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LA TRAGEDIA SHAKESPEARIANA A CONFRONTO CON IL GENERE TRAGICO GRECO

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Andrea Intraligi

on 29 September 2015

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Transcript of LA TRAGEDIA SHAKESPEARIANA A CONFRONTO CON IL GENERE TRAGICO GRECO

Caratteristiche del genere tragico greco
LA TRAGEDIA SHAKESPEARIANA
A CONFRONTO CON
IL GENERE TRAGICO GRECO

La tragedia greca
William Shakespeare
e il teatro elisabettiano

La tragedia di "Amleto"
STRUTTURA

Cap 1 - IL GENERE TRAGICO GRECO
1.1. Origine del genere tragico
2.2. Caratteristiche del genere tragico greco

Cap 2 - LA TRAGEDIA DI AMLETO
2.1. Il genio di William Shakespeare
2.2. Sintesi della storia di Amleto
2.3. Differenze e affinità della tregedia di Amleto
e il genere tragico greco
La tragedia è un genere teatrale che affonda le sue radici nell'antica Grecia. Gli studiosi che hanno tentato di spiegarne le origini, si sono dovuti confrontare con la quasi totale mancanza di certezze. Cìò che sappiamo, circa l'origine della tragedia greca, è la sua stretta relazione con la religione e le modalità con le quali la tragedia veniva rappresentata nell'Atene classica.
L'origine del genere tragico
Parlare del teatro greco significa fare riferimento al teatro Ateniese del V secolo a.C.
I tre grandi poeti tragici del V secolo sono: ESCHILO, SOFOCLE e EURIPIDE. La prima tragedia sarebbe stata messa in scena tra il 534 e il 532 dal semileggendario poeta TESPI.

FRAMMENTI SUPERSTITI dei 3 autori:
1 versi citati da altri autori antichi (
hypothesis
)
2 testi scoperti sui papiri in Egitto
Il caso di "Amleto"
Poetica
di Aristolele (325 a.C):
"La tragedia è l'imitazione di un'azione seria compiuta in se stessa, di una certa estensione, in un linguaggio adorno di vari abbellimenti applicati ciascuno a suo luogo nelle parti diverse, rappresentata da personaggi che agiscono e non narrata; la quale mediante pietà e terrore produce la purificazione liberatrice delle passioni si fatte".

Il teatro greco nasce e si svilppa in un contesto caratterizzato dalla trasmissione orale della poesia.
il testo era recepito con l'ascolto: poesia + musica.
I rapsodi erano coloro che cantavano, e spesso erano accompagnati da un
choros
(coro).
Per gli ateniesi del V secolo, le rappresentazioni teatrali non esistevano se non all'infuori di una festa religiosa, di un tempo e di uno spazio sacri.
Gli attori erano posti sotto la protezione del dio DIONISO.
1 Il genere tragico nell'antica Grecia
2 Il genere tragico e il culto di Dioniso
Il dio greco Dioniso è certamente una figura centrale per tentare di spiegare l'origine del genere tragico, anche se il suo culto era in contrasto con l'immagine regolata e composta della grecità.
Il culto dionisiaco: l'uso eccessivo del vino, della musica ossessiva e le danze sfrenate, permetteva al fedele di essere posseduto dal dio e uscire da se stesso, perdendo la sua identità individuale e sociale.
Nella
Poetica
, Aristotele, per spiegare l'origine della tragedia, fa riferimento agli
exarchontes
(coloro che intonano il canto) del ditarambo (il canto in onore a Dioniso).

IL DITARAMBO:
- era un canto corale in che prevedeva la presenza di un esecutore solista.
- Era un genere popolarissimo nelle feste dionisiache ateniesi.
- I temi cantati derivavano dai miti eroici del mondo greco.

Aristotele sottolinea il ruolo che ha l'IMPROVVISAZIONE nel canto degli
exarchontes
. L'improvvisazione è centrale, perchè l'esecuzione poetica esprime il rapporto tra il singolo e il coro nel momento in cui diventa rappresentazine drammatica.

Per Aristotele l'originaria improvvisazione contiene in sè tutta l'essenza del teatro. La tragedia si sarebbe poi limitata a crescere assumendo una forma più complessa e articolata.
L'ORIGINE DELLA TRAGEDIA RIMANE OSCURA
Altre ipotesi sull'origine della tragedia:

- VISIONE RITUALISTA: i cui studi si basavano sull'idea di un carattere fortemente religioso che la tragedia ereditava dalle pratiche rituali primitive (La Scuola di Cambridge, XX sec.)

- VISIONE LAICA: secondo cui le feste dionisiache, pur essendo essendo dedicate al dio, non avevano nessun carattere religioso. ( Oliver Taplin).

Questa visione presuppone una frattura che non appartiene al mondo greco: la celebrazione della divinità era una parte integrante della vita sociale e politica.



3. Le feste dionisiache
Dioniso era celebrato ad Atene con più di una festa. La più importante era quella delle GRANDI DIONISIE.
Le grandi Dionisie, duravano 5 giorni, prevedevano la messa in scena di rappresentazioni di tragedie, drammi e commedie. Le giornate erano scandite da eventi collaterali, come cerimonie ufficiali e politiche, processioni e sacrifici religiosi.


Gli spettacoli tragici erano organizzati sotto forma di
agones
(gare, competizioni), dedicate a Dionisio.

Ogni poeta tragico metteva in scena una teatralogia di tre tragedie. Gli spettacoli duravano dall'alba al tramonto ed erano rappresentati nel teatro di Dioniso, alle pendici dell'acropoli. Le trame erano prese da un repertorio di storie mitiche tradizionali. I poeti si occupavano anche della regia dello spettacolo.

Il teatro greco ateniese aveva un triplice aspetto:

AGONISTICO: era concepibile solo all'interno di una gara.
RELIGIOSO: nello spettacolo erano sottolineati i gesti rituali che precedevano le rappresentazioni.
POLITICO: le cerimonie preliminari avevano il ruolo di immergere le rappresentazioni nel flusso della vita civica.

LO SPAZIO SCENICO
IL CORO E I PERSONAGGI
LA STRUTTURA DELLA TRAGEDIA
I TEMI DELLE TRAGEDIE
LE MACCHINE TEATRALI
IL PUBBLICO
GLI ATTORI E LA MASCHERA
La partizione tra coro e personaggi, era basilare perchè incideva nella struttura letteraria delle opere, nella metrica, e anche nella suddivisione spaziale.

Gli attori in scena non si univano mai al coro e viceversa. Il coro era indipendente dall'azione in corso e svolgeva una funzione lirica, accompagnando i personaggi anche con movimenti coreografici.
Di norma le tragedie avevano una struttura di base fissa e invariabile:

PROLOGO: recitato da un personaggio che introduceva l'opera.

PARODO: canto d'ingresso del coro.

EPISODI e STASIME: un'alternanza parti recitate dagli attori (episodi) e parti cantate dal coro (stasime).

ESODO: parte finale conclusiva recitata dai personaggi.
Il teatro comprendeva uno spazio chiamato "orchestra", di forma circolare riservata al coro. Il centro era occupato dall'altare di Dioniso. L'orchestra e la scena erano due luoghi distinti. La scena costituiva lo sfondo dell'orchestra alla quale era unita con alcuni scalini. La cavea dove si sedevano gli spettatori sfruttava il pendio dell'Acropoli. La scenografia originaria si riduceva a un fondale di legno dipinto che rappresentava un edificio, con una porta centrale, attraverso cui si accedeva con una scala.
La tragedia narrava storie mitiche, tradizionali, che erano note a tutti. Le storie più trattate erano le vicende collegate alla guerra di Troia, o le saghe legate alla città di Tebe. L'eroe grazie al teatro faceva la sua temporanea apparizione, e viveva le sue avventure davanti al pubblico. Il poeta tragico si limitava a variazioni sul tema: la tragedia greca era un sistema aperto che si rigenerava in racconti sempre nuovi e versioni sempre diverse.
Durante le rappresentazioni tragiche venivano utilizzate delle macchine per creare effetti speciali.

L'
ekkeluma
era una piattaforma che veniva fatta scivolare attraverso la porta centrale della
skene
, e permetteva di vedere scene che si svolgevano nell'interno, oppure di far apparire i corpi dei personaggi morti fuori scena.

La
mechane
era uno strumento che faceva apparire i personaggi in volo o sospesi a mezz'aria grazie a un'imbracatura.
L'evento tragico produceva una confusione tra l'illusorio e il reale nel pubblico, che aveva la consapevolezza dell'illusione scenica, ma allo stesso tempo era invitato a credere all'epifania degli eroi sulla scena.

Aristotele nella
Poetica
scrive che questa impressione tra il reale e l'illusorio provocava nel pubblico un coinvolgimento emotivo chiamato
khatarsi
(catarsi), finalizzato alla purificazione delle passioni.

"La tragedia per mezzo della pietà e del terrore finisce con l'effettuare la purificazione di così fatte passioni" (Aristotele,
Poetica
)
L'attore del teatro greco deriva dalla figura del
exarchon
, che improvvisava i cori dionisiaci. All'origine l'attore coincideva con il poeta stesso. Nella tragedia greca gli attori non erano mai più di tre. Ogni attore poteva sostenere più di un ruolo grazie all'arteficio della maschera.

La maschera non aveva un carattere generico, ma raffigurava sempre le sembianze di qualcuno, come il volto di un dio o di un personaggio.
Atene antica
Eschilo, Sofocle, Euripide.
Raffigurazione di alcuni rapsodi
Busto di Aristotele
Copertina di un'edizione moderna della poetica
Bacco/Dioniso, Caravaggio, 1597
Acropoli di Atene
Teatro di Dioniso, Atene.
Rappresentazione moderna di un coro greco
V
aso greco, Achille contro Ettore.
Maschere del teatro greco
La studiosa Francese Jacqueline de Romilly, sostiene che le differenze tra una tragedia greca e una tragedia moderna sono profonde.

Tuttavia, alcuni elementi tragici, che vanno al di là dell'evoluzione letteraria, dello sviluppo dei mezzi tecnici, del rinnovamento delle idee, accomunano tra loro le tragedie di ogni epoca e di ogni cultura.

Ne è un esempio la tragedia di
Amleto
di William Shakespeare, il quale rappresenta uno dei maggiori esponenti del teatro elisabettiano. L'opera di
Amleto
, che narra le vicende del principe danese omonimo, presenta alcune caratteristiche con la tragedia greca, in particolare con il ciclo di

Oreste.
Il teatro elisabettiano
Il teatro elisabettiano rappresenta uno dei momenti di maggiore splendore del teatro britannico. Questo periodo viene tradizionalmente collocato tra il 1558 e il 1625 d.C.
-
Durante questo periodo il dramma si sviluppò attraverso
le attività culturali che si svolgevano negli
Inn of Courts
(collegi per avvocati).

- Dopo il 1580 apparvero le prime opere di un gruppo di
autori colti e letterati che scrivevano per il teatro pubblico,
chiamati
University wits
(intelligenze universitarie).
Thomas Kyd, Chistopher Marlowe, John Lylv e Robert Greene.

Questi autori riuscirono a coniugare i gusti del pubblico colto con quelli del pubblico popolare. La fusione degli elementi del teatro classico con gli elementi del teatro contemporaneo, con temi e figure tratti dalle fonti più diverse, stabilì le fondamenta su cui Shakespeare costruì il nuovo dramma.




William Shakespeare
- Secondo la tradizione Shakespeare nacque il 23 aprile 1564, a Stratford.

- Alla fine degli anni 80 del del Cinquecento, Shakespare lasciò Stratford e arrivò a Londra, dove in poco tempo si affermò come attore e drammaturgo.

- Nel 1593 scrisse il suo primo poema
Venere e Adone
, che ebbe un gran successo.

- Nel 1594, Shakespeare lasciò la poesia ed entrò a far parte dei
Lord Chamberlain's Men
(Gli uomini del ciambellano).

- Nel 1603 muore Elisabetta I e sale al trono Giacomo I, che autorizza la compagnia di Shakespeare a fregiarsi del titolo di
King's Men
(uomini del re), In questo periodo scrisse una serie di brillanti tragedie (
Otello, Re Lear, Macbeth, Antonio e Cleopatra, Coriolano).

- Nel 1611 si ritira a vita privata a Stratford. Nel 1616 Shakespeare spirò per cause sconosciute.
Amleto (Hamlet, prince of Denmark)
- Si suppone che l'opera di Shakespeare, sia stata scritta tra il 1599 e il 1601, che sia sia stata rappresentata nello stesso anno, e sia stata pubblicata nel 1603.

- Origini nebulose. Esiste un precedente
Amleto
, chiamat
o Ur-Hamlet
. (Thomas Kyd o Shakespeare?)

- Sia l'
Ur-Hamlet
, che l
'Amleto
di Shakespeare deriverebbero dall'
Historia Danica
di Saxo Grammaticus (XIII sec d.C), conoscuta in Inghilterra attraverso le
Histories prodigieus
, di Francois de Belleforest (1530-1583 d.C), il cui quinto volume conteneva la storia di Amleth, che a differenza di Amleto, possiede un'intraprendenza esemplare: non si lascia uccidere, persiste nella vendetta e infine divine re di Danimarca.

- L'interesse di Shakespeare per la storia del principe Amleto doveva essere iniziato presto, perchè nel 1585 chiamò il figlio Hamnet.




La tragedia è divisa in 5 atti e narra la storia del principe Amleto e della corte del castello di Elsinor. Il re di Danimarca, padre di Amleto, viene assassinato dal fratello Claudio, che usurpa il trono e sposa la vedova Gertrude. Il fantasma del re appare ad Amleto e gli racconta la verità sul delitto, incitandolo alla vendetta. Per mantenere la promessa fatta la padre, Amleto si finge pazzo ma la sua natura titubante rischia di trascinarlo nell'autentica follia. La tragedia si conclude con la morte di qausi tutti i protagonisti: Polonio (cimabellano del re), Ofelia (figlia di Polonio, innamorata di Amleto), Gertrude, Laerte (figlio di Polonio), Claudio e infine Amleto stesso.
-
Sia le tragedie greche su Oreste, che quelle su Amleto, furono precedute da versioni anteriori. Nell'
Odissea
di Omero, compare il personaggio di Oreste, che al termine della vicenda, diviene re re di Micene e si vendica dell'usurpatore al trono e anche della madre Clinnestra.
- Nelle liriche collegate all'oracolo di Delfi, Clinnestra, uccide il marito e viene a sua volta
uccisa da Oreste. Compare il personaggio di Elettra. In questa versione e nelle successive,
Oreste non diventerà mai re, ma è il protagonista assoluto della vicenda.

- Tragedie greche su Oreste:
Orestea
di Eschilo, (
Agamennone, Le coefere, Le Eumenidi
),

l
'Elettra
di Euripide, e l'
Elettra
di Sofocle. Eschilo narra la vicenda di Clinnestra prima dell'uccisione di Agamennone, il matricidio di Oreste, e la sua fuga dalle Erinni (le furie), che terminerà quando Oreste sarà perdonato dagli dei.

- In Shakespeare, per la prima volta muore il protagonista, chiudendo il cerchio della vendetta. Fortebraccio come Menelao arriva a Elsinor.

- Ordine morti. In Eschilo e in Euripide: Egisto, Clinnestra. In Sofocle: Clinnestra, Egisto. In Shakespeare: Gertrude, Claudio. La morte dell'usurpatore al trono chiude il ciclo della vendetta famigliare. Modelli di tragedia simili, ma temi e conflitti diversi.

- Divisione tra passato e presente: L'azione drammatica inizia sempre con il ritorno del protagonista: Oreste e Amleto. L'azione drammatica consiste nel ritardare il momento dell' uccisione. Elettra e Amleto creano la suspanse con le loro esitazioni.

- Psicologia dei personaggi: Amleto e Elettra non riescono ad accettare che le loro madri abbiano sposato l'assassino del padre. Sono umiliati e tormentati dall'immaginario della madre che va a letto con un altro uomo. Non rimane loro che scegliere: vendetta o suicidio.

- Monologo: in
Amleto
è essenziale per presa di coscienza del personaggio, Elettra parla al coro, ma è come se parlasse con se stessa.

- Confronto personaggi: opposizoni tra Oreste-Elettra e Amleto-Ofelia. Amleto si finge pazzo, Ofelia impazzisce veramente e si uccide. In Eschilo e Euripide, Oreste dopo aver ucciso la madre diventa pazzo. La pazzia di Amleto e Elettra, è la pazzia di chi non vuole accettare l'autorità e di chi non vuole accettare il mondo.

- In Eschilo si può vedere una concezione drammatica dei rapporti famigliari, che si esprime nei rapporti padre-madre, tra la legge del taglione e quella del riscatto. Nell'
Amleto
il ciclo delle vendetta rappresenta il grande meccanismo del massacro feudale, molto simile alla scena inglese elisabettiana.


Elisabetta I
Oreste inseguito dalle Erinni(Il rimorso di Oreste, di W.Bouguereau, 1862
Elettra sula tomba di Agamennone William Blake Richmond (1874)
Ofelia, quadro di Alexandre Cabanel.
John Henry Fuseli "Amleto e lo spettro", 1782
Ritratto di Wialliam Shakespeare
Ricostruzione del Globe Theatre, Londra.
Conclusioni

Il confronto effettuato, riconduce all'ipotesi iniziale, secondo la quale la cornice religiosa, politica, ed agonistica, all'interno della quale la tragedia greca prendeva vita, si discosta molto dallo stile solitario e disperato che emerge dalla tragedia di
Amleto
. Le sofferenza e le passioni, in un gioco che alterna vizi e virtù dell'uomo, sono elementi comuni a entrambi gli stili, come anche la struttura drammatica dell'evolversi dell'azione.


...GRAZIE PER L'ATTENZIONE!
Tragedia dal greco
tragoedia
(canto del capro)
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