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Marchionne - La paura di cambiare

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Fabrizio Capobianco

on 30 August 2010

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Transcript of Marchionne - La paura di cambiare

Non è mai facile iniziare tutto da capo, in una terra sconosciuta e in una lingua straniera, imparare a gestire la solitudine di alcuni momenti.
Non è facile lasciare le certezze del tuo mondo abituale per le incertezze di un mondo nuovo. [..]
Ma è proprio per questo che viaggiare, cambiare ambiente e conoscere altre culture è uno straordinario modo per crescere – e per farlo in fretta.
Il contatto con un mondo sconosciuto è qualcosa che ti cambia nel profondo perché ti costringe a contare solo sulle tue forze e a superare i tuoi limiti.
Sfortunatamente ho l’impressione che in Italia non ci siano interesse né fiducia verso questo straordinario bacino di informazioni.
O forse, più semplicemente, non ne vogliamo sapere perché ci manca la voglia o abbiamo paura di cambiare.
Molto spesso le ragioni del declino sociale ed economico di un Paese hanno a che fare con ciò che non abbiamo saputo o voluto trasformare, con l’abitudine di mantenere sempre le cose come stanno.
Questo è il momento di accettare il cambiamento come la possibilità per creare una base di ripartenza sana, come un’occasione per iniziare a costruire insieme il Paese che vogliamo lasciare in eredità alle prossime generazioni.
Tutti noi esaltiamo il cambiamento come uno straordinario motore di progresso, come la più grande fonte di opportunità.
Troppo spesso, però, l’elogio del cambiamento si ferma sulla soglia di casa. Va bene finché non ci riguarda.
Noi siamo liberi di scegliere qual è il tipo di cambiamento che vogliamo: il nostro o quello degli altri. Nel farlo, dobbiamo essere consapevoli che il primo richiede energia, coraggio e determinazione nel costruire il nostro destino. L’altro, invece, ci condanna al ruolo di spettatori e potenziali vittime del processo.
Ma rifiutare il cambiamento a priori significa rifiutare il futuro.
Se non siamo disposti ad adeguarci al mondo che cambia, ci ritroveremo costretti a gestire solo i cocci del nostro passato.
In questo, vorrei che fosse riconosciuta anche la dignità del mestiere dell’imprenditore.
La responsabilità associata ai suoi compiti è enorme.
Penso ai rischi che si assume, agli impegni che prende, agli sforzi che compie per aprire la strada ad uno sviluppo internazionale dell’azienda e all’impatto che le sue scelte possono avere sulla società.
E’ una responsabilità che dovrebbe meritare, se non stima, almeno rispetto.
Da tutte le esperienze che ho fatto nella mia vita, mi sono reso conto che ogni storia di successo si basa sulla capacità di donne e di uomini di assumersi la responsabilità e l’impegno di imprimere una svolta culturale a un certo ordine di cose.
Il cambiamento è una delle forze più potenti che abbiamo a disposizione e che possiamo controllare per costruire qualcosa di grande.
Essere liberi significa avere la forza di non farsi condizionare.
Essere liberi vuol anche dire trovare il coraggio di abbandonare i modelli del passato, le vecchie abitudini e le dipendenze.
Le strade comode e rassicuranti non portano da nessuna parte e di sicuro non aiutano a crescere. Fanno solo perdere il senso del viaggio.
La libertà di cui parlo è prima di tutto una libertà mentale, la condizione che raggiunge chi decide di confrontarsi con il mondo e di sposare l’etica del cambiamento.
La paura di cambiare
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