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Scienze Tecniche Dal Mondo Greco Al Mondo Romano

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Sabrina Spinello

on 4 March 2015

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Transcript of Scienze Tecniche Dal Mondo Greco Al Mondo Romano

Ingegneria
Astronomia e Geografia
Matematica e Fisica
Scienze Tecniche Dal Mondo Greco Al Mondo Romano
Nel periodo compreso tra il VI secolo a.C. e il V secolo d.C la scienza occidentale fu espressione delle scoperte e delle teorie elaborate in seno a due grandi civiltà: quella della Grecia antica e quella della Roma antica. In ambito scientifico e tecnologico, come in altri ambiti, il passaggio dal mondo greco a quello romano non segna una salto di qualità.
Epicuro è stato un filosofo greco antico. Nacque a Samo nel 342 a.C e morì nel 270 a.C.
Le sue opere principali sono delle epistole dottrinali, che si dividono in:
Epicuro
Tito Lucrezio Caro è stato un poeta e filosofo romano, seguace dell'epicureismo. Nacque a Pompei nel 94 a.C. e morì a Roma nel 50 a.C.
Tito Lucrezio Caro
Medicina
PROGETTO SVOLTO DA:
BINI-COSINI-MARCELLINI-PALMAS-SPINELLO
Per cogliere la consistenza della scienza antica è necessario riferirsi ai principali autori ed opere dell'epoca come, per il mondo greco, ad
Epicuro
con le sue epistole dottrinali ed a
Tito Lucrezio Caro
per il mondo latino, con il
De rerum natura
.
(Wikipedia.it)
In questo scritto il filosofo si propone di presentare in maniera succinta le sue idee riguardo alla fisica e al suo approccio verso la scienza.
Una volta chiariti alcuni elementi di metodo, Epicuro passa a esporre alcune sue considerazioni sulla fisica del mondo: -Principio di conservazione
- Esistenza del vuoto

"Nulla ha origine da ciò che non è: tutto altrimenti potrebbe nascere da tutto"
Lettera a Meneceo
Anche nota come Lettera sulla felicità, è il testo più famoso di Epicuro. Nelle poche pagine che compongono l'epistola, il filosofo affronta i temi centrali della sua filosofia per quanto riguarda l'etica e la metafisica: la ricerca della felicità, la paura della morte, la natura degli dèi, la classificazione dei piaceri.
Lettera a Pitocle
Nella lettera a Pitocle, Epicuro illustra alcune teorie astronomiche come la causa delle eclissi e il perché del variare della durata del dì e della notte durante l'anno, con spiegazioni modernissime e vicine a quelle dimostrate solo millenni più tardi. Caratteristica tipica di questa, come delle altre lettere di Epicuro, è l'assenza totale del divino e degli dei come origine dei fenomeni astronomici.
Lettera a Erodoto
La sua opera principale è il
De Rerum Natura.
Questo è un poema didascalico latino di natura epico-filosofica, scritto nel I secolo a.C.; è composto di sei libri raggruppati in tre diadi, che hanno tutte un inizio solare ed una fine tragica. Ogni diade comincia con un inno ad Epicuro.
Il poema ha tre argomenti principali:- La dilacerante antinomia fra ratio e religio
- Dottrina epicurea
- L' uomo e il progresso
Il simbolo della medicina è il serpente, animale sacro perché ritenuto immune dalle malattie. Il serpente aveva un'importante funzione pratica nella medicina antica: nel tempio di ogni città c'era una sorta di cunicolo con i serpenti, poiché il tempio non era solo un luogo di devozione, ma anche un luogo dove si portavano i malati: la fossa dei serpenti serviva a spaventare il paziente per indurre uno stato di shock e fargli apparire il dio che così lo guariva.
(Wikipedia.it)
(Wikipedia Scienza Greco-Romana;
www.treccani.it)
Col passare del tempo la medicina prese sempre più le distanze dalla religione sino ad arrivare alla medicina razionale di Ippocrate, che segnò il limite tra razionalità e magia.
Ippocrate visse tra il 460 e il 370 a.C. nell'isola Cos, nel Dodecanneso, dove si sviluppò la scuola razionale.
La base della medicina razionale è la negazione dell'intervento divino nelle malattie.
La concezione di Ippocrate diceva che l'uomo è il microcosmo ed il corpo è formato dai 4 elementi fondamentali ai quali corrispondevano degli umori: all'aria corrispondeva il sangue; al fuoco, caldo, corrispondeva la bile; alla terra, per il colore, corrispondeva un umore scuro in realtà inesistente. Infine all'acqua corrispondeva il muco comprendente saliva, sudore, lacrime, etc..
www.medicina.unict.it PDF
(www.medicina.unict.it PDF)
Medicina a Roma
La medicina arrivò a Roma con la conquista della Grecia, nonostante l’iniziale resistenza dei romani. Aruspicina etrusca e teorie mediche della Magna Grecia sono le fondamenta sulle quali nacque la medicina romana.
Da chi veniva praticata?
Tipologie di Medici
Igiene
Ospedali
Chi ne ha parlato?
A Roma arrivarono parecchi medici greci, molti dei quali erano di scarsa abilità tecnica.
Siccome la Grecia, dopo la conquista romana, era poverissima per le numerosissime guerre che l’avevano dilaniata, ci furono numerosi medici che si vendettero come schiavi per poter andare a Roma ad esercitare la propria arte. Molti di questi divennero famosi e si comprarono la libertà, divenendo liberti.
I medici romani, per lo più schiavi o liberti, erano considerati come utili artigiani tanto che molti signori istruivano alla medicina gli schiavi più dotati per tenerli presso di loro come medici personali o di famiglia servendosene, come permetteva la legge, anche dopo la loro liberazione. Chiunque poteva dichiararsi medico e senza nessuna cognizione teorica o esperienza pratica aprire un ambulatorio.
I medici più noti raggiungevano dei redditi annui molto elevati, sino a parecchie migliaia di sesterzi, accumulando patrimoni milionari ottenuti anche con il “regalo d’onore” con cui i malati più ricchi risanati usavano premiare il medico competente con del denaro in sovrappiù di quello richiesto.
Alcuni, invece, prolungavano costose cure per una malattia già sanata oppure pretendevano somme ingenti per una medicina di poco prezzo o addirittura portando a morte un paziente che avesse incluso il proprio medico nel suo testamento.
Poiché anche per lo specialista non esisteva alcuna formazione o autorizzazione pubblica, non mancavano ciarlatani che con poco spesa si inventavano strane specializzazioni.

Quanto guadagnava un Medico?
(www.medicina.unict.it PDF)
Nell'impero romano si videro distinguersi le prime specialità mediche, oltre all’urologia e all'oftalmologia già scoperte nei secoli precedenti: la chirurgia (
chirurgus
), l’oculistica (
ocularius
) e l’otorinolaringoiatria
(auricularius
).
OCULISTA:
Era uno specialista molto attivo nell’antichità, il che fa supporre una diffusione delle malattie collegate agli occhi come attestano i frequenti ritrovamenti archeologici del cosiddetto “pestello dell’oculità” su cui era iscritto il nome del medico e il principio attivo della medicina con le relative indicazioni. Il pestello veniva adoperato come un mortaio per realizzare unguenti particolari che venivano essiccati ed usati come colliri come "
Honesti Lautini diamisus ad veter[es] cica[trices]
" (La pomata di Onesto Lautinio contro vecchie cicatrici).

OSTETRICA
: Nei parti aveva maggiore importanza la funzione dell’ostetrica mentre il medico svolgeva una azione di sostegno nei casi difficili. É probabile che i pochi medici donna di cui abbiamo testimonianze fossero specializzate proprio in ginecologia dove ci si avvaleva di strumenti abbastanza evoluti come lo
speculum
vaginale.
DENTISTA:
L’odontoiatria non costituiva una specializzazione particolare molto diffusa ma era in genere esercitata dai chirurghi che la praticavano, in assenza di anestetici efficaci, in modo molto doloroso per i malcapitati. Inoltre le conoscenze del tempo permettevano di applicare protesi dentali e di sostituire denti cariati con altri di avorio o metalli.

MEDICI MILITARI
: I medici militari vengono arruolati come gli altri soldati e rimangono in servizio per circa 16 anni presso i valetudinaria, qualcosa di molto simile ai moderni ospedali.
Negli accampamenti era quasi sempre presente una grande infermeria con a capo il “
medicus castrensis
”, esentato da ogni altro servizio, assistito da
capsarii
(infermieri guardarobieri),
frictores
(massaggiatori),
curatores operis
(addetti al servizio farmaceutico),
optiones valetudinarii
(addetti al vitto e all’amministrazione).
La cavalleria possedeva propri medici (
medici alarum
) così come nella marina vi erano i
medici

triremis
. Vi era anche una gradazione dei medici militari in
medicus legionaris
di grado superiore al
medicus coorti
, ed infine il
medicus ordinarii
che aveva il grado corrispondente a quello di centurione, ma senza un comando effettivo su i soldati.

(Wikipedia.it)
(www-medicina.unict.it PDF)
(www.medicina.unict.it PDF)
Come i greci, i romani utilizzarono vari rituali religiosi per la guarigione, perché credevano all’origine soprannaturale di molte malattie ma, a differenza della società greca che riteneva che la salute fosse un fatto privato e personale, il governo romano tutelò il miglioramento della sanità pubblica.

Roma aveva istituito una comunità di servizi igienici e sanitari con lo scopo di prevenire le malattie attraverso il miglioramento delle condizioni di salute con la costruzione di acquedotti per portare acqua in città, di bagni pubblici e di reti delle acque reflue. Nell’epoca greca e poi romana ci fu un grandissimo sviluppo dell’igiene.
A Roma vi era un efficace apparato fognario oltre ad un efficientissimo sistema idrico.
In ogni casa, non solo in quelle dei ricchi, ma anche nelle
insulae,
vi era una fontana. Questi acquedotti, costituiti da tubi di piombo, furono imputati del crollo dell’impero romano, a causa della malattia causata dai sali di piombo, il saturnismo. In realtà pare che non fosse tanto l’acqua inquinata a determinare tale malattia, ma il vino.
Nell'antica Grecia la medicina veniva praticata nei ginnasi, nelle palestre e negli jatreia.
Tutti coloro che lavoravano in queste strutture avevano conoscenze abbastanza approfondite di traumatologia e massoterapia.
Per i romani, invece, la pubblica professione medica veniva esercitata in luoghi a metà strada tra ambulatori, farmacie e scuole detti
tabernae medicinae
che ricordavano molto da vicino gli jatreia greci.
Tra I principali scrittori di medicina c’è il medico romano Aulo Cornelio Celso, autore di un’ enciclopedia di medicina e Galeno.
GALENO
Il medico più importante e noto dell’epoca romana fu Galéno (131 D.C.-201 D.C.) il pergameno. L’importanza di questo medico, nella storia della medicina antica, è seconda solo a quella di Ippocrate.
Si dedicò soprattutto alla dissezione degli animali. Tra questi i più studiati erano il maiale (“l’animale più simile all’uomo”, a detta di Galeno) e la scimmia. Galeno intuì l’importanza fondamentale degli organi e di molti anche il loro effettivo ruolo.
Galeno descrisse i quattro sintomi classici dell’ infiammazione (
rubor, dolor, calor, tumor
, ossia arrossamento, dolore, calore e gonfiore) e contribuì notevolmente alla conoscenza delle malattie infettive e alla farmacologia.
Rimase nell’Urbe fino alla morte, intorno al 200 d.C.

Galeno racchiuse tutto lo scibile medico dei suoi tempi
in circa 400 opere; solo 83 di queste sono giunte fino a noi. La più nota è il “De arte medica”, una
guida sintetica alla pratica medica che fu molto usata nel Medioevo. Alla base delle teorie di Galeno
ci sono l’approccio clinico di Ippocrate e il metodo filosofico di Aristotele. Di Aristotele accetta il
principio teologico, che riporta ogni effetto ad una causa.
"Explicat Hippocrate, nec lam praeterit unguem; eloquio sectas, Thessalicosque movet. Nulla est cognitio, non experientia rerum, quam non attigerit, perpolitiique simul."
Gli sviluppi della matematica spesso vengono attribuiti alla matematica greca.
Per questi sviluppi è opportuno distinguere tre periodi:
- Il primo periodo lo collochiamo dal 550 a.C. al 323 a.C., anno della morte di Alessandro Magno e vede lo sviluppo del pensiero matematico (ellenico) per opera di abitanti di queste città.
- Il secondo periodo, collocato dal 323 a.C. al 150 a.C., vede la massima fioritura della matematica ellenistica e della cultura ellenistica nell'ambito dei regni derivati dalla suddivisione dell'impero di Alessandro.
- Il terzo periodo va dal 150 a.C. al V secolo e vede il progressivo declinare delle conoscenze matematiche.
La Nascita della Matematica
Matematica in Grecia
La matematica greca è più moderna di quella sviluppata dalle precedenti culture quali quella egiziana e babilonese, in quanto quella pre-greca utilizza principi generali e li applica ad esempi specifici. All'opposto, la matematica greca antica si basa sul ragionamento deduttivo, che usa rigorosi ragionamenti per dimostrare teoremi.
I Greci si occuparono quasi esclusivamente di Geometria e, secondo i loro canoni si potevano usare solo due strumenti per la costruzione e lo studio di figure geometriche: la riga (non taccata) e il compasso.
Si ritiene che la matematica greca abbia avuto inizio con Talete di Mileto (624-546 a.C. ca.) e Pitagora di Samo (582 — 507 a.C.).
Talete si occupò di geometria, scoprendo per esempio il teorema secondo il quale un triangolo inscritto in una semicirconferenza è sempre rettangolo e molte proposizioni riguardanti i triangoli simili. Grazie a tali teoremi, secondo la leggenda, riuscì a determinare l'altezza della piramide di Cheope misurando la sua ombra.
Pitagora invece fu il fondatore della Scuola pitagorica. La scuola pitagorica presentava anche connotazioni filosofiche e mistiche. Tutta la filosofia della setta era fondata sui numeri naturali e razionali. Questa comunità diede importanti contributi alla geometria, primo fra tutti la dimostrazione del Teorema di Pitagora e alla teoria dei numeri, come la classificazione e lo studio dei numeri figurati e dei numeri perfetti, la scoperta delle terne pitagoriche e del crivello di Eratostene. Paradossalmente la scoperta più importante della comunità fu forse la dimostrazione che il rapporto tra il lato e la diagonale di un quadrato non è esprimibile come rapporto di due interi. Questa scoperta, che prova l'esistenza dei numeri irrazionali, si scontrava con tutta la filosofia della setta.
Matematica greca ellenistica (300 a.C. - 400 d.C.)
Successivamente, con la fondazione ad Alessandria della Biblioteca e del Museo, la città egizia divenne il centro culturale più importante dell'età ellenistica. In questo periodo si situa l'opera di Euclide (367-283 a.C. ca.) e di Archimede di Siracusa (284-218 a.C. ca.).
Euclide formulò la prima rappresentazione organica e completa della geometria nella sua fondamentale opera: gli Elementi, divisa in 13 libri.
I primi 4 parlano della planimetria elementare; il 5º ed il 6º delle principali proprietà dei segmenti e dei poligoni relativi alle proporzioni; dal 7º al 10º libro dell'aritmetica dei numeri razionali ed irrazionali; gli ultimi libri della geometria solida. Euclide è noto anche per l'imponente opera Le Coniche nella quale definiva e studiava le sezioni coniche: ellisse, parabola e iperbole e che ebbe grande importanza nel mondo europeo

Archimede è considerato il più grande matematico del periodo greco ellenistico ed è inoltre considerato il padre della fisica matematica. Lasciò innumerevoli opere nelle quali dà prova di una grande inventiva. Riuscì a scoprire la formula per calcolare il volume e la superficie della sfera e l'area del cerchio. Fu anche un ingegnere valente e molte sono le opere meccaniche che secondo la leggenda avrebbe costruito. Tramite queste macchine avrebbe difeso la città di Siracusa dall'assedio romano. Una volta conquistata la città sarebbe stato ucciso da un soldato penetrato in casa sua mentre il matematico era intento nei suoi calcoli.
(Wikipedia.it)
La produzione matematica cessa intorno alla metà del II secolo a.C. Questo viene collegato con lo stabilirsi dell'egemonia dell'impero romano in gran parte del Mediterraneo. In questo periodo vengono quasi a scomparire le figure in grado di portare innovazioni nella matematica (dovuto forse al clima politico). In questo campo risulta sussistere solo la possibilità di mantenere vive le tradizioni.
Matematica a Roma
La società romana ha lasciato scarsa evidenza di interessi verso la matematica e le speculazioni scientifiche.
La conquista romana del mediterraneo si compì attraverso una fase di guerre violente che ebbe fine nel 30 a.C. con la conquista di Alessandria. Durante queste fasi, la civiltà romana era ad un livello culturalmente assai più primitivo della cultura dei popoli conquistati; in particolare nel campo delle scienze. Tale livello non consentiva agli eruditi romani a partire da Varrone, ma successivamente anche in epoca imperiale, ad esempio con Plinio, di comprendere i discorsi e i modelli scientifici della civiltà ellenistica, mancando totalmente il fondamento e lo sviluppo di un metodo razionale e di una conseguente mentalità scientifica.
Gli eruditi romani non furono mai in grado di comprendere le teorie della scienza e della matematica ellenistica. La conseguenza della mancata comprensione della scienza dei popoli assoggettati fu l'interpretazione delle conquiste e dei risultati scientifici raggiunti dalla civiltà ellenistica solo a un livello superficiale; l'idea stessa di scienza divenne sempre più confusa e con il progredire dei primi secoli della nostra era si trovò sempre più assimilata ad altre pseudoscienze come l'astrologia.
Boezio
Severino Boezio (Roma, 475 – Pavia, 23 ottobre 525) è stato un filosofo romano. Le sue opere influenzarono notevolmente la filosofia cristiana del Medioevo, tanto che alcuni lo collocano tra i fondatori della Scolastica.
DioFanto di Alessandria
Della sua vita si sa ben poco. Vissuto nel periodo tra il III e il IV secolo d.C., alcuni ritengono che sia stato l'ultimo dei grandi matematici ellenistici.
Diofanto scrisse un trattato sui numeri poligonali e sulle frazioni, ma la sua opera principale sono gli Arithmetica, trattato in tredici volumi dei quali soltanto sei sono giunti fino a noi. La sua fama è principalmente legata a due argomenti: le equazioni indeterminate ed il simbolismo matematico.
Pappo di Alessandria
Della sua vita si conosce ben poco e anche le date della sua nascita e della sua morte sono assai incerte. Sembra accertata solo la data del 320, anno intorno al quale egli ha scritto un commento all'
Almagesto
di Claudio Tolomeo. Si ritiene inoltre che fosse un insegnante.
Le sue opere sono in gran parte andate perdute; l'unica pervenutaci è quella intitolata
Synagoge
, nota anche come
Collectiones mathematicae
è un compendio di matematica che consisteva di otto volumi; di questi però il primo e parti del secondo sono perdute. L'opera copre un ampio ventaglio di argomenti, tra i quali geometria, matematica ricreativa, duplicazione del cubo, poligoni e poliedri.
L'ingegneria è la disciplina e la professione che ha come obiettivo l'applicazione di conoscenze e risultati delle scienze matematiche fisiche e naturali alla risoluzione di problemi che concorrono alla soddisfazione dei bisogni umani nella società.
Ingegneria edile
Strabone (geografo greco)scrive: “
i Romani posero ogni cura su tre cose sopra a tutte, che furono invece trascurate dai Greci, l’aprire cioè strade, il costruire acquedotti, il disporre nel sottosuolo le cloache
”. Egli coglie in pieno l’importanza che la mentalità romana diede alla realizzazione di opere complesse di ingegneria civile.
Ingegneria idraulica
Le maggiori fonti testuali antiche, dalle quali si possono trarre informazioni sulle capacità tecniche romane, sono essenzialmente due: il
De architectura
di Vitruvio (I sec. a.C.), nel quale vengono illustrati i sistemi di conduzione delle acque e la rete idrica urbana; il
De aquaeductu urbis Romae
di Frontino (fine I sec. d.C.), nel quale sono descritti in maniera dettagliata gli acquedotti della città.
Ingegneria Metallurgica
A Roma la metallurgia rimaneva essenzialmente una tecnica di fusione con carbone. Il carbone non era facilmente reperibile nella regione mediterranea e i tentativi romani di sfruttare giacimenti minerari profondi furono limitati dall’elevato costo dei pozzi, dal trasporto dei minerali e dal prosciugamento delle miniere, nonché dalla scarsezza della manodopera, che divenne particolarmente acuta nel secondo secolo d.C.
Nonostante ciò, i Romani rilevarono le imprese di sfruttamento e di fusione elleniche e ampliarono la loro portata, stimolando la suddivisione del lavoro e l’aumento degli specialisti. Più che innovatori, nel campo della metallurgia, i Romani furono organizzatori e amministratori d'imprese minerarie.
Ingegneria navale
Nelle costruzioni navali i romani svilupparono una branca importante della loro maestria di architetti ed edificatori, con tecniche sofisticate ed innovative che si aggiunsero a quelle ereditate dai greci. L'ingegneria navale romana, con la potente corporazione dei
fabri navales
, ottimizzò le capacità dei cantieri, in cui lo scafo delle navi da guerra veniva costruito all'esterno con legno di cedro, mentre l’interno era invece di abete.
Venivano poi colorate in: blu, bianco, porpora, giallo, verde e un colore “mare” che serviva alle navi da guerra per mimetizzarsi con le onde.
ASTRONOMIA GRECA
L’astronomia greca viene comunemente trattata limitandola a un ambito temporale che va dal 700 a.C. al 400 d.C. circa. Evidentemente ciò che si sa di essa prima di questo periodo rientra nelle supposizioni generali riguardanti una attività semplicemente osservativa dei moti di Sole, Luna, pianeti e stelle fisse.
A partire dall’epoca di Talete, si può dire che l’astronomia greca nasce come scienza, anche se, durante tutto quel migliaio d’anni essa fu considerata un ramo della matematica.
OMERO ED ESIODO

Da Omero, nel canto diciottesimo dell’Iliade si ha la descrizione dello scudo di Achille, fabbricato da Efesto (il dio Vulcano dei Romani). Omero dice che è decorato con immagini del cielo e della Terra. Sono menzionate alcune stelle e costellazioni: le Pleiadi, le Iadi, Orione e l’Orsa. In altra parte Omero fa menzione della stella del Cane (Sirio) e della costellazione Bootes.
Esiodo è spesso indicato come “il padre della poesia didattica greca”. Si sa pochissimo della sua vita.

Due sue opere, importanti per la storia dell’astronomia, ci sono pervenute:
- Le opere e i giorni
- Teogonia.
Nella prima, riferimenti calendariali sono dati tramite levate e tramonti eliaci.
In Le opere e i giorni, dice per esempio: “. . . quando le Pleiadi sorgono è tempo di usare la falce, l’aratro quando tramontano . . . “ Dicendo “sorgono” intende chiaramente il sorgere eliaco, e dicendo “tramontano” intende il tramonto eliaco.
Ai tempi di Omero e di Esiodo le idee dei Greci su forma e struttura dell’universo risentivano di una con­notazione fortemente primitiva e inevitabilmente legata ai miti religiosi. La Terra era considerata un disco piano, circondato dal fiume Oceano. Possiamo dire perciò che l'astronomia greca inizialmente era strettamente legata alle credenze religiose e alla mitologia soprattutto.
L'INIZIO DEL PENSIERO SCIENTIFICO CON LA SCUOLA IONICA
Nelle trattazioni sulla storia dell’astronomia greca degli inizi figura in genere la Scuola di Mileto, detta anche Scuola Ionica, i cui esponenti più importanti, Talete, Anassimandro e Anassimene diressero le loro indagini scientifiche principalmente verso interessi di ordine filosofico ma anche astronomico e cosmolo­gico.
Talete di Mileto (ca. 626 - 548 a.C.) è ritenuto il fondatore della Scuola Ionica. Ciò che si sa della sua vita è po­chissimo e avvolto nella leggenda. Diogene Laerzio, scrivendo nel II secolo d.C. dice che Geronimo, discepolo di Aristotele, afferma che Talete calcolò l’altezza di una piramide egizia misurando la lunghezza dell'ombra della piramide, proprio nell’istante in cui l’ombra proiettata da Talete aveva lunghezza eguale alla sua altezza. Anche Plinio fa un’affermazione simile.
Talete
ANASSIMANDRO
Anassimandro (610 - 547 a.C. ca.) è ritenuto il primo discepolo di Talete. Anche della sua vita si conosce pochissimo. Si dice che abbia capeggiato una spedizione nel Mar Nero per fondare la città di Apollonia. Le notizie che di lui abbiamo ci vengono da Aristotele, Teofrasto e Diogene Laerzio
E’ considerato il primo autore di un’opera a carattere filosofico, dal titolo Della Natura. Di questo libro solo un frammento ci è pervenuto attraverso una citazione di Simplicio.
Altra affermazione tradizionale su Anassimandro è quella secondo cui egli abbia disegnato una carta geografica del mondo allora conosciuto, carta che doveva limitarsi a una rappresentazione del Mediterraneo circondato dal fiume Oceano.
La sua nascita viene collocata a Samo, sulla costa ionica dell’Asia Minore, intorno al 570 a.C.
E’ considerato il primo matematico puro della storia. Un seguace importante della dottrina pitagorica fu il tarantino Filolao. Si ritiene sia vissuto tra il 470 e i primi anni del IV secolo a.C.
Filolao è importante nella storia della cosmologia perché, quale suo personale contributo, è ritenuto il primo ad aver tolto la Terra dalla posizione centrale del cosmo.
Pitagora
Secondo il sistema da lui proposto, al centro dell’universo era posto una sorta di fuoco primigenio, un ente fisico animatore di tutto l’universo, al quale era dato il nome di fuoco centrale, oppure di dimora di Zeus. La Terra, T, ruotava attorno al fuoco centrale. Interposto tra la Terra e il fuoco centrale, Filolao aveva posto anche un nuovo corpo celeste, da lui chiamato Antiterra, A.. È questa la prima teoria che asserisce il moto della Terra e nega la sua centralità nell’Universo - che sarà invece sostenuta da Tolomeo circa sei secoli più tardi - ed anticipa di circa 2000 anni la rivoluzione copernicana. Il primo precursore di Copernico per quanto riguarda la teoria eliocentrica sarà invece il greco Aristarco, nel secolo III a.C.
ASTRONOMIA ROMANA
La civiltà romana svolse un ruolo limitato nel progresso della atronomia : si fondò esclusivamente sulle precedenti e coeve conoscenze greche ed ellenistiche, fra l’altro non sempre correttamente intese.
Il culmine del progresso della astronomia greco romana si ha con Tolomeo che elaborò il sistema tolemaico. Il sistema geocentrico sviluppato da Tolomeo è un modello astronomico che poneva la Terra al centro dell'Universo, mentre tutti gli altri corpi celesti ruoterebbero attorno ad essa.
Fu un astrologo, astronomo e geografo greco antico di epoca imperiale, di lingua e cultura ellenistica, che visse e lavorò ad Alessandria d'Egitto, allora nella Prefettura d'Egitto dell'Impero Romano. Considerato uno dei padri della geografia, fu autore di importanti opere scientifiche, la principale delle quali è il trattato astronomico noto come Almagesto.
Tolomeo
L’ingegneria edile greca riveste particolare importanza per tutta la storia dell'architettura occidentale. In ambito sociale ebbe una posizione di rilievo: la vita quotidiana dei cittadini si svolgeva negli spazi pubblici della città.
Gli edifici pubblici più importanti erano quelli destinati al culto: all'interno di recinti sacri con ingressi monumentali si trovavano templi, altari, monumenti votivi. Gli altri edifici comprendevano portici, piazze, teatri, stadi, sale per spettacoli, palestre.
I Romani adottarono il linguaggio esteriore dell'architettura greca, adattandolo ai propri scopi. La loro visione dello spazio era tuttavia diversa da quella dei Greci e le forme architettoniche riflettono queste differenze. La differenza principale è di carattere politico-sociale: la struttura greca era formata da una moltitudine di città-stato, spesso in conflitto tra loro; i Romani, invece, conquistavano i territori e li soggiogavano con il loro potere.
I Greci trassero dai Babilonesi, dai Fenici e dagli Egizi la maggior parte delle loro tecniche idrauliche, ma gradualmente comparirono numerosi esempi di strutture destinate alla raccolta delle acque sorgenti, al trasporto ed alla distribuzione pubblica. Si sviluppò, per esempio, la tecnica del drenaggio delle acque di falda, con canali, gallerie e vasche, anche sotterranee, realizzando complessi sistemi di raccolta che i Greci indicavano con il termine krenai. Al punto di raccolta delle krenai si collegava la condotta destinata a trasportare le acque, mosse dalla gravità grazie al fondo della condotta costantemente inclinato.
Le nuove città romane erano edificate in luoghi strategici dal punto di vista militare, di comunicazione e dei traffici commerciali, ma non sempre in luoghi favorevoli per l'approvvigionamento delle acque. I romani non si limitarono ad ereditare le tecniche idrauliche greche ma si impegnarono per migliorarle.
Introdussero la costruzione di ponti-acquedotto e il raggiungimento dell’ acqua corrente nelle singole abitazioni a differenza della Grecia dove le abitazioni private continuarono ad approvvigionarsi di acqua in modo autonomo attraverso pozzi o cisterne.
Nel mondo greco la metallurgia ebbe meno importanza rispetto a oggi. Basta ricordare che in quei tempi la maggior parte dei macchinari veniva costruito con legname. La metallurgia greca fu la continuazione di quella del Vicino Oriente e costituì la fase dell’età del ferro in cui il rame e il bronzo andavano solo lentamente cedendo il posto al ferro e all’acciaio. I Greci apportarono alla conoscenza degli antichi fabbri soltanto due contributi d'importanza fondamentale e cioè la produzione del mercurio e le sue applicazioni per l’estrazione dell’oro e la produzione della lega rame-zinco, in altre parole dell’ottone.
In Grecia le comunicazioni terrestri erano difficili e costose, quindi il commercio si svolgeva soprattutto per mare. Le navi di solito erano costruite in legno di pino. Le navi da guerra a tre ordini di remi, le triere, garantivano la supremazia navale di Atene e l’ordine sul mare. Le triere navigavano sia a vela che a remi. Le navi a scopo commerciale erano divise in due categorie: le navi lunghe erano molto veloci grazie ai remi, mentre le navi rotonde erano molto più lente, perché si affidavano esclusivamente alla vela.
Fu Eratostene a coniare il termine 'geografia' per indicare la carta della Terra e la sua descrizione letteraria. Il verbo greco gráphein significa sia scrivere sia dipingere o disegnare e, nell'antica Grecia, il geografo era colui che tracciava una carta o che la commentava. Nel III sec. a.C., Eratostene tracciò per la prima volta su basi scientifiche la carta del mondo conosciuto. Due secoli dopo, Strabone raccolse in una vasta sintesi tutto ciò che si sapeva sulle regioni del mondo abitato e sulle diverse condizioni di vita. Strabone, pose l'accento sulla geografia economica e umana, sottolineando l'influenza del potere politico sulla felicità dei popoli e i benefici di una buona amministrazione. Furono loro due a creare la 'scienza geografica', cioè la scienza che fa vedere, leggere e tracciare i contorni, relativamente stabili, delle terre e dei mari, ma che si preoccupa anche dei popoli in continuo movimento, dei loro modi di vita, delle loro risorse, di tutto ciò che può essere modificato dall'azione umana. Cinque secoli dopo Eratostene, nel II sec. d.C., Claudio Tolomeo, favorito dalle nuove scoperte che avevano esteso i confini del mondo conosciuto, elabora i principî-guida del cartografo.
(wikipedia.it)
(www.instoria.it)
(www.museoenergia.it)
"Haec autem ita fieri debent, ut habeatur ratio firmitatis, utilitatis,venustatis."
"In tutte queste cose che si hanno da fare si deve avere per scopo la solidità, l'utilità e la bellezza."
(wikipedia.it)
(www.romanoimpero.com)
(digilander.libero.it/diogenes99/Greci/Grecia.htm)
"Galeno spiega la dottrina di Ippocrate e non trascura l'unghia (...)
Non c'è alcuna conoscenza, alcuna esperienza, che non abbia toccato e nello stesso tempo l'ha rifinito."
(www.treccani.it;
Plutarco,Convidio dei sette sapienti;
Proclo;
Wikipedia.it)
La nascita della Geografia
Bibliografia
www.wikipedia.it
www.treccani.it
www.instoria.it
www.museoenergia.it
www.romanoimpero.it
digilander.libero.it/diogenes99/Greci/Grecia.htm
Plutarco, Convidio dei sette sapienti
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