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La conoscenza della Natura da parte dei Romani

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niccolò bargellini

on 26 February 2015

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Transcript of La conoscenza della Natura da parte dei Romani

La conoscenza della Natura presso i Romani
La Natura non è solo un bel bosco
Anche per i Romani, il concetto di Natura era esteso a tutti i fenomeni vicino a loro, come ad esempio eruzioni e terremoti.
Si estende il concetto di Natura a tutti i materiali prodotti dal sottosuolo, come ad esempio i minerali, trattati approfonditamente negli ultimi capitoli della "Naturalis historia" di Plinio il Vecchio.
La figura dello scienziato
In latino non esiste un termine per indicare lo scienziato, questo perchè semplicemente non esistevano!
Per definizione, lo scienziato è colui che applica il metodo scientifico-sperimentale per trovare le cause di un fenomeno naturale. Nell'antica Roma il metodo scientifico non esisteva. Gli "scienziati" romani infatti altro non erano che raccoglitori di informazioni. Secondo il loro pensiero, cercare di ipotizzare o stravolgere qualcosa scritto in passato era del tutto sbagliato. Qualsiasi scoperta scientifica era una rivelazione spontanea della Natura ed era quindi considerata del tutto casuale.
I "De re rustica"
Con il termine "De re rustica" ci si riferisce a tre opere letterarie con titoli simili riguardanti il mondo dell'agricoltura e della pastorizia.
"De agri cultura"
di Marco Porcio Catone
Pubblicata nel 160 a.C., è la prima opera che ci è pervenuta in prosa in lingua latina. E' divisa in 170 capitoli, di lunghezza variabile. Può essere descritta come un grande manuale per qualunque contadino: spiega praticamente tutto, dalla scelta dei campi e delle semine fino alla cura dei buoi da aratro, alla
retribuzione dei lavoratori
e alla
creazione di alcuni medicamenti
usando erbe medicinali di facile reperimento in un podere.
Per Catone, l'agricoltura è l'unico modo onesto e allo stesso tempo sicuro per guadagnarsi da vivere, a differenza dell'usura e del commercio.
In effetti, l'agricoltura era stata, fin dall'inizio di Roma, l'attività più praticata, e secondo Catone era quella che più rappresentava il mos maiorum; solo il contadino poteva considerarsi veramente "Civis Romanus".
Capitolo LVII (57)
Nell'inverno la famiglia deve aver per cibo quattro moggia di grano a testa per chi lavora, e d'estate quattro moggia e mezzo. Al fattore, alla gastalda, al gastaldo, al pecoraio si devono dare tre moggia. Agli schiavi da catena d'inverno quattro libbre di pane al giorno,e cinque quando cominciano a lavorare nella vigna; e si continua così fino all'inizio dell'estate; poi si ritornerà a quattro libbre.
Capitolo CXXVII (127)
Avendo dolori di ventre, o per una tenia o per i lombrichi, prendi trenta pomodori acerbi; pestali e ponili in un'orcia, ed aggiungivi tre congi(9,81 litri) di vino nero aspro: poi chiudi il vaso.
Dopo trenta giorni aprilo ed usa la soluzione. Ne berrai a digiuno una emina(270 centilitri).
"De re rustica"
di Marco Terenzio Varrone
E' un'opera didascalica scritta sotto forma di dialogo aristotelico nel 37 a.C.
E' divisa in 3 libri, trattanti l'amministrazione dei campi(De agricoltura), l'allevamento e la pastorizia(De re pecuaria) e gli animali allevabili(De villaticis pastionibus).
A differenza di Catone, Varrone può considerarsi veramente un agronomo; infatti in questo trattato propone diverse ottimizzazioni per la resa dei terreni, coltivati fino allora con metodi estensivi e non molto fruttuosi.
"De re rustica"
di Lucio Giunio
Moderato Columella
E' sicuramente l'opera agronomica più importante dell'antichità, ed è stata utilizzata fino alla rivoluzione verde del 18° secolo. E' composta da 12 libri, di cui il decimo scritto in esametri in onore di Virgilio. Qui Columella introduce in modo approfondito le scienze agrarie, soffermandosi spesso sulla biologia, e sviluppando analisi in modo molto scientifico per i suoi tempi. Anche lui, come Varrone, propone nuovi metodi di coltivazione più produttivi, avendogli egli stesso provati nelle sue tenute di Ardea, Carseoli e Alba.
Columella, di pensiero progressista, si schiera contro i conservatori e gli astrologi, di cui parla nel libro XI.
"De re rustica"
di Rutilio Tauro
Emiliano Palladio
E' scritto nel periodo tardo (IV secolo d.C.) ed è l'ultimo trattato di agronomia scritto fino al XIII secolo. E' diviso in 15 libri, il primo è introduttivo mentre i 12 seguenti seguono una sorta di calendario, uno per ogni mese dell'anno. Il XIV libro è sulla veterinaria e l'ultimo è un poemetto sull'innesto delle piante. Questo trattato è stato un modello per quasi un millennio.
Gaio Plinio Secondo
detto "il Vecchio"
Plinio nacque nel 23 d.C. presumibilmente a Como. Compì i suoi studi a Roma. Sotto l'influenza di Seneca, si dedicò brevemente alla professione di avvocato. Da giovane fu comandante di cavalleria, e partecipò a molte spedizioni contro diverse popolazioni barbare. Fu in questo periodo che scrisse la "Storia delle popolazioni germaniche", opera citata dall'amico Tacito nei suoi scritti ma sfortunatamente andata perduta.
Nel 79 era comandante della flotta tirrenica di stanza a Miseno, località a nord di Napoli. La sua morte ci viene raccontata da suo nipote Plinio il Giovane in una lettera a Tacito: Plinio approdò a Stabia per raggiungere la famiglia di un suo amico, Cesio Basso, ad Ercolano, dove venne ucciso dall'eruzione mentre tentava di studiarla.
Tutt'oggi, le eruzioni esplosive, come quella del 79 ad esempio, vengono chiamate eruzioni
pliniane
.
La sua opera più importante è sicuramente la "Naturalis Historia", che ha compilato fino alla fine dei suoi giorni.
Ego vero, Agrius, nullam arbitror esse quae tam tota sit culta. Primum cum orbis terrae divisus sit in duas partes ab Eratosthene maxume secundum naturam, ad meridiem versus et ad septemtriones, et sine dubio quoniam salubrior pars septemtrionalis est quam meridiana, et, quae salubriora, illa fructuosiora, ibique Italia, dicendum magis eam fuisse opportunam ad colendum quam Asiam, primum quod est in Europa, secundo quod haec temperatior pars quam interior. Nam intus paene sempiternae hiemes, neque mirum, quod sunt regiones inter circulum septemtrionalem et inter cardinem caeli, ubi sol etiam sex mensibus continuis non videtur. Itaque in oceano in ea parte ne navigari quidem posse dicunt propter mare congelatum.
"Io invero", disse Agrio, "penso che non ce ne sia nessuno che sia così ben coltivato in tutte le sue parti. Per prima cosa infatti l'orbe terrestre è stato diviso da Eratostene in due emisferi, uno dei quali - in maniera del tutto conforme all'ordine naturale - esposto a sud, l'altro a nord. Ora poiché, senza dubbio, la parte settentrionale è più salubre di quella meridionale ed è pur vero che i luoghi più salubri sono anche i più fertili, e in questa parte vi è l'Italia, bisogna dire che essa fu sempre più adatta alla coltivazione che non l'Asia. Prima di tutto perché è situata in Europa, secondariamente perché ha un clima più temperato delle regioni al centro di questo continente. Nell'interno dell'Europa infatti vi è quasi un continuo inverno. Né deve far meraviglia, per esservi regioni situate fra il circolo polare artico e il polo nord, dove il sole non si vede anche per sei mesi consecutivi. Pertanto dicono che in tale parte non si può nemmeno navigare nell'Oceano perché il mare è ghiacciato.
I Libro, Introduzione

Le Georgiche
di Virgilio

Sono un poema didascalico scritto in esametri e composto tra il 36 e il 29 a.C. L'opera è divisa in quattro libri, e parla del lavoro agreste, celebrandolo come dono di Giove al fine del progresso, che infatti non può esistere senza lavoro e fatica. Infatti la vita agreste viene vista come sana e gloriosa, visto che arreca benefici all'uomo rendendolo sano e forte.
Il primo libro tratta del lavoro dei campi, il secondo dell'arboricoltura e il terzo dell'allevamento del bestiame.
Il quarto libro tratta invece dell'apicoltura, attività conosciuta fin dal 12000 a.C. e che i Romani praticavano per ricavare miele, con cui addolcivano il vino, e cere, per candele, essenze ed oli profumati.
Virgilio celebra le api per la loro "società": sono molto comunitarie e grandi lavoratrici, una visione che ben si accomuna con i dettami dello stoicismo. Le api inoltre sono sempre disposte ad un sacrificio per il bene della loro società, tipico comportamento dell'ideologia augustea, a cui l'opera è dedicata.
Naturalis historia
E' un trattato naturalistico scritto sotto forma enciclopedica: raccoglie infatti tutte le conoscenze naturali del tempo, maturate per lo più da intellettuali greci. Plinio, esempio dello "scienziato" romano, ha scritto quest'opera raccogliendo più di ventimila estratti da più di cento autori, tutti citati nel primo libro, avente la funzione di indice, bibliografia e prefazione. Le fonti includono più di 146 documenti romani e 327 greci.
Lo stile generale dell'opera presenti numerosi errori dovuti alle traduzioni di estratti greci ma è perlopiù vario, visto le numerose fonti citate e la mancanza di una revisione finale, vista la morte prematura dell'autore.
L'opera è divisa in 37 libri, trattanti le più disparate branche delle scienze naturali: la maggior parte dei libri(19) è comunque dedicata allo studio dei vegetali(botanica, arboricoltura, erboristeria, floricoltura, giardinaggio e medicina naturale). Solamente i libri dal VIII al XI sono dedicati alla zoologia.
Gli ultimi 5 libri sono dedicati alla mineralogia e alla metallurgia e illustrano le proprietà e i tipi di lavorazione di qualunque metallo oppure la costruzione di una miniera.
Particolare è il VII libro, interamente incentrato sull' antropologia e la psicologia umana, che raccoglie per la maggior parte fonti di Aristotele e Platone.
Plinio compilò quest'opera perchè fosse di giovamento all'intera comunità e non per pura soddisfazione personale: questo pensiero si lega alla concenzione di filantropismo stoico, sostenuto da Plinio, il cui motto è: "
Deus est mortali iuvare mortalem, et haec ad eternam gloriam via.
"(Dio è per l'uomo aiutare i propri simili e questa è la strada per acquistare gloria eterna.)
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