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Firenze Sud

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by

Marta Mazzanti

on 5 July 2018

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FIRENZE SUD
La vita durante e dopo
eventi
-
giornali
Video
La vita prima
Immagini
Video
Interviste
Foto
Parco
Albereta - Anconella
Foto
Parco
Albereta -Anconella
Lungarno Aldo Moro
-
Lungarno Colombo
Via di Ripoli
Via
Fratelli Orsi
Via O.Beccari
Interviste

Via Finlandia
Via Filippo Parlatore
Via Unione Sovietica
Piazza di
Badia a Ripoli
Via
Benetto Fortini
Pescaia
di S. Andrea
Via Aldo Moro
Via Gran Bretagna
Via O. Beccari
Piazza Gavinana
Largo Pietro
Paolo Boscoli
Via Erbosa
Centro
Commerciale
Gavinana
Via Filadelfia
Via Finlandia
Immagini
Via O. Beccari
Via Gran Bretagna
Nave a Rovezzano
Parco
Albereta - Anconella
Via Erbosa
Via di Ripoli
Centro
Commerciale Gavinana
Via Filadelfia
Via Finlandia
Pescaia
di S. Andrea
Viale Aldo Moro
Largo Pietro
Paolo Boscoli
Piazza Gavinana
Via Benedetto Fortin
i

Con l'arrivo dei Romani, questi, tracciarono a sud dell'Arno, tra il corso del fiume e le colline, quella che da allora fino ai nostri giorni sarebbe diventata una delle strade più frequentate, in quanto collegavano la Toscana con Roma: la via Cassia (In blu il primo tratto originale della via Aurelia, in rosso la via Cassia, in viola la via Clodia). Diversi anni dopo i romani fondarono al centro della pianura una città, vicino alla confluenza tra il Mugnone e l'Arno, in un punto in cui anticamente sorgeva un villaggio poi cancellato da una delle frequenti piene del fiume. Quella che noi oggi conosciamo come “Cassia” è una strada statale che segue un tracciato del tardo medioevo. Sono infatti stati effettuati vari studi sul suo possibile tracciato nel territorio della Piana di Ripoli dai quali si deduce che la “Cassia Vetus”, in epoca successiva alla fondazione di Florentia, dal Ponte Vecchio raggiungesse via di Ripoli, Spedaluzzo, Badia a Ripoli, San Pietro a Ripoli, Bagno a Ripoli, Santa Maria a Quarto e così via.
Più di duemila anni fa la valle nella quale si snodava l'Arno era un territorio paludoso, che in origine era conosciuto con il nome di “Sarnus”, che significa fiume sacro e che poi nell'uso sarebbe diventato Arno.
Il suo consistente ramo passava sotto le colline di Sorgane e di Ripoli

giungendo fino a Rusciano.
I nostri antenati si tenevano lontani da questa zona paludosa, dove vi si avventuravano solo per cacciare o pescare, o inevitabilmente per varcare il fiume se volevano andare a sud.
I Romani utilizzarono il fiume come una comoda via di comunicazione, percorrendolo con zattere e barconi per ricevere più facilmente, dai boschi del Casentino, il legname loro necessario per le costruzioni (I navicelli sull'Arno al Ponte alle Grazie, in una stampa di Giuseppe Zocchi, XVIII secolo).
In quello stesso periodo furono state fatte delle nuove assegnazioni di terreni militari e si iniziò a coltivare quella parte il territorio più vicina all'odierna Bagno a Ripoli.


invece collocata tra il 43 e del 41 avanti Cristo.
Con la fondazione di Florentia e la contemporanea costruzione del Ponte Vecchio anche la viabilità cominciò a mutare spostandosi verso il fiume e verso il ponte (Mappa di Firenze con vedute laterali Florentia Pulcherrima Etruriae Civitas, 1780).

Secondo alcuni studiosi la fondazione di Florentia avvenne nel 59 avanti Cristo ma, secondo le teorie più recenti, è stava
Nel 29 dopo Cristo il piano di Ripoli fu attraversato da una nuova strada fatta costruire dall'imperatore Adriano, chiamata “Via Cassia Adriana”, che rimase per secoli la più frequentata via di comunicazione nel centro Italia. La via Cassia Adriana dal Ponte Vecchio fino al Bandino ricalcava il percorso della Cassia Vetus ma poi piegava dov'è oggi via San Marcellino e probabilmente superava La Collina di Sorgane o forse passava sui piedi proseguendo quindi per San Piero a Ema, Ponte a Ema, San Michele a Tegolaia, San Martino strada e il Chianti. Con il passare del tempo anche questa strada modificò diverse volte itinerario pur restando sempre una delle più frequentate vie di accesso a Firenze, tanto che nel periodo granducale assunse il nome di “Via Regia Aretina”.
Al tempo della costruzione della via Cassia Adriana la zona di Bagno a Ripoli era già abbastanza popolata ma si trattava sempre di insediamenti collinari non è quindi un caso se lungo un’arteria così trafficata furono costruite alcune delle più antiche chiese fiorentine come La Pieve di San Pietro a Ripoli e la Badia Benedettina di San Bartolomeo a Ripoli, oltre e le chiese romantiche.
Intero percorso della via Cassia modificato
La Pieve di San Pietro a Ripoli
Badia Benedettina di San Bartolomeo a Ripoli
Cassia Vetus
Col declino dell'Impero Romano una pesante fase regressiva colpì anche questo territorio, accentuata da una serie di terribili alluvioni che subito dopo l'anno 500 colpirono il Pian di Ripoli, fatto che vedrà un primo segnale di inversione di tendenza con l'emanazione da parte del re Teodorico da Verona e di una legge che regolava l'uso dei fiumi. Con questa legge veniva proibita la costruzione di dighe o di sbarramenti sull'Arno che doveva essere lasciato libero alla navigazione delle zattere e delle barche.
Il quadro ambientale e sociale cambiò radicalmente rispetto al periodo romano con la conquista del potere avvenuta intorno al 570 da parte dei Longobardi. Questi prediligevano abitare in Castelli costruiti sulle colline fuori dalle città, così, a partire dall'alto Medioevo, alle tradizionali curtis di origine Romana si andarono a sostituire i castelli “isolati”. Questo fenomeno di incastellamento delle Corti si andò accentuando nei secoli successivi, in un periodo di crisi del potere centrale e di forte espansione demografica. Tutto questo portò alla conseguente nascita di un consistente numero di nuclei urbani quasi tutti fortificati, disposti in genere nelle vicinanze delle vie di comunicazioni, ed in posizione elevata, non solo per evidenti esigenze di difesa ma anche per l'abbondanza delle sorgenti oltre che per ragioni igieniche.
Curtis di origine Romana
Navigazione delle zattere e delle barche
Re Teodorico da Verona
Castelli
Longobardi
In quegli anni I Longobardi accolsero numerosi i monaci seguaci di San Basilio a causa all’espansione araba e musulmana, e alcuni di questi probabilmente arrivarono pure in Toscana. In cambio dell'ospitalità che i signori Longobardi gli fornivano, i Basiliani, insegnavano alle popolazioni rurali delle nuove tecnologie come: l'uso dei mulini a ritrecine, la coltivazione del Castagno, la bonifica dei territori palustri e infine la regolazione del deflusso delle acque nei canali per mezzo di tavole di legno usate come saracinesche, definite con una parola di origine greca detta “Anconelle”. L’origine Longobarda dei nomi di Varlungo e Guaglione ci fa capire che già nel 600 doveva essere frequentato il guado dell'Arno tra il Pian di Ripoli e Bellariva.
Mulino a ritrecine
Bonifica dei territori palustri
Alla fine dell'VIII secolo ebbe termine il dominio dei Longobardi vinti dai Franchi guidati da Carlo Magno (Statua equestre di Carlo Magno, Agostino Cornacchini 1725, Basilica di San Pietro in Vaticano).
Nel 773, re Carlo, attraversò per la prima volta la Toscana diretto Roma. Alla morte della moglie avvenuta nel 785, Carlo Magno, in sua memoria donò, al monastero di San Miniato al Monte, alcune case e del terreno in un luogo detto Rossiano che si crede fosse il colle di Rosciano.

Chiuso il sistema feudale ebbe inizio la ripresa della città ed il graduale assoggettamento delle campagne circostanti. Rapidamente cominciò a verificarsi un processo di ricomposizione fondiaria che porrà le basi della storia agraria moderna, al tempo stesso il mondo della produzione si trasformò aprendosi parzialmente al mercato cittadino attraverso l'affermarsi dei Poderi e del conseguente, e più razionale, sistema mezzadrile. Grazie ad esso la borghesia potè avviare importanti bonifiche e migliorie fondiarie privilegiando colture come la vite e l'olivo, che meglio soddisfacevano la domanda nel Medioevo.
Lungo via di Ripoli furono istituiti numerosi Ospizi per accogliere i viandanti e pellegrini, all'imbrunire le porte della città venivano chiuse e ai viandanti conveniva chiedere ospitalità in questi luoghi per rifocillarsi e riposarsi.

Rossiano che si crede fosse il colle di Rosciano
La scomparsa della piccola proprietà contadina determinò la crisi dei vecchi Castelli d'altura e quella analoga degli edifici religiosi. Le cause che determinarono la decadenza, prima, e l'abbandono poi, di tanti Castelli fu la progressiva fuga della popolazione agricola che andava di incrementare l’insediamento sparso mezzadrile o si trasferiva nei nuovi centri nati a valle o comunque ai piedi delle colline, come Bagno a Ripoli o Antella, per poter sfruttare i commerci e di terreni recuperati con le bonifiche idrauliche.
L'Arno intanto continuava a mantenere la sua funzione di importante via d'acqua e, secondo la tradizione delle 1095, lo percorsero anche le zattere i barconi carichi dei crociati.
Dopo il 1176 l'imperatore Federico Barbarossa sconfitto a Legnano venne a patti con i comuni italiani che ebbero, da allora, il potere e la gestione dei fiumi. Furono inoltre revocati gli antichi divieti contro gli sbarramenti lungo i corsi d’acqua con la limitazione però, che le pescaie che sarebbero state costruite avrebbero dovuto essere dotate di scivoli per permettere la discesa delle zattere e la risalita dei pesci.

Nel 1177 il Pian di Ripoli fu devastato di nuovo da un eccezionale piena che spazzò via tutti i ponti sulla Sieve sull'Arno, tanto è vero che, dopo quella data l'archivio della Badia a Ripoli contiene una fitta documentazione sull'impegno dei vallombrosani per rimettere a coltura i terreni con vigna e pascoli estese e coltivazioni di grano. Da questi documenti si ricava che a Valle di Badia a Ripoli c'era una vera e propria isola in un luogo chiamato le Lame. Da un documento sottoscritto questa zona si chiama “Bisarno”, termine che non indicava solo un ramo secondario del fiume ma che finiva per indicare il territorio stesso dell'isola.
Si può quindi ritenere che la riva meridionale di questo ramo del fiume seguisse, nel primo tratto l'attuale, via delle Lame fino al Bandino e che poi costeggiasse l'odierna via di Ripoli fino a piazza Gavinana.
I coloni, che avevano in affitto di terre dell'isola, si dovevano impegnare a lavorarle mediante aratura con i buoi. Contemporaneamente al progressivo affermarsi del Podere a mezzadria, all'inizio del 1200, si ebbe anche una sostanziale evoluzione delle Case da Signore. Mentre la tipica Casa-Torre medievale aveva una funzione prevalentemente militare e di controllo del territorio agricolo, la Casa da Signore nel potere teneva sempre più conto delle esigenze produttive a scapito delle strutture di difesa. La Casa-Torre venne sostituita con edifici distribuiti prevalentemente in senso orizzontale
e spesso dotati di loggiati.
Via delle Lame
Tipica
Casa-Torre
Case da
Signore
Nel 1250 e il territorio intorno alla città, il cosiddetto Contado, fu diviso in 76 leghe che si sostituirono alla precedente organizzazione ecclesiastica dei “pivieri”.
La lega di Ripoli faceva capo al sestiere di Borgo, oggi San Nicolò.
Nel 1260 anche essa contribuì con uomini e viveri alla spedizione che andava in soccorso di Montalcino alleata dei fiorentini e assediata dai Senesi, purtroppo l'esercito Fiorentino fu sconfitto a Montaperti dalle truppe ghibelline ed il giorno successivo i vincitori assaltarono il castello del Bisarno.
Nel 1276 nel Pian di Ripoli vi trovò generosa accoglienza Papa Gregorio X che cercò invano di riportarvi la pace. Circa 50 anni più tardi con la morte di Castruccio Castracani si cominciò nel 1328 ad avere un periodo di relativa tranquillità. Purtroppo, una terribile storica alluvione sconvolse la zona nel 1333 e qualche decennio dopo il dramma si rinnovò quando franò una parte del monte Falterona e di detriti raggiunsero il Pian di Ripoli. L'evento ebbe forti effetti ambientali e politici, il Comune di Firenze si impegnò subito per fare ricostruire sul fiume i mulini e le gualchiere che erano andati distrutti. La ricostruzione fu portata a termine dalla famiglia degli Albizi che, con un’operazione finanziaria, li ricostruì sul territorio fiorentino mediante i fondi ricevuti dall' arte della lana.
Papa Gregorio X
Monte Falterona
Esempio di castello Toscano
L'Arno continuava intanto ad essere di interesse vitale per l'economia di Firenze anche come via d'acqua per i trasporti.
Da Firenze in poi, era una delle vie per il commercio della lana e del grano più utilizzate, tanto è vero che nel 1347 il comune decise di mettere in canale il fiume per renderli più facile e sicura la navigazione, sfortunatamente per alcuni decenni il piano non poté essere realizzato perché la popolazione Fiorentina venne decimata dalla peste.
Nel 1416 anche la lega di Ripoli ebbe un suo statuto che regolava in modo minuzioso la vita quotidiana, i mercati, le attività agricole, artigiane e mercantili. Intanto all'inizio del IX secolo una coalizione di famiglia della più ricca borghesia Fiorentina capeggiata dagli Albizi prese il potere mandando in esilio a Venezia l'avversario che cercava invece il favore Popolare.
Nel 1434 quando il popolo Fiorentino crebbe, richiamò Cosimo e lo proclamò padre della patria affidandogli la città. Questi, una volta assunto il potere, fece particolare attenzione alla cura delle strade e dei fiumi, così nel 1461 gli ufficiali delle strade del Contado e del distretto assegnarono la manutenzione delle vie di maggiore comunicazione ai popoli della Pieve. La manutenzione dell'attuale via di Ripoli, chiamata anche strada di Ricorboli, nel suo tratto iniziale viene così suddivisa: un primo tratto andava da Ricorboli alla Colonna presso la Mattonaia; un secondo tratto andava fino al canto della via del Paradiso; un terzo tratto raggiungeva il viuzzo delle Lame o via Albania; e gli altri tratti andavano fino alla Badia poi alla Pieve e infine a Bagno a Ripoli. Le distanze erano indicate in braccia, a terra, equivalenti a circa 50 cm.

Stemma degli Albizi
Cosimo de' Medici
Un'altra importante via della zona era la strada da Ricorboli in Chianti, che iniziava dallo Spedaletto di Ricorboli seguiva il percorso della odierna via Benedetto Fortini e passando per Ponte a Ema e Ponte a Grassina arrivava quindi fino al confine con Siena.
L'anno dopo alla morte di Cosimo il Vecchio gli successe nel governo di Firenze il figlio Piero
il Gottoso e nel 1469 il nipote Lorenzo de ‘Medici,
poi detto il Magnifico.
Nel 1470 abbiamo un quadro esatto di come
doveva essere il Pian di Ripoli dalla famosa carta
della catena nella grande riproduzione a colori conservata nel museo di Firenze. Vi si vede l'Arno
delle rive ancora non incanalate, vi si riconosce la collina di Rusciano o Rusciano ed una chiesa con
il campanile che dovrebbe essere il convento domenicano di Santo Nuovo. Inoltre, si intravedono delle costruzioni tra dei filari di grandi alberi che potrebbero corrispondere a Badia a Ripoli. In alto si notano la torre e l'oratorio di San Macario.
In un anno tra il 1503 e il 1506 fu disegnata poi da Leonardo da Vinci una dettagliata mappa di Pian di Ripoli oggi conservata al Castello di Windsor. Si tratta di un disegno a penna, inchiostro e acquerello di straordinaria precisione topografica con le proposte di interventi di bonifica per restituire al Pian di Ripoli la sua antica bellezza. Il corso del fiume con i suoi rami secondari è disegnato a partire dalla Pescaia, o sbarramento di Rovezzano, fino a Ricorboli. Si riesce a vedere come si sono formati in quel periodo tre isole successive ad un miglio circa da Firenze. Verso la pianura del fiume era stato trovato un giacimento di argilla così nel IX secolo è documentata, lì, la presenza di una fornace che dette il nome di Mattonaia alla piccola Borgata che gli si sviluppò intorno. Da questo gruppo di cassette, una via secondaria saliva verso una stradina chiamata via di mezzo che si inoltrava tra i campi e arrivava fino all'Antica via delle Lame. Questa era stata acquistata dai medici che volevano farne una tenuta di caccia ma, nel 1644, la cedettero a Niccolò Castelli che utilizzarono, il terreno di nuovo coltivabile, per costruirvi La villa detta Il Casone che oggi è al centro dell'area dove sorge l'acquedotto comunale.
Mentre vari torrentelli che percorrevano la zona furono riuniti nella fossa dell’Anconella, intorno al 1660 dei nuovi lavori sugli argini dell'Arno furono compiuti dell'architetto Vincenzo Viviani e per la prima volta troviamo citato nelle mappe il nome della Nave a Rovezzano luogo dove vi fu trasferito un traghetto che in precedenza era il mezzo chilometrico più a monte. Un altro traghetto detto “del Moro” attraversava il fiume poco a valle della Casaccia e da questo aveva preso il nome via Scalo Del Moro che sarebbe poi diventato via dei Baldovino.
Nel 1737 alla dinastia dei medici successe quella dei Lorena che dette il via nel Granducato di Toscana ad una politica innovatrice e di progresso,
anche nel pian di Ripoli i nuovi tempi apportarono un segno di nuovo ordine dato che, proprio
in quegli anni, furono costruite dai proprietari dei terreni e dai vallombrosani di Badia a Ripoli alti muri di cinta, che ancora
oggi sono tipici delle vecchie strade campestri della zona.

Nel 1763 fu aperta al traffico la nuova strada di San Donato in collina.
Vincenzo Viviani
Granducato
di Toscana
San Donato in collina
Nel 1765 alla morte di Francesco II di Lorena assunse il governo della Toscana il suo secondogenito Pietro Leopoldo I che si sentiva più scienziato che politico e cercò, infatti, di applicare le tecniche scientifiche all'arte del governo, così nelle campagne si è diffuso un modello razionale di casa colonica elaborato con un meticoloso studio da Ferdinando Morozzi. Queste costruzioni dotate di un loggiato, di una stalla e di un'ampia cucina divennero ben presto un elemento caratteristico del paesaggio toscano e quindi anche del Pian di Ripoli.
Nel 1775 con un editto Pietro Leopoldo I sciolse quasi tutte le antiche compagnie religiose e così nel 1776 fu soppresso anche il convento di Santa Brigida al Paradiso.
Nel 1788 con un decreto granducale con l'approvazione del allora arcivescovo Martini si istituiva la nuova parrocchia di Santa Maria a Ricorboli.
Nell 1792 intanto era diventato Granduca Ferdinando III ed alla sua morte, avvenuta per un attacco di malaria nel 1824, gli successe il figlio Leopoldo II che tra i fiorentini sarebbe stato più noto con il nome di Canapone.

Pietro Leopoldo I
Convento di Santa Brigida al
Paradiso
Nel 1834 ben il 59% del territorio era coltivato, una percentuale che sarà superata soltanto un secolo dopo. La popolazione del primo Ottocento era di conseguenza aumentata rispetto al passato, da 4500 abitanti nel 1551 ai 7700 del 1745 e addirittura agli 11617 del 1833.

Nel 1861 i nuclei mezzadrili erano 779 per un totale di 3890 persone.
Fra l'Ottocento e il Novecento ben 283 famiglie mezzadrili, per un totale di 1689 persone, e cioè quasi la metà della popolazione colonica del 1861 si trasferì a Bagno a Ripoli da altri comuni.
Siamo ormai alla riunificazione dell'Italia.

Nel 1859 Il Granduca Leopoldo II parte per l'esilio il 15 marzo 1860.
La Toscana fu chiamata dal Barone Bettino Ricasoli ad un plebiscito per scegliere tra l'adesione al nuovo Regno di Vittorio Emanuele III o la costituzione di un regno separato.

A Torino il 18 febbraio del 1861 il Parlamento proclamò Vittorio Emanuele II primo re d'Italia e il 15 settembre 1864 fu scelta Firenze come capitale del Nuovo Regno.
La presenza della capitale portò a Firenze circa 80 mila nuovi abitanti. Per quanto riguarda la nostra zona poeti, giornalisti e politici si riunirono all’Antella nel Parco della Villa La Torre.

Firenze 1855
Firenze prima
del piano
Poggi 1857-1861
Nel 1865 fu approvato, e quindi reso immediatamente operativo, un progetto elaborato dall' architetto Giuseppe Poggi, per dare a Firenze l'aspetto di capitale di uno Stato moderno, che prevedeva l'abbattimento di gran parte del circuito delle Mura trecentesche e la costruzione al loro posto dei Viali Di Circonvallazione oltre a quello del Piazzale Michelangelo e del Viale dei Colli. Di conseguenza cominciarono ad allargarsi anche i confini del Comune di Firenze, che acquistò dal Comune di Bagno a Ripoli l'area di Ricorboli.

Nel 1871, anno in cui la capitale dello Stato fu trasferita da Firenze a Roma, il confine arrivò fino a via Erbosa e al Bandino. A Ricorboli nacque un nuovo quartiere detto della Colonna del Pilastro miliare esistente all'angolo tra le odierne via Giampaolo Orsini e via di Ripoli.

Dal 1865 al 1869 la società avviò la costruzione di una grande complesso di abitazioni popolari che divenne noto col nome di Cassone in via Giampaolo Orsini.

Nel 1869 furono avviati anche lavori per la costruzione della Piazza di Badia a Ripoli, fino ad allora davanti alla chiesa si estendeva un prato delimitato da un lungo muro che lo separava dalla vecchia via Aretina. Questo muro venne abbattuto ed il comune una volta espropriato il terreno vi fece passare la nuova via Chiantigiana.

Prima versione del piano regolatore di Firenze redatto da Poggi nel 1865
Firenze, Piazzale Michelangelo con tram
Badia a Ripoli in una foto antecedente il 1895
Nel 1862 e nel 1863 erano state pubblicate le prime relazioni tecniche sul progetto di un acquedotto moderno che portasse l'acqua in tutta la città dai Castelli che si trovavano lungo l'Arno all'albereta.
In quest’area venne realizzato il nuovo acquedotto e vennero scavati canali di raccolta e le gallerie filtranti che le dettero il nome popolare di cunicolo. Per molto tempo l’acqua sarebbe stata portata in città con una tubatura che fu fatta passare sotto la Pescaia di San Niccolò e che oggi è stata sostituita da una galleria che corre sotto il fiume tra l'Albereta di Lungarno Moro.
Nel 1883 una linea di tram trainati da cavalli su rotaie di ferro legò Firenze a Bagno a Ripoli.

Nel 1890 il tram sarà mosso da una locomotiva a vapore a collegare
Firenze al Chianti con capolinea
a Greve e a San Casciano.

Il 1898 fu un anno drammatico in tutta l'Italia tra manifestazioni e scontri, a seguito della crisi economica sempre più grave, ma in quello stesso anno vennero elettrificate tutte le linee di tram nei dintorni di Firenze compresa quella di Bagno a Ripoli.
Acquedotto
di Firenze
Firenze, ponte
alle Grazie con
tram
Firenze, via
Spontini
con tram
La tensione del 1919 che sfociò in diversi morti e feriti, porterà poi all'evento del Fascismo che andò al potere in Italia alla fine
dell’ottobre del 1922. Firenze in quegli anni aveva trovato un
rinnovato fervore nell'edilizia che dette sollievo alla disoccupazione.
Con il nuovo secolo si ebbe anche un nuovo capo del governo Giovanni Giolitti la cui politica fece migliorare un po’ la condizione di vita e l'edilizia Fiorentina.
Nacque in questo periodo il nuovo quartiere di Gavinana con il Villini di via Colluccio Salutati e le nuove case popolari di via Adriani.
Il 24 maggio del 1915 con l'entrata dell'Italia in guerra iniziava anche per noi la Prima Guerra Mondiale
che avrebbe provocato un gran numero di vittime, feriti e di ammalati. A Ricorboli furono allestiti degli ospedali militari.
Il 4 novembre del 1918 finalmente arrivò la notizia della pace e la cripta di Badia a Ripoli diventò la cappella dei Caduti dove ancora oggi si possono leggere i nomi dei tanti soldati vittime della guerra. Dopo la guerra milioni di uomini tornarono a casa in attesa di un lavoro ma trovarono solo disoccupazione e miseria. A questo si aggiunse una terribile epidemia di influenza la cosiddetta “spagnola” che nel 1919 fece strage tra uomini e donne.
Giovanni Giolitti
Piazza Gualfredotto (Gavinana)
Nel 1915 il piano regolatore che l'ingegnere Giovanni Bellincioni aveva elaborato, aggiornato e reso operativo nel 1924 e la sua applicazione nel 1929, portò all’allargamento dei confini del Comune di Firenze che furono portati al limite attuali.

Nel 1932 furono costruite le villette del comitato per l'assistenza ai ciechi di guerra in via Coluccio Salutati, venne aperto il viale Donato Giannotti e nuovi Villini furono costruiti lungo via Villamagna. Piazza Gavinana diventò il centro del nuovo grande quartiere cittadino che si estendeva fino ad un complesso di edifici per i dipendenti comunali costruito in via Erbosa sempre nel 1932.
Si dette il via alla costruzione di una scuola elementare nel viale Donato Giannotti inaugurata nel 1937.
In via Caponsacchi alcune suore francescane aprirono un piccolo asilo che fu trasferito poi in via Datini.

Il 10 giugno del 1940 Italia entra nuovamente in guerra, era cominciata anche per noi la Seconda Guerra Mondiale. Nel viale Michelangelo il canale sotterraneo del Fosso di Gamberaia divenne un rifugio antiaereo, un altro rifugio si trovava in via delle Fornaci.
Rilievo fosso
Gamberaia
nel Comune
di Vicchio (FI)
Viale Donato Giannotti,
scuola elementare
Il 25 luglio del 1943 fu allontanato dal potere il regime che per 20 anni aveva diretto le sorti dell'Italia.
La sera del 8 settembre 1943 arrivo l'annuncio dell'armistizio, ma ben presto si capii che il periodo più brutto per la popolazione della Piana di Badia a Ripoli stava cominciando solo ora, preso come era nella morsa tra i tedeschi che non volevano cedere agli alleati e che bombardano ripetutamente la città per distruggere le strutture strategiche.
Nel 1944 con l'avvicinarsi del fronte a Firenze, intorno alla città, furono fatte saltare le centrali elettriche.
Si fermarono così anche le pompe dell'acquedotto come pure il tram. Non c'era più carburante per usi civili e neppure per le autoambulanze al punto che la Misericordia dell’Antella rimise in attività una storica lettiga a cavalli. Le colline tra il Chianti e il Valdarno divennero avamposti per la difesa tedesca sulla linea dell'Arno, mentre una sanguinosa lotta impegnava le formazioni Partigiane con le retroguardie tedesche ed il grosso dell'esercito Germanico che tentava di ritirarsi al nord senza perdite. In quel periodo ci furono numerosi pesanti bombardamenti in varie zone e le bombe caddero anche sul Pian di Ripoli e sul Ricorboli.
Nella notte fra il 3 e il 4 agosto del 1944 le retroguardie germaniche abbandonarono Ricorboli e si ritirarono oltre l’Arno, poco dopo l'alba tutti i ponti saltarono in aria ad eccezione del Ponte Vecchio. L'Arno era diventato la linea del fronte e Ricorboli e Pian di Ripoli erano terra di nessuno. Molti scapparono in campagna ma chi rimase a Gavinana, nel Pian di Ripoli fu esposto di continuo al pericolo delle cannonate, era un rischio anche solo cercare di procurarsi cibo e acqua.
Storica lettiga a cavalli
Ponte Santa Trinita
L’11 agosto la Martinella di Palazzo Vecchio annunciò che le truppe germaniche avevano abbandonato il centro di Firenze e subito dopo Piazza Francesco Ferrucci divenne un grande cantiere militare.
Si calcola che complessivamente in un solo mese di guerra circa 5000 cannonate siano cadute a Ricorboli e nel Pian di Ripoli.
Terminata la guerra cominciava la ricostruzione.
I tram ancora non potevano attraversare l'Arno.
Il primo servizio attivato si fermava davanti alle rovine del ponte alle Grazie.
Alla fine della Primavera del 1949 fu inaugurato il ponte di San Nicolò.

Nel 1951 venne elaborato un nuovo piano regolatore, adottato nel 1958, che non poté avere pronta efficacia perché la crisi economica nelle campane aveva condotto in città gran numero di famiglie, inoltre c'era una tremenda carenza di alloggi per cui fu costruito, ovunque fosse possibile, tra piazza Gavinana e via Erbosa lasciando libera per il verde solo Piazza Elia dalla Costa.
Segno rivelatore dell'espansione demografica del Pian di Ripoli fu la costruzione di nuove chiese.

Il 28 giugno del 1959 fu inaugurata la nuova parrocchia di San Piero in Palco al Bandino in Piazza Elia della Costa.
L'adozione del nuovo piano regolatore, elaborato dall' architetto Edoardo Detti ed approvato nel 1962, dette inizio ad una nuova fase di espansione edilizia nella zona tra il Comune di Firenze e quello di Bagno a Ripoli con la costruzione del nuovo quartiere di Sorgane progettato principalmente da due gruppi di architetti guidati da Leonardo Ricci e da Leonardo Savioli.
Planimetria
di Sorgane
Firenze
1962
Parrocchia di San Piero in Palco al Bandino in Piazza Elia della Costa
Gavinana, Piazza Francesco Ferrucci
Leonardo Savioli, prospettiva dell’edificio A (1962). Tratta da M. Bottero, Leonardo Savioli, «World Architecture», n. 3, 1966
Ponte San Niccolò
Nel 1964 con la realizzazione, a Ponte a Ema, del casello Firenze Sud, questo divenne una delle principali porte di accesso alla città.
L'aumento del traffico, nel Pian di Ripoli e a Ricorboli, rese però necessaria la costruzione di un altro ponte sull'Arno, ponte che fu dedicato a Giovanni da Verrazzano il grande esploratore e navigatore nato a Greve, ponte costruito tra il Lungarno Ferrucci e Bellariva nel 1965.

Purtroppo, il 4 novembre del 1966, l'Arno si gonfiò d’acqua, inondò Candeli, dilagò verso il Pian di Ripoli ed invase tutta la città raggiungendo le zone più basse come Gavinana, con anche sei metri di altezza. L'alluvione rese inabitabile per molto tempo tutte le abitazioni al pianterreno dove era stata compromessa anche la stabilità del Cassone, il grande blocco di case popolari costruito quasi un secolo prima in via Giampaolo Orsini.
Di colpo migliaia di famiglie si trovarono senza abitazione e si dovettero rifugiare da parenti o amici, molte altre furono costrette a trasferirsi nel nuovo quartiere di Sorgane o addirittura in altre zone della Toscana.
Il 16 novembre del 1969 durante la ricostruzione nacque la nuova Parrocchia del Corpus Domini al Bandino. Nel 1976 venne aperto al traffico il nuovo ponte del Varlungo e poco dopo cominciarono anche i lavori per la costruzione della nuova direttissima ferroviaria nel tratto tra Roma e Firenze.
Al Girone i lavori per la costruzione del nuovo viadotto ferroviario furono inaugurati tra il 1966 e il 1992. Nel 1977 viene inaugurato l'ospedale di Santa Maria Annunziata, a Ponte a Niccheri, a metà strada tra Ponte a Ema e la Antella.
Sarnus
Leopoldo II
Rilievo fosso Gamberaia
nel Comune di Vicchio (FI)
Particolare di una carta della Diocesi Fiorentina della seconda metà del XII secolo
Incisione che mostra l'antica zona a sud-est
di Firenze
Partcolare della famosa "Pianta della catena", 1472, con la piana verso Ripoli
Mappa del Pian di Ripoli disegnata da Leonardo da Vinci nel 1503-1506, Collezzione Windsor
Partcolare di una veduta di Firenze del 1489-95, dalla quale si ha modo di osservare la pianta ad est della città sommersa da una delle frequentissime alluvioni
Particolare di una veduta di Firenze del 1569, con sullo
sfondo la piana di Ripoli
Pianta della città di Firenze, del 1660, dalla quale si vede chiaramente come fosse all'epoca la zona a sud della città
Leopoldo II voleva far diventare Firenze una vera capitale europea ma, per allontanare dal centro cittadino il traffico dei veicoli provenienti dalla campagna, nel 1836 incaricò ai fratelli francesi Marche e Jules Seguin di costruire due ponti sospesi realizzati in ferro, uno alle Cascine e l'altro a Ricorboli. Gli ingegneri francesi però non dovevano aver calcolato bene la forza del fiume tanto che, nel novembre del 1844, quando si ebbe l'ennesima alluvione, l'Arno inondò tutta la città, e anche il nuovo ponte sospeso di Ricorboli.
All'inizio dell'800, dopo la lunga fase di regressione o di stagnazione dei secoli precedenti, tornava a rafforzarsi il piano di Ripoli. Si svilupparono le Alberate, che nell'Ottocento costituivano l'elemento caratterizzante del paesaggio agrario.
Particolare della pianta
di Firenze realizzata
nel 1338 dal Massaro,
nella quale si vede la
terza cinta muraria cittadina
Pianta schematica della viabilità nella zona di Firenze in epoca romana
Particolare della pianta di Firenze disegnata intorno al 1830 da Antonio Verico
Particolare di una carta di Girolamo Erminio disegnata intorno al 183o
Partcolare della pianta di Firenze realazzata da Fantozzi nel 1843
Firenze come appariva alla fine dell'800 dalla collina di Ricorboli
La piana di Ripoli nella veduta di Firenze disegnata dallo Zumkeller nel 1934-36
Storia
Nave a Rovezzano
Dal 50 A.C. al 1970
Tratte da internet
Personali
1 Agosto 2015
Parco
Albereta - Anconella
Piazza Gavinana
Via del Gignoro
Via Fabrizio
De Andrè
Via Francesco Datini
Via Funga
Via Giampaolo Orsini
Via Gran Bretagna
Via Guido Biagi
Viale Europa
Tratte
da internet

Interviste
Durante
Dopo
Intervista a Luca Lotti
sottosegr. Presidenza del consiglio
Rai News 24
Intervista a Enrico Rossi
Presidente Toscana
Intervista a Alfredo Esposito
Presidente Quartiere 3
Riprese dall'alto
dei vigili del fuoci
Intervista a Dario Nardella
Sindaco di Firenze

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