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Carlo V: un tentativo di riscatto

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Chiara Paiano

on 19 April 2015

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Transcript of Carlo V: un tentativo di riscatto

Carlo V
"(...) ma anche pesante esempio da imitare, modello ancor vivo, stava pur sempre Carlo V, il vincitore di Pavia e di Muhlberg, il re e imperatore dalle lunghe guerre e dalle luminose vittorie"1
Per comprendere il successo ma in particolare la disfatta della politica di Carlo d'Asburgo è necessario conoscere la sua genialogia. Egli era figlio di Filippo il Bello e Giovanna la pazza; suo padre era a sua volta il figlio di Massimiliano I, grande imperatore della dinastia degli Asburgo mentre la madre, era figlia dei cattolicissimi di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia. Carlo V divenne re di Spagna nel 1516 e imperatore nel 1519, si trovò in questo modo a governare non solo i territori spagnoli e le rispettive colonie ma anche le terre degli Asburgo in Austria, in Boemia, sulla Fiandra e i Paesi Bassi giungendo a un dominio così vasto da essere comparabile a quello di Carlo Magno.
1.Karl Brandi, "Carlo V", " Introduzione di Federico Chabod.
La lotta per la corona imperiale
Prima di diventare imperatore, Carlo d'Asburgo dovette affrontare una lotta contro un altro candidato al trono, il re di Francia Francesco I. I due contendenti erano allo stesso livello: erano entrambi stranieri e se da un lato il primo poteva vantarsi di essere il nipote di un defunto imperatore, dall'altro il re di Francia poteva contare sull'appoggio di Papa Leone X.
"Non bisognava far assegnamento sulla parentela; l'unico argomento decisivo era <<molto denaro>>"
2 , infatti i sette elettori cui spettava la nomina misero in vendita i propri voti e Carlo riuscì ad acquistarli a carissimo prezzo dovendo però rivolgersi ai bancheri tedeschi Welser e Fugger, la somma totale pagata ammontò a 70000 fiorini. Tuttavia, ci si potrebbe chiedere se l'azione possa essere considerata corruzione o un atto legittimo: probabilmente, per il tempo, era una pratica diffusa e quindi un atto legittimo poichè anche Francesco I offre dei soldi in cambio dell'elezione.
L'eterna lotta con Francesco I
La guerra in Italia
La rivalità per il conseguimento della corona imperiale tra Carlo V e il sovrano francese fu solo un'anticipazione di una lunga ed estenuante corsa all'egemonia in Europa.
Il ducato di Milano aveva un'importanza strategica agli occhi dell'imperatore, in quanto avrebbe garantito il collegamento tra i suoi due regni, la Spagna e la Germania. Era quindi vitale per Francesco che Carlo non conquistasse il Ducato. Nacque così una guerra sul territorio italiano che si concluse a Pavia nel 1525 con la disffatta dei francesi e l'insediamento di Francesco II Sfroza a Milano ad opera di Carlo. Il monarca francese fu imprigionato e fu costretto a firmare il trattato di Madrid con il quale concedeva all'imperatore Milano e la Brogogna in cambio della libertà.
Francesco I, tornato in Francia, dichiarò che la firma per il trattato gli era stata estorta e che per questo non aveva intenzione di rispettarlo. La Borgogna restò quindi ai francesi e la guerra tra potenze continuò.
Francesco I di Francia
Un nuovo modo di combattere
La vittoria di Pavia non fu solo dovuta ai cospiqui mezzi finanziari provenienti dalle colonie spagnole di cui disponeva l'imperatore, ma anche all'adozione di nuovi metodi di combattimento. La fanteria era composta da due parti: gli archibugieri e i picchieri. L'archibugio era un'arma da fuoco portatile che permetteva un buon grado di precisione del tiro. La picca, invece è un asta lunga fino a 8 metri con una punta di ferro su una estremità. Gli archibugieri creavano ambi vuoti nelle chiere della cavalleria poi si ritiravano per far subentrare i picchieri che disarionavano e finivano i cavalieri rimasti.
Lega di Cognac e sacco di Roma: papa Clemente VII
Francesco I per contrastare la superiorità dell'impero formò nel 1526 un'alleanza antiasburgica, la lega di Cognac alla quale aderirono Firenze, Venezia, Milano, l'Inghilterra e il papato. Papa Clemente VII era da sempre alleato di Carlo V che si era impegnato nella lotta al luteranesimo, tuttavia fu intimorito che i successi troppo rapidi dell'imperatore avrebbero presto soffocato i territori della Chiesa e si unì alla lega. Questa decisione ebbe terribili conseguenze. Nel 1527 quindicimila mercenari, i lanzichenecchi, al servizio dell'imperatore saccheggiarono e occuparono Roma. Carlo V che ufficialmente aveva condannato la crudeltà dei mercenari, nel concreto non faceva niente per togliere l'assedio. Nel frattempo cresceva la protesta per la sorte del pontefice chiuso dentro la fortezza di Castel Sant'Angelo, tanto che si temeva un intervento francese. Nel febbraio del 1528, dopo dieci mesi di assedio, si conclusero finalmente le trattative tra Carlo V e Clemente VII. Nel trattato di Barcellona del 1528 Carlo V si impegnava a restituire la terre che erano state sottratte alla Chesa e a ripristinare a Firenze il dominio dei Medici, ottenne in cambio l'incoronazione dalle mani del papa a Bologna nel 1530.
Pace di Cambrai
Nella Pace di Cambrai del 1530, Carlo V e Francesco I divisero le rispettive sfere di influenza. L'imperatore rinunciava con profondo rancore alla Borgogna mentre il re di Francia gli riconosceva il possesso del Ducato di Milano alla morte di Francesco II Sforza. La pace di Cambrai fu anche detta pace delle due dame per il ruolo di rilievo che ebbero Margherita d'Austria, zia di Carlo V, e Luisa di Savoia, madre di Franceso I.
Un progetto irrealizzabile...
A seguito di tutte le battaglie che l'imperatore dovette affrontare, la compagine territoriale che si trovò a governare era assai vasta ma anche molto diversa per cultura, lingua e tradizione. Fu proprio questo la causa scatenante che portò alla caduta del progetto di Carlo. Egli si rese conto infatti che rifondare un impero potente appariva ormai impossibile poichè il futuro era destinato a divisioni governative quali monarchie nazionali. Appariva chiaro che quanto desiderato era soltanto un'utopia: non poteva avere attuazione.
...e le sue conseguenze
Come si è detto, uno dei problemi di Carlo V furono i principi protestanti tedeschi e fu con loro che decise di risolvere per primi, mentre l'Impero svaniva. Nel 1555 si strinse la pace di Augusta tra queste due "potenze" e così in Germania si divisero definitivamente i cattolici e i luterani, alterando l'apparente ordine precedente. I sudditi dovevano però seguire la religione del loro principe e si trovavano quindi a conversioni continue. Per questo motivo venne emanata la bolla
Cuius regio eius religio
tramite cui soltanto il governatore poteva regolare la storia religiosa del paese: era un tentativo di ristabilire l'ordine.
L'ammisione del fallimento
Risolte le questioni in Germania, Carlo giunse alla sua ultima decisione, l'abdicazione. Egli ammetteva così il suo fallimento lasciando al figlio Filippo II e al fratello Ferdinando I un territorio particolrmente diviso.
Anche se rinunciò di fatto a una lotta per la salvezza del suo Impero, Carlo V dimostrò la sua grandezza morale. Preferì infatti rinunciare a guerre stremanti che avrebbero indebolito l'economia e la popolazione, sperando che i successori avrebbero risolto la situazione.
Una pace "duratura"...
Sebbene i protagonisti degli scontri tra Francia e Impero fossero entrambi deceduti, le guerre continuarono anche tra i successori portando a gravi peggioramenti nelle loro economie statali.
Fu per questo che nel 1559 si raggiunse la pace di Cateau-Cambrésis che controllò i conflitti per circa mezzo secolo. La Spagna mantenne il dominio sull'Italia, alla Francia andarono alcune importanti città tedesche e alcune zone settentrionali italiane mentre la Savoia venne affidata a Emanuale Filiberto, generale dell'esercito spagnolo in battaglie precedenti.
In questo modo, quindi, si conclusero tutte le guerre che portarono al definito tramonto dell'idea di Impero, che da sempre era stato presente in Europa.
Politica mediterranea:gli ottomani
Nel 1453 la capitale dell'impero bizantino Costantinopoli fu conquistata dai turchi ottomani, che costituirono un impero forte e duraturo (fino al 1922).
L'apogeo dell'impro si raggiunse con l'imperatore Solimano (vedi immagine), che giunse ad assediare nel 1529 Vienna. Il primo obiettivo dell'impero era quello però di imporsi nei commerci e nel controllo del Mediterraneo. Per questi motivi CarloV dovette affrontarli e combatterli.
Nel1535 l'imperatore cattolico ottenne con la conquista di Tunisi un successo effimero: già tre anni dopo a Prevesa, nello Ionio, il pirata Barbarossa, a servizio dei turchi, annientò la flotta imperiale.
Il rapporto dell'Europa con l'Oriente cambiò in questo periodo: Francesco I si alleò con Solimano contro Carlo il quale faceva lo stesso con l'imperatore dei savafidi, turchi dell'Iran. Non si era mai verificata un'alleanza tra re cristiani e sovrani musulmani: l'idea di una Cristianità unita di fronte agli infedeli lasciava spazio a una politica internazionale più moderna in cui i presupposti dei patti tra Stati non avevano carattere religioso.
La consapevolezza diquanto era successo fu uno dei motivi che portarono Carlo V all'abdiazione.

Paci di Nizza e di Crépy
Nel 1535 morì Francesco Sforza, per cui, come stabilito a Cambrai, Carlo V occupò MIlano. Francesco decise in risposta di conquistare la Savoia.
In questa situazione di ripresa delle ostilità intervenne papa Paolo III, che coltivava il sogno, ormai ridotto a un'utopia, di una Cristianità unita, e fece da mediatore tra i due. Si giunse quindi alla tregua di Nizza (vedi immagine) nel 1538 in cui si assegnava Milano a Carlo e la Savoia a Francesco.
Un ulteriore attacco di quest'ultimo, che già aveva dimostrato in occasione del Trattato di Madrid di tenere in ben poco conto i patti con il nemico, e la risposta decisa dgli spagnoli furono i presupposti di una nuova pace, a Crépy nel 1544,in cui si confermava quanto decretato a Nizza.
Francesco I morì tre anni dopo e gli successe il figlio Enrico II. Questo decise di appoggiare i principi luterani in un tentativo di spostare la guerra in Germania, realizzando una politica, per così dire, machiavelliana: come sosteneva il filosofo fiorentino e come aveva fatto il padre, la religione in politica andava relegata in secondo piano.
Intanto in Italia gli spagnoli organizzarono uno Stato dei presidi, cioè un insieme di fortezze nella costa dell'alto Tirreno, e sedarono le rivolte, suscitate dai francesi, della Corsica e di Siena, anche con l'aiuto di Cosimo I de' Medici.
2. Karl Brandi, "Carlo V", Giovinezza dell'Imperatore
Il mito imperiale e la Provvidenza
Come affermato precedentemente, non si vedeva un impero di così vaste dimensioni dai tempi di Carlo Magno e fu per questo motivo che si diffuse l'idea della "riunione della Cristianità sotto un unico pastore", dove il pastore era Carlo V, il cosiddetto "Uomo della Provvidenza". Questa idea derivava inoltre da una forte propaganda da parte dei suoi consiglieri e in particolare di uno: Mercurino Arborio da Gattinara. Egli riprese anche il sogno del benessere dell'umanità sotto un unico monarca di Dante Alighieri per avvalorare la sua tesi. Carlo costruì anche un suo stemma con un riferimento alla prospettiva provvidenziale: l'aquila asburgica al centro, le Colonne d'Ercole ai lati, con sopra il motto "plus ultra". La diffusione del mito imperiale fu dovuta inoltre a un esigenza della popolazione di ordine, di equilibrio e di armonia.
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