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I leggi razziali

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by

ana gonzalez

on 22 January 2014

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Transcript of I leggi razziali

Nel 1938 in Italia furono decretati una serie di provvedimenti atti a limitare fortemente i diritti e la dignità della minoranza ebraica, che in quegli anni contava più di quarantamila persone: i "LEGGI RAZZIALI"
Come si sviluppo il razzismo in Italia?
Nell’Italia, gli ebrei 0,1% (circa 47 mila, su una popolazione italiana totale di oltre 41 milioni di abitanti) vivevano integrati con il resto della popolazione: come tra tutti gli italiani, anche tra gli ebrei c’erano i fascisti e gli antifascisti, i più ricchi e i più poveri, i più istruiti e i meno istruiti. In più va detto che la comunità ebraica italiana (quella diRoma e Venezia in particolare) era la più antica comunità ebraica d’Europa (presente nella Penisola fin dal II secolo a.C.).
All'inizio del Novecento le comunità israelitiche sono quasi del tutto integrate in Italia, e l’antisemitismo è limitato a frange minoritarie del mondo cattolico e ad alcune riviste, come La Civiltà Cattolica dei gesuiti.
Le idee di Mussolini riguardanti a la questione ebraica sembrano contraddittorie.
Anche se solo un anno prima, il 4 giugno 1919 in un articolo intitolato "I Complici", aveva affermato:


« Sulla Rivoluzione russa mi domando se non è stata la vendetta dell'ebraismo contro il Cristianesimo, visto che l'ottanta per cento dei dirigenti dei Soviet sono ebrei... La finanza dei popoli è in mano agli ebrei, e chi possiede le casseforti dei popoli dirige la loro politica. »

Terminando con la considerazione che il bolscevismo era difeso dalla plutocrazia internazionale, e che la borghesia russa era guidata dagli ebrei
Il fascismo arrivò al potere in Italia nel 1922, quando Benito Mussolini diventò capo del governo e, in seguito, dittatore (“Duce”). Il 16 Novembre Mussolini afferma :

"I cittadini, a qualunque partito siano iscritti, potranno circolare: tutte le fedi religiose saranno rispettate, con particolare riguardo a quella dominante che è il Cattolicismo: le libertà statutarie non saranno vulnerate: la legge sarà fatta rispettare a qualunque costo."
Nel novembre del ’23 Mussolini, dopo aver ricevuto il rabbino di Roma Angelo Sacerdoti, fa diramare un comunicato ufficiale in cui si legge: "(…):

« ... S.E. ha dichiarato formalmente che il governo e il fascismo italiano non hanno mai inteso di fare e non fanno una politica antisemita, e che anzi deplora che si voglia sfruttare dai partiti antisemiti esteri ai loro fini il fascino che il fascismo esercita nel mondo. »


L'anno dopo si creava l'Unione delle comunità ebraiche italiane, alla cui direzione veniva messo il rabbino capo di Roma. La nuova istituzione era giudicata favorevolmente dalla maggioranza degli stessi ebrei italiani.
Negli anni ’30, il regime fascista cominciò a percorrere la strada del razzismo: con la guerra d’Etiopia (1935-1936), quando cioè l’Italia aggredì e poi annesse il paese dell’Africa Orientale, si sviluppò l’idea di evitare il “rischio” di una popolazione di “meticci”, cioè di persone nate dall’unione tra italiani bianchi e africani neri. In questo modo il fascismo produsse le prime norme di stampo razzista, vietando il matrimonio tra bianchi e neri.
Nei primi mesi del 1938 anche in Italia ci fu una violenta campagna antisemita
















Luglio 1938. Un gruppo di dieci professori universitari, con a capo l`endocrinologo Nicola Pende, sottoscrive il "Manifesto della razza", che allinea il fascismo alla campagna nazista contro gli ebrei. Attraverso un puro falso storico che nega l`influenza razziale di altre componenti, come quella araba in Sicilia, e considera valida a tal fine solo quella longobarda, il Manifesto afferma che la popolazione italiana è nella sua totalità di origine ariana
3) 1938: lo stato antisemita
24 ottobre 1936 nacque l’asse roma berlino
Nei primi anni Venti per il fascismo il problema ebraico non esiste, anzi Mussolini – quando ciò corrisponde ai suoi fini politici – non manca di corteggiare le comunità israelitiche, come testimoniano le sue parole sul Popolo d’Italia del 1920:

« In Italia non si fa assolutamente nessuna differenza tra ebrei e non ebrei; in tutti i campi, dalla religione, alla politica, alle armi, all'economia... la nuova Sionne, gli ebrei italiani, l'hanno qui, in questa nostra adorabile terra. »
1920
1919
1922
1923
L'editore Hoepli nel 1932 pubblicava i Colloqui con Mussolini, di Emil Ludwig, in cui Duce condannava il razzismo senza mezzi termini, affermando che l'antisemitismo non apparteneva alla cultura italiana:. Alcuni passaggi:

«…naturalmente non esiste più una razza pura, nemmeno quella ebrea. Ma appunto da felici mescolanze deriva spesso forza e bellezza …Razza: questo è un sentimento, non una realtà… il 95% è sentimento. Io non credo si possa dimostrare biologicamente che una razza sia più o meno pura. […] L’antisemitismo non esiste in Italia. Gli italiani ebrei si sono sempre comportati bene come cittadini. […] Sempre quando per i tedeschi va male devono essere colpevoli gli ebrei. Ora per loro va particolarmente male…»
1932
Insomma numerosissimi sono i momenti in cui il Duce si ricorda del razzismo oppure lo lascia in letargo, pronto all’uso.
discorso contra il razzismo
Segnaliamo alcune citazioni tratte dal “Manifesto degli scienziati razzisti” e che sbalordiscono

per l’impudenza, la palese arbitrarietà e l’infondatezza storica di certe affermazioni che

vengono invece presentate come scientifiche:

“E’ tempo che gli Italiani si proclamino razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in

Italia è del razzismo.(…)

(…)Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso è quindi basato su altre

considerazioni che non i concetti di popolo e di Nazione, fondati su considerazioni storiche,

linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di Popolo e di Nazione stanno delle

differenze di razza.

(….)Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono

approdati su sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto.”
Nel 1938 la stretta alleanza tra Mussolini e Hitler conduce all’introduzione della legislazione antiebraica.
Dichiarazione sulla razza

La dichiarazione sulla razza fu approvata dal Gran Consiglio del Fascismo il 6 ottobre 1938, e venne pubblicata sul Foglio d'ordine del Partito Nazionale Fascista, il 26 ottobre 1938
In settembre viene varata dal Consiglio dei ministri una serie di provvedimenti antisemiti, nel novembre un nuovo decreto antisemita, varato dal governo in applicazione delle direttive date dal Gran Consiglio del fascismo nella riunione del 6 ottobre, inasprisce divieti e limitazioni.
a partire dal 5 settembre 1938, e furono immediatamente seguite dalle ordinanze applicative:
• 5 settembre 1938: provvedimenti per la difesa della “razza” nella scuola
italiana;
• 7 settembre 1938: provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri;
• 15 novembre 1938: integrazione delle norme per la difesa della “razza” nella
scuola italiana;
• 17 novembre 1938: provvedimenti per la difesa della “razza” italiana;
• 29 giugno 1939: disciplina dell’esercizio delle professioni da parte dei cittadini
di “razza” ebraica.
Il 6 ottobre 1938 era stata approvata dal Gran Consiglio la Dichiarazione sulla razza
Inoltre, le leggi razziali, nel loro insieme, stabilivano che era proibito ai cittadini italiani di

“razza” ebraica:

• contrarre matrimonio con persone appartenenti ad altra “razza”;

• prestare servizio militare in pace o in guerra;

• esercitare l’ufficio di tutore e di curatore di minori o di incapci non appartenenti

alla “razza” ebraica;

• essere proprietari o gestori di aziende con più di 100 dipendenti e proprietari di

terreni con estimo superiore a 5.000 lire o fabbricati con un imponibile superiore a

20.000 lire;

• avere alle proprie dipendenze, in qualità di domestici, cittadini di “razza” ariana;

• iscriversi alle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche o private, frequentate da

alunni italiani;
L’avvento del fascismo non mette in crisi l’integrazione degli ebrei in Italia.
Più di 230 ebrei partecipano alla marcia su Roma nell’ottobre del 1922 e risulta che a quella data gli iscritti al partito fascista (che poi nel 1923 si fondono) siano ben 800.
Lo stesso Benito Mussolini conta fra i suoi amici esponenti dell’ebraismo quali la russa Angelica Balabanoff, Cesare Sarfatti e Margherita Sarfatti, per lungo tempo amante del Duce, condirettrice della rivista fascista "Gerarchia" e autrice della prima biografia di Mussolini dal titolo Dux, che contribuisce significativamente a propagandare il fascismo a livello mondiale.
Tra l’ottobre del 1928 e l’ottobre del 1933, sono 4920 gli ebrei che si iscrivono al partito fascista; poco più del 10 per cento della popolazione ebraica italiana
Legge Falco sulle Comunità ebraica italiane
2) 1933, comincia l'antisemitismo
1) 1930, comincia il razzismo
15:00 min 15:23 min
22:10 min 22:33 min
22:10 22:33
I bersagli privilegiati della Difesa della razza erano i neri e gli ebrei. Dei primi si metteva costantemente in risalto la barbarie e l’inferiorità, rispetto all’uomo bianco. Nel caso degli ebrei, l’immagine più ricorrente era quella del ragno, metafora che evocava lo sforzo tenace e paziente compiuto dagli israeliti, per arrivare al dominio del mondo.
Nell’estate del 1938, il regime fascista si rese conto della necessità di sostenere con una serie di strumenti culturali efficaci e capillarmente diffusi la politica razzista suo primo numero il 5 agosto 1938
La difesa della razza, rivista diretta da Telesio Interlandi, vide il suo primo numero il 5 agosto 1938
3:51 min- 6:41
3:51 min- 6:41
III.La persecuzione degli ebrei italiani
14:00- 16:00 17:28- 22:00
Le leggi razziale
Le idee di Mussolini riguardanti a la questione ebraica sembrano contradittorie
Nel 1930, l'anno dopo il Concordato col Vaticano, il Duce fa approvare la Legge Falco sulle Comunità israeliche italiane, acolta molto favorevolmente dagli ebrei
I.Primi anni del Regime: il problema ebraico non esiste
II. L' affermamento dell 'antisemitismo
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