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I viaggi di Dante

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by

Bruno Scanzi

on 2 December 2014

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Transcript of I viaggi di Dante

I viaggi di Dante
FIRENZE

Dante Alighieri (battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri) nasce a Firenze nel
1265
dove trascorrerà la sua infanzia sino
1302
, anno dell’esilio.

Egli non si sposterà dalla sua citta natale sino al
1286
.

CAMPALDINO

Nella pianura di Campaldino, situata tra i castelli casentinesi di Poppi e di Romena, Firenze combatté contro Arezzo e il ghibellinismo una battaglia che rappresentò non solo il momento più importante di un lungo contrasto ma anche una tappa fondamentale per la conquista del predominio in Toscana. Questa battaglia si concluse l'11 giugno 1289, quando Firenze prevalse su Arezzo.

La presenza di Dante alla battaglia è attestata da una fonte tarda, ma attendibile, Leonardo Bruni. Egli militava a cavallo tra i feditori, che erano truppe scelte di prima linea, e il fatto è indice delle discrete condizioni economiche della famiglia, perché cavallo e armatura erano a carico del cavaliere.

Al primo fortunato urto degli Aretini -
come ci dice una lettera ricordata dal Bruni e ora perduta -
Dante, che come feditore era schierato nel punto nevralgico della battaglia, fu assalito da ”temenza molta”.
SAN GIMINIANO

Dante, in qualità di ambasciatore, visitò San Gimignano nel
1300
.
Una delle stanze più famose all'interno del palazzo del comune è la Sala di Dante.
Fu chiamata così perché proprio qui, nel 1300, il grande poeta incitò la città e il Podestà a partecipare alla Lega Guelfa in Toscana.

La sala è decorata dalla grandiosa Maestà di Lippo Memmi (firmata e datata 1317).

ROMA

La prima visita di Dante a Roma accadde con l'istituzione del giubileo da parte di Bonifacio VIII nel
1300
.
A testimonianza di ciò, in un passo della Divina Commedia, per l’esattezza nel canto XVIII dell’Inferno (vv 28-33), Dante paragona il procedere in senso opposto delle due schiere di peccatori della prima bolgia ai pellegrini che sul ponte Sant’Angelo, durante il Giubileo, si incrociavano, gli uni diretti a San Pietro, gli altri, di ritorno, diretti a Monte Giordano:

come i Roman per l’essercito molto,
l’anno del giubileo, su per lo ponte
hanno a passar la gente modo colto,
che da l’un lato tutti hanno la fronte
verso ’l castello e vanno a Santo Pietro;
da l’altra vanno verso il monte...

La notizia del “doppio senso di marcia” sul ponte, disposto per organizzare la grande ressa “l’essercito molto” di quelli che andavano e venivano dalla Basilica, si ritrova solo in Dante e ha chiaramente il sapore di un ricordo personale di una “cosa vista”, anche se, a rigore, egli potrebbe averla appresa da altri pellegrini o dai romani nella sua visita dell’anno seguente.

ROMA

La seconda visita a Roma avvenne nel 1301.

Infatti In quegli stessi anni Dante, che apparteneva alla parte Bianca dei guelfi, e ricopriva importanti incarichi di governo nella città, si trovò più volte in contrasto con il papa: nell'
ottobre del 1301
venne inviato e Roma con un'ambasceria per trovare un accordo con Bonifacio, ma fu trattenuto presso la corte papale per lunghissimo tempo, forse per ordine del pontefice, mentre, in quello stesso periodo, il nuovo Podestà di Firenze, Conte Gabrielli, lo condannava al rogo ed alla perdita delle sue proprietà.

BOLOGNA

Dante andò a Bologna da giovane, nel
1286-87
.
Probabilmente il soggiorno bolognese è determinato da motivi di studio, come sostengono Boccaccio nel Trattatello ("sì come a luogo più fertile del cibo che ’l suo alto intelletto disiderava, a Bologna andatone, non picciol tempo vi spese") e Giovanni Villani nella Nuova Cronica X (“andossene a lo Studio a Bologna”) ed è verosimile che nella città emiliana Dante sviluppi la propria competenza nelle parlate locali.

SIENA

Dante ricevette la notizia della sua condanna mentre si trovava a Siena il
27 gennaio 1302
.
È Dante stesso ci parla della sua presenza a Siena scrivendo della fontana di fonte branda nel canto XXX dell'Inferno (vv. 76-78):

Ma s’io vedessi qui l’anima trista
di Guido o d’Alessandro o di lor frate,
per Fonte Branda non darei la vista.

ZONE DI TOSCANA

Dante si unì allora agli altri esuli (Bianchi e Ghibellini) che, muovendo dalle terre mugellane di Ugolino Ubaldini, tentavano di rientrare in città con le armi. L'
8 giugno 1302
, è tra i firmatari, a San Godenzo, di un impegno a risarcire gli ospiti per i danni derivanti dalla guerra.

FORLI

A Forlì ,
nell’autunno del 1302
, viene accolto nella corte di Scarpetta degli Ordelaffi, il cui ghibellinismo, tradizionale nella famiglia, non vietava di poter dar mano alle ambizioni degli esuli bianchi, dei quali diviene il condottiero.
La presenza di Dante alla corte di Scarpetta degli Ordelaffi è testimoniata da Biondo Flavio, che l'aveva appresa da alcuni scritti andati persi (probabilmente una cronaca) di Pellegrino Calvi, cancelliere del signore di Forlì.

Scarpetta degli Ordelaffi fu il capitano generale dei ghibellini della Romagna contro le truppe pontificie, e tentò di organizzare una spedizione degli esuli da Firenze.

VERONA
Nel
maggio 1303
Dante raggiunse Verona, dove fu ospite di Bartolomeo I della Scala per un anno intero.

In quegli anni la rivalità tra la famiglia dei Montecchi e quella dei Capuleti era talmente accesa che Dante, esule da Firenze ed ospite degli Scaligeri, la nomina nel VI canto del Purgatorio (vv. 106-108):

Vieni a veder Montecchi e Cappelletti
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
color già tristi, e questi con sospetti!

Se l’accenno al palio del drappo verde nell’Inferno XV attesta una visione diretta, dimostra la permanenza del poeta a Verona almeno fino al
febbraio 1304
.

Bartomoleo I della scala
Bartolomeo salì al potere nel 1301.
Di famiglia guelfa, nonostante avesse dimostrato doti di guerriero, preferì mantenere la pace e governare la città. Infatti il 30 settembre 1301 riuscì a concludere una pace con il vescovo di Trento, anche per far fronte alla minaccia lombarda ghibellina che si stava formando

TREVISO

Dante soggiorna a Treviso nel 1304, e ci sono varie interpretazioni sulla durata della sua presenza.
l'ipotesi di un non breve soggiorno a Treviso, alla corte di Gherardo da Camino, s'affaccia come la più probabile, stante il ripetuto elogio del buon Gherardo, dalle pagine del Convivio e dalle terzine del Purgatorio. Gherardo viene a morire nel 1306, e quindi un soggiorno dantesco
dall'estate del 1304 alla metà del 1306
è molto probabile.
Gherardo III da Camino

E’ stato un condottiero e feudatario italiano. È comunemente considerato il principale esponente del casato dei da Camino. Dante nel convivio gli dedica questi versi, a sottolineare la sua amicizia con questo:

Pognamo che Gherardo da Cammino fosse stato nepote del più vile villano che mai bevesse del Sile o del Cagnano, e la oblivione non fosse ancora del suo avolo venuta. Chi sarà oso di dire che Gherardo da Cammino fosse vile uomo? e chi non parlerà meco dicendo quello essere stato nobile? Certo nullo, quanto vuole sia presuntuoso, però che elli fu, e fia sempre la sua memoria. E se la oblivione del suo basso antecessore non fosse venuta, sì come s[i s]uppone, ed ello fosse grande di nobilitade e la nobilitade in lui si vedesse così apertamente come aperta si vede, prima sarebbe stata in lui che 'l generante suo fosse stato: e questo è massimamente impossibile.
BOLOGNA

Il secondo viaggio a Bologna si colloca intorno al
1305
quando, protetto dal regime guelfo bianco, si dedicava alla stesura del Convivio e del De vulgari eloquentia. Entrambi i trattati presuppongono un’ampia disponibilità di libri che potevano trovarsi riuniti solo in una grande città universitaria, del resto già frequentata da Dante in gioventù.

Riferimenti a personaggi e situazioni ambientali bolognesi sono poi numerosi soprattutto nell’Inferno. Infatti, nel canto XXXI (vv. 136-141), mentre Dante si trova nel “Pozzo dei giganti” (puniti per essersi opposti a Dio), tra l’ottavo e il nono cerchio, descrive il gigante Anteo che sporge dal pozzo per diversi metri utilizzando una similitudine che lo paragona proprio alla torre Garisenda:

Qual pare a riguardar la Carisenda
sotto ’l chinato, quando un nuvol vada
sovr’essa sì, ched ella incontro penda;
tal parve Anteo a me che stava a bada
di vederlo chinare, e fu tal ora
ch’i’ avrei voluto ir per altra strada.
SARZANA

La sua presenza a Sarzana è documentata da fonti che indicano Dante come procuratore di Franceschino da Malaspina, nonché esecutore speciale per concludere la pace con il vescovo Antonio da Camilla e i suoi sudditi e seguaci.
Questo solenne atto si compì nella piazza Calcandola (oggi Piazza Matteotti) di Sarzana la mattina presto (il documento dice prima della messa) del
6 ottobre 1306
.

Si tratta del principale episodio del soggiorno dantesco presso la nobile famiglia feudale, più tardi omaggiata nel Purgatorio VIII a motivo della sua liberalità.

Malaspina
è il cognome della nobile famiglia italiana di origine longobarda, discendente dal ceppo obertengo dei marchesi di Toscana, che governò a cominciare dal XIII-XIV secolo i tanti feudi della Lunigiana e, dal XIV secolo, il marchesato di Massa e Carrara.
VAL D'ARNO

Nel
1307
, poco dopo aver lasciato la Lunigiana, Dante scrive l’Epistola IV, indirizzata a Moroello Malaspina e contenente la canzone
Amor, da che convien pur ch’io mi doglia;
sia la prosa sia la poesia presentano il poeta dimorante vicino alle sorgenti dell’Arno, ossia in Casentino, sicuramente presso uno dei conti Guidi, forse nel castello di Pratovecchio: Dante era in buoni rapporto con questi, i quali accettarono di ospitarlo e proteggerlo.

La famiglia dei conti Guidi fu una delle maggiori casate dell'Italia centrale nel Medioevo.
Secondo l’opinione più diffusa, Dante avrebbe intrapreso la stesura della Commedia in questo torno di tempo:

Ivi è Romena, là dov'io falsai
la lega suggellata del Batista;
LUCCA

È possibile che nel corso del
1308
Dante si trovi a Lucca: lo farebbe pensare un documento notarile, rogato in quella città il
21 ottobre
, che attesta la presenza di un Giovanni di Dante Alighieri da Firenze, che però potrebbe essere un omonimo del poeta.

Un soggiorno lucchese va comunque postulato, dato l’accenno nel Purgatorio XXIV:

chi è la Gentucca ivi nominata e in che modo ha reso gradita la propria città all’esule?

Questo soggiorno però non può essere avvenuto dopo il 31 marzo 1309, quando il comune vieta la presenza dei fuorusciti fiorentini nel proprio territorio. Forse a Lucca viene composto il libro IV del Convivio

PARIGI-AVIGNONE

Nel
1309
si colloca il viaggio a Parigi di cui parla Giovanni Villani e in particolare Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante:

se n’andò a Parigi; e quivi tutto si diede allo studio e della filosofia e della teologia

Del soggiorno parigino, e soprattutto di una qualche forma di frequentazione del locale ambiente universitario, resterebbe traccia nella menzione del “Vico de li Strami” (cioè rue de la Fouarre, dove si esercitava l’insegnamento delle Arti). Ma si può ipotizzare che in realtà, come altri fuorusciti, abbia trovato riparo ad Avignone.

1310

Da Torino, muovendosi lentamente e facendo tappa a Chieri, Asti, Casale, Vercelli, Novara e Magenta, il corteo imperiale raggiunge Milano due giorni prima di Natale.
La data della cerimonia è fissata per il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, nella basilica di Sant’Ambrogio.

Non abbiamo elementi né per affermare né per negare che Dante abbia partecipato alla cerimonia vera e propria ma nella lettera che invierà a Enrico in aprile, Dante afferma di avere avuto l’onore di essere ricevuto in udienza. Potrebbe essere accaduto a
Milano
, nei giorni dell’incoronazione, ma anche in una delle tante località che il corteo del sovrano aveva toccato dopo Torino.

POPPI

Nel
1311
soggiornò nel Castello di Poppi e la tradizione vuole che proprio qui il sommo poeta abbia composto il XXXIII canto dell' Inferno.

La presenza di Dante in Casentino è ricordata in tanti luoghi di questa valle toscana.
La testimonianza più evidente è l’Epistola VI, destinata ai fiorentini risulta scritta il 31 marzo “alle sorgenti dell’Arno”. In questa residenza dei Conti Guidi fu ospitato per quasi un anno. Di quanto il Casentino abbia influenzato e sia entrato nell’animo di Dante è evidente dalle tante volte che il poeta cita in modo diretto, o vi fa riferimento meno palese, questa terra ed i suoi luoghi nella Divina Commedia.
Il busto del Sommo Poeta posto davanti al Castello di Poppi
1312-3

In questi 2 anni, Dante non deve essersi allontanato dalla Toscana: in base alla testimonianza di Petrarca, che dichiara di aver visto il poeta (come afferma nel Familiares XXI ovvero delle lettere che Petrarca invia a Boccaccio riguardo Dante), si presume che, come altri esuli (fra cui appunto il padre di Petrarca), stazioni a
Genova oppure a Pisa
, in attesa degli eventi.
1314

Secondo alcuni, Dante potrebbe avere usufruito ancora dell’ospitalità dei Malaspina in Lunigiana.

1314

Ma altri ipotizzano un primo soggiorno a Ravenna presso Guido Novello da Polenta (ipotesi confermata da Boccaccio nel Trattatello)
VERONA

Dal
1315
in poi, Dante abbandona definitivamente l’orizzonte toscano e prende a gravitare intorno alle corti signorili dell’Italia settentrionale. In una data imprecisata ripara a Verona presso Cangrande della Scala, il principale esponente del ghibellinismo in Italia: sarà la sua dimora più stabile durante il periodo dell’esilio.

Il 19 maggio il comune di Firenze, minacciato dall’azione militare di Uguccione della Faggiola (poi vincitore della battaglia di Montecatini il 29 agosto), concede un’amnistia a tutti gli esuli politici previo pagamento di una somma di denaro e la richiesta di perdono a S. Giovanni. Dante, informato della cosa, scrive a un innominato amico (probabilmente Bernardo Riccomanni, figlio della sorella Tana e frate francescano nel convento di S. Croce) la Ep XII per motivare il suo rifiuto di rientrare in Firenze a condizioni ritenute umilianti.

RAVENNA

Nel
1319
va collocato l’abbandono di Verona e lo stanziamento a Ravenna presso Guido Novello da Polenta.
Le cause della partenza sono ignote:
-forse un accresciuto disagio per l’ambiente scaligero, di cui resterebbe testimonianza nell’aneddoto riferito da Petrarca, Rerum memorandarum libri II:

Cangrande chiede a Dante come mai non riesce a rendersi gradito al pari di un buffone di corte, il poeta risponde che gli uomini apprezzano chi è simile a loro

-forse la fama di amico delle lettere goduta dal nuovo signore o la possibilità di trovare una sistemazione ai figli esiliati nel
1315
(in questo periodo Pietro ottiene il rettorato di due chiese ravennati, S. Maria in Zenzanigola e S. Simone del Muro).

VENEZIA

Nell'Agosto 1320
Dante partecipa a una missione diplomatica a Venezia, voluta da Guido nel tentativo di stornare un imminente pericolo di guerra.
PALUDI DEL COMACCHIO

Sulla via del ritorno da Venezia a Ravenna, attraverso le paludi di Comacchio, contrae le febbri malariche.
RAVENNA

La febbre contratta sulla via del ritorno da Venezia ne provoca la morte fra il
13 e il 14 settembre 1321
Rovine del castello di Pratoveccio
Lapide commemorativa di Sarzana
Dante con la famiglia degli Ordelaffi
Statua di Dante a Verno nella piazza dei Signori
La Tomba di Dante venne eretta nel 1780-81 presso la Basilica di San Francesco nel centro di Ravenna per commemorare il sommo poeta.
Durante i restauri della facciata di San Michele in Foro del 1866 venne inclusa nella seconda loggetta, oltre ai personaggi politici della città, l'inconfondibile volto di Dante Alighieri per ricordare il soggiorno del sommo poeta in città.
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