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L'aldilà nelle varie religioni

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Teo Zer

on 17 November 2013

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Transcript of L'aldilà nelle varie religioni

L'aldilà nelle varie religioni
ALDILA
Oltretomba è un termine generico, equivalente ad aldilà, per indicare un luogo o una condizione di continuazione dell'esistenza, solo in forma immateriale come anima o spirito, dopo la morte fisica.

Il concetto di un oltretomba, nelle culture in cui essa è rinvenibile, si affianca alla cosmologia o più precisamente allo sforzo ordinatore in cui le diverse culture si sono impegnate.
In questo modo, viene assegnato un luogo nel cosmo ai morti distinto dal regno dei viventi. L'oltretomba non costituisce una nozione valida di per sé ma è un valore che si formula mettendo in relazione la realtà vissuta e valutata sulla Terra; ed è ciò che permette il passaggio dal livello cosmologico a quello escatologico.
Il concetto di oltretomba acquista una rilevante importanza sia nello sviluppo di diversi sistemi metafisici come teismo, panteismo, deismo, che nella loro critica come quella esercitata da ateismo o agnosticismo.


Egizi
Gli antichi Egizi, come testimoniano i complessi rituali elaborati per la conservazionedei corpi (mummificazione), attribuiscono all’aldilà un valore molto importante perché è il luogo dove possono rivivere le soddisfazioni ed i piaceri della vita terrena.
Nel corso del tempo, però, la possibilità di accedere alla vita nell’aldilà si è andata progressivamente dilatando: mentre durante l’Antico Regno è un privilegio esclusivamente riservato al faraone, nel Medio Regno la cerchia dei possibili eletti si allarga includendo anche i nobili ed, infine, nel Basso Regno la vita dopo la morte è appannaggio di tutti.
Nel regno dei morti si giunge con la Barca Solare che trasborda le anime sul Nilo. L’anima si presenta davanti ad un consesso di 42 giudici guidato da Osiride che pesa il cuore del defunto. L’organo viene messo su un piatto della bilancia mentre sull’altro viene posta una piuma. Se il cuore pesa meno della piuma significa che è leggero, quindi privo di colpe, e che il giudicato è degno di essere ammesso nel mondo dell’aldilà. Qualora, invece, il cuore fosse più pesante della piuma, il soggetto muore per sempre.

Ebraismo

Inizialmente gli Ebrei non si preoccupavano dell’esistenza di un eventuale aldilà, dipinto, al massimo, come un luogo asettico dove le ombre squittivano come i pipistrelli. La questione dell’aldilà, tuttavia, si pone dopo il II secolo a.C. quando vengono massacrati i Maccabei poiché si sono rifiutati di combattere il sabato per non contravvenire alla legge divina che impone il risposo nel giorno del Signore. Davanti al massacro dei Maccabei, si apre la prospettiva di una giusta ricompensa per i martiri della fede: poter stare con Dio in un’altra vita.
Così, il paradiso ebraico prevede una situazione spirituale che non può essere identificata con nessuna realtà terrena ed un’esistenza immortale in cielo nella pace di Dio.

Cristianesimo
Il cristianesimo parla del Regno dei Cieli e della possibilità per tutti di risorgere con il proprio corpo nel giorno del Giudizio Universale.
Il Paradiso è un giardino fiorito presieduto da Maria. Nell’iconografia e l’immaginario cristiano hanno avuto un grande impatto le descrizioni del paradiso elaborate dai teologi, dai padri della chiesa, ma anche dagli artisiti. Celebre è l’impostazione delle sfere celesti, presiedute dalle varie gerarchie di Angeli, Arcangeli, Troni, Cherubini, Serafini… che ruotano creando musiche sublimi ed al vertice dei quali, c’è la Santissima Trinità che infonde una luce celestiale.

Islam
I musulmani dipingono il Paradiso in contrasto con le condizioni di stenti, privazioni tipiche vita terrena (spesso condotta in ambienti ostili come il deserto) alle quali sono abituati. Perciò si tratta di un’oasi celeste, un giardino come ruscelli di acqua fresca, latte e miele, palme cariche di datteri, frutta profumata e succulenta, animali esotici e cibi deliziosi. Ci sono anche sontuosi appartamenti dotati di tutti i comfort nei quali le anime vengono servite da vergini ed efebi.

Tipologie di oltretomba
L'oltretomba può essere inteso di due tipi:
• L'oltretomba negativo, ovvero un inferno da cui può derivare solo il male.
• L'oltretomba positivo che rappresenta una fonte di potere straordinario che è proprio di una collocazione diversa da quella umana. Di conseguenza l'oltretomba positivo rappresenta il paradiso, luogo di benessere da cui può derivare solo il bene.

Etnologia

Le credenze relative al mondo ultraterreno sono molto varie tra le popolazioni in cui l'oltretomba si presenta come un passaggio dalla vita terrena al regno dei morti.
In genere il mondo ultraterreno ha posizioni ben precise (come per esempio sotto terra, in un'isola, oltre le stelle ecc.) strettamente collegate con le conoscenze geografiche e cosmologiche del popolo.
Inoltre si ritiene che i due mondi siano strettamente interdipendenti: i vivi hanno bisogno dei morti poiché è a loro che si rivolgono per ottenere fortuna, abbondanza e fecondità; e anche i morti necessitano dell'aiuto dei viventi affinché vengano celebrati i riti funebri, dato che si crede che le anime delle persone non sepolte siano infelici, e vaghino senza meta.

Vichinghi e Celti
VICHINGHI
I Vichinghi chiamano Valhalla il luogo nel cielo dove gli eroi vengono condotti dalle valchirie (donne a cavallo). Qui sono accolti nella splendida residenza del dio Odino, dove sostano in attesa della grande battaglia finale che dovranno combattere tutti insieme contro il male.
CELTI
Nel sistema celtico l’aldilà si guadagna compiendo buone azioni nella vita terrena. Anche per i celti è un luogo di immortali al quale si accede tramite delle caverne. Qui si celebrano feste ininterrottamente .

Aztechi e Pellerossa
AZTECHI
Gli Aztechi parlano del paradiso esclusivamente riservato agli affogati ed a chi è stato sacrificato agli dei. Lo descrivono come un luogo nel quale abbondano il cibo ed i fiori che è presieduto da Tlaloc, dio della pioggia.
PELLEROSSA
Molte tribù del Nord America identificano il paradiso in un luogo dove vivono le anime degli antenati. Lo scenario è molto simile alle loro praterie ma si caratterizza per una maggiore abbondanza di selvaggina a disposizione.

Taoismo
Nell’antica Cina si credeva nella vita eterna in cielo ma era solo destinata all’imperatore. In seguito, anche qui l’accesso alla vita futura è stato democratizzato coinvolgendo dapprima i nobili e poi anche tutti gli altri. Come in Egitto, anche qui sono state ritrovate varie mummie che testimoniano un elaborato culto dei morti. L’aldilà è un’isola per gli immortali presieduta da otto divinità, si tratta di un meraviglioso giardino circolare con un grande albero di giada dai rami d’oro custodito da draghi.
Induismo e Buddismo
Le due religioni prevedono vari paradisi nei quali le anime, in attesa di reincarnarsi, vengono rifocillate. A differenza dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam, l’obiettivo finale non è di avere una vita spirituale individuale nell’aldilà, ma un’unione spirituale al Dio creatore con l’annullamento del sé.
Un fil rouge spesso ripetuto è la descrizione di un luogo meraviglioso, nel quale abbondano cibi e bevande, con copiose e lussureggianti flora e fauna. Ciò dipende dal fatto che la maggior parte delle religioni è nata in un contesto di povertà, di stenti, di scarsità di risorse e, quindi, l’aldilà viene auspicato come un mondo nel quale l’uomo debba smettere di combattere per sopravvivere e possa, finalmente, iniziare a vivere in un Paradiso terrestre, nell’Eden.
L’altro aspetto comune è che in Paradiso non ci può andare chiunque indifferentemente, ma vi è accolto solamente chi lo merita.
Ciò, in un certo senso, è un modo per ristabilire una giustizia divina, in modo da premiare chi, nella vita terrena, si è distinto per le proprie azioni rette, buone, caritatevoli.
Così, se è vero che l’homo sapiens è l’unico di tutti gli esseri viventi ad avere coscienza che la propria vita ha una fine, è naturale che si sia posto e si continui a porre dei quesiti sul significato della vita.
Perciò è inevitabile che chiunque, almeno una volta nella vita, si ponga il dubbio e cerchi di darvi una risposta che non può mai fornire una risposta scientifica, razionale, logica tale da escludere in modo categorico se non la realtà, almeno la possibilità di un aldilà.

Le Quattro visioni dell'Aldilà sono una serie di dipinti a olio su tavola di Hieronymus Bosch, databili al 1490 circa e conservati nel Palazzo Grimani di Venezia.
Quatto visioni dell'Aldilà
La prima delle tavole rappresenta il Paradiso terrestre, nel quale uomini e donne sono accompagnati da angeli verso una foresta oltre la quale si vede un collina dove si trova la fontana della giovinezza, che si staglia in alto, sullo sfondo di un lontanissimo paesaggio che sfuma in profondità. A destra, nella boscaglia, si vede un leone che sta divorandone un altro e che simboleggia un anticipo della corruzione che interromperà la perfetta esistenza nel paradiso terrestre.
Paradiso Terrestre
Ascesa all'Empireo
La seconda tavola mostra l'Ascesa all'Empireo, in cui una serie di anime nude, trasportate da coppie di angeli, vengono condotte verso un tunnel con in fondo una grande luce, quella del Paradiso. Si tratta di un'invenzione di grande efficacia, resa con la semplice giustapposizione di cerchi non concentrici scalati nella tonalità dal blu più scuro all'azzurro chiaro, forse ispirata a miniature tardo-medievali. Le anime appaiono come attratte e risucchiate dalla luce e dal colore, presentandosi in ginocchio e senza peso verso il varco, con un andamento ascendente a zig-zag di notevole efficacia. In fondo al tunnel le aspetta un personaggio, forse un angelo o san Pietro, immerso nella luce assoluta.
Caduta dei dannati
La terza ha come soggetto la Caduta dei dannati, dove le anime malvagie sprofondano, scaraventate da diavoli, verso l'abisso infernale, verso un paesaggio visionario, composto da bagliori sinistri che rischiarano appena il buio. I toni cupi e angoscianti, con la definizione delle figure con poche sintetiche pennellate luminose di grande modernità, riescono a dare alla scena un'assoluta drammaticità.
Inferno
Il dramma raggiunge poi il suo apice nell'ultima delle scene, l'Inferno, dove la rappresentazione è ridotta all'essenziale, con poche figure in primo piano torturate dai demoni, sullo sfondo di un antro oscuro, rischiarato solo dai fumi e dalle fiamme dell'incendio perpetuo, in controluce rispetto a una minacciosa rupe aguzza. I dannati, come in un incubo, vagano per un mare infernale, nella paura e nell'oscurità, tra diavoli composti assemblando fantasiosamente dettagli di più animali, senza rispettare le proporzioni comuni. Straziante nota di disperazione è la mano che si leva isolata, coperta di sangue, al centro del bacino.
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