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L'uomo del 900 tra inettitudine, paralisi e indifferenza

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Claudio Bracchetti

on 30 June 2014

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Transcript of L'uomo del 900 tra inettitudine, paralisi e indifferenza

L'uomo del 900 tra inettitudine, paralisi e indifferenza
ITALO SVEVO
JAMES JOYCE
Conclusione
L’esistenza di un individuo si svolge in un campo di scelte, di decisioni fra diverse possibili alternative.
L’uomo è sempre al punto zero. Il punto zero è simbolo di indecisione davanti al quale l'uomo deve fare delle scelte escludendo così la strada che non intraprende.
E’ proprio la possibilità e non la necessità a caratterizzare il modo d’essere fondamentale dell’uomo, comportando in esso una perenne instabilità del vivere, ponendolo di fronte ad alternative drastiche che rischiano di paralizzarlo e gettarlo nell’angoscia, di renderlo un vero e proprio inetto.

Che cos'è l'inettitudine?
"L’
inetto
è l’uomo che si lascia vivere, incapace di inserirsi e di intervenire attivamente nella propria vita. Una persona che si lascia trasportare dal caso e dalle strutture sociali di cui lui stesso ne è la vittima."



- INDIFFERENZA
- NOIA
- PARALISI
- Vinti dalla vita, sconfitti dalla loro condizione sociale
- E' malattia e salute allo stesso tempo
- Zeno Cosini nella "
Coscienza di Zeno"
- Paralisys
- Dubliners
EVELINE:
-The conflict between actions and thouhgts make Eveline
motionless and unable to react
-She was a step away from a change, but she didn’t take the chance.
-She prefers the monotony of her house: a prison, a cobweb but also a reassuring routine
Il ruolo degli indifferenti nella nascita dei totalitarismi
- Nascita della "società di massa"
Moltitudine indifferenziata di persone caratterizzate negativamente, in quanto rappresentano la perdita dell’autonomia individuale a scapito di una vera e propria atomizzazione
-Apatia politica
-Accettazione passiva
- Antonio Gramsci "Odio gli indifferenti"
- Politica di appeasement
"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
L’esistenza come possibilità e scelta in Kierkegaard
I tre stadi dell'esistenza in
Kierkegaard
Stadio ESTETICO
L’uomo che vive in questa forma rifiuta tutto ciò che è serio e ripetitivo, è alla continua ricerca di nuove sensazioni. La figura-simbolo è il Don Giovanni, il seduttore che non si lega mai ad una donna, ma che passa da una all’altra, gode, appunto, dell’appagamento del desiderio, ma non appena esso cessa, cerca un nuovo oggetto ed un altro ancora, e così via all’infinito.
L’altra figura che incarna lo stadio estetico è il seduttore. Il suo godimento non è nell’attimo della conquista, ma nel pianificare ogni fase della seduzione, nella bravura e nell’astuzia. Egli è compiaciuto di se stesso.
L’esteta, tuttavia, deve fare i conti con la consapevolezza della finitudine dell’esistenza, con la percezione che nella sua vita non vi è uno scopo, un fine.
Egli quindi giunge al punto in cui non ha più voglia di nulla e diventa preda della noia e del senso di vuoto. L’individuo, a questo punto, sceglie di passare allo stadio successivo, lo stadio etico.

Stadio ETICO
E’ lo stadio della stabilità e della ripetività, rappresenta il modello borghese di vivere, di colui che si assume i propri compiti e le proprie responsabilità nel mondo andando alla ricerca di un matrimonio, di un lavoro e di una famiglia.
Si passa quindi dal seduttore al marito tutto dedito alla famiglia e al lavoro.
Nell’individuo etico la tranquillità viene tuttavia affiancata ad un senso di colpa, trasmesso di padre in figlio: la colpa del peccato originale, il senso di un irriducibile disposizione al male. E’ proprio questo turbamento nello stravolgere il proprio equilibrio l’individuo a cadere nella disperazione.

Stadio RELIGIOSO
L’unica possibilità di salvezza avviene nell’ultimo stadio. Lo stadio religioso è una ricerca ansiosa di Dio, di un salvatore, possibile solo con l’ausilio della fede, un rapporto silenzioso e immediato fra Lui e l’individuo.
Non avviene in un lungo arco di tempo, ma in un preciso istante, un fulmineo innesto del divino nell’uomo. La fede è un “salto” che porta l’individuo al di sopra dell’etica. L’esempio più eclatante dello stadio religioso è rappresentato da Abramo. La fede, nel suo sacrificio, è una prova che lo pone al di fuori delle norme etiche della società, un vero e proprio paradosso.
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