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L'Italia dal 1861 al 1915

Presentazione riassuntiva della storia italiana dalla proclamazione del Regno d'Italia all'entrata dell'Italia nella I Guerra Mondiale. Per l'ultima classe di Liceo. Presentazione sequenziale non include le spiegazioni dei termini e dei personaggi.
by

Lauro Colasanti

on 8 January 2016

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Transcript of L'Italia dal 1861 al 1915

1915
in guerra
1900
Uccisione del re Umberto I
Inizia I Guerra Mondiale
1914
Sconfitta di Adua
1896
1861
Proclamazione del
III Guerra d'Indipendenza
1866
Regno d'Italia
1870
Breccia di Porta Pia
L'Italia entra
1876
Rivoluzione
Parlamentare
L'età giolittiana
I governi della Destra Storica
L'età di Depretis
L'età crispina
1887
Sconfitta di Dogali
L'Italia dal 1861 al 1915
Il completamento e il consolidamento dello stato unitario.
Le caratteristiche del nuovo stato e i suoi principali problemi.
I difficili rapporti con la Chiesa cattolica.
La questione meridionale.
La classe politica. Destra e Sinistra Storica.
La trasformazione da paese agricolo a paese industrializzato.
La nascita della classe operaia e delle organizzazioni dei lavoratori.
La difficile integrazione delle masse popolari nella vita politica del nuovo stato.
La politica estera e l'avvio della politica coloniale in Africa.

testo
17 Marzo 1861
Proclamazione del Regno d'Italia
Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia
I principali argomenti
III Guerra d'indipendenza
giugno - agosto 1866
Regno d'Italia
Regno di Prussia
Impero Austriaco
L'Italia perde a Lissa e Custoza
La Prussia vince a Sadowa
L'Austria cede il Veneto a Napoleone che lo cede all'Italia
20 settembre 1870
Breccia di Porta Pia
1 sett. 1970: Napoleone viene sconfitto a Sedan dai prussiani.
Problemi internazionali
Problemi infrastrutturali
Problemi economici
Problemi sociali
Problemi politici
Problemi internazionali
Problemi sociali.
Problemi infrastrutturali
Problemi Politici.
Problemi economici
del nuovo stato
I principali problemi
Portare a compimento l’unificazione:
Roma
Venezia
Resistere all'ostilità di
Francia
Austria
Unificare le reti ferroviarie degli stati preunitari.
Unificare la rete stradale.
Creare e/o ammodernare, strade, ponti, ferrovie, porti, ecc.
Costruire nuove prefetture, palazzi di giustizia, ecc. in ogni provincia.
La poverta della stragrande maggioranza degli italiani
La diffusione di gravi malattie e scarsa prevenzione medica.
Il numero ristretto di elettori per il rigido suffraggio censitario.
Risolvere il problema dell'arretratezza economica italiana, in generale, e delle regioni meridionali in particolare.
spese per il rafforzamento dell'esercito sabuado.
spese per la creazione delle indispensabili infrastrutture
accollamento del debito degli stati preunitari
Risanare il bilancio dello stato in presenza di un enorme debito pubblico (45% del PIL):
20 sett. 1870: I bersaglieri italiani entrano a Roma.
Marzo 1876
Rivoluzione Parlamentare
Marco Minghetti fu battuto alla Camera sul progetto di statalizzazione delle ferrovie.
La caduta del suo governo segnò la fine dei governi della Destra Storica,
e l'ascesa al potere di Agostino Depretis, capo della Sinistra Storica.
Cavour IV - Ricasoli I - Rattazzi I - Farini - Minghetti I - La Marmora I - La Marmora II - Ricasoli II - Rattazzi II - Menabrea I - Menabrea II - Menabrea III - Lanza - Minghetti II
Gli esponenti della Destra Storica:
cercano di governare l'Italia seguendo l'insegnamento di Cavour,
possono essere considerati dei liberali,
espressione dei ceti sociali nobiliari e della borghesia latifondista,
governano ininterrottamente l'Italia dal '61 al '76,
politica estera
Cercano di seguire la strategia di Cavour:
puntare soprattutto sulla diplomazia e sulle iniziative dall'alto,
cercando nello stesso tempo si sfruttare le iniziative dei democratici.
Di fatto sono costretti a contenere le iniziative dei democratici e aspettare circostanze internazionali favorevoli.
Le difficoltà austriache per la conquista del Veneto.
Quelle francesi per la conquista del Lazio.
Unificazione legislativa e infrastrutturale del Regno
3 febb. 1871: Roma è proclamata capitale del Regno d'Italia.
13 mag. 1871: Viene approvata la Legge delle Guarentigie.
Votanti = 1,9% della popolazione
Centralismo amministrativo.
Vittorio Emanuele I = Primo Re d'italia
VIII legislativa = Prima legislazione del Regno d'Italia
Rinuncia all'istituzione delle regioni.
Ruolo fondamentale dei prefetti.
politica economica
Corso forzoso (1866 - 1881)
Vendita delle proprieta' immobiliari e terriere della Chiesa cattolica.
Inasprimento fiscale, soprattutto delle tasse indirette.

Pareggio del bilancio (1876)
es. tassa sul macinato
Ministro delle Finanze Quintino Sella.
Politica sociale
Dura repressione del brigantaggio nell'Italia meridionale.
1863 Legge marziale Pica
100.000 soldati
5.200 morti in azioni di guerra
8.000 condanne
Scarsa attenzione nei confronti
della questione meridionale
della questione rurale
L'enorme numero di analfabeti.
Lessico
La legge garantiva al papa:
l'inviolabilità,
gli onori sovrani,
il diritto di avere al proprio servizio guardie armate,
i palazzi del Vaticano, del Laterano, la Cancelleria e la villa di Castel Gandolfo, con regime di extraterritorialità,
il diritto di rappresentanza diplomatica,
un introito annuo di 3.225.000 lire (pari a circa 14,5 milioni di euro del 2012).
1861
Proclamazione del
Regno d'Italia
III Guerra d'Indipendenza
1866
1870
Breccia di Porta Pia
1876
Rivoluzione
Parlamentare
Legge marziale Pica
1863
la vita politica
permane l'esclusione della stragrande maggioranza della popolazione dalla vita politica.
Il personale politico e amministrativo è ancora in maggioranza piemontese.
Imposta sul macinato
1868
1874
Non expedit
Garibaldi Aspromonte
1862
Firenze capitale
1865
Conversione della rendita
Destra Storica
Liberismo
Massimalismo
Non Expedit
Protezionismo
Questione Meridionale

Personaggi
Francesco Crispi
Agostino Depretis
Antonio Di Rudinì
Giovanni Giolitti
Marco Minghetti
Pio
Leone
Luigi Pelloux
Ampliamento e connessione delle reti ferroviarie precedenti e di altre infrastrutture.
Estensione delle leggi sabaude a tutta l'Italia.
Continuita' con l'organizzazione statale piemontese.
Compressione dei consumi e dell'economia.
Liberoscambismo.
Depretis I - Depretis II - Cairoli I - Depretis III - Cairoli II - Cairoli III - Depretis IV - Depretis V - Depretis VI - Depretis VII - Depretis VIII - Depretis IX
Riforma Coppino
1877
1876
Rivoluzione
Parlamentare
Morte di Depretis
1887
Triplice Alleanza
1882
Inizio protezionismo
1878
Sbarco in Eritrea
1885
I governi della Sinistra Storica:
abbandonano il liberoscambismo dei governi della Destra e adottano delle politiche protezionistiche a favore soprattutto delle industrie del Nord,
allentano i rigidi vincoli di bilancio e portano avanti una politica economica piu' espansiva,
avviano riforme sociali e politiche che tendono a coinvolgere di piu' le masse popolari nella vita dello stato,
Avviano una politica coloniale in Africa.
politica estera
Triplice Alleanza:
la conquista della Tunisia da parte della Francia nel 1881,
la paura di un isolamento internazionale,
il rifiuto di Bismarck ad un'alleanza antifrancese e antiaustriaca,
spingono Depretis il 20 maggio 1882 a firmare l'allenza difensiva con la Germania e l'Austria.
politica economica
Politica sociale
politica interna
Nuova legge elettorale
1887
Sconfitta di Dogali
Triplice Alleanza
Alleanza difensiva stipulata tra Austria, Germania e Italia nel 1882 e rinnovata ogni circa 5 anni fino al 1912.
Concepita da Bismarck in funzione antifrancese; malgrado la storica rivalità con l'Austria, l'Italia vi aderì per evitare l'isolamento internazionale, dopo l'occupazione della Tunisia da parte della Francia.
Rivoluzione Parlamentare
Espressione che designa il passaggio di governo dalla Destra storica alla Sinistra storica avvenuto il 18 marzo 1876, quando il governo di Marco Minghetti viene messo in minoranza dal Parlamento italiano, decisamente ostile al progetto di nazionalizzazione delle ferrovie avanzato dallo stesso Presidente del Consiglio alla scadenza delle concessioni che avevano permesso a compagnie private di gestire il sistema ferroviario italiano.
Per la prima volta in Italia un capo di governo viene di fatto deposto dal Parlamento e non dal Re, il quale ultimo, preso atto delle dimissioni, attribuisce al capo dell’opposizione, Agostino Depretis, il compito di formare il nuovo governo.
Marco Minghetti
Agostino Depretis
Il cambiamento di maggioranza fu confermato dalle successive elezioni del novembre 1876 che portarono ad un netto successo della Sinistra guidata da Depretis.
Nacque vicino Pavia nel 1813.
Simpatizzante mazziniano in gioventù, fu eletto deputato al Parlamento subalpino nel 1848, divenne ben presto uno dei capi dell'opposizione democratica contro il governo. Era ancora in corrispondenza con Mazzini durante i falliti tentativi rivoluzionari di Milano del 6 febbraio 1853. Disapprovò la spedizione di Crimea, ma più tardi, nel quadro della collaborazione cavouriana con la Sinistra moderata, fu inviato nel 1859 come governatore a Brescia e nel 1860 come prodittatore di Garibaldi in Sicilia.

Entrato al governo per la prima volta nel 1862 nel gabinetto Rattazzi come ministro dei Lavori pubblici, dopo i fatti di Aspromonte ritornò all'opposizione per abbandonarla all'inizio della guerra del 1866 e assumere il ministero della Marina, poi quello delle Finanze. Dimessosi nell'aprile 1867, condusse una battaglia quasi decennale contro la destra, di cui raccolse l'eredità il 25 marzo 1876, costituendo il primo ministero di sinistra.
Agostino Deprètis
Riforma elettorale
1882
22 gennaio 1882 viene approvato dal Parlamento quello che Depretis aveva definito «il suffragio universale possibile».
il diritto di voto viene esteso a tutti gli uomini di almeno 21 anni che avevano frequentato almeno i primi due anni della scuola elementare o che contribuivano per un’imposta annua non inferiore alle 19,80 lire.
Gli aventi diritto al voto crebbero dai 621.896 del 1879 (2,2% della popolazione), ai 2.049.461 (6,9%).
Trasformismo
«Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?» (Stradella 1882)
Depretis cerca di ottenere l'appoggio di parte della Destra (soprattutto Minghetti) per allargare la sua maggioranza.
Attenuazione delle differenze tra Destra e Sinistra.
Clientelismo, isolamento delle ali estreme.
Avvio della politica coloniale italiana:
Nel 1882 l'Italia acquista dalla società Rubattino la baia di Assab sul mar Rosso.
Nel 1885 i bersaglieri italiani entrano a Massaua.
Nel 1887 una colonna italiana di 548 uomini fu assalita da circa 7.000 abissini. Gli italiani persero 430 uomini.
La riforma del sistema scolastico
Legge Coppino del 15 luglio 1877:
Elementari da 4 a 5 anni
Gratuite
Prime 3 classi obbligatorie (sanzioni per genitori)
Costruzione e gestione scuole lasciate ai comuni.
Le grandi inchieste sociali
sulle condizioni dei contadini meridionali (Sonnino e Franchetti).
sull'agricoltura e sulle classsi rurali italiane (Jacini)
sulla consistenza del patrimonio industriale
sulla sanità
1876:

1877:

1879:

1885:
Protezionismo
1878

1887
Prima tariffa doganale a protezione dei prodotti industriali ed agricoli.
Dazio sul grano
La Destra storica era sempre stata liberoscambista.

Il protezionismo favorisce gli industriali del Nord e i latifondisti del Sud
Abolizione della tassa sul macinato
La "finanza allegra"
Dal 1873 in Europa si verifica una forte deflazione a causa soprattutto dell'importazione di prodotti a bassi prezzi (cereali russi e americani, seta cinese e giapponese, ecc.). Ciò mise in difficoltà i produttori europei.
Conversione della rendita
Protezionismo
Sinistra Storica
Raggruppamento politico parlamentare dei primi venti anni del nuovo stato italiano.
La Sinistra Storica riunisce gli eredi della tradizione mazziniana e garibaldina, riorganizzatisi dopo la sconfitta del 1848-49 nel Partito d’azione, e la cosiddetta «sinistra giovane» soprattutto meridionale formatasi dopo l’unità.
Gli esponenti più in vista furono A. Depretis, B. Cairoli, F. Crispi, G. Nicotera, G. Zanardelli.
Pur tra divergenze e contrasti di non lieve entità, tutti avevano rinunciato alla pregiudiziale repubblicana e trovavano in linea di massima convergenza di opinioni e di azione politica nell’opposizione all’operato della destra storica in nome di un immediato recupero delle terre ancora irredente, di un più rigido laicismo in materia di rapporti con la Chiesa, di un’idea di Stato e di società largamente ispirata a principi democratici e antiautoritari che portavano a rivendicare una politica più avanzata in materia di libertà civili e a porre limiti precisi all’impegno diretto dello Stato nell’economia e nei servizi, specificamente nella gestione della rete ferroviaria.
La base sociale di riferimento della sinistra era formata dalla piccola e media borghesia agraria, dalle professioni, dagli affari e dall’impresa del Nord e del Sud, dove trovava consenso anche nel ceto della grande proprietà latifondistica.
La sinistra fu interprete delle insofferenze antifiscali che venivano crescendo nel Paese, specie nelle masse popolari, e meglio della destra seppe rappresentare gli interessi e le istanze settoriali provenienti da una società in via di trasformazione.
Depretis
Zanardelli
Cairoli
Crispi
Nicotera
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Torniamo allo Statuto
1897
Morte di Depretis
1887
Nascita del
Partito Socialista
1892
Rerum Novarum
1891
Moti di Milano
1898
Riforma comunale
1889
Di Rudinì II - Di Rudinì III - Di Rudinì IV - Di Rudinì V - Pelloux I - Pelloux II - Saracco
Governo
1901
1896
Sconfitta di Adua
Zanardelli - Giolitti
Assassinio del re
1900
Zanardelli - Giolitti II - Tittoni - Fortis I - Fortis II - Sonnino I - Giolitti III - Sonnino II - Luzzatti - Giolitti IV
1914
1° governo Salandra
Governo
Zanardelli-Giolitti

1901
1° Governo
Salandra

1914
Governo
1901
Zanardelli - Giolitti
Crispi I
-
Crispi II
- Di Rudinì I - Giolitti I -
Crispi III
-
Crispi IV
1896
Sconfitta di Adua
L'Italia entra nella sua rivoluzione industriale
(ultimi due decenni dell'Ottocento)
Lo sviluppo
ferroviario

Il decollo
industriale

Il decollo industriale
Lo sviluppo ferroviario
1872 - Milano
1884 - Terni
1861
1870
1905
1884 - Milano
Frattura tra le masse cattoliche e il nuovo stato dopo il
Non Expedit
del Papa Pio IX
La separazione tra masse popolari e lo stato.
Quintino Sella
Sidney Sonnino
Filippo Turati
Umberto
Vittorio Emanuele
Vittorio Emanuele
Giuseppe Zanardelli
1886 - Milano
1885 - Milano
1888 - Firenze
La produzione industriale italiana tra il 1881 e il 1887 triplica
km 2.000
km 6.000
km 11.000
(circa)
(circa)
(circa)
L'intervento pubblico
L'intervento pubblico
Intervento dello stato in economia:
protezionismo
finanziamenti pubblici alle imprese



commesse militari


nazionalizzazione delle ferrovie
soprattutto verso i comparti
siderurgico
meccanico,
zuccheriero
potenziamento soprattutto della marina militare
dal '84 al '91 le spese militari passarono dal 17% al 27% della spesa statale complessiva
1885 Concessioni ferroviarie sotto controllo
statale
1905 Nascita delle Ferrovie dello Stato
Il
Protezionismo
Il protezionismo
Dal 1873 in Europa grave crisi agraria soprattutto a causa dell'importazione di prodotti cerealicoli russi e americani.
In Italia i produttori di grano vengono duramente colpiti (anche a causa della scarsa produttività della coltura cerealicola italiana); le colture specializzate ed esportatrici si avvantaggiano (gelso, vite, agrumi, ulivi).
Le leggi protezioniste della Sinistra (1878;1887) favoriscono la grande proprietà estensiva meridionale cerealicola scarsamente produttiva e le industrie del nord a discapito delle aziende agricole esportatrici.
Le leggi protezioniste della Sinistra (sia dell'età di Depretis, sia dell'età di Crispi) favoriscono la nascita della grande industria in Italia..
Triplice Alleanza
1882
Nascita del
Partito Socialista

1892
Francesco Crispi era un esponente della Sinistra.
politica estera
politica economica
Politica sociale
politica interna
Accentramento del potere nelle mani del Presidente del Consiglio
Nei suoi governi Crispi tenne quasi sempre per se il dicastero degli Interni e degli Esteri.
Rafforzò il ruolo della segreteria della Presidenza del Consiglio.
Cercò di svincolare l'esecutivo dal legislativo.
Dura repressione delle lotte del movimento operaio e contadino e delle loro organizzazioni
Protezionismo
Crispi continua e accentua il protezionismo inagurato da Depretis.
Ormai solo l'Inghilterra mantiene una politica liberoscambista.
Il protezionismo favorisce gli industriali del Nord e in misura minore i latifondisti del Sud.
Vengono sfavorite le classi popolari e le aziende agricole esportatrici.
I confini tra Destra e Sinistra si erano molto attenuati negli anni Ottanta.
Crispi cerca di realizzare un tipo di governo inedito per l'Italia sul modello bismarckiano e cioè basato su:
Centralismo statale
Rafforzamento del ruolo del capo del governo
Repressione del movimento operaio
Fusione tra interessi industriali e statali
Riformismo dall'alto e paternalismo
Politica di potenza e colonialismo
Intervento statale a sostegno delle industrie
Alcuni comparti come il siderurgico, il metalmeccanico, lo zuccheriero vengono sistematicamente finanziati.
Lo stato accresce enormemente le sue commesse militari e navali permettendo forti profitti nelle industrie metalmeccaniche, siderurgiche e cantieristiche.
La politica estera espansionistica diventa funzionale a tale sviluppo economico.
Il numero e le dimensioni delle industrie cresce enormemente; così come il numero degli operai
Alla fine del 1893 ci fu un'ondata di scioperi con epicentro la Sicilia. Il movimento di contadini e minatori fu guidato dai Fasci Siciliani di ispirazione socialista. F. Crispi reprimesse i Fasci con la forza, e i violenti scontri con l'esercito si conclusero con decine di morti e l'arresto di centinaia di persone.
Nel 1894 Crispi scioglie il neonato Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.
Riformismo paternalistico dall'alto
Istituzione della Direzione di sanità pubblica, presso il Ministero degli Interni.
Trasformazione del Consiglio superiore di sanità in un organo di medici specialisti.
Affermazione del principio che lo Stato è responsabile della salute dei suoi cittadini.
Nuovo codice penale Zanardelli
Abolizione della pena di morte
Riconoscimento del diritto di sciopero pacifico, subordinato però alla facoltà di intervento discrezionale delle autorità di pubblica sicurezza.
Dura repressione degli scioperi e dei moti di piazza
Legge marziale in Sicilia contro i Fasci
Scioglimento del Partito Socialista
Uso dei prefetti per controllo dell'ordine pubblico.
Destituzione del sindaco di Roma, Leopoldo Torlonia, che nel 1887 in visita al vicario pontificio per il giubileo di Leone XIII si era genuflesso.
Inaugurazione del 1889 della statua dell’eretico Giordano Bruno.
Deciso anticlericalismo
Nuova legge sull'ordinamento comunale e provinciale
Forte incremento dell’elettorato locale.
Elegibilità dei sindaci per i comuni con più di 10.000 abitanti.
Elegibilità dei Consigli Provinciali.
Rafforzamento dei controlli sull'operato di comuni e provincie.
Codice Zanardelli
1890
Francesco Crispi
Nacque a Ribera (Agrigento) nel 1818 e morì a Napoli nel 1901.
Di famiglia originaria dell'Albania, fu battezzato nella fede greco-ortodossa.
Fu uno degli organizzatori della Rivoluzione siciliana del 1848 e della spedizione dei Mille.
Inizialmente mazziniano, si convertì agli ideali monarchici nel 1864.
Anticlericale e ostile al Vaticano, dopo l’unità d’Italia fu quattro volte presidente del Consiglio: dal 1887 al 1891 e dal 1893 al 1896. Nel primo periodo fu anche ministro degli Esteri e ministro dell’Interno, nel secondo anche ministro dell’Interno. Fu il primo meridionale a diventare presidente del Consiglio.
In politica estera coltivò l’amicizia con la Germania, che apparteneva con l’Italia e l'Austria alla triplice alleanza. Avversò quasi sempre la Francia, contro la quale rinforzò l’esercito e la marina.
I suoi governi si distinsero per importanti riforme sociali (come il codice Zanardelli che abolì la pena di morte e introdusse il diritto di sciopero) ma anche per la guerra agli anarchici e ai socialisti, i cui moti dei Fasci siciliani furono repressi con la legge marziale.
In campo economico sposò una politica protezionista che favorì l'industrializzazione del paese.
Sostenne una dispendiosa politica coloniale che, dopo alcuni successi in Africa orientale, portò alla disfatta di Adua del 1896. L'evento portò alla fine della carriera politica di Crispi.
Da allora fino al 29 luglio 1887 diresse otto ministeri, interrotti dai tre brevi ministeri Cairoli, a uno dei quali però Deprètis appartenne come ministro dell'Interno. In politica estera si avvicinò agli Imperi centrali coi quali l'anno dopo concluse la Triplice Alleanza, in politica interna promulgò la nuova legge elettorale, che portò a circa due milioni il numero degli elettori, e abolì il corso forzoso e la tassa sul macinato.
Giovanni Giolitti
Nato a Mondovì nel 1842 e morto a Cavour nel 1928).
Laureato in giurisprudenza, lavorò dal 1862 nell'amministrazione statale, dal 1872 come reggente della direzione generale delle Finanze e poi come segretario generale della Corte dei conti. Consigliere di stato dal 1882.
Nello stesso anno fu eletto alla Camera come deputato di Cuneo.
Attivo nel gruppo dei liberali progressisti, seguì con impegno particolare la politica finanziaria; dal 1887 sostenne il gabinetto Crispi.
Assunse il ministero del Tesoro (marzo 1889 - dic. 1890) divenendo il leader del partito delle economie nella sinistra liberale.
Ciò lo mise in una luce particolare per cui, caduto il governo Rudinì, la scelta del re, cadde su Giolitti per l'incarico di presidente del Consiglio (maggio 1892).
PIO IX
Giovanni Maria Mastai Ferretti
Nacque a Senigallia nel 1792 e morì a Roma nel 1878.
Fu eletto papa con il nome di Pio IX il 16 giugno 1846.
Il suo pontificato è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa.
Già in fama di prete liberale, con l'amnistia per i delitti politici, la concessione una limitata libertà di stampa, la creazione della consulta di stato, della guardia civica e di un consiglio dei ministri formato anche da laici, suscitò grandi speranze nei patrioti italiani.
Dopo aver protestato vivamente, Pio IX si rinchiuse nel Vaticano e si rifiutò di accettare la legge delle guarentigie votata dal parlamento italiano.
Condannò in blocco la civiltà moderna con l'enciclica Quanta cura e il Sillabo; si pronunciò tra l'altro contro il razionalismo e il liberalismo, la libertà di coscienza, la separazione della Chiesa dallo Stato e l'istruzione laica; proibì ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica (non expedit). Sotto il suo pontificato fu proclamato (1854) il dogma dell'Immacolata Concezione e definito quello dell'infallibilità pontificia, proclamato nel concilio Vaticano I (1870).
Scoppiata la prima guerra d'indipendenza decise l'intervento dello Stato pontificio accanto al Piemonte, ma con l'allocuzione del 29 aprile ‘48, finì col ritirarsi dal movimento nazionale.
Dopo l'insurrezione repubblicana, abbandonò Roma e si rifugiò a Gaeta.
Abbattuta la Repubblica romana dal corpo di spedizione francese, Pio IX rientrò a Roma, deciso a difendere a ogni costo il potere temporale, nonostante gli inviti alla moderazione provenientei dalla Francia.
Perdute (1859) l'Emilia e la Romagna, poi (1860) le Marche e l'Umbria, riuscì a mantenere Roma e il Lazio solo per l'appoggio di Napoleone III; ma, caduta dopo Sedan (1870) la tutela francese, le truppe italiane occuparono Roma (20 sett.).
Quintino Sella
Nato nel 1827 a Biella, dove morì nel 1884.
Laureatosi in ingegneria a Torino.
Entrò nella vita politica nel 1860 come deputato della destra.
Più volte ministro delle Finanze (1862; 1864-65; 1869-73), si pose come obiettivo il pareggio del bilancio statale, imponendo a questo scopo una rigida politica di economie e non esitando a ricorrere a provvedimenti impopolari, come l'imposta sul macinato.
La sua attività, rivolta al perfezionamento dell'unità politica, economica e morale del Regno, fu versatile e molteplice. Sollecitò l'istruzione professionale; ideò le casse di risparmio postali; propugnò lo sviluppo delle miniere sarde e costruì la carta mineraria della regione; patrocinò il riscatto delle ferrovie dell'Italia settentrionale.
Non meno vasta e multiforme fu la sua attività scientifica. Restaurò l'Accademia dei Lincei allargandone gli interessi con l'istituzione della classe di scienze morali, storiche e filologiche e procurandole una sede storica a palazzo Corsini.
Notevoli i suoi apporti nel campo della mineralogia.
Rerum Novarum ("delle cose nuove") è un'enciclica sociale promulgata il 15 maggio 1891 da papa Leone XIII con la quale per la prima volta la Chiesa cattolica prese posizione in ordine alle questioni sociali e fondò la moderna dottrina sociale della Chiesa.
La Rerum Novarum, pur ribadendo l’avversione alla lotta di classe a al socialismo e il carattere naturale della proprietà privata, incoraggia, in nome del solidarismo cristiano, l’accordo reciproco tra lavoratori e datori di lavoro, condanna come ingiusta una eccessiva sperequazione della ricchezza, ammette l’intervento dello Stato a tutela dei lavoratori (riposo festivo, limitazioni dell’orario di lavoro ecc.) e riconosce la liceità delle organizzazioni operaie.
Elaborata in un momento in cui in Europa si andavano rafforzando il movimento socialista e quello sindacale, l’enciclica fu accettata come programma minimo da tutte le tendenze politiche «cattoliche» e ne costituì l’elemento comune.

Rerum Novarum

Leone XIII
Vincenzo G. R. L. Pecci
Nacque a Carpineto Romano il 2 marzo 1810 e morì a Roma, 20 luglio 1903.
Fu eletto papa nel 1878 ,alla morte di Pio IX.
Riteneva che fra i compiti della Chiesa rientrasse anche l'attività pastorale in campo socio-politico.
Viene ricordato come papa delle encicliche: ne scrisse ben 86, con lo scopo di superare l'isolamento nel quale la Santa Sede si era ritrovata dopo la perdita del potere temporale con l'unità d'Italia.
La sua più famosa enciclica fu la Rerum Novarum con la quale si realizzò una svolta nella Chiesa cattolica, ormai pronta ad affrontare le sfide della modernità come guida spirituale internazionale.
In questo senso correttamente gli fu attribuito il nome di "Papa dei lavoratori" e di "Papa sociale", infatti scrisse la prima enciclica esplicitamente sociale nella storia della Chiesa cattolica e formulò quindi i fondamenti della moderna dottrina sociale della Chiesa.
Leone XIII è noto anche per essere stato il primo Papa, dopo mille anni di Storia, a non esercitare il potere temporale, perché impedito dalla recente
Triplice Alleanza:
Crispi stringe ancora di più i rapporti diplomatici e militari con la Germania e l'Austria.
Ripresa della politica coloniale italiana:
Riprese l'espansionismo italiano nel corno d'Africa
Crispi fu un deciso sostenitore della politica coloniale.
Nel 1889 inizia la conquista italiana in Somalia
Nel 1889 riprende la penetrazione nell'altipiano eritreo-etiope.

1 marzo 1896
-
Sconfitta di Adua
Oltre 5.000 soldati italiani vengono trucidati

Nel 1894, gli Italiani conquistano Cassala e quasi tutta la regione del Tigrè
Crispi punta sul re dello Scioa, Menelik II, nella rivalità che lo oppone al suo imperatore, il negus Giovanni IV.
Divenuto imperatore di Etiopia, Menelik il 2 maggio 1889 firma con l'Italia il Trattato di Uccialli, che prevede:
la sovranità italiana su Asmara e quasi tutto l'altipiano eritreo
e, secondo gli italiani, il protettorato italiano su tutta l'Etiopia.
Nel 1895 le sorti della guerra diventano sempre più sfavorevoli per l'Italia:
Amba Alagi
Macallé
Adua
Sidney Sonnino
Nato, a Pisa il 11 marzo 1847 e morto a Roma il 23 novembre 1922, è stato un politico italiano.
Barone, nato in una nobile famiglia da padre di origini ebraiche e da madre britannica, era anglicano.
Ministro delle finanze e del tesoro del Regno d’Italia dal 1893 al 1896, riportò il bilancio dello Stato al pareggio e si oppose alla dispendiosa politica aggressiva di Crispi in Etiopia.
Liberale conservatore ed esponente della Destra storica, nel 1897, di fronte alle minacce del clericalismo cattolico e del socialismo, sostenne la necessità di un maggiore rispetto dello Statuto albertino con una piena restaurazione del potere esecutivo da parte del re.
Fu presidente del consiglio dei ministri dall'8 febbraio al 29 maggio 1906 e dall'11 dicembre 1909 al 31 marzo 1910.
Nel 1914 divenne ministro degli esteri (fino al '19), condusse le trattative che portarono alla firma del patto di Londra. Con tale accordo l'Italia si impegnò ad entrare nella prima guerra mondiale contro l’Austria. Dopo la vittoria, partecipò alle trattative rivendicando per l’Italia i territori promessi dal patto di Londra contro la posizione degli Stati Uniti.
Fu meridionalista e si occupò delle problematiche della classe contadina sostenendola.

Sconfitta di Adua
Più di 5.000 soldati italiani trucidati
L’emergere di nuove forze politiche, come il
partito socialista
e il
movimento della prima democrazia cristiana
, forze che avevano un radicamento sociale e una fitta rete organizzativa, preoccupa la vecchia classe dirigente liberale.
Torniamo allo Statuto
Sidney Sonnino
, con un articolo pubblicato sulla rivista “Nuova Antologia” del 1° gennaio 1897, denunciò la minaccia rappresentata da socialisti e cattolici nei confronti della Monarchia, manifestando l’esigenza di tornare alla lettera dello Statuto, che assegnava al re il pieno controllo del potere esecutivo e del potere legislativo, attenuando il peso del Parlamento.
Crispi si dimette
Due grandi forze sociali e politiche stanno crescendo ed organizzandosi in Italia, e tutte due con tendenze ed aspirazioni rivoluzionarie di fronte alla Monarchia rappresentativa e liberale.
Da un lato il socialismo, nel nome della eguaglianza, vuole soppressa ogni libertà individuale. Perché la libera concorrenza, troppo esagerata dai dottrinari della scuola economica del «lasciar fare», può ostacolare di fatto lo svolgimento della personalità umana e della libertà individuale del gran numero, i socialisti sopprimono addirittura ogni libertà personale, con l’organizzare lo Stato unico proprietario dei mezzi di produzione ed unico ripartitore dei frutti del lavoro, e tendono di fatto al despotismo di una burocrazia, alla tirannide di un mandarinato.
Dall’altro lato nel nome tanto delle idealità più elevate del consorzio umano quanto dell’ordine e della conservazione delle tradizioni sociali del passato, sta facendo passi da gigante l’organizzazione clericale, che tende in realtà all’oscurantismo più intollerante, alla soppressione del disordine mediante la soppressione del progresso e di ogni movimento dello spirito umano, nemica com’è della libertà di coscienza e di pensiero.
Di fronte a questi pericoli crescenti lo Stato liberale sta ogni giorno più demolendo spensieratamente le proprie difese.
Togliesi ogni credito, ogni prestigio al Parlamento, volendone far riposare tutta l’azione sulla necessità di un conflitto continuo d’interessi locali e personali, e facendo del dissidio e della lotta le condizioni di vita e di funzionamento del governo della cosa pubblica.
E allo stesso tempo togliesi credito e prestigio al Principato, che dovrebbe formare la spina dorsale dell’organismo politico, che dovrebbe incarnare l’idea dello Stato difensore, non soverchiatore della libertà, impersonando l’interesse generale in quanto diventa condizione e mezzo di tutela dell’interesse individuale, del maggior numero e del libero svolgimento della personalità umana. Del Principe invece si vorrebbe, dai nostri dottrinari, fare un essere quasi ipnotizzato, che dovesse accettare tutto, sottomettersi a tutto, non avere volontà nè opinione propria, ma solo designare, come un manometro automatico, nei momenti di crisi, quale è il presidente del Consiglio che si suppone debba e possa per fas ac nefas ottenere la maggioranza dei voti dei deputati. Non si può pretendere che il pubblico abbia da considerare per novantanove giorni su cento la persona del Principe come un elemento inattivo, che non deve avere e tanto meno manifestare opinioni nè sentimenti nell’indirizzo della cosa pubblica, ma deve far buon viso a qualunque Gabinetto possa strappare il consenso della Camera, e poi volere che il centesimo giorno, nei momenti più difficili e di crisi, quando divampano le passioni più vive, quello stesso istituto, fino allora trascurato e senza azione reale, venga issofatto rispettato e venerato da tutti, come il grande moderatore dello Stato, avente chiara e sicura coscienza della linea da seguire nell’affidare a nuove mani il potere, e riscuota la cieca fiducia e l'assentimento dell’universale.
Tutto oggi dovendo dipendere dalla volontà della maggioranza dei mandatari degli elettori, ogni studio, ogni sforzo degli uomini politici, di coloro che di fatto hanno in mano il governo, si riassume nel predisporre gli organi dello Stato e tutti gl’istituti politici che da loro possono dipendere, in guisa da poter lusingare o costringere il responso degli elettori a seguire la via da essi indicata e nel vincolare intanto la volontà della maggioranza della Camera con le lusinghe personali e con le minacce di schierare contro ogni singolo deputato nel suo Collegio tutta la batteria delle influenze governative ed ufficiali.
Torniamo allo Statuto - 1
Torniamo allo Statuto - 2
E d’altro canto ogni studio, ogni sforzo dei singoli deputati si concentra nell’assicurarsi la rielezione, cioè nel soddisfare lì per lì in qualsiasi modo il maggior numero di interessi e di brame dei singoli elettori. Onde disprezzo dell’elettore pel deputato, di cui si serve e che lo serve; disprezzo della Nazione pel Governo, e per le istituzioni stesse di cui esso è il prodotto visibile.
Ogni idealità di Stato viene a mancare; ogni tradizione di governo rimane interrotta; il principio dell’autorità perde ogni prestigio; e la Nazione si disamora sempre più degli ordinamenti che la reggono, condannando tutto e tutti in massa, e persone, e istituti, e principî.
I Governi misti, complessi, composti di vari istituti autonomi, con attribuzioni proprie e distinte, presuppongono, per la regolare loro azione, che ciascun potere, ciascun istituto vigili alla conservazione dei propri diritti ed alla integrità delle funzioni affidategli.
In Italia invece, lo ripeto, è sorto un potere nuovo, parassita e ibrido, dallo Statuto non contemplato, il quale facendosi strumento e sgabello delle pretese dottrinarie e delle crescenti usurpazioni della Camera dei deputati, che vorrebbe arrogare a sè sola il diritto di parlare come interprete della volontà della nazione, è riuscito col dichiararsi a sua volta la emanazione legittima e autorizzata della rappresentanza nazionale, ad una progressiva ed effettiva usurpazione di quasi tutte le funzioni normali della Corona, facendone altrettante funzioni direttamente da sè dipendenti, e tende sempre più a mettere nell’ombra il Principe; mentre al tempo stesso ha, d’altro canto, snaturate o distrutte le funzioni proprie della Camera elettiva. La Camera, avendo voluto invadere le competenze altrui e governare, è venuta invece a perdere anche di fatto l’esercizio libero delle stesse funzioni legislative, attribuitele dallo Statuto; e si trova, ogni giorno più, mancipia del Ministero.
Torniamo allo Statuto - 3
Intanto la gran massa del pubblico, impensierita e sfiduciata, si dà sempre più in braccio ai rivoluzionari e ai sognatori promettitori di cure miracolose e ai ciurmadori promettitori dell’età dell’oro, oppure ai clericali promettitori del regno di Dio mediante il governo de’ suoi ministri.
Forte della lettera e dello spirito dello Statuto, la Nazione si rivolge al Sovrano e gli dice: «Maestà, vigilate a mantenere integre le funzioni affidatevi, e che i successivi Ministeri hanno lasciato che Vi fossero usurpate o hanno cercato di carpirvi. A Voi solo spetta il potere esecutivo. A Voi solo spetta la nomina o la revoca dei ministri che debbono controfirmare e rispondere dei vostri atti di governo. La Nazione guarda a Voi e fida in Voi, sicura da un lato che non toccherete ad alcuna libertà e non ritirerete mai alcun diritto dal Vostro glorioso avo largito o delegato ad altri; ma non meno desiderosa dall’altro che conserviate viva ed ìntegra l’istituzione madre, che ci rappresenta la difesa dell’interesse generale della patria. Sire, vegliate! l’interesse Vostro è sopratutto interesse nostro, interesse di tutti, interesse dell’Italia».
Non meno del socialismo, il Principato liberale contiene il concetto elevato e preponderante dello Stato, all’infuori di ogni elezione di classe.
E di fronte alla Chiesa invadente, rappresenta, oltre la ferma difesa della moralità sociale, la libertà della coscienza individuale, l’indipendenza sicura del pensiero; garantisce i diritti di tutti i culti, di tutte le opinioni, e la piena esplicazione delle facoltà individuali pel cittadino, in tutte le funzioni essenziali della vita civile; assicura la tutela degli interessi materiali come del progresso civile della nazione.
Torniamo allo Statuto - 4
Per contrapporsi al socialismo di piazza ed al clericalismo oscurantista il Principato nostro, che s’immedesima col concetto della patria nazionale ed impersona insieme il principio della libertà individuale, garantita invece che soffocata dall’azione dello Stato, ci porge una idealità atta a servire di punto di raccolta, di nucleo attorno a cui stringerci, in mezzo al rapido avvicendarsi degli uomini e dei gruppi al potere, ed al turbinio delle loro momentanee passioni e rancori.
Vogliamo noi un’Italia clericale, liberale-temperata, o radicale-socialista?
Tra non molto bisognerà scegliere fra le tre cose.

*

Gli elementi liberali temperati, col loro credo troppo individualista per la lotta quotidiana, si trovano nella condizione dei corpi di volontari di fronte agli eserciti permanenti dei partiti estremi. Questi o mediante l’ordinamento ecclesiastico, che scende fino ai parroci e si vale delle mille forme di associazione e di confraternite fra loro collegate, o mediante le Società operaie, di mutuo soccorso, di consumo, di produzione, e pur troppo con l’aiuto non infrequente degli impiegati governativi e comunali, hanno sempre pronti i quadri per la mobilitazione in guerra.
Onde spesso vediamo gli eserciti folla dei partiti temperati liberali, sgominati dalle schiere, più ristrette di numero, ma compatte e disciplinate, dei loro avversari.

Torniamo allo Statuto - 5
In queste condizioni, il dividere normalmente e stabilmente il partito liberale temperato in due frazioni che combattendo perpetuamente tra loro s’indeboliscano a vicenda e si annullino, equivale a metterlo nella impotenza, non che di combattere contro le altre due schiere riunite, di nemmeno poter avere una voce predominante negli accordi o nelle transazioni che facesse con l’una o con l’altra parte.
Noi siamo, anche da soli, i più forti e numerosi, o per meglio dire lo saremmo se sapessimo stare uniti ed organizzarci; se sapessimo considerare la realtà delle cose e non solo pascerci di teorie stereotipate tolte dai libri forestieri; se sapessimo mettere da banda le discordie e le gare personali e stringerci compatti intorno alla grande idea civile e liberale rappresentata dalla monarchia italiana di Casa Savoia; se sapessimo scuotere l’inerzia che ci paralizza, la mancanza di fede e di coraggio morale; se sapessimo essere sinceri nell’esprimere la nostra volontà e virilmente risoluti nell'attuarla.
Vorrei che la mia voce potesse chiamare a raccolta tutti gli uomini di buona volontà, liberali e conservatori a un tempo, perchè si organizzasse un grande partito che, per combattere efficacemente il socialismo ed il clericalismo, si proponga come programma immediato la delimitazione delle funzioni dei vari poteri dello Stato, e lo svolgimento degli uffici della Corona, restituendole i diritti sanciti dal patto fondamentale votato nei plebisciti che costituirono il Regno d’Italia.


Torniamo allo Statuto - 6
Non intendo affatto spingere ad alcun cesarismo o governo autocratico senza freno né sindacato, né ad alcuna forma di despotismo o di governo assoluto.
Vogliamo la monarchia liberale e rappresentativa dello Statuto, col Monarca principe effettivo ed attivo, non consegnato bendato nelle mani di un «maire du palais» che si chiami il presidente del Consiglio.
La Camera elettiva e il Senato vitalizio debbono cooperare attivamente alla legislazione, ed inoltre sindacare sempre, discutere e frenare gli atti e l’indirizzo del Governo, mediante la loro azione tanto sui ministri responsabili, quanto sulle leggi e sui bilanci da loro presentati. Ma essi non debbono esercitare, né direttamente né per mezzo di uno o più loro delegati, il potere esecutivo, che è di esclusiva competenza del Principe; il quale a sua volta, come ogni altro potere o persona, è subordinato alla legge, nella formazione della quale concorre anch’egli, col diritto di proposta e col diritto di sanzione.

*

Non ho inteso nel presente scritto far allusione o rivolgere accuse all’attuale Ministero, più che muovere rimproveri a quelli passati. Ho inteso rilevare ed analizzare una trasformazione che si è andata svolgendo nelle nostre istituzioni, e che parmi essere stata una delle principali cause della loro progressiva decadenza, trasformazione che trova la sua espressione nella formula: «Il Re regna e non governa», ed è in aperta contraddizione con quanto lo Statuto vuole e la Nazione attende, per la conservazione delle istituzioni libere in Italia.



Torniamo allo Statuto - 7
Ultima parte
Ultima parte
Ultima parte
Ultima parte
Ultima parte
Ultima parte
Ultima parte
Aumento del prezzo del pane
cattivo raccolto di grano del 1897,
aumento dei noli marittimi
mancata abolizione del dazio sul grano.
in particolare in Lombardia, Emilia, Toscana e Puglia.
Inizio 1989
agitazioni popolari in tutta Italia,
Sollevazione popolare contro le dure condizioni di vita.
Il generale Bava Beccaris prese a cannonate i manifestanti, provocando 80 morti.
Vennero processati e condannati
esponenti socialisti come Turati e Anna Kuliscioff,
repubblicani come Ramussi,
cattolici, come don Davide Albertario
Il gen. Bava Beccaris venne insignito della croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine di Savoia.
Dura repressione contro le associazioni operaie
Ondata di lotte
operaie e contadine
Le masse popolari premono sullo stato liberale
Sostenuto da un'ampia coalizione di forze politiche, dovrebbe liquidare i lasciti autoritari.
In realtà di fronte alle agitazioni popolari reagisce con una dura repressione
Antonio di Rudin
ì
Luigi Pelloux
provvedimenti legislativi che limitavano le libertà sancite dallo Statuto
decreto che consentiva alle autorità di pubblica sicurezza
di vietare le riunioni politiche,
di sciogliere associazioni,
di vietare lo sciopero degli addetti ai pubblici servizi
di limitare la libertà di stampa.
Scissione del gruppo dirigente liberale
Assassinio di UMBERTO I
Milano - maggio 1898
La "protesta dello stomaco"
La crisi di fine secolo
Liberali Progressisti
Liberali Conservatori
Di fronte alle tensioni sociali culminate nell'assasionio del re la vecchia classe liberale cerca di realizzare una svolta autoritaria che salvaguardi gli interessi delle classi agiate e dei ceti imprenditoriali.
Sidney Sonnino si era già fatto portavoce, in un suo famoso articolo del 1897, di un piano organico di questo tipo.
Una parte dello schieramento liberale, guidata da Zanardelli e da Giolitti, assunse una posizione critica verso Pelloux e si schierò accanto
all'opposizione dell'Estrema Sinistra formata da Socialisti, Radicali e Repubbicani,
che ricorse anche all'ostruzionismo parlamentare.
Le elezioni Del giugno 1900 avevano visto un forte incremento della estrema sinistra e dei liberaldemocratici.
La svolta Liberal-Democratica
Il re Umberto I aveva data l'incarico al vecchio senatore Saracco per avviare una fase di transizione nella vita politica italiana
SEmbra che l'assassinio del re possa interrompere questo tentativo
ma il nuovo re vittorio emanuele III, continua l'esperimento riformatore, e dà l'incarico di Presidente del Consiglio a Zanardelli, con Gioltti come ministro dell'interno.
il nuovo governo abolisce subito le norme restrittive.
Politica estera
Il divario tra
Nord e Sud
Problemi economici
Problemi sociali
Politica interna
Giovanni Giolitti
governa quasi ininterrottamente l'Italia dal 1901 al 1914
.
Firma della
Triplice Alleanza
L'Italia stipula con l'Austria e la Germania questa alleanza difensiva che sarà rinnovata ogni circa 5 anni fino al 1912.
Concepita da Bismarck in funzione antifrancese
Malgrado la storica rivalità con l'Austria, l'Italia vi aderì
per evitare l'isolamento internazionale,
per rispondere all'occupazione francese della Tunisia.
(20 maggio 1882)
Una colonna italiana di 548 uomini fu assalita da circa 7.000 abissini.
Gli italiani persero 430 uomini.
Sconfitta di Dogali
(26 gennaio 1887)
Questione Romana
Rerum Novarum
Riformismo
Rivoluzione Parlamentare
Sinistra Storica
Trasformismo
Triplice Alleanza
17 Marzo 1861
Proclamazione del Regno d'Italia
Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia
All’inizio di agosto 1862 Garibaldi stava cercando di creare nel Mezzogiorno un movimento armato che, imitando la spedizione dei Mille, avrebbe dovuto portare
Il governo italiano (Urbano Rattazzi), si schierò contro l’iniziativa garibaldina e l’esercito italiano si scontrò con i garibaldini, il 29 agosto 1862, a Sant’Eufemia d’Aspromonte.
Durante lo scontro il generale veniva ferito all’anca e al malleolo da due proiettili di carabina.

Giornata dell'Aspromonte
(29 agosto 1862)
alla liberazione di Roma dal dominio temporale dei papi.
Il 15 agosto 1863 fu promulgata la legge n. 1409 ("
Procedura per la repressione del brigantaggio e dei camorristi nelle Provincie infette
") - nota anche come legge Pica.
fu emanata in deroga al principio di uguaglianza di tutti i sudditi dinanzi alla legge e la garanzia del giudice naturale;
introdusse il reato di brigantaggio, i cui trasgressori sarebbero stati giudicati dai Tribunali Militari;
le pene comminabili andavano dalla fucilazione, ai lavori forzati a vita, ad anni di carcere.
Legge marziale Pica
contro il brigantaggio
Con la convenzione di settembre del 1864 il governo italiano presieduto da Minghetti e Napoleone III si accordarono, tra le altre cose, di trasferire la capitale d'Italia da Torino a Firenze, anche per dare un segnale al movimento democratico che un’eventuale insurrezione democratica per liberare Roma non avrebbe trovato alcun appoggio.
Firenze Capitale
(1865)
III Guerra d'indipendenza
giugno - agosto 1866
Regno d'Italia
Regno di Prussia
Impero Austriaco
L'Italia perde a Lissa e Custoza
La Prussia vince a Sadowa
L'Austria cede il Veneto a Napoleone che lo cede all'Italia
Non Expedit
(10 settembre 1874)
Il divieto, epresso in piu' occasioni, e' stato sanzionato con decreto della Sacra Penitenzieria del 10 settembre 1874, ribadito come obbligatorio in atti successivi benché di fatto non sempre applicato.
Formula di dissuasione o divieto attenuato («non giova, non conviene») usata dalla Chiesa cattolica romana per stabilire il divieto ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni e in genere alla vita politica dello Stato italiano.
20 settembre 1870
Breccia di Porta Pia
1 sett. 1970: Napoleone viene sconfitto a Sedan dai prussiani.
20 sett. 1870: I bersaglieri italiani entrano a Roma.
Marzo 1876
Rivoluzione Parlamentare
Marco Minghetti fu battuto alla Camera sul progetto di statalizzazione delle ferrovie.
La caduta del suo governo segnò la fine dei governi della Destra Storica,
e l'ascesa al potere di Agostino Depretis, capo della Sinistra Storica.
promulgata dal governo Menabrea il 7 luglio 1868, entrò in vigore il 1º gennaio del 1869.
Con lo scopo di raggiungere il pareggio del bilanciio.
Era ritenuta l'uncia imposta con larga base, che assicurasse un introito facile e immediato.
Tassa sul Macinato
Marzo 1876
Rivoluzione Parlamentare
Marco Minghetti fu battuto alla Camera sul progetto di statalizzazione delle ferrovie.
La caduta del suo governo segnò la fine dei governi della Destra Storica,
e l'ascesa al potere di Agostino Depretis, capo della Sinistra Storica.
Elementari da 4 a 5 anni
Gratuite
Prime 3 classi obbligatorie

Costruzione e gestione delle scuole lasciate ai comuni.
Legge Coppino
(15 luglio 1877)
(sanzioni per genitori inadempienti)
Firma della
Triplice Alleanza
L'Italia stipula con l'Austria e la Germania questa alleanza difensiva che sarà rinnovata ogni circa 5 anni fino al 1912.
Concepita da Bismarck in funzione antifrancese
Malgrado la storica rivalità con l'Austria, l'Italia vi aderì
per evitare l'isolamento internazionale,
per rispondere all'occupazione francese della Tunisia.
(20 maggio 1882)
Una colonna italiana di 548 uomini fu assalita da circa 7.000 abissini.
Gli italiani persero 430 uomini.
Sconfitta di Dogali
(26 gennaio 1887)
Nuova legge elettorale
Il diritto di voto viene esteso a tutti gli uomini di almeno 21 anni che
avevano frequentato almeno i primi due anni della scuola elementare
oppure
contribuivano per un’imposta annua non inferiore alle 19,80 lire.

Gli aventi diritto al voto crebbero
dai 621.896 del 1879 (2,2% della popolazione),
ai 2.049.461 (6,9%).
22 gennaio 1882
A seguito della crisi economica , iniziata in Europa nel 1873, il governo Depretis, condizionato dai gruppi industriali del Nord, approvò nel 1878 l'introduzione delle tariffe doganali a protezione delle industrie tessili e siderurgiche.
Tali dazi erano commisurati al peso o alla misura delle merci. E permisero un certo sviluppo della produzione dei filati di cotone e dei tessuti di lana.
Abbandono del libero scambio
1878
Nel 1882 lo Stato italiano acquistò dalla compagnia Rubattino la baia di Assab.

L'inizio della penetrazione
italiana in Eritrea
febbraio del 1885
Nel febbraio del 1885, prendendo a pretesto il massacro di una spedizione commerciale guidata dall'esploratore Gustavo Bianchi, un piccolo corpo di spedizione italiano occupò il porto di Massaua,
allontanandone senza alcuno scontro la locale guarnigione egiziana che all'epoca controllava il porto della città.
L'azione era stata possibile anche grazie al beneplacito del primo ministro britannico Gladstone.
Nei mesi successivi l’Italia occupò tutta la fascia costiera tra Massaua e Assab, conquistò Saati e annesse Massaua al Regno.

Nonostante una gotta fastidiosa e insistente, Agostino De Pretis fu presidente del Consiglio fino alla morte.
Sempre più spesso riuniva il governo nel salotto di casa sua, a via Nazionale a Roma.
Trasferito a Stradella per l'aggravarsi della malattia, vi morì il 29 luglio 1887, a più di 74 anni.
Venne sepolto nel cimitero del suo comune natale.
Fu sostituito alla guida della Sinistra e a capo del governo da Francesco Crispi.
Morte di Depretis
(29 luglio 1887)
Guerra di Libia
1911
Suffragio Universale
1912
1903
Giolitti 1° Ministro
Neutralità del governo nei conflitti sindacali.
Favorire la partecipazione delle cooperative dei lavoratori alle gare d’appalto delle opere pubbliche.
Nazionalizzazione delle ferrovie.
Nazionalizzazione delle assicurazioni sulla vita.
La conversione della rendita dei titoli di stato dal 5% al 3,5%.
Commesse pubbliche di materiale rotabile e costruzioni navali.
Concessioni a canoni ridotti dell’uso delle risorse idriche.
Stretta interrelazione tra sistema bancario e industriale.
Interventi straordinari, ma limitati, per lo sviluppo del Sud.
I grandi gruppi industriale e bancari
il movimento nazionalista
Tentativo, non riuscito, di riforma fiscale.
29 settembre del 1911 inizio dello guerra di Libia
Il quarto governo Giolitti
Il grande balzo industriale italiano
La nascita delle rganizzazioni del movimento proletario
Neutralità del governo nei conflitti sindacali.
Progressiva integrazione delle masse popolari nella vita politica.
Tentativi di mediazione tra il ceto operaio e quello industriale
Legge Daneo Credaro sull'istruzione
: passaggio dai Comuni allo Stato della scuola elementare ( nei comuni non capoluogo)
Società di
mutuo soccorso
cooperative mazziniane e socialiste
Internazionalisti ex-anarchici
Partito socialista
rivoluzionario
di Romagna
Partito operaio
italiano
Lega socialista
di Milano
Partito dei Lavoratori Italiani
Genova 1892
Partito Socialista dei Lavoratori Italiani
Partito Socialista Italiano
1893
1895
L'ideologia
I protagonisti
Filippo Turati
Claudio Treves
Andrea Costa
Camillo Prampolini
Anna Kuliscioff
Guido Albertelli
Leonida Bissolati
Costantino Lazzari
Diverse componenti politico-culturali:
il radicalismo democratico,
i prosecutori delle tradizioni anarchiche e repubblicane,
il riformismo positivistico,
e soprattutto il marxismo, sia nella sua versione riformista che in quella rivoluzionaria
Netta rottura con gli anarchici.
Aree di sviluppo
Il partito si sviluppò rapidamente, in particolare
nel Centro-Nord, in Val Padana,
più tra le masse contadine,
che nel proletariato industriale.
Milano 1882
Rimini 1881
Milano 1889
Riformisti
Massimalisti
Riformisti
Massimalisti
Corrente del socialismo italiano ed europeo.
Ritiene che i rapporti capitalistici di produzione possono essere modificati più
tramite l’attuazione di riforme organiche e graduali
che grazie ad una futura rivoluzione.
Molte rivendicazioni del proletariato possono essere conseguita all’interno dei regimi di democrazia parlamentare o borghese, con la collaborazione dei partiti della sinistra borghese e con la partecipazione di rappresentanti socialisti all’esercizio del potere.
La storia del riformismo è strettamente legata a quella del revisionismo.
Idee e programmi di tipo riformistico furono avanzate nel movimento socialista italiano da F. Turati, L. Bissolati, I. Bonomi.
Corrente del Partito socialista italiano guidata da Serrati, Ferri, Labriola ed altri.
Chiamata così perché propugnatrice del programma massimo, cioè la rivoluzione socialista, e pertanto contrapposta alla corrente riformista.
L'attività quotidiana, la lotta per le riforme e per il successo elettorale hanno un senso solo se preparano l'avvento della rivoluzione socialista.
Spesso i massimalisti accusano i riformisti di "imborghesire" gli operai e di spegnere il loro entusiasmo rivoluzionario.
Milano 1906
Confederazione Generale del Lavoro (CGdL)
1912
Unione Sindacale Italiana (USI)
Riformisti e rivoluzionari
alla guida del PSI
1894 - 1904: Direzione riformista
1904 - 1906: Direzione rivoluzionaria
1806 - 1910: Direzione riformista
1910 - 1914: Direzione rivoluzionaria
Il gruppo parlamentare e la CGdL furono sempre a guida riformista
Quando il partito era guidato dai riformisti era più facile una qualche forma di collaborazione implicita con il riformismo giolittino.
1906
Nasce la CGdL
Tentativo di coinvolgimento nella politica del governo dei riformisti socialisti e del movimento cattolico.
Cercando spesso di giocare un gruppo contro l'altro, con lo scopo di mantenere sempre la predominanza del gruppo liberale.
Cerca di sostenere lo sviluppo economico attraverso un politica di stabilità monetaria e riduzione delle rendite improduttive.
Cerca di favorire le condizioni di vita dei ceti popolari, e di conciliare i loro interessi con quelli della borghesia industriale.
Cerca d favorire l'inserimento del socialisti riformisti e dei cattolici moderati nelle istituzioni del paese.
I
II
III
XIII
IX
Nato a Palermo nel 1839 e morto a Roma nel 1908.
Laureato in legge
Esiliato dopo i moti insurrezionali antiborbonici dell'aprile 1860.
Nel 1864 fece ritorno a Palermo e ne fu eletto sindaco.
Fu nominato prefetto di Palermo e poi di Napoli.
Ministro degli Interni e deputato della Destra (1869), assunse un atteggiamento di opposizione nei confronti dei gabinetti Depretis e Crispi, succedendo a quest'ultimo nel febbr. 1891.
Antonio Starrabba
Deciso ad affrontare le gravi condizioni del bilancio, si dimise a causa dell'opposizione incontrata dalla sua proposta di nuove imposte (maggio 1892).
Tornato al governo nel marzo 1896, dopo la crisi seguita alla sconfitta di Adua, si impegnò a sanare le conseguenze della politica estera crispina, concludendo la pace con l'Etiopia e riavvicinandosi alla Francia.
Sul piano interno affrontò la crisi sociale in atto nel paese facendo largo uso di misure repressive, ma fu costretto a dimettersi in seguito alle manifestazioni popolari di Milano del maggio 1898.
Marco Minghetti
Nacque l'8 novembre 1818 a Bologna da una famiglia di proprietari terrieri.
In gioventù si avvicinò agli ideali liberali di Gioberti, Balbo e D’Azeglio. Suddito dello Stato Pontificio partecipò alle iniziative riformatrici in tale stato e salutò con favore l’elezione al soglio pontificio di Pio IX.
Fu chiamato a Roma da Pio IX per ricoprire la carica di ministro dei Lavori Pubblici nel primo governo costituzionale dello Stato Pontificio. Ma dopo il ritiro dell'esercito pontificio dal fronte della prima guerra d'indipendenza, Minghetti si dimise; e decise di partecipare come volontario al conflitto contro l’Austria.
Durane il cosiddetto “decennio di preparazione’ si avvicinò a Cavour e fu membro del comitato bolognese della Società nazionale italiana. Scrisse numerosi saggi sulle condizioni economiche delle provincie romagnole.
Dopo la proclamazione del regno fu varie volte ministro degli Interni e delle Finanze e il 24 marzo del 1863 divenne Presidente del Consiglio.
Durante il suo ministero fu firmata la convenzione con la Francia che prevedeva lo spostamento della capitale a Firenze.
Dopo una pausa come semplice deputato, cui seguirono nuovi incarichi ministeriali, Minghetti divenne di nuovo Presidente del Consiglio dal 10 luglio 1873 ed il 25 marzo 1876.
Dopo la caduta del suo governo (Rivoluzione Parlamentare) rimase in Parlamento come leader dell'opposizione conservatrice. Piu’ tardi si fece promotore di un riavvicinamento tra Destra e Sinistra.
Morì a Roma il 10 dicembre 1886.
Filippo Turati
Canzo 1857 - Parigi 1932.
Di formazione democratica e positivista, aderì al marxismo e fu tra i fondatori della Lega socialista milanese(1889), della rivista Critica sociale (1891), e del Partito socialista dei lavoratori italiani (1892).
Deputato dal 1896, fu arrestato in occasione dei moti del 1898; condannato a dodici anni di reclusione, fu liberato l'anno successivo.
A capo della corrente riformista, di fronte alla nuova fase politica avviata da G. Giolitti, sostenne la necessità di appoggiare la borghesia liberale e di adottare una strategia gradualistica, convinto della possibilità dell'instaurazione pacifica del socialismo nel quadro di un generale progresso economico.
Umberto I
Figlio di Vittorio Emanuele II e di Maria Adelaide, nacque a Torino nel 1844
Sposò la cugina Margherita di Savoia; salì al trono il 9 gennaio 1878.
Aveva una concezione più autoritaria del padre, e più di una volta cercò di far prevalere la propria volontà nella scelta del presidente del Consiglio; nello stesso tempo tentò di rendere popolare la monarchia visitando tutte le regioni italiane e partecipando direttamente all'opera di soccorso delle zone colpite da epidemie e calamità naturali.
In politica estera guardò con favore alla Triplice Alleanza (1882) e appoggiò la politica crispina di espansione coloniale.
La grave situazione economica del quinquennio 1888-93, la crisi del governo Crispi e i timori suscitati dall'avanzata del movimento socialista furono gli elementi che spinsero Umberto I a sostenere la svolta autoritaria della fine del 19° secolo.
Considerato il simbolo di tale politica per il suo atteggiamento in occasione dei moti del 1898 e in particolare per la concessione di alte onorificenze al generale Bava-Beccaris, fu assassinato a Monza dall'anarchico G. Bresci il 29 luglio 1900.
Vittorio Emanuele II
Nato a Torino 1820, morto a Roma 1878.
Ultimo re di Sardegna, primo re d'Italia.
Figlio di Carlo Alberto e di Maria Teresa degli Asburgo-Lorena di Toscana.
Salito al trono (23 marzo 1849) dopo la sconfitta di Novara e l'abdicazione di Carlo Alberto, riuscì a stipulare a Vignale un armistizio onorevole con l'Austria; mantenne lo Statuto nonostante la sua avversione per le idee liberali, acquistandosi così l'appellativo di "re galantuomo".
Vicino ai clericali, approvò senza convinzione le leggi Siccardi (1850) e, pur chiamando Cavour al governo (1852), nutrì nei suoi confronti un'aperta diffidenza, cresciuta dopo il "connubio" tra il primo ministro e Rattazzi.
Nel 1855 si oppose alla legge che prevedeva la soppressione degli ordini religiosi contemplativi e il passaggio dei loro beni allo stato, ma il suo tentativo di allontanare Cavour fallì in seguito alla vivace reazione dei liberali. Negli anni seguenti, desideroso di affermare il prestigio dinastico e di ampliare territorialmente lo stato sabaudo, sostenne comunque la politica estera di Cavour pur riservandosi spazî di manovra autonomi, come nel caso della spedizione dei Mille, appoggiata all'insaputa del suo primo ministro.
Alla morte di Cavour, cercò di accrescere il proprio ruolo agendo spesso in contrasto col parlamento e chiamando al governo uomini di sua fiducia.
Risolta la questione romana, la partecipazione del re alla vita politica diminuì; negli ultimi anni del regno V. E. II si recò a Vienna e a Berlino (1873), gettando le basi della futura Triplice Alleanza; nel 1876 sanzionò la vittoria elettorale della Sinistra, nominando A. Depretis a capo dell'esecutivo.

Vittorio Emanuele III
(Napoli 1869 - Alessandria d'Egitto 1947)
Durante il ventennio fascista, nonostante reciproche diffidenze, V. E. III non separò mai le sorti e le responsabilità della dinastia da quelle del regime.
Sul piano interno non si oppose alla graduale soppressione delle libertà garantite dallo Statuto.
Il timore che il disastroso andamento del conflitto segnasse la fine anche della dinastia, convinse V. E. III a sostituire (25 luglio 1943) con Badoglio.

Nato a Brescia nel 1826 e morto a Maderno nel 1903
Studente di giurisprudenza a Pavia, partecipò ai moti del 1848 e l'anno successivo alle "dieci giornate" di Brescia.
Deputato della Sinistra dal 1860, ministro dei Lavori pubblici (1876-77) e degli Interni (1878), fu relatore (1880) della proposta di legge sulla riforma elettorale e ministro della Giustizia (1881-83).
Nuovamente ministro della Giustizia (1887-91), preparò il codice penale che prese il suo nome e che rimase in vigore fino alla promulgazione del codice Rocco (1930).
Le sue profonde convinzioni liberali lo portarono a osteggiare la politica estera di F. Crispi e i provvedimenti adottati da questo in occasione dei moti di Sicilia e di Lunigiana (1893); ugualmente, nel 1898, criticò la repressione violenta delle manifestazioni milanesi operata dal governo di A. Rudinì, di cui pure faceva parte come ministro della Giustizia (1897-98).
Giuseppe Zanardelli
Presidente del Consiglio (1901-03), con il suo governo si inaugurò la svolta liberale che avrebbe caratterizzato il primo decennio del secolo.
Nato a La Roche in Savoia nel 1839 e morto a Bordighera nel 1924.
Militare, nell'arma di artiglieria, partecipò alle guerre del 1859 e del 1866; a Custoza (1866) ottenne la medaglia d'argento al valore e nel 1870 comandò l'artiglieria che aprì la breccia di Porta Pia.
Deputato per Livorno dal 1880, fu ministro della Guerra con A. di Rudinì (1891-92) e G. Giolitti (1892-93); senatore dal 1896, fu ancora alla Guerra con di Rudinì nel 1896-97.
Chiamato a presiedere il governo nel giugno 1898, in un momento di profonde tensioni politiche e sociali culminate a maggio nei sanguinosi fatti di Milano, Pelloux presentò nel febbraio 1899 un disegno di legge fortemente restrittivo di alcune libertà fondamentali (stampa, associazione, riunione), scontrandosi con la ferma opposizione dei gruppi radicali e socialisti, nonché di alcuni liberali contrari a una svolta autoritaria.
Lo scontro tra governo e opposizione (ostruzionismo parlamentare) si concluse infine con lo scioglimento della Camera; le successive elezioni (giugno 1900) fecero però registrare un rafforzamento delle sinistre, costringendo il governo alle dimissioni.
Ritiratosi dalla politica, P. ebbe il comando del corpo d'armata di Torino (1900-02).

Luigi Pelloux
marchese di Rudinì
Sciolta la Camera e costituita una consistente maggioranza con le elezioni del 1892, a segnare la fine del I gabinetto Giolitti (nov. 1893) intervennero la battaglia parlamentare di Crispi e lo scandalo della Banca Romana.
Con l'inizio del secolo Giolitti prese a occupare un posto di grandissimo rilievo nel quadro politico, tanto che sovente gli storici del secondo dopoguerra hanno parlato del periodo 1901-14 come dell'"età giolittiana": fu infatti ministro degli Interni del gabinetto Zanardelli (1901-03), durante il quale fu in effetti l'ispiratore della politica governativa, poi presidente del Consiglio per tre lunghi ministeri fino al 1914, interrotti dai gabinetti Tittoni, Fortis e Sonnino (1905-06), e dai gabinetti Sonnino e Luzzatti (1909-11).
La politica giolittiana fu orientata verso un "ordinato progresso civile", che comportava un prudente allargamento delle basi del potere onde permettere una qual certa forma di partecipazione al movimento dei lavoratori; in questa prospettiva egli accentuò il carattere liberale della linea governativa, cercando di porre lo stato in una posizione neutrale o intermedia nei conflitti di lavoro (negli anni giolittiani ebbe un certo sviluppo anche la legislazione del lavoro).
In ambito economico, Giolitti tese a sostenere, con un cauto protezionismo, lo sviluppo dell'industria. I punti dove maggiormente si diressero le polemiche degli oppositori di sinistra furono la politica meridionale (il protezionismo sul grano sosteneva di fatto il latifondo) e la spregiudicata prassi elettoralistica (in un celebre pamphlet del 1909, G. Salvemini lo bollò come "il ministro della mala vita"), mentre da altri settori (G. Fortunato, L. Einaudi) gli veniva rimproverato l'abbandono del liberismo sul terreno della politica economica (lavori pubblici, protezionismo, legislazione del lavoro, ecc.), e da settori industriali l'acquiescenza nei confronti delle rivendicazioni sindacali. A suo favore Giolitti ebbe la Corona, il socialismo riformista, alcuni settori intellettuali e larghi strati della borghesia.
Poté così costruire e mantenere un articolato sistema di potere i cui primi segni di squilibrio si manifestarono verso la fine del primo decennio, allorché si profilò una crisi generale della società e dello stato liberali, attraverso una serie di spostamenti politici significativamente centrifughi: il movimento operaio, posta in minoranza la componente riformista, iniziò a pretendere un più sostanziale coinvolgimento nel potere, i cattolici rivendicavano una presenza non più marginale nello stato, mentre alcuni settori politici e intellettuali ipotizzavano un'organizzazione sociale di tipo corporativo e si diffondeva il movimento nazionalista.
Giolitti si rivolse allora al mondo cattolico e strinse nel 1913 un accordo elettorale (patto Gentiloni) che gli avrebbe consentito maggiori spazî di manovra politica; ma anche la Camera uscita dalle elezioni del 1913 (era stata varata una riforma che introduceva un suffragio quasi universale) gli rese difficile l'azione di governo e nel marzo 1914 Giolitti preferì dimettersi.
Neutralista, restò ai margini della vita politica per il periodo bellico, ma venne chiamato nel giugno 1920 a costituire il suo quinto ministero, in una situazione in cui il durissimo conflitto politico e sociale segnava la dissoluzione dello stato liberale, rendendo pressoché inesistenti i margini della tradizionale mediazione giolittiana.
Sciolta la Camera il responso delle urne gli fu nuovamente avverso e nel giugno 1921 rassegnò le dimissioni ponendo termine alla carriera di statista. Come deputato liberale, dal 1924 fu all'opposizione del governo Mussolini.
Leggi a
tutela del lavoro
delle donne e dei fanciulli.
Nuovi limiti di orario (12 ore) e di età (12 anni).
Leggi sugli infortuni, sull'invalidità e sulla vecchiaia.
Però i lavoratori meno qualificati e in particolare quelli meridionali rimasero di fatto emarginati dai miglioramenti.
Continua l'enorme
emigrazione
(soprattutto verso le americhe), dal 1901 al 1910 emigrano circa 6 milioni di italiani.
Suffragio universale maschile
: tutti i cittadini maschi cha hanno compiuto 30 anni o che, pur minori di 30 anni, abbiano un reddito di almeno 19,20 lire, o la licenza elementare, oppure abbiano prestato il servizio militare.
Il corpo elettorale passa dal 7% al 23% della popolazione.
Malgrado alcuni interventi straordinari nel mezzogiorno
La politica giolittiana favorisce gli industriali e le aristocrazie operaie del Nord, i latifondisti del Sud.
Penalizza severamente le aziende agricole specializzate e i contadini meridionali.
1910
Associazione
Nazionalista Italiana
1904
1° sciopero
generale
Destra Storica
Raggruppamento politico parlamentare dei primi venti anni del nuovo stato italiano.
Trae origine dal connubio Cavour Rattazzi del parlamento piemontese, ad esso si aggregano personalità del liberalismo e della democrazia di varie parti d’Italia che si riconoscono nel programma politico di Cavour. Ai piemontesi Sella, Lanza, Rattazzi si affiancano i lombardi Casati, Visconti Venosta, Jacini, gli emiliani Minghetti e Farini, i toscani Ricasoli, Peruzzi, i meridionali Bonghi, Spaventa, Scialoja.
Uomini di formazione culturale eterogenea, (dal liberalismo individualista inglese al neo-heghelismo, dal laicismo più rigido al riformismo religioso), e che formano un gruppo molto omogeneo sul piano della provenienza sociale (alta borghesia terriera, aristocrazia imprenditrice imborghesita, alta finanza, industriali, diplomatici, liberi professionisti e intellettuali) e in ordine alla visione del modello di Stato da costruire e del tipo di società civile da promuovere.
Stato costituzionale e liberale guidato da un’élite moralmente irreprensibile, votata alla difesa dell’unità, dell’indipendenza, dell’ordine e delle libertà conquistate col Risorgimento, proteso altresì alla rapida modernizzazione delle strutture economiche e civili del Paese, senza cedimenti a spinte settoriali o localistiche interne e senza chiusure di tipo protezionistico nei rapporti commerciali con l’estero.

Cavour
Minghetti
Casati
Sella
Jacini
Rattazzi
Sostituzione operata nel 1906 dal terzo Governo Giolitti dei titoli di stato a tassi fissi in scadenza con altri a tassi inferiori.
Rappresentò una forte riduzione del debito statale e un segnale di stabilità finanziaria dello stato italiano.
Non Expedit
Il divieto, epresso in piu' occasioni, e' stato sanzionato con decreto della Sacra Penitenzieria del 10 settembre 1874, ribadito come obbligatorio in atti successivi benché di fatto non sempre applicato.
Formula di dissuasione o divieto attenuato («non giova, non conviene») usata dalla Chiesa cattolica romana per stabilire il divieto ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni e in genere alla vita politica dello Stato italiano.
Antimilitarista, avversò la guerra di Libia (1911) e l'intervento italiano nel conflitto mondiale; nel dopoguerra il suo ruolo all'interno del PSI, ormai guidato dalla componente massimalista, andò progressivamente scemando.
Espulso dal partito, nel 1922 diede vita, con G. Matteotti, al PSU.
Nel 1926, dopo una fortunosa fuga, si stabilì a Parigi, dove contribuì alla costituzione della Concentrazione antifascista e, successivamente, alla fusione socialista.
re d'Italia
Salito improvvisamente al trono (1900) in seguito all'assassinio del padre, non si oppose alla svolta liberale impressa dai governi di G. Zanardelli e G. Giolitti; in politica estera appoggiò, pur rimanendo nel solco della Triplice Alleanza, il riavvicinamento diplomatico con Inghilterra e Francia.
Figlio di Umberto I e di Margherita di Savoia, sposa nel 1896 Elena di Montenegro.
Favorevole all'impresa di Libia, sostenne l'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale.
Nella difficile situazione del dopoguerra, non si oppose all'avanzata del fascismo e in occasione della Marcia su Roma (28 ott. 1922), rifiutò di proclamare lo stato d'assedio e affidò l'incarico di formare il governo a B. Mussolini.
In politica estera, non prospettò alternative all'iniziativa di Mussolini, accettando l'occupazione dell'Etiopia (1936) e dell'Albania (1939); e anche l'intervento italiano nella seconda guerra mondiale a fianco della Germania (1940).
Di fronte alle pressioni delle forze antifasciste, V. E. III abdico' a favore del figlio il 9 maggio 1946, a ridosso del referendum del 2 giugno, con il chiaro intento di favorire il successo monarchico.
Massimalismo
Corrente del Partito socialista italiano guidata da Serrati, Ferri, Labriola ed altri.
Chiamata così perché propugnatrice del programma massimo, cioè la rivoluzione socialista, e pertanto contrapposta alla corrente riformista.
L'attività quotidiana, la lotta per le riforme e per il successo elettorale hanno un senso solo se preparano l'avvento della rivoluzione socialista.
Spesso i massimalisti accusano i riformisti di "imborghesire" gli operai e di spegnere il loro entusiasmo rivoluzionario.
Riformismo
Corrente del socialismo italiano ed europeo.
Ritiene che i rapporti capitalistici di produzione possono essere modificati più
tramite l’attuazione di riforme organiche e graduali
che grazie ad una futura rivoluzione.
Molte rivendicazioni del proletariato possono essere conseguita all’interno dei regimi di democrazia parlamentare o borghese, con la collaborazione dei partiti della sinistra borghese e con la partecipazione di rappresentanti socialisti all’esercizio del potere.
La storia del riformismo è strettamente legata a quella del revisionismo.
Idee e programmi di tipo riformistico furono avanzate nel movimento socialista italiano da F. Turati, L. Bissolati, I. Bonomi.
TRASFORMISMO
Termine con cui la pubblicistica italiana definì la prassi politica, inaugurata da A. Depretis, consistente nel formare di volta in volta maggioranze parlamentari intorno a singole personalità e su programmi contingenti, superando le tradizionali distinzioni tra destra e sinistra.
Di tipo trasformistico fu considerata anche la concessione di favori alle consorterie locali in cambio del sostegno parlamentare praticata da F. Crispi e G. Giolitti.
Denominazione con cui si indica il conflitto sorto prima tra la Santa Sede e il movimento nazionale italiano, poi tra la Santa Sede e lo Stato unitario, per la sovranità su Roma.
Fallito il tentativo mazziniano della Repubblica Romana (1848), la questione romana si ripropose dopo le annessioni del 1859-60, che avevano dato vita al Regno d’Italia.
La rigida opposizione di Pio IX, appoggiato dal governo francese, fece naufragare le proposte di Cavour per giungere a una composizione pacifica della controversia, né migliore fortuna ebbero quelle dei suoi successori, costretti ad assicurare alla Francia, con la Convenzione di settembre (1864), la rinuncia a ogni pretesa su Roma, confermata con il trasferimento della capitale da Torino a Firenze.
Solo la ripresa dell’iniziativa popolare guidata da G. Garibaldi e la sconfitta francese a Sedan (1870) permisero di superare la situazione di stallo.
Il 20 settembre 1870 le truppe italiane entravano a Roma dove si trasferivano, l’anno successivo, la corte e il governo. La legge delle guarentigie (1871), promulgata dall’Italia per definire i rapporti tra Stato e Chiesa, non venne accettata dal pontefice che impose ai cattolici italiani il non expedit.
Questione romana
In economia, aiuto dato dallo Stato ad alcuni rami della produzione per mezzo sia di dazi che ostacolano o impediscono la concorrenza di prodotti stranieri sul mercato nazionale, sia di altri strumenti;
in senso più largo, contrapposto all’accezione più ampia di liberismo, ogni forma di intervento dello Stato nell’economia nazionale.

La pratica protezionistica commerciale ha come obiettivo
l’aumento dell’esportazione e la diminuita dipendenza dalla produzione estera;
la protezione dei settori industriali nascenti per impedirne il soffocamento da parte di economie estere più progredite;
l’indipendenza economica in alcuni settori produttivi fondamentali che si pensa possano progredire se tutelati e stimolati dallo stato.

Liberismo
In senso ampio, sistema economico imperniato sulla libertà del mercato, in cui lo stato si limita a garantire con norme giuridiche la libertà economica e a provvedere soltanto ai bisogni della collettività che non possono essere soddisfatti per iniziativa dei singoli (è detto anche liberalismo o individualismo economico).
In senso specifico, libertà del commercio internazionale, detta anche libero scambio, come dottrina e prassi economica opposta al protezionismo.

QUESTIONE MERIDIONALE
Grande problema dell'Italia unita, dovuto alle condizioni di arretratezza economica e sociale delle province annesse al Piemonte nel 1860-1861, già facenti parte del Regno delle Due Sicilie e dello Stato pontificio.
Fin dall'Unità i governi sabaudi trapiantarono in tali province un sistema statale centralizzato e burocratico sul modello piemontese, che si poggiava sulle classi agiate del latifondo di origine feudale, del clero e della borghesia cittadina non produttiva.
Questo, insieme con altri gravami (abolizione degli usi e delle terre comuni, esose imposte in denaro, coscrizione obbligatoria a ferma quinquennale, regime di occupazione militare con i carabinieri e i bersaglieri), creò nel sud una situazione critica.
Ne derivarono fenomeni di rigetto (vedi brigantaggio, mafia, camorra), poi anche di fuga (vedi emigrazione italiana), utilizzati dal governo centrale per rafforzare il controllo sul territorio e per mascherare in parte la miseria delle popolazioni meridionali, godendo al contempo sul piano economico nazionale dei vantaggi delle rimesse degli emigranti.
Molti intellettuali e politici di parte democratica, non solo meridionali, si impegnarono per denunciare il problema, analizzarne le cause e proporre soluzioni, il più delle volte in aperto contrasto con le classi dirigenti, non solo del sud. Tra i primi P. Villari, L. Franchetti e S. Sonnino negli anni settanta dell'Ottocento, nonché G. Fortunato nel primo decennio del Novecento, pur tra le polemiche, coltivavano la speranza che il governo si convincesse a effettuare investimenti infrastrutturali intesi a sollevare le regioni del sud.
Lo storico socialista G. Salvemini denunciò invece la funzionalità dell'arretratezza del Mezzogiorno al tipo di decollo economico avviato nel nord soprattutto da Giolitti.
Egli polemizzò anche con il Psi e con la Cgl accusandoli di favorire la classe operaia settentrionale, in accordo con gli industriali, a danno dei lavoratori della terra meridionali.
Nonostante una gotta fastidiosa, Depretis fu presidente del Consiglio fino alla morte.
Spesso riuniva il governo nel salotto di casa sua, a Roma.
Trasferito a Stradella per l'aggravarsi della malattia, vi morì il 29 luglio 1887.
Morte di Depretis
29 luglio 1887
luglio 1888
Riforma del governo locale
L’elettorato locale viene quasi raddopiato poiché prevedeva un requisito di censo molto più basso rispetto alle elezioni politiche.
I sindaci vengono ora eletti dai cittadini dei comuni con più di 10.000 abitanti.
L’allargamento del suffragio pero' procedette con un rafforzamento dei poteri tutelari dello Stato e a capo delle giunte provinciali amministrative, l’organo di sorveglianza del governo, fu posto il prefetto.
Entra in vigore il nuovo codice penale che abolisce la pena di morte e sancisce formalmente il diritto di sciopero.
Il grosso del lavoro era stato fatto prima che Crispi arrivasse alla presidenza del Consiglio, e poiché era stato Zanardelli a compierlo, la riforma portò il suo nome.
1889
codice penale
Zanardelli
L'enciclica Rerum Novarum ("delle cose nuove") è stata promulgata da papa Leone XIII.
Per la prima volta la Chiesa cattolica prende posizione in ordine alle questioni sociali e fonda la moderna dottrina sociale della Chiesa.
La Rerum Novarum, pur ribadendo l’avversione alla lotta di classe a al socialismo e il carattere naturale della proprietà privata, incoraggia, in nome del solidarismo cristiano, l’accordo reciproco tra lavoratori e datori di lavoro, condanna come ingiusta una eccessiva sperequazione della ricchezza, ammette l’intervento dello Stato a tutela dei lavoratori (riposo festivo, limitazioni dell’orario di lavoro ecc.) e riconosce la liceità delle organizzazioni operaie.

Rerum Novarum
15 maggio 1891
1 marzo 1896
Sconfitta di Adua
Oltre 5.000 soldati italiani vengono trucidati, nel tentativo di penetrare nell'altipiano etiopico.
Grande impressione nel paese, Crispi e' costretto a dimettersi.
1 marzo 1896
Sconfitta di Adua
Oltre 5.000 soldati italiani vengono trucidati, nel tentativo di penetrare nell'altipiano etiopico.
Grande impressione nel paese, Crispi e' costretto a dimettersi.
1 marzo 1896
Sconfitta di Adua
Oltre 5.000 soldati italiani vengono trucidati, nel tentativo di penetrare nell'altipiano etiopico.
Grande impressione nel paese, Crispi e' costretto a dimettersi.
Partito dei Lavoratori Italiani
14-15 agosto 1892
Nasce a Genova il Partito dei Lavoratori Italiani
Dalla separazione dal movimento anarchico.
Dalla fusione del Partito Operaio Italiano, della Lega Socialista Milanese e del Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna.
Nel 1895 assume il nome di Partito Socialista Italiano
Partito dei Lavoratori Italiani
14-15 agosto 1892
Nasce a Genova il Partito dei Lavoratori Italiani
Dalla separazione dal movimento anarchico.
Dalla fusione del Partito Operaio Italiano, della Lega Socialista Milanese e del Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna.
Nel 1895 assume il nome di Partito Socialista Italiano
A quel punto scattano a catene le clausole delle alleanze: la Germania dichiara guerra a Francia e Russia, e poco dopo anche l’Inghilterra entra in guerra.
28 luglio 1914
Inizio della I Guerra Mondiale
Il 28 giugno 1914 l'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo, erede al trono d'Austria-Ungheria e la moglie, furono uccisi a Sarajevo dal nazionalista serbo Gavrilo Princip.
Questo avvenimento fece esplodere l’esplosiva situazione dei Balcani, riaccese le rivalità tra le potenze europee e condusse in un mese allo scoppio della I guerra mondiale.
Dopo aver inviato un inaccettabile ultimatum alla Serbia, l'Austria-Ungheria, spalleggiata dalla Germania, dichiarò guerra alla Serbia il 28 luglio 1914.
Allo scoppio della guerra l’Italia aveva proclamato la propria neutralità, ma pian piano si avvicinò sempre più alle potenze della Triplice Intesa: Gran Bretagna, Francia e Russia.
Con esse il governo italiano firmò il 26 aprile 1915 il patto segreto di Londra con cui si impegnava a intervenire al loro fianco in cambio di notevoli concessioni territoriali in caso di vittoria: l’Alto Adige, il Trentino, l’Istria, la Dalmazia, ed altri territori.
Il 24 maggio 1915, l’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria.
L'Italia entra in Guerra
24 maggio 1915
21 marzo 1914
Primo governo Salandra
Al momento di consegnare le sue dimisisoni al Re, Giolitti aveva designato come suo successore il conservatore Antonio Salandra, calcolando che dal fallimento della politica di questi egli sarebbe potuto tornare al governo da sinistra con un programma di più avanzate riforme.
Ma il suo piano si rivelò sbagliato: ormai non era più possibile alcuna mediazione tra capitale e lavoro e dopo pochi mesi sarebbe scoppiata una guerra che avrebbe rotto tutti gli schemi precedenti.
29 luglio 1900
Dopo la cerimonia di chiusura di un concorso ginnico a Monza, l'anarchico Gaetano Bresci, un emigrato negli
Stati Uniti, tornato con il proposito di vendicare i morti di Milano del 1898, spara alcuni colpi di pistola, verso il re, colpendolo a una spalla, al polmone e al cuore.
Umberto I muore dopo pochi minuti.
Bresci, sottratto al linciaggio della gente, verra' condannato all'ergastolo.

L'omicidio suscitò in Italia un'ondata di deplorazione e di paura, tanto da indurre gli stessi ambienti anarchici e socialisti a prenderne le distanze.
Assassinio di Umberto I
29 luglio 1900
Dopo la cerimonia di chiusura di un concorso ginnico a Monza, l'anarchico Gaetano Bresci, un emigrato negli
Stati Uniti, tornato con il proposito di vendicare i morti di Milano del 1898, spara alcuni colpi di pistola, verso il re, colpendolo a una spalla, al polmone e al cuore.
Umberto I muore dopo pochi minuti.
Bresci, sottratto al linciaggio della gente, verra' condannato all'ergastolo.

L'omicidio suscitò in Italia un'ondata di deplorazione e di paura, tanto da indurre gli stessi ambienti anarchici e socialisti a prenderne le distanze.
Assassinio di Umberto I
Sollevazione popolare contro le dure condizioni di vita.
Il generale Bava Beccaris prese a cannonate i manifestanti, provocando 80 morti.
6-9 maggio 1898
I moti di Milano
Sidney Sonnino
, con un articolo pubblicato sulla rivista “Nuova Antologia”, denuncia la minaccia rappresentata da socialisti e cattolici nei confronti della Monarchia, e manifesta l’esigenza di tornare alla lettera dello Statuto, che assegnava al re il pieno controllo del potere esecutivo e del potere legislativo, attenuando il peso del Parlamento.
1° gennaio 1897
Torniamo allo Statuto
15 febbraio 1901
Governo Zanardelli - Giolitti
Vittorio Emanuele III chiama alla guida del governo Giuseppe Zanardelli, un esponente della sinistra liberale. Al suo fianco, come ministro dell’interno, troviamo Giovanni Giolitti.
Questo governo segna una fase di passaggio significativa nella storia politica italiana; viene abbandonata la politica repressiva e di chiusura nei confronti dei movimenti popolari tipica dei governi precedenti.
15 febbraio 1901
Governo Zanardelli - Giolitti
Vittorio Emanuele III chiama alla guida del governo Giuseppe Zanardelli, un esponente della sinistra liberale. Al suo fianco, come ministro dell’interno, troviamo Giovanni Giolitti.
Questo governo segna una fase di passaggio significativa nella storia politica italiana; viene abbandonata la politica repressiva e di chiusura nei confronti dei movimenti popolari tipica dei governi precedenti.
15 febbraio 1901
Governo Zanardelli - Giolitti
Vittorio Emanuele III chiama alla guida del governo Giuseppe Zanardelli, un esponente della sinistra liberale. Al suo fianco, come ministro dell’interno, troviamo Giovanni Giolitti.
Questo governo segna una fase di passaggio significativa nella storia politica italiana; viene abbandonata la politica repressiva e di chiusura nei confronti dei movimenti popolari tipica dei governi precedenti.
Un quindicennio
Nuovi settori industriali
Nuove materie prime
Nuove fonti di energie
Nuove invenzioni e tecnologie
Nuovi modi di produzione
Nuovi rapporti tra finanza e industria
Nuovi gruppi industriali
d'intenso sviluppo economico
Nuove materie prime
Nuove fonti di energie
Nuove invenzioni e tecnologie
Nuovi modi di produzione
Nuovi settori industriali
Nuovi gruppi industriali
Nuovi rapporti
tra finanza e industria
Cresce il divario
economico tra Nord e Sud
Forte aumento dell'emigrazione
Petrolio

Materie plastiche derivate dal petrolio
Motori a combustione interna
2 tempi
4 tempi
Diesel
Energia elettrica
termoelettrica
idroelettrica (particolarmnte sviluppata in Italia)
telegrafo senza fili, telefono
Giradischi, cinematografo
Figoriferi, inscatolamento cibi
Aereoplani
Automobili
Ecc.
Fordismo o Taylorismo
Catena di montaggio
chimico
chimico-farmaceutico
elettrico
metalmeccanico
Banche miste
Fusione tra gruppi finanziari e industriali
Societa' per azioni
Oligopoli, trust, cartelli
Torino 1899
Milano 1906
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