Loading presentation...

Present Remotely

Send the link below via email or IM

Copy

Present to your audience

Start remote presentation

  • Invited audience members will follow you as you navigate and present
  • People invited to a presentation do not need a Prezi account
  • This link expires 10 minutes after you close the presentation
  • A maximum of 30 users can follow your presentation
  • Learn more about this feature in our knowledge base article

Do you really want to delete this prezi?

Neither you, nor the coeditors you shared it with will be able to recover it again.

DeleteCancel

Make your likes visible on Facebook?

Connect your Facebook account to Prezi and let your likes appear on your timeline.
You can change this under Settings & Account at any time.

No, thanks

la crisi di fine secolo

No description
by

Fulvio Gambotto

on 27 September 2013

Comments (0)

Please log in to add your comment.

Report abuse

Transcript of la crisi di fine secolo

La crisi di fine secolo
i governi Di Rudinì
(maggio 1896-giugno 1898)
- marzo 1896
:
Umberto I affidò il governo ad Alessandro Starabba,
marchese Di Rudinì
(mentre sarebbe stato forse più logico affidarlo a Giolitti, che rappresentava l'antitesi politica di Crispi)
Africa orientale:
- pace di Addis Abeba (ottobre 1896): il confine tra Eritrea ed Etiopia fu ristabilito sul fiume Mareb (come nel trattato di Uccialli).

L'impresa coloniale italiana si chiudeva in perdita: la colonia eritrea era in passivo dal punto di vista economico e si erano persi circa 8.000 uomini e 500 milioni di lire per conquistare la "chiave di una porta che non porta in nessun luogo"
Situazione interna:
- serie di amnistie a favore di coloro che negli anni precedenti erano stati condannati dai tribunali militari nel tentativo di allentare la tensione politica e sociale
- tuttavia scontentezza e inquietudine aleggiavano nel paese, anche e soprattutto a causa della miseria che non tendeva a scomparire (in Sardegna si ebbero alcuni casi di morte per inedia).
- e si susseguivano saccheggi ai granai municipali, scioperi, agitazioni, ecc.
Tutto ciò creava una situazione difficile che avrebbe potuto essere risolta solo con una serie di provvedimenti illuminati e coraggiosi come l'abolizione, almeno provvisoria, dei dazi doganali sul grano e sulla farina. Ma provvedimenti in tal senso urtavano contro gli interessi costituiti che il governo non aveva la forza di superare (anche perché se Crispi era sparito dalla scena politica, rimanevano attive le forze politiche che l'avevano sostenuto, prime fra tutte la corte e gli ambienti militari).
Nel 1898 lo stato di agitazione raggiunse il suo apice; si registrarono disordini a Roma, Parma, Firenze.
i morti di Milano
In questo contesto si colloca l'episodio più grave, a Milano, tra il 6 e il 9 maggio, quando le truppe del generale Fiorenzo Bava Beccaris attaccarono (in alcuni momenti utilizzando anche l'artiglieria) la folla che era scesa in piazza per protestare contro l'aumento del prezzo del pane (la "protesta dello stomaco") provocando un centinaio di morti.
Alle grida strazianti e dolenti
Di una folla che pan domandava,
Il feroce monarchico Bava
Gli affamati col piombo sfamò.

Furon mille i caduti innocenti
Sotto il fuoco degli armati caini
E al furor dei soldati assassini:
"Morte ai vili!", la plebe gridò.

Deh, non rider, sabauda marmaglia:
Se il fucile ha domato i ribelli,
Se i fratelli hanno ucciso i fratelli,
Sul tuo capo quel sangue cadrà.
La panciuta caterva dei ladri,
Dopo avervi ogni bene usurpato,
La lor sete ha di sangue saziato
In quel giorno nefasto e feral.

Su, piangete mestissime madri,
Quando scura discende la sera,
Per i figli gettati in galera,
In quel giorno nefasto e feral.

Su, piangete mestissime madri,
Quando scura discende la sera,
Per i figli gettati in galera,
Per gli uccisi dal piombo fatal.
i settori vicini ai manifestanti, ma anche l’opinione pubblica moderata, restò profondamente scossa da quelle giornate.

Umberto I invece volle decorare Bava Beccaris (il "macellaio di Milano") con la Croce di Grand'Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia, "
per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perché Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della Patria
".

Contemporaneamente fu ripristinato lo stato d'assedio (con sospensione delle libertà civili), furono incarcerati molti socialisti (Filippo Turati, per esempio, fu condannato a 12 anni di reclusione) e anche alcuni esponenti del mondo cattolico (solidali con le proteste popolari).
il governo Pelloux
(giugno 1898-giugno 1900)
Il feroce monarchico Bava
Inesperto di vita politica, finì per diventare strumento di quelle correnti reazionarie che desideravano porre fine al regime parlamentare e rafforzare l'esecutivo e il ruolo del re
Pelloux presentò alla Camera una serie di leggi "liberticide" (censura sulla stampa, limitazioni del diritto di riunione, divieto di sciopero, ecc).
La sinistra socialista si alleò con i liberali più democratici e bloccarono i lavori parlamentari (ostruzionismo).
Nelle elezioni del giugno 1900 si ebbe un notevole rafforzamento dei socialisti, dei repubblicani e della nuova opposizione liberale (la stessa grande industria, di fronte alla resistenza emersa nel paese, giudicò troppo pericoloso il tentativo reazionario)
Pelloux rassegnò le dimissioni
- giugno 1898: Umberto I incarica il generale
Luigi Pelloux
di formare il nuovo governo
Nel febbraio del 1899 Sidney Sonnino pubblicò sulla "Nuova antologia" un articolo dal titolo "Torniamo allo Statuto" in cui sosteneva l'esigenza di restituire al monarca la pienezza dei poteri che gli attibuiva lo Statuto albertino, facendo sì che i ministri non debbano rispondere del loro operato alle Camere, secondo la prassi invalsa, ma solamente ed esclusivamente al re.
il governo Saracco
(giugno 1900-febbraio 1901)
- giugno 1900: Umberto I affida l'incarico di formare il nuovo governo a
Giuseppe Saracco
Al vecchio Giuseppe Saracco (ottantenne) fu affidato il compito di formare un governo di pacificazione nazionale: ritirò i progetti di legge di Pelloux.

dicembre 1900: il prefetto ordina lo scioglimento della Camera del Lavoro di Genova
- sciopero generale dei portuali
- Saracco revoca lo scioglimento della Camera del Lavoro
Il governo cadde per un voto di sfiducia della Camera che gli contestava un atteggiamento troppo debole in occasione di un grande sciopero dei lavoratori portuali di Genova
- 29 luglio 1900: Umberto I viene assassinato a Monza
L'assassinio di Umberto I
L'anarchico Gaetano Bresci, rientrato appositamente dagli Usa per vendicare i morti di Milano del 1898, uccide a Monza Umberto I sparandogli tre colpi di rivoltella.

"Era questa la tragica conclusione di un periodo tormentato e difficile in cui la cecità e l'imprudenza della classe dirigente aveva permesso lo scatenarsi delle forse reazionarie del paese" (Giampiero Carocci)
Umberto I fu ucciso verso le 22,30, mentre rientrava dopo aver preso parte alla cerimonia di chiusura del concorso ginnico organizzato dalla società “Forti e Liberi”. A causa del gran caldo, la carrozza reale era scoperta e Umberto I aveva rinunciato a indossare, sotto il panciotto, la maglia d’acciaio a protezione contro eventuali attentati (il re aveva già subito due tentativi di assassinio). Umberto I salì sulla carrozza, mentre la folla applaudiva e la banda intonava la Marcia Reale; Gaetano Bresci (1869-1901), approfittando della confusione, si avvicinò al sovrano ed esplose tre (o quattro, le fonti non sono concordi) colpi di revolver, colpendolo a una spalla, al polmone e al cuore, poi si lasciò catturare dai carabinieri senza opporre resistenza. Bresci fu processato e condannato a morte per regicidio (peraltro morì l’anno successivo in carcere in circostanze poco chiare, e mai chiarite)
giugno 1898: Di Rudinì è costretto alle dimissioni (per contrasti con Umberto I per una proposta di riduzione delle spese militari)
Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro
Mi guardo intorno nella casa del ladro: è tutto rubato
Pure l'aria che adesso respiro con il fiato corto
è frutto di un furto.

Quando un ladro trova un ladro dentro casa non è mica contento
E difatti quel ladro mi vede e mi dice: "stai attento"
Lui mi dice: "guardami bene, io non sono ladro soltanto.
Io sono il padrone."

Non sappia l'occhio destro quel che guarda il sinistro
Taccia la bocca memore di quel che ha visto
Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.

Ma io dico che suonare un sonaglio davanti un serpente
Io dico che pure il serpente, pure quello, si pente
E capisce che sputare veleno per tutta una vita
non è servito a niente.
Ma il padrone è una cosa diversa, è uno strano serpente
Il padrone è una cosa diversa, è una bestia curiosa
Lui comincia succhiando il latte da quando è bambino
Ma poi succhia ogni cosa.

Non sappia l'occhio destro quel che guarda il sinistro
Taccia la bocca memore di quel che ha visto
Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.

E difatti alla fine il padrone è una specie di ladro
Solo che quando ruba il padrone non è mica reato
E anche quando che viene arrestato il suo alibi regge
Perchè lui è la Legge.

Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro
E quel ladro mi dice che lui non è un ladro soltanto
Ma neanch'io sono un ladro gli dico e così mi avvicino.
Io sono un assassino.

E così sotto il cielo turchino c'è un padrone di meno.
Full transcript