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Nietzsche, il filosofo dell'oltre

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by

Davide Penna

on 4 April 2016

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Transcript of Nietzsche, il filosofo dell'oltre

Nietzsche: il filosofo (profeta?) dell'
oltre
.

Vita e opere
1844
: il 15 ottobre Nietzsche nasce a Rocken, presso Lipsia. Il padre è un pastore protestante e muore quando Friedrich ha solo 5 anni. Negli anni di scuola Nietzsche rivela la sua natura artistica: compone musica e scrive poesie.

Vita e opere
E' il cosiddetto periodo "illuminista" di Nietzsche, per il
carattere fortemente critico dei suoi scritti:
1878
scrive
Umano,
troppo umano,
nel
1881
Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali,
nel

1882

la
Gaia Scienza
(questi ultimi due furono scritti entrambi a Genova)
e tra il

1883

e il
1885,
a Rapallo,

quella che considererà la sua opera maggiore
il
Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno.
Intanto a Roma, nel
1882
conosce una giovane donna russa di grande intelligenza e bellezza,
Lou von Salomé;
Nietzsche le chiese perfino di sposarlo ma ricevette un rifiuto che gli causò una profonda depressione
.
Nel
1886
esce

Al di là del bene e del male. Preludio di una filosofia dell'avvenire
; nel

1887
Geneaologia della morale
e nel
1888

esce

il
Crepuscolo degli dei
e completa le altre due opere che non vedrà stampate
L'Anticristo
(che uscirà nel 1895) e
Ecce homo
, la sua biografia intellettuale (che uscirà nel 1908). La mattina del
3 gennaio 1889
nei pressi di piazza Carlo Alberto a Torino, venne colto da malore per strada. Cadde a terra ed ebbe le convulsioni. Si dice, anche se non è provato, che prima di crollare a terra abbia abbracciato un cavallo di una carrozza perché frustato dal vetturino. Nei giorni seguenti invia lettere deliranti ad amici e uomini politici firmandosi
"Dioniso" e "il Crocifisso". Nel più lungo di questi "biglietti della pazzia"
inviato a Burckhardt scrisse: "
In definitiva mi sarebbe piaciuto molto di più
essere professore a Basilea che non essere Dio. Ma non oso spingere il
mio egosimo tanto avanti da rinunciare per esso a creare il
mondo
". Trasferitosi dalla sorella morirà, dopo anni di
malattia mentale, il
25 agosto del 1900.
La nascita della tragedia
Già la prima opera di Nietzsche suscitò aspre polemiche:
La nascita della tragedia dallo spirito della musica
in cui il
filosofo non tenta solo di dare una spiegazione della nascita della
tragedia ma dell'intera civiltà greca e di proporre una riflessione
sull'arte ellenica. Essa non è espressione di armonia, serenità, perfezione
formale, di quella misura, forma e di quell'equilibrio di cui è simbolo il dio
Apollo. E' un'immagine falsa della grecità perché ignora una componente essenziale dello spirito greco. Sotto la perfezione formale "ribolle" un mondo vitale, oscuro, istintuale, "barbarico" che è la vera fonte dell'arte greca. Simbolo di questo caos di forze è Dioniso, dio dell'ebrezza, della vitalità che non conosce limiti, ma tutto confonde e trascina ina corrente che erompe dal fondo misterioso della realtà. Questa materia, il "
dionisiaco"
si esprime soprattutto nella musica, nella danza ebbra dei
devoti di Dioniso in cui si annulla la distinzione tra individuo e mondo e si
rivela l'essenza della realtà come processo eterno di distruzione e
rinascita. Nell'arte, e soprattutto nella tragedia, il dionisiaco viene
disciplinato dall' "apollineo", principio di ordine, che dal caos fa
sorgere e definisce l'individualità. Il fondo della natura che
l'arte trasfigura è mistero, caos, irrazionalità, dolore,
come voleva Schopenhauer. Questo lo avevano
intuito i poeti greci come Sofocle.

Le considerazioni inattuali
Tra il 1873 e il 1876 Nietzsche pubblica quattro

Considerazioni inattuali
. Sono saggi brevi, inattuali
perché non conformi ai gusti e alle opinioni correnti.
La seconda
Inattuale
:
Sull'utilità e il danno della storia
per la vita.
Nietzsche qui critica la saturazione della storia che secondo lui caratterizza la nostra epoca, il cui simbolo sono quei minuziosi volumi che soffocano lo spirito creativo e schiacciano il lettore sotto il peso
dell'erudizione. In questo modo gli uomini sviluppano
un senso di dipendenza dal passato che opprime la
capacità di "fare" nuova storia. Questo nasce dalla

idolatria del fatto

e dalle
illusioni storicistiche.
La morale dei signori
Ma come ha potuto dominare per millenni una
cultura che dice di no alla vita, che mortifica gli impulsi
vitali? In
Al di là del bene e del male Nietzsche
per
rispondere a questa domanda afferma la distinzione tra "
morale dei signori
" e "
morale degli schiavi
". I signori sono i forti, i "ben riusciti", i dominatori, coloro che sviluppano i valori vitali. La loro morale vede come buoni i valori della nobiltà, della signorilità, espressione di ciò che è superiore per natura. In questa morale cattivo non è il nemico o colui che ci fà del male, ma lo shiavo che appartiene ad una categoria inferiore.
Le azioni in questo senso non sono buone o cattive in sé,
ma perché commesse da individui superiori o inferiori
per natura. Espressione di questa visione è il mondo
eroico cantato da Omero.

1858
: comincia a frequentare il collegio statale di Pforta, tra i più prestigiosi di tutta la Prussia, dove avevano studiato anche Fichte e Schlegel.
1864
: si iscrive alla Facoltà di teologia di Bonn. Solo un anno dopo, nel
1865
, si trasferisce a Lipsia per studiare filologia classica. Nello stesso anno legge per la prima volta
Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer
, trovato quasi per caso nella bottega di un antiquario, e ne rimane profondamente colpito.
1868
: conosce personalmente il compositore Wagner, che eserciterà su Nietzsche un grande fascino umano e artistico.
1869
: ottiene la cattedra universitaria di filologia classica a Basilea, pur non essendo ancora laureato. Qui conosce lo storico
Jacob Burckhardt
. Tiene alcune conferenze su Socrate e sulla tragedia che porteranno alla sua prima pubblicazione avvenuta nel
1872
dal titolo

La nascita della tragedia dallo spirito della musica
con dedica a Wagner. Tra il
1873
e il
1876
pubblica
le quattro

Considerazioni inattuali.
Nel 1878 rompe l'amicizia con
Wagner e prende anche le distanze dalla filosofia di
Schopenhauer. In questo periodo si aggravano le sue
condizioni di salute e non può più insegnare. Comincia i suoi
viaggi tra Svizzera, Italia e Francia. Inizia il periodo di
maggiore produzione letteraria.
La tragedia greca
La tragedia greca raggiunse la perfezione, la perfetta
sintesi tra dionisiaco e apollineo, nel
V secolo
, con
Eschilo

e
Sofocle
. Il miracolo greco non sta per Nietzsche nel suo
esprimere una presunta serenità ma nella sua capacità di
trasformare in arte, di dare forma, di rendere nell'apollineo, il
mistero del dolore universale, il dionisiaco. Con
Euripide
iniziò la decadenza, ovvero emerse il tentativo di dare una spiegazione razionale, di voler capire, di voler incasellare il dionisiaco in una spiegazione consolante e razionale. E il mondo di oggi, quello in cui viviamo è figlio di una lunga decadenza incosapevole che per Nietzsche
ha un solo nome: il razionalismo. Il mistero doloroso che si esprime nella tragedia, invece, non si può capire, non ha spiegazione. Voler
spiegare il tragico, dice Nietzsche, è segno della
décadence
. Ma come
mai i greci con Euripide sono entrati in decadenza? Cosa era
successo? Chi era il vero colpevole del razionalismo consolante
e decadente?
Socrate e la
décadence
razionalista
Il colpevole per Nietzsche è Socrate, ovvero colui che
vuole spiegare la realtà e che crede che tutti gli uomini
possano comprenderla, colui che all'impulso artistico
contrappone l'analisi dialettica, che crede nell'esistenza della verità quando, invece, la natura e la vita non conoscono alcuna verità. Il razionalista, l'uomo socratico è un ottimista, crede che l'essenza della realtà possa essere conosciuta, è il padre della modernità con tutte le
sue illusioni: progresso della conoscenza, dominio sulla natura, uguaglianza delle intelligenze e dei diritti. La modernità è il culmine di
una lunga decadenza iniziata con la perdita della dimensione tragica
nell' "illuminismo greco", proseguita poi nell'umanitarismo crisitano e nelle follie egualitarie della Rivoluzione francese. L'unica speranza per
uscire dalla decadenza è la Germania, grazie alla filosofia di Kant e
Schophenauer; essi hanno mostrato come sia impossibile
conoscere razionalmente il fondo misterioso della realtà. Ma
soprattutto la speranza per Nietzsche è nella musica
tedesca il cui simbolo è
Wagner.



Idolatria del fatto
: considerare i fatti,
gli eventi come oggettivi, indipendenti da una narrazione soggettiva che li interpreta. Per Nietzsche i fatti sono sempre stupidi, hanno sempre bisogno di un interprete. Solo le teorie sui fatti sono intelligenti.
Illusioni storicistiche
:
tipiche di coloro che credono che la storia proceda secondo un
senso definito, sia espressione di una
necessità logica. Pensare questo porta
ad essere esitanti e insicuri.
Il periodo illuministico
Successivamente Nietzsche si distacca da
Wagner e da Schopenhauer, il primo perché
è ritenuto espressione dello spirito borghese e per il
suo avvicinamento al cristianesimo; il secondo perché alla lunga viene considerato espressione di un pessimismo figlio della rassegnazione che non sa accettare la tragicità della vita rispondendo con una vita eroica che porta a dire di "sì" a se stessi. E' il
periodo illuministico
di Nietzsche per il carattere critico degli scritti di questo periodo:
Umano, troppo umano
,
Aurora
, la

Gaia Scienza
e la
Geneaologia della morale.
La genealogia della morale
Per Nietzsche non esistono fenomeni morali ma

solo
interpretazioni morali dei fenomeni.
La morale è una
costruzione sociale,
è l'insieme delle norme e dei valori che
tengono insieme una comunità. Essi derivano da impulsi
naturali dell'animale uomo che in sé non sono utili o dannosi. Sono giudicati utili solo dopo che sono stati imposti dai gruppi dominanti che, per imporsi sugli altri e assicurare la coesione della comunità "addomesticano" gli uomini attraverso le norme affinché imparino a dominare i loro istinti. Se non si rispettano le norme si impongono delle pene, anche quella del dolore fisico. Con questi mezzi l'uomo fu abituato a vivere in una comunità,
perse la libertà di soddisfare i propri istinti e diventò un animale
abitudinario. La morale è dunque un inganno, sebbene sia
necessario per avviare l'uomo sul camminno della cultura
e della civiltà, le quali non sono che
l'addosmeticamento forzoso dell'uomo
prigioniero.
La trasvalutazione dei valori
Come uscire dal paradosso di una morale
radice della civiltà e negazione degli istinti vitali?
Non certo ritornando all'animalità; ma annullando quella moralità innaturale e antivitale, eliminando la moralizzazione del mondo, l'interpretazione morale del mondo. Ovvero effettuando la
trasvalutazione dei valori:
l'atto supremo con cui l'umanità si libera dalla menzogna dei valori morali che hanno portato alla rinuncia alla vita e li sostituisce con altri che derivano dalla accettazione
entusiastica della vita.
La morale degli schiavi
Gli schiavi sono i dominati, i deboli, i "malati". La loro
morale è espressione della loro inferiorità. Qui i valori sono
invertiti: è cattivo tutto ciò che è buono per i signori, compreso il
valore fisico, il culto del corpo e la bellezza. I deboli non hanno la
forza di sfidare i dominatori perché hanno paura. Nella
Genealogia
della morale
Netzsche afferma che la morale degli schiavi nasce dal
risentimento
(
ressentiment
). Con esso inventano l'idea dell'uguaglianza
e accusano i signori di averla calpestata. Gli schiavi diffondono le loro idee nel mondo come un veleno che intossica gli stessi signori. Questi, così, si convincono di avere il dovere della compassione e finiscono col rinunciare ai propri valori avviandosi verso la dacadenza. La morale di oggi è nata da questa "rivolta degli schiavi", avvenuta nei secoli e il cui prodotto più riuscito è il cristianesimo e la sua forma più recente è il socialismo. Il
principale artefice di tutto questo è il prete; la casta sacerdotale è
quella che elabora i principi ascetici che negano i valori vitali dei
signori. Il prete asceta ha incoraggiato il risentimento degli
schiavi, lo ha diffuso il mondo legando l'animale uomo al
senso di colpa. Il popolo sacerdotale per eccellenza
è quello ebreo.
Il nichilismo

Il dominio della morale degli schiavi è stato favorito
anche dalla tradizione metafisica che ha dominato
l'Occidente da Socrate e Platone in avanti: essi hanno spaccato
il mondo in due parti separate, una trascendente, ideale, eterna,
vera e un'altra apparente, sensibile, caotica e transitoria. In questo
modo si è confinata la verità in un mondo altro, separato, diverso
da quello in cui ci troviamo a vivere. Il mondo sensibile viene svalutato, annullato, ridotto a puro nulla. Il cristianesimo rielaborato
da Paolo (non quello di Gesù) ha portato alle estreme conseguenze questa dottrina, aggravandola con la promessa di una vita
ultraterrena. Il mondo in cui viviamo è apparente, non reale, si
perde nel nulla. In questo modo la cultura occidentale ha
compiuto il suo destino ed è entrata in un profondo
nichilismo
:
una concezione della realtà secondo cui non esistono valori
né principi, alcunché di assoluto e che possa fungere da
riferimento. Il nichilismo attuale è l'esito di una
malattia millenaria inziata con Socrate e
Platone e culminata nel
cristianesimo.
Nichilismo compiuto e
nichilismo incompiuto
Gli uomini contemporanei tentano di uscire dal
nichilismo inventandosi nuovi valori ideali da sostituire ai
vecchi: politici (come il nazionalismo o il socialismo) o
filosofici (la fede positivista nella scienza). Ma si tratta di
tentativi vecchi e inutili, simili a quelli della vecchia metafisicia e della stantia religiosità, perché anche questi tentativi moderni si illudono che vi sia una verità. Sono forme di
nichilismo incompiuto
. Occorre invece procedere fino in fondo al nichilismo, passare ad un
nichilismo compiuto
, quello che ha rinunciato definitivamente
ad ogni verità, al bisogno di riferimento tipico degli spiriti deboli e
incapaci di costruire se stessi. Il nichilismo compiuto è attivo, è
un segno di forza, tipico degli spiriti grandi e vitali. Si esprime
nella partecipazione convinta alla distruzione delle vecchie
e nuove illusioni, è un fare filosofia con il "martello"
(
Il crepuscolo degli idoli ovvero fare filosofia con
il martello
). E' il nichilismo del coraggio
supremo.
La morte di Dio
Questo nichilismo eroico e supremo ha
accettato la
morte di Dio,
annunciata da Nietzsche
in modo paradigmatico nell'
aforisma 125
della
Gaia Scienza.
Morte di Dio non significa solo la fine della religione cristiana o di qualunque religione, ma il crollo della fiducia illusoria in tutti i valori su cui si è fondata la civiltà, il crollo della fiducia nelle promesse della storia di libertà, giustizia e uguaglianza, fine della fede in valori
ultraterreni, in una verità e in un'essenza del mondo al
di fuori delle scelte del singolo
.
Così parlò Zarathustra: l'oltreuomo (
Ubermensch
)
Colui che compie il nichilismo, che compie la trasvalutazione
è l'
ubermensch
, l'
oltreuomo
(traduzione proposta da Gianni
Vattimo che sostituisce quella tradizionale di superuomo da cui
possono derivare interpretazioni semplicistiche) di cui Nietzsche
parla nell'opera che lui stesso considerava più importante,
Così parlò
Zarathustra
("donandolo all'umanità - scrisse - le ho fatto il più
grande regalo che abbia mai avuto"). L'opera fu scritta tra il 1883 e il 1885, e anche lo stile di scrittura era diverso: non più con aforismi o saggi brevi ma come un lungo poema in prosa con un linguaggio profetico, simbolico,
metaforico. Vi si annuncia un nuovo inizio per la storia del pensiero:
l'aurora precedentemente annunciata ha raggiunto il meriggio ma la
luce del pensiero di Nietzsche è "un bagliore che acceca" e rimane
costante, avverte il pensatore, il rischio di fraintendimento.
Zarathustra è un personaggio realmente esistito, un principe
persiano fondatore dello zoroastrismo. Per Nietzsche è la
figura più adatta per riprendere il messaggio di Dioniso:
dire di sì alla vita e amare il proprio destino.
Così parlò Zarathustra:
l'oltreuomo (
Ubermensch
)
Nell'opera di Nietzsche Zarathustra è un saggio che lascia il suo
rifugio in montagna, dove è vissuto in solitudine per dieci anni, per
portare in dono agli uomini la vera saggezza. Giunto nella città
annuncia: "Io vi insegno l'
oltreuomo
". L'uomo, afferma Zarathustra, è
qualcosa che deve essere superato; l'uomo "è un cavo teso tra la bestia e l'oltreuomo, un cavo teso sopra l'abisso". L'uomo attuale deve trasformarsi
in un uomo nuovo. Ma quali sono le caratteristiche dell'oltreuomo? Nietzsche dapprima delinea le caratteristiche del suo contrario, l'uomo a lui
contemporaneo, che chiama "
l'ultimo uomo
". E l'uomo della società di massa, conformista, mediocre, schiavo della comodità, del benessere,
della convenienza: "Nessun pastore, un solo gregge. Ognuno vuole la
stessa cosa, è uguale: chi sente in modo diverso, entra spontaneamente
in manicomio". Questo tipo di uomo non è più degno della
creazione. Dato che la società tende ad appiattire gli uomini nel
gregge, le nature superiori devono distaccarsi e percorrere un
cammino loro fatto di autodisciplina, di liberazione dalle
"menzogne dell'ideale" e dai valori assoluti (Dio, il
bene, la verità).
L'ultimo uomo vs
l'oltreuomo
Mentre l'ultimo uomo è colui che costruisce idoli, della
verità, del bene, di Dio, di se stesso, l'oltreuomo non ne ha,
egli va talmente oltretutto che sa "dimenticare anche se stesso":
"Io - dice Zarathustra - amo colui che ha l'anima così traboccante
da dimenticare se stesso e tutte le cose che sono in lui: tutte le cose diventano così il suo tramonto". Coloro che si rifugiano in un mondo al di là del presente sono "i nemici della vita", i "predicatori di morte". L'oltreuomo cerca la pienezza in questa vita, la sua "fedeltà alla terra", il "suo sì alla vita" è totale: abbraccia tutto ciò che
è e tutto ciò che è stato. Bisogna accettare il proprio passato, solo
quando lo avremo fatto, ne saremo liberati dal peso. Bisogna
trasformare "l'è stato" in "così ho voluto, così voglio, così vorrò".
Questo ci porta ad un altro tema importante: quello
dell'
eterno ritorno.

L'innocenza dell'avvenire
Se la realtà non è buona né cattiva; se non esistono
criteri per valutarla moralmente come se si fosse esterni
ad essa; se i criteri morali sono pura invenzione umana; allora
la realtà è un puro processo, non ha un senso, uno scopo, una
direzione, non va verso la pace, la giustizia, l'altruismo. Ogni evento
è necessario perché è in connessione con tutto il resto, e ogni evento
vale in sé quanto gli altri. E' la dottrina dell' "
innocenza dell'avvenire
"
ovvero della non valutabilità morale della realtà. Solo gli spiriti grandi e
forti sono in grado di comprenderlo e accettarlo sopportandone il peso
tremendo. Sopportare per Nietzsche non significa rassegnarsi ma sfidare
la realtà, obbedire ai propri istinti vitali. Per sapere se si è in grado di
accettare fino in fondo l'innocenza dell'avvenire basta farsi alcune
domande: sei pronto ad accettare che il mondo ricominci daccapo lo
stesso cammino? Ad accettare di rivivere, ora e subito, la tua vita con
tutto quello che hai vissuto? Sei disponibile a dire di sì a tutto ciò
che è come se fosse eterno? Se si hanno dubbi a rispondere di sì
vuoldire che non sei stato pienamente te stesso, che speri di
avere altre occasioni se le cose cambiano, che ti illudi
che il futuro ti porti spontaneamente quello che
non hai saputo conquistare.
L'eterno ritorno
Ecco la dottrina dell'
eterno ritorno dell'uguale
,
che Nietzsche riprende dall'antica Grecia, in
particolare dagli stoici: "vivi in modo da poter desiderare
di vivere questa stessa vita in eterno". E' una sorta di criterio
in base al quale ogni uomo può commisurare la propria vicinanza all'oltreuomo. E' un pensiero abissale che Nietzsche
elabora in un aforisma della
Gaia Scienza
e poi nello
Zarathustra,
dove è presentato come la concezione fondamentale. Solo l'oltreuomo può abbracciare fino in fondo l'eterno ritorno dell'uguale, è capace di dire totalmente di sì alla vita. Egli ama la vita come se fosse ciò che lui ha sempre voluto. Il suo sì è amore per il fato (
amor fati
). Ecco cosa scrive in
Ecce Homo
: "
La mia formula per la grandezza dell'uomo è
amor fati: non voler nulla di diverso, né dietro, né davanti a
sé, per tutta l'eternità. Non solo sopportare, e tanto
meno dissimulare il necessario [...] ma amarlo
".
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