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125 anni di fondazione

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Sr. Ana Mira

on 4 December 2016

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Transcript of 125 anni di fondazione

125 anni di fondazione
P. Leonello Leidi ha approfondito nella sua omelia come la chiamata alla vita consacrata fonda e sgorga dalla Parola.

Ma lo sguardo di Gesù, la forza del suo insegnamento, i segni operati – pensiamo alla guarigione della suocera di Pietro riportata anche da Luca – spingono Simone ad accogliere la richiesta. Se era il Maestro a chiederlo, la risposta non poteva essere che generosa e fiduciosa: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
«Sulla tua parola!». È un’affermazione straordinaria che esprime allo stesso tempo l’essenziale della fede cristiana e contenuto della risposta di ogni vocazione di speciale consacrazione: un’adesione fiduciosa a profonda a Gesù, un’obbedienza alla sua Parola, una disponibilità che mette in gioco tutta l’esistenza, orientando cuore, mente, volontà alla sequela del Maestro. Mentre il discepolo constatava il fallimento di un lavoro faticoso al quale era abituato, al tempo stesso dimostrava la fiducia che poneva nelle parole del Maestro che aveva deciso di seguire.
«Sulla tua parola!». Così è per ogni credente, così è alla base di ogni vocazione. Così è avvenuto per Madre Vannini e P. Tezza.
«Sulla Sua Parola!» Così, preceduto da un primo incontro tra i due, il 2 febbraio 1892 aveva inizio la Congregazione delle Figlie di San Camillo, mediante una semplice cerimonia di affiliazione all’Ordine Camilliano delle aspiranti: Giuditta Vannini, Emanuela Eliseo, Vittorina Panetta.



E la Parola del Signore produce frutto abbondante,
un esito che va sempre oltre le aspettative,
che ci lascia senza parole,
che stupisce e quasi spaventa per la sproporzione del mezzo
rispetto al dono di grazia,
come l’inadeguatezza delle reti di Simone e dei suoi soci,
che sembrano rompersi
di fronte alla sovrabbondante quantità di pesce pescato!
Potremmo esclamare come ripeteva P. Tezza:
«Dio sa ciò che fa, e fa tutto per il bene,
lasciamoci condurre dalla sua amabilissima volontà».
La sovrabbondante pesca, basata sulla Parola di Dio
e sull’accoglienza generosa di P. Tezza, edi Madre Vannini
e delle prime religiose, è sotto i nostri occhi. Le Figlie di S. Camillo
sono presenti oggi in 20 nazioni in tutti e 5 i continenti!
La storia di ogni vocazione,
la vicenda spirituale di Madre Giuseppina e di P. Luigi,
la nostra vocazione, rivela la sovrabbondanza di grazia che sopperisce alla povertà dei nostri mezzi. Ciò che ci viene chiesto è una risposta che origina dall’ascolto, si nutre di fiducia e si vive con generosità. Isaia, alla maestà divina che gli domandava: “Chi manderò, chi andrà per noi”, rispose generosamente: “Eccomi, manda me”. La vocazione, dono e mistero, è una proposta che Dio fa all’uomo e, come tale, attende una risposta. A partire dall’unico Battesimo che abbiamo ricevuto siamo chiamati alla sua sequela e inviati per una missione. Per questo dobbiamo dare la nostra risposta e compiere un gesto di totale abbandono nel Signore Gesù. Come Simone, giacomo e Giovanni che “lasciarono tutto e lo seguirono”, come P. Luigi, Madre Giuseppina e le prime compagne, anche noi dobbiamo fidarci di Lui. Certo, non è né facile né semplice.
Molti si chiedono: Cosa vuoi Signore da me? Occorre ricordare che ogni chiamata viene capita e accolta se si fa vera esperienza di incontro personale con Dio e con Cristo. Occorre “prendere il largo”, stare con Gesù per scoprire la chiamata che egli rivolge a ciascuno. Il successo del vero discepolo del Signore sta tutto nella forza della Parola di Gesù. Se il discepolo si affida a se stesso la pesca è fallimentare, le reti restano vuote. Se invece ci si fida della parola di Gesù la pesca è abbondante. «Sulla tua parola calerò le reti », disse Simone a Gesù.
«Sulla tua parola» dovremmo dire noi nelle scelte della nostra esistenza e nella vita vissuta come risposta alla chiamata. Posti in un mondo scettico, relativista, materialista ed edonista, il solo modo di tener viva la speranza nella vita è di rimanere uniti a Cristo, alimentando un rapporto di conoscenza e amicizia.
Solenne Celebrazione Eucaristica
di apertura dell’anno di preparazione
al 125° anniversario di fondazione
della Congregazione Figlie di San Camillo.
Un dono...
...per donarsi
Siamo grati a Dio per la grazia della vocazione
che Egli ha fatto nascere in queste giovani donne,
Suor Maria Mildred Pallega Bulaloc
e Suor Maria Marilou Tundag Pepito,
e per averle guidato con premurose cure
in questi anni di discernimento.


“Il valore di questa celebrazione non sta solo nel fatto che è il culmine della formazione iniziale alla vita consacrata ma anche perché la professione solenne dei voti perpetui è la linfa vitale, donatrice di vita, per la Congregazione, la Chiesa e la famiglia umana dove siamo chiamati ad essere testimoni.” Padre Aris Miranda ha così introdotto tutti i partecipanti a questa celebrazione eucaristica dentro la quale nella effusione di grazie del sacrificio del Signore due giovani, Suor Maria Mildred Pallega Bulaloc e Suor Maria Marilou Tundag Pepito, si sono consacrate a Lui per sempre.
“La vocazione religiosa
è prima di tutto un dono
che viene da Dio
ed un invito a donare la propria vita
al servizio degli ultimi.
La chiamata a dare testimonianza
dell’amore misericordioso di Gesù.
«Guarite gli infermi,
risuscitate i morti,
purificate i lebbrosi,
scacciate i demoni.
Gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date» (Mt 10, 8)
L'India è amore
Visitandovi per la prima volta, ho constatato quanto bene viene realizzato attraverso la vostra generosa donazione nelle diverse comunità sparse nella cara terra indiana. Quante sfide già superate, ma quante ancora da affrontare per rispondere adeguatamente alle necessità dei fratelli e alle nuove esigenze in continuo cambiamento negli ambiti della sanità, dell’assistenza e della formazione.
Ad ogni passo l’India mi accolse con un abbraccio che è poco definire caloroso. E’ caloroso nel clima e nella gente che ha il dono di esprimere un tratto specialmente profondo in tutto quello che fa, nei gesti di accoglienza, nei passi di danza, in ogni cosa si coglie lo spessore della loro spiritualità.
Nella mente e nel cuore, conservo vivamente presente ogni sorella e ogni comunità e continuamente chiedo al Signore di concedere loro abbondanti grazie e benedizioni per rendere sempre più profetica la loro presenza e missione. Dimorare per mesi insieme alle sorelle indiane, cogliendo il sussurro delle loro delicatezze contemplative nella carità, mi ha consolato il cuore, mi ha ristorato l’anima, mi ha rallegrato con la gioia della camilliana e con la pace interiore che dissolve le distanze nella comunione dei cuori.


...per raccontare
la luce
Celebrare
l’Anno della Vita Consacrata
è celebrare la gratuità di Dio, annunciare il miracolo
di una vita semplice,
cantare la Misericordia.



L’evangelizzazione comincia da un cuore che inizia il suo pellegrinaggio verso il fratello in Cristo. Scoprire nella propria vita e condividere con semplicità il ritmo di Dio che ci porta ad uscire da noi per ascoltare il Suo mormorio nel cuore dell’altro. Sandali consumati da tanto ritornare all’incontro col fratello, cuore più ricco e lacerato perché continuamente in cerca di amare portando una Presenza scoperta nell’assenza, trapassati dalla Vita che ci viene donata e si dà.
Così la festa si è trasformata in incontro, riaccendendo di speranza i nostri sentieri per averlo ospite alla nostra mensa… ancora pane che si spezza per noi.
A conclusione dell’incontro dei religiosi in occasione della chiusura dell’anno della vita consacrata S. E. Mario Aurelio Cardenal Poli, Arcivescovo di Buenos Aires e Primate dell’Argentina imparti la benedizione con il Santissimo Sacramento.


La luce del Vangelo!

Pensate, in questo momento, al progetto di fondazione cullato nel cuore da P. Tezza durante la sua permanenza in Francia, improvvisamente frustrato a motivo del suo trasferimento in Italia a causa della sua elezione a Primo consultore, Procuratore e Vicario Generale dell’Ordine camilliano, con il conseguente obbligo di risiedere a Roma; oppure pensate a Madre Vannini, al suo desiderio di consacrarsi al Signore, ai suoi molteplici tentativi di entrare in una congregazione; tentativi e progetti costantemente frustrati. Pensiamo anche alla nostra esperienza vocazionale e alla quotidiana fatica del vivere, dove spesso vediamo svanire i nostri progetti e i nostri sforzi, per trovarci a sera stanchi, delusi, a volte sfiduciati. Ma ecco la gioia dell’incontro che cambia la vita!
Quando ebbe finito Gesù si rivolse a Simone iniziando con lui un dialogo che avrebbe segnato per sempre la vita di quel uomo. Gesù dice a Pietro: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Francamente,
la richiesta appare insensata
e non solo a Pietro. Ma come?
Ogni pescatore di mestiere sa bene
che non è l’alba il momento in cui
si esce per la pesca, ma la notte.
E se non si è preso nulla durante la notte
perché tentare ancora in un’ora tanto insolita?
E poi – avrà pensato Simone,
pescatore di professione e figlio di pescatori –
che cosa ne può sapere dell’arte della pesca
il figlio di un falegname?

La Liturgia della Parola di questa domenica V del tempo ordinario, che per voi segna l’inizio dell’anno di preparazione alla celebrazione del 125° anniversario di fondazione del Vostro Istituto, ci offre un brano molto ricco del Vangelo di Luca che sollecita a una profonda riflessione personale ed ecclesiale. Il brano evangelico risulta dalla combinazione di due episodi: la pesca miracolosa e la vocazione dei primi discepoli.
Gesù si trovava lungo la riva del lago di Gennèsaret, allora denominato anche Mare di Galilea, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio. Dal momento che la folla era veramente numerosa Gesù, per poter meglio essere udito, vedendo due barche ormeggiate sulla riva del lago, chiede a Simone, proprietario di una di esse di scostarsi un poco da terra. Seduto sulla barca, Gesù insegnava alla folla sulla riva.
Non sappiamo il contenuto
dell’insegnamento di Gesù quel giorno,
Luca non ce lo riferisce.
Sembra piuttosto che a Luca
stia a cuore riferire di un incontro;
l’incontro con Simone e i primi discepoli.
Gesù ha davanti a sé uomini stanchi,
rammaricati, delusi, smarriti,
e come potevano essere diversamente,
diremmo noi, dopo una lunga notte
in cui erano falliti i tentativi
di una pesca fruttuosa.
Quella dei discepoli è un’esperienza
che l’uomo sperimenta nella vita.
Spesso, infatti, la vita ci riserva delusioni,
risultati scarsi a fronte dell’impegno messo in atto, stanchezza fisica e morale.

«Sulla tua parola». È sulla Parola di Signore che il vostro Istituto, ormai prossimo ai 125° di fondazione, è chiamato a fondare la propria vita missione, e non tanto su strategie e programmazioni che, anche se utili, rimangono pur sempre degli strumenti, delle “reti” umane.
Ma alla chiamata seguì immediatamente il conferimento della missione affidata da Gesù a Simone: «Non temere. D’ora in poi sarai pescatore di uomini». Infatti, dopo il prodigio della pesca miracolosa Gesù chiamò i primi apostoli a seguirlo, per farli diventare i suoi «profeti». Essi sarebbero stati coloro che avrebbero portato in tutto il mondo la parola di salvezza del Messia.
Dall’incontro con il Signore Gesù, per Padre Luigi e Madre Giuseppina è scaturita una chiamata, dalla chiamata un dono di grazia tutto speciale che la Chiesa ha riconosciuto. Sulle orme di San Camillo e del Suo Ordine, i Ministri degli Infermi, alla sua “scuola di carità” la forza e l’attualità della vostra missione: il carisma della misericordia verso i malati, abbracciato con gioia oltre che portato fino al dono della vita mediante voto particolare.
Il mondo ha bisogno di misericordia, i poveri hanno bisogno di aiuto, i malati, i sofferenti nel corpo e nello spirito hanno bisogno di chi come il buon samaritano del Vangelo si chini su di loro per versare l’olio della tenerezza e il vino della consolazione. «Poi io udii la voce del Signore che diceva: Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!». Così nella lettura di Isaia. La domanda è rivolta a tutti noi, a ciascuna di voi, come a suo tempo la sentirono rivolta a se stessa Madre Giuseppina e le prime compagne. Chi manderò?, chi andrà per noi? Eccomi, Signore, manda me? Manda noi Figlie di San Camillo, Signore, figlie della tua Chiesa chiamata «ad annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona» (MV 12). «La credibilità della Chiesa – infatti, ricorda Papa Francesco – passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole».
Possa Dio Padre di Bontà, attraverso l’intercessione di Maria
Madre di misericordia
e dei vostri Beati Fondatori,
accompagnare , sostenere e benedire la missione di misericordia
testimoniando con la vostra vita
l’amore sempre presente di Cristo verso gli infermi,
arricchendolo di espressioni proprie del vostro essere donne:
la sensibilità, la generosità, la delicatezza,
la capacità di farsi carico dei bisogni altrui,
la disponibilità ad offrire il proprio aiuto,
in poche parole un’innata e feconda maternità.
Amen!
Voi siete sfidate dalle parole di Papa Francesco ad andare nelle periferia esistenziali dove la gente si sente abbandonata e senza speranza e nelle periferie geografiche dove le persone più vulnerabili, economicamente povere ed emarginate, vivono il più alto grado di sofferenza nel mondo. Voi siete chiamate a «sentire l’odore del vostro gregge».
E’ infine, entrato nel cuore della vita camilliana
ricordandoci che: “La vostra vita
non è solamente dedicata al servizio.
Voi avete una comunità, una nuova famiglia.
La comunità promuove un nuovo
e differente stile di vita che gli apostoli
ed i discepoli di Gesù hanno abbracciato.
Loro hanno lasciato tutto
e lo hanno seguito
per vivere insieme con Lui
mettendo tutto in comune.
Questo
è l’autentico senso di appartenenza
ad una famiglia religiosa,
e noi siamo chiamati
a vivere questo.
Questo è possibile solo
vivendo i consigli evangelici di povertà, obbedienza,
castità e servizio al malato fino al rischio della vita.”
Come un fratello maggiore, che ha la saggezza di chi ne ha fatto esperienza dentro di sé, Padre Miranda ha puntualizzato: “Voi non siete state formate per diventare brave medico o infermiere, siete state formate per approfondire sempre più e vivere pienamente la vostra relazione con Dio. E questa continua ricerca interiore avviene soltanto nella preghiera, nella contemplazione. perché «la contemplazione è il frutto più bello della formazione» (Mons José Rodriguez Carballo durante la presentazione della terza lettera della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica).
Con ampio respiro pastorale a poi chiarito che: “Voi oggi manifestate pubblicamente la vostra scelta e dite il vostro sì ad essere strumenti dell’amore misericordioso di Gesù verso gli ammalati, entrando in relazione con le persone che soffrono oggi, con le persone che sono confuse e che invocano misericordia.
Voi siete chiamate a proteggere la vita
e a promuovere la salute,
promuovendo una cultura alternativa
a quella della morte (Giovanni Paolo II)
ed a quella del rifiuto (Papa Francesco)
perché la vita umana è un valore
che deve essere rispettato e salvaguardato
specialmente fra i poveri ed i disabili,
fra coloro che non sembrano utili
come i bambini ancora in grembo e gli anziani.
Accogliamo Maria...!!!
Argentina
Brasile
Piccola, semplice,
si lascia nelle mani del sacerdote
che ha vissuto con Lei
momenti straordinari…

L’accoglienza di Maria,
il suo passaggio per le varie sale dell’Ospedale
la celebrazione eucaristica insieme a Lei…

La comunità di Conchal
insieme al personale delll’Ospedale Madre Giuseppina Vannini, si sono preparati interiormente alla visita di Maria.
Fiori, bandierine e palloncini ad esprimere la gratitudine del cuore!


Semplici gesti
che ci fanno gustare che Maria
è sempre con noi,
a Lei affidiamo i nostri cari ammalati
e tutti coloro che ci accompagnano ogni giorno
nel nostro prenderci cura di loro.


« La fraternità religiosa ,
pur con tutte le differenze possibili,
è una esperienza di amore che va oltre i conflitti »

Papa Francesco


L’incontro col padre Leocir
Superiore generale dei Ministri degli infermi e con le sorelle Ministre degli infermi.
Per un religioso,
progredire significa abbassarsi nel servizio,
cioè fare lo stesso cammino di Gesù,
che «non ritenne un privilegio l’essere come Dio»
(Fil 2,6).
Abbassarsi facendosi servo per servire.
La letizia evangelica del religioso
è conseguenza
del cammino di abbassamento
con Gesù.»

« Sperimentare e mostrare
che Dio è capace di colmare il nostro cuore
e di renderci felici
senza bisogno di cercare altrove la nostra felicità. Desiderosi di pienezza e cercatori di felicità, appassionati
e mai sazi di gioia,
questa inquietudine
ci accomuna. »*

« La vita consacrata è vocazione all’amore che ha sete del Dio vivente (Sal 42,3; 63,2),
che accende nel mondo la ricerca del Dio nascosto (1 Cr 16,11; Sal 105,4; Is 55,6; Am 5,6; Sof 2,3)
e che lo incontra nei volti dei fratelli (Mt 25,40).
E’ lì che Dio trova lo spazio per porre la sua tenda (Ap 21,3);
nella preghiera
oppure nel profondo del cuore
dove Dio ama vivere (Gal 2,20). »*


« Chi ama scopre che il proprio bene
è abitare nell’altro e accoglierlo in sé.
L’amore pone sull’altro
uno sguardo nuovo,
di speciale intimità,
in forza del quale l’altro
non resta sulla soglia,
ma divine l’amato del mio cuore
(Ct 3,2), il mio “ricercato”. »*



125
anni
di amore consacrato
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