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Amleto Ferrelli

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Storia della Musica
Il canto Gregoriano
Gregorio Magno e il repertorio gregoriano
Con il termine “gregoriano” si è soliti indicare il vasto repertorio di canti monodici, cioè ad una sola voce, della liturgia latino-romana.
Nel 313 d.C., con una legge dell’Imperatore Costantino, l’editto di Milano, nell’ambito dell’Impero romano cessarono le persecuzioni contro i cristiani ed il cristianesimo entrò a far parte delle religioni dell’impero. I cristiani, quindi poterono finalmente uscire dalle catacombe liberi di professare la propria fede, di costruire le chiese ove riunirsi e di esprimere il sentimento religioso attraverso le varie forme d’arte. La Chiesa di Roma incominciò in quel secolo ad organizzare definitivamente il proprio culto (cerimonie religiose, riti, etc.); è proprio nel corso del IV secolo che venne definita la data annuale della Pasqua (Concilio di Nicea, 383 d.C.) ed istituita la celebrazione del Natale di Gesù Cristo. Una particolare attenzione fu data anche al campo musicale.

Il repertorio di canti liturgici che si andò formando nel corso dell’alto medioevo viene denominato “canto gregoriano”; sembra, infatti, che a Papa Gregorio I (papa dal 590 al 604), detto Gregorio Magno, sia da attribuire il merito di aver scelto e riunito nell’Antifonario i testi dei canti sacri pretendendo che ovunque in Occidente, durante le funzioni religiose, fossero eseguite quelle melodie scelte dalla Chiesa di Roma.

I moderni studiosi hanno messo in dubbio le testimonianze che riportano tale tradizione, in primo luogo perché non contemporanee, ma posteriori di quasi tre secoli alla morte del pontefice, la Vitaredatta da Giovanni Diacono, fonte che per la prima volta fa esplicito riferimento ad una riforma dei canti dell’Antifonario da parte di Gregorio Magno, risale alla fine del IX secolo. Inoltre è da notare che i primi documenti scritti che riportano integralmente i testi della messa codificati in un repertorio completo e stabile furono redatti tra l’VIII ed il IX secolo. Impensabile è poi l’idea di una riforma musicale attuata da Gregorio I dato che il più antico codice con notazione musicale a noi giunto, il Cantatorium cod. 359 di S. Gallo, è del IX secolo.

È più probabile che il nome di Gregorio Magno sia stato utilizzato come riferimento ideale, quasi a voler sacralizzare e unificare una tradizione e per avallare la diffusione della liturgia romana. In pratica, facendo riferimento a questo papa, da cui l’intero repertorio di canti prende nome, si sarebbe giustificata l’unificazione di una situazione liturgica differenziata; numerosi sono infatti i documenti che attestano per lungo periodo nel corso del Medioevo divergenze tra chiese locali ed aree culturali, il diffondersi di abitudini liturgiche indigene, il migrare di testi, canti, festività.

Tra le forme autonome di riti liturgici esistenti prima del processo sistematico di unificazione, ricordiamo:
Il rito romano coltivato a Roma.
Il rito beneventano praticato nell’Italia meridionale.
Il rito ambrosiano, ancora in uso a Milano.
Il rito gallicano praticato nella Francia meridionale.
Il rito mozarabico praticato nella penisola iberica.
La messa gregoriana
Il repertorio vocale gregoriano è costituito da due gruppi distinti di canti, quelli legati all’Ufficio (liturgia delle ore), basati essenzialmente sul canto dei salmi e distribuiti nelle varie ore del giorno e della notte, e quelli della Messa. All’interno dei canti della Messa occorre innanzi tutto distinguere in:
Canti del Proprium Missae
Introito, Graduale, Alleluja/ Tractus, Offertorio, Communio
Canti dell’Ordinarium Missae
Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei

I canti del Proprium variano nel corso dell’anno liturgico, sia per i testi, sia per la musica, in base alla festività, mentre nei canti dell’Ordinarium il testo è sempre il medesimo e le musiche variano, ma per grandi periodi, inoltre, lo stile dei canti dell’Ordinarium è generalmente sillabico a differenza di quello dei canti del Proprium che è più complesso e fiorito. A loro volta i canti del Proprium dal punto di vista della forma vanno distinti in canti antifonali (Introito, Offertorio, Communio) eseguiti da due cori alternati, e canti responsoriali (Graduale, Alleluja, Tractus) eseguiti da un solista che si alterna al coro.

La notazione neumatica
I primi esempi di notazione musicale a noi pervenuti, i neumi, non indicavano esattamente la linea melodica da cantare, in quanto essi non specificavano né l’altezza assoluta delle note, né l’ampiezza esatta degli intervalli, dunque potevano costituire un valido aiuto per quei cantori che già conoscevano mnemonicamente le melodie, mentre risultavano assolutamente indecifrabili per coloro che non conoscevano precedentemente il canto. Si può formulare l’ipotesi che nel momento in cui il repertorio, divenuto troppo vasto, iniziò ad essere difficilmente ricordato, si cercarono dei modi dapprima per aiutare la memoria dei cantori, successivamente per fissarlo in modo inequivocabile (uso di notazioni diastematiche, alfabetiche e del tetragramma). La forma dei neumi in generale variava a seconda del monastero da cui provenivano i manoscritti, da qui la distinzione in notazione sangallese, metense, beneventana, aquitana etc. Tra le prime fonti ricordiamo in particolare i codici del monastero di San Gallo in Svizzera e quelli del monastero di Metz, questi ultimi particolarmente accurati nel fornire indicazioni ritmiche. Vanno inoltre citati il codice H 159 di Montpellier (XI sec.), particolarmente importante nel lavoro di decifrazione melodica del repertorio in quanto utilizza la doppia notazione neumatica ed alfabetica, ed il Graduale di Saint-Yrieix (XI sec.), che riporta una notazione diastematica a punti staccati e in cui si usa una linea a secco al fine di facilitare la lettura melodica.
L’invenzione del rigo musicale si fa generalmente risalire a Guido D’Arezzo, il tetragramma, sistema di quattro linee con chiave mobile e notazione quadrata per noi indissolubilmente legato all’idea del canto gregoriano, sembra essersi sviluppato proprio dai concetti relativi alla notazione formulati nel trattato Prologus in Antiphonarium di Guido d’Arezzo.
Il repertorio gregoriano si basa su scale eptafoniche (cioè di 7 suoni) appartenenti ad otto modi. Intorno all'anno 1000 questo sistema raggiunse una certa stabilità distinguendosi in 4 modi autentici e 4 plagali (derivati cioè dagli autentici). Le note che caratterizzano questi modi sono sempre 2 e prendono il nome di "finalis" e "repercussio", esse rappresentano i punti di gravitazione della melodia. I modi Ionico ed Eolio sono alla base dell'attuale sistema musicale. Nel 476 cade l'Impero Romano e la penisola è invasa dalle popolazioni barbariche, la Chiesa acquista sempre maggior potere politico. Le diverse realtà locali devono venire omogeneizzate e questa fu l'opera di papa Gregorio I Magno (590/604).
I canti in latino della liturgia sacra vengono raccolti dalla ricerca della Schola Cantorum e, dapprima tramandati oralmente, confluiscono nei codici monastici e successivamente nel Liber Usualis. A questo genere di canto si da il nome di Canto Gregoriano, basato sul sistema Modale (il nostro è quello Tonale che si affermerà qualche secolo più tardi), sulla semplicità melodica e ritmica ma allo stesso tempo ricchissimo di varietà di stili. Il canto gregoriano riesce a trarre linfa vitale dall'esigenza di memorizzare sequenze di note e di parole, inventandosi nuovi mezzi di codificazione e trasmissione che man mano si dimostreranno così interessanti da divenire essi stessi nuovi canti.
Questa pratica generava infatti nuove "sequenzae" e nuovi "tropi" (rispettivamente aggiunta di note e di testo a melodie preesistenti) che richiedevano una maggior capacità di memorizzazione fino a portare all'esigenza di una scrittura musicale.
Il primo importante trattato di scrittura musicale è il Micrologus di Guido D'Arezzo, monaco benedettino a cui si attribuisce l'invenzione della "solmisazione", una pratica che cambierà il nome delle note dalle lettere alfabetiche alle sillabe che oggi noi conosciamo (A,B,C,D,E,F,G,hanno dato vita alle chiavi musicali e persistono in Francia, Inghilterra, Germania... ); le sillabe sono tratte dai primi emistichi (iniziali dei versi) dell'lnno a S. Giovanni (protettore dei cantori).
Il Micrologus definisce sancisce anche la vittoria della notazione neumatica (segni che rappresentano altezza e durata dei suoni) sulla notazione chironomia (segni che rappresentano una mano che guida la voce). Inizialmente i neumi erano posti sul testo (campo aperto), successivamente su uno o più righi (4 righi=Tetragramma, la notazione più usata e definitiva che si trova ancora oggi sul Liber Usualis). L'uso di una notazione scritta permetterà lo sviluppo della perizia musicale essendo che un'arte non può nascere dal nulla ma deriva dalla speculazione metodica. Questo sviluppo, come spesso accade, trae spunto da alcune esperienze casuali, così la pratica corale Monodica (melodia ad una sola voce) pian piano e cautamente si muoverà verso una pratica a più melodie, dapprima semplicissime, poi complesse; il modo più semplice per ottenere 2 melodie è quella di avere due voci, di cui una ferma su un suono, l'altra che si muove sopra essa. Lo studio dei rapporti tra queste melodie è detto "contrappunto" (punctum contra punctum = nota contro nota). Il Contrappunto è un'arte che dall'anno 1000 si protrarrà sino ai giorni nostri conoscendo il suo splendore massimo nel genio di J. S. Bach; essa è un'arte sublime, complessa, al contempo matematica e dell'anima, che è riuscita ad incorporare in sé molte altre arti. Vediamo alcuni dei passi dell'arte del contrappuntare:
organum -melodia gregoriana (vox principalis) accompagnata da un'altra melodia (vox organalis)
discantus -due melodie che si accompagnano nota contro nota
organum melismatico -la voce superiore "fiorisce" oltre ad accompagnare quella inferiore
contrappunto -una melodia data viene contrappuntata da una o più melodie di nuova creazione
contrappunto imitato -due voci cantano una melodia simile ma non contemporaneamente (vedi "fra Martino")
canone -due voci cantano la stessa melodia ma non contemporaneamente, la 1a voce si chiama dux, la 2a comes
fuga -la forma più alta di canone


I protagonisti:
• Notker I di San Gallo (840 -San Gallo, 6 aprile 912) detto Balbulus, inventore della Sequenza (sua è la "Veni, Sancte Spiritus", una delle 5 sopravvissute al Concilio di Trento)
• Guido Monaco, conosciuto anche come Guido d'Arezzo o Guido Aretino (991 circa -1050), è stato un monaco e musicologo italiano, suo il Micrologus e la solmisazione (Ut queant laxis/Resonare fibris/Mira gestorum/Famuli tuorum/Solve polluti/Labii reatum/Sancte Johannes)
• Pérotin e Lèonin (magister Perotinus magnus et magister Leoninus) (Parigi, 1160 ca. -1230 ca.) compositori francesi della celebre Scuola di Notre Dame a Parigi, i primi nomi della composizione musicale.
• Philippe de Vitry (Parigi, 1291 -1361) è stato un compositore, teorico musicale e poeta francese, egli fu il teorizzatore dell'Ars nova oltre che un innovativo e influente compositore.
• Guillaume de Machaut (Reims, 1300-05 -1377). La sua musica è la più alta espressione dell'ars nova francese raccolte In edizioni manoscritte particolarmente curate: 23 mottetti sacri e profani, 42 ballades, 20 rondeau, 32 virelais, 19 lais e 7 composizioni similari contenute nel Remède de fortune, nonché due composizioni liturgiche: la Messe de Notre-Dame, a quattro voci (composta nel 1364) e un hoquetus, David.
• Francesco Landini, o Landino (conosciuto al suo tempo come 'Francesco cieco', o 'delli Organi' o 'da Firenze' (1325 -Firenze 1397), è stato un compositore, organista, poeta, cantore e costruttore di strumenti musicali italiano. È uno dei più famosi compositori della seconda metà del XIV secolo e il più acclamato del suo tempo in Italia.

• Guillaume Dufay (anche Du Fay o Du Fayt) (1397 -Cambrai, 1474) è stato un compositore e teorico musicale francese-fiammingo. Fu il più famoso e influente compositore europeo della metà del XV secolo, e la sua opera ha dato avvio al periodo rinascimentale in musica. Nel 1436 per la cerimonia di consacrazione del Duomo di Firenze fu eseguito il suo Mottetto "Nuper rosa rum flores" basato sulla euritmia della chiesa .
Il Canto Gregoriano
Trovatori e Trovieri
https://prezi.com/eyp-vgn4vduz/la-musica-di-trovatori-trovieri-e-minnesanger/
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfxuA7L7S3tNwfT70jO7JddPiHzo3ITumYP8_HB-wEKea-wlw/viewform
https://prezi.com/h2juak4wpttp/la-musica-della-controriforma/?utm_campaign=share&utm_medium=copy
La musica barocca non esiste!

(L'utilizzo del termine "barocco" riferito alla musica è fatto risalire al musicologo Curt Sachs del 1919)

L'affermazione può sembrare brutale, sommaria e in un certo senso scoraggiante. E invece si tratta di farina fine, proveniente dal generoso sacco concettuale di Manfred Bukofzer, uno dei maggiori musicologi del Novecento. Non ha alcun senso — sostiene lo studioso nel suo libro più fortunato, The music in the baroque era (1947) — mettere una sola cornice intorno ad un secolo e mezzo di musica che ha fatto della varietà e della differenza il proprio programma estetico.
Meglio, molto meglio, parlare di "primo barocco francese", di "tardo barocco italiano", o di "medio barocco francese", distinguendo innanzitutto, all'interno dei grandi confini della "epoca barocca", il quando e il dove. La tesi di Bukofzer continua a destare ancora oggi, nonostante sia passato più di mezzo secolo, un certo scandalo, forse perché mette in crisi una delle certezze "assolute" coltivate sia nella storiografia musicale che dal "mercato" della musica. La convinzione cioè che esista un genere, una categoria, una qualsiasi casella dentro la quale sistemare tutti i fenomeni che sembrano appartenere all'"epoca barocca": una sonata per clavicembalo di Scarlatti e un ballet de cour di Couperin, una Passione di Schutz e un concerto di Vivaldi. Stendendo così una patina uniforme su oggetti, forme e linguaggi che si differenziano, invece, per il carattere esattamente opposto: il contrasto, l'opposizione, la diversità.
È per questo motivo che Bukofzer propone di evitare per quanto possibile l'espressione "musica barocca" e di adottare, invece, il criterio della distinzione tra i tre grandi stili che attraversano la musica occidentale tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento: lo stile concertante italiano, lo stile contrappuntistico tedesco e lo stile strumentale francese. Operando all'interno di questa grande tripartizione una ulteriore bipartizione: quella tra idioma strumentale e idioma vocale.
Un modello classificatorio complesso, dunque, che combinato con il criterio della distinzione cronologica tra le epoche del barocco (alto, medio e basso) rende finalmente giustizia alla varietà e alla illimitata ricchezza delle musiche nate tra la crisi del manierismo e l'avvento del classicismo.
Per ciò che riguarda lo sviluppo del "Concerto grosso" fondamentale è stato l'apporto di Händel, ma anche dell'italiano Arcangelo Corelli la cui op. 6 è considerata una delle massime espressioni. Ancora nel campo della musica strumentale bisogna ricordare l'opera di Georg Philipp Telemann che i suoi contemporanei consideravano il massimo musicista tedesco (assai più che non Bach, come si ricorda sopra). Nel caso del concerto solista il nome di Vivaldi è quello che più facilmente viene citato, ma altri artisti a lui contemporanei contribuirono in modo fondamentale nello sviluppo di questi stile, fra i quali non si possono non ricordare Alessandro Marcello, Giuseppe Torelli.
Col termine “musica barocca” si indica la musica composta tra il 1600 e il 1750. L’utilizzo del sostantivo barocco in campo musicale è piuttosto recente, ed è fatto risalire ad una pubblicazione del musicologo Curt Sachs del 1919; per estensione si intende con l’aggettivo barocco il desiderio di stupire e divertire (di-vertere: altro da) l'ascoltatore: cambi repentini di tempo, passaggi di grande virtuosismo strumentale o vocale e l'uso del contrappunto e della fuga, sono gli elementi che più caratterizzano la produzione musicale di questo periodo, insieme ad uno sviluppato senso dell'improvvisazione. Dunque il Barocco è più uno stile che un epoca, per questo non è raro trovare in un compositore la coesistenza di uno stile barocco ed uno tardo-rinascimentale. A prescindere da queste considerazioni il termine "musica barocca" è tuttora universalmente utilizzato ed accettato per definire lo stile musicale evolutosi dopo la musica Rinascimentale e prima dello sviluppo dello stile Classico.
Le Forme del Barocco
Sonata (dal latino sonare): un brano eseguito da strumenti, in opposizione alla cantata che sta ad indicare un brano interpretato anche da voci. Nel periodo Barocco erano già ben definiti due tipi polifonici di sonata: da chiesa e da camera. La sonata da chiesa, destinata a sostituire le parti mancanti della liturgia vocale e dunque caratterizzata da una severa scrittura, consisteva normalmente di una introduzione lenta (1), un allegro in forma fugata(2), un movimento lento cantabile (3) e un finale allegro (4) in una qualche forma binaria come a suggerire un'affinità con i brani danzabili delle suites. Questo schema, comunque, non è chiaramente definito, fino alle opere di Johann Sebastian Bach e Georg Friedrich Händel, quando divenne la sonata per eccellenza e persiste come tradizione nella musica italiana per violino fino ai primi del XIX secolo nelle opere di Boccherini.
La sonata da camera consisteva quasi interamente di pezzi danzabili stilizzati. Al tempo di Bach e Händel era, da un lato, diventata interamente un corpo separato dalla sonata ed era conosciuta come la suite, la partita, l'ordine o, nel caso avesse un preludio nella forma di un'opera francese, l'ouverture.
Il concerto grosso: la cui genesi va cercata in una sorta di espansione sonora della forma della sonata a tre, nei due generi da chiesa e da camera, e risale all'incirca alla metà del Seicento, e venne messo a punto a Roma, verso gli anni '80 del Seicento, da Arcangelo Corelli. Nella sua maturità la divisione tra grosso e soli non consta in una semplice contrapposizione generica basata sul contrasto di sonorità, ma una rigorosa divisione del lavoro di carattere formale: al "grosso" spetta l'esposizione del ritornello, al concertino gli episodi solistici, secondo la successione di parti e movimenti tipica della sonata a tre che verrà poi ripresa dal concerto solistico.
Il concerto solista che generalmente individua in Antonio Vivaldi il proprio inventore è l'evoluzione del concerto grosso verso una forma musicale che prevede uno o più strumenti solisti ai quali è assegnata una partitura obbligata o una sezione (comunemente chiamata sequenza), dedicata all'improvvisazione dell'esecutore.
La Toccata una forma musicale inizialmente applicata al liuto e in seguito agli strumenti a tastiera in particolar modo all'organo, che aveva la funzione di breve introduzione. Derivava dalla ricerca improvvisata dello strumento, il termine infatti significa proprio toccare lo strumento e consiste perlopiù in ripetute scale e arpeggi ascendenti e discendenti con variazioni. Più di rado il nome è esteso ad opere per più strumenti, come nel caso dell'inizio dell'opera L'Orfeo di Claudio Monteverdi. La toccata barocca è più articolata e di maggiore durata, intensità e di accresciuto virtuosismo rispetto alla versione tardo-rinascimentale, raggiunge perfino livelli di stravaganza pari all'opprimente attenzione ai dettagli riscontrabili nell'architettura di quel periodo. Spesso compaiono passaggi rapidissimi inframezzati da salti e arpeggi, alternati con parti che prevedono accordi o fughe. A volte manca un tempo regolare, e ciò aumenta quel senso di improvvisazione che contraddistingue spesso questo genere musicale. Le toccate di Bach sono tra gli esempi più famosi per questo tipo di composizione. Le sue toccate per organo sono composizioni brillanti che molto si prestano all'improvvisazione, spesso seguite da un movimento indipendente, chiamato fuga. In questo caso la toccata viene utilizzata al posto del più consueto preludio.
La Fuga: una forma musicale polifonica basata sull'elaborazione contrappuntistica di un'idea tematica (a volte due o tre), che viene esposta e più volte riaffermata nel corso della ricerca di tutte le possibilità espressive e/o contrappuntistiche da essa offerte. La struttura della fuga e i procedimenti imitativi e canonici in essa applicati si sono consolidati tra il XV e il XVII secolo. Nel periodo Barocco la fuga è stata la più importante forma contrappuntistica strumentale. Per le sue caratteristiche, la fuga è stata scritta soprattutto per strumenti polivoci (in grado cioè di produrre contemporaneamente due o più suoni) ma anche per vari insiemi strumentali e/o vocali. È considerata una delle più importanti espressioni del contrappunto nella storia della polifonia occidentale.
La Suite: le origini della suite si confondono inevitabilmente con la pratica antichissima di accompagnare e sostenere la danza con un numero più o meno elevato di voci o di strumenti. La pratica di codificare in modo rigoroso la denominazione e la successione delle diverse danze è però molto posteriore e avviene, in sostanza quando la suite diventa un "seguito" di danze puramente immaginarie. Si deve a Johann Jakob Froberger, allievo di Frescobaldi, la riduzione della suite alle sue 4 danze "di base" (allemanda, corrente, sarabanda e giga) e sarà questo il modello di base che seguirà J.S.Bach per alcune delle sue suite (ma non per tutte: le sue Suite Inglesi, ad esempio, sono articolate in otto danze).
Forme vocali: la Cantata è una forma musicale vocale di origine italiana tipica della musica barocca, formata da una sequenza di brani come arie, recitativi, duetti, cori e brani strumentali. Ha una certa affinità con l'opera barocca, ma l'esecuzione avviene senza apparato scenico e lo spettacolo è di dimensioni minori. Le cantate possono essere profane, e solitamente hanno soggetto mitologico o morale, oppure sacre, ispirate perlopiù a vicende tratte dalla Sacra Scrittura, in latino o in lingue moderne. In Italia i maggiori compositori di cantate sono stati Giacomo Carissimi, Alessandro Scarlatti e Antonio Vivaldi. In Germania importanti furono Georg Friedrich Haendel, Georg Philipp Telemann, Dietrich Buxtehude. Le Cantate sacre (Kirchenkantaten) di J.S.Bach si aprono con un corale intonato in forma non polifonica, proseguono con una serie di arie, recitativi e concertati e si concludono con un corale elaborato in forma contrappuntistica.
L'Oratorio è una composizione musicale d'ispirazione religiosa, ma non liturgica, con trama compiuta, presentata in forma narrativa ma senza rappresentazione scenica; viene fatto derivare dalla Lauda cinquecentesca. Più ancora che in quella, qui la musica ha lo stesso carattere e il medesimo stile di quelle che saranno, da lì a poco, le opere teatrali puramente intese.
Claudio Monteverdi (Cremona 1567 - Venezia 1643) fu il primo grande operista nella storia della lirica e fra i massimi autori di musica strumentale del suo tempo.Fu il creatore del linguaggio lirico, un linguaggio che doveva esaltare la voce umana ed essere in funzione della verità dell'espressione. Il suo Orfeo (1607) è la prima opera, nella storia del melodramma in musica, degna di tale nome. In essa Monteverdi riesce a fondere perfettamente i vari generi di intrattenimento, dai canti madrigaleschi alle scene a sfondo pastorale passando per le musiche suonate a corte in occasione di feste e balli, sublimandoli con la sua arte e mettendoli al servizio di un coerente sviluppo drammaturgico. I personaggi acquistano in Orfeo una dimensione e uno spessore nuovi e delle connotazioni di dolente umanità. Con L'incoronazione di Poppea (1643), Monteverdi si rivela ancora una volta artista dall'ispirazione ricca e multiforme e dalle tecniche musicali ed armoniche raffinatissime. Dà infatti vita a una nuova, sublime creazione, animata da un profondo patetismo ed espressione di una perfezione formale, sia sotto il profilo musicale che drammaturgico, che per lungo tempo resterà ineguagliata. Monteverdi fu anche fecondo compositore di madrigali, ascrivibili a un genere che con lui raggiunse la propria espressione più alta e di musica strumentale e sacra.
Johann Sebastian Bach (Eisenach 1685 - Lipsia 1750) fu un compositore tedesco e organista del periodo barocco, universalmente considerato uno dei più grandi geni della musica di tutti i tempi. Le sue opere sono famose per profondità intellettuale, padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi, bellezza artistica; sono state di ispirazione per la gran parte dei compositori che si sono susseguiti nella tradizione europea. Durante la vita, egli compose oltre 1000 opere. La sua raccolta di preludi e fughe chiamata "Il clavicembalo ben temperato", oltre ad essere un repertorio monumentale e definitivo per quello che riguarda lo stato della forma detta fuga in ambito barocco, esplorò compiutamente la possibilità di eseguire sulla tastiera composizioni in tutte le 24 tonalità maggiori e minori, come risultato dell'abbandono del sistema di accordatura mesotonica a favore dei cosiddetti "buoni temperamenti" (che precorsero la successiva adozione, nel corso del XIX secolo, del temperamento equabile).
Henry Purcell (nato probabilmente a Westminster, Londra, nel 1659 ed ivi morto nel 1695) è stato sicuramente il più grande compositore britannico di tutti i tempi. Durante gli ultimi anni della sua vita scrisse alcune straordinarie opere teatrali come Dido and Æneas, The Fairy Queen e The Tempest. Compose anche della musica meravigliosa per gli anniversari di compleanno e per il funerale della Regina Maria II. Nella vita ebbe notorietà e benessere economico anche se, data la grandezza del genio, ne avrebbe meritato ben di più. Georg Friedrich Händel
G.F. Haendel (Halle 1685 - Londra 1759) fu uno dei maggiori compositori del XVIII secolo. In passato il nome veniva trascritto come George Frideric Handel, o Haendel o ancora, ma meno di frequente, Hendel. Visse dal 1706 al 1710 in Italia, dove raffinò la sua tecnica compositiva, adattandola a testi in italiano; rappresentò opere nei teatri di Firenze, Roma, Napoli e Venezia e conobbe musicisti coevi come Scarlatti, Corelli, Marcello. A Roma fu al servizio del cardinale Pietro Ottoboni, mecenate anche di Corelli e Juvarra. Dopo essere stato per breve tempo direttore musicale alla corte di Hannover, nel 1711 si trasferisce a Londra per rappresentarvi il Rinaldo, che riscuote un notevole successo. A Londra Händel decide così di stabilirsi e fondare un teatro reale dell'opera, che sarà conosciuto come Royal Academy of Music. Fra il 1720 e il 1728, scriverà per questo teatro quattordici opere. Händel compose almeno quaranta opere per il teatro - fra cui molte di genere serio - diventate famose (e molte delle quali tutt'oggi rappresentate in tutto il mondo). Fu autore anche di trentadue oratori altrettanto celebri (incluso il suo capolavoro Messiah. Scrisse poi molte pagine di musica per orchestra. Tra esse comprendevano inni ed anthem, sorta di inni celebrativi, e sonate sacre, oltre a centodieci cantate, venti concerti e trentanove fra sonate, fughe, suite per cembalo.
Antonio Vivaldi (Venezia, 1678 - Vienna, 1741) è un celebre violinista e compositore del periodo barocco. Fu anche un sacerdote, e per tale motivo - e per il colore dei suoi capelli - venne soprannominato Il prete rosso. La sua composizione più nota sono i quattro concerti per violino conosciuti come "Le quattro stagioni", celebre e straordinario esempio di musica a soggetto. Innovando dal profondo la musica dell'epoca, Vivaldi diede più evidenza alla struttura formale e ritmica del concerto, cercando ripetutamente contrasti armonici e inventando temi e melodie inconsuete. Il suo talento consisteva nel comporre una musica non accademica, chiara ed espressiva, tale da poter essere apprezzata dal grande pubblico e non solo da una minoranza di specialisti. Vivaldi è considerato uno dei maestri della scuola barocca italiana, basata sui forti contrasti sonori e sulle armonie semplici e suggestive. Johann Sebastian Bach fu grandemente influenzato dalla forma del concerto vivaldiano: egli trascrisse alcuni concerti per clavicembalo solista e alcuni concerti per orchestra, tra questi il famoso Concerto per quattro violini e violoncello, archi e Continuo (RV 580).
Altri compositori fondamentali
La vita di J. S. BACH
Due grandi compositori tedeschi sovrastano il panorama musicale tardo barocco: Bach e Handel. Anche se coetanei (1685) ebbero due vite differenti. Il primo non uscì mai dalla Germania, ricoprendo incarichi presso le corti o le istituzioni tedesche, il secondo, invece, trascorse gran parte della sua vita all'estero. Tuttavia i due compositori mostrano una profonda affinità caratteriale ed artistica, essi infatti rivelano una straordinaria capacità di comprendere quanto di nuovo ci fosse nell'atmosfera musicale dell'epoca, assorbendolo e integrandolo con la tradizione musicale tedesca.
Bach nacque nel 1685 ad Eisenach, in Turingia, da una famiglia di musicisti. Uno dei suoi primi maestri fu proprio il fratello maggiore Johann Christoph, con il quale Bach andò ad abitare nel 1695 alla morte dei genitori, che lo introdusse alla tradizione organistica della Germania meridionale. Nel 1700 il suo maestro al Liceo trovò il modo di dargli la possibilità di un ulteriore periodo di studio a Lüneburg, una città nel nord della Germania. Lì Bach, che si manteneva cantando come voce bianca nel coro degli allievi poveri della scuola, conobbe il mondo organistico della Germania settentrionale, e poiché ebbe la possibilità di frequentare la corte di Celle (Sassonia), anche lo stile francese e le sue forme di danza. Lasciata Lüneburg, Bach trascorse gli anni fino al 1708 ricoprendo vari incarichi alla ricerca di ruoli sempre più prestigiosi, approdando infine a Weimar, dove fu assunto come organista di camera e di corte. Nel frattempo scrisse importanti composizioni per organo e per cembalo: "Il capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo " per clavicembalo, la Toccata e fuga in re minore per organo, e alcune cantate sacre tra cui quella detta Actus tragicus (passione e morte). La sua fama iniziò a crescere. Dal 1708, durante il suo secondo soggiorno a Weimar, Bach ebbe modo di conoscere, attraverso le partiture, la musica italiana poiché veniva spesso eseguita dall'orchestra di corte. Egli stesso trascrisse alcuni concerti di autori italiani quali Vivaldi, Benedetto e Alessandro Marcello, e compose fughe per organo su temi di Corelli e Albinoni. La sua attenzione si focalizzò sulle innovazioni italiane, soprattutto su quelle di Vivaldi (il contrasto solo-tutti usato come mezzo di articolazione formale, i netti profili melodici, il senso motorio preciso e nervoso), sul principio operistico italiano dell'alternanza tra recitativo e aria, sul carattere virtuosistico della musica vocale e strumentale, che fuse, nella sua produzione, al solido tessuto contrappuntistico che Bach aveva ricevuto dalla sua educazione musicale tedesca. Nel 1714 ottenne il ruolo di maestro di concerti nella corte di Weimar, che lasciò, nel 1717, per trasferirsi alla corte di Kothen. Alla corte di Kothen divenne il massimo responsabile delle attività musicali, e si dedicò alla musica puramente strumentale e a quella didattica. Vennero così alla luce le sue maggiori composizioni strumentali: "six concerts avec plusieurs instruments" (concerti grossi). Essi sfruttano la tipologia vivaldiana del concerto superandola però in inedite scelte formali affidate ad organici di volta in volta diversi. Le tre Sonate e le tre Partite per violino, invece, usano la distinzione corelliana tra sonata da chiesa e da camera; il tutto è avvolto però da una tecnica rigidamente contrappuntistica. Una delle sue più importanti composizioni per strumento a tastiera, il "clavicembalo ben temperato", è costituito da una serie di 24 preludi di varie tipologie, ciascuno seguito dalla sua propria fuga, che si susseguono impostati sulle 24 diverse tonalità. È la dimostrazione di come uno strumento costruito secondo i principi del sistema temperato possa affrontare qualsiasi tonalità. Numerose sono poi le composizioni didattiche che compose in quegli anni, tutte raccolte nel "libretto di musiche per clavicembalo", tra le quali troviamo le "Invenzioni" a due voci (due parti concepite secondo i principi dell'imitazione) e le "Sinfonie" a tre voci (una voce in più). Nel 1723 Bach fu assunto a Lipsia come Thomaskantor, Kantor della chiesa luterana di S. Tommaso. Tra i suoi compiti, l'educazione degli allievi e il corredo sonoro della liturgia domenicale e festiva nella chiesa. Per questo, scrisse numerose cantate sacre e altre musiche destinate alla liturgia. Tra queste ricordiamo la "Passione secondo Giovanni" e la "Passione secondo Matteo". Bach cessò quasi del tutto di comporre musica sacra intorno al 1729, limitandosi a riadattare alla liturgia musiche già composte in precedenza. Non a caso in tale anno assunse la direzione di una istituzione totalmente laica: il Collegium musicum di Lipsia. Per questa compose cantate profane (una delle più famose è "la cantata del caffè"), musiche strumentali, concerti per clavicembalo e orchestra. Avendo già composto, quindi, un numero molto elevato di musiche sacre, sufficienti a ricoprire le composizioni destinate all'intero anno liturgico, si gettò quasi totalmente sul versante laico, cercando di conquistarsi una fisionomia di musicista decisamente moderno, cosa che non gli fu facile poiché accusato di non essere al passo con i tempi a causa delle forme musicali adottate. Fra le composizioni scritte negli ultimi anni sono da ricordare L'"Offerta musicale", composta in onore di Federico II di Prussia, e L'Arte della fuga, rimasta incompiuta per la morte dell'autore. Mentre il mondo musicale ormai si incamminava verso il settecento e quindi verso il rococò, Bach prendeva ancora spunto dalle forme musicali fiamminghe del mondo germanico per far compiere alla musica un salto di qualità. La musica attraverso il suo rapporto con la matematica poteva giungere a criteri compositivi molto elevati, in cui scienza e esoterismo si fondessero insieme per muovere gli affetti, anche con l'utilizzo di artifici retorici. I contemporanei non compresero le riflessioni di Bach, egli infatti era stimato solo per le sue qualità contrappuntistiche, di organista e di clavicembalista.
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