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Terenzio

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by

Paola Benvenuti

on 7 February 2013

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Transcript of Terenzio

TERENZIO sei commedie
composte tra il
166 e il 160 a.C. Come in Plauto, anche in Terenzio ritroviamo alcuni dei topoi tipici del teatro menandreo e, più in generale, della commedia nea e successivamente del romanzo greco e latino:
il tema del riconoscimento proprio quando si comincia a disperare di trovare una soluzione (TERENZIO: Andria, Heautontimorumenos; MENANDRO: Perikeiromène)

il tema della donna sedotta da uno sconosciuto che si rivela poi essere il legittimo sposo (TERENZIO: Hecyra; MENANDRO: Epitrépontes)

il tema dell’opposizione dei genitori al matrimonio dei figli (TERENZIO: Heautontimoroumenos; MENANDRO: Aspìs)

le varie peripezie messe in atto dagli innamorati per potersi congiungere con le amate (TERENZIO: Eunuchus, Adelphoe; MENANDRO: Dyskolos) I TEMI Tre erano gli stili che distingueva Varrone: la ubertas, la mediocritas, la gracilitas, e il principe dello stile medio era per lui Terenzio.
La mediocritas di Terenzio non è altro che l’aristocratico linguaggio del Circolo degli Scipioni passato attraverso il filtro di questo commediografo dallo stile quieto e temperato, il cui linguaggio è perfettamente intonato al teatro nuovo di cui si fa innovatore.

Giulio Cesare definì lo stile del commediografo col termine "purus sermo", mentre Cicerone lo definì "lectus sermo", giudizi che pongono l’accento sulla raffinatezza e sull’eleganza del linguaggio terenziano.
Ma i due illustri personaggi romani evidenziano anche un altro aspetto dello stile: la "puritas", cioè la totale assenza di grecismi.

Terenzio inoltre evita l’utilizzo di espressioni scurrili, preferendo invece parole astratte che meglio esemplificano l’analisi psicologica dei personaggi.
Il suo linguaggio è più quotidiano di quello di Plauto, non è fatto di doppi sensi e di tirate imprevedibili, ma è quello tipico delle classi urbane di buona cultura, più pacato e selezionato. LA LINGUA E LO STILE Terenzio realizza un teatro di pensiero intimista e volto alla psicologia, che non si rivolge soltanto ai plebei ma anche (o soprattutto?) alle classi colte.
Terenzio ebbe vita difficile sui palcoscenici e fu sempre costretto a difendere se stesso e la sua opera.
Uno dei suoi più attenti studiosi (Luciano Perelli, Il teatro rivoluzionario di Terenzio, Firenze, La Nuova Italia, 1973) lo definisce "l'unico drammaturgo latino che si sforzò deliberatamente di realizzare una commedia latina che fosse artisticamente superiore al suo modello greco". LA FORTUNA ANDRIA
(contaminatio dall'omonimo testo di Menandro, perduto)
rappresentata nel 166 HECYRA
(contaminatio dall'omonima commedia di Apollodoro di Caristo e da Epitrépontes di Menandro)
rappresentata nel 165
ripresentata per due volte nel 160 HEAUTONTIMOROUMENOS
(rielaborazione dall'omonima commedia di Menandro)
rappresentata nel 163 EUNUCHUS
(da due diverse commedie di Menandro,
di cui una probabilmente Kolax)
rappresentata nel 161 PHORMIO
(contaminatio da Epidikazòmenos di Apollodoro di Caristo)
rappresentata nel 161 ADELPHOE
(ispirata all'omonima commedia di Menandro)
rappresentata nel 160 Naturalmente anche nelle commedie di Terenzio domina la tyche, dea incontrastata del periodo ellenistico, che tanto peso ha nella commedia nea e nel romanzo. Terenzio non riprende solo le trame di Menandro, ma ne trasporta a Roma - adattandole chiaramente al pubblico e alla mentalità - le caratteristiche principali del teatro e alcuni concetti chiave.
Per Terenzio si parla di humanitas, nel senso di "riconoscere e rispettare l’uomo in ogni uomo" (A. Traina) così come in Menandro si parla di philanthropia come tentativo di conoscere l’uomo, analizzare le caratteristiche della natura umana e, soprattutto, come solidarietà verso chi soffre.
Nelle commedie di Terenzio i rapporti tra gli uomini vengono analizzati con maggiore serietà problematica, per adesione al modello di Menandro e, più in generale, agli ideali "umanitari" ellenistici negli strati più elevati della società romana. In Menandro le donne hanno grande peso come elementi che permettono la stabilità della società (fatto indubbiamente determinato anche dall’attenzione verso il microcosmo familiare che si manifesta dal IV sec. ed è costante dell’ellenismo); anche in alcune delle commedie di Terenzio le donne hanno un ruolo molto importante (es. Hecyra) Altro notevole punto di contatto del teatro di Terenzio con quello di Menandro è il lieto fine, tipico delle commedie, che diventa non più solo coronamento di un’intricata vicenda, spesso amorosa: è il momento in cui trionfano i veri valori, quelli basati sulla giustizia e sulla philanthropia che le filosofie ellenistiche andavano teorizzando e che il Circolo degli Scipioni (tramite, in particolare, il pensiero di Panezio) andava traducendo nella romana humanitas. Difficoltà, equivoci, insuccessi, le stesse cattive intenzioni degli uomini non hanno la forza di affermare la supremazia del male.
Nell’universo teatrale si rivendica la fiducia in quella giustizia immanente che gli eventi della realtà smentivano troppo spesso.
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