di tramare, con l'aiuto dei profeti, contro Saul. David dimostra la propria innocenza mostrando un lembo del mantello di Saul che gli ha tagliato mentre dormiva nella grotta di Engaddi: avrebbe potuto facilmente ucciderlo ma non lo ha voluto fare. Saul alfine si convince e si rallegra per il ritorno di David, affidandogli il comando dell'esercito, e chiede a Gionata di combattere con lui:
La poetica tragica
« Saul: Il giorno,
sì, di letizia, e di vittoria, è questo.
Te duce io voglio oggi alla pugna: il soffra
Abner; ch’io ’l vo’. Gara fra voi non altra,
che in più nemici esterminare, insorga.
Gionata, al fianco al tuo fratel d’amore
combatterai: mallevador mi è David
della tua vita; e della sua tu il sei. »
Le ragioni della scelta tragica
- Lo stile sublime e protagonisti eroici rispondevano pienamente al titanismo alfieriano, ossia la naturale tensione a qualcosa di infinito.

- La possibilità di entrare nella "
hall of fame
" della tragedia visto che nessun italiano si era mai cimentato in questo genere.

- Il cimentarsi con uno stile così difficile rappresentava una sfida agli occhi di Alfieri.
ANTEPRIMA
Saul, coraggioso guerriero, fu incoronato re di Israele su richiesta del popolo e consacrato dal sacerdote Samuele, che lo unse in nome di Dio. Col tempo, però, Saul si allontanò da Dio finendo per compiere diversi atti di empietà. Allora Samuele, su ordine del Signore, consacrò re, un umile pastore: David. Questi fu chiamato alla corte di Saul per placare con il suo canto l’animo del re, e lì riuscì ad ottenere l’amicizia di Gionata, figlio del re, e la mano della giovane figlia di Saul, Micol.

David generò però una forte invidia nel re, che vide in lui un usurpatore e al tempo stesso vi vide la propria passata giovinezza. David venne perseguitato da Saul e costretto a rifugiarsi in terre dei filistei (e per questo accusato di tradimento).

La vicenda del Saul narra le ultime ore di vita del re e vede il ritorno di David, che da prode guerriero è accorso in aiuto del suo popolo, pur sapendo bene il rischio che ciò poteva comportare per la sua vita. David è pronto a farsi uccidere dal re, ma prima vuole potere combattere con il suo popolo.

La polemica contro i canoni teatrali del tempo
Alfieri si può considerare in una posizione diametralmente opposta a:

-
Goldoni
. Anziché dare al pubblico ciò che il pubblico vuole, coltiva uno stile distante dalla nuova sensibilità degli spettatori.
-
Metastasio
. Utilizza infatti uno stile aspro e antimusicale disprezzando la facile cantabilità dell'Olimpiade.
-
Drammaturghi francesi
. Utilizza l'endecasillabo sciolto invece del classico alessandrino (14 sillabe) a rima baciata. Le battute sono brevi e contengono molti monosillabi. Sono assenti personaggi secondari.che rallenterebbero l'azione

Rispetta però le tre unità fondamentali aristoteliche di tempo, luogo e azione.
Ideare, stendere e verseggiare
Nella "Vita scritta da esso", Alfieri illustra il metodo da lui utilizzato nel comporre tragedie. Si compone di tre fasi:

-
ideare
: si compone un canovaccio su cui basare l'intera struttura dell'opera.
-
stendere
: si delineano in prosa i principali dialoghi già suddivisi nei cinque atti «senza rifiutare alcun pensiero».
-
verseggiare
: si riscrivono i dialoghi sottoforma di endecasillabi sciolti e successiva revisione del lavoro.

La creazione di un'opera si colloca a metà strada tra l'idea di teatro
platonica
(completamente irrazionale, frutto di emozioni) e
aristotelica
(razionale, controllo metodico dell'ispirazione)
MORTA
Rappresentazione del testo tragico
-Le opere di Alfieri sono state concepite per una rappresentazione, non per una semplice lettura a mente (riferimenti alle pronunce delle parole,
stage directions
...).

-Le opere non sono destinate però ad una rappresentazione pubblica, bensì privata per escludere il rozzo pubblico borghese.

-Le tragedie hanno lo scopo di moralizzare il pubblico che così può imparare «ad esser liberi, forti, generosi, trasportati per la vera virtù, [...] amanti della patria e conoscitori dei propri diritti»
Mirra si basa sull'omonima tragedia composta da Ovidio, già trattata da autori greci e latini del 150-100 a.C., estrapolando solo i caratteri drammatici.
Nell'opera di Ovidio, Mirra riesce infatti a consumare il proprio amore incestuoso con il padre Cinira grazie all'aiuto della nutrice Euriclea dando alla luce Adone. Mirra verrà alla fine trasformata nell'omonima resina odorosa.

Analisi dei personaggi minori
I personaggi secondari presentano alcune caratteristiche tipiche esagerate che però mettono in risalto e potenziano alcuni aspetti di Mirra:
- Ciniro è troppo «buon padre»
La lotta di Mirra per celare il proprio amore diventa più difficile.
- Cecri è troppo ingenua
La gelosia di Mirra diventa più accesa.
- Euriclea è troppo fedele a Mirra
Gli sfoghi di Mirra sono più aperti.
-Pereo è troppo perfetto
La figura di Mirra mostra un fascino più femminile.
Mirra è personaggio articolato e dalle varie interpretazioni:
- da una parte è tormentata da un amore incestuoso che sa essere ingiusto e peccaminoso,
- dall'altra è una persona qualunque che si rende conto di un problema ben radicato nella sua interiorità, qualcosa a cui non può fuggire.
È colei che deve fare una scelta: se stessa (il suo amore e la sua felicità) o la società con le sue tradizioni. Anche scegliendo se stessa soffre perchè sarebbe conscia del disprezzo che avrebbe generato in chiunque altro, padre compreso.
È vittima delle sue passioni, amore e senso del dovere, vergogna e dignità.
È vittima di un dilemma esistenziale che la porta alla morte.
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