Loading presentation...

Present Remotely

Send the link below via email or IM

Copy

Present to your audience

Start remote presentation

  • Invited audience members will follow you as you navigate and present
  • People invited to a presentation do not need a Prezi account
  • This link expires 10 minutes after you close the presentation
  • A maximum of 30 users can follow your presentation
  • Learn more about this feature in our knowledge base article

Do you really want to delete this prezi?

Neither you, nor the coeditors you shared it with will be able to recover it again.

DeleteCancel

Make your likes visible on Facebook?

Connect your Facebook account to Prezi and let your likes appear on your timeline.
You can change this under Settings & Account at any time.

No, thanks

Primo dopoguerra e ascesa del Fascismo

Il primo dopoguerra e l'ascesa del Fascismo
by

susanna loche

on 19 September 2016

Comments (0)

Please log in to add your comment.

Report abuse

Transcript of Primo dopoguerra e ascesa del Fascismo

L'Italia nel 1° dopoguerra
La fine della Prima guerra mondiale aveva generato in Italia una grave crisi economica: contadini e operai rivendicarono migliori condizioni di lavoro, il ceto medio invece appoggiò i partiti di destra.

Durante il
“biennio rosso”
il proletariato occupò fabbriche e terre.

Sul
piano politico
cresceva la forza dei partiti di massa:
socialisti e popolari.

L'inflazione
Nel dopoguerra il fenomeno che causava i maggiori disagi alla popolazione era l'inflazione, cioè l'aumento dei prezzi dei generi di consumo.
In guerra le industrie producevano armi, ma ora dovevano riconvertirsi a produzioni civili: ciò richiedeva tempi lunghi e nel frattempo veniva licenziato il personale. Aumentò la disoccupazione.

Le proteste di operai e contadini
Gli operai, organizzati nei sindacati scioperarono per chiedere aumenti salariali e la diminuzione dell'orario di lavoro. La protesta dei contadini aveva invece come principale obiettivo la richiesta di terra, oltre che di contratti di lavoro migliori.
Il malcontento della classe media
IL BIENNIO ROSSO
Negli anni 1919 e 1920, ricordati come il “biennio rosso”, le lotte degli operai e dei contadini, organizzate specialmente dal sindacato e dal Partito socialista, raggiunsero il massimo dell'intensità.
Il capo del governo, Giovanni Giolitti, aspettò che le proteste si spegnessero da sole. Infatti il sindacato bocciò la proposta di trasformare l'occupazione in un processo rivoluzionario e chiese agli operai di abbandonare le fabbriche in cambio di alcune riforme.
I PARTITI DI MASSA
Al secondo posto si collocò il
Partito popolare
, cioè i cattolici, ( ottenne 100 seggi) al quale i liberali furono costretti a ricorrere per formare la maggioranza di governo.
Socialisti
Il Partito socialista venne fondato nel 1892, era il partito più votato dagli operai e da una parte dei contadini. Era diviso in due correnti:
– i riformisti, guidati da Filippo Turati, volevano introdurre miglioramenti con riforme progressive;
– i massimalisti erano la maggioranza e prendevano come modello la rivoluzione russa.

Popolari
Il Partito popolare venne fondato nel 1919 dal sacerdote Luigi Sturzo, era favorevole a riforme per le classi più povere, da realizzare con l'accordo tra le diverse classi sociali. Aveva seguito soprattutto tra i contadini del Nord e del Centro-sud.
Filippo Turati
Il partito nazionalista
La borghesia italiana continuava ad appoggiare politicamente i liberali.
Il ceto medio, invece, cominciava a simpatizzare per i nazionalisti, gruppo politico che aveva tra i suoi leader Gabriele D'Annunzio.
L'impresa fiumana
Alla fine della prima guerra mondiale l'Italia rivendicò anche la città di Fiume, che però non era presente negli accordi di Londra.
La città, rivendicata anche dalla Jugoslavia, era a maggioranza italiana e spingeva per l'annessione all'Italia.
In questo clima si svolse l'impresa di Fiume, ovvero un colpo di mano militare organizzato da
Gabriele D'Annunzio
che con un manipolo di 2.600 uomini del Regio Esercito occupò la città il 12 settembre 1919 creando la Reggenza Italiana del Carnaro, in vista di una futura annessiona all'Italia.
La reazione internazione fu negativa e costrinse il governo italiano ad intervenire e a cacciare via D'Annunzio e il suo esercito con un rapido attacco militare il 24 dicembre 1920 (cosiddetto Natale di sangue). Il 12 novembre, infatti, il trattato di Rapallo con la Jugoslavia sancì la nascita dello Stato libero di Fiume, una repubblica autonoma amministrata dalla Società delle Nazioni.
La città venne infine annessa all'Italia in seguito ad un ulteriore accordo tra il governo italiano di Mussolini e la Jugoslavia nel 1924.

Alla crisi del dopo guerra la classe media reagì con:
posizioni politiche di destra
ostilità verso movimenti operai e socialisti
grande senso di frustrazione
Sul piano economico il ceto impiegatizio e i pubblici dipendenti nel dopoguerra avevano visto:
decurtato il potere d'acquisto delle retribuzioni
erano qundi:
in posizione di inferiorità economica rispetto a classi tradizionalmente subalterne
non avevano una valida rappresentanza politica e sindacale
Per cui ...........
A seguito dell'introduzione del suffragio universale maschile la vita fu dominata dai grandi partiti di massa.

Con le elezioni del 1919 il
Partito socialista
ebbe la maggioranza relativa ( ottenne 156 seggi in Parlamento).
Don Luigi Sturzo
Il I dopoguerra
La vittoria mutilata
La locuzione
vittoria mutilat
a
è una frase d'autore, coniata da Gabriele D'Annunzio, che fu adottata e utilizzata, nel primo dopoguerra, da una parte dell'opinione pubblica italiana, in particolare (ma non solamente) negli ambienti nazionalisti, interventisti, e reducistici, per riferirsi alla situazione deficitaria dei compensi territoriali ottenuti dall'Italia dopo il suo contributo, nella prima guerra mondiale, alla vittoria dell'Intesa sugli Imperi Centrali nell'autunno del 1918.
Secondo Gaetano Salvemini la "
Vittoria mutilata
" assunse le dimensioni di un vero e proprio mito politico nel dopoguerra, andando a costituire una delle basi ideologiche che portarono alla nascita del Fascismo.
L'avvento del fascismo
Nel 1919 l'ex socialista Benito Mussolini fondò un nuovo movimento politico, i Fasci di combattimento.
Il fascismo opponeva alla lotta di classe l'esaltazione della patria e dell'autorità, e ricorreva all'uso della violenza.

I fascisti nel 1922 marciarono su Roma ed ebbero l'appoggio del re Vittorio Emanuele III che nominò Mussolini capo del governo.

Nel 1919 Benito Mussolini, che era stato uno dei capi del Partito socialista, fondò un nuovo movimento politico, i Fasci di combattimento
Il movimento fascista si orientò decisamente a destra, proponendosi come il principale avversario del movimento socialista, opponendo alla lotta di classe l'
esaltazione della patria, dell'ordine e dell'autorità
Nel 1921 il movimento fascista divenne un partito, con il nome di
Partito nazionale fascista,
e nel 1923 si fuse con il Partito nazionalista.

Chi è Benito Mussolini
Benito Mussolini nasce a Dovia di Predappio, in Romagna, il 29 luglio 1883.
Giovanissimo aderisce alle formazioni politiche socialiste.
Nel 1909 è a Trento dove viene nominato segretario della locale Camera del Lavoro e direttore del giornale socialista 'Avvenire', successivamente, a Forlì, ottiene l'incarico di segretario della federazione provinciale socialista e direttore del bollettino 'La lotta di classe'.
Nel 1911 si distingue per una fervente campagna contro l'intervento italiano in Libia.
Nel luglio 1912, entra nella direzione nazionale del Partito Socialista Italiano (PSI) assumendo la direzione del suo quotidiano nazionale, l' 'Avanti!'.

L'attività politica nel Partito Socialista
L'espulsione dal Partito socialista e la fondazione
dei Fasci di combattimento
Contrario fino al settembre 1914 all'ingresso nella 'Grande Guerra' delle forze italiane, due mesi dopo cambierà radicalmente posizione mandando alle stampe il primo numero del foglio interventista e ultranazionalista 'Il Popolo d'Italia'.
Gli costerà l'espulsione dal PSI il 23 novembre del '14.
Nel 1919, sostiene l'occupazione operaia delle fabbriche e il 23 marzo, con un programma anticapitalista, anticlericale e antimonarchico - sebbene fortemente nazionalistico - fonda a Milano il movimento dei 'Fasci di Combattimento' , formazione politica che nel '21 diventerà partito - quello che lo porterà in Parlamento nel 1921.

Lo squadrismo
Dall'autunno del 1920, i fascisti si organizzarono militarmente in squadre che conducevano spedizioni ai danni di sedi o esponenti politici di sinistra e contro i movimenti di protesta dei contadini, costringendoli a sgomberare le terre occupate o a sospendere gli scioperi nelle campagne.

Nel 1921-22 gli squadristi colpirono anche le città, alcune delle quali, come Bologna, vennero occupate con la forza poiché guidate da sindaci socialisti.
I sostenitori del Fascismo
Ceto medio
: spaventato dalle proteste degli operai e dei contadini, considera con favore la reazione alle proteste con la forza. Non a caso, la maggioranza degli squadristi proviene proprio dal ceto medio
Proprietari terrieri
: furono i primi finanziatori, tanto che le prime azioni violente dei fascisti vennero compiute contro i contadini in lotta.

Industriali
: appoggiarono Mussolini dopo l'occupazione delle fabbriche: trovarono nel fascismo una forza utile a reprimere le proteste operaie
Esponenti delle istituzioni
: militari, poliziotti, magistrati e della corte, come la stessa regina Margherita

La marcia su Roma
Il 28 ottobre 1922 Mussolini mobilitò tutte le squadre fasciste in una “marcia su Roma” per la conquista del potere.
Il re Vittorio Emanuele III si rifiutò di concedere lo stato d'assedio e nominò Mussolini capo del governo. Era un atto gravissimo: si proclamava capo del governo il leader di un partito che aveva pochissimi deputati e che aveva usato la forza per ottenere la nomina.
La maggior parte delle forze politiche pensava di poter controllare il fascismo e perciò diede il proprio appoggio al nuovo capo del governo.
Il fascismo al potere
La dittatura
ll fascismo si configurò come una
dittatura totalitaria.
Vennero abolite la libertà politica e di stampa. Lo sciopero fu proibito per legge e vennero istituiti tribunali speciali. Il regime fascista esercitava il suo controllo su ogni aspetto della vita degli italiani.
La figura del
duce
era esaltata grazie al controllo di tutti i mezzi di comunicazione e della scuola. L'ideologia fascista era propagandata in ogni modo. Il regime ottenne così il consenso di moltissimi italiani
L'omicidio Matteotti
Perchè venne ucciso Matteotti
Molti storici sostengono che Matteotti non venne ucciso dai sicari fascisti solo perché aveva denunciato alla Camera i brogli elettorali e le violenze perpetrate dalle squadre fascista durante il periodo pre elettorale; esistono ragionevoli motivi, costruiti su prove documentali, per ritenere che Mussolini ordinò l’uccisione di Giacomo Matteotti (il 10 giugno 1924) perché quest’ultimo aveva le prove che lo accusavano di aver venduto una partita di fucili, risalenti alla prima guerra mondiale all’odiata Croazia; aveva inoltre scoperto un giro di tangenti, versate al Duce dalla compagnia petrolifera americana Standard Oil.
Se ciò fosse stato denunciato pubblicamente Mussolini avrebbe perso, agli occhi dell’opinione pubblica, quell’immagine di uomo d’ordine e di specchiata onestà che negli anni aveva cercato, con la propaganda, di costruire.

La secessione dell'Aventino
Dopo l’assassinio di Matteotti i deputati dell’opposizione decisero di non partecipare più ai lavori del Parlamento (la cosiddetta “secessione dell’Aventino”), ma questa radicale protesta non scalfì il consolidamento del potere del fascismo.
Mussolini chiuse questo caotico periodo con il celeberrimo discorso tenuto alla Camera dei deputati il 3 gennaio 1925, con il quale si assunse “la responsabilità politica, morale e storica” di quanto era avvenuto in Italia negli ultimi mesi, discorso che è ritenuto dagli storici l’atto costitutivo del fascismo come regime autoritario.

Dallo Stato liberale alla dittatura
Le leggi fascistissime
( 1926)

Le leggi fascistissime, note anche come leggi eccezionali del fascismo, vennero adottate tra il 1925 e il '26 e sono gli atti giuridici che iniziarono la trasformazione di fatto dell'ordinamento del Regno d'Italia nel regime fascista, ossia in uno Stato autoritario dalla forte componente ideologica, di tipo nazionalista, centralista, statalista, corporativista ed imperialista.

In sintesi, le leggi fascistissime stabilivano che:

1. il Partito Fascista era l'unico partito ammesso
;
2. il capo del governo doveva rispondere del proprio operato solo al re d'Italia e non più al parlamento;
3. il
Gran Consiglio del fascismo,
presieduto da Mussolini , era l'organo supremo del partito fascista e quindi dello Stato;
4. tutte le associazioni di cittadini dovevano essere sottoposte al controllo della polizia;
5. gli unici sindacati riconosciuti erano quelli fascisti, si proibivano, inoltre, scioperi e serrate;
6. le autorità di nomina governativa sostituivano le amministrazioni comunali e provinciali elettive, abolite per legge;
7. tutta la stampa doveva essere sottoposta a censura.

Si istituivano, inoltre:

1. il confino di polizia per gli antifascisti;
2. il Tribunale speciale per la difesa dello Stato con competenza sui reati contro la sicurezza dello Stato (per i quali era prevista anche la pena di morte) ed un collegio giudicante formato da membri della Milizia e da militari);
3. l'OVRA, la polizia segreta.

Le squadre armate fasciste si trasformarono nel 1923 in
Milizia volontaria per la sicurezza nazionale
, agli ordini diretti di Mussolini: a questo punto la polizia privata del capo del fascismo poteva agire senza più temere alcun controllo legale.

Vennero inoltre abolite tutte le leggi a favore dei lavoratori e furono accresciuti i poteri del capo del governo.

La dittatura
Il capo del governo non doveva più avere l'approvazione del parlamento, ma solo quella del re.
Venne abolita la libertà di stampa
I partiti antifascisti vennero messi fuori legge.
Lo sciopero fu proibito per legge
Una nuova legge elettorale stabiliva un'unica lista composta da soli fascisti e che il voto non fosse più segreto

Tutti i dipendenti pubblici, tra cui gli insegnanti e i magistrati, erano
obbligati a iscriversi al Partito fascista, altrimenti venivano licenziati.

Venne istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, che aveva il compito di processare e condannare gli oppositori politici.

Gli strumenti per costruire consenso
La propaganda
Fotografie che ritraevano il Duce
I cinegiornali prodotti dall'Istituto L.U.C.E - L’Unione Cinematografica Educativa, i cui cinegiornali venivano obbligatoriamente trasmessi in ogni sala cinematografica d’Italia.
I radiogiornali prodotti dall'EIAR l'en radiofonico dello stato fascista
Le adunate oceaniche
La scuola
Tutto ciò secondo Mussolini doveva contribuire ad attuare il progetto totalitario di creazione di un uomo nuovo e l'annullamento dell'individuo come libera testa pensante.
Le immagini del Duce e dei gerarchi fascisti venivano quotidianamente pubblicate sulla stampa assieme alle opere e alle manifestazioni del regime, le fotografie e il cinema esaltavano lo spirito combattivo della nuova Italia fascista, la sua forza militare, la sua prosperità economica, laboriosità, ordine e disciplina.
Le immagini, grazie ai fotomontaggi, non mostravano però la vera realtà, ma solo ciò che Mussolini desiderava vedessero gli italiani: moderni mezzi bellici, campi lussureggianti, mamme prolifiche dagli ampi fianchi che sfornavano incessantente i futuri soldati italiani.
Attraverso la censura e le rigide disposizione a cui la stampa doveva attenersi la fotografia e il cinema divennero, come accade in tutti gli stati dittatoriali un formidabile strumento propagandistico.
L'uso delle immagini a scopo propagandistico
Principale strumento della fascistizzazione della società, fu la scuola attraverso la quale il fascismo tentò di attuare il suo progetto totalitario di creazione di un uomo nuovo e annullamento dell'individuo. Il progetto pedagogico fascista, può essere riassunto nella massima:
«libro e moschetto fascista perfetto».
Per plasmare l'italiano nuovo il fascismo sottopose al totale controllo dello stato la scuola e pose l'ideologia fascista al centro della didattica: diari, pagelle, manuali, letture, filastrocche, preghiere, esercizi erano tutti improntati a veicolare i valori del fascismo, come conformismo, obbedienza, militarismo.

La scuola
Il testo unico
Il testo unico era ispirato ai valori del fascismo (guerra, razzismo, imperialismo) e all'educazione tradizionalista e religiosa. L'adozione di questo testo era obbligatoria. Gli altri 3 anni delle elementari e nelle scuole secondarie non si aveva un testo unico, ma i libri di testo e programmi erano sottoposti al controllo politico del regime. La pedagogia totalitaria del fascismo procedette all'indottrinamento dell'infanzia non solo attraverso i testi scolastici ma anche tramite le pubblicazioni per bambini e ragazzi.
Opera nazionale Balilla
L'Opera Nazionale Balilla fu un'istituzione fascista creata da Benito Mussolini, a carattere parascolastico, fondata nel 1926 e sciolta nel 1937, quando per ordine del duce confluì nella Gioventù italiana del littorio (GIL), alle dirette dipendenze del Partito Fascista.
Entrambi i gruppi venivano educati secondo il culto di Mussolini e secondo la dottrina Fascista: venivano infatti organizzate marce militari, esercitazioni, sfilate e parate.
L'ONB era suddivisa in:
* Balilla: ragazzi dagli 8 ai 14 anni
* Piccole italiane : ragazze dagli 8 ai 14
* Avanguardisti: ragazzi dagli 14 ai 18
* Giovani Italiane: ragazze dai 14 ai 18.
* Figli della Lupa : dai 6 agli 8 anni (aggiunti più tardi).
Tra i 18 e i 22 anni i giovani entravano poi nei "Fasci Giovanili di Combattimento" e nelle "Giovani fasciste" (gruppi esterni all'ONB). Gli studenti universitari e delle scuole superiori erano invece tenuti ad aderire ai GUF, Gruppi Universitari Fascisti (anch'essi esterni all'ONB).

I rapporti con la Chiesa: i Patti lateranensi
Nel Febbraio del 1929 vennero stipulati con la Chiesa cattolica i Patti lateranensi (o Concordato), in base ai quali:
il cattolicesimo veniva riconosciuto “religione di Stato”;
il matrimonio religioso diventava valido anche di fronte alla legge civile;
fu reso obbligatorio l'insegnamento della religione cattolica;
alla Chiesa fu riconosciuta la piena sovranità sulla Città del Vaticano.
La Chiesa, a sua volta, riconobbe la capitale d'Italia e nominò solo vescovi approvati dal regime. In occasione della firma del patto, papa Pio XI definì Mussolini
«l'uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare»,
perchè con questo accordo si superava definitivamente l'allontanamento dei cattolici dalla vita politica, voluto da Pio IX nel 1874.
Anche la Chiesa servì a Mussolini per accrescere il consenso verso lo stato fascista:
La politica economica
Politica economica liberista

Vennero abolite molte norme a tutela dei lavoratori. La conseguenza fu un peggioramento della condizione degli operai e dei contadini.
Furono dichiarati illegali i liberi sindacati, che vennero sostituiti dalle
Corporazioni, i sindacati fascisti, gli unici con i quali, dopo l’accordo di palazzo Vidoni (1925), la Confindustria si era impegnata a prendere accordi.

Le prime iniziative in campo economico di Mussolini furono caratterizzate da una politica liberista, che lasciava massima libertà di azione ai proprietari delle terre e delle fabbriche.
Il fascismo intervenne pesantemente nell'economia del Paese: prima secondo logiche liberiste, poi con un deciso intervento dello Stato
L'intervento dello Stato in campo economico

A partire dal 1926 Mussolini aumentò il peso dello Stato in economia.
In primo luogo rivalutò la moneta avvantaggiando i risparmiatori (ceto medio) e le industrie di beni per il mercato interno.
Vennero poi prese iniziative, come la bonifica di molte aree incolte e paludose ( bonifica integrale), per favorire la crescita della produzione agricola, soprattutto quella cerealicola (la “battaglia per il grano”), in modo da diminuire le importazioni di cereali


Interventismo economico e crisi del 1929

La crisi economica del 1929 spinse il governo fascista a intervenire in modo ancora più deciso.
Le industrie e le banche che rischiavano di fallire vennero acquisite dallo Stato tramite l’IRI ( Istituto per la ricostruzione industriale), in questo modo il governo fascista riuscì a controllarle direttamente.
Vennero inoltre creati enti (come l'Inps) per garantire alla popolazione alcune forme di assistenza: pensioni, assistenza sanitaria ecc.
Per stimolare la produzione italiana, Mussolini adottò politiche protezionistiche e incentivò la propaganda per
l'autarchia.



L’autarchia
( autosufficienza)
In Italia la politica autarchica del fascismo fu incentivata dalle sanzioni decise dalla Società delle Nazioni a seguito dell’invasione dell’Abissinia (1935), e fu affiancata da una martellante propaganda sull’autosufficienza e la «italianità» dei più diversi prodotti; a essa sono collegate la nascita di alcuni enti economici pubblici e, nel settore agricolo, la politica degli ammassi e l’incentivazione dell’allevamento del bestiame e di produzioni quali quelle di cereali e olivi. Di fatto la scelta dell’autarchia fu legata allo sviluppo di un’economia di guerra che in Italia produsse notevoli distorsioni nei consumi e negli investimenti.

Economia fascista
Politica estera espansionistica

A partire dagli anni trenta il governo adottò una politica estera aggressiva, con l'obiettivo di espandersi in Africa e nei Balcani.
Venne quindi deciso di invadere l'Etiopia all'inizio del 1935.
Per stroncare la resistenza etiope, il governo fascista ricorse anche ai gas asfissianti, vietati dalle convenzioni internazionali, e alla repressione violenta: la più grave ebbe luogo nel 1937 a Debrà Libanòs (non meno di 1400 morti.
Negli anni trenta il duce avviò una politica espansionistica che portò nel giro di pochi anni alla conquista dell'Etiopia.
La Società delle Nazioni sanzionò l'Italia per avere aggredito uno Stato africano governato da un legittimo sovrano, Haile Selassie.
Le sanzioni avvicinarono l'Italia all'unico paese europeo che ancora intratteneva rapporti commerciali: la Germania in cui era salito al potere in Germania Adolf Hitler.
L'alleanza con la Germania di Hitler

Dal 1933 la Germania era guidata dal leader nazista Adolf Hitler. L'ideologia nazista aveva diversi punti in comune con quella fascista. Tuttavia, fino a metà degli anni trenta, Mussolini aveva diffidato di Hitler, perché temeva che un rafforzamento della Germania avrebbe danneggiato gli interessi italiani.
Nel 1936 Mussolini decise invece di allearsi con la Germania. Nel 1939 venne stipulato il
“Patto d'acciaio”
, che impegnava l'Italia e la Germania a entrare in guerra nel caso l'alleato avesse deciso di farlo.

Le leggi razziali
L'ideologia fascista esaltava la stirpe italiana, di cui sottolineava il legame con l'antica civiltà romana.

Dal 1938 una serie di leggi penalizzò pesantemente i cittadini di religione ebraica: essi vennero espulsi dalle scuole statali, licenziati da tutti gli impieghi pubblici e fu impedito loro di svolgere molte attività lavorative.

Le leggi razziali del 1938
Il problema che gli storici si pongono: il fascismo è stato un totalitarismo perfetto?
Il concetto di "
totalitarismo imperfetto
", è stato coniato dallo storico Giovanni Sabbatucci, che riconosce nel fascismo una chiara matrice e una volontà totalitaria, resa però non completamente realizzata dalla presenza in Italia da altri due poteri la
Chiesa e Monarchia
, dal suo eccessivo gradualismo e dalla politica mussoliniana di lasciare sempre qualche "valvola di sfogo" a personaggi antifascisti o fascisti non "ortodossi.
Sono assenti o solo embrionali nel totalitarismo fascista i seguenti attributi caratteristici del caso nazista:
la supremazia del partito rispetto allo Stato
i campi di sterminio di massa
un'ideologia sterminazionista nei confronti di nemici "di razza"
Rispetto alla dittatura sovietica invece vi è una sostanziale differenza in termini di estensione ed efficacia della repressione del dissenso
E ora ripassiamo........
La politica demografica
Alle famiglie numerose vennero riconosciute, nel giugno 1928, varie esenzioni fiscali e la priorità nell'assegnazione di alloggi popolari e di altre provvidenze. Si giunse anche a fissare un ordine di grandezza per avere diritto a particolari privilegi: sette figli per le famiglie degli impiegati e dieci per tutte le altre. Fu inoltre stabilito che i coniugati dovessero avere la precedenza sui celibi, e i genitori sui coniugati senza figli, nei concorsi e nelle promozioni negli impieghi pubblici, nelle assunzioni nelle imprese private e nel riconoscimento di licenze commerciali.
Le aspettative del regime vennero in parte deluse dai risultati del censimento compiuto nel 1931, che registrò una popolazione di poco più di 41 milioni di residenti, contro i 38 milioni del dopoguerra. Fu perciò intensificata anche l'azione di propaganda a sostegno dell'incremento demografico. Nel dicembre 1933 vennero premiate con una visita nella capitale le 93 madri più prolifiche d'Italia. Erano donne che vantavano dai 14 ai 19 figli viventi. Ricevute dal Papa e poi da Mussolini, esse ritirarono dalle mani del Duce un premio in denaro.
Full transcript