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Leopardi

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by

marika beleffi

on 26 November 2016

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Transcript of Leopardi

"La quiete dopo la tempesta"
"La quiete dopo la tempesta"
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo a' suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.

O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E' diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.


I quattro periodi della lirica di Leopardi.
Possiamo suddividere la lirica leopardiana in quattro periodi:

1)
il primo è il periodo delle poesie giovanili, scritte prima del 1818;
2)
segue il periodo delle canzoni civili e filosofiche e dei piccoli idilli, che va dal 1818 al 1823;
3)
il terzo è il periodo della composizione dei grandi idilli, che va dal 1828 al 1830;
4)
infine abbiamo il periodo della composizione del “ciclo di Aspàsia”, e del soggiorno a Napoli che va dal 1831 al 1837.

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.

Interpretazione di Gassman.
"I Grandi Idilli"
Il terzo periodo della lirica leopardiana riguarda la composizione dei grandi idilli. Con il Risorgimento si apre il nuovo ciclo dell’attività poetica del Leopardi, che si conclude nel 1830 e comprende la composizione dei grandi idilli. Questi sono:

A Silvia;
Le Ricordanze;
La quiete dopo la tempesta;
Il sabato del villaggio;
Il passero solitario;
Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.

La struttura dei grandi idilli è analoga a quella dei piccoli idilli. L’importanza dei grandi idilli è nel contenuto universale, ma anche nell’attuazione della lirica pura, intesa come voce del cuore, che il Leopardi era venuto elaborando nella sua poetica. Ad attuare la lirica pura dei grandi idilli contribuiscono, oltre al contenuto tutto rievocativo e sentimentale, anche la varietà e la libertà della canzone leopardiana, e il linguaggio vago ed indefinito, che il Leopardi aveva pure teorizzato nella sua poetica. Una caratteristica di questo linguaggio è che è composto da un linguaggio parlato, impreziosito da qualche elemento della tradizione colta.
I contenuti.
La lirica si presenta divisa in due parti distinte: la prima è una rappresentazione idilliaca della vita del borgo dopo la tempesta. I piccoli animali della campagna tornano alle loro solite occupazioni così come gli abitanti di Recanati riprendono i loro doveri chi affacciandosi sulla porta per guardare il cielo prima della laboriosa giornata, chi come le fanciulle andando a raccogliere l'acqua appena caduta o chi come gli erbivendoli già sul sentiero da attraversare. Il cielo si schiarisce e il sole torna a risplendere permettendo ad ogni uomo di affrontare un nuovo giorno con rinnovata felicità. Alla parte descrittiva della prima strofa segue la parte riflessiva e filosofica delle strofe seguenti con le quali Leopardi espone il suo pessimismo sottoforma di ironia. La gioia che viene espressa nella prima parte della lirica si presenta come un ottimo espediente per una meditazione complessiva della condizione umana. La vita secondo il poeta è bella proprio dopo che è passata la tempesta ed ogni uomo si rallegra perché, come la natura vuole, al dolore segue il piacere che è tanto raro ed effimero che si riduce a niente. La quiete, ossia il piacere, dopo un lungo momento di sofferenza e di terrore della morte scuote anche la gente che detestava o svalutava la vita.
La struttura.

1) strofe a misura decrescente ( 24,17,13 versi)
2) La prima strofa presenta movimenti fluidi e limpidi, con rime ed assonanze.


3) Nella seconda e nella terza il ritmo diventa inquieto e drammatico con misure sintattiche variabili (ampie, secche e brevi).
4) Nel primo verso si ha un inversione grammaticale che fa risaltare la "tempesta" denunciando così la sua incombenza e lasciando spazio ad un paesaggio da sogno.
Presente momentaneo e presente universale.
L'io del poeta non è più protagonista, ma il componimento è incentrato invece sul villaggio che torna a vivere dopo il temporale. Non abbiamo più il rapporto tra presente e passato ma ci fermiamo al presente di una giornata a Recanati. Due aspetti del presente si scontrano nel canto: quello momentaneo dall'aspetto sereno e quello universale effettivamnte doloroso. Si descrive un rassegnamento che investe l' intero creato, fugace, miracoloso,è una "goia vana" data da una breve sospensione del dolore.
Analisi del testo
Tutta la prima strofa vede un'alternanza di termini colloquiali e di termini aulici e arcaici: il motivo della gioia e della quiete acquista un risalto insieme reale e irreale.
Nel canto si assiste a una progressiva dilatazione del punto di vista dal quale si coglie lo spettacolo, prima sul piano uditivo, poi su quello visivo.
La seconda strofa inizia con il recupero del v.8 nel v.25, che rivela il nesso fra lo spettacolo sereno e il disvelamento della "gioia vana". Ai vv.26-31 si hanno cinque interrogative che sono come un eco del rallegrarsi. Il v.32 costituisce una risposta secca alle cinque domande precedenti: il piacere in sè non esiste ma è "figlio d'affanno" ovvero deriva dalla momentanea sospensione del dolore. Da questo punto cambia il tono e la scena dominata dalla tempesta, il dolore è anonimo e coinvolge tutti. Si passa da un senso di vitalità ad uno di morte e distruzione.
nella terza strofa il tono cambia di nuovo e subentra un'ironia amara, il canto si chiude così con la morte, vista come unico modo per sanare il dolore.
Aurora,Noemi,Marika.
canzone lirica di endecasillabi e settenari con tre strofe di lunghezza differente.
La sintassi all'interno della poesia è varia:nella parte descrittiva si presenta piana e scorrevole;nella fase filosofica e contemplativa si fa più complessa e articolata con alternanza di periodi paratattici e ipotattici.
Sono presenti numerose figure retoriche:
metafora vv 19-20
anastrofe vv 47-48
climax v 38
chiasmo vv 43-44
Sintassi e figure retoriche.
Il pessimismo leopardiano
1)
pessimismo individuale
2)
pessimismo storico
3)
pessimismo cosmico
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