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Codice Deontologico Psicologi WEBINAR

webinar
by

Roberta Cacioppo

on 1 July 2013

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Transcript of Codice Deontologico Psicologi WEBINAR

Il Codice Deontologico: tra normativa e pratica professionale
Legge 56/1989 "Ossicini"
Ordinamento professionale
Art 2. Requisiti per l'esercizio dell'attività di psicologo.
1. Per esercitare la professione di psicologo è necessario aver conseguito l'abilitazione in psicologia mediante l'esame di Stato ed essere iscritto nell'apposito albo professionale.
2. L'esame di Stato è disciplinato con decreto del Presidente della Repubblica, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
3. Sono ammessi all'esame di Stato i laureati in psicologia che siano in possesso di adeguata documentazione attestante l'effettuazione di un tirocinio pratico secondo modalità stabilite con decreto del Ministro della pubblica istruzione, da emanarsi tassativamente entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Professione intellettuale protetta
Lo Stato, in ragione delle esigenze di interesse primario collegate a tale professione (cura della salute) e degli strumenti tecnici necessari per lo svolgimento, l’ha sottratta alle regole della concorrenza e del mercato, assoggettandola a forme di disciplina e di autodisciplina ritenute più idonee a promuoverne lo sviluppo e a tutelare sia i professionisti, sia l’utenza
Esiste un Albo pubblico che definisce la comunità professionale protetta
Esiste un Ente pubblico, l’Ordine, deputato alla tenuta dell’Albo e alla gestione disciplinare della professione

È tutelata dall’art. 348 c.p., che punisce chi esercita la professione abusivamente
Attività altamente qualificata, di riconosciuta utilità sociale, che può essere esercitata solo da individui che abbiano acquisito una specifica competenza, non riconducibile a quella di altre professionalità (art. 1, L. 56/89), seguendo un corso di studi lungo e orientato precipuamente a tale scopo - Dodaro
contesto
La sua esistenza è prevista per legge: art.28 della Legge 56/89;

La sua validità è comunque subordinata all'approvazione da parte della Categoria professionale stessa, mediante apposito referendum;

La stessa Legge 56/89 sancisce la necessità di un periodico aggiornamento.

Codice Deontologico -->
Approvazione : 15/12/1997
Entrata in vigore: 16/2/1998
... continuamente in fase di aggiornamento...
• Calvi,E., a cura di (2002) – Lo Psicologo al lavoro – Contesto professionali, casi e dilemmi, deontologia, Milano, Franco Angeli, 2002
• Calvi, E. e Gulotta G. (1999) - Il codice deontologico degli psicologi. Commentato articolo per articolo - Giuffrè
Corradini, A., Crema S., Lupo,M., Kaneklin, L.S. (2007) Etica e deontologia pe psicologi - Carocci
• Crocetti, G., Cucino, A., Maiorano, N., Stampa, P. e Mazzeo, F. (2008) – Manuale etico-giuridico della professione di Psicologo. Raccolta delle norme fondamentali annotate e commentate, Bologna, Pendragon, 2008
• De Leo G., Pierlorenzi C., Scribano M.G. (2000) - Psicologia, etica e deontologia. Nodi e problemi della formazione professionale - Carocci
• Dodaro, G. (2007) - La professione dello psicologo. Ordinamento, deontologia, responsabilità, Milano, Mondadori Università
• Giusti, E., PAstore, F. (1998) Dialoghi sulla Deontologia in Psicoterapia - Armando Editore

Loro, D. (2008) Formazione ed etica delle profssioni - Franco Angeli
Parmentola, C. (2000) - Il soggetto psicologo e l’oggetto della psicologia nel Codice Deontologico degli psicologi italiani, Milano, Giuffrè, 2000
• Sarchielli, G. e Fraccaroli, F. (2002) - Le professioni dello Psicologo, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2002
• Sarchielli, G. e Frati, F. (2002) - Le attività dello Psicologo nei diversi settori di intervento professionale: una prima ipotesi di repertorio delle attività professionali, Bollettino d’informazione dell’Ordine degli Psicologi della Regione Emilia-Romagna, n.1, Gennaio 2002
• Zucconi, M. (2002) Psicologia giuridica e deontologia: problemi e casistica, in Calvi, E., a cura di (2002) – Lo Psicologo al lavoro, cit.


 

La deontologia studia le implicazioni e interazioni fra i
doveri e i poteri relativi all’esercizio della pratica
professionale

--> in un assetto deontologicamente orientato, il potere del
professionista assume il significato di “condizione di possibilità”

...d'altronde, tutti coloro che si occupano di deontologia, di altro non si occupano che di questo: i corretti incroci tra funzioni umane e funzioni professionali...
... e dunque ogni volta le persone finiscono, caso e necessità, dentro la loro professione, e la loro professione nella loro vita.
Catello Parmentola
Consenso informato
Il consenso informato non è un modulo, è un atto preciso del professionista, un processo

--> è innanzitutto orale: bisogna assicurarsi che il cliente abbia compreso tutti gli
aspetti della prestazione
garanzia della dignità e dell'integrità psicofisica della persona
espressione della libertà di autodeterminazione del paziente
Segreto professionale
Un obbligo inderogabile che non cessa con la prestazione --> sono coperti da segreto l'identità del pz, i contenuti da lui portati in colloquio, o appresi intepretando gesti&parole, gli aspetti sanitari dell'intervento.
Quando si collabora con altri professionisti tenuti al segreto
(es. lavoro in équipe con professionisti sanitari e non, es. avvocati)
“solo le informazioni strettamente necessarie in relazione al tipo di collaborazione” (art. 15)
Nella redazione di comunicazioni scientifiche, anche se a un pubblico di professionisti tenuti al segreto professionale
“purché sia in ogni caso salvaguardato l’anonimato del destinatario della prestazione” (art. 16)

È responsabile di violazione di segreto anche lo psicologo che non custodisca con cura la documentazione (art.17)
Oltre alla sanzione disciplinare, la rivelazione del segreto è punita ai sensi dell’art. 622 c.p. quando dal fatto può derivare un danno
il fatto è punito solo se commesso con dolo
La rivelazione del segreto è lecita quando avviene per “giusta causa”

L'impegno alla riservatezza è una delle condizioni per l'instaurarsi di una buona alleanza terapéutica --> finalizzato alla tutela degli interessi personali del pz
La legge 56/89 attribuisce:
al Consiglio Nazionale dell’Ordine il compito di predisporre e aggiornare il Codice Deontologico, vincolante per tutti gli iscritti e sottoporlo agli stessi ad approvazione per referendum (art.28, c. 6 lett.c)
ai Consigli Regionali il compito di adottare i provvedimenti disciplinari

Oltre i casi di sospensione dall'esercizio professionale previsti dal codice penale, comporta la sospensione dall'esercizio professionale la morosità per oltre due anni nel pagamento dei contributi dovuti all'ordine.
In tale ipotesi la sospensione non è soggetta a limiti di tempo ed è revocata con provvedimento del presidente del consiglio dell'ordine, quando l'iscritto dimostra di aver corrisposto le somme dovute.
Consenso alla violazione del segreto:
Valido  consapevole/informato 
Soggetto è capace di intendere e di volere
Dimostrabile  scritto

NB: rimane fondamentale la riflessione sull’opportunità, essendo preminente la tutela psicologica dell’interessato

--> non si tratta di una piena liberatoria

deontologia: "traduzione scritta di un’istanza, una tensione del professionista psicologo a non semplificare l’atto professionale, ma a contestualizzarlo e a interrogarsi sull’uso e sulle ricadute personali ma anche sociali" - L. S. Kaneklin
Consenso: da consentire = cum (insieme) + sentire (pensare – metaf.)




OMS: uno dei diritti del paziente: “quando è richiesto il consenso da parte di un rappresentante legale, i pz (siano essi minori o adulti) devono essere coinvolti nel processo di assunzione delle decisioni al massimo livello permesso dalle loro capacità” 

DLgs 196/2003
Codice in Materia di Protezione dei Dati Personali
Trattamento dati: raccolta di dati personali e/o sensibili su strumenti capaci di conservarli
Consenso al trattamento deve essere:
espresso liberamente
in forma specifica
documentato per iscritto
contenere queste informazioni:
l
e finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati;
la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati;
le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere;
i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di responsabili o incaricati, e l'ambito di diffusione dei dati medesimi;
gli estremi identificativi del titolare e, se designato, del responsabile.
dato che la fonte normativa di rango più elevato (C.P. e C.P.P.) prevale necessariamente sul Codice Deontologico (che è norma di rango secondario), non è possibile affrontare l’argomento dei profili giuridici del segreto professionale limitando l’esame alle sole regole deontologiche.

Art. 1
La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.
attenzione!
quindi...
Il Codice Deontologico è norma di rango secondario
  rispetto alla Costituzione, di cui recepisce i principi
  rispetto ai Codici, in cui troviamo molte norme che riguardano il
professionista (cfr. C. 2229-2238)

  La pratica professionale richiede la conoscenza dei principi
giuridici cui la norma deontologica deve sempre poter
essere ricondotta

  Ma richiede anche la conoscenza di norme giuridiche
specifiche (es. obbligo di denuncia/referto), che talora
possono proporre conflitti normativi di non facile soluzione
Non esiste competenza professionale senza competenza
deontologico/giuridica
Capo I, Principi generali (artt. 1-21)

  Capo II, Rapporti con l’utenza e la committenza (artt. 22-32)

  Capo III, Rapporti con i colleghi (artt. 33-38)

  Capo IV, Rapporti con la società (artt. 39-40)

  Capo V, Norme di attuazione (artt. 41-42)
Meritare la fiducia del cliente
Es.: artt. 11 – 18 – 21 – 25
Possedere una competenza adeguata a rispondere alle necessità del cliente
Es.: artt. 5 – 22 – 37
Usare con giustizia il proprio potere
Es.: artt. 22 – 4 – 18 – 28 – 38 – 39 – 40
Difendere l’autonomia professionale
Es.: art. 6
Tutela del cliente
Es.: artt. 4 – 9 – 11 – 17 – 28
Tutela del professionista nei confronti dei Colleghi
Es.: artt. 35 – 36
Tutela del gruppo professionale
Es.: artt. 6 – 8
Responsabilità nei confronti della Società
Es.: artt. 3 – 34
Codice Deontologico
Impianto
Principi
Finalità ispiratrici
Etica passiva
Etica attiva
“Contribuire al bene” qualunque sia il proprio quadro di riferimento teorico

È un’attività, fatta di azioni e parole, finalizzate alla PROMOZIONE DEL BENESSERE INDIVIDUALE E COLLETTIVO
Declinazioni dell'etica
Semplice attenzione alla “non-violazione” delle norme deontologiche
Dilemmi
La norma deontologica contempla comportamenti
considerati dal diritto ovvero dalla morale ovvero dalla
prassi

  Frequentemente il quesito deontologico si presenta come un
dilemma
  possono emergere conflitti tra norma giuridica, norma deontologica, norma sociale, sistema di valori
  la soluzione del quesito richiede un ragionamento da affrontare caso per caso secondo un procedimento abduttivo (dal caso alla norma e viceversa)
  richiede il confronto con la comunità professionale, poiché il background della deontologia è la riflessione etica, necessariamente condivisa.
Illeciti deontologici
Un tema che percorre l’intero Codice Deontologico è quello
della capacità di stabilire confini --> ciò è reso possibile dal setting interno del professionista

  La maggior parte degli illeciti deontologici si verifica perché si sconfina, in un modo o in un altro oltre i limiti disciplinari, oltre il proprio mandato

  Molto spesso i confini vengono varcati perché si verificano delle sovrapposizioni o dei conflitti (di ruolo, d’interesse, di istanze)
Privacy
In Italia, qualsiasi trattamento sanitario necessita del preventivo consenso del paziente

--> il consenso informato è il fondamento della liceità dell’attività sanitaria, in assenza del quale l’attività stessa costituisce reato

--> il fine della richiesta del consenso informato è quello di promuovere l’autonomia dell’individuo nell’ambito delle decisioni sanitarie
Lavoro con
minori
Nessun intervento psicologico e psicoterapeutico rientra nell’ordinaria amministrazione cui un
solo genitore può provvedere in assenza del consenso dell’altro genitore, anche nel caso in cui il
giudice abbia stabilito che ad uno dei genitori spetti l’affidamento del figlio in via esclusiva.

--> tutela della salute --> consenso di entrambi i genitori
Il minore è soggetto – fino al raggiungimento della maggiore età - alla potestà genitoriale e cioè a quel complesso di oneri e doveri che la legge impone ai genitori nell’interesse del figlio minore
Autodeterminazione del minore: deve avere la capacità di comprendere pienamente quello che gli viene detto, incluse le conseguenze dell’azione stessa  --> quali implicazioni cliniche?
Obbligo di denuncia o di referto
referto = riferire, riportare notizie

--> segnalazione fatta dagli esercenti una professione sanitaria

--> professionista presta assistenza in un caso in cui ritiene che ci sia la possibilità che sia stato commesso un reato.

SI TRATTA DI UN DENUNCIA PARTICOLARE: è CARATTERIZZATA PROPRIO DALLA PROFESSIONALITà DI CHI TRASMETTE LA NOTIZIA
denuncia = dichiarazione da parte di chi non è stato offeso direttamente dall'azione del reato
(professionista viene a sapere che è stato commesso un reato)
Due profili problematici:
Quando si dà obbligo referto o denuncia  --> reati per i quali si debba procedere d’ufficio (valido per TUTTI)

Cosa si intenda per “stretto necessario” in funzione della tutela del pz

Obbligo di:
referto: tutti i professionisti sanitari
denuncia: pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio

Esiste il reato di omissione o ritardo di denuncia di reato (artt. 361 e 362 c.p.)
Non ci può essere astensione quando lo psicologo abbia presentato referto o denuncia di reato
Se in assenza di consenso lo psicologo decide di deporre (art. 622 c.p. e 200 c.p.p.) si rende responsabile sul piano disciplinare ai sensi art. 12 c.d.
Situazione tipicamente
DILEMMATICA


Se lo psicologo persiste nel rifiuto nonostante il giudice lo obblighi rischia falsa testimonianza (art. 372 c.p.)
Se lo psicologo si astiene è tenuto a motivare al giudice le ragioni della scelta, perché ne sia verificata la fondatezza
Art. 12 c.d.: allo psicologo è vietato di deporre, salvo che il destinatario della prestazione abbia dato il suo consenso 

--> il consenso del destinatario della prestazione non esime il
professionista dalla responsabilità di valutare l’opportunità di
farne uso
Testimonianza nel processo penale
Procedimento disciplinare
Responsabilità
elemento oggettivo: comportamento materiale vietato (condotta attiva, oppure omissione)

elemento soggettivo: deve essere commesso con dolo (con la consapevolezza e volontà di realizzare il fatto) o almeno con colpa (l'evento era previsto, ma non è voluto dall'agente e si verifica per violazione di regole cautelari di diligenza, prudenza, perizia, la cui osservanza avrebbe impedito la realizzazione)
Esposto
(eventuale) udienza istruttoria
Istruttoria preliminare

--> chiarimenti scritti da parte dell'incolpato
In Consiglio: decisione in merito all'opportunità di:
procedere all'archiviazione
aprire il procedimento
Audizione dibattimentale
Camera di Consiglio
&
Decisione disciplinare
(o archiviazione)
Fasi del procedimento
Sanzioni disciplinari
All'iscritto nell'albo che si renda colpevole di abuso o mancanza nell'esercizio della professione o che comunque si comporti in modo non conforme alla dignità o al decoro professionale, a seconda della gravita del fatto, può essere una delle seguenti sanzioni disciplinari:
a) avvertimento --> contestare l’infrazione, richiamare lincolpato ai suoi obblighi deontologici, non persistere e non ripetere la violazione.

b) censura --> esprime un biasimo formale per l’infrazione commessa
c) sospensione dall'esercizio professionale per un periodo non superiore ad un anno

d) radiazione
La radiazione è pronunciata di diritto quando l'iscritto, con sentenza passata in giudicato, è stato condannato a pena detentiva non inferiore a due anni per reato non colposo.

Chi è stato radiato può, a domanda, essere di nuovo iscritto, nel caso di cui al comma 3, quando ha ottenuto la riabilitazione giusta le norme di procedura penale.

Avverso le deliberazioni del consiglio regionale o provinciale l'interessato può ricorrere a norma dell'articolo 17
Bibliografia di riferimento
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