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Italo Svevo s.l.

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susanne lenz

on 17 April 2018

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Transcript of Italo Svevo s.l.

Italo Svevo
Ettore Schmitz nacque a Trieste nel 1861 da padre tedesco ebreo e da madre triestina.
Avviato agli studi commerciali secondo la tradizione di famiglia, li abbandonò nel 1880 (dopo avere studiato prevalentemente in scuole tedesche), in seguito al fallimento dell’industria paterna. Costretto a impiegarsi in una banca, la UnionBank, dove lavorò per vent’anni, prese a scrivere saggi e articoli di critica letteraria e teatrale su diversi quotidiani di Trieste e nel 1892 pubblicò il suo primo romanzo ,"Una vita", che ebbe scarso successo.
Nel 1896 sposa una lontana cugina, Livia Veneziani. Nel 1899 Svevo lascia la banca per lavorare nell’industria del suocero (fabbricante di vernici per sottomarini), questo gli permise di fare numerosi viaggi all’estero e di dedicarsi ad un'altra delle sue passioni, la musica, suonava infatti il violino.
Anche il suo secondo romanzo "Senilità" fu quasi ignorato, ma un più vasto eco, soprattutto all’estero, ebbe "La coscienza di Zeno" nel 1923. Tuttavia dovettero passare ancora degli anni prima che l’originalità letteraria di Italo Svevo fosse capita e valorizzata appieno in Italia (il primo a capirne il valore e a segnalarlo fu Eugenio Montale nel 1925), e molte opere sveviane ebbero un riconoscimento postumo. Lo scrittore morì in un incidente automobilistico nel 1928.
Trieste
L'incontro con Joice
Le prime prove letterarie
Con lo pseudonimo di Italo Svevo pubblica nel 1892 "Una vita" ( il titolo iniziale scartato dall'editore sarebbe dovuto essere " Un inetto") e nel 1898 "Senilità", ambedue i romanzi vengono ignorati dalla critica.
La delusione lo spinge a entrare nell’azienda del suocero e abbandonare la letteratura.

Biografia di Italo Svevo

A Trieste, nel 1861, nasce Aron Hector Schmitz, figlio di commercianti ebrei.
Come scrittore egli sceglie via via vari pseudonimi, l’ultimo e più famoso degli pseudonimi è
Italo Svevo
, “che sembra voler affratellare la razza italiana e quella germanica”, a cui appartengono rispettivamente la madre e il padre.



L'incontro col la psicoanalisi
Un altro importante incontro avviene nel 1911, quando il cognato, Bruno Veneziani, va in cura presso Freud e in estate Svevo, in vacanza a Ischl, conosce Wilhelm Stekel, discepolo di Freud.
A Trieste lavora il primo psicoanalista italiano: Edoardo Weiss, che diventerà amico di Svevo.
Svevo dimostra grande interesse per la psicoanalisi di Freud, alla quale fa diretto riferimento nel suo romanzo più importante: La coscienza di Zeno.
Italo Svevo
L’incontro tra letteratura
e psicoanalisi
La scelta di uno pseudonimo
Trieste, la città natale di Svevo, era “porto franco” dal 1719, lo sbocco naturale dell’Impero Austro-Ungarico, ma – come scrisse Umberto Saba - “nascere a Trieste nel 1883 era come nascere altrove nel 1853”.
Culturalmente italiana, politicamente asburgica, Trieste fu patria (o residenza), oltre che di Svevo, di altri grandi poeti e narratori come Umberto Saba, Silvio Benco, Virgilio Giotti, Biagio Marin, Carlo Michelstaedter, Scipio Slataper, i fratelli Stuparich, Srecko Kosovel.
Per poter seguire i lavori nella filiale londinese della Ditta del suocero, Svevo cerca un insegnante che gli faccia migliorare la conoscenza della lingua inglese, si iscrive per questo alla Berlitz School di Trieste dove incontra James Joyce, il grande scrittore irlandese.
Con James Joyce inizia a parlare di letteratura: i due leggono reciprocamente le opere cui stanno lavorando; nasce tra i due una sincera amicizia tanto da restare in contatto per tutta la vita.
Foto di Paolo Mugoni estate 2014
Foto di Paolo Mugoni estate 2014

Svevo non fece mai mistero della sua sfiducia nell'efficacia della psicoanalisi, sicuramente a causa dell'esperienza negativa del cognato, Bruno Veneziani, giudicato inguaribile dallo stesso Freud; tuttavia egli fece della psicoanalisi uno strumento per sondare il labirinto della psiche umana e si servì della teoria dell'inconscio, soprattutto nella "Coscienza di Zeno", per mettere a nudo gli aspetti più incomprensibili del comportamento del protagonista del romanzo.
Trama del romanzo
Alfonso Nitti, giovane intellettuale con aspirazioni letterarie, lascia il paese natale, dove vive con la madre, e si trasferisce a Trieste, trovando un avvilente impiego come bancario.
Un giorno viene invitato a casa del banchiere Maller e qui conosce Macario, un giovane sicuro di sé con cui Alfonso fa amicizia, e Annetta, figlia di Maller, anch'ella interessata alla letteratura, con la quale Alfonso inizia una relazione. Sul punto di sposarla però, Alfonso fugge, così da poter cambiare vita, e torna al paese d'origine, dove la madre, già gravemente malata, muore.
Alfonso torna quindi a Trieste, e decide di vivere una vita di contemplazione, lontano dalle passioni. Tuttavia, alla scoperta che Annetta si è fidanzata con Macario, Alfonso si sente ferito e cerca in tutti i modi di ritornare alla situazione precedente, ma non solo fallisce in questo proposito, bensì riesce persino ad aggravare ulteriormente la situazione. Quando, in seguito all'ennesimo equivoco con la famiglia Maller, si trova a dover sfidare a duello il fratello di Annetta, sceglie di suicidarsi e di porre così fine alla sua vita di disadattato.
Sistema dei personaggi
La trama del romanzo
La trama ruota intorno alla storia d’amore tra Emilio Brentani e Angiolina. Emilio, impiegato con velleità letterarie, vive un’esistenza monotona e grigia con la sorella Amalia, quando incontra la giovane Angiolina, di cui si innamora. La donna, tuttavia, fin dal primo istante si dimostra meno coinvolta del protagonista ed è anzi attratta da diversi uomini, tra cui Stefano Balli, amico di Emilio e scultore, di cui è innamorata pure Amalia. Il legame tra Emilio e la giovane, che doveva rimanere libero e disimpegnato, si dimostra invece ben più complesso, poiché Angiolina, donna opportunista e infedele, può controllare i sentimenti di Emilio. Questo, geloso della sorella per la presenza di Balli in casa sua, allontana l’uomo da casa. Amalia si ammala di polmonite, a causa dell’abuso di etere, e muore. Emilio interrompe la relazione con Angiolina, non cessando tuttavia di amarla. In seguito, scopre che la donna è scappata a Vienna con un cassiere di una banca. Il protagonista ritorna a vivere la sua esistenza grigia e mediocre in solitudine, ricordando le donne amate, Amalia e Angiolina, unendo nella memoria l’aspetto dell’una con il carattere dell’altra.

Il sistema dei personaggi
L'inetto
Immagine "Moutons De Panurge" 1. jpg
Come il personaggio di "Una vita" (Alfonso Nitti), anche Emilio Brentani incarna la figura dell’inetto, incapace di vivere davvero, ma imprigionato nei suoi sogni e illusioni, in un continuo ed inconsapevole autoinganno. Sono entrambi due sconfitti dalla realtà a cui non riescono ad appartenere. Il primo si suiciderà, ponendo fine al senso di inutilità e inadeguatezza che lo attanaglia; fine simile a quella della sorella del protagonista di "Senilità", che illusa dall’amore di Stefano, a causa delle sue stesse fantasie, nel momento della delusione amorosa perde il contatto definitivo con la realtà, abbandonandosi all’abuso di etere, che la condurrà alla morte. Per “Senilità” Svevo - come spiega nella nuova prefazione al romanzo del 1927 - intende proprio
l’inettitudine
del protagonista, che lo rende incapace di affrontare la vita e la realtà stessa, chiuso com’è nella sua interiorità.

La trama del romanzo
Zeno Cosini, un maturo e ricco commerciante di Trieste, quasi intossicato dal fumo, è stato indotto dal suo psicoanalista a scrivere un'autobiografia, nella speranza che ciò lo aiuti a guarire dal pericoloso vizio.
Interrotta dal paziente la terapia, il medico Dottor S., per vendetta, ne pubblica le memorie. Zeno nel racconto ripercorre sei significativi episodi della sua vita, legati da una radice comune, l'incapacità di vivere, l'inettitudine che è la sua vera malattia. Ricorda come cominciò a fumare e come non sia mai riuscito ad accendere "l'ultima sigaretta". Il susseguirsi di pentimenti, buoni propositi e fallimenti che si realizza rispetto al fumo si estende anche alle circostanze più importanti della vita: al difficile rapporto col padre, fatto, fino alla sua morte, di diffidenza e incomprensione; al matrimonio con Augusta, accettato sotto la spinta del caso e poi rivelatesi felice; alla relazione con la giovane Carla, voluta per sconfiggere la paura d'invecchiare e di cui non si assume alcuna responsabilità morale; al rapporto di amore e odio col cognato Guido, colpevole di aver sposato Ada, di cui Zeno era innamorato; all'associazione commerciale che ha costituito con lui. Nell'ultimo episodio la guerra sorprende Zeno ed egli ne rimane sconvolto. Ancora una volta la sorte lo aiuta e gli consente di arricchirsi con un fortunato commercio. Ciò lo fa sentire forte e sano e lo spinge ad abbandonare la cura psicoanalitica.
Chiude il romanzo l'apocalittica previsione di una catastrofe, prodotta dagli ordigni di guerra e che travolgerà la terra.

La sintesi del romanzo
Zeno è un ricco triestino che manifesta nel rapporto con se stesso e con gli altri la sua nevrosi.
L’incapacità di liberarsi dal vizio del fumo e il continuo fallimento del proposito di fumare l’ultima sigaretta, lo spingono a sottoporsi ad una cura psicoanalitica.
Il dottor S. gli affida, come terapia, il compito di ripercorrere per iscritto il proprio passato.
La ricostruzione della sua vita avviene però per salti, in maniera non organica e non del tutto sincera, senza mai arrivare ad un punto risolutivo.
Zeno ad un tratto interrompe la terapia e la scrittura dei suoi ricordi per l’insofferenza nata nei confronti dello psicanalista e del tipo di cura da questi adottato.
Il dottor S. per vendetta pubblicherà il diario di Zeno.
La struttura dell'opera
Il romanzo si compone di 7 capitoli preceduti da una
Prefazione
:
Preambolo
Il fumo
La morte di mio padre
La storia del mio matrimonio
La moglie e l'amante
Storia di un'associazione commerciale
Psicoanalisi

Caratteristiche principali dell'opera
Racconto narrato in prima persona (assenza del narratore oggettivo).
Largo uso del monologo interiore (il protagonista analizza se stesso).
Struttura aperta: le vicende seguono un percorso per nuclei tematici e non cronologico (differenza con il romanzo ottocentesco).
Ambiguità dei contenuti: ciò che è detto non corrisponde necessariamente a verità.
Complessità del rapporto fra sanità e malattia.
Nuova considerazione sulla tipologia umana dell’”inetto”.

I personaggi
Zeno Cosini ,il protagonista
Il padre di Zeno
Augusta Malfeni, moglie di Zeno
Ada, Alberta e Anna, sorelle di Augusta
Giovanni Malfeni, suocero di Zeno
Guido Speier, marito di Ada e rivale in amore di Zeno
Carla Greco, amante di Zeno
Dott. S. , lo psicanalista di Zeno
L'originalità delle soluzioni stilistiche
L’inetto attraversato da un conflitto interiore che rende impossibile l’azione
Vicenda narrata attraverso nuclei tematici
(tempo misto)
Narrazione in prima persona
La storia è filtrata attraverso lo sguardo di Zeno
Lingua non letteraria
Umorismo
Esplorazione dell'inconscio

Il romanzo sveviano
Il romanzo ottocentesco
Personaggi attivi e dotati di personalità
Successione degli eventi logico-cronologica
Narrazione in terza persona, narratore onnisciente
Lingua letteraria
Realismo
Indagine sociale e psicologica

I personaggi sveviani
Sono vinti da uno status psicologico che li rende incapaci di vivere.
Sentono il disagio nel rapporto con gli uomini e con la società.
Non oppongono valori ideali o alternative, se non la passività, l’estraneità, l’inganno a se stessi e agli altri.
In particolare Zeno Cosini
Zeno Cosini
L'inettitudine di Zeno è un segno positivo di non rassegnazione e di non adattamento ai meccanismi e ai valori alienanti della civiltà contemporanea.
Svevo capovolge il rapporto tra sanità e malattia.
La “malattia” di Zeno è incapacità di adeguarsi alla “sanità” e alla “normalità” del mondo borghese.
Ma in realtà la “sanità” del mondo borghese è la vera “malattia.
Alla fine del romanzo Zeno è completamente sano perché definitivamente integrato in un contesto completamente malato.
Zeno e le donne
Ada : la donna che ama e che avrebbe voluto sposare
Augusta : sorella di Ada, è la donna che sposa
Carla : l’amante
"La coscienza di Zeno" venne pubblicato nel 1923, come era accaduto per i primi due romanzi la critica inizialmente lo ignorò.
Anche il terzo romanzo sarebbe caduto nell’oblio, se il primo settembre del 1925 Roberto (Bobi) Bazlen, il grande critico triestino di vastissime letture, non avesse invitato il poeta ligure Eugenio Montale (che aveva appena pubblicato "Ossi di seppia" nelle edizioni torinesi di Gobetti), a leggere i romanzi di Svevo. Con la perspicacia che gli è propria, Montale li giudicò molto positivamente e preparò con rapidità un articolo che uscì nel dicembre sulla rivista milanese "L'Esame". La critica italiana e internazionale si accorse, finalmente, dell'originalità dello scrittore dando vita al "caso Svevo".
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