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TESINA Napoli è...

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Sara Amato

on 20 May 2013

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Transcript of TESINA Napoli è...

NAPOLI È... Che cos'è il sistema per i cittadini di Napoli? I mille colori di Napoli Il terremoto dell'80 La Ginestra
Giacomo Leopardi Mille colori... Mille paure... (Pino Daniele) NAPUL'È... In questa canzone Pino Daniele inizia dipingendo Napoli “colorata”,
gioiosa, ma sa che nasconde anche molte paure. La voce dei bambini
che giocano, si divertono ti aiuta a non sentirti solo. Napoli è un sole amaro per le sofferenze
della città ma nello stesso tempo è odore di mare, quello che la riempie.
Napoli è una carta sporca perché ci sono persone che la rendono tale e non
fanno niente per impedirlo. Napoli è un sogno perché è una bella città, la conosce
tutto il mondo, ma il mondo non sa la verità: non la conosce per il suo
mare ed il suo sole. Pino Daniele mentre in una strofa elogia Napoli nella
seguente evidenzia la parte brutta della città. Nonostante ciò la canzone
chiude con la frase “Napoli è mille colori”, cioè dopotutto Napoli è sempre bella. (cc) photo by medhead on Flickr Liberty napoletano Il terremoto del 1980 o anche chiamato terremoto dell’Irpinia, colpì la Campania centrale e la Basilicata centro-settentrionale. Caratterizzato da una magnitudo di 6,9 causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Il terremoto colpì alle 19:35 di domenica 23 novembre 1980: una forte scossa della durata di 90 secondi con un ipocentro di 30 km di profondità. La prima stima dei danni del terremoto, che venne fatta nel 1981 parlava di circa 8.000 miliardi di lire. La stessa cifra è cresciuta e attualizzandola al 2010 supererebbe i 66 miliardi di euro. La ricostruzione post terremoto, dopo trent’anni ancora inconclusa, rappresentò un’enorme speculazione per imprese e clan camorristici. "La ginestra" è la poesia che lui scrisse a Napoli poco prima di morire, forse il primo e l'ultimo spiraglio di speranza in una vita di pessimismo. La Ginestra, che si piega di fronte alla potenza della Natura senza la presunzione umana, diviene allegoria dell'infelicità dell'uomo prima e del poeta stesso poi, essendo la poesia l'unico conforto all'infelicità. Il Poeta invita a prendere atto dell’infelicità degli uomini così da stabilire un rapporto di solidarietà fra tutti i componenti del genere umano, che devono allearsi contro la vera nemica: la Natura. L'eruzione del Vesuvio
Plinio il Giovane Le Quattro giornate di Napoli (27-30 settembre 1943) furono un episodio storico di insurrezione popolare avvenuto nel corso della seconda guerra mondiale tramite il quale, i civili, con l'apporto di militari fedeli al cosiddetto Regno del Sud, riuscirono a liberare la città partenopea dall'occupazione delle forze armate tedesche. Napoli fu la prima, tra le grandi città europee, ad insorgere con successo contro l'occupazione nazista. Le quattro giornate di Napoli Testimonianze dal terremoto La ricostruzione di Napoli, nonostante l'ingente quantità di denaro pubblico versato, fu per decenni incompleta. Intervennero, infatti, immediatamente dopo il terremoto, le imprese cammoristiche, che in quegli anni si arricchirono notevolmente.
Proprio nei quartieri che costruirono, i camorristi crearono le loro roccaforti.
La piazza di spaccio della Campania si ingrandì.
La camorra si andò consolidando sempre di più. LA CAMORRA Tra fine Ottocento e inizio Novecento, anche a Napoli come nel resto dell'Europa, si andò diffondendo lo stile Liberty. Qui è principalmente l'architettura a risentire di questa corrente artistica, e la sua diffusione si ha prevalentemente tra il 1900 e il 1920 nei quartieri di nuova urbanizzazione che si sviluppano verso le colline del Vomero, di Posillipo e a Chiaia, oltre che in talune aree interessate da attività di demolizione e risanamento architettonico.
I temi comuni, nell'architettura Liberty napoletana, sono il massiccio impiego di materiali quali il ferro battuto e il vetro, la presenza ricorrente di torri e pilastri, l'utilizzo diffuso di stucchi e motivi floreali a carattere decorativo e ornamentale, le forme curve del cemento. “Camorra è una parola inesistente, da sbirro.
Usata dai magistrati e dai giornalisti, dagli sceneggiatori.
È una parola che fa sorridere gli affiliati, è un’indicazione
generica, un termine da studiosi, relegato alla dimensione storica. Il termine con cui si definiscono gli appartenenti a un clan è Sistema. Sistema, un termine qui a tutti noto, ma che altrove resta ancora da decifrare, uno sconosciuto riferimento per chi non conosce le dinamiche dell’economia criminale.” “Le persone camminavano nel suo sangue, lasciando le orme ovunque.” “Il ragazzino conosceva meglio di me le dinamiche del dolore e iniziò a raccontare nel dettaglio i dolori della botta […]” “No, al petto fa male, malissimo e muori dopo dieci minuti. Si devono riempire i polmoni di sangue e poi la botta è come uno spillo di fuoco che entra e te lo girano dentro. Fa male pure sulle braccia e sulle gambe. Ma lì è come un morso fortissimo di un serpente. Un morso che non lascia mai la carne. Invece la testa è meglio […].”
(Roberto Saviano, Gomorra, 2006) La camorra a Napoli è come se non esistesse per i cittadini, o meglio, esiste come esiste qualsiasi altra istituzione giuridica, economica o morale. Fa parte della vita della città. La gente si preoccupa solamente di “appartenere” a qualcuno per avere favori, per non pagare il pizzo, o anche solo per vantarsene e più la persona a cui appartiengono è importante più loro si sentono importanti. E proprio perché tutta Napoli vive in funzione della camorra anche i cittadini che ne vorrebbero la morte sono costretti a comportarsi come vuole la legge del sistema. Facilmente si incontrano camorristi boss per le strade dei quartieri. La gente ha paura e porta rispetto, quasi fossero Dio. A Napoli si respira aria di grande omertà. Sono le persone che rovinano Napoli. Sono i Napoletani ad aver distrutto direttamente o indirettamente la città. Essi, infatti, anche se non fanno parte loro stessi del Sistema ci convivono serenamente e felicemente. Sanno di poter contare sempre su qualcuno: sulla Camorra.
Tutto ciò è dovuto purtroppo all'ignoranza che ha sua volta è dovuta in gran parte alla Camorra.
È un ciclo senza uscita e l'indifferenza, i pregiudizi, sono i peggiori elementi che ostacolano il cambiamento sociale.
Napoli come città è invece una di quelle a maggior densità di risorse culturali e monumenti nel mondo che ne testimoniano la sua evoluzione storico-artistica. Il centro storico, nel 1995, è stato annoverato dall'UNESCO tra i patrimoni dell'umanità. Esso è il risultato di sovrapposizioni di stili architettonici, a racchiudere circa 2.800 anni di storia e a testimonianza delle varie civiltà che vi hanno soggiornato: fattori che gli hanno donato un valore universale senza eguali. Come si comportano i genitori nei confronti dei figli?

I genitori sono apprensivi nei confronti dei figli anche solo per il tragitto da casa a scuola. La realtà che è vissuta quotidianamente è molto pericolosa.

Quali ragazzi entrano maggiormente nella camorra?

La percentuale più alta è dei ragazzi più disagiati economicamente. I restanti decidono di entrare perché fin dalla adolescenza vedono per strada uomini che vanno in giro vestiti firmati circondati da donne, belle macchine e rispetto. Farebbe gola a qualsiasi adolescente specialmente in una realtà culturalmente povera. L’ignoranza la fa da padrona.

Perché la gente si rivolge al Sistema e non alle istituzioni?

Perché, per esempio a fronte di un furto o di una minaccia, rivolgendosi al cosiddetto Sistema o se addirittura ci si è imparentati, si potrebbe ricevere indietro sia il materiale rubato che le scuse e nel peggiore dei casi i ladri puniti, cosa che, per le istituzioni, in una città così particolare, è difficile ottenere, in quanto ci sono quartieri in cui le forza dell’ordine non riescono neanche ad entrare.

Ti è mai capitato personalmente un episodio del genere?

Quando ero ragazzo a mio padre gli veniva chiesto di pagare ripetutamente il pizzo e lui con coraggio e testardaggine non ha mai voluto aderire e sotto minaccia di violenza ai figli e addirittura un’esplosione di un ordigno all’esercizio commerciale. Il clan ha desistito forse pensando che la persona si sarebbe fatta ammazzare insieme alla sua famiglia ma non avrebbe pagato guadagnandosi comunque a suo modo il rispetto dei vicini. Ora solo perché mio cugino carnale ha un grado abbastanza alto in uno dei clan a me stesso portano rispetto pur non avendo mai dovuto dimostrare atti di coraggio come quello di mio padre. Concludo con il dire che quel 70% di brave persone che vivono a Napoli subiscono in silenzio i tutte le malefatte che li circondano e che ormai per abitudine si portano sulle spalle stando sulla bocca di tutto il mondo per quel restante 30% che fa così tanto rumore da prevalere sulla maggioranza. Napoli è un bel presepe ma i suoi pastori fanno schifo. Plinio il Giovane trasmette a Tacito, che gliene ha fatto richiesta, due lettere con la descrizione
delle ultime ore di vita dello zio Plinio il Vecchio, perito nella tremenda eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. seppellì le città di Pompei, Ercolano e Stabia.
Questa di Plinio è l’unica consistente testimonianza diretta che ci sia pervenuta sull’eruzione del
vulcano e si può considerare come il primo articolo
giornalistico di un disastro naturale.
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