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Critica della Ragion Pratica

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by

Veronica Di Raimondo

on 26 September 2014

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Transcript of Critica della Ragion Pratica

Il primato della ragion pratica
nei confronti della ragion pura
Critica della Ragion Pratica
Esiste scolpita nell'uomo una legge morale a priori, assoluta, incondizionata
Il Bene
si identifica con il volere il bene, con la volontà buona, con l'intenzione della volontà di conformarsi alla legge morale
La dialettica
L'antinomia etica nasce dal fatto che in questo mondo virtù e felicità non vanno di pari passo
Per uscire da tale antinomia è necessario postulare un mondo dell'al di là
La Ragione Pratica
può essere
Ragione pura pratica
opera indipendentemente dall'esperienza e dalla sensibilità
è la dimensione della moralità
non ha bisogno di essere criticata in quanto, obbedendo a un principio universale, si comporta in modo legittimo, incondizionato
Ragione empirica pratica
opera sulla base dell'esperienza e della sensibilità
può darsi delle massime dipendenti dall'esperienza e quindi non legittime dal punto di vista morale
non deve venir criticata ma semplicemente illustrata
essa è condizionata dalla finitudine dell'uomo, dalla resistenza della sua natura sensibile, resistenza che obbliga la legge morale ad assumere la forma del dovere
La ragione pura pratica
L'incondizionatezza
della morale
implica
La libertà
è il primo postulato della vita etica
la morale implica la possibilità da parte dell'uomo di autodeterminarsi al di là delle inclinazioni sensibili e di guidare la propria condotta in modo stabile
La validità universale e necessaria della legge morale
indipendente da ogni impulso contingente e da ogni condizione particolare
L'etica kantiana è prescrittiva, concerne il dover essere.
Essa riguarda la forma del volere, ovvero ciò per cui qualcosa diventa degno di essere voluto.
I princìpi pratici, le regole che disciplinano la volontà possono essere:
massime, ovvero prescrizioni soggettive
imperativi, ovvero prescrizioni oggettive valide per tutti
Analitica
Gli imperativi
possono essere
ipotetici
hanno la forma del se... devi
prescrivono mezzi in vista di determinati fini
categorici
ordinano il dovere (DEVI) in modo incondizionato, a prescindere da qualsiasi fine
rendono la morale anti-utilitaristica: non sono gli oggetti a dettar legge alla volontà
Autonomia della volontà
Il comando morale è il frutto spontaneo della volontà razionale
La volontà è autolegislatrice
Rigorismo morale
emozioni e sentimenti inquinerebbero la purezza della legge morale
nemmeno la felicità può costituire il fine del dovere
la moralità consiste nel DOVERE PER IL DOVERE, nell'intenzione invisibile
l'unico sentimento ammesso è il rispetto per la legge
La volontà
è libera e l'uomo, essendo libero, partecipa al mondo noumenico
Ricordiamo a tal proposito la terza antinomia della ragione analizzata nella Critica della ragion pura, secondo cui la CAUSALITA' non è l'unica legge di spiegazione dei fenomeni.
E' necessario ammettere anche una causalità mediante LIBERTA'.
I postulati dell'etica
sono le condizioni necessarie per la realizzazione della morale
sono esigenze interne della morale
Immortalità dell'anima
è la condizione necessaria per la realizzazione del sommo bene
l'anima deve essere immortale per progredire all'infinito verso la santità
Esistenza di Dio
condizione necessaria per il raggiungimento della felicità
è necessario che esista una volontà giusta che faccia corrispondere la felicità al merito di ciascuno
sta nella possibilità di ammettere proposizioni che la ragione non potrebbe ammettere nel suo uso teoretico
La libertà
è la ratio essendi della legge morale
L'uomo deve necessariamente essere libero di sottrarsi al meccanismo delle inclinazioni sensibili.
La libertà deve essere postulata a livello noumenico come condizione necessaria per l'agire morale.
La legge morale
è la ratio cognoscendi della libertà
Essa è scolpita a priori nell'uomo e grazie ad essa ci scopriamo liberi
"Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso tempo come principio di una legislazione universale"

"Agisci in modo da trattare l'umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo"

"Agisci in modo tale che la volontà, in base alla massima, possa considerare contemporaneamente se stessa come universalmente legislatrice"
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