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Ne bude li Bosne tada nece biti ni nas

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by

sanela subasic

on 26 June 2015

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Transcript of Ne bude li Bosne tada nece biti ni nas

Ne bude li Bosne tada neće biti ni nas
(Se non ci sarà la Bosnia allora non ci saremo neanche noi)
Subašić Sanela
V B scientifico
Liceo "G. Ancina" - Fossano
A.S. 2014/2015
Accordo di Karađorđevo
Indipendenza della Bosnia
L'embargo sulle armi
Sul piano internazionale si è consapevoli degli attriti presenti nei Balcani, quindi le potenze decidono di impedire la vendita di armi alla Bosnia.
Piano Carrington-Cutleiro
L'accordo di Lisbona, proposto prima della guerra per la risoluzione non armata degli attriti, infatti, non riuscì ad evitare lo scoppio del conflitto.
1992-1995
Per più di tre anni e mezzo la popolazione civile bosniaca musulmana è travolta dalla guerra.

Ufficialmente il conflitto si conclude il 14/12/1995 con gli accordi di Dayton.
La Serbia si oppone all'indipendenza della Bosnia a causa della consistente minoranza serba sul territorio.
LE STELLE CHE STANNO GIÙ
Le stelle che stanno giù
"Prima della guerra le colline intorno a Sarajevo erano coperte di prati verdi e di boschi.[...] Guardando Sarajevo dai punti dominanti, si notano frequenti brandelli bianchi, sembrano delle pecore che pascolano. Per chi non sa, potrebbe essere anche un paesaggio pastorale. Il bianco delle lapidi abbaglia lo sguardo.”
Sottosopra
"Mancano ancora centosessantaquattromila morti, secondo le stime del professore della stessa facoltà
(di filosofia),
Milorad Ekmečić, per realizzare un progetto come «la grande Serbia»".
Neve nera
"«Tutta la città era ricoperta di pezzi di carta bruciata. Volavano in aria le pagine fragili di carta bruciata, cadendo giù come neve nera»"
IL TRENO
"La linea ferroviaria tra Belgrado e Sarajevo venne interrotta all'inizio della guerra in Bosnia. Dopo diciotto anni è partito di nuovo il treno che collegava le due città."
Il libro si apre con un treno, completamente diverso da quello che-racconta-prenderà più avanti..
"Noi non sappiamo ancora dove siamo diretti,

nè quali saranno le fermate."
Tony Harrison
The Bright Lights of Sarajevo
Lo stesso poeta inglese Tony Harrison descrisse la guerra in Bosnia nella raccolta "Tre poesie dalla Bosnia":
1-"I cicli di Donji Vakuf";
2-"Le brillanti luci di Sarajevo";
3-"Essentials".

"[...] he's about, I think, to take her hand and lead her away from where they stand on two shell scars, where in 1992, Serb mortars massacred the breadshop queue [...]"
Venti anni dall'11 luglio 1995
La morte di Tito nel 1980 sancisce la fine di quella stabilità che si era creata nella Jugoslavia alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
La Slovenia dichiara l'indipendenza nel 1991 e la ottiene con la guerra dei dieci giorni.
L'indipendenza della Croazia dello stesso anno, invece, non viene riconosciuta dalla Serbia.
Quando anche la Bosnia chiede l'indipendenza, questa le viene riconosciuta internazionalmente il 06/04/1992 e scoppia la guerra sul territorio bosniaco.
In realtà, già nel marzo del 1991, il leader croato Franjo Tuđman e quello serbo Slobodan Milošević si erano incontrati informalmente per discutere la spartizione della Bosnia tra Croazia e Serbia.
"Non proteggerli significava lasciarli essere massacrati" (Bakir Izetbegović euronews 01/03/2012)
Serbia --> armi della ex-Jugoslavia
Croazia --> contrabbando di armi
Popolazione bosniaca musulmana--> ritiro delle armi dalle autorità serbe
Massacro di Markale
Le rose di Sarajevo
Il nome deriva dall'aspetto "floreale" che così assumono i segni.
Sono una sorta di manifestazione artistica per ricordare. Ogni segno sull'asfalto, lasciato dalle granate o dai mortai che abbiano fatto una o più vittime, è stato riempito di resina color rosso.
Ringrazio la commissione per l'attenzione
Il mio nome spiega perchè ho scelto questo argomento; la storia spiega perchè ho scelto questa frase.
Subašić Sanela
V B scientifico
Liceo "G.Ancina" - Fossano
A.S. 2014/2015
"[...] io credo che lui sia sul punto di prendere la sua mano e portarla via da dove stanno, su due segni di granate, dove nel 1992, mortai serbi massacrarono la folla in attesa del pane [...]"
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